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AmLatina. Il personaggio: Oscar Romero

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Postiamo la parte finale di una riflessione sulla figura di Mons. Oscar Romero che la Chiesa,  oggi (23 di maggio), proclama Beato. di P. Saverio Paolillo, missionario comboniano in Brasile

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Mons.Romero è stato l’uomo delle Beatitudini perseguitato da persone che si professavano cristiani

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Egli è stato ucciso per volere di cristiani. All´origine del suo omicidio e delle situazioni di morte che hanno fatto soffrire la sua gente c’erano persone che si professavano cattoliche. A differenza di quello che avveniva nei primi secoli della Chiesa quando i cristiani erano sacrificati da chi rifiutava la proposta di Gesù Cristo in nome del culto all´imperatore, il martirio dell’arcivescovo Oscar Romero e di molti altri è avvenuto in un contesto prevalentemente cristiano. Chi ha deciso la sua morte, chi ha sponsorizzato le dittature militari e chi ha sporcato de sue mani con il sangue di innocenti provocando danni irreparabili a migliaia di famiglie che hanno visto i loro familiari esecutati ingiustamente o scomparsi definitivamente, chi ha promosso da sempre progetti politici ed economici che hanno scavato solchi sempre più profondi tra poveri e ricchi, nella maggior parte dei casi, ha avuto formazione cristiana.

E, come se non bastasse, i suoi persecutori, oltre ad agire in maniera totalmente contraria al Vangelo, hanno avuto il coraggio di presentarsi come paladini di Dio e difensori della verità e, attarverso il terrorismo delle chiacchiere, hanno infangato il nome di Mons. Romero e di tutte le altre vittime accusandoli di sovversione e di tradimento della Chiesa. Il martirio dell’arcivescovo Oscar Romero è quindi un atto di odio alla fede vissuta secondo il Vangelo delle Beatitudini. Mons. Romero è stato ucciso perché è stato un autentico discepolo di Gesù. Non è mai andato dietro al prestigio personale e alla carriera, come anche non è mai stato a servizio di interessi politici. Come ha affermato monsignor Paglia, “ha cercato la giustizia, la riconciliazione e la pace sociale. Sentiva l’urgenza di annunciare la buona notizia e proclamare la Parola di Dio ogni giorno. Amava la chiesa povera con i poveri, viveva con loro, soffrì con loro. Ha servito Cristo nelle persone del suo popolo.”

Paradossalmente è stato ucciso per fedeltà al Vangelo. Sua unica colpa è stata quella di aver ridisegnato la sua vita secondo gli insegnamenti di Gesù. La sua maniera radicale di seguire il Maestro smascheró quelli che avevano sempre desiderato destinare al Vangelo un ruolo marginale nella vita delle persone, restringendo la sua azione alla periferia dell´esistenza senza raggiungere i cuori dei credenti, senza muovere le strutture e senza mettere in discussione i comportamenti. Mons. Romero fece scatenare l´ira di chi voleva relegare l’influenza del Vangelo all´ambito del privato, chi desiderava trasformarLo in un addobbo esteriore, chi intendeva utilizzarLo solo per addomesticare le coscienze, benedire i privilegi di pochi e giustificare la miseria delle masse. Mons. Romero ricucí il rapporto tra fede e vita e seminò il Vangelo come fermento di una nuova storia.

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La testimonianza di Mons. Romero è una provocazione a vivere con il profumo del Vangelo

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Nonostante i grandi cambiamenti, l’America Latina è ancora la parte del mondo con la più alta percentuale di cristiani. Ma la vita del continente non esala il profumo del Vangelo. Gli alti tassi di violenza, l’opzione per i progetti economici e politici che approfondiscono sempre di più le disuguaglianze, la devastazione dell´ambiente, la corruzione dilagante, l’affermazione della cultura della morte e la persecuzione sistematica contro coloro che ostinatamente difendeno i diritti umani sono alcuni dei sintomi di uno stile di vita che non prende sul serio i valori del Vangelo.

