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AltroNatale: “I piccoli miracoli dei gesti quotidiani”

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Proponiamo la riflessione di don Marco e don Roberto, Parroccchia di San Nicolò all’Arena (VR) sul Natale che è passato, ma lascia tracce per la nostra vita di tutti i giorni. La figura di Giovanni Battista si distanzia da quella di Gesù. Gesù definisce Giovanni “il più grande tra i nati da donna”. Tuttavia i due sono la staffetta dell’altro nell’indicarci la strada per cambiare il mondo. Gesù ci invita a fare anche noi come ha fatto lui: seminare speranza. Aiutare a vivere. Inchinarsi per risollevare. Non giudicare. Guarire. Consolare. Noi famiglie adottive, nel nostro piccolo, un piccolo miracolo lo compiamo ogni giorno quando guardiamo con amore i nostri figli provenienti da più parti del mondo.

Se riesco ad aiutare anche una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente”.

Papa Francesco

Buone Feste a tutti!

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«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»

 

Il Battista sta vivendo un momento difficile. E’ in carcere, costretto al silenzio, per aver criticato il comportamento di Erode. Sente quello che le chiacchiere della gente dicono di Gesù.

Anche Giovanni, come tutti, si aspettava un Messia diverso.

Un Messia re, un uomo di potere capace di liberare il popolo di Israele dai romani.

Invece Gesù si presenta come un Messia mite, che sta dalla parte degli ultimi.

Difende le vedove, le prostitute, i bambini, va a mangiare con i peccatori, con i pubblicani. Non grida. Parla con tenerezza. Usa misericordia con tutti.

I dubbi di Giovanni sono gli stessi interrogativi che anche noi ci poniamo tante volte.

Chi di noi non si è mai posto la domanda se quel Gesù di Nazaret sia veramente il figlio di Dio? Sono duemila anni che la chiesa e i preti dicono sempre le stesse cose.

Gesù è venuto a dirci “Beati i poveri”, ma noi siamo ancora convinti che i veri fortunati sono i ricchi.

E’ venuto a portare la pace e la mitezza, ma siamo ancora circondati da guerre e da arroganti.

Non è che siamo tutti dei poveri illusi? Stiamo forse sbagliando strada? Stiamo perdendo tempo?

Sono gli interrogativi che accompagnano la nostra fatica quotidiana di credere.

Oltre a Giovanni, anche Maria, anche Giuseppe dubitano.

Dubitare è umano. Non si può credere senza dubitare.

Ma che cosa risponde Gesù ai discepoli di Giovanni?

 

 “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete:  i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano,… i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”.

 

Potremmo oggi tradurre così le parole di Gesù: “Venite a vedere quello che faccio ogni giorno. Andate a dire a Giovanni ciò che avete visto con i vostri occhi:

Chi ha perso il senso della vita, ritrova un po’ di speranza. Chi è stato colpito da una malattia, da un lutto, da un fallimento, ora ritrova il coraggio di rialzarsi. Gli ultimi, i disprezzati da tutti, sono diventati i preferiti da Dio”.

Gesù non risponde con un ragionamento. Non si preoccupa di dimostrare che lui è il Messia. Cita Isaia per sottolineare che segue la strada dei profeti non dei potenti.

Per Gesù ciò che conta sono i fatti, non le parole.

Il Vangelo è vita concreta, non discorsi, non chiacchiere, non slogan.

Bella la testimonianza di papa Francesco.

In una delle sue prime interviste (Civiltà Cattolica) parlando della sua fede ha detto che a lui la fede più profonda gliel’ha trasmessa nonna Rosa e non i teologi. E’ la fede vissuta della gente semplice.

Nel Vangelo di oggi c’è una frase di Gesù che ci fa pensare. Dopo aver fatto l’elogio  di Giovanni definendolo il più grande tra i nati da donna, aggiunge:

 

« tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui»

 

Che cosa voleva dire?

Forse Gesù voleva sottolineare che, con la sua venuta, finiva il tempo della religione ed iniziava il tempo della “bella e buona notizia”, cioè del Vangelo. Il tempo della fede che supera anche la religione.

Giovanni esprime ancora la mentalità religiosa. Infatti annunciava un Dio severo che giudica e condanna.

Gesù invece annuncia il Dio della misericordia e del perdono. Non giudica nessuno, non condanna. Si prende cura degli ultimi.

La spiritualità di Gesù è diversa dalla religiosità di Giovanni.

Per Giovanni, il mondo nuovo si realizza attraverso la penitenza, il digiuno e i sacrifici, cioè i gesti tipici di chi è “religioso”.

Per Gesù invece, un altro mondo è possibile attraverso il donare, il condividere, lo “spezzare il pane”. E’ lo stile di vita di chi ha “fede-fiducia” in Dio.

Gesù non è venuto per risolverci i problemi a suon di miracoli, ma per indicarci la strada per cambiare il mondo. Con il suo esempio ci ha insegnato lo stile di vita delle Beatitudini. Accettare questo non è semplice. Ecco perché aggiunge una nuova beatitudine: «Beato colui che non trova in me motivo di scandalo»

 

Giovanni parlava di bruciare i peccatori.

Gesù invece va a pranzo con loro. E’ lo scandalo della misericordia! (Ronchi)

Gesù ci invita a fare anche noi come ha fatto lui: seminare speranza. Aiutare a vivere. Inchinarsi per risollevare. Non giudicare. Guarire. Consolare.

Il desiderio di Dio è di vederci contenti, di vederci sorridere, di sapere che stiamo bene, che viviamo delle relazioni belle e profonde.

Il credere non vuol dire sacrificare la propria vita. Invece vuol dire amarla profondamente. Vuol dire aprirsi a cammini inediti, a possibilità impensabili.

Vuol dire passare anche noi dall’essere religiosi al diventare credibili.

E credibile diventa chi vive la fede attraverso i piccoli miracoli dei gesti quotidiani, come uno sguardo, un sorriso, il saper ascoltare, il rispettare, il non giudicare. Profondamente evangelico quello che dice Papa Francesco nella “Evangelii Gaudium”: “Se riesco ad aiutare anche una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente”.