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ItaliaAdozioni: Presentazione del libro “Cara adozione” – Mi – 17 ott 2016

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Presentazione del libro

“CARA ADOZIONE”

lunedì 17 ottobre ore 18.00

MILANO – piazza Gae Aulenti (Illy Caffè)

Questo libro è nato dalla collaborazione di tante persone. Contiene un’energia speciale. Spero, la raccolta di lettere è nata per quello, che il passa parola possa portarlo per tutta Italia. Venite, intanto, a Milano e festeggiamo insieme l’evento di tante famiglie colorate che s’incontrano per l’occasione.

“Cara Adozione, scrivo a te, che in quest’ultimo anno sei entrata nella mia vita; io ho bussato alla tua porta e tu mi hai accolto…”  – Greta

Cara Adozione nasce una domenica pomeriggio.

Ci sono fogli sparsi un po’ dappertutto, sulla sedia, sul pavimento e sul tavolo. Mucchi di carta contrassegnati da fermacarte differenti per distinguere i vari capitoli di un ipotetico libro. Con una penna in mano sto annotando i miei pensieri, quello che mi sgorga dal di dentro incontrando ora Enrico, ora Valentina, ora Rosangela, etc. Sono tutti compagni di avventura. Mi ci riconosco. Mi rattristano un po’ certe considerazioni, ma altre sono ironiche e divertenti.

D’istinto prendo il cellulare.

Ivana (Ivana Lazzarini, Presidente di Italiaadozioni), mi ascolta silenziosa mentre le propongo una raccolta di lettere. Il lavoro è impegnativo. Mi conosce da poco. Secondo me pensa che ci sia qualche cellula grigia in avaria nel mio cervello. In fondo, mi dico, è stata sua l’iniziativa di “buttarmi addosso” centinaia di lettere, arrivate a “Lettera a un’adozione” dell’anno prima. Poi, non contenta, ha rincarato la dose. Ne ha aggiunte delle altre, quelle dell’edizione che si stava per concludere.

Da me è stato interpretato come una sorta di battesimo per entrare nel gruppo di ItaliaAdozioni. Una specie di prova di coraggio come nelle confraternite dei college americani. O resta o scappa.

Sono rimasta. Non sono un tipo che fugge, io! Sono o non sono una mamma ado? Ho scelto le lettere. Le ho lette e rilette. Ogni volta ci ho trovato nuove sfumature e messaggi inediti. E mi sono anche divertita.

Ma quello che conta di più è che questo libro, che adesso stringo tra le mani, LA PRIMA COPIA, non è una cosa mia, ma è nato da tutti noi. Dagli autori, da chi l’ha costruito, stampato, sudato e discusso.

Il titolo, ad esempio, è stato ispirato dalla lettera della nostra Greta Bellando, quando studentessa ha incontrato per la prima volta genitori e figli adottati. E si è messa in ascolto.

Ecco, appunto, ascoltate.

Andate oltre le parole, chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dall’esperienza di un linguaggio diverso. Lontano dall’apatia e dalla diffidenza per l’altro che ci propinano tutti giorni sul posto di lavoro o alla TV o sui mezzi pubblici. Respirate il sentimento. Restate nella vibrazione di un’esperienza unica, e per molti di voi sconosciuta, com’è l’adottare un bambino.

Questo libro parla di incontri.

La parte più interessante del percorso di Cara adozione è stata sentire gli autori. Molti di loro non si aspettavano una nostra telefonata. Non si aspettavano che questo libro nascesse davvero.

Sarà un piacere donare il libro a mia figlia quando sarà grande”.

Leggeremo le lettere nel nostro gruppo di lettura”.

Ne voglio comprare delle copie da donare alla Biblioteca Comunale”.

Siete disponibili a fare delle serate con la nostra Associazione?”.

“A me piace scrivere: anche quest’anno parteciperò al concorso  con “Lettera ad un colore””.

Vorrei anch’io lavorare con voi”.

Comunicare, scrivere, mettersi a disposizione… per il gusto di farlo, senza aspettative. E un giorno bussano alla tua porta e ti dicono che quello che hai scritto e detto è importante, che tanti lo leggeranno, perché hai saputo andare dritto al punto, hai saputo esprimere un concetto altrimenti intricato. Per questo, troppe volte taciuto, sofferto, isolato.

Vorrei che la mia lettera non fosse inserita”.

“Vorrei usare uno pseudonimo”.

Chi non ha paura di aprirsi ed esprimere i propri sentimenti profondi? Non sempre si è capiti. Talvolta si è derisi.

Cara Adozione è condivisione. Con le famiglie adottive. Con gli insegnanti. Con amici e parenti. Con i gruppi di lavoro. Ma parlare al mondo non è facile. Per questo abbiamo bisogno di tutti voi per fare in modo che questa voce non si fermi, ma si espanda per tutta Italia. Perché nessuna famiglia deve rimanere sola e isolata. Cara adozione è nata per questo.

Per chi avesse già letto alcune lettere sparse qua e là sul sito, potrà cogliere la magia che le accomuna e le rende diverse, ma mai banali, perché all’interno di un tutto.

Alla fine del percorso di lettura, ci si sente bene, come in una specie di autoanalisi. Una sorta di costellazione familiare nazionale, in cui ci si può immedesimare e ridere di noi stessi, sconfiggendo lo stress da performance genitoriale o filiale.

Che altro dire? Leggetelo. Potremmo confrontarci. Sarebbe bello che Cara adozione fosse la base per creare nuove collaborazioni e amicizie. Sarebbe bello che da tutto ciò nascessero altri libri e altri incontri.

Sempre parte di quel tutto che è l’adozione.

Roberta Cellore

Lunedì 17 ottobre ore 18.30 la partecipazione alla festa per “Cara Adozione” è libera, ma è molto gradita una mail per la conferma della propria presenza a redazione@italiaadozioni.it.

Si ringrazia Illy per la squisita disponibilità.

Chi desidera una copia di Cara Adozione può versare un contributo di 15 euro (comprensivi della spedizione) e scrivere il proprio indirizzo a redazione@italiaadozioni.it.

Per versare la somma si può utilizzare:

 oppure

Bonifico bancario intestato a Associazione ItaliaAdozioni:
IBAN: IT16C0200834070000103385842
per bonifici esteri oltre alla coordinata IBAN, indicare anche il codice BIC:
Codice BIC:  UNICRITM1D12

Siamo adottati e stiamo bene 3 – 15 e 16 ott 2016 – Firenze

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SIAMO ADOTTATI E STIAMO BENE 3

Firenze –  15/16 ottobre 2016

Spazio Libri Liberi Officine

 

Parleremo di ricerca delle origini con gli adottati e le loro storie, delle nuove tipologie famigliari con Melita Cavallo, di scuole e delle nuove direttive del MIUR sull’adozione con esperti e genitori, delle attese di famiglie e bambini attraverso le loro storie e le foto del concorso di Heartfamily.

Tra le novità la prima edizione del premio “Siamo adottati e stiamo bene. Grazie a…” dedicato alle persone che con il loro lavoro e il loro personale impegno hanno fatto la differenza nel mondo dell’adozione.

Durante l’incontro sarà presente anche una folta rappresentanza dell’Associazione Figli Adottivi e Genitori Naturali (FAeGN) che sfrutterà l’occasione per lanciare la campagna DNAdozione in Italia!

PROGRAMMA 

 

SABATO 15 OTTOBRE

10,30 Terzo Meeting Nazionale Adottati – Con il Comitato Nazionale per il Diritto alle Origini Biologiche. Ricerca delle origini e anonimato, riflessioni e discussioni sulla legge in corso di approvazione.

12,00 “Il ricongiungimento? Si può” – Storie a lieto fine

13,30 Pausa pranzo

15,15 Mario Lombardi presenta “Identità” – Intervento di mimo.

