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Scelta delle superiori: “La ritrovata rispettabilità degli istituti tecnici – ITS”

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Il post che segue è un estratto dell’articolo del Sole24Ore del 9 luglio 2012 intitolato “Parte la fase due degli ITS”. Si parla della riforma della scuola, in particolare degli istituti tecnici e dei corsi di specializzazione dopo il diploma, da valutare come alternativa alla scelta universitaria.

E’ importante saperlo nella fase della scelta delle superiori per preparare un piano di studio efficace. Il comparto degli istituti tecnici va monitorato, come del resto tutta la scuola, a seguito delle riforme che l’attuale governo sta varando (vedi dal Sole 24Ore del 31/10/2012 – Spending Review http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-10-31/formazione-tecnica-quel-taglio-064009.shtml?uuid=AbPKEbyG).

“Its, atto secondo. Per le scuole di tecnologia post-diploma è tempo di bilanci dopo i primi 12 mesi di didattica: nell’anno scolastico 2010/11 sono nate 59 Fondazioni in 16 regioni, che hanno avviato l’attività formativa nell’ottobre 2011 per un totale di 77 corsi e 1.956 studenti coinvolti. A settembre, poi, partirà un nuovo ciclo biennale, per proporre una carta alternativa all’università ai neodiplomati o a chi ha abbandonato i percorsi accademici e formare profili iperqualificati capaci di muoversi nei settori chiave dell’economia, come efficienza energetica, Made in Italy, agroalimentare e Ict.

Secondo il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, «il 30-35% degli Its è già di altissima qualità, in altri ci sono le condizioni per un’oliatura e possono andare avanti».

(…) l’obiettivo dichiarato è quello di potenziare la filiera dell’istruzione tecnica, professionale, della formazione professionale e dell’istruzione tecnica superiore in relazione alle filiere produttive (…) puntando su un forte raccordo tra scuola e imprese. L’obiettivo di fondo è offrire al sistema economico competenze tecnologiche e professionali, promuovendo l’inserimento qualificato dei giovani nel mercato del lavoro».

Dietro a ogni Its c’è una Fondazione “partecipata” da scuole, enti di formazione, imprese, università e centri di ricerca, insieme agli enti locali.

(…) Quasi la metà di queste “super scuole tecniche” ha in catalogo corsi che riguardano l’area delle nuove tecnologie per il made in Italy. Infatti delle sei aree tecnologiche – efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, tecnologie innovative per i beni culturali e turismo, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nuove tecnologie per il Made in Italy – la più gettonata risulta quest’ultima con 28 corsi.

I percorsi biennali prevedono una selezione in ingresso, mettono in cattedra la metà degli insegnanti provenienti dal mondo del lavoro e prevedono il 50% delle ore direttamente in azienda.

(…)«Gli Its funzionano se inseriti all’interno di distretti ben strutturati, capaci di assorbire giovani che hanno concluso un percorso di studi altamente professionalizzante – precisa Ugolini -. Per contrastare una disoccupazione giovanile mai così alta negli ultimi decenni, arrivata al 36,2%, dobbiamo interagire con il mondo del lavoro e formare tecnici specializzati, per dare ai nostri giovani la possibilità di mettere a frutto i propri talenti e costruirsi un futuro.

VADEMECUM
01|I REQUISITI
I corsi organizzati dagli Its sono a numero chiuso con un massimo di 25 partecipanti. Per candidarsi è necessario il diploma di maturità e dimostrare un buon livello di inglese e di conoscenze informatiche

02|LA DIDATTICA
I corsi durano 4 semestri (1.800/2.000 ore). Gli Its possono però istituire percorsi di sei semestri in convenzione con università. Nei programmi devono essere inclusi tirocini per almeno il 30% dell’orario, che possono essere svolti anche all’estero. Metà dei docenti dei corsi proviene dal mondo delle imprese