Lo stesso avviene nel continente europeo, dove ai fenomeni sopra elencati, si aggiungono l´individualismo, l´indifferenza, la chiusura alla differenza, l´inospitalità e l´egoismo. Viene voglia di cheidersi “dove siamo, come cristiani, che cosa stiamo combinando e dove stiamo andando?”. È scandaloso ammettere che molti di coloro che si professano cristiani non vivono come cristiani. L´arcivescovo Oscar Romero era un esempio di coerenza. Si identificò tanto con il Vangelo che la sua vita divenne una teofania, una manifestazione concreta di Dio in mezzo al popolo il Vangelo. Smise di fare discorsi su Dio per essere un segno concreto del suo amore. Non fu più la bocca a spiegare il misterioso disegno del Padre, ma fu la vita a raccontare le meraviglie che Dio compie, quando abbatte i potenti di troni e innalza gli umili, svuota le mani dei ricchi per sfamare i poveri.

“Con Mons. Romero, Dio è passato per El Salvador” disse pochi giorni dopo la sua morte padre Ellacuría. Il popolo latino-americano, anzi, il mondo ha bisogno di persone come Romero, che, ovunque vadano, proclamino la verità, seminino speranza, construiscano la pace, diffondano la tenereza e distribuiscano con giustizia. La Chiesa stessa ha bisogno di ispirarsi nella sua testimonianza per non perdere la sua identità. Non non c’è cristianesimo senza un cambiamento profondo della realtà in linea con la solidarietà e l´impegno per la vita, che comincia dalla conversione personale e trova il suo culmine nell´assumere la proposta di Gesù come progetto di vita, fino al punto di poter dire con l´apostolo Paolo “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

“Il cristiano – diceva Mons.Romero -, se non vive questo impegno di solidarietà con i poveri, non è degno di essere chiamato cristiano” e continuava: “Per questo i poveri hanno segnato il vero sentiero della Chiesa. Una Chiesa che non si unisce ai poveri per denunciare, a partire da loro, le ingiustizie commesse contro di loro, non è la vera Chiesa di Gesù Cristo” (omelia, 23 settembre 1979). In questo, ha riconosciuto la sua missione come arcivescovo: “credo che fare questa denuncia, nella mia condizione di pastore di gente che soffre ingiustizie, sia mio dovere. È questo ció che mi impone il Vangelo, per cui sono disposto ad affrontare il processo e il carcere” (omelia, 14 maggio 1978). Con molta chiarezza, l´ 8 luglio 1979 omelia disse: “Se zittiscono la radio, se chiudono il giornale, se non ci lasciano parlare, se uccidono tutti i sacerdoti e anche l’arcivescovo, e rimane un popolo senza sacerdoti, ognuno di voi deve diventare il microfono di Dio, ognuno di voi deve essere un messaggero, un profeta”.

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La memoria di Mons. Romero, finalmente, è un’opportunità per superare lo scoraggiamento, la paura e la disperazione

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Mons. Pedro Casaldaliga, vescovo emerito di San Felix di Araguaia in Brasile, durante una celebrazione in memoria dei martiri dei nostri tempi, ha detto: “C’è un sacco di amarezza, molta delusione, stanchezza e paralisia: questi atteggiamenti costituiscono un´eresia, un peccato. Siamo il popolo della speranza, il popolo della Pasqua, l’altro mondo possibile siamo noi, dobbiamo fare di tutto per stimolare, agitare, impegnarci, come se ognuno di noi fosse una cellula madre, diffondendo vita, provocando vita.” Desidero, pertanto, che la memoria del Beato Oscar Romero e di tutti gli altri martiri motivi gli attivisti dei diritti umani perché continuino il loro servizio nella difesa e nella promozione della vita.

Che nessuna cosa al mondo ci faccia perdere l’indignazione per   le violazioni dei diritti umani. La fermezza delle nostre posizioni non si curvi davanti a interessi privati. Il coraggio dei nostri atteggiamenti non si lasci intimorire dalle minacce. La generosità della nostra dedicazione non ceda mai il passo a atteggiamenti freddi e burocratici. La profezia delle nostre parole non si faccia ammutolire dall’offerta di posti di lavoro e di stipendi. La nostra ambizione non ci porti mai a tradire la causa e i fratelli. Gli appelli dei deboli e degli oppressi abbiano sempre la meglio sugli argomenti dei potenti. Le storie delle vittime siano preferite alle versioni ufficiali sofisticatamente truccate dagli operatori di marketing. I rischi di emarginazione e isolamento non ci facciano mai rinunciare ai nostri principi. Le calunnie pronunciate dai torturatori e dai loro sostenitori suonino como complimenti alle nostre orecchie. Le incomprensioni da parte di coloro che sono complici del sistema oppressore ci confermino nel nostro cammino. Che in qualsiasi circostanza e nonostante tutto siamo sempre difensori dei diritti umani.

