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Sessualità/adulti deviati: “Turismo sessuale”

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Quando parliamo di adulti deviati non possiamo evitare di pensare ai turisti sessuali. Intendiamo gli occidentali perbenisti che pensano di poter comprare con i soldi l’innocenza di un bambino, tanto non è figlio loro. Non a caso a suo tempo era stata studiata una campagna del Governo italiano con slogan “E se fosse tuo figlio?”.

Alla base c’è sempre la disuguaglianza sociale: il ricco che compra il povero, il povero che, per sopravvivere, offre quello che il ricco cerca.

Si possono distinguere due forme di turismo sessuale: il turismo sessuale “promosso” da quei Paesi dove la prostituzione è legalmente riconosciuta e considerata un’attività di tipo professionale; il turismo sessuale praticato in quei Paesi, spesso considerati in via di sviluppo, dove la prostituzione non è regolata da una legge specifica, ma da un sistema illecito.

Sembra che il fenomeno del turismo sessuale si sia intensificato negli ultimi anni a causa del maggiore impoverimento dei Paesi del Sud, dove i bambini entrano nel giro della prostituzione, spinti dalla miseria, dalla fame e dalla mancanza di lavoro dei familiari. Il fenomeno sarebbe anche favorito dall’aumento del turismo di massa grazie ai sempre più numerosi voli a basso costo diretti verso mete esotiche.

I NUMERI (fonte: Osservatorio per il contrasto della pedofilia – Dipartimento Pari Opportunità)

  • Volume di affari 80-100 miliardi di dollari circa all’anno
  • 3 milioni i turisti che ogni anno partono per viaggi in cerca di sesso
  • Turisti occasionali (65%), abituali (30%), pedofili (5%)
  • Il 37% ha un’età che va dai 31 ai 40 anni e sono per la quasi totalità occidentali
  • Le vittime del turismo sessuale, sono per il 60% comprese in una fascia d’età tra i 13 e i 17 anni, per il 30% dai 7 ai 12 anni, per il 10% da 0 a 6 anni.
  • Il 75% dei minori coinvolti sono femmine
  • Tra le destinazioni più frequentate il Brasile, il Nepal, il Bangladesh, la Colombia, l’Ucraina, la Bulgaria, la Thailandia.
  • Noi italiani non ne usciamo a testa alta da questo mercato

 

A ciò si aggiunga il fenomeno del turismo al femminile su cui non ci sono stime ufficiali.

 

  • Le turiste italiane sarebbero 30-50.000 all’anno.
  • La primaria destinazione del turismo sessuale femminile è invece l’Europa meridionale, principalmente Italia, Ex Yugoslavia, Turchia, Grecia e Spagna, i Caraibi, parte dell’Africa, le Filippine (secondo i dati di Ecpat)
  • L’età varia dai 20 ai 60 anni, ma il nocciolo forte è quello delle over 50
  • A differenza dell’uomo che cerca una partner diversa ogni sera, la donna tende a frequentare un solo uomo (beach boy), sebbene giovani (18-20 anni)
  • Sul turismo sessuale femminile sono stati girati alcuni film: Verso Sud (2005 ambientato ad Haiti con Charlotte Rampling e Paradise Love (2012) ambientato in Kenya.

 

CHI LO COMBATTE

ECPAT – End Child Prostitution in Asian Tourism è nata nel 1990 a Bangkok, in Tailandia, per combattere lo sfruttamento sessuale di minori da parte dei turisti. In seguito l’ambito di intervento si è allargato al reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento dei minori. Ad oggi ECPAT è presente in 70 paesi.

In Italia c’è ECPAT-Italia Onlus il cui vice presidente è Marco Scarpati, un papà adottivo. YasminAboLoha, segretario generale di Ecpat Italia, sottolinea che quando si parla di turismo sessuale siamo comunque di fronte ad un problema di prostituzione minorile. Ciò significa che i minori sfruttati sono a disposizione, in primis, dei locali, poi vengono i turisti. Aggiunge che la maggior parte dei turisti sessuali sono occasionali. Di fronte ad un minore a pagamento non si tirano indietro, ma non è detto che ripetano l’esperienza una seconda volta. Il fenomeno è quindi prima di tutto culturale. Vedi http://www.ecpat.it/turismo-viaggi-e-sfruttamento-sessuale-dei-minori/

NORMATIVA CONTRO IL TURISMO SESSUALE

L’Italia ha una delle migliori normative contro tali tipi di reato. La legge 269/98 contro lo “Sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù” ha introdotto molte novità, tra cui la punibilità in patria dei cittadini italiani che commettano all’estero crimini sessuali contro i minori, anche quando il fatto sia stato commesso in concorso con uno straniero (art. 604 del codice penale). La legge ha inoltre inserito nel nostro ordinamento penale la punibilità delle iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, per cui chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla prostituzione a danno di minori, è punito con la reclusione da sei a dodici anni, oltre alla multa.

 

 

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Sessualità/adulti deviati. L’esperto: “Cultura dell’infanzia significa trattare i bambini come bambini”

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da “Seduttività infantile e sfruttamento degli adulti” – di Anna Oliverio Ferraris

Per oltre un secolo l’immagine dell’infanzia tracciata da studiosi ed educatori insigni come Rousseau, Piaget, Maria Montessori e molti altri fu quella di un’età da vivere all’insegna della spontaneità, secondo i tempi della maturazione psicofisica, al di fuori di preoccupazioni relative al proprio aspetto, al possesso di abiti alla moda o gadget che fanno tendenza. Ai bambini veniva riconosciuto il diritto al gioco libero e spontaneo e ad una crescita lenta.

Sesso, seduzione, competitività erano considerate tematiche al di fuori dei loro interessi, tipiche delle età successive. Oggi non è più così. Pubblicità e spettacoli televisivi di ogni genere e per ogni età, possono raggiungere bambini grandi e piccoli e modellare i loro comportamenti. I bambini infatti, molto più degli adulti, imparano per imitazione e “immersione”. Che cosa significa? Significa che negli anni infantili si tende a riprodurre ciò che si vede senza riflettere o porsi dei problemi. Questo tipo di apprendimento consente di assimilare rapidamente molte e diverse informazioni proprio perché colui che impara si appropria di “copioni” di comportamento senza esercitare il senso critico. Si può essere molto intelligenti, come lo sono appunto i bambini che assimilano rapidamente, e al tempo stesso essere del tutto privi di riflessione e senso critico. Il senso critico si sviluppa lentamente in rapporto all’esperienze che si fanno e alla maturazione del sistema nervoso. Confondere intelligenza con maturità può esser pericoloso.

Non dobbiamo perciò stupirci se un bambino che vede scene di seduzione sugli schermi tenderà a ripeterle. I bambini che nei secoli scorsi assistevano alle esecuzioni capitali in piazza, tendevano poi a riprodurle con il gatto o qualche altro animale alla loro portata. Naturalmente, sia in un caso che nell’altro, i bambini non ne comprendono tutti i risvolti (alcuni si e altri no) e non immaginano, per mancanza di esperienza, tutte le possibili conseguenze; soprattutto non immaginano gli effetti che le loro azioni e comportamenti possono avere sugli altri. Poiché i bambini, per questioni anagrafiche, non hanno senso critico sono ovviamente gli adulti che devono selezionare il tipo di informazioni che li raggiungono e creare una sorta di filtro. Realizzare questo filtro però è diventato difficile, oggi, a causa dell’aggressività del mercato e della pervasività degli spettacoli televisivi. Il mercato considera l’infanzia alla stregua di un target e non ha preoccupazioni educative. Gli spettacoli televisivi entrano nell’intimità della casa e proprio per questa ragione possono essere inconsciamente associati alla sicurezza e al calore del nido domestico: una condizione psicologica che facilita l’assimilazione acritica dei messaggi.

I bambini di questi anni che vedono il Grande Fratello, invece di giocare ai cow-boy come facevano i loro genitori giocheranno ad appartarsi in coppia sotto un tavolo mimando una scena di sesso. Le bambine che vedono ogni sera uno show con ballerine in costumi molto succinti, vorranno giocare allo spogliarello invece che alle bambole. E ancora, i bambini che – dalla pubblicità, dai coetanei o dai loro genitori – vengono continuamente sollecitati al possesso di abiti all’ultima moda, scarpe firmate, oggetti status simbols entrano in competizione tra loro per l’acquisizione di questi prodotti, senza i quali si sentono infelici. Giorno dopo giorno essi fanno propria una visione del mondo che non apparterrebbe all’infanzia, modi di pensare e di atteggiarsi che possono avere dei risvolti non soltanto sullo stile di vita presente ma anche futuro. Ciò non significa, tuttavia, che crescendo, riflettendo, acquisendo senso critico e ricevendo stimoli culturali differenti non possano poi rivedere e modificare gli apprendimenti e i condizionamenti dell’infanzia. (…)

La tentazione di accelerare lo sviluppo di un bambino, di trattarlo come se fosse un adulto in miniatura e di usarlo per il proprio piacere o vantaggio è molto forte in alcune persone, soprattutto quando sono prive di una cultura dell’infanzia o quando ci sono delle frustrazioni irrisolte. Costoro proiettano sui bambini i loro desideri, le loro aspirazioni, i loro obiettivi e trovandovi una materia plasmabile e recettiva vi si esercitano senza preoccuparsi del futuro dei loro figli, delle loro esigenze di crescita, della formazione della loro personalità. (…)

(fonte: annaoliverioferraris.it)

 

Della stessa autrice vedi il libro “La sindrome di Lolita. Perchè i nostri figli crescono troppo in fretta”.

Sessualità/abusi sui minori. L’esperto: “Come aiutare i bambini”

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Fondamentale è mettere il bambino in condizione di aprirsi tenendo presente che difficilmente i bambini raccontano false storie di abuso sessuale.

