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Sessualità/abusi su minori. Col senno di poi…

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“Il titolo del disegno era “disegna quello che è per te la gioia, la felicità”. Una bambina di quattro anni ha prodotto un disegno molto significativo durante una seduta sofferta. Disegna una principessa e associa questa storia: c’era una volta una principessa che aveva un vestito così bello…e ma poi aveva pure la testa ma prima non ce l’aveva perché è diventata grande senza la testa….ma quando è cresciuta , le è cresciuta la testa sopra al collo

Le ho chiesto dove fosse la gioia e lei ha proseguito così: E’ contenta di avere la testa, ma prima non era contenta. E’ andata dalla fata che le ha fatto una magia e le ha messo la testa. Senza la testa non poteva guardare, non poteva parlare, non poteva raccontare, senza niente non poteva chiedere. Dopo si sposa e ha i figli con la testa.

Io credo che la piccola abbia sintetizzato il risultato dei meccanismi difensivi delle vittime di abuso: togliersi la testa; ma ha anche espresso il desiderio di poterla far ricrescere affinchè possa guardare il dolore e contenerlo” – Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e terapeuta familiare.

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Sessualità/abusi su minori. Col senno di poi…

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“Un bambino che ha una storia di abuso si aspetterò che gli altri lo rifiutino, siano ostili e non disponibili. Un bambino che è stato trascurato (fisicamente, emotivamente o su entrambi i piani) si aspetterà che gli altri siano insensibili, che non siano disponibili e che non vogliano soddisfare i suoi bisogni. I bambini maltrattati portano queste aspettative nei rapporti e rispondono agli altri in modo coerente con le loro aspettative.” – Byron Egeland, psicologo americano.

Sessualita’/ abusi su minori. Col senno di poi…

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“La carezza di papa Francesco a un bambino vittima di abusi (…) Spesso chi viene abusato, chi subisce violenza viene escluso, ma nella casa del Papa questo bambino è stato accolto, abbracciato, coccolato. (…) Il Natale non è utopia, realizza il compimento di una promessa: spezzerai le catene della malvagità, rimanderai liberi gli oppressi, dividerai il pane con l’affamato, vestirai chi vedi nudo…” – don Di Noto, sacerdote in prima linea contro la pedofilia.

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Sessualità/abusi su minori. Col senno di poi….

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Dalla letteratura internazionale si rileva che tutte le condizioni di abuso vissute dal bambino tendono ad aggravarsi nel tempo, non hanno una risoluzione spontanea Inoltre, è stato rilevato che la percezione della condizione di abuso varia a seconda del contesto socio-culturale; quando se ne rilevano i segnali in un bambino si deve quindi tenere conto anche delle radici culturali della famiglia (questo non significa che l’abuso è più o meno grave in funzione del contesto, ma semplicemente che l’azione di tutela e di terapia deve tenere conto del contesto sociale).” – Alessandro Bruni, papà biologico e affidatario

Sessualità/abusi su minori. Col senno di poi…

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“Altro ruolo dell’Ente è quello di preparare le coppie a vivere l’accoglienza del figlio come percorso di supporto, a lenire e metabolizzare il vissuto di privazioni e violenze. In questo vissuto può esserci anche l’abuso sessuale. Le coppie devono capire che non è colpa del bambino, non è un marchio d’infamia! E’ una ragione in più per essergli vicino. Non si può dire “non me la sento di affrontare questo problema”, è una cattiveria che il bambino non merita.“ – papà Enrico

Colombia. Col senno di poi…

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“Non è raro che i poveri vengano privati anche della dignità di interrogarci sul perché della loro povertà. Li convinciamo che l’errore non sia nella nostra mancanza di risposte, ma nelle loro domande sbagliate, impertinenti, superbe, peccaminose. L’ideologia della classe dominante persuade le vittime che chiedere ragioni sulla loro miseria e sulla ricchezza degli altri è illecito, immorale, magari irreligioso.

 

Quando i poveri, o chi dà loro voce, smettono di porre a loro stessi, agli altri e a Dio le domande più vere e radicali, che nascono dalla loro condizione oggettiva e concreta, e si tacciono o ne formulano di più gentili ed innocue, la loro schiavitù inizia a diventare irreversibile.

 

Si può sempre pensare di liberare noi stessi o qualcuno da una trappola di povertà materiale, morale, relazionale, spirituale finché continuiamo a chiederci perché.” – Luigino Bruni, esperto di economia sociale.

AltroNatale. Col senno di poi…

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“Un asino, un bue, qualche pastore e tre re: un po’ scarsa come audience” – Guido Clericetti, vignettista satirico.

“C’è scarsa audience a Natale: sempre di più, se si pensa che è il giorno dove di ritrova la famiglia, che talvolta ha perso qualcosa dei suoi connotati. E si preferisce, più consciamente che inconsciamente, occultare una domanda con altro: cibo dentro la sua forma, i regali, la festa ….le vacanze “ – Paolo Massobrio, critico gastronomico.