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Colombia. Il personaggio: “Ana Angelica Bello Agudelo”

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È avvolta ancora in un mistero la vicenda della morte di Ana Angélica Bello Agudelo, avvocata e attivista per i diritti delle donne vittime della violenza dei gruppi armati colombiani, dove gli abusi, le aggressioni e la sottrazione dei terreni sono all’ordine del giorno nel silenzio più totale.

Ha lottato per difendere circa seicento donne vittime di violenza in Colombia ma anche lei non ce l’ha fatta. Ana Angélica Bello Agudelo è stata trovata morta nella sua abitazione nel comune di Codazzi, nel distretto di César, a metà febbraio 2013 e il mistero sulle cause della tragica scomparsa deve ancora essere sciolto.

Ana Angélica Bello Agudelo era un’attivista colombiana, direttrice nazionale di Fundhefem ( Fundación Nacional Defensora de los Derechos Humanos de la Mujer), un’organizzazione per la difesa dei diritti umani e delle donne vittime del conflitto armato che dura ormai da mezzo secolo in un silenzio assordante. Dal 2006 si batteva per la restituzione delle terre alle donne scampate alla violenza dei gruppi armati rifugiatesi nella regione Nord del distretto centro-occidentale di Valle del Cauca.

Una vita spesa per le donne, in un Paese dove la prima forma di aiuto si è rivelata essere la consapevolezza di non essere sole e l’opportunità di rompere il silenzio attraverso la denuncia delle aggressioni subite per cercare giustizia. Tanti i dipartimenti in cui è arrivato il suo contributo: Cartago, Ansermanuevo, Alcalá, El Cairo, Tuluá e San José del Palmar, Meta, Cauca, Nariño, Chocó, Risaralda, Tolima, Quindío, Caldas e Cundinamarca, dove è riuscita a far restituire le terre alle donne scampate alla violenza dei gruppi armati rifugiatesi nella regione Nord del distretto centro-occidentale di Valle del Cauca.

Potrebbe portare il suo nome la futura legge contro la violenza sessuale al vaglio del Congresso, una norma che aveva fortemente sostenuto fino al giorno della sua morte. Lei stessa e una delle sue tre figlie erano state vittima di abusi, ma ebbe il coraggio di portare alla luce la sua storia personale attraverso i media, incitando le donne a fare altrettanto. Ana Angélica beneficiava di misure cautelari e di uno schema di sicurezza messo a disposizione dal governo perché aveva già denunciato minacce e azioni intimidatorie di cui era vittima in modo sistematico, in particolare da gruppi paramilitari. La chiarezza sulla fine di Ana Angélica è doverosa per tutte le vittime di genere, non solo del Paese che ha perso l’angelo delle sue donne.

(fonte: combonifem.it – 03/2013)

Cile. Il personaggio: “Padre Alceste Piergiovanni Ferranti”

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La dolcezza di chi capisce e sente cosa significa essere soli.

In questa frase è sintetizzata, secondo noi, la personalità di Padre Pier.

Padre Alceste Piergiovanni Ferranti era un sacerdote dell’Ordine della Madre di Dio, nato nel 1929 a Tuscania. Poco tempo fa è stato ricordato nei dieci anni della sua scomparsa avvenuta nel 2003. Entra nell’ordine molto giovane e dopo un’esperienza di due anni in un orfanatrofio italiano, viene mandato, a soli 27 anni, in Cile. Qui ha il compito di organizzare le colonie estive per bambini di famiglie disagiate. Sarà durante quest’esperienza che s’imbatte nel dramma dei piccoli senza famiglia e decide di dedicare la sua vita a loro.

