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Comunicazione Istituto degli Innocenti: “Riforma dell’affidamento familiare” per operatori dell’adozione 6 ott 2016 – Firenze

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Giornata di studio

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LA CONTINUITÀ DEI LEGAMI FAMILIARI: STATO DELL’ARTE E PROSPETTIVE DI RIFORMA NELL’AFFIDO E NELL’ADOZIONE

06 ottobre 2016 – ore 09.30-13.30

Salone Brunelleschi – Istituto degli Innocenti Piazza SS Annunziata, 12, Firenze

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Destinatari: avvocati, magistrati, giudici, assistenti sociali, psicologi, educatori professionali.

Scopo: favorire l’approfondimento delle questioni connesse alla continuità dei legami nell’affidamento e nell’adozione, sotto il profilo normativo, giurisprudenziale e psicologico alla luce delle recenti modifiche.

Come noto, la legge 173/2015, modificando la legge 184/1983, ha ridefinito il rapporto tra il procedimento adottivo e l’istituto dell’affidamento familiare, ponendo in evidenza il diritto del minore a mantenere quella “continuità affettiva” tanto importante per il suo sviluppo e prevedendo la necessità di tutelare in continuità le positive relazioni socio-affettive che rispondano all’interesse del minore.

L’evoluzione normativa fin d’ora compiuta a livello nazionale è accompagnata ancora oggi da nuove proposte di modifica e ampio dibattito in sede istituzionale, giurisprudenziale e dottrinale, anche in ragione delle connesse problematiche, come la stepchild adoption, l’adozione da parte delle coppie omosessuali, l’adozione c.d. mite, la questione dell’accesso alle origini.

Tutto ciò si inserisce in un contesto europeo ed internazionale di grande fermento, foriero di cambiamenti e nuove prospettive destinato ad incidere anche sull’interpretazione delle norme nazionali da parte della giurisprudenza.

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Iscrizioni: per la partecipazione ai lavori seminariali è previsto un costo di 30 euro + IVA (sono esenti da IVA esclusivamente gli Enti Pubblici ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 10).

Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 03 ottobre 2016 via fax al n. 055 2037207 o scannerizzate via email a formazione@istitutodeglinnocenti.it

La scheda di iscrizione è scaricabile dal sito www.formarsi.istitutodeglinnocenti.it

 

Informazioni:

Servizio di Formazione Istituto degli Innocenti di Firenze

Tel. 0552037255*73

email formazione@istitutodeglinnocenti.it

http://www.formarsi.istitutodeglinnocenti.it

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Concorso nazionale 2016 – poesie, racconti e disegni sull’affidamento familiare

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Per sensibilizzare sull’Affidamento Familiare, importante strumento sociale che mira a tutelare il diritto del bambino a una famiglia. Per sua natura l’affido mette in moto tantissime emozioni e questo concorso vuole costituire un’opportunità per esprimere tali emozioni sotto forma di componimenti o disegni.

Le sezioni sono due:

– Il Primo concorso nazionale di poesia e prosa poetica “Versi d’incontro”, bandito nell’ambito del 22esimo Festival internazionale di poesia Parole spalancate, è suddiviso in due categorie (adulti e ragazzi dai 10 ai 21 anni), ed è rivolto in particolare ad affidatari, figli di genitori affidatari, ragazzi affidati, famiglie d’origine dei figli affidati, maggiorenni che hanno vissuto l’esperienza dell’affido, operatori e in generale a tutti coloro che desiderano esprimersi con una poesia o una prosa poetica sul tema dell’affidamento familiare.

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– Il Concorso di disegni, bandito nell’ambito del concorso Diritti a colori della Fondazione Malagutti, è destinato ai bambini e ragazzi affidati, ai figli di affidatari e in generale a tutti coloro che desiderano esprimersi con il disegno sul tema dell’affido. Per partecipare bisogna avere un’età dai 3 ai 16 anni.

Le Poesie e disegni devono essere inviati entro il giorno 1 maggio 2016 all’indirizzo concorso@versidincontro.it

In palio 2 crociere per 4 persone (offerte da Costa Crociere) e 100 CD dei WeFly!

Per tutti i dettagli vedere il sito www.versidincontro.it

 

Comunicazione AFAIV: “Tu e i social network” – 6 nov 2015, Varese

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TU E I SOCIAL NETWORK
venerdì, 6 novembre alle 2015 ore 20,30
Malnate (Va) – Sala Consigliare – Via De Mohr

La partecipazione è libera e gratuita.

Tale evento è realizzato all’interno del “Progetto di sensibilizzazione per un uso sicuro di internet” promosso dal Coordinamento CARE, Associazione Ariete e Centro Studi Ksenia con il Patrocinio del Comune di Malnate e organizzato sul territorio dall’Associazione Famiglie Adottive Insieme per la Vita Onlus (AFAIV Onlus).
L’incontro si propone sensibilizzare e informare le famiglie sulle problematiche relative all’utilizzo di Internet e Social Networks, da parte dei ragazzi adottivi e con l’obiettivo di formare gli operatori in materia.
La complessità delle adozioni internazionali in epoca digitale impone agli operatori, alle associazioni e alle famiglie, una profonda e condivisa riflessione su come accompagnare e sostenere gli adolescenti in questo mondo di vasti e incerti, ma non evitabili, cambiamenti.