15,30 “Si fa presto a dire famiglia” – Incontro con il magistrato Melita Cavallo e il suo libro. Modera Giorgio Pezza

17,00 Prima edizione del premio “Siamo adottati e stiamo bene. Grazie a…” con premiazione

18,00 Inaugurazione della mostra fotografica “Famiglie in attesa… Bambini in arrivo” nata dal concorso organizzato in collaborazione con Heartfamily

 

DOMENICA 16 OTTOBRE

11,00 “Adottati a scuola” – Genitori e insegnanti ne parlano con Giovanna Masini, Anna Genni Miliotti e Alessandra Papa, autrici del nuovo libro edito da Libri Liberi sulle direttive del MIUR. Modera Giorgio Pezza

11,00 Laboratorio per bambini di musicoterapia – Con Tatiana Dondolini

13,30 Pausa pranzo

15,00 I protagonisti della mostra fotografica “Famiglie in attesa… Bambini in arrivo” si raccontano. Segue premiazione

16,00 Lancio del concorso “Ti racconto l’attesa…” legato al progetto editoriali di Libri Liberi e Officina Adozione

SCARICA IL PROGRAMMA

Comunicazione ItaliaAdozioni: “L’adozione sui banchi di scuola” – 22 maggio 2016 – Vimercate (MB)

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Domenica 22 maggio 2016

Premiazioni del Concorso “L’adozione tra i banchi di scuola”

Anno scolastico 2015/2016

Auditorium della Biblioteca del Comune di Vimercate (MB

Sabato 30 aprile verrà pubblicato l’elenco dei vincitori sul sito di ItaliaAdozioni

 

Sessualità/abusi su minori: “Depressione in età adulta”

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Anche se l’abuso sessuale su minore era ben presente nell’età vittoriana, all’epoca documenti testimoniano la presenza di prostitute bambine, sarà solo negli anni ’80 che diventerà oggetto di studio. Il ritardo è dovuto alla segretezza e alla ritrosia con cui ancora oggi se ne parla. E’ difficile parlare di abusi sui bambini. Certi adulti faticano a concepire che ciò possa accadere. Eppure accade. E diciamolo e scriviamolo a caratteri cubitale, NON PER COLPA DEI BAMBINI. I bambini sono le vittime e le coppie che hanno paura ad avvicinarsi a realtà di questo genere devono capire che così facendo rendono vittime due volte bambini che chiedono l’aiuto di adulti sensibili e consapevoli del loro dolore. Quella che segue è la sintesi  del libro: “Il bambino maltrattato – Le radici della depressione nel trauma e nell’abuso infantile” di Antonia Bifulco e Patricia Moran – Astrolabio 2007. Noi tratteremo la parte che riguarda l’abuso sessuale che comunque, come vedremo, a volte si accompagna ad altri tipi di abuso. L’indagine è stata compiuta su un campione di donne inglesi ed è svincolata dall’adozione.

 

Cos’è l’abuso sessuale.

L’abuso è un contatto fisico con l’adulto. Abuso è anche essere costretto ad assistere ad un atto sessuale, guardare materiale pornografico o essere usato nei circuiti della pornografia. Abuso è “sfruttamento del bambino/della bambina a fini di gratificazione sessuale da parte di qualsiasi adulto e non solo dei genitori”. Ancora: “Chi commette abuso conta sull’inermità del bambino/della bambina, ne viola i diritti umani e tradisce la sua fiducia.”

 

Chi sono i molestatori

Dagli studi condotti da due autori in Inghilterra, si è notato che nell’11% dei casi l’abuso è esercitato da un adulto acquisito (patrigno), nel 9% nella famiglia allargata (anche in caso di affido) e per il 4% in famiglie mononucleari composte da un solo genitore.

Come per altre forme di maltrattamento anche per l’abuso sono state identificati tre gradi di gravità:

  • gravità marcata => adulto appartenente alla famiglia
  • gravità moderata => adulto vicino alla famiglia
  • gravità lieve => adulto estraneo, minimo contatto

 

La vittima

L’abuso sessuale è fortemente collegato alla negligenza. I bambini abusati sono bambini soli. Ci può essere anche un contesto familiare allargato ma poco responsabile quando l’abusante è un estraneo alla famiglia. Quasi tutti gli abusi sono compiuti da uomini. La negligenza, invece, è maschile e femminile a pari merito. L’abusante si affida alla bassa autostima e all’isolamento del bambino/della bambina. Usa metodi di controllo e di dominio subdoli, come la minaccia di far del male ai familiari. Molto spesso, in queste situazioni, l’autore dell’abuso ha il benestare di altri. Molte madri non si rendono conto della gravità o si sentono impotenti. Alcuni bambini rimangono pietrificati, altri scioccati. Spesso si parla di “dissociazione dal corpo”. Dice una bambina: “Sebbene mi facesse tanto male, era bello che qualcuno mi prestasse attenzione”.

I bambini più vulnerabili:

  • hanno problemi familiari
  • sono soli, insicuri, piccoli, fiduciosi
  • nel caso delle bambine, graziose
  • spesso appartengono a famiglie con un solo genitore

 

Prevenzione

  • non giocare in posti isolati
  • non giocare vicino ai bagni pubblici
  • mai allontanarsi di sera
  • non accettare doni
  • dire ai genitori chi ci prova o scherza con loro
  • dirlo sempre anche se è un amico di famiglia
  • attenzione agli uomini troppo affettuosi 

 

Abuso sessuale e depressione

Dall’indagine condotta si è riscontrato che in presenza di abuso sessuale di gravità marcata o moderata c’è una maggiore probabilità a soffrire di depressione in età adulta. Anche l’uso di alcol e droghe è considerato un modo per “escludere i sentimenti traumatici connessi all’abuso”.

Le cose si complicano quando assieme all’abuso sessuale si uniscono anche negligenza e maltrattamento. E’ anche vero che ciò si manifesta solo nel 4% dei soggetti della ricerca.

 

Come aiutare la vittima

“Sebbene il rischio di depressione dopo eventi di vita dolorosi sia maggiore, la maggior parte delle persone non diventa depressa” – Rutter, psichiatra e scienziato inglese.

E’ da tenere presente che nel gruppo dei bambini maltrattati e abusati del campione, un terzo ha sofferto di disturbo depressivo più o meno lieve, ma due terzi hanno condotto una vita normale.

Tre bisogni di Marlow per una crescita armoniosa
Bambino equilibrato Bambino deprivato
sicurezza essere protetto dai pericoli dell’ambiente molto spesso i famigliari sono pericolosi
sostegno amore, rispetto, senso di appartenenza nessuno ti dà conforto
autostima valorizzazione da parte degli altri, rafforzata da successo e affermazione in qualche ruolo se non si soddisfano i bisogni fisici e psicologici fondamentali del bambino si arresta la crescita psicologica e dell’autostima che può sfociare in fallimento e deprivazione di opportunità nella vita adulta

 

I fattori protettivi non sono facili da identificare perché troppe sono le variabili nella vita di una persona: è l’accumulo di esperienze negative a portare alla depressione. E’ normale che nella vita di tutti noi ci siano fasi altalenanti che ciascuno affronta con maggiore o minore serenità.

Si è notato che lo scarso sostegno sommato alla bassa autostima diventano causa scatenante della depressione. Ma se uno dei due elementi viene neutralizzato il soggetto conduce una vita normale.

Nel caso specifico di donne si è notato che:

  1. e’ importante ridurre i fattori di rischio psicosociale
  • evitare gravidanze non programmate in adolescenza
  • evitare convivenze violente
  • ridurre l’intensità di crisi esistenziali

 

  1. bisogna preparare i soggetti a fronteggiare la tensione psicosociale quando si presenta
  • migliorare l’autostima
  • migliorare la qualità delle relazioni

 

  1. si deve supportare la donna nel momento di crisi
  • aiutarla a vedere il lato positivo
  • aiutarla a pianificare la vita
  • incentivarla ad usare un sostegno

La depressione clinica, se arriva, si manifesta di solito dopo la fase dell’adolescenza. L’interazione umana è molto importante. La persona si racconta e deve trovare le parole per esprimersi facendo un lavoro interiore.

Può succedere a volte che l’esperienza dell’abuso (in senso lato, non solo sessuale) porti le donne a relazionarsi male con i propri figli, quasi a paralizzare il rapporto con loro. La donna si ritrova incapace di manifestare affetto per paura di essere ancora una volta rifiutata. Lo stesso avviene con il partner. E’ da escludere che il ciclo si manifesti automaticamente, della serie chi è maltrattato, maltratta. Ogni storia è a sé. Ma è importante il sostegno e lavorare sull’autostima. Bambine emotivamente danneggiate possono entrare nella vita adulta senza essere equipaggiate per stabilire relazioni intime, non solo con gli adulti ma anche con i propri figli. Si ritrovano inconsapevolmente a ricreare la situazione svantaggiosa cercandosi partner che non le sostengono o che addirittura creano conflitti coniugali violenti.

 

Conclusioni

Le esperienze di abuso moderate o gravi sono associate alla depressione in età adulta. Il maltrattamento infantile può influenzare tutto l’arco della vita e può estendersi da una generazione ad un’altra se non si pongono dei ripari. Chi subisce più tipi di abuso (negligenza, abuso fisico e sessuale) ha più difficoltà a gestire la vita da persona matura. Sono però molteplici le variabili per cui anche chi ha subìto può condurre una vita tranquilla, nel caso delle donne dipende in larga parte dalla scelta del partner di sostegno.