“Diventiamo collezionisti di relazioni, di contatti, di connessioni, ma non siamo più capaci di costruire legami” – Lorenzo Biagi, filosofo

Giornata della memoria. Col senno di poi….

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“La battaglia di oggi è dare alle nuove generazioni gli strumenti per non rimanere indifferenti di fronte alle tragedie del presente. Che non sempre si manifestano subito con la violenza fisica, ma cominciano con quella verbale e con l’arma della demagogia, sventolando beceri stereotipi contro ogni minoranza, al fine di trovare una valvola di sfogo ai drammi contemporanei.” – Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma

AltroNatale: “Decalogo semplice per stare al mondo”

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Per starci bene. Per continuare ad avere voglia di camminare.

Proposto da don Roberto e don Marco – sacerdoti ed educatori

– Amare. Essere amati.


– Non dimenticare mai la propria insignificanza.


– Non abituarsi mai alla violenza indicibile
e alla volgare disparità della vita che ci circonda.


– Cercare la gioia nei luoghi più tristi,
inseguire la bellezza là dove si nasconde.


– Non semplificare mai quello che è complicato
e non complicare quello che è semplice.


– Rispettare la forza, mai il potere.


– Soprattutto osservare. Sforzarsi di capire.


– Non distogliere mai lo sguardo. E mai, mai dimenticare.

 

Arundhati Roy, lettera a un’amica

AltroNatale: “Passeggiata socratica”

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di Adriano Sella, missionario e militante della giustizia e della pace

Oggi ho fatto una passeggiata socratica in un centro commerciale. Ho potuto capire che veramente tante sono le cose di cui non ho bisogno per essere felice.

Si tratta, più o meno, della stessa esperienza che ha fatto Socrate, il filosofo greco circa 2400 anni fa. Si racconta che quando Socrate andava per le strade di Atene, dove c’erano delle botteghe, veniva avvicinato dai venditori che gli chiedevano se voleva qualcosa, lui rispondeva: “No, sto solo osservando quante cose esistono di cui non ho bisogno per essere felice”.

In questa nostra società consumistica, dove sono stati altamente aumentati i bisogni e quindi anche le cose mediante una produzione che riesce a moltiplicare, anzi a triplicare o quadruplicare le cose, siamo continuamente sedotti da tantissime cose da comprare. Il consumare sta diventando un “obbligo” del cittadino, altrimenti, dicono, si blocca questo sistema economico che viene alimentato dal consumo.

Ecco, allora, gli appelli fatti da parte dei nostri governanti ai cittadini di consumare in modo da far accelerare l’economia. Ecco, quindi, i continui sondaggi sui consumi pubblicati dai media, che fanno capire come la riduzione dei consumi sia solamente un sinonimo di crisi economica, senza lasciare spazio a una riflessione più profonda che potrebbe far emergere la crisi di un sistema che non funziona più.

Oggi nei centri commerciali, stile occidentale, non sono più tanto i venditori che ti inducono a comprare. Questo metodo è ancora presente nei grandi mercati o negozi del Sud del mondo: ad esempio, mi ricordo bene in Brasile dove si era assediati dai venditori, perché la manodopera costa molto poco, per cui i proprietari dei negozi assumono molte persone che stanno addirittura all’entrata del negozio, invitando i passanti ad entrare e a comprare.

Il metodo occidentale, invece, non usa più la manodopera per far comprare, ma le cose stesse vengono presentate nelle vetrine, in maniera molto seducente, facendo uso delle moderne tecniche di marketing, in modo da coinvolgere emotivamente il consumatore che viene attratto dalla bellezza estetica delle cose e facendo suscitare in lui il bisogno di quella cosa: si tratta di un bisogno indotto che diventa una strategia per far vendere e soprattutto per far comprare.

Quelle poche volte che sono stato nei centri commerciali ho potuto capire la difficoltà che ha il passeggiante nel difendersi dalla seduzione del consumismo. Così come vengono presentate le cose, è davvero difficile uscire dal centro commerciale senza aver comprato niente! Bisogna essere quasi di ferro per non essere coinvolto emotivamente da quel fascinoso luccichio delle cose.

Ecco allora che bisogna prepararsi ad andare con un importante bagaglio sulle spalle. Sarebbe saggio, quindi, andare qualche volta solamente per fare una buona e sana passeggiata socratica, così come faceva il filosofo greco. Osservare quelle cose e percepire che non sono essenziali per essere felice. Riscoprire quindi quella sobrietà felice che non è la sobrietà intesa come rinuncia, sacrificio, vita spartana. Ma sobrietà che ti fa riscoprire quali sono le cose importanti della vita e quelle di cui possiamo fare a meno per essere davvero felici.

Fanno pensare quelle ormai varie inchieste che hanno rivelato come oggi abbiamo molte più cose di ieri, anzi ne abbiamo in abbondanza, però non siamo più felici. È sufficiente guardare il volto della nostra gente per capire che c’è più amarezza che gioia, più stanchezza che serenità, più preoccupazione stressante che impegno fatto col sapore creativo.