Alleghiamo il volantino contenente il programma e le modalità di iscrizione: Locandina Roadshow

Per informazioni e chiarimenti contattare.
Antonella Miozzo
presidenza@afaiv.it
340/5845073

Sessualità/abusi su minori: “Il significato dell’incesto”

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di Monica Rizzi, psicoterapeuta

L’incesto ha sicuramente origine dal fallimento di una coppia di genitori e dalla confusione dei ruoli nella famiglia stessa.

Per la psicologia l’incesto costituirebbe un potentissimo regolatore dei conflitti interni alla coppia perché permette alla famiglia di restare “unita” ed alla madre di continuare ad avere un partner accanto a sé.

Questo dovrebbe giustificare, se di giustificazione si può parlare, la tendenza riscontrata frequentemente nelle madri a coprire o a fingere di ignorare le dinamiche incestuose ricorrenti fra il proprio compagno e la propria figlia.

La trasformazione sociale della famiglia e del ruolo della donna sono alcuni fattori indicati come causa dell’incesto. E’ davanti a tutti che la famiglia di oggi è spesso mononucleare o ricomposta, socialmente isolata, ha scarsi riferimenti familiari oltre a risultare delegante rispetto ai suoi compiti supportivi ed educativi. L’altra trasformazione sociale è quella relativa al ruolo della donna che, grazie alle maggiori opportunità di autodeterminazione rispetto al passato, costituisce un nuovo soggetto sociale con cui l’uomo è chiamato a confrontarsi. Non è da sottovalutare la crescente disoccupazione, che può anch’essa essere ritenuta come un fattore di stress che a volte favorisce l’espressione dell’abuso sessuale intra familiare…(…)

Nell’incesto l’abusante tende a stabilire con la figlia un rapporto esclusivo, la elegge a figlia preferita, oppure cerca una particolare vicinanza affettiva mostrandosi incompreso e bisognoso di cure. Solitamente mette in atto delle strategie volte a svalutare la figura materna così da interferire nella relazione madre-figlia.

Per riuscire a dare una misura al danno psicologico del minore abusato è dunque fondamentale comprendere che il fattore psicopatogeno principale nell’incesto è la confusione a lungo termine dei livelli cognitivi, emozionali e sessuali di relazione tra le diverse generazioni. (…) L’adulto lo dovrebbe guidare e proteggere invece allo stesso tempo è la figura da cui deve difendersi.

(…) I bambini abusati imparano ad associare la sessualità alle attenzioni che gli altri possono avere nei loro confronti e spesso tendono ad usare il comportamento sessuale per manipolare gli altri; spesso passano da una posizione passiva ad una attiva in cui cercano di controllare l’ansia e l’angoscia del trauma.

(fonte: Atti del convegno. “Di’ di no! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale?” – Commissione Pari Opportunità di Brescia 2002)

Comunicazione FIABA: “Parliamo di adozione ed affido in Piazza Bra” – 27 sett 2015 a VR

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Durante la Festa del Volontariato, che si terrà a Verona nei giorni 25, 26 e 27 settembre 2015, l’Associazione Famiglie Insieme per l’Adozione di Bambini e Adolescenti (FIABA ONLUS), assieme ad altri gruppi ed enti, parlerà di accoglienza di minori nelle famiglie.

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FESTA DEL VOLONTARIATO

PERCORSI DI ACCOGLIENZA, ADOZIONE, AFFIDO E SEMIAFFIDO

PIAZZA BRA – VERONA

 ore 16.00

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Accogliere un minore in famiglia non è solo un gesto d’amore. È un “cammino” che richiede l’attivazione di risorse personali e pubbliche, necessita sostegno e collaborazione tra famiglie, istituzioni e associazioni del privato sociale. Come mettere in circolo tali risorse per una crescita umana e sociale serena e diffondere la cultura dell’accoglienza e della cura?

– Associazione Apertamente ONLUS

– Associazione di Volontariato Spazio Ragazzi

– Famiglie per l’Accoglienza Regione Veneto ONLUS

– NADIA Nuova Associazione di Genitori Insieme per l’Adozione

– FIABA – Famiglie per l’Adozione di Bambini e Adolescenti

– Associazione VeronettAmica

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Per saperne di più sull’intera manifestazione: FestaVolontariatoPieghevole

Comunicazione Fam Accoglienza: “Tre incontri sull’affido” – MI dal 10 al 17 nov 2014

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Settimana dell’affido

Al via dal 10 al 17 novembre 2014 la Settimana sull’affido, promossa dal Tavolo Affido al quale partecipano il Servizio Affidi del Comune di Milano, le realtà del Terzo Settore e le Reti di Famiglie, compresa Famiglie per l’Accoglienza.

