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Giornata contro la violenza sulle donne 2014: “Progetti in difesa delle donne a Verona, Roma e Bologna”

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Quest’anno ricorre il decennale dell’apertura del Centro Antiviolenza comunale P.e.t.r.a.
Nato per dare aiuto alle donne vittime di violenze e di maltrattamenti all’interno di relazioni affettive, ha poi allargato il suo raggio d’azione con l’apertura della casa rifugio e con percorsi di affiancamento per il recupero dell’autonomia personale.

La costituzione di una rete territoriale provinciale ha poi garantito la qualità e l’efficacia di progetti quali Verona libera  e Clara, che hanno evidenziato l’importanza di un diretto coinvolgimento degli uomini nella riflessione e di un intervento sugli autori della violenza. Ecco dunque la promozione a tutta la città della Campagna del Fiocco Bianco e l’apertura dello Spazio per uomini Non agire violenza.

L’azione prosegue con iniziative dedicate ai ragazzi e alle ragazze nelle scuole, con attività di prevenzione che operino nella sfera delle dinamiche relazionali e affrontino le modalità culturali di relazione tra uomini e donne. In questa azione da quest’anno sono state coinvolte anche le associazioni di genitori.

L’auspicio è che si rafforzi una consapevolezza comune: la violenza maschile sulle donne riguarda tutti.

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A Roma, l’Istituto di Sessuologia Clinica partecipa a questa importante campagna di sensibilizzazione offrendo il suo servizio di consulenza telefonica gratuita. Il 25 novembre dalle 15:00 alle 19:00, chiamando i numeri 0685356211 e 0685355507, i consulenti dell’Istituto forniranno orientamento, informazioni e supporto su questo tema. Inoltre, proprio martedì 25 novembre, si svolgerà presso l’Istituto un seminario d’approfondimento gratuito e aperto a tutti gli interessati che tratterà la violenza di genere e i sex offenders.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito internet:  sessuologiaclinicaroma.it

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E’ all’università di Bologna l’unico seminario in Italia che parla di violenza alle donne. Praticamente obbligatorio (l’alternativa è un tirocinio) è stato istituito l’anno scorso al Corso di laurea in Filosofia. Affronta il problema con l’idea che la violenza di genere è una violazione dei diritti civili. Che sono di tutti, non solo delle donne.

Gli uomini al corso ci sono andati: sui 250 che arrivavano in aula, la metà era uomo. Quest’anno si replica. Martedì, Giornata internazionale contro la violenza alle donne, sarà presentato il nuovo calendario che si intitola “La violenza contro le donne – Problematiche dei sessi e diritti umani”. Come docenti, tra gli altri, Gherardo Colombo, Massimo Recalcati, Lea Melandri. Tutti lo fanno gratis. Una fortuna, visto che trovare uno sponsor per un corso del genere è impresa impossibile. (fonte: ANSA 22 NOV 2014).

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La violenza domestica in Europa e nel Mondo: un’emergenza sociale sottovalutata

di Stefano Consiglio 

La violenza domestica rappresenta un incubo per molte donne e bambini, costretti a vivere in un regime di terrore proprio nel luogo in cui dovrebbero essere più al sicuro: la propria casa. Alla base della violenza domestica c’è un rapporto impari, in cui l’uomo sfrutta la propria superiorità fisica e spesso economica per prevaricare gli altri componenti della famiglia ed imporre i propri interessi. Lo scopo ultimo dell’autore della violenza è di affermare il proprio potere sulle vittime, controllandole sia psicologicamente sia fisicamente. Al fine di comprendere la portata di questa emergenza sociale, la cui gravità viene spesso sottovaluta, esamineremo le vittime della violenza domestica, le sue caratteristiche, effettuando infine un’analisi spaziale atta a determinarne la diffusione in Europa e nel Mondo.

La violenza sulle donne

Fino agli anni 90′ la violenza sulle donne veniva considerata una questione rientrante nella giurisdizione domestica degli Stati. Nel 1993, tuttavia, l’Assemblea Generale dell’Onu adottò la Dichiarazione per l’eliminazione della violenza contro le donne, qualificando questo fenomeno come una violazione dei diritti umani. L’articolo 1 di questa dichiarazione offre una chiara definizione di violenza sulle donne, qualificata come: “Ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata”. Dalla lettura di questa definizione è evidente che non esiste una sola forma di violenza contro le donne, le quali possono essere oggetto di violenza psicologica, violenza sessuale e violenza fisica. Come precisato dall’Assemblea Generale questa lista non è esaustiva, il che è stato dimostrato recentemente in Italia a livello legislativo attraverso la creazione del reato di stalking.