Fonda vari istituti in diverse aree del Cile, accogliendo bambini dalla tenera età fino agli adolescenti, attento alla loro formazione in modo da fornire loro gli strumenti per camminare da soli.

Il suo progetto, partito in Cile negli anni settanta, anticipa la legge 184/83, la Convenzione dell’Aja del 1993, la legge 476/98. In estrema sintesi i punti essenziali sono:

–      Profonda conoscenza del minore, del suo paese e della coppia prima dell’abbinamento

–      Esperienza della coppia all’interno dell’hogar dove vive il bambino per tutto il periodo di permanenza nel paese

–      Trasmissione dell’orgoglio per la terra di origine dei propri figli

–      Particolare attenzione ai bambini grandicelli

–      Supporto a minore e famiglia in tutto l’iter pre e post adottivo

–      Creazione di rete di amicizie e solidarietà

–      Alternativa immediata al presentimento di rischio fallimento adottivo

Abbiamo chiesto ad Enrico, che lo ha conosciuto da vicino, di farci un ritratto: “Descrivere padre Alceste non è semplice, chi lo ha conosciuto solitamente ne ha un ricordo intimo, personale, che custodisce con gelosia forse per paura che gli venga tolto questo ricordo rassicurante. Ne parla con affetto, ma in modo quasi superficiale, come a dire “lui è nel mio cuore là deve rimanere, mio e basta”. Descrivere la sua attività nel mondo delle adozioni internazionali è ancora più complesso, in quanto il percorso adottivo è “per tutta la vita “ perché coinvolge la famiglia nei singoli aspetti sociali ad essa legati, prima durante e dopo. Lui era comunque presente in tutte le fasi.” (…)

Il resto del ritratto lo potete leggere su http://www.8ealtro.it un sito che parla di lui e della sua opera, del Cile sua seconda patria (legislazione, iter adottivo, costumi, consigli partici…). Un sito che raccoglie anche materiale prezioso sul mondo delle adozioni per chi ne vuole sapere di più e per chi considera l’adozione un’avventura umana. Senza pietismi, senza storie patinate. Solo autentica umanità.

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Nel 2000 a padre Pier viene riconosciuta la cittadinanza onoraria cilena.

“Bisognerebbe davvero chiedersi che cosa ha motivato questo sacerdote in questo compito inesauribile, nonostante la malattia e non poche incomprensioni e indifferenze, con i bambini di questo paese. La sua opera è stata grandiosa e in pieno beneficio dei bambini del nostro paese, opera che ci commuove in forma speciale quando vediamo attraverso i mezzi di comunicazione, il maltrattamento di molti minori che vivono situazioni irregolari, o il traffico di minori che è realizzato da persone senza alcun rispetto per la vita umana.
E’ per tutte queste ragioni, che risulta di tutta giustizia dare la nazionalità per grazia a questo instancabile sacerdote, che si è donato per intero in beneficio dei bambini del nostro paese.
Per tanto, in merito alle considerazioni anteriori, sollecito si approvi il Progetto di Legge proposto, il cui articolo è il seguente:

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Articolo 1°- Concedasi la nazionalità cilena, per grazia speciale, al Padre Alceste Pier Giovanni Ferranti.

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MINISTERIO DEL INTERIOR SUBSECRETARIA DEL INTERIOR
LEY NUM. 19.682 CONCEDE LA NACIONALIDAD CHILENA, POR ESPECIAL GRACIA, A DON ALCESTE PIERGIOVANNI FERRANTI
Teniendo presente que el H. Congreso Nacional ha dado su aprobación al siguiente:
Proyecto de ley:
” Artículo único – Concédese la nacionalidad chilena, por especial gracia, al sacerdote italiano, don Alceste Piergiovanni Ferranti ”

Cile. Il personaggio: “Gabriela Mistral”

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Gabriela Mistral (pseudonimo di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga; Vicuña, 7 aprile 1889 – New York, 10 gennaio 1957)  è stata una poetessa, educatrice e femminista cilena. Fu la prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1945.