L’Associazione parteciperà ad alcuni eventi:

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  • Famiglie per l’Accoglienza propone un incontro del Gruppo Affido aperto a tutti, un “open day” dalle 18.30 alle 21.30 di lunedì 10 novembre 2014 presso una sala che il Comune ha messo a disposizione in via de Amicis, 10 – Milano (Casa dei diritti).
    Dettagli Incontro 10 novembre
  • 11 novembre dalle 15.30 alle 20.00
    Martedì 11 novembre dalle 15.30 alle 20.00, per incontrare tutte le persone interessate all’affido, Famiglie per l’Accoglienza sar à presente con uno stand/banchetto presso l’Ikea di Carugate: video, materiali informativi e conversazioni con famiglie affidatarie
  • 14 novembre dalle 9.00 alle 16.30
    Seminario sull’affido presso Palazzo Marino, Sala Alessi. Partecipano 4 genitori e 2 operatori di Famiglie per l’Accoglienza

Altre informazioni
Famiglie per l’Accoglienza – Segreteria Affido
Giovedì ore 15.30-17.30
Tel. 02/45493200
affido@famiglieperaccoglienza.it

L’affido familiare
www.affidomilano.it
www.tavolonazionaleaffido.it

Comunicazione Ist Innocenti: “Dire, fare, affidare! Eventi per scoprire l’affidamento familiare” – 13/31 maggio 2014

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INAUGURAZIONI, PREMIAZIONI, TESTIMONIANZE

RASSEGNE CINEMATOGRAFICHE, TEATRO, SPORT

 MOSTRE, PERCORSI EDUCATIVI, VISITE GUIDATE

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Due settimane di eventi, mostre, spettacoli e giochi per scoprire il mondo dell’affidamento familiare. Da martedì 13 maggio fino alla fine del mese Firenze festeggia questo istituto ancora troppo poco conosciuto con un programma ricco di appuntamenti organizzato dal Centro Affidi del Comune e dall’assessorato al welfare in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti e la Regione Toscana.

Obiettivo dell’iniziativa sensibilizzare i cittadini sull’affidamento familiare, massima espressione di solidarietà e generosità che consente al bambino proveniente da una famiglia in difficoltà di vivere in un ambiente favorevole e al tempo stesso al nucleo di origine di avere il tempo per superare la fase di disagio.
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LA PARTECIPAZIONE A TUTTI GLI EVENTI
DELLA MANIFESTAZIONE È GRATUITA,
PER ALCUNI DI ESSI, DOVE SEGNALATO,
È NECESSARIA LA PRENOTAZIONE.
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Info e programma su http://www.istitutodeglinnocenti.it

Comunicazione Fam Accoglienza: “Quattro incontri per parlare di accoglienza in famiglia” – Sommacampagna (VR ) 2013

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In collaborazione con la Parrocchia e il Comune di Sommacampagna, l’Associazione propone un percorso di avvicinamento all’accoglienza e alla solidarietà famigliare, aperto sia a chi già sta facendo accoglienza, ma soprattutto a chi desidera conoscere meglio questa realtà, raccontata da chi la vive ogni giorno, sia dal punto di vista delle famiglie, ma anche dei ragazzi e degli operatori.

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Percorso di avvicinamento all’accoglienza e alla solidarietà familiare

Parrocchia S.Andrea – ore 20.45

Sommacampagna – Verona

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Primo incontro:  giovedì 14 nov 2013 alle ore 20.45 – relatore dott F. Varalta

Chi è quella famiglia che fa accoglienza? Noi possiamo?

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Secondo incontro:  giovedì 21 nov 2013 alle ore 20.45 – relatrice dottssa A. Marazza

Mi aiutate anche voi a crescere? Chi sono i bambini accolti

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Terzo incontro:  giovedì 28 nov 2013 alle ore 20.45

Cosa dicono i nostri figli? Storie di figli accolti e che accolgono

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Quarto incontro: mercoledì 11 dic 2013 alle ore 20.45

Vi raccontiamo cosa è stato per noi. Testimonianze di famiglie.

Si aggiungerà il punto di vista dei servizi socio educativi del comune: dottssa Palma Beghini e dottssa Chiara Beschin.

Ira e rabbia. Doc3: “Un caso di adozione in Etiopia”

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Questa è la storia di due bambini etiopi adottati da una coppia danese. In questo documentario gli interessi degli adulti vengono prima di quelli dei piccoli.

Da un lato i genitori etiopi,  a cui viene diagnosticata l’AIDS con prospettiva di pochi anni di vita davanti, che daranno in adozione i figli per garantire loro un futuro certo e pensando di rimanere in contatto con la famiglia allargata da cui si aspettano anche un supporto economico.

Dall’altra la coppia danese, oltre la quarantina, vogliosa di crearsi una famiglia.

Non ne esce pulito l’ente intermediario che promette alla giovane coppia etiope ciò che non può mantenere pur di raggiungere lo scopo.

Nel mezzo due bambini ignari degli accordi tra adulti.

Masho, la maggiore, si ribella da subito  e si stacca sempre di più dai genitori adottivi, dapprima con scatti di rabbia, poi attraverso il rifiuto del cibo.

Stiamo parlando di Danimarca. Ci auguriamo che in Italia prevalga sempre l’interesse del bambino.

E’ un documentario che ci ricollega ad un’altra sezione di questo blog, “Adozione etica”, e che ci colloca in un mondo ben lontano dalle famiglie felici di “Mamma ha preso l’areo”, andato in onda su LA7 qualche anno fa.