La violenza psicologica

La violenza psicologica è, probabilmente, quella che più difficilmente può essere definita ed identificata. Un’indicazione delle varie forme di aggressione psicologica è stata fornita dal Dipartimento per le pari opportunità, che ha pubblicato una sorta di “guida” il cui scopo è quello di facilitarne l’identificazione.  

In questo fenomeno vengono ricompresi tutti quei tentativi di isolamento (divieto di comunicare con altre persone, di uscire senza essere accompagnata), gli strumenti di controllo(particolarmente diffuso attualmente è il controllo del cellulare, dei social network e più in generale di ogni strumento capace di garantire una comunicazione con l’esterno), la violenza economica (la cui portata è più accentuata in quei paesi caratterizzati da una marca diseguaglianza di genere nella retribuzione), la svalorizzazione (attraverso critiche pubbliche o private, reiterate nel tempo al fine di accentuare le insicurezze e utilizzarle come uno strumento di controllo) e le intimidazioni (minacce rivolte sia contro la donna sia, sempre più spesso, contro i figli).

Stando ai dati forniti dal Dipartimento per le pari opportunità solamente in Italia nel 2013 oltre 7 milioni di donne sono state vittime di violenza psicologica, che nel 43,2 percento dei casi è stata perpetrata dal partner qualificandosi dunque come una forma di violenza domestica. Le statistiche sulla diffusione mondiale della violenza psicologica sono contrastanti, con alcune agenzie come StatsCan che parlano di una diffusione pari al 53 percento mentre altre, tra le quali Alexander, riferiscono di valori che si aggirano intorno all’88 percento.

A differenza della violenza fisica e sessuale, rispetto alla quale sono stati pubblicati diversi report, la violenza psicologica è difficile da rilevare anche a causa della tendenza delle vittime ad accettare i comportamenti che ne costituiscono il fondamento. Infine occorre sottolineare che la violenza psicologica è spesso perpetrata anche dalle donne nei confronti dei propri partner. Uno studio condotto nel 2005 da John Hamel, intitolato “Gender-Inclusive Treatment of Intimate Partner Abuse”, stabilisce che in una relazione la violenza psicologica è compiuta in egual misura sia dagli uomini che dalle donne”.

La violenza sessuale

Stando ai dati forniti in un report pubblicato nel 2013 dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (WHO), circa il 30 percento delle donne nel mondo ha subito violenza sessuale e/o fisica dal proprio partner con valori maggiori registrati in Africa, Mediterraneo orientale e Asia in cui si raggiungono percentuali pari al 37 percento.

È importante sottolineare che sia negli Stati Uniti sia in Europa sono stati registrati dei valori significativi, pari rispettivamente al 29,8 percento e al 25,4 percento delle donne oggetto dello studio. Per quanto riguarda le fasce d’età maggiormente colpite da questo fenomeno, i risultati mostrano drammaticamente come la violenza sessuale inizi molto presto, con una concentrazione pari al 29,4 percento delle violenze nella fascia di età 15-19 anni. Il picco massimo viene registrato tra le donne aventi un’età compresa tra 40 e 44 anni, per poi subire una lenta diminuzione.

È interessante notare che la violenza sessuale risulta molto più diffusa all’interno delle mura domestiche piuttosto che all’esterno. In Europa, ad esempio, solamente il 5,2 percento delle donne ha subito violenze sessuali extra-relazionali, un valore che raggiunge quota 10,2 percento nel caso degli Stati Uniti.

Passando ad analizzare gli effetti della violenza sessuale, le donne che la subiscono hanno anzitutto una maggiore probabilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, tra cui ovviamente l’HIV. Ciò dipende dai danni fisici causati alla donna dal rapporto, dal mancato utilizzo di precauzioni atte ad evitare la diffusione di malattie, dalla tendenza dei partner che operano la violenza ad avere rapporti extra-coniugali.