I primi passi da fare:

(di Ivana Giannetti, Telefono Azzurro)

  • ascoltare con reale attenzione, autentico interesse per ciò che dice o non dice
  • credere a quel che il bambino raccolta e rassicurarlo
  • tradurre in parole semplici sentimenti complicati come la loro tristezza, rabbia, paura, ansia o depressione
  • meglio non improvvisarsi intervistatori ma farsi aiutare da chi lo sa fare

 

Ricordare inoltre che:

(di Anna Grasso Rossetti, esperta di comunicazione non verbale)

  • Il disagio prima si percepisce , poi si vede, se si sa che cosa guardare
  • Un segnale da focalizzare è il cambiamento di abitudini
  • Quando si coglie il disagio è perché il bambino vuole parlare
  • Mai far capire che si è spaventati
  • Sempre far capire che siamo disponibili all’aiuto, qualsiasi cosa sia accaduto (non giudizio, non punizione: ma aiuto e conforto)

(fonte: Atti del Convegno “Di’ di no! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale? – Commissione Pari Opportunità di Brescia 2002)

Sessualità/abusi su minori: “L’ascolto empatico del genitore adottivo o affidatario”

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Proponiamo la riflessione integrale di Alessandro Bruni, genitore bio e affidatario, sull’ascolto empatico dei genitori adottivi o affidatari di un bambino abusato.

LEGGERE I SILENZI, LEGGERE IL CORPO

Il silenzio. Ascoltare richiede attenzione e presuppone una scelta, infatti è il “concentrarsi della mente su un determinato oggetto, distogliendosi momentaneamente da ogni altro pensiero. L ‘ascolto, mette al centro il bambino, che per vari motivi, può non essere in grado di parlare, eppure con la sua sola presenza, con il suo solo esserci, racconta di sé. Leggere i silenzi è dunque ascoltare il corpo.

Il silenzio è un modo di vivere inosservati, così come fanno i cuccioli, gli animali, gli uomini che nel percepire il pericolo si acquattano e si fingono morti, così si puo’ ascoltare questo tipo di silenzio che racconta il terrore, lo sperare di non essere presi in considerazione, ”se taccio non mi vede “, ma vi è anche il silenzio della riflessione o della confusione, della regressione al pre-verbale, del mutismo traumatico o selettivo.

Eppure al bambino abusato noi chiediamo di parlare di raccontare, di rinnovare il dolore per avere una prova inconfutabile: per permetterci di costruire la così detta prova-provata deve parlare in modo giuridicamente accettabile, altrimenti si archivia il caso!

Ecco perché bisogna imparare ad ascoltare il silenzio del dolore e della vergogna di un bambino, frugato e lacerato nell’intimo della carne e spesso nella fiducia dei sentimenti. Silenzio che può comparire all’improvviso, anche durante un fluente racconto di fatti pertinenti, in quel momento bisogna cogliere il significato di quel ritirarsi, forse si è toccato un argomento non ancora maturo, forse un ricordo improvviso è esploso nella memoria, forse bisogna fermarsi ed aspettare, intuire, prevenire, rassicurare, intervenire, stringere una mano o lasciarla andare, questo è saper ascoltare il silenzio.

Il corpo. Cosa racconta la fobia di essere toccato, quale esperienza penosa scatena l’attacco asmatico, il vomito? Perché quell’odore, quel profumo o quella puzza sconvolgono il bambino? Ricordo il terrore di una bambina al mio tentativo di farle una carezza, l’urlo di terrore di un bambino al mio avvicinarmi. Perché?

Dicono che non vogliono il latte e poi si lasciano sfuggire che è ”perché il latte di papà era cattivo“, non vogliono aprire la bocca perché temono di soffocare, spesso non si reggono in piedi, hanno una vera e propria ipotonia, forse così facendo hanno evitato ulteriori violenze.
Non hanno più il controllo degli sfinteri, si sono arresi alle penetrazioni, non sono più in grado di trattenere nulla, contrarre i muscoli comporta ulteriore sofferenza perché a questo sono stati obbligati ed abituati, violando e forzando l’etica psicosomatica del loro corpo. Si lavano le mani e il corpo in modo ossessivo con espressioni di disgusto: in modo inconscio si purificano.

In molti casi vi è una forte riattualizzazione psicosomatica, oppure compare una risposta stereotipata, come in quei bambini che di fronte ad una macchina fotografica o ad una cinepresa si muovono senza imbarazzo ed inibizione, con mosse seduttive, mimando comportamenti erotici, perché utilizzati per riprese pedopornografiche, forse in un istinto di sopravvivenza hanno imparato ad essere docili per evitare attacchi sadici.

Le persone di riferimento, nuovi genitori, psicologi, assistenti sociali, devono essere preparate al cercare del bambino di sessualizzare il rapporto personale: è un’esperienza sconvolgente, ma il bambino utilizza l’unico modo che conosce per entrare in relazione con l’adulto.

Il padre affidatario che deve affrontare una bimba abusata dovrà agire con molta forza d’attenzione in modo che i suoi gesti non siano male interpretati: lei tenterà un approccio fortemente sessualizzato, soprattutto per ottenere piccoli regali o riconoscimenti di preferenza. Correggere è possibile con molta pazienza e fermezza, ma sempre con la giusta affettuosità.

Bisogna ricordare che il minore abusato esprime i suoi sentimenti come fa il mimo nell’arte scenica: sostituendo la parola con il gesto e l’atteggiamento. I genitori accoglienti devono tenere presente la loro funzione di specchio in cui il bambino può riconoscersi, controllando il loro stato emotivo, sapendo che ciò che sta accadendo è l’inizio della riparazione del trauma della giovane vittima.

Concludendo, questo post è doloroso. Le parole dette su silenzio e corporalità fanno comprendere come silenzio e corpo siano fortemente indicativi di drammaticità di abuso e come i genitori accoglienti devono essere preparati a comprendere o a individuare silenzi e atteggiamenti sospetti. Se in campo professionale si ritiene necessaria una preparazione specifica dello psicologo tramite un training psicosomatico, a maggior ragione questa preparazione deve essere fatta sui genitori accoglienti per renderli più capaci di comprendere e di correggere amorevolmente.

LEGGERE IL GIOCO E LE PAROLE

Nulla è più vero ed immediato della rappresentazione psicodrammatica del gioco che il bambino abusato compie. Attraverso il gioco racconta situazioni, fatti, atti compiuti o subiti, identifica persone, luoghi, indica terrori e consolazioni, compie vendette e passaggi all’atto, vive crisi abreattive (termine della psicanalisi per indicare l’improvvisa scarica emotiva per mezzo della quale il paziente si libera di antichi traumi inconsci e repressi), modifica in termini difensivi o enfatizza in termini aggressivi,  punisce se stesso e l’altro da sé (classico lo scaricare davanti allo specchio il vissuto dei traumi o l’imprecazione solitaria e improvvisa ad alta voce al ricondo di un fatto ritenuto spiacevole, ma non raccontabile).

Il bambino lasciato nel silenzio del suo rappresentarsi racconta cose che altrimenti non saprebbe come trasmettere. Come quella bambina che continuamente denudava le Barbie e con il rossetto disegnava i capezzoli e il pube…; come quel bambino che metteva gli elefantini uno dietro l’altro e diceva che era il gioco del pisello che facevano con lui il papà e i suoi amici …; come il gioco del dottore fatto con un signore vecchio che “infilava le supposte nel sederino”…; come la mamma che “giocava a farle male per farla piangere, per poi fare la pace con tanti baci sulla passerotta“…

Le parole servono per indicare le cose ed esprimere le idee in modo chiaro e diretto, se si ha liberta’ intellettuale, e in modo criptico o  simbolico  se vi è soggezione o si è subita violenza con riduzione in schiavitù, come spesso accade ai bambini abusati, resi oggetti pedofili .

E’ nell’ascolto delle parole  del bambino, che il genitore deve essere duttile, empatico, tranquillo,  non suggestivo, non direttivo, non manipolatorio. In sintesi, non deve ingabbiare la comunicazione spontanea del minore e deve trovare identità di linguaggio: solo in questo modo potranno dialogare in termini paritari. E’ una operazione molto difficile per un genitore e senza ogni dubbio è bene che venga svolta da un professionista. La cosa migliore è non far trasparire le proprie emozioni, valutare con delicatezza e razionalmente. Nel sospetto, rivolgersi ad uno psicologo specialista del servizio pubblico.

Quando il bambino parla è perché ha deciso di fidarsi, il genitore o la sua persona di riferimento, è divenuta di sua fiducia. Quell’adulto può ascoltare e sapere la sua storia, basta che stia ai suoi patti, inutile insistere nel voler sapere di più, se in quel momento il bambino dice basta.

Mai fare domande, sempre essere pronti ad accogliere anche la più sconvolgente delle rivelazioni, o la più banale fabulazione. Il piccolo abusato compie sempre una sorta di messa alla prova nei confronti di quell’adulto che vuole sapere i suoi segreti. In lui scatta il meccanismo di chi essendo stato sottoposto a regole altrui, con chi si fida e pensa di poterlo fare, è lui a dettare le regole di quando dire e cosa dire.

Ascoltandolo, il nostro fare tranquillo e sereno, permette, in una dinamica identificatoria, che il bambino non si senta destrutturato, inizia così ad introiettare una capacità riparatoria che già nell’atto dell’essere ascoltato  assume un aspetto  terapeutico, catartico (purificante), cosi facendo l’ascoltatore esplica una funzione psicologica, riportando il minore alla corretta percezione di sé e degli adulti.

Si crea la magia del contenitore concentrico, l’adulto (ad esempio la mamma, ma potrebbe essere l’operatore) contiene le ansie e le paure, le ferite e i ricordi traumatici del bambino. Avviene il trasporto ansiogeno da lui al contenitore più ampio, scaricandolo in parte della tensione, della colpa, della paura.

Si viene così a creare il momento dell’ascolto empatico, ogni minimo errore può pregiudicare  il prosieguo della narrazione, la vittima ora è recettiva ad ogni stimolo ed è in questa fase che il disegno può prendere il posto della verbalizzazione, il disegno può dire, raccontare descrivere ciò che con le parole non si sa dire. Questo significa che il bambino può iniziare un racconto senza concluderlo poiché quando diviene troppo doloroso parlare continua la sua narrazione con un disegno, con un gioco, con un atteggiamento.

Quando  la vittima racconta si può apprezzare direttamente il suo stato di agitazione, la ritrosia a tornare su argomenti evidentemente sollecitanti vergogna, tensione interiore e sofferenza, che si traducono in risposte brevi, in parole sommesse o urlate e in ricorrenti e manifesti tentativi di eludere  i temi ansiogeni, anche con i disegni o i comportamenti gestuali. E’ questo il momento della rivelazione, caratterizzato da processualità, progressività e segmentazione della narrazione. Questo avviene nel momento in cui la vittima percepisce il consolidarsi del rapporto di fiducia instaurato con la persona  cui viene affidato il ricordo.

