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Ira e rabbia. Save the Children: “Caso concreto: ritardo al sabato sera”

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“Avete detto a vostro figlio di 17 anni che nel fine settimana deve rientrare entro le dieci di sera. Sono le 22.30 di sabato sera e vostro figlio non è ancora tornato.

Pensate ad una vostra possibile reazione. La migliore sarebbe la seguente:

Dite a vostro figlio che eravate molto preoccupati e gli spiegate che cosa si prova quando si teme che una persona a cui si vuole bene sia in pericolo. Gli spiegate i rischi che ha corso. Gli chiedete cosa ha intenzione di fare in futuro per evitare di mettersi in pericolo e per tornare all’ora stabilita. Definite insieme una serie di regole condivise e dite a vostro figlio che potrà tornare a casa più tardi se rispetterà queste regole per un mese.”

Con tutta la simpatia per Save the Children e altri che danno suggerimenti su cosa fare nella gestione di un adolescente, vorremmo sapere cosa ci consiglierebbero se dicessimo che il rientro è alle sette del mattino, che tutta notte abbiamo cercato di contattare nostro figlio e lui ha staccato il cellulare, che non è la prima volta che lo fa, che non lo fa solo il fine settimana ma anche durante la settimana, che abbiamo provato a dialogare con lui con le buone, poi con le cattive, ponendo degli aut aut e facendo delle concessioni….niente, un muro di gomma!

In questo caso è chiaro che scatta la premessa alla guida: “Tuttavia, famiglie che vivono delle situazioni particolari come esperienza di traumi, rapporti conflittuali o violenti tra genitori o figli con problemi neurologici o malattie croniche dovranno integrare le informazioni presentate nella guida con ulteriori approfondimenti e supporto specifico.”

E voi, dove vi riconoscete?

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Ira e rabbia. Save the Children: “Guida pratica alla genitorialità positiva”

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Anche in questo caso abbiamo estrapolato i passaggi più significativi per suggerire come evitare il tranello dello schiaffo. Lo sappiamo bene, la pratica è ben altra cosa, ma sapere che un ente importante come Save the Children ha scritto un manualetto pronto all’uso ci fa capire che ci sono altri genitori in difficoltà, non soltanto noi. Le parti in corsivo sono nostre.

Essere genitore è una delle esperienze più straordinarie della vita. Ci spinge a dare il meglio di noi, ma allo stesso tempo può mettere alla prova la nostra pazienza e la nostra capacità di gestire lo stress. Save the Children, nell’ambito del Programma Daphne, ha elaborato una Guida che non propone delle ricette che i genitori devono seguire per risolvere situazioni specifiche, ma piuttosto li aiuta a riflettere sul loro comportamento e a comprendere meglio il comportamento dei figli.

Nella Guida vengono illustrati gli elementi che sono alla base di un rapporto positivo genitori-figli e si dimostra come questi elementi possano essere utilizzati per risolvere in modo costruttivo le situazioni conflittuali che emergono nel contesto familiare.

Alcuni genitori credono di perdere la propria autorità se non picchiano o urlano ai propri figli. Altri genitori vorrebbero smettere di picchiare o gridare ai propri figli, ma non sanno come gestire diversamente i momenti di stress e di frustrazione. Cosa fare quindi per instaurare una relazione positiva con i nostri figli? E come educarli senza fare ricorso a punizioni fisiche o altre punizioni degradanti? Possiamo farlo applicando a tutte le interazioni con loro, e non solo a quelle più difficili, i quattro principi della genitorialità:

  1. individuare i propri obiettivi educativi di lungo termine;
  2. far sentire il proprio affetto e fornire punti di riferimento ai nostri figli in ogni interazione con loro;
  3. comprendere cosa pensano e cosa provano i nostri figli in diverse situazioni;
  4. assumere un approccio che mira alla risoluzione dei problemi piuttosto che un approccio punitivo.

“Quando il nostro cervello emotivo prede il sopravvento in una situazione di stress o di rabbia può essere molto difficile riuscire a pensare lucidamente. Per riuscire a far prevalere il nostro cervello razionale è necessario fare molta pratica e saper pianificare i comportamenti futuri.

Pianificazione. Potete concentrarvi su una particolare situazione problematica. Quando siete calmi parlatene con vostro figlio e ascoltate il suo punto di vista; poi decidete quale comportamento tenere la prossima volta al fine di raggiungere gli obiettivi di lungo termine e di dare a vostro figlio le informazioni di cui ha bisogno per imparare.