Oltre ai danni fisici causati dalla violenza sessuale occorre considerare le conseguenze psicologiche, che inducono le donne a soffrire di una forma patologica di stress che si ripercuote sulla loro capacità riproduttiva aumentando inoltre la possibilità di aborti spontanei. Nel tempo le violenze sessuali possono indurre la donna a comportamenti autodistruttivi, quali l’abuso di alcol e droghe, per poi portare a forme croniche di depressione che possono “sfociare” nel suicidio. Gli studi compiuti sulla correlazione esistente tra violenza sessuale e suicidio sono eterogenei, tuttavia un valore medio pari al 4,54 percento dei casi è stato ricavato dalla WHO.

La violenza fisica

Questa violenza si manifesta in ogni forma di aggressione fisica, sia essa perpetrata con il proprio corpo o con strumenti atti ad offendere (oggetti contundenti, armi da taglio, armi da fuoco). La violenza fisica può degenerare fino ad arrivare alla menomazione o all’uccisione della vittima. Uno studio condotto nel 2012 dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e della criminalità ha attestato che circa il 50 percento delle donne uccise nel 2012 hanno il partner o un familiare come “carnefice”.

Un dato leggermente diverso è stato fornito dall’Organizzazione Mondiale della sanità che ha eseguito uno studio su 226 report pubblicati tra il 1982 e il 2011. La conclusione finale è che in questo arco temporale il 38 percento delle donne assassinate sono state uccise dal proprio partner. Un dato che raggiunge valori pari al 55 percento nei paesi dell’Asia sud-orientale, 41 percento in Africa e 38 percento nelle Americhe.

Oltre a queste forme estreme di violenza fisica, che determinando la morte della donna sia su base intenzionale che accidentale, vi sono forme “lievi” che spesso si accompagnano ad episodi di violenza psicologica o sessuale. Il 42 percento delle donne che ha subito violenza sessuale dal proprio partner, infatti, è stato anche oggetto di violenza fisica.   

LEGGI ANCHE: Una ragazza su dieci subisce violenze sessuali entro i vent’anni: il report agghiacciante presentato dall’UNICEF

(Fonte: international business time 11/2014)

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Brasile. UNICEF: “La riduzione del lavoro minorile”

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Tra il 1992 e il 2009, per quanto riguarda il diritto allo studio, le disparità di genere, tra campagna e città e regionali sono di molto diminuite, se non del tutto eliminate. Grazie all’aumento dell’età scolare, i bambini lavoratori fino ai 10 anni sono diventati una percentuale irrisoria. Per i bambini più grandi si registrano percentuali superiori, ma comunque in flessione rispetto agli anni passati.

La maggior parte dei ragazzi lascia la scuola dopo i 16 anni. Tra i 7-15 anni è ancora al lavoro il 7% dei ragazzini. Si tratta in genere di maschi, vivono in campagna e aiutano i genitori in agricoltura. Ovviamente, ci sono anche altre forme di lavoro irregolare. Magari alcuni vanno anche a scuola, ma la fatica del lavoro non lascia molta energia per concentrarsi sulle materie scolastiche e molto spesso rimangono indietro nei programmi.

Per la diminuzione del lavoro minorile sono state importanti i programmi messi in atto dalla politica. Bolsa Escola, per esempio, ha portato ad una diminuzione delle disuguaglianze e un aumento della frequenza scolastica con conseguente flessione del lavoro minorile. Inoltre è stata fissata a 16 anni l’età lavorativa dei ragazzi (prima era 14) e la richiesta della moderna industria di manodopera qualificata ha dato una nuova credibilità alla scuola vista ora come un investimento per il futuro.

Il 30% del calo del lavoro minorile è legato in primis alla crescita dell’istruzione dei genitori che si è rivelata la molla principale per l’inversione del trend. Ha aiutato anche il calo della povertà. che non ha più obbligato le famiglie a mandare i bambini a lavorare per integrare il magro bilancio familiare, e l’accesso all’acqua con relativo miglioramento dello stile di vita.

(fonte Unicef: “Understanding the Brasilian success in reducing Child labour: empirical evidence and policy lessons – giugno 2011)

Gravidanze precoci. UNICEF 5: “Condizione delle donne nei paesi da cui provengono i nostri figli.”