Concludendo, sono consapevole di aver portato i lettori verso la soglia di un inferno che non vorremmo mai conoscere. Tuttavia, non dobbiamo fermarci al nostro disagio e rivolgere le nostre cure al bambino abusato e accolto. Dobbiamo riflettere sulla paura, l’angoscia, il dolore, la vergogna, la solitudine che quel bambino tradito deve aver provato da parte di chi doveva proteggerlo e amarlo. In questa condizione, il genitore accogliente deve imparare ad aiutare in modo adeguato, con l’aiuto e a supporto di professionisti, con un ascolto sensibile e competente.

Missione impossibile? Non è così, l’esperienza di molte famiglie accoglienti e di bambini abusati dicono che è possibile.

 

(fonte: crescerefiglialtrui – blog)

Sessualità/abusi su minori. Manuel: “Non capivo che cosa avesse cercato di farmi quell’uomo…”

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C’è festa in paese, la gente sta ballando, mangiando e bevendo. Molti degli uomini sono ubriachi. Manuel ha cinque anni. Si allontana dal gruppo e lungo il suo cammino incontra un uomo.

(…) Passai sotto un arco che univa due case e non mi accorsi che proprio lì, in un angolo, c’era un uomo. Era ubriaco come gli altri, ma stava appartato. E mi stava aspettando. Lo notati solo all’ultimo: sobbalzai, ma sebbene spaventato, non mi misi a correre. Cercai di guardarlo negli occhi, ma teneva la testa bassa, sembrava stordito, quasi assopito. Feci per incamminarmi di nuovo, quando all’improvviso l’uomo mi prese violentemente per un braccio e mi sollevò.

“Lasciami! Lasciami!” urlai, provando a divincolarmi. Ma lui rideva, sprezzante. Mi avvinghiò con un braccio schiacciando il mio sedere contro la sua pancia. Con l’altra mano abbassò la patta, poi con un movimento repentino ed energico mi abbassò i pantaloni fino alle caviglie. Ero nudo e suo prigioniero.

Mi allargò le gambe.

Sentivo il suo coso indurito mentre tentava di entrare dentro di me. Non capivo che cosa stesse accadendo, ma mi faceva male.

“Nooooo, lasciami!” urlai con tutto il fiato che avevo in gola. Iniziai a scalciare e a tirare pugni che però da quella posizione andavano a vuoto. Il suo coso continuava a premere contro le natiche.

Che cosa stava facendo? Perché mi stava facendo male?

Finalmente riuscii a colpirlo con uno schiaffo e la sua presa divenne meno sicura. Mi dimenai furiosamente ed egli non riuscì più a tenermi fermo. Il suo coso sbatteva contro la mia coscia, sulla mia anca, ma non più lì. Allora mi buttò a terra. Io caddi pesantemente sulla schiena e mi alzai subito i pantaloncini, poi arretrai qualche passo.

Ero riuscito a sventare il mio stupro. (…)

(fonte: estratto del libro “Il bambino invisibile” di Marcello Foa)

Sessualità/abusi su minori: “L’impatto dell’abuso e maltrattamento sulla famiglia adottiva”

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Sintesi dell’articolo “Il bambino vittima di abuso e maltrattamento – di Cristina Roccia, psicologa e psicoterapeuta.

Non esistono molte ricerche che trattano questo tema. Di solito, se esiste alla base un abuso, sembra che la relazione tra bambino e famiglia adottiva sia più difficile rispetto ad altre forme di maltrattamento. In verità, da un’indagine su una cinquantina di coppie, si è potuto osservare che non è il comportamento del bambino in sé ad essere diverso da altri tipi di maltrattamento, ma il grado di frustrazione della famiglia.

Se da un lato, infatti, si può affermare che la presenza di un abuso può essere un fattore predittivo di fallimento adottivo prima dell’adozione, non è invece automatico il comportamento dell’adottato una volta inserito in famiglia.

I fattori predittivi del fallimento adottivo sono:

  • maltrattamenti e abusi subiti
  • trascuratezza
  • genitori con personalità dipendente
  • spostamenti in diverse famiglie affidatarie
  • età tardiva del bambino

Come si comporta il bambino

L’osservazione si basa su due elementi: l’attaccamento interiorizzato dal bambino e i comportamenti sessualizzati

L’attaccamento avviene nei primi due anni di vita. L’attaccamento disorganizzato deriva da esperienze di stress e ansia che il bambino non riesce a gestire perché la figura negativa di riferimento è anche l’unica fonte potenziale di aiuto, come nel caso di abuso. Nello stesso tempo si manifesta un desiderio di prossimità e di lontananza che comporterà l’assenza di una strategia organizzata nell’affrontare lo stress in qualsiasi situazione della vita.

Il bambino di fronte a questo modello di adulto interpreta qualsiasi adulto come uno che lo vuole fregare. Nelle sue manifestazioni censura il malessere perché è sicuro di venire snobbato come facevano gli adulti passati. Manca la fiducia nell’adulto e i momenti di affettività diventano per il minore fattore di ansia pur desiderandoli e cercandoli.

“Chiunque abbia subito incesto. a prescindere dal sesso di appartenenza. incontra enormi difficoltà a creare rapporti interpersonali” (…) “Le esperienze di abuso generano in chi le subisce un sentimento di diversità dagli altri e minano profondamente in senso di appartenenza”.

Si spegne anche la curiosità verso la vita e molto spesso si incontrano difficoltà a scuola e in ambito lavorativo.

Un modo per tenere lontane le persone sono anche i comportamenti sessualizzati. Adulti e coetanei provano disgusto e imbarazzo di fronte a certi comportamenti ostentati. Invece sono un modo attraverso il quale il minore rivive, inconsciamente, il trauma.

Come si comporta il genitore

Una coppia adottiva desidera un figlio da amare e da accudire. Di fronte si trova invece un bambino che ha paura di essere amato, che rifiuta qualsiasi forma di avvicinamento e se c’è dell’affetto è mescolato alla rabbia come il modello di riferimento passato che gli è stato proposto. Gli adulti accudenti si sentono così rifiutati. Non è facile interpretare comportamenti aggressivi, provocatori e strafottenti come una ricerca di amore. Bisognerebbe tenere a mente che quella che potrebbe essere interpretata come sicurezza e determinazione in realtà nasconde una profonda fragilità. “L’aggressività potrebbe essere una forma di reazione all’estrema situazione di impotenza sperimentata nel corso dell’abuso”. Aggredire è anche un modo per stare soli, per scomparire, per non creare relazioni.

Il comportamento sessualizzato viene mal tollerato dai genitori adottivi o affidatari. “Scarse capacità di controllo degli impulsi limitano ulteriormente le relazioni sociali e causano problemi a scuola.

Che cosa raccontare alla famiglia che sta per adottare

La dottoressa ritiene che sia giusto informare la famiglia. Gli operatori dovrebbero superare la paura di un rifiuto da parte della coppia. A tutto va anteposto il fatto che la storia di questi bambini è delicata e che la famiglie vanno dotate di strumenti interpretativi e gestionali per affrontare al meglio le situazioni di crisi. Crisi tra l’altro gestibili con l’adeguato supporto di persone preparate che siano in grado di fornire una diversa decodificazione della realtà. Non dire niente significa affidarsi alla fortuna, ma in questo caso diventerebbero vittime sia la famiglia che il bambino.

Una cosa è certa. L’amore non basta. E’ molto difficile usare l’amore per superare il trauma del bambino abusato poiché è proprio questo amore che rifiuta.

Farsi raccontare la storia del bambino significa partecipare al suo dolore, essere contagiati dall’orrore della sua esperienza traumatica. I racconti avvengono nei momenti più impensabili e inopportuni, mettendo a dura prova la coppia. I genitori, però, devono sapere che è stato ampiamente dimostrato che parlare del trauma subìto fa star meglio e che la narrazione delle esperienze traumatiche ha dei benefici sulla salute fisica dell’individuo.

Il compito della coppia è valorizzare le parti positive del bambino.

In definitiva, informare la famiglia adottiva del passato del minore e delle difficoltà alle quali andrà incontro è sì un rischio perché potrebbe determinare un rifiuto, ma è anche l’unico modo per garantirgli un percorso di aiuto, sostegno e cure adeguate. Non servono i dettagli, non è la storia del suo passato che conta, ma come questo passato influenzerà il suo futuro. Con un bambino ammalato di epilessia la famiglia sa che cosa deve fare, così una famiglia che accoglie un bambino abusato deve saper leggere i segnali del disagio e intervenire. Non si può dimenticare il passato, ma questo può essere elaborato in un’ottica diversa. Questo è il compito importante dei genitori adottivi: fornire strumenti al bambino per guardare alla sua storia con occhi diversi.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/2-abusoemaltrattamento-roccia.pdf)

Sessualità/abusi su minori: “E’ necessaria una rete di operatori a sostegno delle famiglie”

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Il problema non sono i bambini, ma la mancanza di un supporto concreto alle famiglie. Non esiste una causa-effetto tra bambino abusato e comportamenti deviati. Altre fonti di stress possono avere ricadute simili su un minore. Dipende da bambino e bambino. Questa è la sintesi di uno studio del 2007 – “Linee Guida in tema di abuso sui minori” del Gruppo di Lavoro SINPIA – che individua possibili conseguenze sui minori e auspica interventi da parte di operatori preparati. Non si parla del caso specifico di minori adottati.

Il maltrattamento si concretizza in atti o carenze che turbano gravemente i bambini. Quindi può essere una condotta attiva o passiva da parte dell’adulto. Anche l’abuso verbale può essere destabilizzante, alla pari dell’abuso fisico. Un’esperienza fortemente stressante e/o traumatica, se non rilevata, può sfociare in devianza in età adulta.