03|VALORE DEL TITOLO
Alla fine del biennio è previsto un esame in tre prove a cui potrà partecipare chi ha frequentato l’80% delle lezioni. La prima di tipo teorico-pratico su un problema tecnico-scientifico relativo al settore di appartenenza; la seconda, scritta; la terza, orale, riguarda lo svolgimento di un progetto di lavoro realizzato durante il tirocinio. Per considerare la verifica superata bisogna totalizzare un voto minimo di 70/100. Gli Its rilasciano un diploma di tecnico superiore con l’indicazione dell’area tecnologica e della figura nazionale di riferimento (V livello del Quadro europeo delle qualifiche – Eqf) e consentono di proseguire gli studi all’università con appositi crediti formativi

Gli Its sul territorio sono 59. Vedi mappa:

http://www.indire.it/its/content/index.php?action=letturaSemplice&id_cnt=11767

(fonte: sole24ore – 09/07/2012)

Scelta delle superiori. “Cosa chiede il mercato? Dai media sembrerebbe che….”

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I lavori che dieci anni fa erano principalmente dei diplomati, oggi toccano ai laureati. Il fenomeno è descritto da uno studio dell’università Bicocca. Il 53,4% cento dei laureati viene inserito nell’area di produzione, che rappresenta di gran lunga il maggior catalizzatore occupazionale con la maggiore varietà di professioni intellettuali al suo interno». Il motivo principale di questa trasformazione è la volontà da parte delle aziende, in tempi di crisi, di guardare al breve periodo piuttosto che al lungo: in altre parole, concentrarsi di più sulla produzione che sugli investimenti. Ad esempio, un laureato in economia può finire davanti a un computer a rimettere in ordine dati d’archivio, oppure un laureato in architettura può passare le sue giornate a sistemare bozzetti forniti dal designer di turno. Ci sono almeno altre due motivazioni. «I dati mostrano un’inversione di tendenza – spiega Laura Mengoni, responsabile dell’area formazione di Assolombarda – le aziende laddove assumevano diplomati oggi assumono laureati. Questo si spiega con un aumento della richiesta di innovazione: adesso si tende a preferire chi ha una laurea perché porta valore aggiunto». «Cresce la scolarizzazione – aggiunge Mariani – e consente di scegliere giovani che sanno usare gli strumenti informatici e Internet». Per quanto riguarda gli stipendi in nessun settore si superano i 1.200 euro e i più pagati sono quelli che trovano un lavoro in ambito finanziario (1.160 euro al mese). – Sintesi dell’articolo di Luca de Vito – repubblica.it – 08/08/2012.

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Impieghi slegati dal livello di istruzione. Appena il 10% di chi studia ha un reddito autonomo, in Germania sono il 50%. Più di un giovane su tre non fa il lavoro che voleva. Lo sottolinea il Rapporto sul mercato del lavoro che è stato presentato al Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, presieduto da Antonio Marzano. Esiste uno scollamento tra scuola e mercato del lavoro. In Italia solo il 10% dei giovani (20-24 anni) associa allo studio una qualche esperienza lavorativa, contro livelli superiori al 60% in Danimarca e vicini al 50% in Germania e Regno Unito e al 25% in Francia. Perfino in Spagna sono oltre il 20%. Per circa un quarto degli occupati tra i 15 e i 64 anni (5,2 milioni di persone) si registra, nel 2011, una mancata corrispondenza tra il titolo di studio conseguito e la professione esercitata». Un fenomeno che riguarda meno i lavoratori anziani e più quelli giovani, che sono più istruiti. (…) Chiudono il cerchio i Neet (Not in employment, education or training ), «i ragazzi che non hanno un’occupazione e al tempo stesso non sono a scuola o in formazione». Nella fascia di età fra 15 e 29 anni in Italia sono il 24% rispetto a una media europea del 15,6%. In Germania l’11%, in Francia e Regno Unito il 14,6%. Nel nostro Paese parliamo di oltre 2 milioni di giovani. Di questi il 36,4% hanno perso un lavoro o non lo trovano, ma il resto sono «inattivi» o «scoraggiati». Il fenomeno dei Neet è particolarmente preoccupante, conclude il Cnel, nella fascia tra i 25 e i 30 anni, cioè tra i «giovani-adulti». Qui quelli che non studiano e non lavorano sono in Italia il 28,8%. Capitale umano inerte. – Sintesi dell’articolo di Enrico Marro – corriere.it – 18/09/2012.