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Educare

Educare è equipaggiare il motore di una barca…
Serve prendere le misure, pesare, equilibrare…
e mettere tutto in funzione.
Ma per questo si deve avere nell’animo un po’ del marinaio… un po’
del pirata… un po’ del poeta… e un chilo e mezzo di pazienza
concentrata.
Ma è consolante sognare, mentre si lavora, che quella barca, quel
bambino, prenderà il largo, se ne andrà lontano.
Sognare che quel bastimento porterà il nostro carico di parole verso
porti distanti, verso isole lontane.
Sognare che quando si sarà messa a dormire la nostra barca, nuove
barche porteranno inalberata la nostra bandiera.

Ira e rabbia. Il personaggio: “Don Gallo”

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Ho visto don Gallo in TV per la prima volta qualche anno fa. Ho pensato: “E’ questa la Chiesa che mi piace.” Ho comprato qualche suo libro, ho fatto qualche ricerca e la mia simpatia è diventata ammirazione. Don Gallo era un prete di strada, quelli cioè che non trovi mai, anche nelle ore più disparate perché devono stare vicino agli ultimi, agli emarginati secondo i canoni dei ben pensanti. Parliamo di prostitute, trans, drogati, carcerati … Un po’ mi ricorda San Francesco che, pur agendo in maniera diversa dalla Chiesa tradizionale, non l’ha mai rinnegata, anzi le ha sempre portato rispetto.

Don Gallo è uno di quelli che hanno saputo trasformare la rabbia per le ingiustizie in qualcosa di buono, rimanendo fedele alla sua veste sacerdotale. L’odio, le violenze e le discriminazioni ci fanno arrabbiare. Proprio oggi mia figlia se n’è tornata a casa raccontando un episodio razzista contro una ragazzina con il velo. Che fare? Guardiamo ai modelli positivi, quelli che hanno fatto scandalo nei perbenisti, ma sono stati tanto amati dai “meno uguali”.

In fondo anche Gesù parlava alle prostitute e s’incavolava con i venditori nel tempio. Viva quella Chiesa che non tace e rifiuta di stare al suo posto!

“Un cristiano se non è un rivoluzionario in questo tempo, non è un cristiano” – Papa Francesco in occasione dei 100 giorni del suo pontificato il 18/06/2013.

E ancora:

“”Chi sono io per giudicare” – Papa Francesco nell’intervista sul mondo gay il 30/07/2013.

Scrive Vito Mancuso sul Repubblica 30/07/2013: “Queste parole collocano il Papa non tra i capi di stato e i potenti di questo mondo che per definizione giudicano, ma tra i discepoli di Gesù attenti a mettere in pratica le parole del Maestro: – Non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati, perdonate e sarete perdonati (Luca 6,37).

Don Gallo l’aveva capito da tempo…

Adozione etica. Il personaggio: “Laura Boldrini”

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Nel 2010 Famiglia Cristiana l’aveva nominata italiana dell’anno per il suo impegno a fianco dei più deboli.

Era tempo che ci venisse proposta una donna di valore in un posto di prestigio! Così per lo meno ce l’hanno presentata giornali e addetti ai lavori. Rimaniamo fiduciosi fino a prova contraria.  Una donna che nel suo discorso d’insediamento ha fatto riferimento alle altre donne, alle donne  ogni giorno umiliate ed usate, violentate e non rispettate. Una donna che parla degli ultimi, dei diseredati di quelli che soffrono e muoiono di fame. In Laura Boldrini non ho visto una Onorevole lontana, ma un’alleata. Noi mamme adottive che conosciamo le ferite dell’anima nostra e dei nostri figli potremo avere finalmente una interlocutrice all’altezza, che capisce. 

Alcuni passaggi del suo discorso d’insediamento ben si allineano con questa sezione dove abbiamo parlato di ricchezza e povertà, di rispetto delle origini dei nostri figli e della nostra testimonianza nel mondo: 

“Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi, in Italia come in molte periferie del mondo. Un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera”. (…) “Farò in modo che questa istituzione sia anche un luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.” 

“Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze per dare piena dignità a ogni diritto, per ingaggiare una battaglia vera contro la povertà e non contro i poveri”. Perché “in quest’Aula sono stati scritti i principi fondamentali della nostra Costituzione, la più bella del mondo” e allora “quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale di una generazione che ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontani dall’Italia.” (…) 

“Questo è un Parlamento largamente rinnovato, scrolliamoci di dosso ogni indugio nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica.”