Mi hanno toccato molto le testimonianze di alcuni giovani che facevano emergere come non hanno bisogno tanto di cose ma soprattutto di relazioni umane calorose e solidali. Un ragazzo mi ha detto che uno dei regali più belli, avuti nel giorno del suo compleanno, è stata la lettera di sua madre scritta di suo pugno che gli manifestava tutto l’amore di mamma. Un adolescente mi ha manifestato la sua delusione quando ritornava a casa dalla scuola, perché aveva bisogno di comunicare con i suoi famigliari, per raccontare quello che aveva vissuto, invece trovava sempre la televisione accesa e non c’era spazio per il dialogo. Un giovane mi ha rivelato che quello che lo faceva soffrire molto nella sua vita era il fatto che non riceveva mai un abbraccio da suo padre.

Sono testimonianze vere di giovani che segnalano una esigenza importante: non sono le cose che fanno felici ma i rapporti umani.

Allora, se riuscissimo a realizzare qualche volta una passeggiata socratica nei centri commerciali, usciremo di là non più con tante cose ma con la convinzione, sempre più forte e profonda, che le cose possono essere necessarie, sì, ma non sono essenziali per essere felici. Alla fine, quello che conta è essere e non tanto avere.

E allora, più rapporti umani e meno cose, più relazioni di tenerezza e meno corse consumistiche, per poter raggiungere una sobrietà felice.

(fonte: Associazione Ains  2009)

Brasile. Col senno di poi…

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“Adottare è un atto d’amore. Reciproco. E’ diventare mamma. A tutti gli effetti, senza ma e senza se. E’ avere un figlio, senza ma e senza se.

Adottare significa diventare genitore di Tuo figlio. Tuo. Tuo. Tuo. Che più Tuo non si può. E anzi, lo sentirai dentro ancor di più, perché la strada che ti ha portato a raggiungerlo richiede un coraggio incredibile e un desiderio superiore alla norma. (…)

Adottare è spaventoso e bellissimo. Non è solo dare una casa ad un bambino sfortunato, non è solo dare un figlio a coppie infertili. Nessuno salva nessuno e allo stesso modo uno salva l’altro. E’ creare, costruire. E’ famiglia.

E io, che sono solo una delle tante, per la prima volta mi sento esattamente dove dovrei essere, nel punto esatto in cui la vita doveva condurmi. E sì, continuerei a scegliere l’adozione, sempre e per sempre. Perché mai nella mia vita ho preso decisione più giusta. Mai.” – Mamma Mara

(fonte: ilfruttodellapassione blog – coppia che ha adottato in Brasile).

AmLatina. Col senno di poi…

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“Superare la povertà non è una forma di carità, ma un atto di giustizia. Come la schiavitù e l’apartheid, la povertà non è naturale. E’ provocata dagli uomini e può essere combattuta e sradicata dalle azioni degli esseri umani. Qualche volta ciò ricade su una generazione. Ebbene tu/voi puoi/potete essere quella generazione. Lasciate esplodere questa grande fioritura –  Nelson Mandela

“Overcoming poverty is not a task of charity, it is an act of justice. Like slavery and apartheid, poverty is not natural. It is man-made and it can be overcome and eradicated by the actions of human beings. Sometimes it falls on a generation to be great. YOU can be that great generation. Let your greatness blossom.”  Nelson Mandela

Ira e rabbia. Col senno di poi…

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“Ecco, credo che i bambini/ragazzi ti mettano alla prova perché preferiscono liberarsi subito da un genitore pappa molla, piuttosto che affezionarsi e poi essere abbandonato di nuovo… sanno perfettamente che cos’è il dolore dell’abbandono. Ed è meglio essere abbandonati da uno sconosciuto che da una persona alla quale si crede…”- Mamma Betty

Adozione etica. Col senno di poi…

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“Le vittorie non sono i grandi successi. non sono l’arrivo al traguardo del vincitore, non sono la corona di alloro e l’applauso del pubblico, non sono il gradino più alto del podio. Sono le vittorie che tu riporti giornalmente sulla solitudine, sulla povertà, sulla fame, sulla fatica, sulla sconfitta, sulla delusione, sull’ingiuria, sul disprezzo, sulla sofferenza. Sono la tua resistenza alle difficoltà, sono il tuo coraggio nell’affrontarle” – Padre Alceste Piergiovanni

Adozione etica. Col senno di poi…

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– Che bisogna fare? – domandò il piccolo principe.

– Bisogna essere molto pazienti – rispose la volpe. – In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….

(da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint.Exupèry)

Adozione etica. Col senno di poi…

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“Un’adozione riuscita è saper accettare le sconfitte, gli errori, la gente che punta il dito, arrivare a letto distrutti per la giornata e aver voglia di sparire. Poi svegliarsi al mattino e dirsi che in fondo è un altro giorno. Un altro giorno con nostro figlio. E questa, secondo me, è già una conquista” – Lori&Vale