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STOP ALLA VIOLENZA SULLA DONNA: “Cara Giulietta, ora sto meglio, ma ho ancora paura…”

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Ricordiamo che i nostri figli, a volte, sono il frutto di una violenza. Ricordiamo che, se non l’hanno subita direttamente, a volte, hanno assistito a qualche forma di violenza in famiglia. Ricordiamo che la donna nel mondo, a volte, è vista come figura di serie B. Ricordiamo che non si fa abbastanza per aiutare le donne e i bambini a liberarsi da situazioni di oppressione.

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A Verona, da più di una settimana sono iniziate le tavole rotonde, gli spettacoli, le presentazioni di libri per dire NO alla violenza sulle donne.

In Veneto, secondo l’indagine ISTAT 2007, il 19,6% delle donne ha subito qualche forma di violenza fisica e il 26% qualche forma di violenza sessuale. Il 15,9% delle donne in Veneto ha subito qualche forma di violenza nella coppia (18,1% è il dato medio italiano). Il 34,3% delle donne in Veneto ha subito qualche forma di violenza al di fuori della coppia (30,2% è il dato medio italiano).

Abbiamo scoperto, poi, che il Club di Giulietta, istituito nella nostra città per raccogliere le lettere degli innamorati di tutto il mondo, ha anche una funzione sociale. Riceve anche lettere che parlano di abusi e violenze sulle donne, come questa che vi proponiamo:

“Cara Giulietta, care Segretarie di Giulietta,

è da tempo che vi volevo scrivere, la mia lettera è una lunga storia. Mi chiamo Sara, ho 34 anni e vivo in Belgio. Fra pochi giorni mi sposerò con Stefan. Lui è talmente meraviglioso che non posso nemmeno credere alla fortuna di averlo al mio fianco. A Stefan devo la vita. Se non lo avessi incontrato alcuni anni fa io forse non sarei più qui oggi. Prima di incontrarlo vivevo con il mio ex fidanzato, a causa del quale la mia vita consisteva in paura e violenza. Non avevo più nessun contatto con il mondo di fuori, nemmeno con la mia famiglia, perché lui mi aveva isolata e mi manipolava completamente.

Quando conobbi Stefan lui si rese conto subito di quello che stavo vivendo e mi aiutò a separarmi dal mio ex. Ho iniziato così una nuova vita, in una città tutta nuova. Qui ho imparato a rimettermi in piedi e ad essere di nuovo indipendente. Anche se quello che ho passato è successo tanti anni fa, ci penso ancora spesso e non lo potrò mai dimenticare. Ogni giorno, ogni minuto che passo con Stefan, mi accorgo di quanto fosse terribile la mia vita prima e mi accorgo di quanto sono fortunata ad avere incontrato il mio salvatore.

Nonostante tutto questo amore, io però ho sempre paura, paura di non essere capace di far durare questa relazione, paura di svegliarmi un giorno e di rendermi conto che la storia con Stefan è solo un sogno. Vorrei solo poter scacciare tutti i fantasmi del passato.

Stefan ti amo.”

(da “Stoccolma e altre sindromi. La dipendenza affettiva come radici di violenza” a cura di Viviana Olivieri – Comune di Verona, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona, Club di Giulietta e AIF.)

Convegno CIAI: “L’adozione che verrà” – 14 nov 2016 – Milano

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Lunedì 14 novembre 2016 dalle ore 9.00

Milano – Aula Magna Università Bicocca di Milano

L’incontro si avvalerà di esperti in materia e affronterà dubbi ed interrogativi sotto il profilo etico, scientifico, normativo e giuridico di fronte ai diversi modi di essere famiglia. 

L’adozione è certamente interessata e coinvolta da queste trasformazioni, obbligando i suoi protagonisti a misurarsi con variabili e possibilità talvolta inattese. Da qui la necessità di comprendere a fondo quali scenari si profilino nel futuro dell’adozione, con l’obiettivo di accompagnare il processo in atto e avendo ben chiari quali debbano essere i principi e i valori irrinunciabili di un modus operandi che abbia sempre e prioritariamente al centro del proprio agire il superiore interesse del minore.

A breve sarà disponibile il programma definitivo del Convegno e la Scheda di adesione (la partecipazione è gratuita previa iscrizione).

 Per scaricare il PROGRAMMA aggiornato al 23/09/2016

Sessualità/gravidanze precoci: “Le percentuali nel mondo, cause ed effetti, possibili rimedi”

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Sintesi del Rapporto UNFPA 2013 dedicato alle gravidanze delle adolescenti. Crediamo che per noi genitori che hanno accolto ragazze e ragazzi di altra etnia sia importante tenere a mente le motivazioni che spingono queste ragazzine ad avere un figlio e gli eventuali rimedi per contrastare il fenomeno.

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Ogni giorno 20.000 ragazze di età inferiore ai 18 anni mette al mondo un figlio. Sono il 19% nei paesi in via di sviluppo. Tra questi l’Africa registra la più alta percentuale (28%). Sempre in Africa il 6% delle ragazze con meno di 15 anni ha un figlio contro la media dell’Europa dell’Est e Asia Centrale dello 0,2%. Bangladesh, Chad, Guinea, Mali, Mozambico e Niger accettano i matrimoni precoci. In generale non ci sono notizie sulle bambine dai 10 ai 14 anni anche se si è osservato che in America Latina le percentuali sono inferiori ma il trend, anziché rallentare come in altre aree del mondo, è in crescita.

Il problema delle gravidanze precoci è presente anche nei paesi sviluppati dove gli USA registrano il tasso più elevato e la Svizzera il più basso. Inghilterra, Nuova Zelanda e Irlanda  si pongono dopo gli Stati Uniti. Di solito si tratta di ragazzine che vivono ai margini, che hanno lasciato la scuola, fanno parte delle minoranze etniche, che non si sono inserite bene come immigrate. Può succedere che usino il figlio per legare a sé il partner, che vogliano un bambino per imitazione di altre coetanee dello stesso gruppo, per acquistare un ruolo, loro, che sono estromesse da tutto perché non integrate. In definitiva non hanno niente da perdere. Male che vada andrà loro riconosciuto un ruolo da adulte, capaci di badare ad un bambino. Messico e Cile guidano la classifica tra i paesi OECD. Il problema è che la gravidanza altera l’intera vita dell’adolescente.

Tra le cause che portano alle gravidanze precoci lo studio evidenzia:

  • Matrimoni di bambine con uomini adulti. Le spose bambine sono povere, poco istruite e vivono nelle aree rurali. Le gravidanze precoci avvengono più spesso nelle aree di povertà estrema. Il 90% delle adolescenti madri sono sposate. Il rapporto con un partner più vecchio dà meno potere contrattuale alle donne.

 

  • Disuguaglianze di genere, povertà, violenza sessuale e coercizione, inadeguata o assente educazione sessuale, ostacoli ai rispetto dei diritti umani. Le mogli bambine sono forzate al matrimonio ed esperimentano stress e depressione perché non sono psicologicamente preparate al matrimonio o alla gravidanza. Molto spesso sono obbligate ad avere rapporti sessuali. Nella Repubblica Democratica del Congo si raggiunge il 64% dei rapporti iniziali forzati. Molto spesso le ragazze stesse desiderano la gravidanza perché la comunità esalta la maternità. Attraverso il bambino si guadagna di status, si entra nel mondo dei grandi. A volte la gravidanza è il risultato di una fuga da casa per scappare da abusi familiari.

 

  • Mancanza di consultori. Servono dei servizi appositi per questa fascia di età molto recettiva e disposta ad imparare. Molto spesso è la comunità che non accetta la contraccezione e chi ne fa uso viene picchiata e mal considerata. L’obiettivo è quello di far capire alle ragazze che sono importanti sempre anche se non sono madri.Si tratta di ragazzine che imitano la madre, di solito anch’essa mamma in giovane età. Mancano modelli alternativi a cui rifarsi.

 

  • Sotto investimento nelle capacità intellettive femminili. Solo il 5-10% delle ragazze lascia la scuola a causa della gravidanza. La scuola l’hanno abbandonata molto tempo prima. Difficile è anche il reintegro. Certe volte è la stessa legge che non lo permette. E’ un fenomeno che si osserva anche nei paesi sviluppati.

Tra gli effetti negativi ci sono:

  • Abbandono scolastico e perdita di altre opportunità. L’educazione scolastica prepara le ragazze al lavoro, aumenta la loro autostima e il loro status e rispetto nella comunità.

 

  • Adolescenti che muoiono di parto o per altre complicazioni ad esso collegato. Ciò succede in particolare per le ragazzine inferiori ai 15 anni. Si è inoltre riscontrato un maggior tasso di fistole ostetriche rispetto alle ragazze di pari età.

 

  • Aborto senza seguire un minimo di norme igienico sanitarie. La politica e la stessa famiglia allontanano la ragazza, per ignoranza, per cultura, dalla giusta informazione su una sessualità sicura.

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  • Perpetuazione della povertà ed esclusione sociale. Chi non studia non ha un lavoro e quindi non ha reddito. Inoltre certi paesi tendono a tenere ai margini le ragazze madri giovani.

 

  • Negazione dei basilari diritti umani. Ci ha colpito “l’assenza di scelta”. Pressione del partner, del contesto culturale e familiare negano alle bambine il diritto di diventare donne autonome, in grado di dire si o no sulla base delle proprie convinzioni.

