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Tecniche d’intervista del minore vittima e/o testimone di abuso e comportamento – feb 2017 – Firenze

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STOP ALLA VIOLENZA SULLA DONNA: “Cara Giulietta, ora sto meglio, ma ho ancora paura…”

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Ricordiamo che i nostri figli, a volte, sono il frutto di una violenza. Ricordiamo che, se non l’hanno subita direttamente, a volte, hanno assistito a qualche forma di violenza in famiglia. Ricordiamo che la donna nel mondo, a volte, è vista come figura di serie B. Ricordiamo che non si fa abbastanza per aiutare le donne e i bambini a liberarsi da situazioni di oppressione.

.Risultati immagini per Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

 

A Verona, da più di una settimana sono iniziate le tavole rotonde, gli spettacoli, le presentazioni di libri per dire NO alla violenza sulle donne.

In Veneto, secondo l’indagine ISTAT 2007, il 19,6% delle donne ha subito qualche forma di violenza fisica e il 26% qualche forma di violenza sessuale. Il 15,9% delle donne in Veneto ha subito qualche forma di violenza nella coppia (18,1% è il dato medio italiano). Il 34,3% delle donne in Veneto ha subito qualche forma di violenza al di fuori della coppia (30,2% è il dato medio italiano).

Abbiamo scoperto, poi, che il Club di Giulietta, istituito nella nostra città per raccogliere le lettere degli innamorati di tutto il mondo, ha anche una funzione sociale. Riceve anche lettere che parlano di abusi e violenze sulle donne, come questa che vi proponiamo:

“Cara Giulietta, care Segretarie di Giulietta,

è da tempo che vi volevo scrivere, la mia lettera è una lunga storia. Mi chiamo Sara, ho 34 anni e vivo in Belgio. Fra pochi giorni mi sposerò con Stefan. Lui è talmente meraviglioso che non posso nemmeno credere alla fortuna di averlo al mio fianco. A Stefan devo la vita. Se non lo avessi incontrato alcuni anni fa io forse non sarei più qui oggi. Prima di incontrarlo vivevo con il mio ex fidanzato, a causa del quale la mia vita consisteva in paura e violenza. Non avevo più nessun contatto con il mondo di fuori, nemmeno con la mia famiglia, perché lui mi aveva isolata e mi manipolava completamente.

Quando conobbi Stefan lui si rese conto subito di quello che stavo vivendo e mi aiutò a separarmi dal mio ex. Ho iniziato così una nuova vita, in una città tutta nuova. Qui ho imparato a rimettermi in piedi e ad essere di nuovo indipendente. Anche se quello che ho passato è successo tanti anni fa, ci penso ancora spesso e non lo potrò mai dimenticare. Ogni giorno, ogni minuto che passo con Stefan, mi accorgo di quanto fosse terribile la mia vita prima e mi accorgo di quanto sono fortunata ad avere incontrato il mio salvatore.

Nonostante tutto questo amore, io però ho sempre paura, paura di non essere capace di far durare questa relazione, paura di svegliarmi un giorno e di rendermi conto che la storia con Stefan è solo un sogno. Vorrei solo poter scacciare tutti i fantasmi del passato.

Stefan ti amo.”

(da “Stoccolma e altre sindromi. La dipendenza affettiva come radici di violenza” a cura di Viviana Olivieri – Comune di Verona, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona, Club di Giulietta e AIF.)

Seminario sull’adozione: “Maltrattamenti e abusi” – Milano – luglio 2016

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Cismai  – Coordinamento Italiano Servizi Maltrattamento all’Infanzia 

L’adozione di bambini

che hanno subìto maltrattamenti e abusi:

cosa deve sapere un genitore.

09 luglio 2016 – 9.30 – 13.00

CTA, via Valparaiso 10/6, Milano

 

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Il seminario sarà condotto dal dott. Francesco Vadilonga e dalla dott.ssa Mitia Rendiniello del Centro di Terapia dell’Adolescenza.

Per partecipare è necessario iscriversi compilando la scheda di iscrizione e provvedendo al pagamento.

Vi proponiamo il volantino informativo:
http://www.centrocta.it/newsletter/seminario_Adozione_maltrattamento_abuso.pdf

e la scheda di iscrizione:
http://www.centrocta.it/newsletter/M_SCHEDA_ISCRIZIONE_FAM_ADO.doc

Per informazioni e iscrizioni: dott.ssa Sonia Negri famiglieadottive@centrocta.it

Sessualità/adulti deviati. L’esperto: “Cultura dell’infanzia significa trattare i bambini come bambini”

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da “Seduttività infantile e sfruttamento degli adulti” – di Anna Oliverio Ferraris

Per oltre un secolo l’immagine dell’infanzia tracciata da studiosi ed educatori insigni come Rousseau, Piaget, Maria Montessori e molti altri fu quella di un’età da vivere all’insegna della spontaneità, secondo i tempi della maturazione psicofisica, al di fuori di preoccupazioni relative al proprio aspetto, al possesso di abiti alla moda o gadget che fanno tendenza. Ai bambini veniva riconosciuto il diritto al gioco libero e spontaneo e ad una crescita lenta.

