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Colombia. Per le coppie: “Procedure adottive ad oggi”

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ICBF: Risoluzione 4274 del 6 giugno 2013 . A giugno 2013 c’erano più di tremila famiglie in lista d’attesa per bambini nella fascia d’età 0-6 anni. Di fronte ad un periodo di attesa di 7 anni la Colombia ha bloccato per due anni il ricevimento di nuove pratiche per bambini in questa fascia d’età. Detto divieto è partito dal 15 luglio 2013. . Va sottolineato che il divieto non riguarda:

  • i bambini special needs e di conseguenza le adozioni tramite progetto vacaciones en el extranjero (ad oggi non ancora partito ndr)
  • le domande di adozione di famiglie colombiane residenti all’estero
  • le domande di adozione di famiglie che hanno già adottato o hanno espresso la volontà nell’ambito del procedimento di adozione o nella fase post adozione di adottare in ogni momento un fratello/sorella del figlio/della figlia già adottata.

. Inoltre questa decisione non riguarda le domande di famiglie residenti all’estero che alla data del 15 luglio 2013 si trovavano:

  • in lista di attesa
  • di stanza in Colombia o in attesa di avere l’idoneità in Colombia.

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La Colombia sta anche considerando un nuovo programma di adozione con maggiore trasparenza dei costi da parte degli enti, una valutazione della coppia secondo le linee guida dell’ICBF per evitare il doppio costo alle famiglie e lo stop ai progetti di cooperazione internazionale da parte degli organismi accreditati. . Per maggiori dettagli vedi: http://www.coordinamentocare.org/public/index.php/news/190-icbf-risoluzione-4274-del-6-giugno-2013.html http://www.aibi.it/ita/colombia-solarte-icbfoccorre-modificare-la-legge-sulle-adozioni-procedure-troppo-lunghe/

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Nomina del nuovo vicedirettore nel settore adozioni internazionali Il Segretario Generale dell’ICBF ha nominato il nuovo Vicedirettore incaricato del settore Adozioni Internazionali, la dott.ssa Gloria Orozco de Burgos. Avvocato specialista in diritto famigliare, la sua è un’esperienza ventennale nel campo delle adozioni. Il neo vicedirettore subentra alla dott.ssa Cardena Luna. (SOS Bambino 01/2014).

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Lista delle coppie in attesa in Colombia http://www.icbf.gov.co/portal/page/portal/PortalICBF/Bienestar/ProgramaAdopciones 11313115_10204581267267873_7942686237377821371_o Link alla CAI: http://www.commissioneadozioni.it/it/per-una-famiglia-adottiva/paesi/america/colombia.aspx

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AmLatina. Il personaggio: Oscar Romero

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Postiamo la parte finale di una riflessione sulla figura di Mons. Oscar Romero che la Chiesa,  oggi (23 di maggio), proclama Beato. di P. Saverio Paolillo, missionario comboniano in Brasile

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Mons.Romero è stato l’uomo delle Beatitudini perseguitato da persone che si professavano cristiani

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Egli è stato ucciso per volere di cristiani. All´origine del suo omicidio e delle situazioni di morte che hanno fatto soffrire la sua gente c’erano persone che si professavano cattoliche. A differenza di quello che avveniva nei primi secoli della Chiesa quando i cristiani erano sacrificati da chi rifiutava la proposta di Gesù Cristo in nome del culto all´imperatore, il martirio dell’arcivescovo Oscar Romero e di molti altri è avvenuto in un contesto prevalentemente cristiano. Chi ha deciso la sua morte, chi ha sponsorizzato le dittature militari e chi ha sporcato de sue mani con il sangue di innocenti provocando danni irreparabili a migliaia di famiglie che hanno visto i loro familiari esecutati ingiustamente o scomparsi definitivamente, chi ha promosso da sempre progetti politici ed economici che hanno scavato solchi sempre più profondi tra poveri e ricchi, nella maggior parte dei casi, ha avuto formazione cristiana.

E, come se non bastasse, i suoi persecutori, oltre ad agire in maniera totalmente contraria al Vangelo, hanno avuto il coraggio di presentarsi come paladini di Dio e difensori della verità e, attarverso il terrorismo delle chiacchiere, hanno infangato il nome di Mons. Romero e di tutte le altre vittime accusandoli di sovversione e di tradimento della Chiesa. Il martirio dell’arcivescovo Oscar Romero è quindi un atto di odio alla fede vissuta secondo il Vangelo delle Beatitudini. Mons. Romero è stato ucciso perché è stato un autentico discepolo di Gesù. Non è mai andato dietro al prestigio personale e alla carriera, come anche non è mai stato a servizio di interessi politici. Come ha affermato monsignor Paglia, “ha cercato la giustizia, la riconciliazione e la pace sociale. Sentiva l’urgenza di annunciare la buona notizia e proclamare la Parola di Dio ogni giorno. Amava la chiesa povera con i poveri, viveva con loro, soffrì con loro. Ha servito Cristo nelle persone del suo popolo.”