 

  • Perdita di potenziale femminile. Troppi paesi accettano ancora i matrimoni precoci o vedono le donne/bambine oggetto di scambio tra famiglie solo per avere delle serve e/o fattrici. Gli interventi vanno condotti a livello politico coinvolgendo insegnati, genitori e comunità. Vanno vietati i matrimoni precoci e vanno coinvolti gli uomini per un maggior equilibrio di genere. Programmi mirati per le ragazzine inferiori ai 14 anni.

 

Tra le soluzioni quelle che hanno ottenuto maggiori risultati sono:

  • formazione dei ragazzi maschi al rispetto delle donne. Studi confermano che è nell’adolescenza che si radicano i comportamenti aggressivi verso il genere femminile. I progetti si basano su dibattiti o relazioni su temi come proteggersi dall’HIV o evitare una gravidanza indesiderata.Gli uomini possono influenzare altri uomini creando un effetto domino positivo.

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  • formazione delle ragazze sui loro diritti. E’ stato provato chead un aumento della partecipazione scolastica femminile si ha una diminuzione delle gravidanze precoci. Andare più a lungo a scuola significa anche rafforzare il gender equality. In alcune realtà per incentivare la frequenza scolastica delle ragazzine viene dato un supporto alle famiglie (70%) e alle ragazze (30%) a condizione che frequentino almeno il 75% delle ore di lezione. Inoltre le rette scolastiche vengono pagate alla scuola direttamente. In alcune aree si sono sperimentati punti d’incontro per ragazze con lo scopo di farle sentire meno sole e aiutare la socializzazione e lo scambio di idee nel gruppo dei pari.

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  • costruzione di un modello familiare alternativocon gioco dei ruoli maschili e femminili improntate al rispetto di genere. L’educazione, infatti deve continuare al di fuori della scuola, con il coinvolgimento della famiglia e con mediatori che sappiano far comunicare meglio e di più genitori e ragazzi.

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  • Se il 95% delle mamme bambine è all’interno del matrimonio, per diminuire il fenomeno bisogna contrastare i matrimoni precoci. A tal fine sono necessarie nuove leggi e fare pressioni per un cambio di mentalità familiare e comunitaria.

Comunicazione AFI: “Convegno sulla famiglia”- VR – 25 giu 2016

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Convegno AFI – XXV Anniversario della Fondazione

FAMIGLIA E’… IL SOLO FUTURO

sabato 25 giugno

ore 9.15 – 13.00

Auditorium Bisoffi della Cattolica Assicurazioni

Via Calatafimi 10/a, Verona

Il Convegno affronta temi relativi alle Politiche Familiari a livello locale, nazionale ed europeo. Il tutto sarà corredato da iniziative concrete, che comincino a riconoscere il ruolo della Famiglia per una società che mette al centro la Persona.

Per la locandina e il programma vedi: http://www.afifamiglia.it/

Comunicazione FIABA: “Gruppo di mutuo aiuto a Villafranca – VR”

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Mettiamo in evidenza l’invito di Cristina Serpelloni, presidente dell’associazione Fiaba, per la formazione di un gruppo di mutuo aiuto a Villafranca di Verona. Sono invitate famiglie adottive e affidatarie.

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Buongiorno a tutti.
Ho il piacere di comunicarvi che Antonella Ugolini, che ha seguito un gruppo di famiglie adottive di un progetto di auto-mutuo-aiuto organizzato dall’associazione FIABA ONLUS alcuni anni fa, intende proporre alle famiglie adottive interessate un nuovo percorso in cui lei si offre come facilitatrice per lo scambio e la comunicazione tra gli adulti.
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Vi indico qui di seguito un abstract del percorso:
“Aiutarsi formando un gruppo per sostenersi, per condividere e fare pratica di comunicazione congruente (comunicare chiaramente…cooperazione piuttosto che competizione…dare potere piuttosto che soggiogare…aumentare l’unicità individuale piuttosto che fare delle categorie…usare l’autorità per realizzare ciò che serve piuttosto che forzare il consenso con la tirannia del potere…amare valutare e rispettare se stessi completamente…essere responsabili personalmente e socialmente…usare i problemi come sfide e opportunità per soluzioni creative).
L’arte di essere congruenti e cambiare la modalità dominante/sottomesso. Sviluppare un alto stato di autostima: la sorgente dell’energia personale.
Cambiare le nostre percezioni da negative a positive: i Rimedi del Dott. Bach per riarmonizzare il proprio equilibrio emotivo.
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Questa traccia  permetterebbe di fare un percorso per aumentare il nostro valore personale, al fine di vedere il valore dell’altro e rivedere lo schema familiare da implosivo ad esplosivo. Tutti questi temi toccano la relazione interpersonale e intrapersonale, questo potrebbe essere il contenitore per contenere tutti i temi di cui si vorrà parlare.  “
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Rimango in attesa di un vostro riscontro e, in base al numero delle persone interessate, programmeremo date, orari e luogo degli incontri.
A presto.
Cristina Serpelloni
FIABA ONLUS
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F.I.A.B.A Onlus – FAMIGLIE INSIEME per l’ADOZIONE di BAMBINI e ADOLESCENTI

Contatti

Via Spallanzani, 20
37069 Villafranca di Verona
Tel: +39 3453770186
Email: info@fiabaonlus.it

Sessualità/abusi su minori: “Lavorare con il minore e la famiglia adottiva”

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Lettura dello studio “La famiglia adottiva di fronte all’abuso: l’esperienza degli operatori delle équipes adozioni” di Alessandra Simonetto e Marina Farri – Torino, febbraio 2007

Di fronte ad un abuso sessuale la soluzione estrema è un estremo cambiamento nella vita del bambino: i servizi sociali lo affidano ad una coppia adottiva. E’ quello che succede ad un certo numero dei nostri bambini. Le tabelle del link che invitiamo a visionare riepilogano come si individua un abuso (segnali e sintomi dell’abuso espressi dal bambino) e come si sceglie una famiglia adatta a quel bambino.

Si parla poi dei cambiamenti necessari a livello familiare con la scelta oculata di una coppia adottiva consapevole e preparata all’evento. Si richiede, inoltre, l’accettazione del rischio sanitario da abuso, il che presuppone che la coppia sia stata informata dei fatti. Ma il cambiamento deve investire anche gli operatori e il legislatore che dovrebbero mostrare maggiore sensibilità in tema di abuso e fornire strumenti di supporto alla coppia.

Il supporto si esplica sul minore attraverso la facilitazione nel creare nuovi legami all’interno della neo famiglia e l’elaborazione dell’esperienza traumatica; sulla coppia attraverso strumenti atti alla formazione e sostegno del nuovo nucleo familiare; sul contesto allargato che dovrebbe essere in grado di offrire contenimento e cura al minore alla coppia.

Viene sottolineata l’importanza del rispetto dei tempi del bambino nell’elaborazione della vicenda, senza drammatizzare il passato ma aiutandolo nella ricostruzione della sua storia personale. Si insiste più volte sul sostegno della coppia sia da parte degli operatori sia della famiglia allargata.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/11-simonetto.pdf).

Comunicazione Ist.degli Innocenti: “Corsi gratuiti per insegnanti su web e nuove tecnologie” – ott 2015

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Corecom Toscana, Istituto degli Innocenti e Coordinamento dei Corecom nazionali con il patrocinio dell’AgCom

hanno dato vita

all’Osservatorio Internet@Minori

che in ottobre/novembre organizza una serie di workshop gratuiti  rivolti a insegnanti, finalizzati a orientare alle nuove opportunità educative rappresentate dal web e dalle nuove tecnologie, sostenere e promuovere la cultura della cittadinanza digitale, favorire l’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica.

Ogni workshop e’ articolato in un percorso formativo di 12 ore, di cui 8 ore in aula e 4 di formazione a distanza (FAD). Le lezioni in aula si terranno in orario pomeridiano presso l’Istituto degli Innocenti.

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Workshop 1: Crescere con le nuove tecnologie: bambini e ragazzi diventano cittadini digitali

Destinatari: insegnanti in servizio di scuola primaria e secondaria di primo grado

Periodo di svolgimento: 29 ottobre – 11 novembre 2015

Scadenza iscrizioni: 26 ottobre 2015

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Workshop 2: Vivere e comunicare on line: adolescenti e preadolescenti in rete

Destinatari: insegnanti in servizio di scuola secondaria di primo e secondo grado

Periodo di svolgimento: 16 – 26 novembre 2015

Scadenza iscrizioni: 11 novembre 2015.

 

Ulteriori informazioni sono disponibili su http://www.formarsi.istitutodeglinnocenti.it

tel. 055 2037302*273*255; fax 055 2037207

www.facebook.com/Formarsi.agli.Innocenti

Scarica la brochure di dettaglio e la scheda di iscrizione.

 

 

 

Sessualità/abusi su minori: “Il significato dell’incesto”

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di Monica Rizzi, psicoterapeuta

L’incesto ha sicuramente origine dal fallimento di una coppia di genitori e dalla confusione dei ruoli nella famiglia stessa.

Per la psicologia l’incesto costituirebbe un potentissimo regolatore dei conflitti interni alla coppia perché permette alla famiglia di restare “unita” ed alla madre di continuare ad avere un partner accanto a sé.

Questo dovrebbe giustificare, se di giustificazione si può parlare, la tendenza riscontrata frequentemente nelle madri a coprire o a fingere di ignorare le dinamiche incestuose ricorrenti fra il proprio compagno e la propria figlia.