Buon lavoro, Presidente Boldrini!

Adozione etica. Il personaggio: “Will Salas, il Robin Hood del futuro”

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Chi è Will Salas? E’ un Robin Hood del futuro, quello del film di fantascienza “In Time” (2011). Tutto si può comprare ma la nuova moneta è il tempo. Le persone sono programmate per vivere fino a 25 anni poi scatta un timer che, azzerandosi, li uccide. Questo limite può essere esteso con ulteriore tempo, che va però acquistato, e permette di vivere ancora, senza peraltro invecchiare fisicamente. I ricchi possono vivere per sempre, mentre gli altri cercano di negoziare per la loro immortalità. Will e la sua compagna, figlia di un uomo facoltoso, che all’inizio, abituata ad avere tempo in abbondanza, non conosce le sorti della popolazione comune, cercheranno di sradicare il malcostume dilagante di un sistema corrotto da secoli, di combattere le ingiustizie e le disparità sociali.

La frase del film: “Per far vivere pochi immortali, gli altri devono morire”

Scelta delle superiori. Il personaggio: “Steve Jobs”

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Steve Jobs è l’esempio di un’intelligenza alternativa, che non corre sentieri battuti ma osa oltre l’immaginabile. Come si vedrà dal video, Jobs è un bambino adottato e non è andato all’università, eppure è stato ugualmente un uomo che ha saputo indirizzare i suoi talenti naturali per diventare un uomo di successo. Proponiamo la prima parte del discorso tenuto all’ Università di Stanford, USA, il 12 giugno 2005 in occasione della consegna delle lauree. Jobs racconta i diversi momenti della sua vita. In questo video che dura circa 7 minuti, parte dalla giovinezza e arriva alla creazione di Next Computer e Pixar Animation.

Per chi volesse ascoltare tutto il discorso che dura circa 14 minuti (la parte finale è grandiosa e ne vale davvero la pena!), veda

http://www.youtube.com/watch?v=rLwTwE7eLIM&feature=related

Famiglie imperfette. Il personaggio: “Angela Finocchiaro, la madre e moglie perfetta”

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Da  “La TV delle ragazze”,  una trasmissione televisiva comico-satirica andata in onda su Rai3  sul finire degli anni ’80. Autrici ed attrici erano tutte donne.

 Non servono commenti. Per chi lo avesse già visto, vale la pena riguardarlo. E’ spassosissimo!

Gravidanze precoci. Il personaggio: “Balotelli”

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Ero intenzionata a non guardare gli Europei di calcio. Troppi scandali, troppi soldi, troppo poca etica nel calcio italiano. E’ mia opinione che il consumatore abbia le sue responsabilità: in certi casi manifestare il proprio dissenso significa spegnere la TV.

Poi mio marito mi parla di Balotelli. Mi mostra i goal fatti nelle precedenti partite da questo poco più che ventenne  e il suo atteggiamento indifferente che non fa trasparire alcuna emozione quando chiude qualche azione importante.  Conclude: ” Sai, è stato adottato.”

La cosa mi incuriosisce e ieri sera ho guardato la partita. Due goal in poco tempo e, finalmente, la gioia di questo ragazzo esplode.

Ieri sera ho tifato Italia in una piazza gremita di gente, sentendo i commenti dei tifosi e l’orgoglio nazionale nel battere una Germania intrasigente con i fratelli italiani indisciplinati in sede UE.  Ho tifato soprattutto Balotelli, fiero, con il suo torace scuro illuminato dal sudore. Ho tifato per sua madre, una piccola signora matura che ha creduto in questo figlio più irrequieto degli altri.

Anche lui è il risultato di una gravidanza precoce sfociata in un addio? Non lo so, ognuno ha la sua storia.

So solo che tifando Balotelli, in cuor mio, ho tifato per tutti i nostri figli.

PS. Ottima l’idea dello spot sociale contro il razzismo. Ogni tanto lo sport comunica valori positivi.

La fuga da casa. Il personaggio: “Rosaria Costa, vedova Schifani”

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Questa settimana c’è stato il ventesimo anniversario della Strage di Capaci  (23  maggio 1992-2012).                            