I possibili interventi:

  • preparare i genitori al loro ruolo genitoriale
  • creazione di una rete di sostegno sociale (il maltrattamento e l’abuso non possono essere scaricati sui genitori, ma devono entrare in gioco altri attori quali la scuola, professionisti, ASL e altri genitori)
  • educare alla felicità le generazioni future

“I colori del vuoto”, un libro che diventa spettacolo

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Racconti di adottati, genitori adottivi e naturali

 

di e con Ramona Parenzan

Lo spettacolo è una declinazione drammaturgica in forma di monologhi che si susseguono, dei racconti presenti nella raccolta (Autori vari, a cura di Ramona Parenzan) I COLORI DEL VUOTO, edito da Libere Edizioni

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Spazio scenico in ombra. Sei sedie vuote. Accanto ad ogni sedia, in basso, si trovano degli “oggetti speciali”, un po’ curiosi: una balena rosa, una lampadina, un paio di scarpe con la zeppa anni settanta, un vecchio disco in vinile, un paio di scarpette da danza… Sono i preziosi oggetti simbolici che hanno “salvato” dal vuoto i protagonisti delle storie. Una voce fuori campo introduce il tema attraverso delle domande ripetute. Sul telo scorrono immagini. Poi, lentamente, quasi per magia, arriva cantando la narratrice. Sedia dopo sedia, oggetto dopo oggetto, fotografia dopo fotografia, illustrazione dopo illustrazione, prendono corpo, colore e voce le storie e i racconti presenti nel libro. Lo spettacolo diventa così  un delicato, e a tratti anche surreale, susseguirsi di voci rappresentative di adottati, genitori adottivi e genitori biologici alla ricerca dei propri figli, desiderosi di comunicare agli spettatori, le loro più profonde emozioni. Il tema centrale dei racconti è l’abbandono e la perdita, ma anche i vari modi in cui i protagonisti sono riusciti, nel tempo, a trovare risposte e a ridipingere il vuoto.  

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Note tecniche   Durata:  60 min, più dibattito con il pubblico per un totale di circa due ore

Montaggio scenografia: quindici minuti circa

Spazio scenico: teatro, aula magna, auditorium, biblioteche, palestre e spazi aperti

Dispositivi richiesti: pc, telo bianco, proiettore, 6 sedie, casse acustiche

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Costi 120 Euro nette (più eventuali spese di viaggio e di pernottamento)

Performer Ramona Parenzan, autrice di vari libri, racconta storie

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Per informazioni Ramona Parenzan 339 1622954;  ramona.parenzan@libero.it

“I colori del vuoto”: intervista alla curatrice del libro, Ramona Parenzan

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Ramona parla del vuoto che ragazzi adottati, genitori adottivi e genitori biologici si portano dentro. Un vuoto che può essere colmato se solo lo si vuole e non si ergono barriere. Se si comunicano le emozioni e si decide di non viverle più in solitudine.

L’intervista mette in luce gli obiettivi del libro e come è nato. Ramona, inoltre, legge stralci di tre racconti che spaziano dal significato di abbandono per una ragazza adottata, all’importanza dell’incontro con la mamma biologica, tutto condito dal sentimento di chi ci è passato davvero.

Buon ascolto.

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“I colori del vuoto”, un libro sulla ricerca delle origini scritto dai protagonisti

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Un gruppo di persone mature si incontra su facebook nei gruppi che parlano di adozione e ricerca delle origini. Decidono di scrivere un libro insieme. La mente è Ramona Parenzan, anch’essa bambina adottata, mediatrice e scrittrice per l’infanzia. Quasi per scherzo nasce questo gruppo di “neo scrittori” a cui si affianca un talentuoso gruppo di disegnatori. Provenienze diverse, svariate professioni, accomunati dalla passione di raccontare, chi con la parola, chi con l’immagine. Ne è nato un libro a più voci e intonazioni, una sorta di coro di storie autobiografiche mescolate ad esperienze di altri ragazzi e genitori che hanno fatto lo stesso percorso di vita. Il tutto colorato con la magia della fantasia.

Un libro da leggere perché non ci sono mediatori. I racconti parlano da soli, arrivano dritti al cuore o sono un pugno nello stomaco. Solo attraverso la viva voce dei nostri figli possiamo davvero capire cosa si portano dentro e comprendere al meglio le nostre e le loro fragilità.

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Colombia. Il Libro: “Viaggio di vita”

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Proponiamo questo libro scritto e documentato con splendide foto da un giovane che ha visitato la Colombia accompagnato da un sacerdote compaesano. I fondi raccolti vanno all’attività di Padre Bruno Del Piero che per 50 anni ha aiutato le gente locale con passione e gioia in un ambiente martoriato da guerriglia,assassinii e problemi sociali. Ad un anno dalla sua scomparsa, vogliamo ricordare l’impegno di Padre Bruno, un sodalizio con la popolazione colombiana che prosegue attraverso i collaboratori da lui stesso formati. Per contribuire basta contattare l’autore Alberto Cancian al seguente indirizzo mail: albento.cancian@gmail.com. Il libro è stato proposto dalla rivista Missioni Consolata.

Di seguito Alberto ci sintetizza la formidabile esperienza in questo paese che si sta risvegliando sotto un profilo economico, ma che ancora soffre di gravi disparità sociali

“Io sono stato in Colombia relativamente poco per capirla e comprenderla davvero nel profondo, però ho avuto la fortuna di visitarla con una persona che è lì da 50 anni e quindi tutto è stato più profondo di riflesso.

Sono andato in Colombia nel marzo 2012, avevo 26 anni ed il mio scopo era quello di andare a visitare le terre, dove appunto da 50 anni opera un missionario del mio paese, Roveredo in Piano, in provincia di Pordenone. Ho sentito parlare di padre Bruno Del Piero fin da piccolo, mi ha sempre affascinato, ed in quel mese ho avuto la fortuna di concretizzare le mie immaginazioni ed i miei desideri. Abbiamo visitato la Colombia in lungo ed in largo, nelle zone inaccessibili di foresta amazzonica e nelle megalopoli, non era turismo, ma viaggio.

Padre Bruno avendo aiutato quella terra ed i suoi popoli per decenni è molto amato e questo ha permesso un mio inserimento molto più agevole e sicuro in quei confini, ancora tanto instabili.

Ho potuto sperimentare le condizioni di vita delle popolazioni locali, nelle loro grandi diversità. La maggior ricchezza della Colombia è infatti nelle sue diversità, di habitat, di vegetazioni, di zone climatiche e di etnie, con i loro usi e costumi. Ho potuto toccare con mano e sperimentare la situazione a Nord della Colombia, nella zona lambita dal Mar dei Caraibi, dove la popolazione è in gran parte di discendenza africana poichè lì sono stati fondati i maggiori porti dei colonizzatori nel continente sud-americano con il conseguente commercio degli schiavi. Qui gran parte della popolazione vive in condizioni precarie ma ci sono stato troppo poco per capire a fondo le reali problematiche, se non altro ho intuito la semplicità della gente, il vivere legato al sostentamento e non al guadagno, l’integrazione razziale e sociale ed i lenti ritmi legati principalmente al caldo opprimente ed umido dell’area caraibica.

Ho avuto poi la fortuna di essere accompagnato nel centro della Colombia, nella metropoli che è anche la sua capitale, Bogotà, una città da quasi 9 milioni di abitanti..quelli censiti! Anche qui le condizioni sono spesso precarie, ma la situazione è diversa rispetto al Nord della Colombia. Appunto perchè ci si trova in una metropoli, ed in Sud America questo status porta con se tutte le sue difficoltà, dalla delinquenza alle enormi differenze fra classi sociali. Basta passare in taxi nelle vie degli sterminati sobborghi della città per rendersene conto. Qui è evidente l’opera delle varie istituzioni religiose soprattutto a livello educativo, con le decine di scuole e collegi che accolgono i bambini, li formano e a volte li tolgono da situazioni sociali davvero dure e pericolose. Le difficoltà ovviamente variano all’interno delle classi sociali, ma in ogni caso la maggior parte della popolazione appartiene a quelle più povere. C’è da dire però che il sistema educativo della città è abbastanza completo, anche per quanto riguarda le Università, che sono molte, questo credo sia principalmente dovuto al fatto che si parla della principale città di questo stato.