Paradossalmente è stato ucciso per fedeltà al Vangelo. Sua unica colpa è stata quella di aver ridisegnato la sua vita secondo gli insegnamenti di Gesù. La sua maniera radicale di seguire il Maestro smascheró quelli che avevano sempre desiderato destinare al Vangelo un ruolo marginale nella vita delle persone, restringendo la sua azione alla periferia dell´esistenza senza raggiungere i cuori dei credenti, senza muovere le strutture e senza mettere in discussione i comportamenti. Mons. Romero fece scatenare l´ira di chi voleva relegare l’influenza del Vangelo all´ambito del privato, chi desiderava trasformarLo in un addobbo esteriore, chi intendeva utilizzarLo solo per addomesticare le coscienze, benedire i privilegi di pochi e giustificare la miseria delle masse. Mons. Romero ricucí il rapporto tra fede e vita e seminò il Vangelo come fermento di una nuova storia.

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La testimonianza di Mons. Romero è una provocazione a vivere con il profumo del Vangelo

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Nonostante i grandi cambiamenti, l’America Latina è ancora la parte del mondo con la più alta percentuale di cristiani. Ma la vita del continente non esala il profumo del Vangelo. Gli alti tassi di violenza, l’opzione per i progetti economici e politici che approfondiscono sempre di più le disuguaglianze, la devastazione dell´ambiente, la corruzione dilagante, l’affermazione della cultura della morte e la persecuzione sistematica contro coloro che ostinatamente difendeno i diritti umani sono alcuni dei sintomi di uno stile di vita che non prende sul serio i valori del Vangelo.

Lo stesso avviene nel continente europeo, dove ai fenomeni sopra elencati, si aggiungono l´individualismo, l´indifferenza, la chiusura alla differenza, l´inospitalità e l´egoismo. Viene voglia di cheidersi “dove siamo, come cristiani, che cosa stiamo combinando e dove stiamo andando?”. È scandaloso ammettere che molti di coloro che si professano cristiani non vivono come cristiani. L´arcivescovo Oscar Romero era un esempio di coerenza. Si identificò tanto con il Vangelo che la sua vita divenne una teofania, una manifestazione concreta di Dio in mezzo al popolo il Vangelo. Smise di fare discorsi su Dio per essere un segno concreto del suo amore. Non fu più la bocca a spiegare il misterioso disegno del Padre, ma fu la vita a raccontare le meraviglie che Dio compie, quando abbatte i potenti di troni e innalza gli umili, svuota le mani dei ricchi per sfamare i poveri.

“Con Mons. Romero, Dio è passato per El Salvador” disse pochi giorni dopo la sua morte padre Ellacuría. Il popolo latino-americano, anzi, il mondo ha bisogno di persone come Romero, che, ovunque vadano, proclamino la verità, seminino speranza, construiscano la pace, diffondano la tenereza e distribuiscano con giustizia. La Chiesa stessa ha bisogno di ispirarsi nella sua testimonianza per non perdere la sua identità. Non non c’è cristianesimo senza un cambiamento profondo della realtà in linea con la solidarietà e l´impegno per la vita, che comincia dalla conversione personale e trova il suo culmine nell´assumere la proposta di Gesù come progetto di vita, fino al punto di poter dire con l´apostolo Paolo “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

“Il cristiano – diceva Mons.Romero -, se non vive questo impegno di solidarietà con i poveri, non è degno di essere chiamato cristiano” e continuava: “Per questo i poveri hanno segnato il vero sentiero della Chiesa. Una Chiesa che non si unisce ai poveri per denunciare, a partire da loro, le ingiustizie commesse contro di loro, non è la vera Chiesa di Gesù Cristo” (omelia, 23 settembre 1979). In questo, ha riconosciuto la sua missione come arcivescovo: “credo che fare questa denuncia, nella mia condizione di pastore di gente che soffre ingiustizie, sia mio dovere. È questo ció che mi impone il Vangelo, per cui sono disposto ad affrontare il processo e il carcere” (omelia, 14 maggio 1978). Con molta chiarezza, l´ 8 luglio 1979 omelia disse: “Se zittiscono la radio, se chiudono il giornale, se non ci lasciano parlare, se uccidono tutti i sacerdoti e anche l’arcivescovo, e rimane un popolo senza sacerdoti, ognuno di voi deve diventare il microfono di Dio, ognuno di voi deve essere un messaggero, un profeta”.

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La memoria di Mons. Romero, finalmente, è un’opportunità per superare lo scoraggiamento, la paura e la disperazione

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Mons. Pedro Casaldaliga, vescovo emerito di San Felix di Araguaia in Brasile, durante una celebrazione in memoria dei martiri dei nostri tempi, ha detto: “C’è un sacco di amarezza, molta delusione, stanchezza e paralisia: questi atteggiamenti costituiscono un´eresia, un peccato. Siamo il popolo della speranza, il popolo della Pasqua, l’altro mondo possibile siamo noi, dobbiamo fare di tutto per stimolare, agitare, impegnarci, come se ognuno di noi fosse una cellula madre, diffondendo vita, provocando vita.” Desidero, pertanto, che la memoria del Beato Oscar Romero e di tutti gli altri martiri motivi gli attivisti dei diritti umani perché continuino il loro servizio nella difesa e nella promozione della vita.