La trasformazione sociale della famiglia e del ruolo della donna sono alcuni fattori indicati come causa dell’incesto. E’ davanti a tutti che la famiglia di oggi è spesso mononucleare o ricomposta, socialmente isolata, ha scarsi riferimenti familiari oltre a risultare delegante rispetto ai suoi compiti supportivi ed educativi. L’altra trasformazione sociale è quella relativa al ruolo della donna che, grazie alle maggiori opportunità di autodeterminazione rispetto al passato, costituisce un nuovo soggetto sociale con cui l’uomo è chiamato a confrontarsi. Non è da sottovalutare la crescente disoccupazione, che può anch’essa essere ritenuta come un fattore di stress che a volte favorisce l’espressione dell’abuso sessuale intra familiare…(…)

Nell’incesto l’abusante tende a stabilire con la figlia un rapporto esclusivo, la elegge a figlia preferita, oppure cerca una particolare vicinanza affettiva mostrandosi incompreso e bisognoso di cure. Solitamente mette in atto delle strategie volte a svalutare la figura materna così da interferire nella relazione madre-figlia.

Per riuscire a dare una misura al danno psicologico del minore abusato è dunque fondamentale comprendere che il fattore psicopatogeno principale nell’incesto è la confusione a lungo termine dei livelli cognitivi, emozionali e sessuali di relazione tra le diverse generazioni. (…) L’adulto lo dovrebbe guidare e proteggere invece allo stesso tempo è la figura da cui deve difendersi.

(…) I bambini abusati imparano ad associare la sessualità alle attenzioni che gli altri possono avere nei loro confronti e spesso tendono ad usare il comportamento sessuale per manipolare gli altri; spesso passano da una posizione passiva ad una attiva in cui cercano di controllare l’ansia e l’angoscia del trauma.

(fonte: Atti del convegno. “Di’ di no! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale?” – Commissione Pari Opportunità di Brescia 2002)

Sessualità/abusi su minori. Film: “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini (Ita 2005)

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Mamma e papà insegnanti. Ceto medio, dunque, chi lo avrebbe mai detto? Perversione del papà, silenzio della mamma per non portare squilibri dentro un menage familiare all’apparenza perfetto. La società non si accorge o si volta dall’altra parte. Qualche segnale sarà stato mandato dai piccoli Daniele e Sabina…difficile credere che abbiano recitato tanto bene una parte. In fondo sono bambini.

“La bestia nel cuore” vuole far crollare il mito della famiglia perfetta, del genitore “buono”, denuncia che gli abusi ci sono anche nelle famiglie risparmiate da povertà e ignoranza. Come si diceva in un post precedente, l’abuso può essere dovunque e si può fermare, basta avere occhi per guardare e orecchie per ascoltare.

Per chi vuole allenare la sua sensibilità a tenere aperte le porte del cuore e della mente.

Questionario sul benessere dei bambini nelle famiglie adottive

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Diamo spazio ad una studentessa che chiede aiuto nella compilazione di uno questionario per una ricerca dell’Università “La Sapienza” di Roma. La struttura si allinea ad altri questionari di altre università internazionali con cui verrà comparata.

 

Salve a tutti.
Sono una studentessa dell’ultimo anno della magistrale e chiedo gentilmente la vostra collaborazione per una ricerca pensata dalla Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma sul FUNZIONAMENTO FAMILIARE E BENESSERE DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE nelle famiglie adottive.
Attraverso un questionario i genitori adottivi dovranno descrivere il loro nucleo familiare: qualità genitoriali, funzionamento di coppia e benessere dei bambini o delle bambine.
Lo scopo della ricerca è di:
– fornire un contributo per la comprensione delle dinamiche interne alle famiglie adottive con bambini da 0 a 17 anni;
– confrontare i dati italiani con quelli già pubblicati in altre nazioni.

Il questionario verrà compilato in forma anonima e le conclusioni conterranno le informazioni circa l’intero gruppo dei partecipanti.
Grazie in anticipo per la vostra attenzione e per la vostra partecipazione.

Carmen Virginia Voicu

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Il link per la compilazione del questionario: http://unipark.de/uc/funzionamento_familiare_benessere_ad/ospe.php?SES=16bb35893de7f14eda5e277338828056&syid=668310&sid=668311&act=start

Resoconto Convegno ICYC 2015: “Chi è Paco?” – origini, scuola e conflitti tra genitori e figli adottivi

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Ringraziamo Chiara Pironi, una mamma ICYC, che ci ha mandato “pillole di saggezza” dal Convegno che si è tenuto a Tortoreto (TE) il 4 – 5 – 6 settembre 2015. Ancora una volta i nostri ragazzi ci hanno insegnato tanto. Ascoltiamo la loro voce per trovare il nostro punto d’incontro con loro.

 

di Chiara Pironi, mamma adottiva

Quest’anno il Convegno della Pro Icyc ha lasciato spazio, come l’anno scorso, ai ragazzi oggi diventati adulti.

I temi che hanno voluto affrontare sono stati:

1) origini

2) scuola

3) conflitti e interessi.

Prima di analizzare i tre temi, hanno voluto introdurre il convegno con una deliziosa storiella sull’origine di Paco, il protagonista del misterioso titolo scelto quest’anno per il convegno.

“Il piccolo Pesce Rosso, in cerca di sua zia, intraprende un viaggio insieme alla sua famiglia da sud verso nord, ma una notte una forte tempesta costringe suo padre ad affidarlo a Papà Azzurro e alla sua famiglia. Così Pesce Rosso si risveglia alla mattina e vedendo visi sconosciuti attorno a lui si sente sempre più solo e triste. Anche a scuola sta male e viene sempre deriso dai suoi compagni per il colore della pelle. Scappa, scappa e tutte le volte Papà Azzurro lo riporta a casa. Poi un giorno arriva a scuola un nuovo compagno, Pesce Verde. Lui è sempre felice e allegro e a nulla gli importa della sua diversità. Così Paco capisce che la sua famiglia è la sua forza e, anche se non mancano i momenti di sconforto pensando alla sua prima famiglia, immagina quello che sarebbe stato senza la sua famiglia Azzurra, se non fossero passati in quel momento in mezzo alla tempesta, che ne sarebbe stato di lui. E allora la sua pinna rossa diventa un pochino azzurra …. un arcobaleno di  legami è la metafora dell’adozione”

Voi genitori come vi sentite dopo avere sentito questa storia, cosa consigliate a Paco?

G = GENITORE                 F = FIGLIO

G: Il nostro sogno!!!

G: Sicuramente Paco è uno di voi, ma noi non siamo come la famiglia Azzurra, già completa. Noi abbiamo bisogno di voi, perché siete voi i nostri figli. Abbiate la consapevolezza di accettare quello che è successo nella vostra vita, come noi abbiamo accettato che dalla nostra pancia nessun figlio potrà nascere. Accettiamo quello che siamo e nascerà una cosa meravigliosa!

G: Figli silenziosi e famiglie accoglienti in attesa di capire quello che hanno, in attesa di essere adottati da loro..

F: Anche per i genitori, come per noi, non deve essere semplice soprattutto con bimbi più grandi. Ci dobbiamo accettare e sono contento che sia andata così.

F: L’adozione è a doppio senso e viene naturale adottarsi con la condivisione delle cose che ci fanno stare bene.

F: Per me l’adozione è stata fiducia. Io ho cominciato ad avere fiducia della mia famiglia a 20 anni. Genitori dovete sempre esserci.

G: Non mi piace la parola “accettare” perché nessuno ci ha obbligati a fare niente!

G: Dopo 13 anni dall’adozione vi dico che è stata dura, ma bellissimo. Sono al convegno oggi dopo 10 anni perché avevo voglia di vedere i miei “fratelli”. La famiglia nasce prima di tutto dal marito e dalla moglie.

G: I migliori educatori dei genitori sono i figli. “Accettazione”, in questo caso, è inteso come “accettazione della realtà”.

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1° tema: ORIGINI

F: Chiunque di noi ha bisogno di appartenere a qualcuno, a qualcosa, un paese o una cultura e allora facciamo viaggi sia fisici che mentali. Esistiamo perché ci relazioniamo con altri individui. Chi sono, perché esito? Ho provato a partire e tornare in Cile, ma non l’ho ancora fatto perché ho paura di incontrare la persona che mi ha messo al mondo. I viaggi verso l’ignoto non sempre ci aiutano anzi a volte pregiudicano la nostra vita futura. Non possiamo intraprendere un viaggio senza essere seguiti da qualche specialista, non si può intraprendere un viaggio solo con l’aiuto dei social. E poi non ci sei solo tu, quando decidi di scoprire le tue origini c’è anche un’altra persona e allora per fortuna che ci sono le leggi che tutelano entrambe le parti.

F: Sono tornata in Cile perché non sapevo più chi ero. Sono stata 6 mesi e ho conosciuto la mia famiglia perché dovevo sapere a chi assomigliavo. Solo questo mi interessava. Ora non ho rapporti con loro. Durante il mio viaggio ho visto cose brutte e per la prima volta mi sono chiesta cosa ne sarebbe stato di me se fossi rimasta lì. Il viaggio in Cile mi ha aiutato a capire i miei genitori e ad avere fiducia in loro.

G: Al rientro dal Cile quando mi dissero: “Abbiate cura di lei”, mi sono sentito responsabile di una cosa talmente grande che ancora oggi, dopo tanto tempo, mi emoziono.