Le conseguenze possono avere effetti negativi su:

  • organizzazione del sé
  • regolazione degli affetti
  • sviluppo dell’attaccamento
  • sviluppo autostima
  • relazione con i coetanei
  • adattamento sociale (Cicchetti e Rizley 1981)

Il danno procurato è tanto maggiore quanto più:

  1. il maltrattamento resta sommerso
  2. il maltrattamento è ripetuto nel tempo
  3. la risposta di protezione ritarda
  4. il vissuto traumatico resta inespresso o non elaborato
  5. la dipendenza fisica tra vittima e e soggetto maltrattante resta è forte
  6. il legame tra vittima e soggetto maltrattante e di tipo faliliare
  7. lo stadio di sviluppo e i fattori di rischio nella vittima favorisce un’evoluzione negativa (Barnett, Manly e Cicchetti 1993; Wolfe e McGee, 1994; Mullen e Fergusson 1999)

Ogni bambino è un mondo a sè

Esistono tuttavia dei fattori di rischio o protettivi che sono presenti nell’individuo, che ne fanno un soggetto unico che può rispondere in diversi modi all’evento di stress. Ci sono soggetti che evolvono in modo positivo anche se sono stati sottoposti a elevati livelli di stress. La capacità del soggetto di elaborare tali eventi dipende dalla distanza tra reazioni emotive e operazioni di elaborazione; lo sviluppo di una strategia di problem solving; la formazione di meccanismi di difesa normali o nevrotici.

Bambini diversi possono reagire in modo del tutto differente di fronte allo stesso tipo di fattori di rischio in funzione del grado di vulnerabilità personale allo stress e dell’eventuale presenza di mediatori dei fattori di stress; uno stesso fattore di rischio produce effetti diversi anche al variare della fase di sviluppo considerata.

L’abuso sessuale

Per quanto riguarda l’abuso sessuale in senso stretto ne esistono di tre categorie: intra-familiare, extra-familiare e peri-familiare (che gravita attorno alla famiglia nella veste di amico o parente) a seconda del rapporto tra bambino e abusante.

“Un numero crescente di studi ha riportato un’associazione debole tra indicatori dello status socioeconomico della famiglia e rischi di abuso sessuale nei bambini. Esistono invece significative connessioni tra l’abuso sessuale e indicatori di malfunzionamento coniugale, cambiamenti familiari (presenza di patrigni e matrigne), difficoltà di adattamento dei genitori (alcolismo e criminalità) e indicatori di pattern di attaccamento tra genitori e figli” – Fergusson 1996.

Tra gli esiti clinici negli abusi sessuali si può annoverare anche la pubertà precoce e come esiti psico-comportamentali dai sei anni in su:

  • disturbi del sonno
  • disturbi nelle condotte alimentari
  • dolori fisici (cefalea, dolori addominali)
  • paure immotivate
  • reattività al contatto fisico, anche con medici
  • esplosione emotiva improvvisa (pianto, rabbia, mutismo)
  • aggressività contro adulti e coetanei
  • autolesionismo
  • interessi sessuali inappropriati
  • passività
  • depressione isolamento
  • difficoltà scolastiche
  • fughe
  • regressioni
  • tentativi di suicidio

Nonostante questo quadro, quello che va sottolineato è che non esistono indici comportamentali ed emotivi patognomonici di abuso sessuale; in un’elevata percentuale di casi non si manifestano condotte problematiche. La letteratura segnala che gli effetti a lungo termine dell’abuso sessuale restano ancora indefiniti e non chiariti da sufficienti ricerche longitudinali. Inoltre in letteratura non esistono pareri concordi e studi che dimostrino l’esclusività di una o più condotte come criterio diagnostico. Questi indici possono essere riscontrati anche in minori che hanno subito traumi o stress familiari/ambientali di natura non sessuale.

I comportamenti sessualizzati

Il comportamento erotizzato appreso è accompagnato da una sorta di piacere erotico senza evidenti segni di ansia e senza ricerca di punizione. Il bambino può mostrare una seduttività esagerata verso l’adulto ed un certo grado di piacere e gratificazione per attività sessuali. L’erotizzazione di tipo non traumatico c’è quando il minore manifesta un interesse per la sessualità, ma i contenuti sessuali  nel gioco e nel disegno sono assenti. La masturbazione compulsiva può essere presente nei bambini deprivati  che la possono utilizzare come forma compensatoria, auto consolatoria. La compulsione normalmente può essere intesa come un segno di distensione interna e può segnalare la presenza di una psicopatologia.

Supporto ai genitori

Si tratta di uno studio del 2007 e si parla di una mancanza di rete e coesione tra i diversi attori dell’intervento. Certo è che non si può pensare di lasciare da soli i genitori che dovrebbero invece essere sostenuti attraversi visite domiciliari. Manca un linguaggio comune tra medici, magistrati, psicologi, insegnanti, forze dell’ordine, avvocati, operatori sociali. Spesso le differenti specificità possono produrre fraintendimenti e divergenze sostanziali su aspetti di primaria importanza. In particolare per gli insegnanti, osservatori privilegiati del fenomeno, lo studio invita ad una formazione specifica per trattare i diversi casi con la dovuta sensibilità.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/12-abuso-linee-guida.pdf)

Questionario sul benessere dei bambini nelle famiglie adottive

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Diamo spazio ad una studentessa che chiede aiuto nella compilazione di uno questionario per una ricerca dell’Università “La Sapienza” di Roma. La struttura si allinea ad altri questionari di altre università internazionali con cui verrà comparata.

 

Salve a tutti.
Sono una studentessa dell’ultimo anno della magistrale e chiedo gentilmente la vostra collaborazione per una ricerca pensata dalla Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma sul FUNZIONAMENTO FAMILIARE E BENESSERE DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE nelle famiglie adottive.
Attraverso un questionario i genitori adottivi dovranno descrivere il loro nucleo familiare: qualità genitoriali, funzionamento di coppia e benessere dei bambini o delle bambine.
Lo scopo della ricerca è di:
– fornire un contributo per la comprensione delle dinamiche interne alle famiglie adottive con bambini da 0 a 17 anni;
– confrontare i dati italiani con quelli già pubblicati in altre nazioni.

Il questionario verrà compilato in forma anonima e le conclusioni conterranno le informazioni circa l’intero gruppo dei partecipanti.
Grazie in anticipo per la vostra attenzione e per la vostra partecipazione.

Carmen Virginia Voicu

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Il link per la compilazione del questionario: http://unipark.de/uc/funzionamento_familiare_benessere_ad/ospe.php?SES=16bb35893de7f14eda5e277338828056&syid=668310&sid=668311&act=start

Sessualità/abusi su minori: “L’importanza della narrazione del bambino e dell’ascolto empatico dell’adulto”

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Troviamo disarmante che tra le vittime di abuso solo una piccola percentuale si confidi con i genitori. E’ ovvio che ogni caso va valutato a sé e dipende da contesto familiare in cui si vive. Spesso il bambino vede la madre come una figura fragile su cui non si può far cadere un peso così importante; altre volte si vergogna e si sente responsabile dell’accaduto. Per noi genitori adottivi responsabili significa che il bambino non trova spazio per il suo racconto, forse perchè gli adulti si assumono sempre meno responsabilità e lui lo capisce.“Va ricordato che la comunicazione di un bambino che vive una condizione di forte disagio inizia non dalla sua bocca ma dall’orecchio di chi ascolta.”- questa è la sintesi importante di un articolo di Claudio Foti, psicoterapeuta, apparso su Minori e Giustizia nel 2007 dal titolo “Il negazionismo dell’abuso sui bambini, l’ascolto non suggestivo e la diagnosi possibile” che vi invitiamo a leggere completo (http://www.8ealtro.it/files/1-Negazionismo.pdf)

 

La violenza esiste ma tende ad essere negata. La stessa comunità scientifica è arrivata con forte ritardo e con forti resistenze a studiare e classificare le sindromi post traumatiche, a riconoscere e a considerare le reazioni traumatiche nei bambini.

La negazione è intrinseca alla violenza: dopo l’azione c’è la negazione. A ciò si aggiunga che la mente umana tende a negare un evento che travalica la possibilità di elaborazione. Questa è la ragione per cui le atrocità della storia umana tendono a non essere credute, ricordate, documentate da parte degli storici. L’ultima ipotesi che un’équipe di operatori prende in considerazione nella diagnosi del malessere di un bambino è quella della violenza ai suoi danni.

Anche nella società c’è una difficile ammissione dell’abuso sessuale. Il soggetto sociale potente cerca di squalificare la vittima. La vittima in quanto donna, in quanto bambino è già soggetto debole e socialmente svalutato, la squalifica e l’isolamento rendono l’esperienza incomunicabile. Se la vittima non trova un ambiente sociale supportivo, soccombe.

“La vittima deve trovare un ambiente sociale supportivo”

Una società basata sulla forza e sul privilegio tende a non valutare il soggetto traumatizzato. Sviluppare, allora, l’attenzione clinica verso questi soggetti significa riprendere valori democratici e solidaristici. Ma prima bisogna riconoscere che l’abuso sessuale sui minori è un fenomeno che ha dimensioni endemiche nella nostra cultura e che nonostante le sue dimensioni massicce, il fenomeno è destinato per molti aspetti a restare sommerso ed impensabile. C’è poi l’immagine della famiglia felice e accudente, difficile mito da sfatare.

Il trauma emerge e riemerge nei momenti meno impensabili se non viene elaborato anche solo attraverso la narrazione. E’ la solitudine in cui si trova il bambino ad rendere più grave il trauma. Difficilmente un bambino racconta ciò che non ha vissuto. Sebbene i ricordi degli eventi originari possano subire delle distorsioni, il fatto che i sopravvissuti ricordino l’essenza della questione è in definitiva quello che conta. Ma ciò che racconta non dà una buona immagine della società in cui viviamo e ciò non è conveniente. La vittima evoca la fragilità e debolezza della condizione umana.

Tutto s’innesta nella cultura dell’esaltazione della carne senza pensare alle conseguenze. L’attivazione prematura della pulsione sessuale nel bambino produce alterazioni neurobiologiche molto gravi, sollecita la vittima al ricorso a forme dissociative per tentare di difendersi dal richiamo confuso e disorganizzante dell’eccitazione precocemente sperimentata. Per questo va combattuta l’idea sempre più largamente accettata che la ricerca del piacere sessuale sia sempre giustificata.