Che nessuna cosa al mondo ci faccia perdere l’indignazione per   le violazioni dei diritti umani. La fermezza delle nostre posizioni non si curvi davanti a interessi privati. Il coraggio dei nostri atteggiamenti non si lasci intimorire dalle minacce. La generosità della nostra dedicazione non ceda mai il passo a atteggiamenti freddi e burocratici. La profezia delle nostre parole non si faccia ammutolire dall’offerta di posti di lavoro e di stipendi. La nostra ambizione non ci porti mai a tradire la causa e i fratelli. Gli appelli dei deboli e degli oppressi abbiano sempre la meglio sugli argomenti dei potenti. Le storie delle vittime siano preferite alle versioni ufficiali sofisticatamente truccate dagli operatori di marketing. I rischi di emarginazione e isolamento non ci facciano mai rinunciare ai nostri principi. Le calunnie pronunciate dai torturatori e dai loro sostenitori suonino como complimenti alle nostre orecchie. Le incomprensioni da parte di coloro che sono complici del sistema oppressore ci confermino nel nostro cammino. Che in qualsiasi circostanza e nonostante tutto siamo sempre difensori dei diritti umani.

Colombia. Vacaciones en el extranjero: “A che punto siamo”

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Attenzione, Il progetto non è stato avviato neppure nel 2014, così ci informa un rappresentante de La Maloca, perché i ragazzi proposti erano tanto grandi. Parliamo di quattordicenni. A noi sembra, comunque, importante parlare di questo argomento in prospettiva di un’evoluzione futura. Qualche mese fa avevamo trovato questa informazione e avevamo contattato l’ente per farci spiegare meglio come potrebbe funzionare questo tipo di adozione.

DIAMO L’OPPORTUNITÀ A DEI BAMBINI COLOMBIANI DI PASSARE UNA VACANZA IN UNA VERA FAMIGLIA!

Riceviamo comunicazione che ICBF Colombia ha riattivato il progetto “Vacaciones en el extranjero”, al quale Centro Adozioni La Maloca aveva aderito …anche nel 2013, ma che per problemi burocratici non è stato possibile realizzare in Dicembre 2013. Ora la Nuova dirigenza ICBF ha deciso di rendere attivo il progetto per il 2014, ed è nostra intenzione ripresentare tale Progetto per fare venire in Italia i minori nel mese di Dicembre 2014.

L’obiettivo è dare un’opportunità a uno o più bambini colombiani in stato di abbandono di trascorrere un periodo di vacanza nel nostro Paese, in una famiglia disposta ad accoglierli, con la possibilità che questo si trasformi in un’adozione dei minori accolti. L’invito è rivolto a famiglie italiane in possesso di Decreto di idoneità all’adozione internazionale, sia che abbiano presentato richiesta di adozione in Colombia, sia che non abbiano ancora sviluppato percorsi adottivi in nessun Paese.

Il periodo dei minori in Italia dovrebbe essere di 3 settimane nel Dicembre 2014 (da definire) e i Minori Colombiani coinvolti sono Bambini in stato di adottabilità, con le seguenti caratteristiche: Fratelli di cui uno con più di 9 anni, minori singoli con più di 10 anni, bambini con meno di 8 anni con problematiche fisiche o psichiche.

Chi voglia richiedere informazioni dettagliate contatti le segreterie Maloca di Parma allo 0521944855 info@lamaloca.it o Avellino al 3475822246 sedeavellino@lamaloca.it entro il 3 marzo 2014.Altro…

 

Il progetto vacaciones Colombia è in fase di avviamento. Due enti se ne occupano, La Maloca e AIBI. Il progetto non è andato in porto nel dicembre 2013 per motivi burocratici. Quest’anno si conta di avviarlo per dicembre 2014, dopo le elezioni in Colombia per evitare ritardi e false aspettative per le coppie.

I bambini provengono da tutta la Colombia e per 2 settimane vivranno assieme in un piccolo istituto di Bogotà dove assieme a dei tutor (uno per sette bambini) cominceranno un percorso di avvicinamento alla cultura italiana imparando anche qualche parola della lingua. A loro viene spiegato che si tratta di una vacanza da trascorrere all’interno della famiglia. Dall’altra parte le coppie invece sono contattate dall’ente e, con decreto d’idoneità alla mano, verranno abbinate ai bambini. Il tutor accompagna in Italia i piccoli e soggiornerà con loro per due giorni nella famiglia che li accoglie. Alla fine dell’esperienza i bambini torneranno in Colombia e il tutor redigerà una relazione dove verranno evidenziati i fattori di criticità e potenzialità di un’adozione.