Si lo so, non c’entra niente con il post-adozione, ma non possiamo dimenticare Giovanni Falcone e la sua scorta.

Rosaria Costa è rimasta vedova poco più che ventenne, mamma di un bimbo di quattro mesi.  Poteva lasciarsi andare e sprofondare nella sua solitudine e dolore. Non è un po’ quello che è successo ad alcune madri biologiche dei nostri figli? Lei ce l’ha fatta con la sua forza e l’appoggio delle persone che l’hanno amata.

Se n’è andata Rosaria, se n’è andata dalla sua città per rifarsi una vita, per crescere suo figlio lontano dalla mafia. Si può dire che è  fuggita da Palermo, ma è sempre tornata con la testa  per cercare  verità e giustizia.

Ecco il filo conduttore che ci accomuna a Rosaria: la lotta contro l’ingiustizia.

La solitudine delle mamme. Il personaggio: “Frida”

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Frida Kahlo è una ragazza messicana eccentrica e fuori dagli schemi. Studentessa d’arte un giorno è vittima di un grave incidente mentre si trova sull’autobus che la conduce a scuola. Dovrà  essere operata più volte per poter condurre una vita normale. La sua forza di volontà le permette di superare l’infermità e inizia a dipingere. Sulla sua strada incontra Diego Rivera, famoso pittore messicano dell’epoca, iscritto al partito comunista, noto per la sua fama di seduttore. La introduce nel mondo dell’arte e della politica, presentandole illustri personaggi dell’epoca. Tra Frida e Diego nasce un rapporto più forte dell’amicizia, i due si fidanzano e dopo pochissimo tempo si sposano. Tra tradimenti e varie relazioni libere, i due si separano per risposarsi anni dopo. Frida muore a causa di una polmonite a soli 47 anni.

Mi è piaciuta Frida vedendo un film a lei dedicato (“Frida” di Julie Taymor – USA/Canada/Messico 2002). Quello che colpisce di questa donna è la sua forza e, al contempo, fragilità quando capisce di non poter diventare madre. I suoi quadri sono crudi e trasmettono il suo dolore di donna libera, ma non libera abbastanza da superare indenne il grande desiderio di maternità irrealizzato.

Post-adozione. Il personaggio: “Andrea Riccardi”

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English: Andrea Riccardi

Image via Wikipedia

Andrea Riccardi è ordinario di Storia Contemporanea presso la Terza Università degli Studi di Roma. Esperto del pensiero umanistico contemporaneo, è voce autorevole del panorama internazionale. Numerose Università lo hanno infatti insignito con la laurea honoris causa a riconoscimento dei suoi meriti storici e culturali.

Andrea Riccardi è noto internazionalmente anche per essere stato il Fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant’Egidio. Sant’Egidio oltre che per l’impegno sociale e i numerosi progetti di sviluppo nel Sud del mondo, è conosciuta per il suo lavoro a favore della pace e del dialogo.

E’ stato insignito di molti premi internazionali, tra cui il Premio Balzan 2004 per l’umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli. Il 16 novembre del 2011 Andrea Riccardi è entrato a far parte del governo Monti, in cui ricopre la carica di Ministro (senza portafoglio) per la Cooperazione Internazionalee l’integrazione.

(fonte: sito ufficiale del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione)

 

Che cosa può fare un governo tecnico in 18 mesi? Che cosa può fare un Ministero tra i più penalizzati dal taglio dei fondi?

Ieri sera a Ballarò Michela Marzano, nota filosofa, diceva che forse manca un obiettivo grande verso cui muoversi e verso cui far convogliare gli sforzi degli italiani in questo momento di crisi. Secondo lei l’obiettivo dovrebbe essere quello di “far star bene l’uomo”. I numeri dovrebbero muoversi solo in funzione dell’obiettivo maximo. Allora la gente capirebbe i sacrifici che è stata costretta ad accettare.

In quest’ottica il Ministero di Riccardi, che si occupa anche di adozioni, acquisterebbe prestigio e potrebbe avviare progetti seri ascoltando la voce di enti e associazioni di genitori adottivi e affidatari.