Di seguito il link al programma, che dura una cinquantina di minuti, ma che vale la pena di vedere per ribattere a chi crede che l’adozione vada bene sempre e comunque.

http://www.doc3.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-102616e0-8bba-46c5-bc86-4099f38db007.html

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Sempre sullo stesso tema dei bambini “rubati” vedi : http://www.vita.it/welfare/adozioni-internazinali/l-adozione-non-fa-pi-audience.html

Traffico di bambini anche nel film trasmesso di recente sulla Rai: “Chi vuole mia figlia? Storia reale: una coppia di coniugi americani adotta una bimba moldava, ma dalla documentazione qualcosa non torna. La madre scopre un traffico di bambini attivato da una pericolosa organizzazione criminale internazionale.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-83e6718c-7e7e-4785-9332-75b4181652ca.html

Famiglie imperfette. Libro: “Bambini in Affido”

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L’intervento del post precedente conclude: “E se non hanno figli o non li possono avere? Questo amore, perché fluisca, dovrebbe essere trasmesso a qualcun altro occupandosi di un progetto a favore della vita.”

Parliamo allora di affidamento, diverso ma anche molto simile all’adozione. Anche le famiglie affidatarie sono imperfette, di quella imperfezione che le rende vibranti di luce propria. In verità è un tema che merita una sezione tutta per sé. Qui vogliamo solo proporre un libro ricco di testimonianze di bambini, di genitori ed esperti che seguono questo mondo. L’approccio è semplice e lineare, ma molto esaustivo.  

Mi ha colpito il capitolo sesto intitolato “strumenti” in cui viene fatta una carrellata di percorsi terapeutici per avvicinarsi ai ragazzini in maniera poco invadente e per aiutarli ad esprimere le loro emozioni. Ma ci sono anche i capitoli sui bisogni del bambino, sulla gestione della sua storia familiare e riflessioni sull’accoglienza. 

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Michela Rebellato e Barbara Pianca

“Bambini in affido”

Tutto quello che c’è da sapere per

dare una famiglia a chi non ce l’ha

Ed Sempre 2011

 

«Questo contributo apre orizzonti interessanti per una scelta, quale quella dell’affido, che è uno degli atti di amore più gratuiti e significativi: il dono di un papà e di una mamma per una crescita armoniosa ed equilibrata, per il benessere del bambino.»

(dalla prefazione di Giovanni Paolo Ramonda)

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Per chi fosse interessato all’acquisto, seguire le istruzioni sul sito  http://www.apg23.org/la-comunicazione/sempre-comunicazione/libri  dove è disponibile anche la scheda libro e una breve presentazione delle autrici.

Famiglie imperfette: “Il minore di altra etnia: uguale o diverso?”

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di Alessandro Bruni – papà biologico e affidatario

Questi brani sono riferiti all’affido di un minore straniero, ma, a mio parere, possiamo trarne spunti di riflessione anche per l’adozione. Nel nostro caso il bambino/ragazzo non è direttamente influenzato dalla famiglia biologica, ma, certe volte, competere con fantasmi e fantasie del passato può essere più complesso.

“Le nuvole sono diverse, ma tutte formate dalla stessa sostanza. E’ questa la loro bellezza.”

“Alcune sere fa ad una riunione di mutuo aiuto di famiglie accoglienti è nata una discussione su cosa è bene fare quando si accoglie un minore di altra etnia e di altra religione. La discussione è partita dall’alimentazione ed è proseguita sull’educazione religiosa. I toni, dapprima pacati e basati su cosa fare nella pratica, si sono successivamente alzati verso teorizzazioni e luoghi comuni più ideologici che concreti. Si è così giunti alla formazione di due gruppi di tendenza, gli uni ribadenti l’importanza degli aspetti spirituali nella accezione di osservanza tradizionale-religiosa della famiglia e gli altri affermanti l’impostazione laica nella accezione di esercizio della libertà di coscienza. La discussione ha così preso, in termini assolutamente civili e dialettici, un connotato più radicale e uno sviluppo più ideologico nel tentativo di comprendere quale fosse il percorso migliore verso l’integrazione culturale del minore accolto. Tutti i convenuti concordavano su questi punti:

1. L’integrazione culturale di un minore di altra etnia è un processo complesso che deve essere agito in modo differente rispetto all’adulto. L’adulto ha l’autonomia di poter scegliere come e quando procedere verso l’integrazione culturale. Egli ha anche la possibilità di scegliere la non integrazione culturale, mantenendo per quanto gli è possibile la cultura propria del suo paese. Il minore nato biologicamente in una cultura e trapiantano in una cultura differente propria della famiglia accogliente, ha alcuni condizionamenti dovuti alla pressione della famiglia d’origine, che cerca di conservare l’identità culturale del proprio figlio, e la cultura della famiglia accogliente che vorrebbe far procedere il processo integrativo rapidamente, pena un ritardo nel processo identitario del minore nella relazione tra pari, nelle istituzioni, nel vivere civile.