Azione. Quando poi la situazione si presenta, fate un profondo respiro, concentratevi sui vostri obiettivi a lungo termine e cercate di metter in pratica il comportamento che avevate pianificato. Mantenete la calma e fate prevalere il vostro cervello razionale. Continuate a fare questo esercizio concentrandovi su una situazione per volta cercando di migliorare di giorno in giorno.

Nessun genitore è perfetto. Tutti commettiamo degli errori, ma possiamo imparare da questi proprio come fanno i nostri figli.

La guida fornisce informazioni scientifiche sugli effetti collaterali di punizioni fisiche o psicologiche.

Girato in bianco e nero di un retrò del 1940 stylephotographer indossa un cappello Fedora e con una macchina fotografica d'epoca con lampadina lampeggiante lampo Archivio Fotografico - 9519858

Una particolare attenzione deve essere riservata agli obiettivi di medio termine. “Immaginate di osservare la situazione che state vivendo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. Se zumate in avanti riuscite a veder solo i problemi di breve termine, se invece zumate indietro riuscite ad avere una visione più ampia. Utilizzando questo approccio comincerete a capire quanto sia importante concentrarsi sugli obiettivi di lungo termine anche in situazioni che richiedono una soluzione immediata.

(…) Quando sentite che i muscoli si irrigidiscono, il battito del cuore aumenta, che il tono della voce si alza state ricevendo un segnale: in quel momento avete l’opportunità di insegnare qualcosa d’importante a vostro figlio. Avete l’opportunità di insegnare a

  1. gestire lo stress
  2. comunicare con gentilezza
  3. gestire le situazioni conflittuali
  4. tenere conto dei sentimenti altrui
  5. raggiungere il vostro obiettivo
  6. ogni volta che gestite bene queste situazioni anche loro imparano a gestire nello stesso modo il proprio stress.

Fare sentire il proprio affetto e fornire punti di riferimento”.

Si parla poi dell’evoluzione della mente del bambino in modo da suggerire un giusto approccio in base ai livelli di conoscenza e di apprendimento.

Per quanto riguarda il periodo dell’età scolare (5-13 anni) viene fornito uno schema per individuare i punti di forza del temperamento di ogni bambino e le criticità in modo da far leva sulla qualità e rafforzare gli elementi deboli. Allo stesso tempo, però, lo stesso genitore deve individuare le criticità e le qualità del suo temperamento.

(…) “…comprendere il temperamento può aiutarci a capire i motivi che sono alla base di tante situazioni conflittuali in famiglia. Può aiutarci a capire perché urlare e agitarsi è inutile. I nostri temperamenti possono essere cambiati, possiamo però trovare il modo di risolvere le situazioni conflittuali senza litigare o discutere cercando di rispettare le differenze reciproche e superarle.”

Arriviamo alla pubertà: gli ormoni provocano di per sè sbalzi d’umore.

“Il ruolo dei genitori in questa fase è quello di proteggere i figli rispettando il loro crescente desiderio di indipendenza.” Segue un elenco di suggerimenti tra cui cercare il dialogo senza forzarli, essere sempre presenti e pronti ad aiutarli, invitare i loro amici a casa, sapere dove sono e con chi, rispettando la loro esigenza di privacy, aiutarli a resistere al condizionamento dei coetanei, invitarli ad aiutare gli altri e parlare dei loro sogni ed obiettivi.

“Lo sviluppo cerebrale di un adolescente non è ancora del tutto completo; infatti quelle parti del cervello che ci aiutano a prevedere le conseguenza delle nostra azioni, pianificare, ponderare le opzioni possibili non sono ancora de tutto formate. A volte gli adolescenti fanno cose molto rischiose proprio perché pensano che non possa succedere loro niente di male. (…) e proprio come accadeva quando era bambino ora potete continuare a garantire ai vostri figli un ambiente sicuro, dare loro informazioni e favorire la loro crescita. In questa fase l’adolescente sta tentando di spiccare il volo, a volte cadrà, ma con il vostri aiuto imparerà a volare.

Quando cerchiamo di tenere sotto controllo e punire gli adolescenti provochiamo rancore e rabbia, mancanza di sincerità e forti resistenze. Gli adolescenti che vedono nei genitori solo la forza che li tiene sotto controllo e interferisce con la loro vita tendono ad evitarli e a diventare depressi e ansiosi. Hanno paura di confidarsi con loro quando hanno dei problemi, passano meno tempo con loro e rifiutano i loro consigli.”

fonte:  http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Pubblicazioni/Related?id_object=164&id_category=37)

Scelta delle superiori. Save the Children: “La piaga dell’abbandono scolastico in Italia”

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La dispersione scolastica è un argomento che ci interessa perché una discreta percentuale dei nostri figli ha difficoltà scolastiche e quindi vi è una maggiore probabilità che decidano di abbandonare la scuola. Vediamo come ha lavorato Save the Children per evitare la dispersione: per il suo progetto ha coinvolto i ragazzi in attività di laboratorio creativo e ha affiancato degli adulti ai minori in difficoltà.  Il progetto per contrastare la dispersione scolastica attivato da Save the Children ha evidenziato che quasi 114 mila minori tra i 14 e i 17 anni abbandonano la scuola ogni anno, oltre il 20% vivono in Campania, 1.283 a Napoli. Di seguito un estratto dal materiare reperibile sul sito dell’associazione.  