F: Io contattai direttamente il mio Hogar e sono tornato in Cile per vedere il popolo cileno, conoscere i sapori, i profumi. Sono andato a Quinta ed è stata una esperienza meravigliosa. Finalmente avevo dato una immagine al Cile e al mio Hogar. Tanti occhi bisognosi di una mamma e un papà, un immenso bisogno di essere unici!

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2° tema: LEGAMI E CONFLITTI.

F: La costruzione di un legame nasce attraverso un confronto reagendo ad ogni input. Il rapporto deve cambiare nel tempo con una integrazione reciproca. I nostri “se” molto spesso sfociano in un conflitto che non deve essere vissuto come una negatività, ma come una opportunità di confronto. E’ con l’accettazione dei bisogni di ognuno che nasce il processo di maturazione. Nel mio caso all’inizio fuggivo alle parole, poi sono passato alle aggressioni verbali e poi finalmente ad un dialogo con l’accettazione della realtà. Per noi ragazzi adottati l’adolescenza crea tantissimi conflitti interiori che cerchiamo di allontanare, ma se ne esce solamente avendo il coraggio di affrontarli.

F: Nella mia adolescenza ci sono stati tanti conflitti, ma non perché sono stato adottato. I nostri problemi non devono essere per forza essere sempre associati alla nostra condizione di figlio adottivo. Prima di tutto siamo ragazzi come tutti gli altri.

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3° tema: SCUOLA

F: Sono arrivato in Italia a 7 anni e sono stato inserito a scuola con bimbi più piccoli. In un primo momento mi sono sentito sottovalutato, ma adesso, con il senno di poi, posso dire che è stato meglio così. Però, devo ammettere, che l’ho vissuta male. I bambini adottivi hanno bisogno di un sostegno esterno per l’inserimento.

F: In Cile, nella mia classe avevo i miei amici e i miei punti di riferimento. Poi sono venuta in Italia a 9 anni e mi sono trovata da sola in una classe di sconosciuti e allora reagisci come puoi. Sono stata comunque fortunata perché i miei compagni erano preparati al mio arrivo. Comunque la vivevo male. Un giorno la mia maestra si è inventa un piccolo gioco e mi sono sentita meglio. Durante l’ora di storia aveva disegnato alla lavagna il corpo umano e mentre i miei compagni dicevano il nome di ogni parte in italiano io lo traducevo in spagnolo. Brava la mia maestra che mi ha messo a mio agio!!!

F: A 7 anni quando cominciai la scuola in Italia ancora non sapevo l’italiano e non capivo niente, non volevo socializzare e mi difendevo dai miei compagni anche menando. Odiavo i compiti e piangevo sempre, fortunatamente i miei genitori mi hanno aiutata molto.

G: Sono maestra d’infanzia e ho avuto esperienze con bambini adottati. Quello che posso dire è che questi bimbi scaricano l’aspetto emotivo e la sofferenza sui compagni e sugli insegnanti. Occorre allora dialogo e sensibilizzazione nei confronti degli insegnanti che il più delle volte non sono preparati. I bambini non devono essere diversi, bisogna solo avere la pazienza di aspettare i loro tempi. La scuola deve essere educativa. Non è un voto che fa l’individuo. Bisogna convincere gli insegnanti che questi bambini venuti da lontano “non devono per forza sapere benissimo l’italiano”.

Sessualità/abusi su minori: “L’importanza della narrazione del bambino e dell’ascolto empatico dell’adulto”

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Troviamo disarmante che tra le vittime di abuso solo una piccola percentuale si confidi con i genitori. E’ ovvio che ogni caso va valutato a sé e dipende da contesto familiare in cui si vive. Spesso il bambino vede la madre come una figura fragile su cui non si può far cadere un peso così importante; altre volte si vergogna e si sente responsabile dell’accaduto. Per noi genitori adottivi responsabili significa che il bambino non trova spazio per il suo racconto, forse perchè gli adulti si assumono sempre meno responsabilità e lui lo capisce.“Va ricordato che la comunicazione di un bambino che vive una condizione di forte disagio inizia non dalla sua bocca ma dall’orecchio di chi ascolta.”- questa è la sintesi importante di un articolo di Claudio Foti, psicoterapeuta, apparso su Minori e Giustizia nel 2007 dal titolo “Il negazionismo dell’abuso sui bambini, l’ascolto non suggestivo e la diagnosi possibile” che vi invitiamo a leggere completo (http://www.8ealtro.it/files/1-Negazionismo.pdf)

 

La violenza esiste ma tende ad essere negata. La stessa comunità scientifica è arrivata con forte ritardo e con forti resistenze a studiare e classificare le sindromi post traumatiche, a riconoscere e a considerare le reazioni traumatiche nei bambini.

La negazione è intrinseca alla violenza: dopo l’azione c’è la negazione. A ciò si aggiunga che la mente umana tende a negare un evento che travalica la possibilità di elaborazione. Questa è la ragione per cui le atrocità della storia umana tendono a non essere credute, ricordate, documentate da parte degli storici. L’ultima ipotesi che un’équipe di operatori prende in considerazione nella diagnosi del malessere di un bambino è quella della violenza ai suoi danni.

Anche nella società c’è una difficile ammissione dell’abuso sessuale. Il soggetto sociale potente cerca di squalificare la vittima. La vittima in quanto donna, in quanto bambino è già soggetto debole e socialmente svalutato, la squalifica e l’isolamento rendono l’esperienza incomunicabile. Se la vittima non trova un ambiente sociale supportivo, soccombe.

“La vittima deve trovare un ambiente sociale supportivo”

Una società basata sulla forza e sul privilegio tende a non valutare il soggetto traumatizzato. Sviluppare, allora, l’attenzione clinica verso questi soggetti significa riprendere valori democratici e solidaristici. Ma prima bisogna riconoscere che l’abuso sessuale sui minori è un fenomeno che ha dimensioni endemiche nella nostra cultura e che nonostante le sue dimensioni massicce, il fenomeno è destinato per molti aspetti a restare sommerso ed impensabile. C’è poi l’immagine della famiglia felice e accudente, difficile mito da sfatare.

Il trauma emerge e riemerge nei momenti meno impensabili se non viene elaborato anche solo attraverso la narrazione. E’ la solitudine in cui si trova il bambino ad rendere più grave il trauma. Difficilmente un bambino racconta ciò che non ha vissuto. Sebbene i ricordi degli eventi originari possano subire delle distorsioni, il fatto che i sopravvissuti ricordino l’essenza della questione è in definitiva quello che conta. Ma ciò che racconta non dà una buona immagine della società in cui viviamo e ciò non è conveniente. La vittima evoca la fragilità e debolezza della condizione umana.

Tutto s’innesta nella cultura dell’esaltazione della carne senza pensare alle conseguenze. L’attivazione prematura della pulsione sessuale nel bambino produce alterazioni neurobiologiche molto gravi, sollecita la vittima al ricorso a forme dissociative per tentare di difendersi dal richiamo confuso e disorganizzante dell’eccitazione precocemente sperimentata. Per questo va combattuta l’idea sempre più largamente accettata che la ricerca del piacere sessuale sia sempre giustificata.

“Una società sessualizzata come la nostra tende ad esaltare il piacere sessuale come valore sempre e comunque positivo

Un caposaldo del negazionismo è la rappresentazione di un bambino compiacente dell’adulto incapace di trasmettere la sua autonomia comunicativa. La dominazione attraverso il sesso ha sempre accompagnato il rapporto tra padrone e schiavo, fra dominatore e dominato, fra vincitore e vinto, fra potente e suddito – Ida Magli. Va invece detto, per sottolineare il significato di adulto che

“La capacità di domare gli impulsi non è un optional, ma un ingrediente insostituibile della maturità umana e spirituale”

Ciò che risulta sempre deleterio è il rapporto relazionale con l’adulto su cui ricade la responsabilità morale e giuridica dell’accaduto. Purtroppo quando ci s’imbatte in casi di abuso si tende a delegare a qualcun altro le responsabilità. Invece dovremmo parlarne sempre e di più perché ciò aiuta gli adulti attenti e sensibili ad aiutare i bambini in difficoltà. Ricordiamo che il silenzio aiuta a perpetuare l’abuso. In molti casi i bambini non vengono messi nella condizione di comunicare all’esterno il loro malessere. Si preferisce “la suggestione negativa” che altro non è che un comportamento degli adulti che scoraggia il bambino ad avvicinarsi alla propria debolezza e sofferenza per elaborarle.

“Come possiamo stare con un bambino che è stato traumatizzato, cosa possiamo fare per lui come adulti?”

Qui entra in campo il rapporto empatico:

“Il bambino cerca un interlocutore che si interessa a lui come persona e che non lo giudicherà dalla sua storia.”

Cerca un adulto che gli possa far riguadagnare la fiducia nel mondo degli adulti che l’ha così profondamente tradito. Non esiste ascolto senza un impegno dell’adulto a manifestare al bambino capacità di accettazione della sua condizione, disponibilità di tempo e mentale a rapportarsi con lui e vicinanza emotiva. L’obiettivo è quello di tranquillizzarlo, di fargli capire che sei un adulto sicuro. E’ necessario che il suo ascoltatore contenga le emozioni del bambino. L’atteggiamento dialogico alterna atteggiamenti di comprensione empatica con atteggiamenti di curiosità, intesa come interessamento rispettoso e non pressante.