In Italia la coppia dovrà decidere per l’abbinamento definitivo in 15 gg. Dopo di che l’adozione segue l’iter ordinario, con permanenza in Colombia della coppia per l’espletamento dei documenti. Nel frattempo i bambini ritornano nei rispettivi istituti e non sapranno se gli altri sono stati adottati o meno. Lo stesso bambino potrà fare più vacanze sempre con questo spirito di periodo di vacanza all’estero.

Interessati al progetto sono bambini special needs: famiglie di bambini o bambini superiori ai 10 anni, di solito non più di 12 anni. Ci sono poi bambini inferiori agli 8 anni con problematiche fisiche o psicologiche.

A diversità dei bambini di Chernobyl in questo caso si tratta di bambini adottabili e di coppie con decreto d’idoneità. Il progetto non è quindi esteso a single o coppie non intenzionate ad adottare.

L’aspetto positivo è che con questo progetto viene data anche ai bambini grandi la possibilità di conoscere una famiglia e di essere da questa accolti. Ricordiamo che in Italia i bambini di 8 anni sono già considerati special needs.

Secondo noi, un aspetto da valutare sarebbe quello di aprire una corsia preferenziale alle coppie alla seconda adozione che hanno già sperimentato nella prima l’accoglienza di un bambino grande.

Vedi anche: http://www.aibi.it/ita/colombia-da-oggi-sara-piu-facile-dare-una-famiglia-a-6440-bambini-e-adolescenti-adottabili/

http://www.aibi.it/ita/colombia-lautorita-centrale-vuole-reagire-al-calo-delle-adozioni/

Colombia. Papà Francesco: “10 anni di tappe tra Colombia e Italia”

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Ecco la tenera e sensibile testimonianza di un papà che può accompagnare le coppie nelle diverse tappe dell’adozione.

 

Proprio in questi giorni abbiamo festeggiato i 10 anni che Y è arrivato in Italia dalla Colombia.

Quanti ricordi, immagini, situazioni, sentimenti, persone.

L’ATTESA: un forte senso di inadeguatezza e una consapevolezza di non riuscire a mettere in fila tutte le cose che avremmo dovuto affrontare.

LA PRIMA FOTO: Y l’ho visto la prima volta in fotografia, la sua immagine si è materializzata sul pc da li in avanti ho compreso che stavo partecipando a qualche cosa più grande di me, quell’immagine mi ha riempito di responsabilità di aspettative che probabilmente mi ha fatto lo stesso effetto di quello che prova un padre biologico quando vede la prima ecografia…tanto bisogno di silenzio per ascoltarmi per comprendermi.

LA PARTENZA: io arido di sentimenti ho scoperto il calore degli amici, in quei giorni si sono cementificate delle amicizie che dureranno per sempre. La sera prima Don G. mi ha aperto un mondo e mi ha rasserenato ”…un uomo e una donna, forti del loro amore e del progetto divino su di loro, si affidano e vanno addirittura dall’altra parte del mondo per diventare famiglia”.

L’INCONTRO: quando lo abbiamo conosciuto sembrava un piccolo carcerato che aveva ricevuto la grazia, pelato, jeans, camicia blu e scarpe di cuoio nere durissime, per descriverlo ulteriormente un’unica parola INCONTENIBILE. Al pranzo di rito con gli addetti ai lavori Y fa volare un vassoio di patatine, il ns avvocato lo prende in braccio con autorità per farci vedere come si trattano “questi bambini”…lei lo avvicina alla sua faccia e lo ammonisce in colombiano, lui la guarda diritto negli occhi e la centra in pieno viso con una cinquina…cala il silenzio e sale l’imbarazzo…l’avvocato non ha più espresso pareri educativi.

QUIBDO’ LA SUA CITTA’ sperduta nella foresta pluviale, povera ma dignitosa con donne bellissime molto attente all’estetica e uomini lentissimi che sopravvivono.

BOGOTA’ è dove abbiamo trascorso quasi tutto il soggiorno colombiano. Dieci anni fa una metropoli distante dalla nostra concezione di vita…il benessere di pochi viene custodito e preservato dai militari per le strade, dai fucili a pompa davanti ai negozi e i centri commerciali…la povertà la si vede ovunque la si respira ed è  quella più brutta quella priva di dignità, quella che si prostituisce e vive di espedienti, quella che ti viene sbattuta in faccia violentemente ad ogni angolo delle strade. Due immagini non potrò mai cancellare dalla mia mente, una ragazza gravemente handicappata incinta che chiede l’elemosina e una bimba che seduta sul marciapiede nasconde le monetine raccolte dentro una scarpina, il tutto tra la non curanza della gente. Oggi con amarezza dico che l’aria pesante respirata la si inizia a respirare anche nelle nostre città e  l’indifferenza è una brutta malattia che ha contagiato anche noi.

LA PRIMA NOTTE: nel caldo silenzio equatoriale io e mia moglie guardiamo i nostri cuccioli dormire, due angioletti, uno chiaro e uno scuro. Il primo momento di quiete della giornata passata a “contenere” e solo allora abbiamo notato la differenza cromatica e tutte le paure che ci angosciavano nel merito si sono dissolte.