“Il lavoro per portare qualche soldo in più a casa, dove conoscono spesso povertà, violenza, precarietà. L’obbligo di occuparsi dei fratelli più piccoli o delle faccende domestiche, soprattutto per le ragazzine. La noia e disaffezione verso lo studio. La poca convinzione dei genitori stessi, a loro volta poco o per niente scolarizzati. La vita di strada e l’ “arruolamento” da parte delle organizzazioni criminali. Sono alcune delle ragioni che allontanano dalla scuola molti bambini e adolescenti della Campania e di Napoli: una regione e una città che continuano a far registrare tassi di dispersione scolastica tra i più alti d’Italia. Un problema già grave che la crescente crisi economica e sociale, con i conseguenti tagli all’istruzione, rischiano di amplificare.
E’ quanto emerso oggi dalla Conferenza di presentazione dei risultati e delle iniziative del progetto di contrasto alla dispersione scolastica “W la scuola” promosso a Napoli da Save the Children, in collaborazione con il Comune di Napoli e con il sostegno di Sisal. (…)

 La dispersione scolastica in Italia e in Campania.

Sono quasi 114.000 i ragazzi e le ragazze fra i 14 e i 17 anni in Italia che, spesso dopo ripetute bocciature, una frequenza discontinua, cambi di classe o scuola, arrivano all’estrema decisione di chiudere con gli studi e qualsiasi attività di formazione.

Di essi, quasi 23.000 vivono in Campania, pari a oltre il 20% del totale nazionale. A Napoli sono 1.283 i minori – 623 maschi e 660 femmine – che hanno messo da parte prematuramente i libri e che non vanno più a scuola. Di questi ben 194 pari al 15,1% sono bambini della scuola primaria. 770, pari al 60%, sono di scuola secondaria di primo grado, 319, pari al 24,9% di scuola secondaria di secondo grado. Numeri allarmanti che indicano come la dispersione stia diventando un fenomeno sempre più precoce e che pongono la Campania e Napoli fra le regioni e le città italiane con in più elevati tassi di dispersione scolastica, dopo la Sicilia, la Sardegna e la Puglia. (…)

“La dispersione è un problema molto grave perché non solo segnala una difficoltà scolastica contingente del minore ma può pregiudicare pesantemente il suo futuro, privandolo di un bagaglio di competenze, strumenti, capacità fondamentali a fronteggiare un mercato del lavoro sempre più difficile e la complessità della vita, tanto più in un periodo di crisi pesante come l’attuale”, commenta Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia Europa Save the Children Italia.

“La dispersione e l’abbandono scolastico inoltre possono generare una spirale perversa. Nel nostro paese il basso titolo d’istruzione dei padri ricade sui figli in misura tre volte maggiore di quanto accade in Germania, in Finlandia e nel Regno Unito. Nazioni in cui il figlio di un genitore istruito ha una probabilità di completare l’intero ciclo di studi due volte maggiore rispetto a chi ha un padre con la sola istruzione di base, mentre in Italia il vantaggio è 7,7 volte superiore. E’ quindi assolutamente necessario rompere questa spirale che non può che produrre un graduale e sempre più vasto impoverimento culturale, economico e sociale delle giovani generazioni e quindi della società nel suo complesso”, prosegue Raffaela Milano. (…) 

Momento fondamentale delle attività di “W la scuola” sono stati i laboratori che hanno coinvolto direttamente 800 ragazzi e indirettamente altri 3.700 (raggiunti cioè attraverso i lavori prodotti dai loro compagni): 5 incontri per un totale di 10 ore dedicati a conoscere e approfondire il tema della dispersione e ad accrescere la motivazione allo studio e all’autostima e culminati nella creazione, con l’aiuto di un’esperta di comunicazione di Save the Children, della campagna di sensibilizzazione “Tagga la scuola nella tua vita” per la prevenzione della dispersione e dell’abbandono scolastico. Per arrivare a identificare il messaggio-chiave della campagna i bambini delle elementari hanno realizzato dei fumetti, i ragazzi delle scuole secondarie un poster e gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado 40 video. (…)