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Paesi da cui provengono i ns figli

(in ordine d’importanza)

Tasso di alfabetizzazione delle donne rispetto ai maschi

Matrimoni precoci

(2000-2009)

Tasso di accettazione della violenza domestica

(donne dai 15-19/a)

Tasso di fertilità

Tasso del primo parto prima dei 18 anno

(donne 20-24/a)

Russia

100

1,4

Colombia

100

23

2,4

20

Brasile

100

36

1,8

16

Ucraina

100

10

4

1,4

3

Etiopia

46

49

81

5,2

28

Polonia

100

1,3

India

68

47

54

2,7

22

Bielorussia

100

7

1,3

Cina

94

1,8

Vietnam

95

10

64

2

4

Congo

72

39

76

7,1

23

Bulgaria

99

1,4

Ungheria

100

1,4

Lituania

100

1,4

Perù

89

19

2,5

15

Cile

100

1,9

(Fonte: Tabelle Unicef 2011)

Abbiamo elaborato una tabella riassuntiva della condizione della donna nei paesi di provenienza dei nostri figli. Secondo i dati  CAI – Commissione Adozioni Internazionali – la Russia è il paese da cui proviene la maggiore parte dei ragazzi adottati in Italia, seguono, con percentuali inferiori, gli altri.

Etiopia, India e Congo hanno il minor tasso di alfabetizzazione delle donne e la più alta percentuale di matrimoni precoci. Il tasso di accettazione di violenza domestica è in verità poco indicativo non essendoci dati per buona parte dei paesi. Colpisce, invece, il basso tasso di natalità della Russia e Ucraina che non consente neppure il ricambio generazionale. Il tasso è, al contrario, molto elevato in Congo e in Etiopia. Sempre collegato al tasso di alfabetizzazione è anche il tasso del primo parto che conferma ancora una volta Etiopia, India e Congo in posizione dominante.

 Nessun paese in Europa è in grado di garantire il cambio generazionale. Dai dati sopra può sorgere la domanda se sia etico adottare in paesi con basso tasso si fertilità. L’attenzione dovrebbe allora dirottarsi verso i paesi africani o l’America latina (Bolivia, Colombia, Perù paesi con fertilità che garantisce il ricambio generazionale) o asiatici (Cambogia, India, Sri Lanka, Bangladesh)- fonte ONU 2010 – The world’s women 2010, trend and statistics.

Gravidanze precoci. UNICEF 4: “Adolescenti, violenza e abuso”

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(…) “La violenza e gli abusi sessuali, soprattutto ai danni delle ragazze, sono frequenti e troppo spesso tollerati. Gli atti di violenza si verificano all’interno della famiglia, a scuola e nella comunità; possono essere di natura fisica, sessuale o psicologica. (…) Il fattore trainante dello sfruttamento sessuale ai fini commerciali è la richiesta. Anche se sono spesso coinvolti turisti stranieri, la ricerca dimostra che la stragrande maggioranza della richiesta è in realtà locale. Le ragazze subiscono tassi più elevati di violenza domestica e sessuale rispetto ai ragazzi; questi abusi rafforzano il predominio maschile nella famiglia e nella comunità e al tempo stesso indeboliscono l’empowerment femminile. Le prove raccolte da 11 paesi in via di sviluppo dimostrano un’ampia diffusione della violenza sessuale o fisica contro le adolescenti tra i 15 e i 19 anni, raggiungendo il picco del 65% in Uganda.

 La diffusa accettazione della violenza nel matrimonio come tratto comune della vita, soprattutto da parte delle giovani donne, costituisce un grave motivo di preoccupazione. (…) Più del 50% delle adolescenti tra i 15 e i 19 anni nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa) ritiene che un marito sia giustificato se picchia la moglie in certe circostanze, come quando brucia il cibo e si rifiuta di avere rapporti sessuali.”

Gravidanze precoci. UNICEF 3: “Adolescenti, salute sessuale e riproduttiva”

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(…) “L’India presenta la maggiore prevalenza del sottopeso tra le adolescenti, pari al 47%. (…) Circa il 47% delle donne indiane tra i 20-14 anni erano già sposate a 18 anni (…) le madri sottopeso corrono maggiori rischi di decesso. (…)

Le ragazze hanno maggiori possibilità di avere rapporto sessuali precoci durante l’adolescenza, ma meno probabilità di usare contraccettivi. (…) Nel mondo in via di sviluppo circa l’11% delle femmine e il 6% dei maschi tra i 15 e 19 anni dichiara di aver fatto sesso prima dei 15 anni. Quella dell’America Latina e dei Caraibi è la regione con la più alta percentuale di ragazze adolescenti che dicono di avere cominciato a fare sesso prima dei 15 anni, pari al 22%. I livelli più bassi riportati di attività sessuale sia per i ragazzi sia per le ragazze sotto i 15 anni si registrano in Asia.