2. Vivere con un minore di altra etnia in una stretta relazione con i genitori biologici (come avviene nell’affido) implica una apertura mentale davvero ampia. La motivazione all’accoglienza ha una forte base utopica, etica e spirituale, mentre il vivere l’accoglienza nel quotidiano determina tanti piccoli confronti, che se non sono vissuti con empatia, determinano via via micro fratture di pensiero, collosi distinguo impropri che mettono il minore in grande difficoltà dovendo spesso fare distinzione tra l’appartenenza ai suoi genitori biologici e quella alla famiglia affidataria. (…)

3. Il perdurare di stereotipi di massa, con affermazioni che nascono più dal sentito dire e dalle cronache distorte di certo giornalismo, finisce col definire erroneamente un differente stile di vita. Certi flussi informativi manipolati o semplicemente stupidamente superficiali determinano innalzamenti di steccati che nel vivere comune sono molto meno rilevanti. Paradossalmente basta ascoltare un mediatore culturale per comprendere quanto tra etnie culturali esistano barriere preformate di pregiudizio che possono essere abbattute con semplici azioni concrete quali preparare assieme il cibo, lavorare assieme ad un progetto, ecc. L’aver accolto un minore di altra etnia pone problemi non solo pratici, ma anche di natura etica e quindi spirituale, che devono essere affrontati in modo aperto proprio come impone l’atto di accoglienza: una azione che supera e vuole superare le barriere.

4. Considerato quanto detto nei punti precedenti, la famiglia accogliente deve avere ben chiaro che l’unico vero fine è operare per il bene del minore, anche a costo di fare passi indietro rispetto alle proprie convinzioni. (…)

Queste considerazioni dovrebbero indurre la famiglia accogliente ad una alta flessibilità, a meno teorizzazioni e luoghi comuni, e a considerazioni di alto ascolto della famiglia d’origine. Questo presuppone una chiarezza etico spirituale, ovvero un viaggio, un percorso, per fondare i presupposti dell’azione quotidiana. Bis ogna almeno aver cercato di comprendere quali sono le fondamenta su cui si regge l’accoglienza di un minore straniero (ma si noti, il problema è il medesimo per i minori italiani che provengano da strati sociali lontani culturalmente da quelli della famiglia accogliente). (…)

Per l’uomo laico, dunque, l’integrazione non può essere un processo unidirezionale, ma bidirezionale. Per la persona laica accogliere un minore significa accoglierne le differenze, siano esse proprie del minore, siano del suo tessuto culturale perché egli è non sono in funzione di quello che egli diverrà, ma anche in relazione a quello che culturalmente è stato. La natura sacrale della persona accomuna i rami più fioriti alle radici: ogni persona è tutt’uno e come tale deve essere accettata senza cedere alla tentazione di potarne i rami che meno somigliano a noi.”

(fonte: crescerefiglialtrui.typepad.com – 25 marzo 2012)

 

Famiglie imperfette: “Essere padre… 4) La gratuità

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di Roberto Vinco – sacerdote e padre affidatario

L’esperienza dell’ affido è caratterizzata soprattutto dalla “provvisorietà” e dalla “gratuità”.  L’affido di un minore è sempre a tempo determinato. Il periodo non lo decidi tu, ma un altro. Lo decide il Giudice del Tribunale. Talvolta proprio nel momento in cui il rapporto e il dialogo incomincia a crescere, un provvedimento del Tribunale o un intervento della famiglia di origine rischiano di interrompere tutto bruscamente, compromettendo il lavoro di mesi, di anni.  Inevitabilmente con i ragazzi si crea un profondo legame umano, che se non è vissuto con maturità e all’insegna della gratuità, non è facile poi affrontarlo con serenità ed equilibrio nel momento del distacco.

 Ciò che mi ha aiutato a crescere nella dimensione della “gratuità” è stato soprattutto il confronto quotidiano con la Parola di Dio.

Una delle pagine evangeliche più significative che mettono in risalto come la struttura portante della relazione è la gratuità e non la reciprocità è la parabola del “buon samaritano”.  Il buon samaritano è l’uomo che trova la propria identità soccorrendo l’altro.  Il Samaritano non si ferma a raccogliere l’altro perché l’altro è il suo prossimo. Infatti, non sa neanche chi sia quel povero malcapitato pestato dai briganti. Non vede neppure il suo volto. Per lui è un anonimo, l’ignoto. Eppure si ferma. Il suo gesto è pura gratuità.

In un bellissimo commento a questa pagina di Luca il filosofo e teologo Armido Rizzi vede nella parabola del buon samaritano un concentrato della teologia biblica dell’alterità.  La domanda iniziale che il dottore della legge fa a Gesù “ Che cosa devo fare per avere la vita eterna?” è una formula biblica per indicare il desiderio di trovare e realizzare la propria identità, scoprire e compiere il senso del proprio esistere.  Che cosa risponde Gesù? “ Va’ e anche tu fa lo stesso” In altre parole, come ha fatto il buon samaritano.  Perciò fare come il samaritano è la condizione per poter capire il senso del proprio esistere, il senso della propria vita.

Ma che cosa ha fatto il samaritano?  La parabola non ci dice “che ha amato il suo prossimo”, ma che “si è fatto prossimo”.

La novità sta proprio in questo. Infatti alla domanda del dottore della legge “ Chi è il mio prossimo?” Gesù contrappone un’altra domanda “ Chi si è fatto prossimo?”.  Questi due verbi: “essere” e “farsi” delineano due modi di essere molto diversi tra loro. L’ ”essere prossimo” indica un dato di fatto e definisce la collocazione dell’altro rispetto a te. Invece il “farsi prossimo” delinea una tua libera scelta, una tua spontanea iniziativa.