Nell’ambito di “W la scuola” inoltre sono stati portati avanti finora, grazie a educatori/ volontari di Save the Children, attività di sostegno allo studio, nel pomeriggio, una volta a settimana, a supporto di bambini e adolescenti con particolari difficoltà di apprendimento e situazioni familiari e sociali difficili. (…)

“In questo contesto, i continui tagli alla scuola sono devastanti, mentre al contrario la scuola è l’ultima risorsa che andrebbe penalizzata: se depotenziamo la sua funzione avremo un numero sempre più grande di minori con un basso e inadeguato livello culturale e con sempre maggiori difficoltà a migliorare la loro condizione sociale ed economica o ad uscire dal circuito di deprivazione sociale ed economica in cui eventualmente vivano. Il che significa contribuire a creare adulti di domani con scarse capacità e competenze lavorative ma anche sociali, emotive, relazionali”.

(fonte: savethechildren.it – 06/06/2012)

Gravidanze precoci. Il rapporto di Save the Children 2011: “Il quadro italiano”

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In Italia ci sono oltre 10.000 mamme ragazzine. La notizia positiva è che il fenomeno delle mamme adolescenti in Italia sembra piuttosto circoscritto se comparato con altre nazioni come UK e Francia. Nel 2008 le mamme inferiori ai 18 anni erano solo lo 0,44%, quelle inferiori ai 20 anni l’1,8%. L’82% di queste adolescenti sono italiane, contro un 18% di straniere. Ma se a Napoli le “teen mother” italiane sono più numerose delle straniere, a Milano e Roma il rapporto è inverso. Il dato è comunque in calo.

 Nel 2008 le mamme teen straniere erano in prevalenza romene, seguite dalle marocchine e dalle albanesi. L’Istat rivela che nelle gravidanze precoci vi è una marcata influenza dei fattori culturali. Più della metà delle donne in Africa sub-sahariana e circa un terzo in America latina partoriscono prima dei 20 anni. Quindi vi è un senso di naturalezza della maternità precoce. Inoltre “gli eventi migratori generano fratture nella continuità fra le generazioni e i ricongiungimenti in età adolescenziale sono spesso connotati da ambivalenze profonde e conflittuali.”

 I tre quarti delle mamme minorenni ha la licenza media inferiore e per il 67% convive con i familiari. Il 62% dei partner ha un’età compresa tra i 18-21 anni, il 59% ha la licenza media inferiore.

 Si nota che il livello di maturità intellettuale ed emotiva delle giovani mamme è completamente diverso se si comparano i due gruppi 14-16 anni e 17-19 anni. Le mamme più giovani di solito vivono con la famiglia e non cercano lavoro. Le mamme 17-19enni non vivono con la famiglia e sono alla ricerca di una loro autonomia. Quando nella cura del bambino s’inserisce la famiglia di origine, molto spesso scattano momenti conflittuali dovuti proprio al legame economico subalterno che espone le giovani mamme a ricatti e condizionamenti. Una delle difficoltà degli operatori è quello di stabilire degli argini nelle ingerenze delle nonne sulla vita delle figlie.

 Gli operatori osservano che molto spesso nelle adolescenti emerge una scarsa aderenza alla realtà del progetto di vita che queste ragazze hanno in mente. In questo vanno supportate a concedersi tempo per conoscersi e ad agire con un atteggiamento meno impulsivo tipico adolescenziale.

 Il corpo delle adolescenti non è maturo per sostenere un parto: “Se la gravidanza avviene entro due anni dal menarca prevale l’immaturità sessuale. Anche il momento del parto è a rischio: le giovani mamme hanno scarsa tolleranza al dolore e attivano una scarsa partecipazione al parto”

 La nascita del bambino le isola dal gruppo dei coetanei e le porta a passare le giornate in casa con i piccoli, soprattutto le ragazze straniere. “C’è molta solitudine, senso di abbandono. Queste ragazze sono costrette ad essere adulte, ma non sentono il senso di responsabilità che il bambino richiede. (…) Emerge un bisogno di essere temporaneamente sostituite sia per poter apprendere azioni mai compiute e soprattutto mai pensate, sia per poter continuare ad essere non solo mamme, ma ancora adolescenti.”

 Da ultimo, anche la fase di sviluppo del bambino può creare tensioni. Mentre nelle prime settimane il rapporto tra madre figlio viene percepita quasi come la gestione di un “bambolotto”, nel momento in cui , verso gli 8-9 mesi, il bambino entra nella fase di differenziazione, la madre bambina può sentire come frustrante l’esigenza di separazione del figlio che si impone come essere distinto dalla madre.

 (fonte: savethechildren.it 2011)