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L’appello degli artigiani: mancano fabbri e calzolai. Cercano falegnami, saldatori, carpentieri e calzolai. Hanno bisogno di pasticceri, cuochi e macellai. Ma non trovano nemmeno scalpellini, fresatori, piastrellisti, elettricisti e meccanici. Le aziende artigiane sparse in tutta Italia, da Nord a Sud, vanno controtendenza rispetto alla gran parte del sistema produttivo nazionale e assistono, loro malgrado, alla contraddizione di una disoccupazione da record e di tanti posti di lavoro vacanti in numerose piccole e medie realtà. «Questo è il più grande paradosso del mercato del lavoro italiano – commenta Riccardo Giovani, direttore relazioni sindacali di Confartigianato –: i giovani non trovano un impiego e le aziende artigiane non trovano dipendenti. C’è un mismatch impressionante che deve essere al più presto riallineato». (…) Il motivo? Semplice: la scarsa appetibilità dei lavori manuali nell’immaginario dei giovani, la scarsa efficacia dell’istruzione professionale e il cattivo funzionamento dell’alternanza scuola-lavoro». –  Sintesi dell’articolo di Giacomo Bassi – Sole24Ore – 17/08/2012.

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Green economy contro la crisi dà il 38,2% dei nuovi posti di lavoro. Secondo il rapporto di Unioncamere e Fondazione Symbola oltre un terzo delle assunzioni programmate nel 2012 è stato garantito dalle aziende ecologiche. Almeno un quarto di queste, inoltre, crede nella riconversione in termini di sostenibilità. E la rivoluzione verde riguarda tutta l’Italia, da nord a sud. – Vedi articolo di Linda Varlese – repubblica.it – 05/11/2012.

 

Gravidanze precoci: “Dai media sembrerebbe che… ”

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Più che farlo, gli adolescenti si vantano di avere rapporti sessuali per non essere da meno nel gruppo. Alla fine si tratterebbe di un problema di mostrarsi “fichi”. Certo è che l’età del primo rapporto per i ragazzi italiani si sarebbe abbassata a 17 anni in un range UE tra i 16,5 e 18,5. Le più precoci sono le ragazze che frequentano ragazzi più grandi e che da un punto di vista biologico maturano prima dei coetanei. Per i teenager il sesso è sentito più come un dovere e le ragazze che a 14 anni non l’hanno fatto si vergognano della loro verginità – Repubblica 20/09/2011 

Sarebbero sempre più numerose le minorenni straniere incinte in giovane età, in particolare le latino americane: cercano un affetto. I vari servizi territoriali segnalano un aumento sia delle gravidanze precoci che del ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza. Sono ragazzine di 14/15 anni che fanno sesso non per istinto, ma per imitazione. Hanno alle spalle una madre che lavora tutto il giorno, un padre assente un’integrazione a volte non facile. L’assenza di un’educazione sessuale peggiora la situazione. Tra i latino americani la figura dell’uomo e quella del maschio dominante. Secondo gli esperti la gravidanza soddisferebbe una mancanza di affetto che in famiglia i ragazzi non riescono ad avere. – Repubblica 11/05/2011

Diversi studi concordano nel ritenere determinanti alcuni fattori socio-economici e culturali: più si è poveri e con scarsa istruzione, più si rischiano gravidanze minorili. Infatti, se non si hanno grossi progetti e ambizioni di studio e di vita, non si potrà neanche avere una chiara percezione di quanto una gravidanza possa ostacolarli. In aggiunta a questo, generalmente, chi studia inizia più tardi la propria vita sessuale ed è più consapevole dei rischi legati al sesso. Determinanti, inoltre, sono anche i fattori familiari, non solo perché, secondo una ricerca norvegese, chi ha una sorella rimasta incinta in giovane età, ha una probabilità doppia di rimanere incinta precocemente, ma anche perché vivere in condizioni di povertà espone più facilmente ad abusi, anche sessuali, e all’uso di alcol e droghe, che favoriscono la precocità e la promiscuità sessuale – Mammaoggi.it 19/10/2011