A COLAZIONE due anni dopo Y ha iniziato a sfarfallare (stereotipia dei bimbi autistici)…un tuffo al cuore…da quel giorno abbiamo dovuto resettare la nostra vita , in particolare i sogni.

LE FAMIGLIE DEL MONDO un’associazione composta da tante persone che insieme ti offrono ristoro, riparo, comprensione e condivisione, le consiglio vivamente a chi abita a Milano e d’intorni sia per il preado che per il postado. Durante un loro incontro a mia moglie hanno chiesto se fosse arrabbiata con la Colombia o con l’associazione che ci ha accompagnato, perché forse qualcuno avrebbe dovuto tutelarci. Lei mi ha spaccato il cuore rispondendo serenamente e con un sorriso: “sono felice di non aver saputo nulla prima, perché forse oggi Y non sarebbe mio figlio “

LA SCUOLA, grandi difficoltà nel far valere i diritti di Y, ma anche grandi insegnanti che lo hanno saputo gestire considerandolo DIFFERENTE e non DIVERSO. La sua serenità di oggi la dobbiamo sicuramente anche grazie a loro.

IL PROVERBIO AFRICANO: per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. Da quando io e mia moglie abbiamo letto queste poche righe le abbiamo fatte nostre e quindi ci spendiamo per gli altri affinché tutto ci ritorni, ci siamo messi in gioco nel sociale, ci siamo resi visibili perché è fondamentale che tutti sappiano di chi sono figli i tuoi figli e soprattutto per testimoniare la nostra normalità di famiglia e per diffondere un motto che ci sta molto a cuore NESSUNO E’ DIVERSO  TUTTO E’ UNICO.

Colombia. “Perché sono calate le adozioni in Colombia”

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Su questo blog l’abbiamo più volte ribadito che i bambini hanno il diritto di vivere nella loro terra e si deve fare tutto il possibile perché ciò accada. Poi ci sono i casi estremi della Colombia dove la nuova legge dispone che si debba cercare il parente fino al sesto grado. Non c’è dubbio, che per il bene dei bambini, esistono anche le vie di mezzo.

 

Da una parte, l’evidente crollo della “voglia” di adozione in Italia per i motivi ormai noti: lungaggini burocratiche, esami a raggi X delle coppie, insostenibilità economica dei processi, lentezza degli iter adottivi.

Dall’altra, il tracollo drammatico delle adozioni in Colombia. Nel Paese del Sud America il 2012 è stato l’annus horribilis della storia delle adozioni, sia nazionali che internazionali. Per la prima volta, infatti, nel corso degli ultimi 26 anni (dal 1997 al 2012), il numero dei bambini adottati è sceso sotto la soglia di 1500, fermandosi a 1465. Un calo del 46% rispetto al 2011. E anche i dati del primo semestre del 2013 sono scoraggianti, e in continua decrescita.

Fra i motivi di questo calo ci sono da un lato i criteri imposti dall’ICBF (Istituto colombiano del benessere familiare), dall’altro una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2011, che obbliga l’ICBF, prima di dichiarare adottabile un minore, a cercare eventuali parenti fino al sesto grado per verificare la disponibilità di costoro ad accoglierli.

Il risultato di questa misura è eloquente: prima della sentenza, la dichiarazione di adottabilità poteva durare al massimo sei mesi, ora dura anche anni, poiché l’ICBF è obbligato a indagare sulle lontane origini di ciascun minore. E intanto i minori crescono nelle strutture e, raggiunta una certa età, hanno sempre meno probabilità di essere adottati.

Se gli stessi genitori e familiari più vicini non si fanno carico dei bambini in tutela all’ICBF per motivi di abbandono, abuso o maltrattamento, che speranze abbiamo di trovare lontani parenti che lo facciano?”, si chiede l’avvocatessa Teresita Ojalvo specializzata in adozioni.

Cosa farà a questo proposito il Governo per il futuro dei bambini colombiani in sospeso? La domanda se la pongono tutti i direttori delle strutture di accoglienza dei bambini abbandonati, gli avvocati che lavorano per i diritti dei minori e gli aspiranti genitori adottivi che sono in attesa di dare il proprio amore ai bimbi che non ne ricevono.

In Colombia abbiamo 86mila bambini, bambine e adolescenti sotto la protezione dell’ICBF. In un Paese con alti livelli di vulnerabilità come il nostro, questi bambini rappresentano per noi una priorità oltre che una forte preoccupazione”, ha dichiarato Camilo Domínguez, direttore del Settore Protezione dell’ICBF.

Certo, l’ideale è che ogni bambino cresca nella propria famiglia naturale, ma ci sono molti casi in cui questo non è possibile, perché se i genitori non riescono a garantire al minore il benessere, l’amore e le cure di cui ha bisogno, allora è meglio trovare un’altra famiglia nel più breve tempo possibile o modificare quella assurda sentenza che, nell’intento di garantire ai minori il diritto alla famiglia, in realtà fa l’esatto contrario”, chiosa l’avvocatessa Ojalvo.