La terza macroarea colombiana che ho avuto la fortuna di conoscere è anche quella che mi affascinava di più prima della partenza, nella quale sono stato di più durante il viaggio e che mi ha lasciato i più incredibili ricordi una volta rientrato in Italia, ed è la zona a Sud, quella Amazzonica. Parte del territorio colombiano infatti è costituito da zone di foresta, solcate dagli enormi fiumi che confluiscono nel Rio delle Amazzoni, sono principalmente le regioni Caquetà, Putumayo e Amazonas. Come detto anche questa zona è completamente diversa dalle altre, per clima, flora e fauna e popolazione. Infatti qui vivono i discendenti degli indios e degli europei che si sono spinti fin qui, ma lungo i fiumi sono ancora presenti vari villaggi indigeni, più o meno modernizzati, addirittura alcuni ancora inesplorati. Qui ho visitato alcuni centri abitati sorti sul fiume Putumayo, il gigante d’acqua che fa da confine fra Colombia e Perù e sono stato anche accompagnato lungo i fiumi a visitare alcuni villaggi indigeni. In queste zone l’opera dei missionari è stata fondamentale, risulta evidente come siano stati e siano tutt’ora un’ancora di salvezza per la popolazione. Grazie a loro infatti sono stati fondati collegi, scuole, ospedali e strutture sanitarie e la loro opera è testimoniata anche da come siano benvoluti. Nello specifico ricorderò sempre come in ogni fangosa via di queste regioni Padre Bruno venisse salutato, fermato e ringraziato con amore e riconoscenza infiniti.

Come detto in queste aree le istituzioni scolastiche sono state avviate quasi in toto dalle istituzioni religiose e poi coadiuvate dallo stato, soprattutto nei villaggi lungo il fiume, che praticamente isolati dal mondo e raggiungibili quasi solo via fiume, hanno potuto accedere ad una sana modernità solo attraverso i missionari. In ogni caso anche qui le condizioni sono abbastanza precarie, l’aspettativa di vita molto ridotta ed alcune malattie endemiche ancora presenti. La natura però dà tutto, cibo, frutta, materie prime per la costruzione, da questo credo si possa capire ancor meglio come in molti si battano per la protezione della Foresta Amazzonica, quel bene di tutti sempre più devastato senza rimedio.

Nonostante i miei giorni in Colombia non siano stati molti, grazie alla mia “guida” esperta e amata, ho potuto coglierne alcuni degli aspetti più profondi, quelli che ti toccano dentro e ti fanno cambiare e crescere, quelli che ti danno la consapevolezza delle nostre più piccole fortune e ti fanno scoprire il vero valore delle cose. Una delle cose più belle che mi è rimasta del mio viaggio è il sorriso di ogni bambino che vedevo per strada. Fossero essi di origine africana, indigena o spagnola, avessero i piedi nudi o la maglietta bucata, ognuno di loro mi regalava un sorriso spensierato, e allora mi chiedevo, è più fortunato chi di materiale ha poco o niente però di quel poco è contento, o chi di materiale ha tutto, ma in fondo non si accontenta mai?

Alberto Cancian

AltroNatale. Libro: “Generato non procreato”

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AA.VV.

GENERATO NON PROCREATO

La sfida dell’adozione

Ed Paoline – 2014

“Generato non procreato” è un titolo che si addice al migliore Natale.

L’elaborazione della sterilità è uno dei nodi per la riuscita dell’adozione. Sterilità intesa come incapacità di rispondere: “Perchè tutto questo sta succedendo proprio a me?”

Una volta che si è inteso che non basta “volere” per realizzare un desiderio, ma che facciamo parte di un disegno più grande in cui siamo solo delle pedine, l’avvicinamento all’adozione, e a quel figlio desiderato, diventa naturale.

Allora stenti a capire, anche se lo rispetti, chi si ostina a flagellare il proprio corpo con dispendiosi tentativi di fecondazione assistita quando nel mondo ci sono tanti bambini alla ricerca di una famiglia che li ami.

Ivana Lazzarini, la curatrice del testo, porta la sua sincera testimonianza di donna di fronte all’impossibilità di avere un figlio. Il contenuto è arricchito della vicenda di Abramo e sua moglie Sara. Attraverso la loro genitorialità, raggiunta in età avanzata, possiamo intendere i percorsi di conoscenza di un uomo e di una donna prima di essere pronti alla donazione di se stessi ad un figlio. Perché ancora una volta, nella Bibbia, libro degli uomini per gli uomini, si trovano risposte esaustive per tutti, credenti e non.

La pubblicazione è arricchita da alcuni interventi curati dallo staff di ItaliaAdozioni che accompagnano la coppia nella scoperta della scelta di adottare.

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Per l’acquisto bastano eur 12 (compresa spedizione) da versare

– tramite bonifico intestato a Associazione Italiaadozioni –  IBAN: IT16C0200834070000103385842

– contattattando redazione@italiaadozioni.it per lasciare l’indirizzo di casa

Solitudine papà. Libro: “Contro i papà. Come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli “

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Antonio Polito

Contro i papà. Come noi italiani

abbiamo rovinato i nostri figli”

Rizzoli 2012

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Introduzione.

“Questo è un libro contro i padri. Non contro i padri che abbiamo avuto, ma contro i papà (e i papi e i papini e i paponi) che siamo stati e siamo. I padri che abbiamo avuto, come il mio, hanno fatto il loro. Non che ci fossero molto, né che noi gli abbiamo permesso di esserci tanto, nelle nostre vite: non disponevano di tutto il tempo libero di cui disponiamo noi, all’epoca loro il pane era nero e la fatica era tanta. Non dico dunque che ci aiutarono con il loro esempio, con i loro consigli, con la loro guida, tranne rari ed encomiabili casi. Ma si prestarono a fare ciò che da mondo è mondo un padre deve fare: opporsi al figlio. Diventarne la controparte. Incarnare uno stile di vita diverso. Impersonare il passato.

Consentire che il figlio gli si rivolti contro, e così facendo conquisti la sua emancipazione. Perché se non hai un padre da cui allontanarti, non c’è modo di avvicinarti all’età adulta e al futuro. Io me ne sono accorto perfino fisicamente quando mio padre se n’è andato: era stato proprio sfidando la sua autorità morale, ribellandomi a quel costante richiamo al senso del dovere ora scomparso insieme con lui, che ho costruito l’individuo che sono. Per questo è così doloroso perdere i padri, per questo dopo ci sentiamo così soli.

Noi papà di oggi invece vogliamo fare i fratelli, non i padri.

Vogliamo aderire al progetto di vita dei nostri figli, invece di lasciare che si modelli per opposizione al nostro. Vogliamo aiutarli a realizzarsi senza comprendere che l’unica forma di realizzazione è l’auto-realizzazione. Diventiamo un muro di gomma contro il quale non c’è nessun gusto a sbattere, irritante e indisponente proprio perché non si può abbattere. Contro i mattoni dei solidi muri edificati dai nostri padri ci siamo fatti male, a furia di dare capocciate; ma che soddisfazione quando abbiamo aperto una breccia e abbiamo visto, dall’altra parte, la nostra vita così come ce l’eravamo conquistata.

In un celebre discorso ai laureandi dell’università di Stanford nel 2005, Steve Jobs, un uomo che era stato rifiutato dal padre naturale alla nascita, indicò loro quella che riteneva essere la ricetta per avere successo e per fare il successo della società in cui avrebbero vissuto: «Stay hungry, stay foolish». Che si può tradurre così: «Restate affamati, restate folli».

Necessità e genialità. Bisogno e talento. Gli ingredienti del progresso.

Ecco, noi papà di oggi stiamo lanciando ai nostri figli il messaggio opposto: «Restate sazi, restate conformisti». Affamati non vogliamo che stiano nemmeno un istante. Abbiamo anzi costruito le nostre vite e la nostra società in funzione del loro nutrimento: non solo finché restano nel nido, come fanno i genitori del regno animale, ma tenendoli nel nido il più a lungo possibile, e comprandogliene uno nei pressi di casa per il dopo. Il 90% dei figli tra i 18 e i 24 anni vive in Italia con i genitori, e quasi il 50% ci resta anche tra i 25 e i 34 anni (in Danimarca solo tre ragazzi su cento, in Svezia solo quattro, in Finlandia solo otto, perfino nella mediterranea Spagna i «bamboccioni» sono meno che da noi, il 41%). Tutte le strategie di investimento e consumo delle famiglie italiane sono dunque fatte in funzione della protezione dei figli dal bisogno, con conseguenze sociali rilevanti e non sempre positive, che in questo libro cercheremo di analizzare. Affamati, insomma, mai.

E folli? Intraprendenti, curiosi, sfrontati, disposti a osare, ansiosi di superare lo stato dell’arte, in grado di ribellarsi agli standard fissati dalla generazione precedente? Nemmeno. Siamo così premurosi e accomodanti con i nostri figli da incitarli anche inconsapevolmente al conformismo.

Fate come noi, è il nostro messaggio.