“Una società sessualizzata come la nostra tende ad esaltare il piacere sessuale come valore sempre e comunque positivo

Un caposaldo del negazionismo è la rappresentazione di un bambino compiacente dell’adulto incapace di trasmettere la sua autonomia comunicativa. La dominazione attraverso il sesso ha sempre accompagnato il rapporto tra padrone e schiavo, fra dominatore e dominato, fra vincitore e vinto, fra potente e suddito – Ida Magli. Va invece detto, per sottolineare il significato di adulto che

“La capacità di domare gli impulsi non è un optional, ma un ingrediente insostituibile della maturità umana e spirituale”

Ciò che risulta sempre deleterio è il rapporto relazionale con l’adulto su cui ricade la responsabilità morale e giuridica dell’accaduto. Purtroppo quando ci s’imbatte in casi di abuso si tende a delegare a qualcun altro le responsabilità. Invece dovremmo parlarne sempre e di più perché ciò aiuta gli adulti attenti e sensibili ad aiutare i bambini in difficoltà. Ricordiamo che il silenzio aiuta a perpetuare l’abuso. In molti casi i bambini non vengono messi nella condizione di comunicare all’esterno il loro malessere. Si preferisce “la suggestione negativa” che altro non è che un comportamento degli adulti che scoraggia il bambino ad avvicinarsi alla propria debolezza e sofferenza per elaborarle.

“Come possiamo stare con un bambino che è stato traumatizzato, cosa possiamo fare per lui come adulti?”

Qui entra in campo il rapporto empatico:

“Il bambino cerca un interlocutore che si interessa a lui come persona e che non lo giudicherà dalla sua storia.”

Cerca un adulto che gli possa far riguadagnare la fiducia nel mondo degli adulti che l’ha così profondamente tradito. Non esiste ascolto senza un impegno dell’adulto a manifestare al bambino capacità di accettazione della sua condizione, disponibilità di tempo e mentale a rapportarsi con lui e vicinanza emotiva. L’obiettivo è quello di tranquillizzarlo, di fargli capire che sei un adulto sicuro. E’ necessario che il suo ascoltatore contenga le emozioni del bambino. L’atteggiamento dialogico alterna atteggiamenti di comprensione empatica con atteggiamenti di curiosità, intesa come interessamento rispettoso e non pressante.

Comunicazione Adozione Scuola: “Storia familiare – Raccolta firme per i testi scolastici della scuola primaria”

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Facendo seguito alle sollecitazioni di molti genitori adottivi, ADOZIONESCUOLA ha lanciato una raccolta di firme allo scopo di invitare le case editrici di testi per la scuola primaria a modificare le pagine sulla storia personale in modo da renderle inclusive della storia di tutti i bambini. Qui di seguito il testo della petizione.

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UNA STORIA PER TUTTI E TUTTE

Petizione promossa da ADOZIONESCUOLA indirizzata alle case editrici di testi scolastici per la scuola primaria L’approccio allo studio della storia nei primi anni della primaria viene proposto dai libri di testo a partire dalla storia personale e da quella della propria famiglia. Si tratta di un passaggio propedeutico importante per arrivare a comprendere il significato degli indicatori temporali e a riconoscere i rapporti di successione: un passaggio che andrebbe però affrontato con grande attenzione e sensibilità, e soprattutto con modalità che consentano a ciascun bambino di riconoscervisi. Troppo spesso, invece, le schede operative dei libri di testo chiedono ai bambini di raccogliere informazioni o di portare oggetti personali e familiari che alcuni di essi possono non possedere e che rimandano a un’idea di famiglia “standard” e a storie d’infanzia che non sono le uniche presenti nelle nostre classi. Le richieste del peso alla nascita, dell’età del primo dentino o dei primi passi, di portare oggetti dei primi mesi di vita (il bavaglino, il ciuccio…), le foto da neonato e altre foto di famiglia possono mettere in difficoltà i tanti bambini adottati che non conoscono l’inizio della loro storia e anche altri con storie difficili o complesse: bambini in affido, bambini che hanno perduto un genitore, bambini migranti che non hanno portato con sé alcun bagaglio materiale di ricordi. Le insegnanti più sensibili, quando hanno in classe alunni con situazioni complesse, “saltano” queste pagine o propongono modalità alternative che rispettino la storia dei bambini. Anche i libri di testo, senza rinunciare a questo approccio, potrebbero proporre attività più flessibili, che tengano conto delle tante differenze presenti nelle nostre classi e della varietà delle realtà familiari del mondo d’oggi. Le stesse “Linee d’indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati”, emanate dal MIUR il 18-12-2014, invitano del resto gli insegnanti, in occasione delle adozioni dei libri di testo, a “scegliere volumi attenti alla molteplicità delle situazioni familiari e culturali ormai presenti nelle classi”.

SI CHIEDE PERTANTO ALLE CASE EDITRICI DI TESTI PER LA SCUOLA PRIMARIA DI MODIFICARE LE PAGINE SULL’APPROCCIO ALLA STORIA PERSONALE IN MODO DA RENDERLE INCLUSIVE DELLA STORIA DI TUTTI I BAMBINI E BAMBINE

Potete firmare la petizione inviando una mail all’indirizzo petizione@adozionescuola.it indicando: Cognome e nome (obbligatori)

Città (obbligatoria) Chi sei: insegnante, genitore, studente, ecc. (facoltativo ma gradito)

Scuola, associazione, gruppo di appartenenza, ecc. (facoltativo ma gradito)

Commento: “Sottoscrivo questa petizione perché…” (facoltativo ma gradito)

E’ possibile aderire anche come associazione, gruppo, collegio docenti, consiglio d’istituto, ecc. L’elenco dei sottoscrittori verrà pubblicato sul sito www.adozionescuola.it

Petizione lanciata il 11-05-2015 ADOZIONESCUOLA si fa promotrice dell’iniziativa, ma il suo successo potrà venire solo dall’attivarsi di associazioni, gruppi informali, singoli genitori, insegnanti, ecc. che diffonderanno l’informazione ai loro contatti.

E’ possibile aderire all’iniziativa sia individualmente che in forma collettiva.

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IMPORTANTE: le adesioni vanno inviate unicamente all’indirizzo petizione@adozionescuola.it

Le adesioni sono pubblicate  sul sito www.adozionescuola.it. Sulla lista di discussione Adozionescuola verranno date periodiche informazioni sull’andamento dell’iniziativa.

Sperando che l’iniziativa raccolga la vostra condivisione, cordiali saluti

Per AdozioneScuola Dr.ssa Livia Botta

www.liviabotta.it

www.adozionescuola.it

Colombia: “I bambini special needs hanno bisogno di attenzioni speciali”

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Ci teniamo a sottolineare che addentrarsi nell’ambito bambini con bisogni speciali (special needs) non è da tutti. Non si possono infatti sottovalutare le difficoltà che dovrà affrontare la coppia. Non si può vender come facile un tragitto che potrebbe essere molto doloroso per coppia e minore. Siamo, però, convinti che con un’adeguata preparazione molte coppie ce la possano fare. Ma, è necessario sottolinearlo, che la coppia non vada mai lasciata sola né nel pre adozione, tantomeno nel post. Di seguito le riflessioni della dott.ssa Donatella Simonini (psicologa) e del dott.Mauro Zaffaroni (pediatra) di ARAI – Regione Piemonte.

Negli ultimi anni sono aumentate le proposte di abbinamento con bambini special needs. Dall’esperienza e osservazione le coppie e gli operatori che le seguono necessitano di una specifica preparazione. C’è il rischio, infatti, che le coppie siano troppo disponibili a ricevere bambini con problemi particolari senza valutare attentamente le loro personali attitudini a sostenere una situazione di stress. Potrebbero essere allettate dai tempi inferiori dell’adozione o dalla tenera età di un bambino con problemi sanitari. Il compito dell’operatore è quello di accompagnare la coppia nel riconoscere limiti e potenzialità nel loro interno.

Lo scopo ultimo è quello di non banalizzare né demonizzare le schede sanitarie dei ragazzini, bilanciando eccessivo entusiamo o panico. In un unico termine bisogna PONDERARE attentamente ciò che ci viene proposto.

La riflessione aggiunge: “Non tutte le situazioni possono essere ugualmente affrontabili, tra le coppie c’è chi appare più sensibile alle malattie visibili, chi va più in crisi se la parte più fragile del bambino è quella cognitiva, ovvero dell’adeguatezza scolastica, chi più spaventato dalle cure ospedaliere, chi fatica a presentare alla rete parentale la particolare appartenenza etnica del bambino che si è accolto. Ancora, c’è chi non riuscirebbe a garantire nel tempo il mantenimento di rapporti tra fratelli separati e adottati da famiglie diverse.”

Ancora: “Sembra che l’interesse prioritario delle coppie sia maggiormente concentrato sulle questioni sanitarie, meno sulla dimensione delle fratrie, (anche per la specifica realtà del Tribunale per i minorenni di Torino che concede pochissime idoneità per fratelli) e sulle conseguenze del grave pregiudizio, come il maltrattamento grave o l’abuso sessuale, non perché eventi sottovalutabili o trascurabili, ma perchè l’impressione è che ci sia già stato per esse uno spazio ed un luogo di pensiero e di riflessione all’interno del processo valutativo con le equipe di territorio.”

Prosegue con: “In presenza di possibili abbinamenti di bambini affetti da patologie importanti si rendono necessari colloqui di approfondimento con le singole coppie al fine di chiarire il quadro clinico e le difficoltà che si dovranno eventualmente affrontare, senza sottovalutare quanto segnalato e spesso con diagnosi parziali e informazioni carenti al momento dell’abbinamento e spesso rivelate in seguito.”

Per l’articolo completo: http://www.glnbi.org/documenti/1709bb151ac4608d1a00810c4f8d1608.pdf

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Per avere una visione più chiara su cosa s’intende per bambini special needs vedi anche http://www.italiaadozioni.it/?p=6655

Colombia. Vacaciones en el extranjero: “A che punto siamo”

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Attenzione, Il progetto non è stato avviato neppure nel 2014, così ci informa un rappresentante de La Maloca, perché i ragazzi proposti erano tanto grandi. Parliamo di quattordicenni. A noi sembra, comunque, importante parlare di questo argomento in prospettiva di un’evoluzione futura. Qualche mese fa avevamo trovato questa informazione e avevamo contattato l’ente per farci spiegare meglio come potrebbe funzionare questo tipo di adozione.