(fonte: AiBi – 21/10/2013)

Colombia: “Nel 2013 annunciata la sospensione del deposito di nuove istanze di adozione relative a bambini fino ai sei anni d’età”

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Questa e’ l’ ultima comunicazione Cai sulla Colombia. Risale al 2013.

“In occasione dell’incontro tenutosi a Medellin nei giorni 29 e 30 maggio u.s., l’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar (ICBF) ha comunicato alle Autorità Centrali dei Paesi d’accoglienza la decisione di sospendere l’accettazione di nuove istanze mirate all’adozione internazionale di bambini fino a sei anni d’età. La decisione è motivata dall’attuale pendenza presso l’ICBF di oltre 3000 domande di famiglie straniere mirate all’adozione di bambini di tale fascia d’età senza problemi di salute, a fronte di un numero molto inferiore di minori colombiani adottabili corrispondenti a tali aspettative. Continueranno invece ad essere accettate e registrate le domande mirate all’adozione di bambini con bisogni speciali, e quindi di:

  1. bambini di età superiore ai sei anni
  2. bambini con specifiche necessità sanitarie (anche di età inferiore ai sei anni)
  3. gruppi di fratelli

Nei prossimi giorni la decisione verrà formalizzata dal direttivo dell’ICBF. Non appena possibile, si provvederà a comunicare i dettagli attuativi del provvedimento.”

(fonte: CAI – 04/06/2013)

Colombia. Società: “Situazione dei minori colombiani”

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Scolarizzazione. Non esiste discriminazione tra maschi e femmine tanto che i tassi di ripetizione e abbandono scolastico sono più alti tra i maschi. In Colombia la scolarizzazione è a livelli accettabili, l’istruzione è gratuita e obbligatoria dai cinque ai dieci anni, mentre la scuola secondaria dura dai quattro ai sei anni. Questi indicatori tuttavia peggiorano se ci si sposta nelle aree rurali, e sono ancor più bassi per i bambini appartenenti alle minoranze etniche, come gli indios e gli afrocolombiani, e per i numerosissimi minori sfollati.

Adolescenti. Il numero delle ragazze tra i 15-19 anni rimaste incinte è in aumento. Il 64%deìi queste gravidanze non è pianificato. L’origine della maternità è spesso frutto di violenza ma in Colombia gli adolescenti tendono anche ad avere relazioni sessuali occasionali a un’età sempre più precoce, con il conseguente rischio di contrarre HIV-AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili. Un altro fenomeno correlato è l’alta frequenza con cui le madri adolescenti restano incinte di nuovo dopo il primo figlio. Il 20,5% risulta di nuovo incinta dopo 7-17 mesi dopo il primo parto, mentre un altro 33% tra i 17 e 24 mesi (dati Bienestar Familia 09/14). E’ in aumento anche lo sfruttamento sessuale di minori. Elevato è anche il tasso di ragazzini lavoratori.

Bambini soldato. L’Unicef considera la Colombia uno dei paesi in emergenza umanitaria e gli interventi sono rivolti a ridurre il fenomeno dei bambini soldato. Le attività di reintegrazione sociale dei bambini smobilitati dai gruppi armati avvengono nel quadro del Programma Nazionale per i bambini vittime del conflitto armato, gestito dall’Istituto Colombiano per l’Assistenza alle Famiglie. Il programma si occupa di assicurare al bambino un rientro sicuro in famiglia e nella comunità, oltre a fornire assistenza medica, istruzione e protezione legale.

Bambini di strada (niños en la calle). Sono bambini che pur avendo dei genitori sono lasciati a vivere per strada in assenza di cure e attenzione ai margini delle città tra i più degradati. La loro solitudine li destina ad essere vittime indifese di atti di violenza, abusi sessuali, rapimenti per il traffico d’organi o prostituzione. Nelle zone suburbane sono completamente assenti strutture che possano accogliere bambini dai 0 ai 2 anni e offrire attività di cura e assistenza all’infante e alla madre.

vedi anche:

http://www.icbf.gov.co/portal/page/portal/Descargas1/Prensa1/ColombiaSinMaltatoInfantil_180313.pdf

Colombia. Società: “Le famiglie monoparentali e le relazioni sociali”.

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Nel 2007 Veneto Adozioni ha caricato sul suo sito uno studio sulla società colombiana che ripartiremo in tre post: famiglia, donne e minori.

Faremo una sintesi schematica per facilitare la lettura.

La rapidissima espansione delle periferie delle città, in particolare di Bogotà, è avvenuta soprattutto negli ultimi dieci anni e il selvaggio inurbamento causato dalla fuga dalle campagne ha provocato l’incapacità da parte delle persone di costruire o ricostruire il tessuto sociale ed una trama di relazioni significative, sia a livello intrafamiliare, sia a livello interfamiliare.