Fuori dal coro: “Adozione e la scuola che dovrebbe accompagnare i nostri ragazzi”

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Prima ragazzi che studenti. Guai se la scuola lo scorda

(da: Giovani e storie, Avvenire del 19 agosto 2015)

Sono una mamma adottiva ormai da dodici anni. Osservo, a volte con tristezza, quanto la scuola italiana sia avara nei confronti dei nostri figli provenienti da culture diverse, che spesso faticano ad adeguarsi ai canoni di un insegnamento standard.
Eppure, sono menti vivaci, portate al “problem solving” perché abituati a districarsi in ambienti in cui te la devi cavare in qualche modo con i mezzi che hai. Ci sono storie dietro i ragazzi che vanno a scuola, non sono solo studenti. Non ci si può limitare a una valutazione puramente numerica.
Non sto scaricando tutta la responsabilità sugli insegnanti, però posso dire che in presenza di una famiglia disposta a collaborare non sempre gli educatori si fermano ad ascoltare, in particolare alle superiori.
La bocciatura fine a se stessa è inutile, se non dannosa, nel caso di un figlio adottato, perché non risolve i problemi di natura affettiva che rallentano l’apprendimento. La bocciatura ha senso se si accompagnano il ragazzo e la famiglia in un percorso diverso, se si danno delle alternative. La famiglia e il ragazzo, però, andrebbero sostenuti per evitare la bocciatura, per attutire il contraccolpo sul ragazzo. Perché i nostri figli valgono, anche se non sono i migliori secondo un sistema scuola che, non dimentichiamo, è costruito su misura della “classe dominante”, come era stato osservato da don Milani. Che fare? La solitudine della famiglia è grande, soprattutto quando hai di fronte un ragazzo con potenzialità che non sai come incanalare in un contesto scolastico poco flessibile. E il rischio abbandono è davvero molto alto.
Roberta Cellore

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Risponde Luigi Ballerini, psicoanalista e scrittore.

Uno studente è prima un ragazzo che uno studente. Ringrazio di cuore la nostra lettrice per averci ricordato questa verità semplice ed evidente, che come tutte le verità semplici ed evidenti rischia a volte di essere ignorata. Se poi il giovane vive una condizione particolare, come il trovarsi in un tessuto culturale e sociale molto diverso da quello in cui è nato e, magari, cresciuto, l’affermazione è ancora più significativa. L’apprendimento non è mai un processo meccanico, il ragazzo che impara non è assimilabile a una carta assorbente che si imbibisce. È fondamentale per lui sentirsi a proprio agio, compreso e accolto nel contesto in cui ciò accade. L’insegnante pertanto non può essere solo un verificatore, è innanzitutto un compagno di cammino. Sta a lui suscitare la voglia nello studente, innestando la passione che nasce sulla sua propria. Così come sta a lui usare l’affetto e la flessibilità necessari a personalizzare il percorso, riconoscendo e facendo leva su tutte le risorse che si sono già dimostrate attive, seppur in contesti diversi. Nel caso di risultati insoddisfacenti deve poi aiutare il ragazzo in difficoltà non tanto a trovare la sua strada, ma a costruirsela. Anche con creatività. Non esiste infatti una strada predeterminata che andrebbe scovata, la strada viene costruita dagli incontri e dagli accadimenti.
Nella lettera è denunciato un contesto scolastico poco flessibile. Che fare, viene anche chiesto. Innanzitutto, direi, difendere il ragazzo, soprattutto se l’ambiente è davvero sordo alle istanze della persona e non ne riconosce il valore. La difesa è difesa di un pensiero di profitto. Significa lavorare perché il giovane non si scoraggi, non inizi a pensare lui stesso di non valere niente, di non poter costruire nulla. E poi guardarsi intorno: farsi aiutare da altre famiglie, cercare nuovi insegnanti e nuove scuole. L’abbandono scolastico è una sconfitta per tutti. È un atto disperato, perché figlio dell’idea che non possano più darsi frutti. I frutti invece arrivano sempre, con il tempo e il lavoro. Che la nostra certezza al riguardo sostenga i più giovani anche nei momenti più scuri.
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(fonte: http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Giovani%20storie/Prima%20ragazzi%20che%20studenti.

%20Guai%20se%20la%20scuola%20lo%20scorda_20150819.aspx?rubrica=Giovani%20storie)

Sessualità/abusi su minori: “Gli adulti evitano il discorso”

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Parlare di un argomento che ci mette a disagio può aiutarci, a nostro avviso, a smontarlo e ad affrontarlo meglio. L’idea di questa sezione è nata nel negozio di una parrucchiera che abbassando la voce ci ha detto: “Sto sentendo cose terribili sui bambini adottati. Molti di loro sono stati abusati”. Qualche anno fa c’è stata la vicenda di Maria (nome di fantasia), la bambina bielorussa ospite in Italia in una delle vacanze sanitarie annuali, che “è stata rapita” dalla coppia affidataria per evitarle di tornare nell’istituto dove subiva abusi.

Come stupirsi? Sappiamo bene che gli istituti non sempre sono oasi di felicità. Sappiamo anche che, a seconda del paese di provenienza dei nostri figli, ci possono essere adulti deplorevoli locali o provenienti da altri luoghi. Ci riferiamo, ad esempio, al turismo sessuale in Brasile e Tailandia. Pensiamo forse di “tutelarci” dicendo no, non voglio un bambino abusato? Ci sembra un’affermazione che non tiene conto della realtà dei fatti.

Infatti, non sempre i servizi sociali sono al corrente di ciò che è accaduto al bambino. A volte le famiglie si ritrovano a gestire i racconti dei propri figli senza un’adeguata preparazione. Per questo abbiamo attivato questa sezione, per non entrare nel panico di fronte a racconti imprevisti che potrebbero metterci in difficoltà, ma che, se opportunatamente gestiti, possono rappresentare un passo molto importante nell’avvicinamento tra coppia e bambino.

Tutte le coppie adottive consapevoli hanno al loro interno una loro specialità. C’è chi si fa carico di neonati malnutriti e sottopeso; chi accoglie tre bambini senza fiatare; chi accetta bambini grandicelli domandandosi se sarà all’altezza, ma poi è felice e gratificato dal frutto che quella pianta saprà dare; chi apre il suo cuore a bambini di altra carnagione in un contesto culturale non sempre facilitante; chi ha energie per far fronte ad un handicap con il sorriso sulle labbra. Ci rifiutiamo di credere che non ci siano coppie disposte ad aggiustare la ferita di un bambino abusato solo perché tale marchio è ancora infamante per la nostra società.

Lo scopo di questa sezione è quello di:

  • sdrammatizzare (che non significa sottovalutare) l’eventuale riconoscimento del trauma
  • smontare la credenza che un abuso sia “per sempre” perchè uscire dal trauma si può, se opportunatamente gestito
  • avvisare che adottare un bambino di tre o quattro anni non significa essere “salvi” da tale pericolo, perché i pedofili si stanno interessando a bambini sempre più piccoli
  • ricordare che in alcuni casi le violenze avvengono all’interno dell’istituto
  • informare le coppie perché non si trovino sprovviste di una piccola guida per gestire l’imprevisto

 

Ma soprattutto non dobbiamo mai dimenticare che:

IL BAMBINO E’ LA VITTIMA E NOI ABBIAMO IL DOVERE DI AIUTARLO. 

“I colori del vuoto”, un libro che diventa spettacolo

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Racconti di adottati, genitori adottivi e naturali

 

di e con Ramona Parenzan

Lo spettacolo è una declinazione drammaturgica in forma di monologhi che si susseguono, dei racconti presenti nella raccolta (Autori vari, a cura di Ramona Parenzan) I COLORI DEL VUOTO, edito da Libere Edizioni

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Spazio scenico in ombra. Sei sedie vuote. Accanto ad ogni sedia, in basso, si trovano degli “oggetti speciali”, un po’ curiosi: una balena rosa, una lampadina, un paio di scarpe con la zeppa anni settanta, un vecchio disco in vinile, un paio di scarpette da danza… Sono i preziosi oggetti simbolici che hanno “salvato” dal vuoto i protagonisti delle storie. Una voce fuori campo introduce il tema attraverso delle domande ripetute. Sul telo scorrono immagini. Poi, lentamente, quasi per magia, arriva cantando la narratrice. Sedia dopo sedia, oggetto dopo oggetto, fotografia dopo fotografia, illustrazione dopo illustrazione, prendono corpo, colore e voce le storie e i racconti presenti nel libro. Lo spettacolo diventa così  un delicato, e a tratti anche surreale, susseguirsi di voci rappresentative di adottati, genitori adottivi e genitori biologici alla ricerca dei propri figli, desiderosi di comunicare agli spettatori, le loro più profonde emozioni. Il tema centrale dei racconti è l’abbandono e la perdita, ma anche i vari modi in cui i protagonisti sono riusciti, nel tempo, a trovare risposte e a ridipingere il vuoto.  

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Note tecniche   Durata:  60 min, più dibattito con il pubblico per un totale di circa due ore

Montaggio scenografia: quindici minuti circa

Spazio scenico: teatro, aula magna, auditorium, biblioteche, palestre e spazi aperti

Dispositivi richiesti: pc, telo bianco, proiettore, 6 sedie, casse acustiche

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Costi 120 Euro nette (più eventuali spese di viaggio e di pernottamento)

Performer Ramona Parenzan, autrice di vari libri, racconta storie

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Per informazioni Ramona Parenzan 339 1622954;  ramona.parenzan@libero.it

Colombia. Papà Damiano: “Alcune mie perplessità sull’adozione in Colombia”

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“Siamo tornati dalla Colombia nell’ottobre del 2013 con tre fratellini di 3, 5 e 6 anni. Dopo aver accettato l’abbinamento abbiamo mandato ai bimbi un album con le nostre foto e quelle dei parenti. Dopo un paio di mesi ci hanno fissato la data dell’”entrega” (incontro). Siamo partiti dopo due anni e mezzo dall’invio dei documenti e in tempi normali avremmo potuto concludere in sei mesi. I gruppi di fratelli rientrano tra i “special needs” e hanno (o forse è meglio dire avevano) una corsia preferenziale non essendoci liste di attesa.