Vedete come siamo buoni e benpensanti, moderni e progressisti? Vedete come vi assecondiamo nei vostri bisogni e stili di vita? Vedete come perfino il sesso, che un tempo era la prima ragione di fuga di un ragazzo dal controllo della famiglia, ora vi è consentito a casa vostra, comodamente, nella stessa stanza che abitavate da ragazzi, con i poster dell’infanzia ancora attaccati alle pareti? E allora, che motivo c’è di essere foolish?

(…) Eppure chi di noi padri, arrivato alla sua età, con la sua esperienza, può negare a se stesso la verità, e cioè che tutto intorno a noi ci dice che è l’educazione (intesa in un senso molto più ampio della semplice istruzione) il fattore cruciale per la riuscita di una comunità e, al suo interno, dei nostri ragazzi?

E allora perché abbiamo completamente abdicato alla nostra funzione educativa per trasformarci in goffi sindacalisti dei nostri figli?”

Cile. Libro: “Dieci donne”

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Marcella Serrano

“Dieci donne”

Feltrinelli 2012

Nove donne più una. Nove donne sono convocate dalla psicoterapeuta che hanno in comune per raccontare la loro storia e le ragioni per le quali sono andate in terapia. Sono donne diversissime fra loro: dall’attrice ormai anziana che da giovane ha fatto la vita spensierata della cicala e ora si trova a dover affrontare una difficile solitudine, a quella con un passato problematico che ha saputo, con anni di lavoro su stessa, riconquistarsi una normalità apparentemente banale e insignificante. Sono diversissime per origini, professioni, età, estrazione sociale, in tutto, ma in questi coraggiosi monologhi, tra le righe, scopriamo che per quanto diverse le loro esperienze si richiamano, e che la vera protagonista del romanzo è la femminilità.

Nata a Santiago del Cile nel 1951, Marcela Serrano è una delle voci più importanti della narrativa sudamericana.

Cile. Libro: “Il bambino invisibile”

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Marcello Foa

“Il bambino Invisibile”

Piemme 2012

Storia vera di un bambino cileno prima di essere adottato in Italia.

Al di là della storia a lieto fine e della piacevolezza della lettura, consigliamo questo libro per avere un quadro della società campestre cilena, tra incapacita’ di relazioni umane e violenza quotidiana considerata cosa di ordinaria amministrazione perchè nessuno ha avuto modelli alternativi da imitare.

Molto più illuminante del libro di Isabel Alliende “Il mio paese incantato” che dà un’immagine patinata della società cilena, molto probabilmente perchè la scrittrice non ha mai conosciuto la vita dura dei campi e dei villaggi lontani dalla capitale.

Ai nostri fini di educatori è molto meglio la descrizione cruda di Foa. Durante la lettura teniamo presente che la vicenda si svolge negli anni ’80.

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Questa è l’intervista a Manuel Antonio Bragonzi, il protagonista del libro.

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Ira e rabbia. L’esperto 1: “L’ira, una reazione umana”

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L' ira. Come controllare, gestire, trasformare l'altra faccia dell'amore

Gary Chapman

“L’ira. Come controllare, gestire, trasformare l’altra faccia dell’amore.”

 Ed Elledici 2009

Questo libro me l’ha regalato una mia amica con cui avevo parlato delle tensioni con mia figlia. Verranno estrapolati alcuni concetti da focalizzare. Per facilitare la lettura il post sarà diviso in tre parti.  Ancor più significativo il segnalibro che ho trovato all’interno su cui c’era scritto: “Non mollare mai!”

 

“L’ira è il modo naturale di preparare una persona a reagire in momenti di pericolo (…) quando gli adulti sanno elaborare in modo positivo l’ira che provano, hanno anche migliori opportunità di insegnare ai loro figli a gestire questa emozione. (…) L’ira è l’emozione che  nasce quando incontriamo una realtà che consideriamo sbagliata. (…) L’ira dimostra che l’equità e la giustizia ci stanno ancora a cuore. L’esperienza dell’ira è un indizio della nostra nobiltà, non della malvagità. Quando una persona ha cessato di sperimentare l’ira, ha perso interesse per il proprio senso morale.

L’ira distruttiva e immotivata è quella nei confronti di un fatto percepito come un’offesa, mentre non è stato commesso nessun torto. Per riconoscerla basta focalizzarsi sul senso di frustrazione e delusione. La reazione adeguata e contenere l’ira e raccogliere ulteriori informazioni.”

(continua…)

Ira e rabbia. Libro: ”Genitori Efficaci”

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Thomas Gordon
Gentori efficaci – Educare figli responsabili.
Edizioni Meridiana 1997

Abbiamo già citato questo libro che è un manuale semplice da leggere, un po’ meno da applicare. Tuttavia ci sono alcuni importanti spunti di riflessione che abbiamo estrapolato e vorremmo condividere. Abbiamo aggiunto poi  delle brevi sintesi scritte in corsivo. Per facilità di lettura l’intervento verrà diviso in tre parti.
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I genitori sono esser umani, non divinità.(…)
“Dimenticare la propria umanità è il primo grave errore di chi diventa genitore. Un genitore efficace è quello che si concede di essere una persona, una persona autentica. I figli apprezzano molto queste qualità di schiettezza e di umanità dei propri genitori. (…) E’ possibile accettare se stessi come persone dotate di sentimenti positivi e negativi nei confronti dei figli (…) non bisogna fingere accettazione o amore verso un figlio quando in realtà non si provano questi sentimenti.

(…) Se il genitore è in armonia con se stesso pochi comportamenti lo infastidiranno. Se il genitore è stanco perché non ha dormito, ha mal di testa o è in conflitto con se stesso, gran parte di ciò che il figlio fa può dargli fastidio.

(…) Se i genitori si sforzassero di essere coerenti, finirebbero per non essere autentici (…)

Certi genitori fingono di accettare gran parte dei comportamenti del figlio, ma in realtà non fanno altro che recitare la parte dei bravi genitori. (…) Il ripetersi di queste situazioni può provocare nei figli la sensazione di non essere amati. E può portarli a sondare insistentemente l’atteggiamento dei genitori, a sentirsi fortemente ansiosi ed alimentare sensazioni d’insicurezza e così via.

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Mia madre è sempre così maledettamente dolce e comprensiva, ma so di non piacerle

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E’ meglio ammetter apertamente a se stessi che non accettate quando fa o dice una certa cosa, in un certo modo, in una certa circostanza. (…) Sebbene i ragazzi preferiscano essere accettati sono comunque in grado di gestire costruttivamente la disapprovazione dei genitori, quando questi inviano messaggi chiari e onesti che corrispondono a sentimenti autentici.

Vi è poi un capitolo che riguarda la comunicazione con i ragazzi e il linguaggio dell’accettazione. L’autore invita ad esprimere l’accettazione attraverso frasi esplicite o semplicemente non interferendo nelle attività dei figli consentendo loro di commettere errori. Vi è poi la sezione dell’ascolto attivo dove si invita il ragazzo ad esprimersi, conducendolo attraverso domande alla soluzione del problema senza esprimere consigli o istruzioni dall’alto. (…)

“Solo separati da lui sarete in grado di aiutarlo. Dovete accompagnarlo mentre vive il suo problema senza identificarvi con lui.”
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Come parlare in modo che i figli vi ascoltino.
“Limitarsi a rivelare come ci si sente denota un atteggiamento di gran lunga meno aggressivo di colui che incolpa qualcuno di esser stato la causa di un cattivo stato d’animo (…) Ci vogliono coraggio e sicurezza interiore perchè una persona possa esprimere i propri sentimenti più profondi in una relazione.”

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(continua…)

Adozione etica. Libro: “I diritti dei bambini. Come aiutare noi e i nostri figli a diventare adulti migliori”

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Marco Scarpati è un avvocato di diritto minorile. Da anni si batte contro lo sfruttamento sessuale dei bambini. La presentazione del libro è estratta da un articolo di Silvana Mazzocchi – giornalista.

 

Marco Scarpati

“I diritti dei bambini.

Come aiutare noi e i nostri figli a diventare adulti migliori”

Infinito Edizioni 2012

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(…) il diritto internazionale è ancora una “scienza giovane” e in molti paesi del mondo i diritti già acquisiti sulla carta non vengono di fatto rispettati, vengono ignorati gli accordi sottoscritti e milioni di bambini vengono privati sia dei loro diritti specifici, sia di quelli che appartengono a ogni essere umano.(…) “Fino a qualche anno fa”, dice Scarpati ” si pensava che il bambino fosse solo un essere in divenire, e quindi i suoi diritti venivano legati al suo sviluppo e alla sua vita futura… E, invece, non c’è niente di più errato” sottolinea ” la vita di ogni persona è anche e soprattutto. il suo presente….” E dunque sul presente dell’esistenza di ogni bambino devono essere concentrati gli sforzi comuni.

