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Colombia. Minori: “Le opportunità di riscatto sociale per i bambini colombiani”

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Il rapporto redatto dalla World Bank nel 2010 evidenzia che in Colombia esistono ancora elevate disparità tra i cittadini. Le categorie che risentono maggiormente della carenza dei servizi sono in primis donne, indigeni e poveri.

Durante gli ultimi dieci anni sia i bambini che gli adolescenti hanno avuto maggiori opportunità di migliorare il loro tenore di vita, ma permangono elevate disparità da regione e regione, tra aree urbane e rurali. Le regioni che offrono le migliori opportunità sono Bogotà e Valle, mentre le minori si registrano nella regione di Atlantico e quella di Pacifico. Le regioni orientali (Boyocà, Cundinamarca, Meta e Santanderes) sono quelle che hanno guadagnato più terreno in termini di offerta di servizi alla popolazione. Da ricordare che in alcune regioni manca proprio il registro civile, fatto che rende difficile raggiungere una parte della popolazione che per lo stato non esiste da fonti ufficiali. Un dato significativo riguarda la malnutrizione infantile: nelle regioni di Atlantico e Pacifico il 40% dei bambini hanno problemi di denutrizione; raggiungono il 20% nelle regioni di Antioquia, Valle e la regione Central. Per quanto riguarda il sistema scolastico si è notato un miglioramento nella scuola basica ma il permanere di differenze quando si parla di scuola secondaria e università. Anche l’accesso all’acqua e l’energia ha raggiunto la maggior parte della popolazione, ma sono possibili ancora ampi margini di sviluppo anche per la creazione di centri sanitari, lo sviluppo di internet e la diffusione di maggiore sicurezza.

Dallo studio emerge che la causa principale che determina ampie disuguaglianze è la mancanza d’istruzione dei genitori. Vi sono, poi, altri elementi che accentuano il gap come la presenza di più fratelli, anziani e disabili in famiglia.

(fonte: “Oportunidades para los ninos colombianos: cuànto avanzamos en esta dècada” – World Bank 11/2010)

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Cile. World Bank: “Uno sguardo d’insieme”

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Iniziamo un’altra esplorazione in America Latina. Il secondo paese in scaletta è il Cile.
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Negli ultimi 20 anni il Cile ha introdotto importanti riforme. Nel 2011 il Governo ha proposto sette riforme strutturali nel campo della Sanità (registra il terzo più alto tasso di mortalità infantile in OECD) e Sistema Educativo (vedi prossimo post sulla scuola), riduzione della Povertà (il 20% della popolazione è povera) e Criminalità e una riforma generale dello stato e del sistema politico.

Il Cile è uno dei paesi dell’America Latina dalla crescita più veloce, con un sistema finanziario ben diversificato ben più moderno di altri paesi limitrofi. Il terremoto devastante del 2010 ha portato ad una contrazione dell’economia ma il ciclo si è di nuovo invertito.

Una delle sfide più importanti per il Cile è una più equa redistribuzione dei redditi. Le classi medio basse sono molto vulnerabili. Secondo le classifiche OCSE il Cile è tra i paesi con i più elevati indici di diseguaglianza. Il 5% più ricco della popolazione guadagna 257 volte di più del 5% più debole (Sole 19/11/2013)

Brasile. World Bank: “Gli asili nido e le scuole materne”

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L’offerta formativa degli asili nido e scuole materne in Brasile è bassa: c’è necessità di avere migliori strumenti didattici, di un maggiore monitoraggio del sistema e di far circolare le esperienze. Fare valutazioni precise è difficile in quanto sono basate sull’osservazione visto che i bambini in tenera età non sono in grado di rispondere a test. Neppure i genitori hanno una reale percezione dell’efficienza delle strutture che di solito è inadeguata.

Dal 2001 al 2009 gli asili nido e le scuole materne sono comunque migliorati anche se con differenze geografiche. Le regioni al nord hanno registrato un aumento delle iscrizioni senza un adeguato numero di insegnanti a disposizione (media 26 alunni negli asili nido contro i 10 delle direttive). Manca materiale didattico e strumenti di sostegno come computer, video etc. La situazione è peggiore nelle aree rurali che scontano la difficoltà di raggiungere i centri per bambini. In questo senso sarebbe necessario creare un numero maggiore di centri più piccoli per accorciare le distanze.

Buona invece l’interazione tra bambini ed insegnanti. Si nota una minore preparazione degli insegnanti delle scuole materne ed asili nido rispetto a quelli della scuola primaria, ma è un gap che sta via via colmandosi anche se il livello d’istruzione rimane inferiore rispetto a quello di paesi più evoluti. Le migliori strutture rimangono quelle private ma sono accessibili solo ai ricchi. Lo stato ha cercato di trasferire fondi dalle regioni ricche alle povere ma le disparità permangono. Si è notato, inoltre, che i bambini ricchi delle zone rurali hanno la stessa opportunità di frequentare una scuola come i bambini più poveri che vivono in città.

In Brasile non si nota una discriminazione di genere nella frequentazione della scuola: sotto questo aspetto maschi e femmine sono trattati alla stessa maniera. Le differenze emergono nell’entrata nel mondo del lavoro quando il 50% delle donne con figli dai 0 ai 3 anni restano a casa, soprattutto nelle zone rurali. Anche le mamme casalinghe si stanno abituando all’idea di mandare i bambini piccoli all’asilo, ma non la considerano ancora una priorità.

(fonte: “Early child education” – World Bank 2012)

Brasile. OECD: “Scuola, maggiore attenzione alle famiglie povere e agli indigeni”

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Anche la scuola ha risentito della crescita economica. Tra il 2000 e il 2009 sono stati fatti molti investimenti sebbene ancora inferiori alla media OECD. Ancora nel 2009 un brasiliano su cinque, dai 15 ai 29 anni, non aveva un’istruzione né un impiego.