Ormai però nulla è come prima. La Colombia ha di molto rallentato le adozioni tanto che una ventina di giorni prima di partire l’ente ci aveva proposto di spostarci su un altro paese per le poche speranze di concludere l’adozione con la Colombia. Altre coppie l’hanno fatto. Ufficialmente non accettano più mandati per bambini entro i 6 anni. A noi è andata di fortuna ma non me la sentirei di consigliare la Colombia come paese, neppure per le “vacaciones en el extranjero”. Anche in questo caso si tratta di bambini special needs, superiori ai 10 anni, ma con la lentezza burocratica in atto, non so, non mi fiderei. E’ un’opinione personale. Forse parlo così perché non sono motivato a diventare padre di un bambino grande.

La Colombia è un paese bellissimo. A Bogotà le temperature sono abbastanza basse e quindi conviene organizzarsi con felpe e indumenti che tengano caldo. Gli appartamenti sono senza riscaldamento e la sera questo può dare fastidio. La non conoscenza dello spagnolo non ci ha creato particolari problemi perché la gente è disponibile e cordiale. Lì sul posto siamo stati seguiti dal personale dell’ente.

Il giorno dell’entrega ti affidano da subito i bambini e comincia la convivenza. Dopo una settimana circa c’è l’integrazione ossia la conferma che la nuova famiglia funziona. Quindi si aspetta la sentenza. I tempi variano da giudice a giudice. Noi siamo stati fortunati perché abbiamo aspettato solo cinque giorni, altre coppie hanno dovuto aspettare più di una settimana. Ottenuta la sentenza si torna a Bogotà e si aspettano i passaporti per rientrare. I tempi complessivi vanno dai 30 ai 40-45 giorni e certe volte anche di più.

I bambini spesso non stanno in istituti ma in famiglie sostitute. Così è stato per i nostri che sapevano come funzionava una famiglia e non hanno avuto difficoltà ad interagire con noi perché conoscevano già i meccanismi dello stare insieme. In ogni caso non ci sono contatti con gli istituti perché l’incontro con i bambini avvengono nei locali dell’ICBF, l’ente statale preposto alle adozioni. Non sono in grado di dire di più sui bambini colombiani se non quello che vedo dai miei: sono sereni, solari e sempre sorridenti.”

Colombia. “Vacaciones en el extranjero”

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Da alcuni anni la Colombia sta supportando l’adozione dei bambini grandi attraverso programmi di ospitalità estiva già attivi in Francia, Germania e USA dal 2003. In media, su 100 minori, il 76% è stato adottato dopo la conoscenza con la famiglia. Rimane qualche dubbio sulle ripercussioni sui minori interessati alle adozioni che non vanno a buon fine. Mentre Marco Griffini difende il progetto, si esprime Donata Micucci, presidente dell’ANFAA.

“Possiamo chiamarle vacanze? Nei giorni scorsi è stato lanciato da Ai.Bi. il progetto “Vacanze adottive”, di circa tre settimane, che Ai.Bi. propone “a tutte le coppie già in possesso del decreto di idoneità” con questa motivazione: “Le Vacaciones en el extranjero vengono avviate, per la prima volta, grazie alla collaborazione di Ai.Bi. con la Commissione per le Adozioni Internazionali e l’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar, l’Autorità centrale colombiana, per facilitare l’adozione di bambini in stato di abbandono:- di età superiore a 10 anni- di età inferiore a 10 anni, ma con particolari bisogni e condizioni psicofisiche- di fratrie di cui almeno uno dei minori sia di età superiore a 10 anni… al termine della “vacanza”, le famiglie…. possono già manifestare la volontà di proseguire con l’iter che li renderà genitori. Nel caso in cui, invece, non vogliano accogliere definitivamente il bambino come figlio, la coppia ospitante resterà comunque un referente amicale e affettivo, “a distanza”, per il minore, impegnandosi a mantenere i contatti con lui, informandosi sulla sua vita e sui suoi sviluppi.”  (testo tratto dal sito http://www.aibi.it).

L’assemblea dei soci del 2013 dell’Anfaa ha espresso fortissime perplessità su questo progetto: preoccupano moltissimo i riflessi negativi su bambini già duramente segnati da anni di ricovero in istituto e da fortissime deprivazioni affettive se non da maltrattamenti e abusi.

Queste vacanze, che creeranno in loro forti speranze e illusioni, pongono tanti interrogativi che riguardano soprattutto le conseguenze difficilmente riparabili derivanti dal fallimento del possibile “abbinamento”. Questi bambini, che attraverseranno l’oceano per passare “tre settimane di vacanza” con una famiglia in Italia, saranno ben consapevoli delle reali finalità di questa iniziativa, che inevitabilmente creerà in loro forti aspettative. Questa esperienza rappresenterà forse l’unica possibilità di avere una famiglia cui hanno diritto, ma che non hanno mai avuto… Sapranno anche che se questa “prova” non riuscirà, trascorreranno il resto della loro vita da soli, in istituto…

Chi di noi ha adottato bambini grandi sa, dai loro stessi racconti, con quanta angosciante preoccupazione e paura hanno vissuto l’incontro con quegli adulti che sarebbero poi diventati i loro i loro genitori; alcuni di essi, che avevano già vissuto precedenti tentativi di “abbinamento” falliti, al momento dell’incontro hanno manifestato reazioni di vero panico, temendo un nuovo rifiuto…

Siamo allibiti poi dalla soluzione proposta da Ai.Bi., nei casi in cui la coppia “non voglia tenersi il bambino al termine della vacanza”: come può vivere il bambino questa esperienza su cui ha posto tante aspettative?  Come potrà superare questa ennesima frustrazione e accettare di essere un bambino che può andar bene sì per una vacanza, ma non per essere accolto e amato per sempre? Non si può giocare sui sentimenti dei bambini e trattarli come un “giocattolo” o come un elettrodomestico ancora in garanzia che rilevatosi “difettoso”, viene restituito! Questi bambini quanto dovranno simulare per rendersi desiderabili e/o accettabili agli occhi dei loro possibili genitori?

E’ inutile negare che i minori proposti sono bambini “impegnativi”: hanno subito sovente maltrattamenti ed abusi che li hanno segnati nel profondo e che richiedono, in base alle nostre esperienze, non solo tanto, tanto tempo, ma anche tanta pazienza, tante attenzioni e tante cure affettuose e continue da parte dei genitori. Per riuscire a colmare le gravi carenze affettive subite e recuperare il tempo perduto…

Dobbiamo anche operare non solo per trovare queste famiglie, ma soprattutto nel sostenerle nel loro difficile ruolo di genitori: come abbiamo ripetuto tante volte, non si può però pensare che l’adozione di un bambino “diverso” possa riuscire fidando solo sulla loro disponibilità : è necessario creare una rete di rapporti umani e sociali intorno ad esse che arricchisca la vita del nucleo familiare e ne impedisca l’isolamento.

E’ indispensabile anche un sostegno attento e continuativo da parte dei Servizi socio assistenziali e sanitari. Com’è noto il comma 8 dell’art. 6 della legge 184/1083 e s.m. recita: «Nel caso di adozione dei minori di età superiore a dodici anni o con handicap accertato ai sensi dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992 n.104, lo Stato, le Regioni e gli enti locali possono intervenire nell’ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, con specifiche misure di carattere economico, eventualmente anche mediante misure di sostegno alla formazione e all’inserimento sociale, fino all’età di diciotto anni degli adottati» e quindi purtroppo non impegna le istituzioni a fornire gli aiuti previsti in quanto gli stessi sono subordinati alle «disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci».

Ai.Bi. e gli altri Enti autorizzati, che mirano all’aumento delle adozioni di minori “con bisogni speciali”, non dovrebbero limitarsi solo a proporre queste adozioni, ma contestualmente attivarsi nei confronti delle Istituzioni competenti affinché vengano assicurati i necessari sostegni, altrimenti si rischia di vedere aumentare il numero dei minori adottati inseriti in comunità perché i loro genitori, lasciati soli dagli Enti autorizzati ed abbandonati dai Servizi, non ce l’hanno più fatta!

Per promuovere e sostenere le ”adozioni difficili”, sarebbe anche necessario che gli Enti autorizzati sostenessero la proposta avanzata dall’Anfaa ai Tribunali per i minorenni, affinché nelle sentenze relative all’adozione dei minori italiani e stranieri ultradodicenni o con handicap accertato, venga precisato  che agli adottanti devono essere estese le provvidenze previste dall’art. 6 della legge n.184/1983 e s.m. sopra citato e vengano indicati  i Servizi sociali incaricati di supportare il nucleo adottivo (analogamente a quanto previsto per l’affidamento dalla legge n. 184/1983 e s.m.): questo monitoraggio consentirebbe di supportare il nucleo adottivo, svolgendo in tal modo un efficace azione preventiva.

Grati per la pubblicazione, porgiamo distinti saluti e restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento.”