 (…) Un decalogo dei diritti imprescindibili…

“Provo ad elencarli: Il primo è vivere in una famiglia: ogni bambino deve poter crescere in una famiglia, che va sempre aiutata. Se la famiglia non c’è o non si riesce a risanare, mille volte meglio l’adozione piuttosto che gli affidi sine die o gli istituti. Ha diritto ad avere genitori che lo guidino nel percorso di crescita e di un mondo che aiuti i genitori a scegliere al meglio per il loro figlio. Poi c’è il diritto ad essere aiutato quando è in difficoltà: e questo riguarda sia lui che la sua famiglia. Fondamentale è il diritto allo sbaglio: un bambino può e deve sbagliare, è così che cresce. Chi gli sta intorno deve aiutarlo a capire non stare con il dito puntato e punirlo. Questo vale per tutti: la famiglia, la scuola, la giustizia.

Importante è anche il diritto all’istruzione: il bambino ha diritto a capire il mondo che lo circonda, a studiare fino a che ne è sazio, e di sperare per sè un futuro diverso. Ha diritto al sogno e alla fantasia, così come ha diritto al gioco e a vivere con altri bambini. Ha diritto alla propria identità e quindi di scegliere di crescere anche con idee diverse da quelle dalle persone che lo circondano. Ha diritto a non essere sfruttato o usato per cose che non lo riguardano, e nel contempo ha diritto a vivere il proprio corpo e le proprie pulsioni, essendo educato al rispetto di quelle degli altri. Ha diritto ad essere ascoltato su tutte le cose e le decisioni che lo riguardano. Questo non vuol dire che gli adulti devono sempre eseguire ciò che egli vuole, ma che essi devono decidere dopo avergli spiegato di cosa si discute e dopo aver stimolato la sua opinione. Ha diritto al rispetto dei suoi tempi: spesso trattiamo un bambino come un piccolo adulto, ma non è così. Ha diritto a scelte celeri per le questioni che lo riguardano…” 

(…) I diritti dell’infanzia sono sicuramente più rispettati nel mondo ricco, mentre in buona parte del mondo povero diritti fondamentali, come quello all’istruzione o alla salute, non sono ancora pienamente salvaguardati. Così come in altre parti del mondo è impensabile il diritto alla libertà religiosa, alla identità sessuale: un paio di anni fa in Etiopia, durante un seminario, alcuni psicologi mi dissero che eravamo noi europei che mettevamo in testa l’omosessualità ai loro ragazzi. Ma la globalizzazione, la crisi economica e il fenomeno della migrazione clandestina stanno modificando di molto il mondo occidentale. In Europa, come in Nord America, ci sono grossissime sacche di povertà, e per un bambino la povertà della sua famiglia fa coppia con la mancanza di diritti. Un bambino clandestino non gode dei medesimi diritti di un bambino che vive nel paese di cui ha la nazionalità. E del resto noi continuiamo a considerare stranieri (negando loro importanti diritti) bambini nati e cresciuti in Italia. Nel nostro paese non tutto è perfetto. Anzi, abbiamo diversi problemi da risolvere in ordine alla protezione dell’infanzia in concreto. Ma ciò che contraddistingue l’Italia (come accade, per una stranezza che in realtà non è tale, in diversi paesi del sud del mondo) è che la famiglia regge, malgrado tutto e crea una rete protettiva che aiuta un bambino a crescere bene e a fare a meno di molti dei sostegni sociali necessari in altri paesi. Così un bambino che ha una famiglia è sempre un bambino che ha tempo per crescere.”

(fonte: repubblica.it – 15/11/2012)

Scelta delle superiori. Libro: “Cooperative learning. Lineamenti introduttivi”

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Un libro utile a tutti quegli insegnanti ed educatori che vogliono sperimentare questo metodo didattico.

Stefania Lamberti 

“Cooperative learning. Lineamenti introduttivi” 

QuiEdit 2010

 

Presentazione del libro: “Il difficile rapporto educatore-educando che oggi molti insegnati/educatori vivono nei contesti scolastici, impone un urgente ripensamento delle azioni didattiche e delle modalità di gestione delle relazioni, sia tra studenti e insegnanti che tra pari. La nostra scelta è proporre il Cooperative Learning come metodo efficace per evitare un crescente numero di abbandoni e/o insuccessi scolastici.

Il libro si struttura in una prima parte teorica finalizzata a delineare alcuni tratti connotativi della nostra società complessa, multiculturale e globale. In una seconda parte in cui vengono definiti gli elementi fondanti del Cooperative Learning. E in una terza parte in cui si propongo interventi didattici da realizzare nei differenti ordini di scuola e strutture peculiari dell’apprendimento cooperativo. Non mancano esempi di come sia possibile insegnare le abilità sociali in modo diretto agli studenti.” 

Cos’è il cooperative learning?

“Il cooperative learning può essere genericamente definito come un insieme di tecniche di conduzione della classe nelle quali gli studenti lavorano in piccoli gruppi per attività di apprendimento e ricevono valutazioni di base ai risultati conseguiti. (…) è anche un movimento educativo che ha radici lontane. In ultima analisi è una filosofia di vita.

Con il termine cooperare s’intende lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni. Pertanto non è sufficiente chiedere ad alcune persone, o agli alunni, di unirsi per creare una situazione cooperativa, è necessario invece che i membri del gruppo apprendano le modalità di lavoro cooperativo e imparino a cooperare. Altrettanto significativa è la condivisione dell’obiettivo identificativo, in modo che tutti lo sentano come proprio e quindi contribuiscano affinchè il vantaggio personale coincida con quello collettivo. (…)

Innanzitutto una classe cooperativa si distingue per i comportamenti efficaci che tutti gli studenti hanno: essi sono consapevoli che per portare a termine un compito necessitano dell’aiuto di tutti e per questo lo scambio di materiale, risorse, di idee risulta spontaneo. (…)

Stare insieme, essere parte di un gruppo si è dimostrato positivo in particolar modo per quegli alunni che hanno qualche difficoltà. Si è notato che la condivisione in gruppo tra pari fa diminuire l’ansia da prestazione e permette di trovare quelle sicurezze che un lavoro individuale talvolta rende difficile. (…)

Alcuni apprendimenti se pur conseguiti attraverso esercizi di role playing, di modelling o di simulazione, non investono solo il piano cognitivo, ma prevedono soprattutto il coinvolgimento emotivo-relazionale e contribuiscono ad influenzare i comportamenti autentici nella vita di tutti i giorni. (…) Studi hanno verificato che estendere comportamenti cooperativi al di fuori della classe aiuta studenti e insegnati a far propri i cambiamenti positivi. D’altro canto impostare un’istituzione scolastica secondo il principio dell’interdipendenza positiva aiuta a vivere i principi della democrazia.” (tratto da “Cooperative Learning: una metodologia per la gestione dei conflitti” – Stefania Lamberti – CEDAM 2006)

 

Scelta delle superiori. Libro: “ Non so se don Lorenzo”

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Scelta delle superiori. Libro: “ Non so se don Lorenzo”

 

Adele Corradi

“Non so se don Lorenzo”

Feltrinelli 2012

Dopo “Lettera ad una professoressa” scritta da don Milani con i suoi ragazzi, un best seller tradotto in moltissime lingue, persino in russo, cinese e adesso anche arabo, arriva un nuovo libro che viene considerato il proseguo del primo. “Non so se don Lorenzo” è scritto dall’ insegnante Adele Corradi che per quattro anni ha insegnato ai ragazzi di Barbiana. Ad 88 anni, sostenuta dalla sua famiglia, ha deciso di diffondere la sua esperienza in quella scuola all’avanguardia. Ricordiamo che “Lettera ad una professoressa” è un libro anticipatore delle contestazioni del ’68 ed è stato scritto dopo che una professoressa, Vera Spadoni, aveva bocciato due ragazzi di Barbiana agli esami di idoneità magistrale. Nella scuola di Barbiana il tempo è dilatato, non ci sono sabati e domeniche, perché la scuola si adatta ai tempi di apprendimento degli alunni e non viceversa.

Se si vuole sapere di più sulla scuola di Barbiana cliccare sul sito della Fondazione Don Lorenzo Milani http://www.donlorenzomilani.it/barbiana/

Nel sito, oltre alla storia di Don Milani, viene spiegata la didattica, c’è un video che mostra i ragazzi in fase di apprendimento e una sezione con le citazioni di Don Milani. Tra queste:

Io sono qui come un contadino. Un contadino non può avere fretta che una pera maturi” – don Milani ad una giovane insegnante che un giorno si lamentava di un ragazzo disattento.

“Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati.” – Da Lettera a una professoressa

“Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno.“- Da Lettera ad una professoressa

Un chiaro invito all’impegno civile da cui non possiamo sottrarci se siamo bravi genitori e bravi cittadini.

Nel prossimo post proponiamo la lettera ad un preside di un liceo scritta da un padre adottivo a supporto delle reali necessità degli studenti con qualche gap da colmare. Il testo non è stato tagliato perché ripercorre  le riflessioni proposte dall’Associazione ticinese Spazioadozione (vedi post del 22 nov 2012). Per facilità di lettura verrà diviso in sei parti.

Scelta delle superiori: “La tigrotta triste”

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Torniamo un po’ indietro, alla scuola primaria. Però l’esempio può essere utile anche per i ragazzi più grandi che possono manifestare lo stesso disagio con comportamenti diversi.

I bambini ci parlano attraverso i disegni, dobbiamo solo interpretare i simboli. Con “la favola delle famiglie” il bambino viene invitato a disegnare la sua famiglia attraverso degli animali vicino ai quali scrive anche delle qualità o stati d’animo. Abbiamo scelto quella della tigrotta triste perché ben s’inserisce a questo punto del nostro discorso sulla scuola.

Titolo dato dalla bambina di nove anni: I due cavalli liberi e la tigrotta triste. 

 

La fiaba: nella prateria dell’Argentina vivevano due cavalli che andavano molto d’accordo. Tutto il giorno correvano liberi. Erano veloci e coraggiosi, perché gli capitava di salvare degli altri animali in giro per i prati. Un giorno incontrano una tigrotta, rimasta senza mamma, che i cacciatori avevano ucciso. Dicono alla tigrotta triste e sola: “Vuoi venire a stare con noi?”. “Sì” – risponde la tigrotta – volentieri, così non sono più sola.”

Insieme andarono via, però la tigrotta era timida e si vergognava di stare coi cavalli coraggiosi. Lei non riusciva a salvare mai nessuno. E poi rimaneva sempre indietro quando correvano per i prati. Aveva paura che la lasciavano e di venire assalita. Poi pensò che dopo diventava grande e così diventava veloce come i due cavalli.

 

Il messaggio nascosto: io vi ammiro tanto, mamma e papà, però non mi sento all’altezza, voi vi vergognate un po’ di me. Voi siete bravi e intelligenti e io ho paura di farvi fare brutte figure con gli amici. Ho sempre paura di tutto e di tutti e voi questo non lo capite. Così vi arrabbiate quando non saluto qualcuno e non dò la mano e abbasso gli occhi. So che non siete contenti di me quando andate a parlare con la maestra e vi dice che a scuola non vado bene. A me non piace stare a scuola…Mi annoio e non capisco sempre le spiegazioni. Voi mi dite sempre: “Da grande puoi scegliere, o vieni con me a fare l’architetto o insieme alla mamma a fare il dottore”. Io non lo so se sono capace, spero di cambiare e diventare più brava da grande.

 

Il problema: questa bambina si sente tollerata, non accettata (…) La bambina sta sviluppando un senso di inferiorità. Esso è dovuto alle grandi aspettative da parte dei due genitori “arrivati” ; la figlia unica dovrebbe rispondere a criteri stabiliti (dai genitori) che sono del tutto inadeguati alla sua personalità, ai suoi desideri al suo modo di essere e, forse, al suo tipo di intelligenza. Mamma e papà vanno molto d’accordo tra loro, ma sembra che l’elemento estraneo che rompe tale accordo sia proprio la figlia, unica a sentire su di sé il carico di tante aspettative genitoriali, che non saranno mai soddisfatte.

 

(fonte: “I bambini non ve lo diranno mai…ma i disegni sì.” di Paola Federici – Franco Angeli/Le comete 2011, pg 69-70)

Scelta delle superiori. Libro: “Nel labirinto dell’intelligenza” di Hans Magnus Enzensberger

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“Viviamo nel timore di essere stupidi – dice Hans Magnus Enzensberger nel suo libro “Nel labirinto dell’intelligenza” – verificando di continuo il nostro quoziente intellettivo. Ma la possibilità di misurare l’intelligenza umana è solo una chimera. Perché la verità è che non siamo abbastanza intelligenti per capire cos’è l’intelligenza. Fatto sta che dagli inizi del Novecento siamo ossessionati dalla sua misurazione, nella convinzione che sia possibile calcolarne presenza e quantità con precisione scientifica”.

E’ nato così il concetto di quoziente intellettivo, la presunzione della psicometria. Sullo sfondo l’ambizione di selezionare i migliori. Ma l’autore ci dimostra pagina dopo pagina come tutto questo sia un’illusione pericolosa. L’illusione che ci ha fatto credere di poter misurare ciò che misurabile non è.

“Probabilmente ogni società umana sviluppa il proprio catalogo delle virtù, nel quale elenca le qualità che ritiene appetibili, anche se non tutti sono in grado di conseguirle. La quotazione di queste virtù oscilla. A scorno di chi se ne duole, l’epoca moderna non ha mai tenuto in gran conto virtù antiche medioevali quali la fedeltà, il coraggio, la saggezza, l’umiltà e la cavalleria. Per essa valgono piuttosto, come virtù cardinali, la flessibilità, la capacità di fare squadra e di essere vincenti. Ma soprattutto, chi intende essere al passo con i tempi deve essere assolutamente intelligente”.

(…) Una delle più lucide confutazioni del tentativo di misurare l’intelligenza è quella del grande biologo S.J. Gould che dimostra (in The Mismeasure of Man, 1981) l’impossibilità di quantificare un fenomeno così complesso e pluridimensionale. Aveva ragione lo psicologo E.G. Boring quando enunciò, nel 1923, la seguente definizione “Intelligenza è ciò che i test dell’intelligenza testano”!

Forse alla luce di queste parole dovremmo ripensare anche il metodo di valutazione a scuola che per non rischiare di essere soggettivo rischia di voler essere troppo “oggettivo”, non a caso l’uso di test sta dilagando a discapito di tante altri modi di valutare ciò che un ragazzo sa o non sa… Già che cosa si chiede allora di sapere ai nostri studenti? Cosa vale 6, cosa 7, cosa 3… Bisognerebbe che ce lo dicessero.

Enzensberger ci invita ad immaginare che a “testare” l’intelligenza su un qualsiasi ricercatore di Stanford, di Londra o di Berlino siano uno psicologo della Groenlandia, un indio dell’Amazzonia o un navigatore della Polinesia: che cosa credete che succederebbe? se quella gente valutasse le sue facoltà intellettive circa la capacità di distinguere migliaia di piante, di identificare impronte o di captare correnti sottomarine?

Claude Levi-Strauss proprio a proposito delle capacità cognitive immagina una sfida tra un giovane “selvaggio” in grado di riconoscere centinaia di specie vegetali e un ragazzo delle metropoli che forse non arriverebbe nemmeno alla decina.

Ma se volete divertirvi digitate “quoziente intellettivo” su google e vedete cosa ne viene fuori…

(fonte: lascuolariguardatutti.blogspot.it – 04/2012)

Storia familiare. Libro: ”Semplicemente M”

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“Voi non adotterete solo un figlio ma anche il suo paese e la sua storia pertanto non abbiate paura di chiedere aiuto o un consiglio a chi ci è già passato, informatevi, conoscete altre coppie e più realtà possibili.”

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Marcello Rocchi

“Semplicemente M”

Storia di un bambino di Quinta

Ass Fam Adottive pro ICYC 2008

 

“Semplicemente M” è il racconto autobiografico di un ragazzo di 25 anni nato in Cile e adottato a sei mesi da una coppia italiana.

Marcello è protagonista di un’adozione riuscita in cui papà Angelo e mamma Andreina hanno contribuito con la loro cura e disponibilità.

Sono interessanti le considerazioni sull’adozione delle pagine iniziali e quelle rivolte alle coppie in attesa nella parte finale del libro.

Famiglie imperfette. Libro: “Bambini in Affido”

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L’intervento del post precedente conclude: “E se non hanno figli o non li possono avere? Questo amore, perché fluisca, dovrebbe essere trasmesso a qualcun altro occupandosi di un progetto a favore della vita.”

Parliamo allora di affidamento, diverso ma anche molto simile all’adozione. Anche le famiglie affidatarie sono imperfette, di quella imperfezione che le rende vibranti di luce propria. In verità è un tema che merita una sezione tutta per sé. Qui vogliamo solo proporre un libro ricco di testimonianze di bambini, di genitori ed esperti che seguono questo mondo. L’approccio è semplice e lineare, ma molto esaustivo.  