(…) La gravidanza precoce, spesso conseguenza del matrimonio precoce, fa aumentare i rischi di maternità. (…) Il rischio di mortalità materna è molto maggiore dato che il loro corpo non è abbastanza maturo per affrontare una simile esperienza. (…) Nell’America Latina le ragazze che partoriscono prima dei 16 anni hanno probabilità maggiori di morire rispetto alle donne sopra i vent’anni. Le complicazioni collegate alla gravidanza e al parto sono tra le cause principali di morte a livello mondiale per adolescenti tra i 15-19 anni.”

Gravidanze precoci. UNICEF 2: “Adolescenti, matrimonio precoce”

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(…) “In Brasile, Cile, Croazia, Nuova Zelanda e Spagna, 18 anni è l’età a cui ci si può sposare normalmente, che però può essere ridotta, con il permesso dei genitori o del tribunale, a 16 anni. Molte altre nazioni hanno stabilito età diverse per il matrimonio di maschi e femmine, permettendo di solito alle ragazze di sposarsi più giovani rispetto ai ragazzi. Nei due paesi più popolosi del mondo, per esempio, l’età da matrimonio per gli uomini è maggiore di quella per le donne: 22 anni per gli uomini e 20 per le donne in Cina, 21 per gli uomini e 18 per le donne in India. In altri paesi, come l’Indonesia, i minori non sono più vincolati dalla maggiore età una volta sposati.

(…) In pratica, l’età legale per il matrimonio molto spesso non viene rispettata, di solito per consentire agli uomini di sposare ragazze ancora minorenni. In molti paesi e in molte comunità, il matrimonio precoce (definito dall’UNICEF come matrimonio o convivenza prima dei 18 anni), la maternità adolescenziale, la violenza, l’abuso e lo sfruttamento possono effettivamente privare soprattutto le ragazze, ma anche i ragazzi, della loro adolescenza. Il matrimonio precoce, in particolare, è associato a livelli elevati di violenza, emarginazione sociale ed esclusione dai servizi di protezione e dalla scuola.

(…) Un’insufficiente registrazione delle nascite a livello nazionale complica gli sforzi per far rispettare le soglie di età minima; appena il 51% dei bambini nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa) sono stati registrati alla nascita nel periodo 2000-2009. (…) Il matrimonio in adolescenza è più comune in Asia Meridionale e nell’Africa sub sahariana.”

Gravidanze precoci. UNICEF 1: “Uno sguardo sulla situazione degli adolescenti nel mondo

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Per redigere il rapporto “La condizione dell’infanzia nel mondo 2011. Adolescenza: il tempo delle opportunità” l’UNICEF ha invitato collaboratori adulti e adolescenti a dare il loro parere sulle diverse sfide che gli adolescenti dovranno affrontare nel prossimo secolo. Noi abbiamo focalizzato la nostra attenzione sul tema trattato in questo momento dal blog. Abbiamo, così,  estrapolato alcuni passaggi che riguardano la salute sessuale e i modelli culturali dei paesi da cui provengono alcuni nostri ragazzi. Per comodità di lettura le sintesi verranno suddivise in diversi post. 

“Circa un terzo delle ragazze nel mondo in via di sviluppo, Cina esclusa, si sposa prima dei 18 anni; in alcuni paesi, si sposa anche quasi il 30% delle bambine sotto i 15 anni. Le bambine che si sposano troppo presto rischiano anche più delle altre di rimanere coinvolte nel ciclo negativo delle gravidanze premature, dei tassi elevati di mortalità e morbilità materna e dei livelli elevati di malnutrizione infantile. (…) Le prove a disposizione mostrano ripetutamente che le bambine istruite hanno minori probabilità di sposarsi troppo presto e di rimanere incinte da adolescenti, mentre hanno più probabilità di conoscere bene l’HIV/AIDS e di avere dei bambini sani quando poi divengono madri. Se è di buona qualità e attinente alla vita dei bambini, l’istruzione li emancipa più di qualunque altra cosa.”