I conflitti intrafamiliari costituiscono la prima causa di violenza nella periferia della capitale colombiana e questa situazione si aggrava ulteriormente nelle zone più periferiche in cui gli indicatori di povertà sono più elevati.

Circa il settantacinque per cento dei bambini di strada hanno subito maltrattamenti in famiglia. Il problema dei “bambini di strada” trova una causa importante nella difficoltà delle madri che devono sostenere tutto il peso del sostentamento familiare e nella situazione di povertà estrema della famiglia. In questa situazione, si registrano conflitti nella relazione madre-figli causata, in gran parte, dal peso che deve sopportare la madre per le enormi difficoltà economiche, per lo stato di solitudine e d’indifferenza alla quale è soggetta e per l’assenza di un qualsiasi supporto da parte di istituzioni o di personale specializzato. Secondo le statistiche realizzate, le aggressioni e manifestazioni di violenza intrafamiliare sono direttamente correlate, inoltre, allo stato di sfollamento che vivono le famiglie che si trasferiscono nelle periferie urbane delle grandi città.(…)

(fonte: Veneto Adozioni)

Colombia. Medici senza Frontiere: “I civili tre volte vittime della violenza”

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Medici senza Frontiere opera in Colombia dagli anni ’80 e denuncia la necessità d’intervenire per salvaguardare la salute mentale delle persone. Secondo il rapporto redatto dall’organizzazione, la popolazione in Colombia non solo è vittima delle conseguenze dirette del conflitto, ma è anche vittima dell’abbandono e dello stigma sociale e istituzionale in cui è costretta a vivere. In particolare si riferisce alla Colombia meridionale.

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“I nostri operatori umanitari sono testimoni della sconvolgente realtà sopportata dalla maggior parte della gente del Caquetá”, spiega Teresa Sancristóval, responsabile dei progetti di MSF in Colombia. “Da un lato i civili sono esposti alla violenza perpetrata dai diversi gruppi armati e dall’altro le autorità e la società non garantiscono loro l’assistenza di cui hanno una reale necessità.

Il 49,2% di questi pazienti ha vissuto il conflitto direttamente sulla propria pelle: intrappolati negli scontri fra i gruppi armati, vittime di violenze con minacce, ferite, reclutamento forzato, sfollamento, restrizioni della possibilità di movimento e uccisione di membri della propria famiglia. Oltre a sopportare le conseguenze dirette del conflitto, i civili devono affrontare lo stigma da parte della società. “Lo stigma sociale e la marginalizzazione che circondano la popolazione colpita dal conflitto in Colombia, costringono le persone a restare in silenzio e a non parlare della propria sofferenza e ciò impedisce la loro inclusione sociale e il loro senso di appartenenza alla comunità”, dice María Cristóbal, esperta di MSF in salute mentale. Tutto ciò ostacola il loro accesso a lavoro, casa, educazione e salute.

Le vittime del conflitto sono spesso escluse dai servizi sociali erogati dallo stato. L’abbandono da parte delle istituzioni è evidenziato dal fatto che il fenomeno dello “sfollamento forzato” non è riconosciuto a sufficienza in Colombia. (…)

(fonte: medicisenzafrontiere)

 

Vedi inoltre:

http://www.icbf.gov.co/portal/page/portal/RecursosWebPortal/Prensa/INFOGRAFIA-NNAVICTIMAS-SEGUNHECHO.pdf

Colombia: “Lo stato, la guerriglia e la popolazione civile”

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Sono in corso le trattative tra FARC e stato, ma anni di acerrimo conflitto sociale non si cancellano in un attimo. Secondo i dati del Centro di memoria storica della Colombia, cinquant’anni di conflitto armato hanno provocato 6 milioni e mezzo di vittime: tra esse 5,7 milioni di rifugiati, 220.000 morti, 25.000 scomparsi e 27.000 sequestrati. Segue un resoconto di cosa sono le FARC, come si è evoluta la guerriglia e che cosa stanno trattando sul tavolo della pace a Cuba.

FARC è l’acronimo di Revolutionary Armed Force of Colombia, di ispirazione marxista. Il gruppo è nato negli anni sessanta per combattere contro l’iniqua distribuzione della terra e i latifondisti. In realtà tutti i gruppi coinvolti (milizie ribelli. governo e paramilitari di estrema destra) violano i diritti umani e a farne le spese è la popolazione rurale che è costretta ad abbandonare i villaggi dove si verificano massacri o arruolamenti forzati. Le vittime civili si contano a migliaia ogni anno, così come i rapimenti o le mutilazioni provocate dalle mine antiuomo. Si stima che le mine siano presenti su circa il 45 per cento del territorio colombiano: Antioquia, Meta e Norte de Santander sono le zone che hanno registrato il maggior numero di casi. Le mine sono posizionate lungo le principali vie di comunicazione, nei pressi di ponti, fonti d’acqua, coltivazioni di coca e lungo gli oleodotti.
La guerriglia è da sempre finanziata tramite rapimenti e traffico di droga. Molto spesso le persone rapite sono state uccise, nonostante il pagamento del riscatto, oppure si sono unite ai guerriglieri. Intere comunità si rifugiano nei sobborghi delle città aumentando il numero di rifugiati e le sacche di povertà.