Donata Nova Micucci – Presidente nazionale Anfaa

Torino, 7 giugno 2013

(fonte: anfaa.it – 06/2013)

Seminario SpazioIris: “Coordinatore genitoriale” – MI 07/03/2015

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Associazione Spazio IRIS – Istituto di Ricerca e Intervento per la Salute

 

07/03/2015 – Milano
Descrizione
Il seminario ha l’obiettivo di aggiornare le figure professionali inserite nel campo giuridico e di cura dell’infanzia e della famiglia sulla nuova figura, attualmente di forte interesse istituzionale, del coordinatore genitoriale.
Il coordinamento genitoriale è un processo in cui un professionista qualificato utilizza una miscela di pedagogia, consulenza, terapia e mediazione per intervenire efficacemente sul conflitto che la famiglia sta vivendo.Durante il seminario saranno quindi trattati i seguenti argomenti:
– coordinamento genitoriale ordinato dal tribunale e su richiesta spontanea delle famiglie;
– novità legislative sull’affidamento condiviso;
– pro e contro dell’attuale sistema di tutela dei minori e della gestione dei conflitti familiari.A chi è rivolto: il seminario è riservato a avvocati, magistrati, operatori psicosociali, psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti, mediatori familiari e assistenti sociali.
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Sede del corso: Hotel Bristol, via Domenico Scarlatti 32 – MILANO.
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Docenti:
– Prof. Marino Maglietta Fondatore e presidente dell’Associazione Crescere Insieme. È docente di diritto di famiglia, consulente parlamentare, ideatore dell’affido condiviso dei figli ed estensore dei testi base che hanno condotto alla legge 54/2006, socio onorario dell’associazione italiana mediatori familiari, membro della consulta nazionale per l’infanzia e l’adolescenza
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– Gianni Rodari, membro del comitato scientifico del consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma.
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– Dott. Mauro Mariotti Psicoterapeuta con formazione sistemico e relazionale. Medico, specialista in psichiatria e neuropsichiatria infantile. Direttore ISCRA. La sua formazione avviene con il gruppo originario di Milano, Boscolo, Cecchin, Selvini Palazzoli, Prata. Completa la sua formazione a Palo Alto, MRI, durante la direzione del Prof. Sluzki, che ancora attualmente continua ad essere supervisore di ISCRA Ha diretto il Dipartimento Materno Infantile di Reggio Emilia e il settore di neuropsichiatrioa infantile della Azienda U.S.L. di Modena. Attualmente svolge, insieme all’attività didattica per l’istituto ISCRA e diverse altre scuole di formazione, attività di supervisione a strutture e svolge attività di Consulente Tecnico di Parte e d’Ufficio per i Tribunali di Modena, Ravenna e San Marino. E’ segretario del Forum Europeo di Mediazione. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo i seguenti volumi: La psicoterapia nei servizi pubblici (1984), L’adolescente e i suoi sistemi(1992), Relazioni terapeutiche e adolescenti multiproblematici (2000), Il medico, la famiglia, la comunità (2002) Mediazione sistemica (2000).
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– Prof.ssa Silvia Mazzoni hD, Professore Associato di Psicologia Dinamica, Settore M-PSI 07, Psicoterapeuta. Insegna Psicologia Dinamica c.a. e Tecniche di Valutazione e intervento nella famiglia. È anche docente nella Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica, Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma. Socio Ordinario della Associazione Italiana Psicologi (AIP); Socio Ordinario Didatta della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale (SIPPR) nella quale è membro della Commissione Ricerca; Membro della Associazione Italiana per la Salute Mentale Infantile (AISMI); Socio Fondatore della Società Italiana di Mediazione Familiare (SIMeF). Socio della Association of Family and Counsiliation Courts: An interdisciplinary and international association of professionals dedicated to improving the lives of children and families through the resolution of family conflict. E’ autrice di numerose pubblicazioni di carattere scientifico.
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Modalità d’iscrizione:
Compilare e spedire il modulo d’iscrizione (allegando la ricevuta del bonifico bancario) all’indirizzo e-mail iscrizioni@spazioiris.it, o via fax al numero 02.947.555.96.

Colombia: “Nel 2013 annunciata la sospensione del deposito di nuove istanze di adozione relative a bambini fino ai sei anni d’età”

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Questa e’ l’ ultima comunicazione Cai sulla Colombia. Risale al 2013.

“In occasione dell’incontro tenutosi a Medellin nei giorni 29 e 30 maggio u.s., l’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar (ICBF) ha comunicato alle Autorità Centrali dei Paesi d’accoglienza la decisione di sospendere l’accettazione di nuove istanze mirate all’adozione internazionale di bambini fino a sei anni d’età. La decisione è motivata dall’attuale pendenza presso l’ICBF di oltre 3000 domande di famiglie straniere mirate all’adozione di bambini di tale fascia d’età senza problemi di salute, a fronte di un numero molto inferiore di minori colombiani adottabili corrispondenti a tali aspettative. Continueranno invece ad essere accettate e registrate le domande mirate all’adozione di bambini con bisogni speciali, e quindi di:

  1. bambini di età superiore ai sei anni
  2. bambini con specifiche necessità sanitarie (anche di età inferiore ai sei anni)
  3. gruppi di fratelli

Nei prossimi giorni la decisione verrà formalizzata dal direttivo dell’ICBF. Non appena possibile, si provvederà a comunicare i dettagli attuativi del provvedimento.”

(fonte: CAI – 04/06/2013)

Colombia: “Preparazione del bambino all’adozione”

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In Colombia la maggior parte dei bambini che arriva all’adozione ha vissuto l’esperienza dell’allontanamento dal nucleo familiare per maltrattamento o carenze delle cure parentali.

L’ICBF, Istituto Colombiano de Bienestar Familiar, organo preposto alla tutela dell’Infanzia, segue il percorso del minore dalla segnalazione e dalla conseguente presa in carico del servizio all’eventuale adozione. Questo permette una continuità nell’accompagnamento del minore che facilita l’integrazione e le narrazioni. I minori allontanati dalla famiglia di origine vengono collocati appena possibile in case famiglie, strutture in cui è presente la figura di un adulto che si fa carico del benessere dei bambini. Si procede poi a una valutazione della situazione del bambino basata sulla verifica dei presupposti giuridici, sociali e psicologici dell’adottabilità nazionale e/o internazionale. Nelle situazioni in cui il bambino ha subito abusi possono essere proposti percorsi di supporto psicologico.

Per la maggior parte dei bambini viene preparato un album con le foto disponibili e che rappresenta una risorsa importante nella narrabilità del passato e nella costruzione e nella rielaborazione dell’identità del bambino. Ai bambini sopra i 5-6 anni viene chiesto se vogliono essere adottati.

Per quel che riguarda l’incontro con i coniugi adottanti i bambini ricevono un po’ di tempo prima l’album preparato dai futuri genitori e viene spiegato loro dove andranno a vivere. L’abbinamento avviene all’ICBF, luogo non familiare per il bambino e da subito inizia l’affido preadottivo che sarà monitorato giornalmente dal personale del ICBF.

Le criticità riscontrabili nell’iter descritto sono relative al fatto che l’incontro avvenga in un ambiente poco familiare al bambino; ciò avviene per preservare la tranquillità della casa famiglia e l’affido pre-adottivo comporta dal primo giorno che il bambino stia 24 su 24 con due adulti “sconosciuti”.

(fonte: “La qualità dell’attesa nell’adozione internazionale” – Istituto degli Innocenti 2010)

Colombia. Società: “Situazione dei minori colombiani”

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Scolarizzazione. Non esiste discriminazione tra maschi e femmine tanto che i tassi di ripetizione e abbandono scolastico sono più alti tra i maschi. In Colombia la scolarizzazione è a livelli accettabili, l’istruzione è gratuita e obbligatoria dai cinque ai dieci anni, mentre la scuola secondaria dura dai quattro ai sei anni. Questi indicatori tuttavia peggiorano se ci si sposta nelle aree rurali, e sono ancor più bassi per i bambini appartenenti alle minoranze etniche, come gli indios e gli afrocolombiani, e per i numerosissimi minori sfollati.

Adolescenti. Il numero delle ragazze tra i 15-19 anni rimaste incinte è in aumento. Il 64%deìi queste gravidanze non è pianificato. L’origine della maternità è spesso frutto di violenza ma in Colombia gli adolescenti tendono anche ad avere relazioni sessuali occasionali a un’età sempre più precoce, con il conseguente rischio di contrarre HIV-AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili. Un altro fenomeno correlato è l’alta frequenza con cui le madri adolescenti restano incinte di nuovo dopo il primo figlio. Il 20,5% risulta di nuovo incinta dopo 7-17 mesi dopo il primo parto, mentre un altro 33% tra i 17 e 24 mesi (dati Bienestar Familia 09/14). E’ in aumento anche lo sfruttamento sessuale di minori. Elevato è anche il tasso di ragazzini lavoratori.

Bambini soldato. L’Unicef considera la Colombia uno dei paesi in emergenza umanitaria e gli interventi sono rivolti a ridurre il fenomeno dei bambini soldato. Le attività di reintegrazione sociale dei bambini smobilitati dai gruppi armati avvengono nel quadro del Programma Nazionale per i bambini vittime del conflitto armato, gestito dall’Istituto Colombiano per l’Assistenza alle Famiglie. Il programma si occupa di assicurare al bambino un rientro sicuro in famiglia e nella comunità, oltre a fornire assistenza medica, istruzione e protezione legale.