DIAMO L’OPPORTUNITÀ A DEI BAMBINI COLOMBIANI DI PASSARE UNA VACANZA IN UNA VERA FAMIGLIA!

Riceviamo comunicazione che ICBF Colombia ha riattivato il progetto “Vacaciones en el extranjero”, al quale Centro Adozioni La Maloca aveva aderito …anche nel 2013, ma che per problemi burocratici non è stato possibile realizzare in Dicembre 2013. Ora la Nuova dirigenza ICBF ha deciso di rendere attivo il progetto per il 2014, ed è nostra intenzione ripresentare tale Progetto per fare venire in Italia i minori nel mese di Dicembre 2014.

L’obiettivo è dare un’opportunità a uno o più bambini colombiani in stato di abbandono di trascorrere un periodo di vacanza nel nostro Paese, in una famiglia disposta ad accoglierli, con la possibilità che questo si trasformi in un’adozione dei minori accolti. L’invito è rivolto a famiglie italiane in possesso di Decreto di idoneità all’adozione internazionale, sia che abbiano presentato richiesta di adozione in Colombia, sia che non abbiano ancora sviluppato percorsi adottivi in nessun Paese.

Il periodo dei minori in Italia dovrebbe essere di 3 settimane nel Dicembre 2014 (da definire) e i Minori Colombiani coinvolti sono Bambini in stato di adottabilità, con le seguenti caratteristiche: Fratelli di cui uno con più di 9 anni, minori singoli con più di 10 anni, bambini con meno di 8 anni con problematiche fisiche o psichiche.

Chi voglia richiedere informazioni dettagliate contatti le segreterie Maloca di Parma allo 0521944855 info@lamaloca.it o Avellino al 3475822246 sedeavellino@lamaloca.it entro il 3 marzo 2014.Altro…

 

Il progetto vacaciones Colombia è in fase di avviamento. Due enti se ne occupano, La Maloca e AIBI. Il progetto non è andato in porto nel dicembre 2013 per motivi burocratici. Quest’anno si conta di avviarlo per dicembre 2014, dopo le elezioni in Colombia per evitare ritardi e false aspettative per le coppie.

I bambini provengono da tutta la Colombia e per 2 settimane vivranno assieme in un piccolo istituto di Bogotà dove assieme a dei tutor (uno per sette bambini) cominceranno un percorso di avvicinamento alla cultura italiana imparando anche qualche parola della lingua. A loro viene spiegato che si tratta di una vacanza da trascorrere all’interno della famiglia. Dall’altra parte le coppie invece sono contattate dall’ente e, con decreto d’idoneità alla mano, verranno abbinate ai bambini. Il tutor accompagna in Italia i piccoli e soggiornerà con loro per due giorni nella famiglia che li accoglie. Alla fine dell’esperienza i bambini torneranno in Colombia e il tutor redigerà una relazione dove verranno evidenziati i fattori di criticità e potenzialità di un’adozione.

In Italia la coppia dovrà decidere per l’abbinamento definitivo in 15 gg. Dopo di che l’adozione segue l’iter ordinario, con permanenza in Colombia della coppia per l’espletamento dei documenti. Nel frattempo i bambini ritornano nei rispettivi istituti e non sapranno se gli altri sono stati adottati o meno. Lo stesso bambino potrà fare più vacanze sempre con questo spirito di periodo di vacanza all’estero.

Interessati al progetto sono bambini special needs: famiglie di bambini o bambini superiori ai 10 anni, di solito non più di 12 anni. Ci sono poi bambini inferiori agli 8 anni con problematiche fisiche o psicologiche.

A diversità dei bambini di Chernobyl in questo caso si tratta di bambini adottabili e di coppie con decreto d’idoneità. Il progetto non è quindi esteso a single o coppie non intenzionate ad adottare.

L’aspetto positivo è che con questo progetto viene data anche ai bambini grandi la possibilità di conoscere una famiglia e di essere da questa accolti. Ricordiamo che in Italia i bambini di 8 anni sono già considerati special needs.

Secondo noi, un aspetto da valutare sarebbe quello di aprire una corsia preferenziale alle coppie alla seconda adozione che hanno già sperimentato nella prima l’accoglienza di un bambino grande.

Vedi anche: http://www.aibi.it/ita/colombia-da-oggi-sara-piu-facile-dare-una-famiglia-a-6440-bambini-e-adolescenti-adottabili/

http://www.aibi.it/ita/colombia-lautorita-centrale-vuole-reagire-al-calo-delle-adozioni/

Colombia. “Perché sono calate le adozioni in Colombia”

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Su questo blog l’abbiamo più volte ribadito che i bambini hanno il diritto di vivere nella loro terra e si deve fare tutto il possibile perché ciò accada. Poi ci sono i casi estremi della Colombia dove la nuova legge dispone che si debba cercare il parente fino al sesto grado. Non c’è dubbio, che per il bene dei bambini, esistono anche le vie di mezzo.

 

Da una parte, l’evidente crollo della “voglia” di adozione in Italia per i motivi ormai noti: lungaggini burocratiche, esami a raggi X delle coppie, insostenibilità economica dei processi, lentezza degli iter adottivi.

Dall’altra, il tracollo drammatico delle adozioni in Colombia. Nel Paese del Sud America il 2012 è stato l’annus horribilis della storia delle adozioni, sia nazionali che internazionali. Per la prima volta, infatti, nel corso degli ultimi 26 anni (dal 1997 al 2012), il numero dei bambini adottati è sceso sotto la soglia di 1500, fermandosi a 1465. Un calo del 46% rispetto al 2011. E anche i dati del primo semestre del 2013 sono scoraggianti, e in continua decrescita.

Fra i motivi di questo calo ci sono da un lato i criteri imposti dall’ICBF (Istituto colombiano del benessere familiare), dall’altro una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2011, che obbliga l’ICBF, prima di dichiarare adottabile un minore, a cercare eventuali parenti fino al sesto grado per verificare la disponibilità di costoro ad accoglierli.

Il risultato di questa misura è eloquente: prima della sentenza, la dichiarazione di adottabilità poteva durare al massimo sei mesi, ora dura anche anni, poiché l’ICBF è obbligato a indagare sulle lontane origini di ciascun minore. E intanto i minori crescono nelle strutture e, raggiunta una certa età, hanno sempre meno probabilità di essere adottati.

Se gli stessi genitori e familiari più vicini non si fanno carico dei bambini in tutela all’ICBF per motivi di abbandono, abuso o maltrattamento, che speranze abbiamo di trovare lontani parenti che lo facciano?”, si chiede l’avvocatessa Teresita Ojalvo specializzata in adozioni.

Cosa farà a questo proposito il Governo per il futuro dei bambini colombiani in sospeso? La domanda se la pongono tutti i direttori delle strutture di accoglienza dei bambini abbandonati, gli avvocati che lavorano per i diritti dei minori e gli aspiranti genitori adottivi che sono in attesa di dare il proprio amore ai bimbi che non ne ricevono.

In Colombia abbiamo 86mila bambini, bambine e adolescenti sotto la protezione dell’ICBF. In un Paese con alti livelli di vulnerabilità come il nostro, questi bambini rappresentano per noi una priorità oltre che una forte preoccupazione”, ha dichiarato Camilo Domínguez, direttore del Settore Protezione dell’ICBF.

Certo, l’ideale è che ogni bambino cresca nella propria famiglia naturale, ma ci sono molti casi in cui questo non è possibile, perché se i genitori non riescono a garantire al minore il benessere, l’amore e le cure di cui ha bisogno, allora è meglio trovare un’altra famiglia nel più breve tempo possibile o modificare quella assurda sentenza che, nell’intento di garantire ai minori il diritto alla famiglia, in realtà fa l’esatto contrario”, chiosa l’avvocatessa Ojalvo.

(fonte: AiBi – 21/10/2013)

Colombia: “Problemi sanitari dei bambini colombiani”

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Ci rifacciamo ad uno studio del 2012 http://www.glnbi.org/documenti/7ebecef90e841cfcbe9cae29537b2d2a.pdf

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In sintesi, non si conoscono problemi sanitari specifici anche perché molte volte i bambini arrivano in Italia sprovvisti di cartelle cliniche e comunque non sono mai precise e dettagliate come vorremmo.

Tra i disturbi riscontrati (ma sono riscontrabili anche per altri bimbi di diversa nazionalità) vengono elencate:

  • anemie carenziali
  • disturbi cognitivi comportamentali
  • deprivazioni nutrizionali
  • deprivazioni emotivo – relazionali
  • infestazione intestinale
  • epatite A

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Per un quadro completo vedi inoltre: http://www.glnbi.org/documenti/8afd24cbcc6fafc266b251c272158f5b.pdf

 

Colombia: “Preparazione del bambino all’adozione”

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In Colombia la maggior parte dei bambini che arriva all’adozione ha vissuto l’esperienza dell’allontanamento dal nucleo familiare per maltrattamento o carenze delle cure parentali.

L’ICBF, Istituto Colombiano de Bienestar Familiar, organo preposto alla tutela dell’Infanzia, segue il percorso del minore dalla segnalazione e dalla conseguente presa in carico del servizio all’eventuale adozione. Questo permette una continuità nell’accompagnamento del minore che facilita l’integrazione e le narrazioni. I minori allontanati dalla famiglia di origine vengono collocati appena possibile in case famiglie, strutture in cui è presente la figura di un adulto che si fa carico del benessere dei bambini. Si procede poi a una valutazione della situazione del bambino basata sulla verifica dei presupposti giuridici, sociali e psicologici dell’adottabilità nazionale e/o internazionale. Nelle situazioni in cui il bambino ha subito abusi possono essere proposti percorsi di supporto psicologico.

Per la maggior parte dei bambini viene preparato un album con le foto disponibili e che rappresenta una risorsa importante nella narrabilità del passato e nella costruzione e nella rielaborazione dell’identità del bambino. Ai bambini sopra i 5-6 anni viene chiesto se vogliono essere adottati.

Per quel che riguarda l’incontro con i coniugi adottanti i bambini ricevono un po’ di tempo prima l’album preparato dai futuri genitori e viene spiegato loro dove andranno a vivere. L’abbinamento avviene all’ICBF, luogo non familiare per il bambino e da subito inizia l’affido preadottivo che sarà monitorato giornalmente dal personale del ICBF.