Per Gesù la dimensione dell’amore non è la reciprocità, ma la “gratuità”.  Io devo amare l’altro in ragione del suo bisogno, così come Dio-Padre ama ognuno di noi nella nostra radicale povertà.

Lo stesso insegnamento lo ritroviamo anche nell’altra meravigliosa parabola definita, a detta di molti a torto, la parabola del “figliol prodigo”.

Chi è, infatti, il vero protagonista del racconto? Il padre o i figli?  Ciò che scandalizza non è il comportamento dei figli. E’ abbastanza facile identificarsi nel comportamento di uno dei due figli. Chi non ha rifiutato qualche volta la casa del Padre? Chi di noi non si è sentito qualche volta invidioso?

Lo scandalo di questa parabola è l’atteggiamento del padre.

Di fronte alle richieste del figlio, non oppone resistenza. Lo lascia libero di andarsene. Non rompe le sue relazioni, ma continua ad attenderlo. Proprio la parabola sottolinea: “lo vide…,gli andò incontro…, lo baciò…”. Al ritorno non gli rinfaccia le sue colpe, non lo rimprovera, non lo punisce, ma gioisce e fa festa.  E’ un padre che perdona e ama di un amore gratuito.

Famiglie imperfette: “Essere padre… 3) Padre non si nasce, ma si diventa”

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di Roberto Vinco – sacerdote e padre affidatario

Educatori non si nasce, ma si diventa, poco alla volta. Dopo i primi tre mesi dell’esperienza di affido volevo abbandonare tutto. Mi sentivo soprattutto incapace di affrontare certi problemi e situazioni umane così difficili e delicate. L’incontro con un ragazzo che ha subito ogni forma di violenza e che si ritrova con una personalità distrutta, fa crollare ogni schema educativo prefissato e ti costringe ad “inventare” di volta in volta il “che cosa fare” senza falsi preconcetti e con la disponibilità a ricominciare sempre di nuovo. Di fronte ai continui fallimenti sei costretto a recuperare una buona dose di “capacità-autocritica” attraverso una continua verifica dei progetti e dei programmi. Bisogna imparare ad accettare con serenità il proprio limite, la propria debolezza, la propria parzialità, cercando di non lasciarsi sopraffare dall’emotività. La coscienza del tuo limite ti mette in convizione di percepire il mistero che ti circonda.

Qual è la condizione fondamentale che sta alla base di una vera relazione?

Bisogna partire – scrive Lévinas – dall’ascolto dell’altro”.

Il vero atteggiamento perché il soggetto possa scoprire l’altro come soggetto e non come oggetto, è una profonda capacità di “ascolto”.

E “ascoltare” l’appello di chi si trova in difficoltà, vuol dire saper cogliere la negatività della persona che ha subito violenza per cercare di eliminarla, investendovi volontà, intelligenza, cuore, affettività, tempo, soldi. La totalità del mio “io”.

Vuol dire imparare a guardare la realtà dal punto di vista degli “sconfitti”, degli emarginati.

Il volto dell’altro, scrive Lévinas, è la “differenza” che come visitazione, irrompe con la forza della sua nudità di bisogno, e mi convoca alla responsabilità“.

Ciò che mi obbliga eticamente, prima ancora che religiosamente, a fare qualcosa per l’altro, è l’appello che ogni vita gracile e indifesa rivolge a me che le sto accanto.

Quindi più che “conoscere” l’altro bisogna anzitutto rendersi conto delle “responsabilità” che si hanno di fronte all’altro.

I care” aveva scritto don Milani sulla porta della scuola di Barbiana. ” Me ne importa, mi prendo cura“.

L’altro non chiede di essere compreso, conosciuto, posseduto o compatito. Chiede essenzialmente una risposta di “giustizia”, una assunzione di responsabilità.

C’è una espressione di cortesia che spesso diciamo quando incontriamo qualcuno all’ingresso di una porta: “Prego dopo di lei“.

Secondo Lévinas questo “dopo” non è semplicemente una formalità ma esprime qualche cosa di “ontologico-metafisico”: “l’altro ha sempre la precedenza su di me“.

Perchè? Perchè io non ho alcun potere su di lui. Anzi sono chiamato ad occuparmi di lui, del suo benessere, della sua salute.

E me ne devo occupare senza esigere reciprocità, perché la relazione con l’altro non è simmetrica.

La solidarietà non è una conoscenza in più, ma una diversa qualità della relazione con l’altro. Una relazione all’insegna del “dono” della “gratuità”, dell’ “uscire da sé”.

Ed uscire da sé non vuol dire perdersi o rinnegarsi, ma un “crescere”, un aprirsi a possibilità nascoste, imprevedibili. Vuol dire concepire la propria esistenza non più basata sul “conosci te stesso”, sul “potenziamento” del proprio io, ma sulla “relazione”. Una relazione che è un “faccia a faccia”, un entrare in rapporto, un “comunicare”.

Se non viene rispettata questa correlazione, le conseguenze sono tragiche. Infatti se l’io non ammette l’altro come soggetto cercherà di ridurlo ad oggetto. E questo vale non solo per le persone, ma anche per le cose, per la natura, per Dio.