Mi ha colpito il capitolo sesto intitolato “strumenti” in cui viene fatta una carrellata di percorsi terapeutici per avvicinarsi ai ragazzini in maniera poco invadente e per aiutarli ad esprimere le loro emozioni. Ma ci sono anche i capitoli sui bisogni del bambino, sulla gestione della sua storia familiare e riflessioni sull’accoglienza. 

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Michela Rebellato e Barbara Pianca

“Bambini in affido”

Tutto quello che c’è da sapere per

dare una famiglia a chi non ce l’ha

Ed Sempre 2011

 

«Questo contributo apre orizzonti interessanti per una scelta, quale quella dell’affido, che è uno degli atti di amore più gratuiti e significativi: il dono di un papà e di una mamma per una crescita armoniosa ed equilibrata, per il benessere del bambino.»

(dalla prefazione di Giovanni Paolo Ramonda)

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Per chi fosse interessato all’acquisto, seguire le istruzioni sul sito  http://www.apg23.org/la-comunicazione/sempre-comunicazione/libri  dove è disponibile anche la scheda libro e una breve presentazione delle autrici.

Famiglie imperfette. “Le costellazioni familiari: i genitori danno, i figli prendono”

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di Alberta Mantovani – “Le radici dell’anima” – ed tecniche nuove 2006

Dalla copertina del libro: “Le costellazioni familiari, metodo ideato da Bert Hellinger (psicoterapeuta tedesco conosciuto a livello internazionale), fanno chiarezza sulle dinamiche inconsce che stanno alla base dei rapporti tra i membri di una famiglia e aiutano a ritrovare l’armonia (…) Essere in armonia con il mondo significa accogliere consapevolmeete ciò che è, essere al centro di se stessi, in equilibrio. La sensazione che ne deriva è di pace, rilassatezza, disponibilità e leggerezza. Ci si sente in sintonia con il proprio destino e ci si accorge che è tutto più semplice.” Riporto di seguito un capitolo che riguarda i rapporti tra genitori e figli secondo l’autrice. 

(…) Dissi a mia figlia Monica: “Sai qual è uno degli ordini più importanti dell’amore? I genitori danno e i figli prendono.”

(…) A molti potrà sembrare banale, ma questa regola, se non rispettata, genera grandi squilibri. Quanti figli si sentono superiori ai loro genitori, quanti li giudicano e pretendono di insegnare loro a vivere? E’ capitato anche a me, soprattutto con mia madre che vedevo fragile e che mi permetteva di fare la grande fin da piccola. E sbagliavo.

Facendo così dimenticavo che insieme a mio padre mi aveva dato la vita. E con la vita mi avevano trasmesso  qualcosa che veniva da molto lontano.

Dopo un po’ ho capito che i miei genitori mi hanno dato ciò che hanno ricevuto dai loro genitori e ciò che hanno preso l’uno con l’altro come coppia. Niente di più perché non ne erano in grado.

Se, per esempio, tutta la vita una persona riceve da sua madre freddezza, come farà ad essere una madre dolce piena d’amore? E’ praticamente impossibile perché la tenerezza non l’ha mai conosciuta. Quindi nessuna colpa.

Il dare e il prendere tra genitori e figli si muove perciò in una sola direzione, come l’acqua di un fiume che dall’alto scorre in basso: chi arriva prima di là e chi dopo. Il legame tra genitori e figli sarà sempre, perciò, fra persone di diverso livello, come tra insegnanti e allievi.

“Voi siete i miei genitori, voi venite prima, io vengo dopo.” È una frase che detta col cuore mi ha dato forza.

Questo non significa che, come figlia, valgo di meno dei miei genitori ma semplicemente che riconosco il mio ruolo e in questo ruolo mi rilasso.

Avevo ragione quando intuitivamente non ritenevo auspicabile l’amicizia tra genitori e figli: una madre che vuol fare solo l’amica della figlia non farà il suo bene e un padre che vuole fare “il compagno” del figlio non verrà preso sul serio e perderà autorevolezza.

I figli cercano esempio, sicurezza, protezione e devono poter alzare lo sguardo verso i loro genitori.

I figli, quindi, prendono dai genitori e tra fratelli i maggiori danno ai minori. Il secondogenito, ad esempio, prenderà da mamma e papà e dal fratello maggiore e darà solo ai fratelli più piccoli. Nelle famiglie numerose l’ultimogenito è “il piccolino”, quello che prenderà da tutti e che da adulto si occuperà dei genitori anziani come per restituire tutto l’amore che ha avuto.

Ma a chi andrà tutto l’amore che i figli prendono dai genitori? Come lo possono ricambiare? Semplicemente trasmettendo a loro volta ai loro figli.

E se non hanno figli o non li possono avere? Questo amore, perché fluisca, dovrebbe essere trasmesso a qualcun altro occupandosi di un progetto a favore della vita.

Famiglie imperfette. Libro: “Un genitore quasi perfetto”

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Proposto da Gabriel Munoz – psicologo ed educatore di minori in situazione di disagio

 

 

Bruno Bettelheim

“Un genitore quasi perfetto”

Feltrinelli 1998

 

Scrive il dott.Munoz: “Questo libro cerca di aiutare i genitori a riconoscere, affrontare e risolvere i problemi che si presentano quotidianamente all’interno della famiglia.

E’ un libro che vorrei consigliare ai genitori che vogliono affrontare con serenità l’infanzia del proprio bambino e alle educatrici che vogliono uscire dal quotidiano e avere un nuovo spunto su cui lavorare.

In sintesi:  non bisogna cercare di essere genitori perfetti o, tantomeno, aspettarsi che perfetti siano i figli. Il segreto – dice Bruno Bettelheim – sta nell’essere un genitore “quasi” perfetto, cercare di comprendere le ragioni dei propri figli, mettersi nei loro panni, costruire con loro un profondo e duraturo rapporto di comunicazione emotiva e affettiva.

Solo questo scambio paritario consente di riconoscere, affrontare e risolvere i problemi che via via si presentano nella vita quotidiana della famiglia: dalle collere e dai capricci ai terrori notturni della prima infanzia, dal rifiuto della scuola alle ribellioni adolescenziali, dalla questione della disciplina a quella delle punizioni, dalle prime esperienze e dal gioco sino alla costruzione dell’identità del bambino”.

Si può leggere un estratto del libro riguardante l’adolescenza su http://gabrielmunozpsicologia.blogspot.it/

Libro: “La solitudine delle madri”

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.       Marilde Trinchero

      “La solitudine delle madri”

        Magi Ed 2008

    

Ho letto questo libro e mi sono sentita sollevata. Il tema affrontato è quello della maternità biologica. Eppure, io, mamma adottiva, mi sono riconosciuta. Le ansie, l’angoscia e il senso di inadeguatezza…..a volte condivise con altre, ma censurate all’istante perché certe cose non si  possono dire. 

“Tutti sappiamo che l’amore materno non è mai solo amore” – Umberto Galimberti – “A volte bisogna pagare prezzi molto alti per essere   fedeli alle parti più autentiche di noi.”

Dalla lettura di questo libro ho capito che il mio modo di essere madre non è sbagliato, è solo diverso dalla retorica comune. Perché oltre ad amare, io impreco, riconosco il mio non farcela, le mie debolezze e aggressività. Quella porta tra mia figlie e me si apre sempre quando ce n’è bisogno. Io ci sono.

Da regalare a madri adottive e biologiche per farle sentire meglio nei momenti d’incertezza

Post adozione. Libro: “Figli Adottivi Crescono”

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    Marco Chistolini e Marina Raymondi

    “Figli adottivi crescono”-  Adolescenza ed età adulta:    esperienze e proposte per operatori,  genitori e figli.

     Franco Angeli 2010

Il Prof.Chistolini, consulente CIAI, ha scritto assieme a Marina Raymondi “Figli adottivi crescono”, una libro che offre spunti di riflessione, oltre che sulla ricerca delle origini dei nostri figli, anche sull’attaccamento romantico nella ricerca del partner e sui comportamenti degli adulti adottati di fronte alla genitorialità. Lo stesso autore evidenzia la difficoltà di parlare di tali tematiche mancando una casistica abbastanza ampia e un monitoraggio all’altezza dello sviluppo del fenomeno adottivo. Il libro del prof Chistolini è uno squarcio sul futuro della famiglia adottiva  che non si limita all’inserimento scolastico e all’apprendimento della lingua, ma guarda al/alla figlio/a come ad una persona che cresce e si evolve diventando uomo/donna nella sua completezza.

Consigliato ai genitori che vogliono prepararsi al rapporto con i figli adulti.