Le criticità riscontrabili nell’iter descritto sono relative al fatto che l’incontro avvenga in un ambiente poco familiare al bambino; ciò avviene per preservare la tranquillità della casa famiglia e l’affido pre-adottivo comporta dal primo giorno che il bambino stia 24 su 24 con due adulti “sconosciuti”.

(fonte: “La qualità dell’attesa nell’adozione internazionale” – Istituto degli Innocenti 2010)

Colombia. L’esperto: “Un nuovo modo di fare scuola”

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Escuela Nueva è un progetto colombiano, portato avanti da Vicky Colbert,  che crede che la povertà vada combattuta attraverso la scuola. “Crediamo che un’educazione di qualità per tutti sia possibile e che lo scambio tra docenti, comunità e bambini siano i principali ingredienti per un cambio di mentalità e di evoluzione sociale” – vedi  http://www.escuelanueva.org/portal/. Presenta questa realtà un profondo conoscitore del mondo della scuola.

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di Tullio De Mauro

La Colombia, il paese di Gabriel García Márquez, è devastata dalla guerriglia: centinaia di migliaia di civili uccisi o rapiti dall’esercito regolare. Ed è soffocata dalla miseria: trenta milioni di persone su quarantadue sono sotto la soglia di povertà, il 10 per cento dei bambini lavora.

Qui lavora anche Vicky Colbert senza perdere la speranza nella scuola. È una scuola flipped, ribaltata, anche quella che lei ha costruito, propone e propugna dal 1975 attraverso la fondazione e rete di scuole Escuela nueva “Volvamos a la gente”. Fa parte dell’attività didattica corrente coinvolgere nelle letture gli adulti fuori e intorno alla scuola, chiamarli in classe e studiarne vita e testimonianze, mappare l’ambiente, le sue miserie e le potenzialità.

Gli alunni sono chiamati a riconoscere nelle piccole storie quelle grandi e ciò facendo ad apprendere lettura, lingua e lingue, calcolo, rispetto e interesse per le diversità, a costruire la biblioteca e gli strumenti necessari da lasciare poi ad altri, raccontando in un diario di scrittura collettiva le loro esperienze, l’affiorare di problemi, collaborando tra loro, i più bravi maestri dei meno, ciascuno col suo ritmo, accompagnati dagli insegnanti. La cosa funziona.

Alla rete colombiana si vanno aggregando altre scuole nuove latinoamericane e africane e Vicky è chiamata qua e là nel mondo a spiegare il suo lavoro, i suoi risultati. Il 29 ottobre il Wise (World innovation summit for education) le ha assegnato il premio 2013 per l’innovazione didattica.

(fonte: Internazionale – 8/11/2013)

Colombia: “Il sistema scolastico”

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Il sistema scolastico colombiano è formato da:

  • educazione iniziale
  • educazione prescolare
  • educazione basica (divisa in primaria di cinque anni e secondaria di quattro)
  • educazione media (due anni e si conclude con il titolo di bachilerrato
  • educazione superiore

(fonte: Ministero dell’istruzione colombiano – 09/06/2010)

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Se la scuola primaria è presente anche nei villaggi rurali, più difficile è incontrare la scuola materna. Per sopperire lo stato ha diffuso il sistema della madre comunitaria, una signora con l’obbligo di frequentare un corso da educatrice che accoglie nella sua casa una quindicina di bambini. Viene retribuita dallo stato e sempre dallo stato viene fornito il materiale didattico.

Per la scuola primaria il calendario scolastico, che varia da zona a zona a seconda dell’area climatica, si divide in due semestri, con 40 ore di attività settimanale. L’educazione di base in Colombia è pubblica, il 40% viene coperto dalle scuole private molto costose e di approccio laico. Le scuole religiose stanno diminuendo di numero. Le strutture scolastiche sono abbastanza attrezzate in città mentre in campagna sono più carenti. Il sistema educativo tradizionale è di tipo autoritario. Questo dipende dal numero elevato di alunni per classe (30-50 bambini). Molte volte in una classe ci sono bambini di differenti età. Il lavoro di gruppo è occasionale. I genitori incontrano periodicamente gli insegnanti.

(fonte: Istituto degli Innocenti 12/2008)

Colombia. Minori: “Le opportunità di riscatto sociale per i bambini colombiani”

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Il rapporto redatto dalla World Bank nel 2010 evidenzia che in Colombia esistono ancora elevate disparità tra i cittadini. Le categorie che risentono maggiormente della carenza dei servizi sono in primis donne, indigeni e poveri.

Durante gli ultimi dieci anni sia i bambini che gli adolescenti hanno avuto maggiori opportunità di migliorare il loro tenore di vita, ma permangono elevate disparità da regione e regione, tra aree urbane e rurali. Le regioni che offrono le migliori opportunità sono Bogotà e Valle, mentre le minori si registrano nella regione di Atlantico e quella di Pacifico. Le regioni orientali (Boyocà, Cundinamarca, Meta e Santanderes) sono quelle che hanno guadagnato più terreno in termini di offerta di servizi alla popolazione. Da ricordare che in alcune regioni manca proprio il registro civile, fatto che rende difficile raggiungere una parte della popolazione che per lo stato non esiste da fonti ufficiali. Un dato significativo riguarda la malnutrizione infantile: nelle regioni di Atlantico e Pacifico il 40% dei bambini hanno problemi di denutrizione; raggiungono il 20% nelle regioni di Antioquia, Valle e la regione Central. Per quanto riguarda il sistema scolastico si è notato un miglioramento nella scuola basica ma il permanere di differenze quando si parla di scuola secondaria e università. Anche l’accesso all’acqua e l’energia ha raggiunto la maggior parte della popolazione, ma sono possibili ancora ampi margini di sviluppo anche per la creazione di centri sanitari, lo sviluppo di internet e la diffusione di maggiore sicurezza.

Dallo studio emerge che la causa principale che determina ampie disuguaglianze è la mancanza d’istruzione dei genitori. Vi sono, poi, altri elementi che accentuano il gap come la presenza di più fratelli, anziani e disabili in famiglia.

(fonte: “Oportunidades para los ninos colombianos: cuànto avanzamos en esta dècada” – World Bank 11/2010)

Colombia. Società: “Situazione dei minori colombiani”

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Scolarizzazione. Non esiste discriminazione tra maschi e femmine tanto che i tassi di ripetizione e abbandono scolastico sono più alti tra i maschi. In Colombia la scolarizzazione è a livelli accettabili, l’istruzione è gratuita e obbligatoria dai cinque ai dieci anni, mentre la scuola secondaria dura dai quattro ai sei anni. Questi indicatori tuttavia peggiorano se ci si sposta nelle aree rurali, e sono ancor più bassi per i bambini appartenenti alle minoranze etniche, come gli indios e gli afrocolombiani, e per i numerosissimi minori sfollati.

Adolescenti. Il numero delle ragazze tra i 15-19 anni rimaste incinte è in aumento. Il 64%deìi queste gravidanze non è pianificato. L’origine della maternità è spesso frutto di violenza ma in Colombia gli adolescenti tendono anche ad avere relazioni sessuali occasionali a un’età sempre più precoce, con il conseguente rischio di contrarre HIV-AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili. Un altro fenomeno correlato è l’alta frequenza con cui le madri adolescenti restano incinte di nuovo dopo il primo figlio. Il 20,5% risulta di nuovo incinta dopo 7-17 mesi dopo il primo parto, mentre un altro 33% tra i 17 e 24 mesi (dati Bienestar Familia 09/14). E’ in aumento anche lo sfruttamento sessuale di minori. Elevato è anche il tasso di ragazzini lavoratori.

Bambini soldato. L’Unicef considera la Colombia uno dei paesi in emergenza umanitaria e gli interventi sono rivolti a ridurre il fenomeno dei bambini soldato. Le attività di reintegrazione sociale dei bambini smobilitati dai gruppi armati avvengono nel quadro del Programma Nazionale per i bambini vittime del conflitto armato, gestito dall’Istituto Colombiano per l’Assistenza alle Famiglie. Il programma si occupa di assicurare al bambino un rientro sicuro in famiglia e nella comunità, oltre a fornire assistenza medica, istruzione e protezione legale.

Bambini di strada (niños en la calle). Sono bambini che pur avendo dei genitori sono lasciati a vivere per strada in assenza di cure e attenzione ai margini delle città tra i più degradati. La loro solitudine li destina ad essere vittime indifese di atti di violenza, abusi sessuali, rapimenti per il traffico d’organi o prostituzione. Nelle zone suburbane sono completamente assenti strutture che possano accogliere bambini dai 0 ai 2 anni e offrire attività di cura e assistenza all’infante e alla madre.

vedi anche:

http://www.icbf.gov.co/portal/page/portal/Descargas1/Prensa1/ColombiaSinMaltatoInfantil_180313.pdf

Colombia. Società: “Madri sole”

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Madri bambine. Secondo alcuni dati statistici registrati da Profamilia, istituzione privata colombiana che ha studiato con attenzione il fenomeno, in Colombia poco meno della metà dei bambini fino ai 2 anni vive in un nucleo familiare completo, la maggior parte solo con la madre, unico punto di riferimento. Il rischio d’abbandono è più alto nel caso di figli di madri adolescenti anche perché, vivendo in contesti di violenza intrafamiliare, sono costrette ad andarsene già in giovane età senza l’aiuto di nessuno. Spesso sono le difficoltà economiche e la necessità di trovare un lavoro lontano da casa che porta la giovane madre a lasciare il suo bambino. A ciò si aggiunga l’allentarsi della rete di solidarietà, attraverso la consuetudine di prendere in casa figli anche non propri, purché infanti.

Mancanza di una rete di solidarietà. La situazione di degrado e di povertà estrema sembra avere almeno in parte intaccato questa forma d’aiuto reciproco, che negli anni aveva caratterizzato la vita dei quartieri periferici attraverso forme di solidarietà che vedevano fra gli attori le madri più anziane e le nonne, che accudivano anche figli non propri.