Famiglie imperfette: “Essere padre… 2) Per poter dare, bisogna essere”

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di Roberto Vinco – sacerdote e padre affidatario

 Le prime difficoltà mi hanno fatto prendere coscienza che “per poter dare veramente, bisogna prima essere”. Di fronte a certi problemi e a certe situazioni, non è sufficiente l’entusiasmo e la buona volontà. Occorrono preparazione, riflessione, maturità. L’incontro con la realtà dell’emarginazione ha infranto tutte le mie sicurezze, le mie certezze, ha messo in questione tutta la mia personalità. L’altro, in particolare l’altro-povero-emarginato, ti interpella, ti provoca, ti educa, ti cambia, ti costringe ad uscire dall’indifferenza, a cercare delle risposte, ad assumere delle responsabilità.

 La relazione con l’altro, dice Lévinas, è il punto di partenza per la ridefinizione di noi stessi. “E’ l’altro che fa scoprire te stesso”.

E il grande scrittore e poeta Pablo Neruda diceva: “Nascere non basta, è per rinascere che siamo nati”.

Ma per riuscire a mettere al primo posto l’altro, scrive Italo Mancini, “ci vuole un vero arrovesciamento di cultura e di mentalità”.

Bisogna passare dall’umanesimo del “soggetto”, dell’ “io”, all’umanesimo dell’altro uomo. Bisogna, dice ancora Ricoeur, deporre l’io dalla sua sovranità per far posto all’altro e ripensare la propria esistenza come “essere per l’altro, con l’altro e grazie all’altro“.

Occorre, come scrive Lévinas, vedere nell’altro “un volto da scoprire, contemplare, accarezzare”.

Ad Ulisse, ideale di uomo del mondo greco-classico, bisogna contrapporre la figura di Abramo, immagine dell’uomo che ha le sue radici nella tradizione ebraico-cristiana.

Ulisse è il simbolo dell’uomo che ricerca se stesso, che ha dei progetti ben delimitati e chiari, che pone la sua fiducia solo nelle sue forze.

Abramo invece è il simbolo dell’uomo che esce da sé, che si fida dell’Altro, che interpreta la vita come un continuo “esodo”.

Impostare la vita secondo gli schemi e i principi ben precisi di Ulisse dà molta sicurezza e tranquillità. Pur in mezzo a tante difficoltà e rischi, Ulisse sa dove va.

L’avventura di Abramo invece è molto più dura e piena di incertezze. Abramo non sa dove va, conosce soltanto quello che lascia. Ha il biglietto di sola andata e il suo domani è incerto. Il suo futuro non è “a casa”, ma “altrove”, non è in un ritorno, ma in una “uscita”. 

Ma il “rinascere” ad una nuova cultura, ripensare una nuova antropologia, non è frutto di una semplice decisione razionale. E’ necessario un lungo cammino di ricerca, di tentativi, di progetti, di fallimenti.

(continua…)

Famiglie imperfette: “Essere padre… 1) L’esperienza”

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di Roberto Vinco – sacerdote e padre affidatario

Dall’ottobre del ’78 ho scelto di vivere con un piccolo gruppo di ragazzi in affidamento dal Tribunale dei minorenni.

Ho iniziato quasi per caso. Con molto entusiasmo, ma anche con tanta ingenuità e incoscienza. Con motivazioni umane e di fede maturate da anni, ma senza alcuna preparazione specifica rispetto al problema dei minori in difficoltà e dell’emarginazione.

I ragazzi affidati, sempre di età compresa tra i 13 e i 18 anni, provenivano da situazioni famigliari molto difficili. Problemi di alcolismo, droga, prostituzione, carcere, stato di abbandono. Quindi ragazzi “violentati” fin dalla loro infanzia. Cresciuti fin dai primi anni senza figure “autorevoli” di riferimento, sia dal punto di vista affettivo sia da quello educativo.

La famiglia d’origine è sempre piuttosto “fragile”, con una madre che spesso scambia il bisogno di affetto con l’immediata soddisfazione di bisogni materiali, e con un padre per lo più assente e violento.

La scuola non è assolutamente preparata a rispondere adeguatamente a questi bisogni e di conseguenza li emargina e li rifiuta.

Il quartiere non offre né luoghi né momenti di incontro. Per il tempo libero mancano spazi e proposte e la strada diventa l’unica “scuola” dove imparare a vivere e a sopravvivere.

Raramente nella pastorale parrocchiale rientrano progetti e programmi seri a favore di questi ragazzi. Le uniche iniziative “ecclesiali” sono legate a qualche persona singola, a gruppi di volontariato o a forme tradizionali di assistenzialismo.

Anche se è difficile delineare il ragazzo a rischio “tipo”, in quanto ognuno ha una sua particolare storia che lo rende “unico”, tuttavia c’è una caratteristica che li accomuna. Sono tutti ragazzi alla ricerca disperata di qualcuno disposto a volergli bene, con una personalità “debole”, cresciuti senza “spina dorsale”, che crollano alle prime difficoltà. Con una formula che esprime molto bene la realtà giovanile di oggi potremmo dire che sono “ragazzi senza padre”, cioè senza punti di riferimento, senza quel minimo di sicurezze che sono indispensabili per affrontare le difficoltà della vita.

Fin dall’inizio l’impatto con questa realtà è stato difficilissimo. Gli appoggi esterni (Enti pubblici e Chiesa) erano piuttosto latitanti. Bisognava arrangiarsi con l’aiuto e la solidarietà di qualche amico.