Gravi violazioni si consumano anche ai danni delle comunità indigene che, nonostante abbiano espressamente richiesto di non essere coinvolte nella guerra, subiscono assassini, stragi, deportazioni e arruolamenti forzati, talvolta anche ad opera delle multinazionali del petrolio. Le minoranze etniche, afro-colombiani e indios-colombiani, sono infatti le popolazioni più duramente colpite dal conflitto.

Lo stato combatte contro le FARC ma anche contro l’ELN (National Liberalisation Army), un piccolo gruppo di guerriglieri. Negli ultimi tempi ha trovato collaborazione da parte di Venezuela ed Ecuador per isolare i ribelli. Inoltre gli USA hanno sempre sostenuto la Colombia per la guerra contro i narcotrafficanti.

Il tasso di corruzione che affligge il sistema amministrativo raggiunge livelli scandalosi, così come il suo grado di connessione col paramilitarismo e col narcotraffico. I giornali in Colombia sono in mano alle oligarchie di potere filo-governative. I guerriglieri si servono di metodi alternativi per diffondere i propri comunicati stampa e le proprie versioni dei fatti.

Dopo 50 anni di conflitti, nell’ottobre 2012 ad Oslo è stato aperto un tavolo di pace anche a seguito della morte di alcuni leader del movimento. Sorgono alcune domande sul reinserimento dei guerriglieri nella società civile dopo essersi comportati da carnefici con le popolazioni locali. Dal 2003 a Bogotà è stato iniziato un programma di reinserimento, ma i successi, dopo 10 anni, sono ancora molto scarsi e poco monitorati.

(fonte: bbc.co.uk/news/world-latin-america-19994289)

A giugno 2013 sono riprese le trattative tra FARC e stato: sul tema agrario ci hanno impiegato sei mesi per trovare un accordo. All’ordine del giorno c’è la partecipazione politica dei gruppi armati. Anche se la partecipazione dei guerriglieri è legata alla loro situazione giudiziaria, la popolazione è restìa ad accettare che persone che hanno ucciso, sequestrato e torturato possano sedersi in Parlamento. L’accordo di pace entrerà in vigore solo quando tutti i punti saranno stati accettati dalle parti (sintesi: “Il futuro dei negoziati di pace in Colombia” – Internazionale 14 giugno 2013)

Il primo luglio 2013 le due maggiori guerriglie della Colombia, le FARC e l’ELN hanno annunciato la possibilità di unirsi per raggiungere la pace. Questo significa che l’ELN vuole partecipare al negoziato in corso a Cuba tra Governo e FARC. Dal 1985 più dell’11% della popolazione colombiana ha sofferto direttamente a causa del conflitto (Internazionale giugno-luglio 2013).

Il 15 giugno 2014 è stato eletto Presidente Juan Manuel Santos. Una parte dei colombiani ha scelto lui perché Santos ha puntato sulla fine negoziata del conflitto armato con le FARC (Internazionale 20 giugno 2014).

Ad ottobre 2014 si annunciava che la trattativa è a buon punto. Sono stati raggiunti accordi sulla riforma agraria, la partecipazione politica dei guerriglieri e il narcotraffico. Nell’accordo ci sono anche una serie di buone intenzioni: eliminare la povertà nelle zone rurali e dare ai contadini acqua potabile, terreni e assistenza sanitaria. (Internazionale 3 ottobre 2014)

Le ultime notizie: http://www.repubblica.it/esteri/2014/11/20/news/colombia_accordo_governo-farc_per_la_liberazione_del_generale_alzate-100978169/?ref=HREC1-8

Colombia: “Uno sguardo d’insieme”

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La Colombia può contare su abbondanti ricchezze minerarie e agricole e su una produzione petrolifera di un milione di barili al giorno. Grazie a ciò e ai suoi 47 milioni di abitanti negli ultimi anni l’economia del paese si è distinta negli ultimi anni in Sud America. Il pil cresce a ritmi superiori del 4% annuo e le agenzie di rating esprimono un parere positivo sul debito sovrano. Gli investitori la guardano con interesse.

Dal 2012 sono in atto le trattative con i guerriglieri delle FARC per riportare la pace nel paese dopo cinquant’anni di guerra civile.

La Colombia è stata per anni uno dei principali paesi nel panorama delle adozioni internazionali. Secondo le tabelle CAI dal 2000 sono arrivati in media 300 bambini all’anno con netto calo nel 2013 quando la Colombia ha bloccato le adozioni a fronte di troppe richieste rispetto ad un numero ridotto di bambini disponibili.

Si stanno cercando nuove strade con le adozioni special needs e la facilitazione delle vacaciones en el extranjero.

Nei post successivi entreremo nel dettaglio attraverso un’analisi sociale della Colombia e con alcune informazioni utili alle coppie.