Mancanza di servizi alle madri ed elevata mortalità materna. Le giovani non sono informate su come gestire una gravidanza e un bambino. Ciò comporta un’elevata percentuale di maternità indesiderate e l’assenza di prevenzione per il cancro del collo uterino, che costituisce la prima causa di morte nelle donne.

Denutrizione e malnutrizione per minori di 2 anni. Secondo alcuni dati statistici registrati da Profamilia, in Colombia il novantacinque per cento dei bambini in età infantile riceve il latte materno ma solo il ventidue arriva al quarto mese. I motivi principali dell’interruzione sono:

  • latte insufficiente, nuova gravidanza
  • malattie della madre
  • problemi di suzione
  • rifiuto da parte del bambino
  • malattie del bambino
  • l’uso d’anticoncezionali

A ciò si aggiunga che l’ignoranza porta ad una scelta degli alimenti sulla base d’informazioni pilotate dai mass media e non su una dieta bilanciata. Spesso nelle famiglie il denaro destinato all’alimentazione è utilizzato per pagare altre spese, come l’affitto dell’abitazione, dato che la maggior parte degli abitanti non possiede una casa di proprietà, e il pagamento dei mezzi di trasporto pubblico. Le pessime condizioni igienico-sanitarie favoriscono la comparsa di malattie infettive che comportano un peggioramento dello stato di nutrizione dei soggetti colpiti.

(fonte: Veneto Adozioni e Profamilia)

AltroNatale. Francesco Mennillo: “Adozioni, numeri e prospettive”

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di Francesco M. Mennillo *
Questo è un giorno particolare per tante famiglie in attesa di adozione.
In questi giorni il tempo dell’attesa di un minore abbandonato si fa sentire di più perchè il Natale si passa in famiglia, nell’accoglienza del focolare domestico. Per le famiglie adottive e per i bambini è un momento carico di aspettative, della mente dei grandi che corre dietro quel bambino ideale che dovrà arrivare e di cui spesso e volentieri ben poco si sa.
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Penso alle famiglie in attesa dei bimbi della Repubblica Democratica del Congo. Ce ne sono circa un centinaio bloccate. Nel settembre 2013 ci fu una sospensione di un anno dei visti di uscita dei bambini del Congo, per vagliare la legalità dei procedimenti adottivi in corso. Il 27 maggio scorso, 31 bambini, figli delle coppie che erano rimaste bloccate in Congo per circa due mesi, vengono portati a Ciampino con un volo di Stato.  A fine settembre 2014 le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno confermato la prosecuzione della sospensione del rilascio dei permessi in uscita  per i bambini adottati. Tutto bloccato di nuovo.
Il blocco delle adozioni per i bambini del Congo è stato causato da gravi irregolarità nelle procedure, causate soprattutto da Americani e Canadesi, che consentono i fenomeni del “rehoming” dei minori adottati. Il piccolo viene cioè dato in adozione ad una famiglia, che poi autonomamente decide di affidarlo ad un’altra. Il Congo consente l’adozione solo da parte di coppie eterosessuali, e nel dubbio ha fermato tutti.
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In media, problematiche specifiche a parte, le coppie in attesa, dalla data di conferimento dell’incarico all’ente per le adozioni internazionali, impiegano 24 mesi per terminare l’iter. E, di solito, avevano già aspettato circa un anno per ricevere dal Tribunale il certificato di idoneità all’adozione portando il tempo medio a 3 anni di attesa per un bambino. Questo è un dato che non varia prendendo in considerazione il periodo 2006 -2013. Analogamente il dato si attesta su 3,3 anni se si considera anche il periodo di tempo che va dalla domanda di adozione. . Purtroppo, ammonta al 16% il numero delle coppie che, nel solo anno 2013, andavano oltre un tempo medio di attesa di 36 mesi. E’ un valore ancora alto, soprattutto se visto nell’ottica del bambino. Interessante anche valutare le cause principali di abbandono dei bambini nel paesi di provenienza: nel 61% dei casi vi è la perdita della potestà genitoriale, nel 30% il bambino viene abbandonato, nel 7,3 vi è una rinuncia da parte dei genitori. Incredibile pensare che solo nel 1,3 dei casi il bambino è orfano. Un bambino che cresce in istituto, ha minori tutele ed attenzioni, addirittura si riducono le sue aspettative di vita, soprattutto nei paesi africani dove gli Stati, a causa di difficoltà economiche, non riescono a garantire politiche sociali per la tutela del minore abbandonato. La situazione non cambia in quei paesi dove vi è maggiore tutela e il compimento del diciottesimo anno è una data spartiacque, dove dal massimo della tutela, ci si trova a perdere tutti i diritti, con un futuro incertissimo, senza prospettive e col serio rischio di entrare nell’area della criminalità. L’Italia è il secondo paese al mondo per adozioni effettuate, e proseguire con successo rappresenta una sfida in soccorso all’infanzia abbandonata. La nuova presidenza CAI – Commissione per le Adozioni Internazionali –  si sta impegnando per  incentivare la collaborazione internazionale in materia di adozioni, partendo dal presupposto che l’adozione internazionale, svolta secondo i principi della convenzione dell’Aja, è una forma di tutela dei diritti umani e in particolare dei diritti dei minori. Stiamo rafforzando i rapporti con il bureau del’Aja, negoziando o rinegoziando accordi in materia di adozioni internazionali sia con i Paesi che non hanno ratificato la convenzione dell’Aja che con quelli che l’hanno ratificata (quest’anno già sono stati sottoscritti gli accordi con il Burundi e la Cambogia). Accompagnando il percorso degli enti autorizzati alle adozioni internazionali nei paesi di origine con rinnovati programmi di sussidiarietà.

Il lavoro è intenso e mi va di augurare un felice Natale di speranza a tutte le famiglie in attesa.

* Presidente del Coordinamento famiglie adottanti in Bielorussia e rappresentante familiare in Commissione Adozioni Internazionali
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(fonte: thechronicle.it 12/2014)

Comunicazione ilpostadozione: “Adopnation, una nuova rivista del mondo dell’adozione”

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adopnation

Quello che ci ha colpito di questo trimestrale è che è stato voluto dai nostri ragazzi. Kim Soo-Bok Cimaschi, il direttore responsabile, è un adottivo internazionale così come le testimonianze raccolte sono di tanti figli adottivi provenienti da ogni parte del mondo. Non mancano le riflessioni e i resoconti di specialisti e genitori, sempre con un occhio di riguardo a ciò che pensano tutti i protagonisti delle nostre speciali famiglie.

Sebbene il moderno approccio all’adozione inviti a non avere una visione adulto centrica, nelle nostre letture e dai confronti in convegni e raduni ci accorgiamo che molto spesso la voce dei diretti interessati non viene ascoltata come dovrebbe. Ringraziamo Kim e i suoi collaboratori di aver pensato ad un confronto vero ragazzi – genitori, ragazzi – operatori, genitori – operatori. Perché se vogliamo crescere come famiglia, non c’è dubbio che dobbiamo crescere insieme.

Il progetto della rivista nasce dal desiderio di dare voce a TUTTI coloro che vivono nel mondo Adozione.

Il trimestrale in vendita su abbonamento in spedizione o online. Per informazioni: redazione.adopnation@gmail.com

Comunicazione Unicatt: “Allargare lo spazio familiare, adozione e affido” – 24 ott 2014 (MI)

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Allargare lo spazio familiare: adozione e affido

Presentazione  del  numero 27 di

Studi interdisciplinari sulla Famiglia

Allargare lo spazio familiare: adozione e affido

(a cura di E. Scabini e G. Rossi, edizioni Vita e Pensiero)

 venerdì 24 ottobre – ore 17.00

Università Cattolica (Aula Maria Immacolata).

 

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Si ricorda che il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia sta organizzando:

Convegno Internazionale –  13-14 febbraio 2015

“Allargare lo spazio familiare: essere figli nell’adozione e nell’affido”.

Tale iniziativa mette a frutto il patrimonio culturale del Centro di Ateneo che si pone come autorevole punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per quanto riguarda lo studio dei legami familiari nell’adozione (in particolare internazionale) e nell’affido.

Per la partecipazione vedi: http://centridiateneo.unicatt.it/famiglia-2394.html

Cile. SENAME: “Caratteristiche delle famiglie allargate che accolgono minori in difficoltà”

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Lo studio si basa su interviste fatte a 54 famiglie cilene e 124 famiglie spagnole per focalizzare le caratteristiche delle famiglie allargate che accolgono minori in difficoltà e le caratteristiche dei minori accolti e il tipo di cura. Forse il campione potrà risultare poco rappresentativo ma può, a nostro avviso, dare un’idea della condizione dei minori in stato di difficoltà nei due paesi. Noi ci focalizzeremo sui casi cileni.

Famiglia. In Cile la famiglia allargata è costituita dai nonni mentre in Spagna vi è anche una forte presenta della disponibilità degli zii. Ciò comporta degli elementi di debolezza per le famiglie cilene. Molto spesso i nonni sono più anziani (dai 50-60 anni), hanno un tasso di scolarizzazione più basso e un reddito inferiore. Inoltre i nonni cileni sono disponibili ad accogliere più minori con notevole dispendio di energie che non consente loro di seguire adeguatamente i nipoti. Peggiora il quadro la mancanza di una rete parentale o amicale in caso di estremo bisogno. Un anziano è anche più probabile che abbia problemi di salute e soffra di depressione.

Caratteristiche dei bambini. Nel 90% dei casi i bambini cileni, prima di arrivare dai nonni, sono stati maltrattati e ciò rende più difficile l’adattamento nella nuova famiglia di riferimento nonostante sia costituita da figure conosciute (difficoltà nel 68,5% dei casi contro una percentuale pari alla metà per le famiglie spagnole). Ciò sembra in parte attribuibile alla maggiore età dei bambini quando entrano nella famiglia dei nonni (3 anni contro i 2 anni della Spagna) fatto che fa aumentare l’esposizione al rischio di maltrattamento. Il maltrattamento porta a difficoltà relazionali. In Cile purtroppo il maltrattamento su minori è in crescita e deriva da una cultura in cui il castigo fisico è considerato educativo. Grazie al sistema di protezione infantile si sta cercando di divulgare un diverso approccio.

(fonte: “Estrès parental y apoyo social en familias extensas acogedoras cilena y espanolas – Fundaciòn Infancia y Aprendizaje – 2011)