Anche se il problema “ragazzi” spesso mi coinvolgeva in modo stressante, tuttavia non ho mai voluto rinunciare né all’insegnamento, né allo studio e tanto meno agli “spazi personali”.

Credo che siano stati soprattutto questi momenti, accompagnati ad una esperienza di fede costretta a confrontarsi continuamente con la vita concreta, che mi hanno aiutato ad acquisire quell’equilibrio e quella serenità interiore indispensabili per non essere travolti dalle tensioni quotidiane.

Se da una parte la fede evangelica mi ha dato la forza di interpretare la vita come “condivisione” e come “gratuità”, dall’altra le critiche alla religione del Padre da parte di alcuni filosofi del sospetto, come Nietzsche e Freud, mi hanno aiutato a purificare la mia fede.

Inoltre le riflessioni di pensatori come Buber, Lévinas, Ricoeur, don Milani, Mancini, Balducci, mi hanno dato quello spunto per “inventare” di volta in volta il “che fare” di fronte ai tanti dubbi ed agli innumerevoli interrogativi.

Che cosa vuol dire “relazionarsi” con ragazzi con alle spalle esperienze traumatiche di violenza?

Che cosa vuol dire aiutare un adolescente a diventare adulto, quando nella sua infanzia non ha mai conosciuto l’affetto profondo di un padre e di una madre?

Che cosa vuol dire “educare”, “reinserire”, rendere “normale”?

Ma che cosa è la “normalità” in una società dove i valori sono ridotti al successo e al denaro?

Attraverso  dei brevi spunti di riflessione vorrei tentare di far vedere quanto sia importante cercare sempre di coniugare la teoria, cioè quello che si legge e si studia sui libri, con l’esperienza quotidiana.

(continua…)

Famiglie imperfette: “Essere padre per chi non ha padre”

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Don Roberto ci ha inviato questo scritto, nato da un’esperienza diretta nel campo dell’affido, che ben si inserisce a questo punto del blog. Lo ringraziamo della sua testimonianza in cui, per dubbi e difficoltà quotidiane, ma anche per le soddisfazioni, buona parte di noi si può riconoscere.

Per facilitare la lettura il testo sarà diviso in cinque parti.

 

Riflessioni su una esperienza di affido

di Roberto Vinco – sacerdote e padre affidatario 

Infinite, si dice spesso ironicamente, sono le vie del Signore.

Mi ero preparato per anni al sacerdozio. Mi chiedevo continuamente che cosa volesse dire essere prete oggi. Non mi ero mai pensato come “padre”. Improvvisamente mi sono ritrovato a far da “padre” ad alcuni ragazzi dai 13 ai 18 anni.

Le domande che mi hanno accompagnato in questi venti anni di esperienza di “padre” in un “gruppo-famiglia” con adolescenti in difficoltà sono state innumerevoli. Che cosa vuol dire fare da padre ad un ragazzo che non è tuo figlio? Che cosa vuol dire fare da padre ad un adolescente che ha vissuto la sua infanzia con un genitore spesso violento ed assente? Come conciliare i propri impegni di prete, di insegnante e di “padre”? Come parlare di Dio-Padre a chi non ha mai conosciuto l’amore profondo di un padre?

Se è vero, come ha detto Freud, che per ogni uomo, l’idea di Dio si forma a partire dall’immagine del proprio padre e che quindi il rapporto con Dio dipende dal rapporto avuto con il padre, che idea può avere di Dio un ragazzo con alle spalle una esperienza di un padre alcolizzato o drogato e dal quale ha avuto soltanto botte?

 Gli stessi interrogativi che mi ponevo nei primi mesi della mia esperienza, sono gli stessi che mi hanno sempre accompagnato in tutti questi anni e che mi pongo ancora continuamente. Più che di “risposte” ho vissuto di tentativi, di dubbi, di errori, di crisi, ma anche di grandi soddisfazioni, con qualche piccolo successo e con una fede che mi ha dato la forza di guardare sempre avanti con una profonda serenità interiore. 

Questa esperienza di “padre” mi ha insegnato soprattutto alcune cose essenziali:

–   che padri non si è, ma si diventa;

–   che diventare padri vuol dire essenzialmente diventare adulti;

–   che si cresce soltanto se si ha il coraggio di mettersi sempre in discussione. 

E’ stato l’impatto con il difficile mondo dei “minori in difficoltà”, con ragazzi che subiscono fin dalla loro infanzia diverse forme di violenza, che mi ha costretto a mettermi in discussione e a rivedere tutto me stesso, la mia mentalità, la mia formazione, le mie idee, il mio rapportarmi alla realtà dei “poveri”, degli “ultimi”, degli “emarginati”.

E’ sempre molto difficile parlare della propria esperienza personale. E’ impossibile tradurre in parole, in concetti, l’interiorità, la complessità e la ricchezza di certe esperienze. Più che un discorso articolato o una analisi di una esperienza, vorrei semplicemente offrire degli spunti di riflessione cercando di coniugare assieme tre elementi fondamentali del mio vissuto:

1) la vita quotidiana in famiglia con i ragazzi;

2) lo studio e l’insegnamento della filosofia;

3) la ricerca continua di una fede evangelica autentica.

 (continua..)