Bambini di strada (niños en la calle). Sono bambini che pur avendo dei genitori sono lasciati a vivere per strada in assenza di cure e attenzione ai margini delle città tra i più degradati. La loro solitudine li destina ad essere vittime indifese di atti di violenza, abusi sessuali, rapimenti per il traffico d’organi o prostituzione. Nelle zone suburbane sono completamente assenti strutture che possano accogliere bambini dai 0 ai 2 anni e offrire attività di cura e assistenza all’infante e alla madre.

vedi anche:

http://www.icbf.gov.co/portal/page/portal/Descargas1/Prensa1/ColombiaSinMaltatoInfantil_180313.pdf

Colombia. Società: “Madri sole”

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Madri bambine. Secondo alcuni dati statistici registrati da Profamilia, istituzione privata colombiana che ha studiato con attenzione il fenomeno, in Colombia poco meno della metà dei bambini fino ai 2 anni vive in un nucleo familiare completo, la maggior parte solo con la madre, unico punto di riferimento. Il rischio d’abbandono è più alto nel caso di figli di madri adolescenti anche perché, vivendo in contesti di violenza intrafamiliare, sono costrette ad andarsene già in giovane età senza l’aiuto di nessuno. Spesso sono le difficoltà economiche e la necessità di trovare un lavoro lontano da casa che porta la giovane madre a lasciare il suo bambino. A ciò si aggiunga l’allentarsi della rete di solidarietà, attraverso la consuetudine di prendere in casa figli anche non propri, purché infanti.

Mancanza di una rete di solidarietà. La situazione di degrado e di povertà estrema sembra avere almeno in parte intaccato questa forma d’aiuto reciproco, che negli anni aveva caratterizzato la vita dei quartieri periferici attraverso forme di solidarietà che vedevano fra gli attori le madri più anziane e le nonne, che accudivano anche figli non propri.

Mancanza di servizi alle madri ed elevata mortalità materna. Le giovani non sono informate su come gestire una gravidanza e un bambino. Ciò comporta un’elevata percentuale di maternità indesiderate e l’assenza di prevenzione per il cancro del collo uterino, che costituisce la prima causa di morte nelle donne.

Denutrizione e malnutrizione per minori di 2 anni. Secondo alcuni dati statistici registrati da Profamilia, in Colombia il novantacinque per cento dei bambini in età infantile riceve il latte materno ma solo il ventidue arriva al quarto mese. I motivi principali dell’interruzione sono:

  • latte insufficiente, nuova gravidanza
  • malattie della madre
  • problemi di suzione
  • rifiuto da parte del bambino
  • malattie del bambino
  • l’uso d’anticoncezionali

A ciò si aggiunga che l’ignoranza porta ad una scelta degli alimenti sulla base d’informazioni pilotate dai mass media e non su una dieta bilanciata. Spesso nelle famiglie il denaro destinato all’alimentazione è utilizzato per pagare altre spese, come l’affitto dell’abitazione, dato che la maggior parte degli abitanti non possiede una casa di proprietà, e il pagamento dei mezzi di trasporto pubblico. Le pessime condizioni igienico-sanitarie favoriscono la comparsa di malattie infettive che comportano un peggioramento dello stato di nutrizione dei soggetti colpiti.

(fonte: Veneto Adozioni e Profamilia)

AltroNatale. Francesco Mennillo: “Adozioni, numeri e prospettive”

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di Francesco M. Mennillo *
Questo è un giorno particolare per tante famiglie in attesa di adozione.
In questi giorni il tempo dell’attesa di un minore abbandonato si fa sentire di più perchè il Natale si passa in famiglia, nell’accoglienza del focolare domestico. Per le famiglie adottive e per i bambini è un momento carico di aspettative, della mente dei grandi che corre dietro quel bambino ideale che dovrà arrivare e di cui spesso e volentieri ben poco si sa.
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Penso alle famiglie in attesa dei bimbi della Repubblica Democratica del Congo. Ce ne sono circa un centinaio bloccate. Nel settembre 2013 ci fu una sospensione di un anno dei visti di uscita dei bambini del Congo, per vagliare la legalità dei procedimenti adottivi in corso. Il 27 maggio scorso, 31 bambini, figli delle coppie che erano rimaste bloccate in Congo per circa due mesi, vengono portati a Ciampino con un volo di Stato.  A fine settembre 2014 le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno confermato la prosecuzione della sospensione del rilascio dei permessi in uscita  per i bambini adottati. Tutto bloccato di nuovo.
Il blocco delle adozioni per i bambini del Congo è stato causato da gravi irregolarità nelle procedure, causate soprattutto da Americani e Canadesi, che consentono i fenomeni del “rehoming” dei minori adottati. Il piccolo viene cioè dato in adozione ad una famiglia, che poi autonomamente decide di affidarlo ad un’altra. Il Congo consente l’adozione solo da parte di coppie eterosessuali, e nel dubbio ha fermato tutti.
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In media, problematiche specifiche a parte, le coppie in attesa, dalla data di conferimento dell’incarico all’ente per le adozioni internazionali, impiegano 24 mesi per terminare l’iter. E, di solito, avevano già aspettato circa un anno per ricevere dal Tribunale il certificato di idoneità all’adozione portando il tempo medio a 3 anni di attesa per un bambino. Questo è un dato che non varia prendendo in considerazione il periodo 2006 -2013. Analogamente il dato si attesta su 3,3 anni se si considera anche il periodo di tempo che va dalla domanda di adozione. . Purtroppo, ammonta al 16% il numero delle coppie che, nel solo anno 2013, andavano oltre un tempo medio di attesa di 36 mesi. E’ un valore ancora alto, soprattutto se visto nell’ottica del bambino. Interessante anche valutare le cause principali di abbandono dei bambini nel paesi di provenienza: nel 61% dei casi vi è la perdita della potestà genitoriale, nel 30% il bambino viene abbandonato, nel 7,3 vi è una rinuncia da parte dei genitori. Incredibile pensare che solo nel 1,3 dei casi il bambino è orfano. Un bambino che cresce in istituto, ha minori tutele ed attenzioni, addirittura si riducono le sue aspettative di vita, soprattutto nei paesi africani dove gli Stati, a causa di difficoltà economiche, non riescono a garantire politiche sociali per la tutela del minore abbandonato. La situazione non cambia in quei paesi dove vi è maggiore tutela e il compimento del diciottesimo anno è una data spartiacque, dove dal massimo della tutela, ci si trova a perdere tutti i diritti, con un futuro incertissimo, senza prospettive e col serio rischio di entrare nell’area della criminalità. L’Italia è il secondo paese al mondo per adozioni effettuate, e proseguire con successo rappresenta una sfida in soccorso all’infanzia abbandonata. La nuova presidenza CAI – Commissione per le Adozioni Internazionali –  si sta impegnando per  incentivare la collaborazione internazionale in materia di adozioni, partendo dal presupposto che l’adozione internazionale, svolta secondo i principi della convenzione dell’Aja, è una forma di tutela dei diritti umani e in particolare dei diritti dei minori. Stiamo rafforzando i rapporti con il bureau del’Aja, negoziando o rinegoziando accordi in materia di adozioni internazionali sia con i Paesi che non hanno ratificato la convenzione dell’Aja che con quelli che l’hanno ratificata (quest’anno già sono stati sottoscritti gli accordi con il Burundi e la Cambogia). Accompagnando il percorso degli enti autorizzati alle adozioni internazionali nei paesi di origine con rinnovati programmi di sussidiarietà.

Il lavoro è intenso e mi va di augurare un felice Natale di speranza a tutte le famiglie in attesa.

* Presidente del Coordinamento famiglie adottanti in Bielorussia e rappresentante familiare in Commissione Adozioni Internazionali
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(fonte: thechronicle.it 12/2014)

AltroNatale. Libro: “Generato non procreato”

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AA.VV.

GENERATO NON PROCREATO

La sfida dell’adozione

Ed Paoline – 2014

“Generato non procreato” è un titolo che si addice al migliore Natale.

L’elaborazione della sterilità è uno dei nodi per la riuscita dell’adozione. Sterilità intesa come incapacità di rispondere: “Perchè tutto questo sta succedendo proprio a me?”

Una volta che si è inteso che non basta “volere” per realizzare un desiderio, ma che facciamo parte di un disegno più grande in cui siamo solo delle pedine, l’avvicinamento all’adozione, e a quel figlio desiderato, diventa naturale.

Allora stenti a capire, anche se lo rispetti, chi si ostina a flagellare il proprio corpo con dispendiosi tentativi di fecondazione assistita quando nel mondo ci sono tanti bambini alla ricerca di una famiglia che li ami.

Ivana Lazzarini, la curatrice del testo, porta la sua sincera testimonianza di donna di fronte all’impossibilità di avere un figlio. Il contenuto è arricchito della vicenda di Abramo e sua moglie Sara. Attraverso la loro genitorialità, raggiunta in età avanzata, possiamo intendere i percorsi di conoscenza di un uomo e di una donna prima di essere pronti alla donazione di se stessi ad un figlio. Perché ancora una volta, nella Bibbia, libro degli uomini per gli uomini, si trovano risposte esaustive per tutti, credenti e non.

La pubblicazione è arricchita da alcuni interventi curati dallo staff di ItaliaAdozioni che accompagnano la coppia nella scoperta della scelta di adottare.

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Per l’acquisto bastano eur 12 (compresa spedizione) da versare

– tramite bonifico intestato a Associazione Italiaadozioni –  IBAN: IT16C0200834070000103385842

– contattattando redazione@italiaadozioni.it per lasciare l’indirizzo di casa