Le autorità hanno concentrato gli sforzi sulla scuola primaria. Nel 2010 il 92% dei bambini di sei anni frequentavano la scuola (erano l’83% del 2003). In certe aree la presenza femminile a scuola è paritaria anche se poi le donne adulte seguono modelli ancora legati all’accudimento di figli ed anziani, invece di entrare nel mondo del lavoro.

Da alcuni studi nell’area di Santa Caterina, una delle zone ricche del Brasile, si è osservato che uno dei limiti della scuola era la dispersione di fondi perché non c’era una piano organico statale per l’educazione scolastica. Inoltre la formazione degli insegnanti lasciava piuttosto a desiderare e il tasso di assenteismo era molto elevato. Mancavano per di più delle linee guida per la valutazione e i programmi scolastici.

Il programma Bolsa Familia ha dato un notevole contributo spezzando un destino segnato, che i figli di analfabeti fossero analfabeti.

Oggi anche gli insegnati sono più preparati  e le scuole si sono attrezzate di materiale didattico. Questo grazie alla creazione di FUNDEF (Fondo de Desenvolvimento do Ensino Fundamental) che garantisce una spesa per studente equa in tutte le regioni.

Il programma porta avanti anche piani di scolarizzazione per gruppi indigeni e adulti analfabeti.

Risulta interessante l’attenzione verso le famiglie povere con dei piani di finanziamento per invitarle a mandare i figli a scuola e il bancomat alle madri per rafforzare il loro ruolo genitoriale.

Se gli incentivi possono funzionare per la scuola primaria e secondaria, più difficile è l’accesso alle università dove i ragazzi poveri arrivano in numero limitato.

Possiamo concludere che la spesa statale per l’educazione sta progressivamente aumentando, ma che la qualità dei risultati è ancora bassa, in particolare per le materie scientifiche e la matematica. Come nota positiva gli studenti risultano adesso più in linea con il percorso di studio, fatto  non scontato alcuni anni fa quando un ragazzo ripeteva una classe più volte.

Il programma di riforma della scuola continua e si sta orientando anche al rafforzamento degli istituti tecnici per avere personale qualificato da inserire nel sistema produttivo.

(fonte: “Achieving world class education in Brasil”  – World Bank 11/2011)

Brasile. World Bank: “Uno sguardo d’insieme”

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Il Brasile è uno dei paesi con maggior numero di bambini in difficoltà familiare e sociale. Nel pieno rispetto della Convenzione dell’Aja l’Italia è il paese che riceve più minori brasiliani, età media 7,4 anni. Cerchiamo di capire qualcosa di più di questo paese per avvicinarci in punta di piedi ai nostri figli.

Il Brasile è l’area più vasta dell’America Latina e con la popolazione più numerosa. Negli ultimi anni ha beneficiato di una crescita economica stabile che però ha messo in evidenza i limiti delle sue infrastrutture e servizi. Il divario tra nord più povero e sud più ricco rimane soprattutto se si guarda ad indicatori come la salute, la mortalità infantile e la nutrizione.

Dal 2003 la povertà è diminuita (21% nel 2003 all’11% del 2009) e anche la povertà estrema (dal 10 al 2,2%).

La classe media è cresciuta del 50% in America Latina e il Brasile è il paese che ha contribuito con il 40% della crescita regionale. Oggi la classe media brasiliana rappresenta più del 30% della popolazione. Si noti, tuttavia, che lo studio “Economic Mobility and the Rise of the Latin American Middle Class” definisce classe media la popolazione che guadagna tra $10 e 50 al giorno. Il che significa che, considerato il basso tasso di risparmio e l’elevata propensione al consumo, al minimo rallentamento dell’economia per una buona parte della popolazione c’è il rischio di ricadere nella povertà.

Nonostante un indubbio miglioramento, le disuguaglianze sono elevate e ci sono ancora forti disparità all’accesso della scuola basica e secondaria. Ricordiamo che l’America Latina è una dei continenti con la redistribuzione più iniqua, rivale solo a certe zone dell’Africa Sub-Sahariana.

Per disuguaglianza s’intende la possibilità di accedere ai servizi di base (scuola, salute…). Le disparità hanno raggiunto l’apice negli anni ’90. Negli ultimi 15 anni l’indice GINI che misura l’inequality si è abbassato confermando che la crescita economica ha contribuito in qualche modo a livellare l’indice verso il basso. La crescita della scolarità e il progresso tecnologico sono tra i motori della diminuzione della povertà. Sono stati fatti passi avanti anche della diminuzione della deforestazione.

(fonte: “Lesson from the recent decline in income inequality in Brasil” – World Bank 01/2012)

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Da inizio giugno 2013 continua la protesta nel paese. E’ bastato l’aumento del prezzo del biglietto degli autobus per innescare la rivolta dei poveri e del ceto medio che chiedono più servizi (sanità e scuola) per tutti. La presidenta Dilma Roussef si è impegnata a realizzare riforme politiche ma oggi solo il 30% dei brasiliani approva la sua gestione. Per la prima volta dopo decenni gli abitanti delle favelas hanno protestato in maniere indipendente.Preoccupa il tasso di criminalità (Internazionale 05/07/2013). 

Sulle recenti proteste degli insegnati vedi: http://www.lastampa.it/2013/10/08/blogs/voci-globali/brasile-si-fanno-violente-le-proteste-a-sostegno-degli-insegnanti-9xIQeGe6ESYbucOGrV90HO/pagina.html