Sesso, seduzione, competitività erano considerate tematiche al di fuori dei loro interessi, tipiche delle età successive. Oggi non è più così. Pubblicità e spettacoli televisivi di ogni genere e per ogni età, possono raggiungere bambini grandi e piccoli e modellare i loro comportamenti. I bambini infatti, molto più degli adulti, imparano per imitazione e “immersione”. Che cosa significa? Significa che negli anni infantili si tende a riprodurre ciò che si vede senza riflettere o porsi dei problemi. Questo tipo di apprendimento consente di assimilare rapidamente molte e diverse informazioni proprio perché colui che impara si appropria di “copioni” di comportamento senza esercitare il senso critico. Si può essere molto intelligenti, come lo sono appunto i bambini che assimilano rapidamente, e al tempo stesso essere del tutto privi di riflessione e senso critico. Il senso critico si sviluppa lentamente in rapporto all’esperienze che si fanno e alla maturazione del sistema nervoso. Confondere intelligenza con maturità può esser pericoloso.

Non dobbiamo perciò stupirci se un bambino che vede scene di seduzione sugli schermi tenderà a ripeterle. I bambini che nei secoli scorsi assistevano alle esecuzioni capitali in piazza, tendevano poi a riprodurle con il gatto o qualche altro animale alla loro portata. Naturalmente, sia in un caso che nell’altro, i bambini non ne comprendono tutti i risvolti (alcuni si e altri no) e non immaginano, per mancanza di esperienza, tutte le possibili conseguenze; soprattutto non immaginano gli effetti che le loro azioni e comportamenti possono avere sugli altri. Poiché i bambini, per questioni anagrafiche, non hanno senso critico sono ovviamente gli adulti che devono selezionare il tipo di informazioni che li raggiungono e creare una sorta di filtro. Realizzare questo filtro però è diventato difficile, oggi, a causa dell’aggressività del mercato e della pervasività degli spettacoli televisivi. Il mercato considera l’infanzia alla stregua di un target e non ha preoccupazioni educative. Gli spettacoli televisivi entrano nell’intimità della casa e proprio per questa ragione possono essere inconsciamente associati alla sicurezza e al calore del nido domestico: una condizione psicologica che facilita l’assimilazione acritica dei messaggi.

I bambini di questi anni che vedono il Grande Fratello, invece di giocare ai cow-boy come facevano i loro genitori giocheranno ad appartarsi in coppia sotto un tavolo mimando una scena di sesso. Le bambine che vedono ogni sera uno show con ballerine in costumi molto succinti, vorranno giocare allo spogliarello invece che alle bambole. E ancora, i bambini che – dalla pubblicità, dai coetanei o dai loro genitori – vengono continuamente sollecitati al possesso di abiti all’ultima moda, scarpe firmate, oggetti status simbols entrano in competizione tra loro per l’acquisizione di questi prodotti, senza i quali si sentono infelici. Giorno dopo giorno essi fanno propria una visione del mondo che non apparterrebbe all’infanzia, modi di pensare e di atteggiarsi che possono avere dei risvolti non soltanto sullo stile di vita presente ma anche futuro. Ciò non significa, tuttavia, che crescendo, riflettendo, acquisendo senso critico e ricevendo stimoli culturali differenti non possano poi rivedere e modificare gli apprendimenti e i condizionamenti dell’infanzia. (…)

La tentazione di accelerare lo sviluppo di un bambino, di trattarlo come se fosse un adulto in miniatura e di usarlo per il proprio piacere o vantaggio è molto forte in alcune persone, soprattutto quando sono prive di una cultura dell’infanzia o quando ci sono delle frustrazioni irrisolte. Costoro proiettano sui bambini i loro desideri, le loro aspirazioni, i loro obiettivi e trovandovi una materia plasmabile e recettiva vi si esercitano senza preoccuparsi del futuro dei loro figli, delle loro esigenze di crescita, della formazione della loro personalità. (…)

(fonte: annaoliverioferraris.it)

 

Della stessa autrice vedi il libro “La sindrome di Lolita. Perchè i nostri figli crescono troppo in fretta”.

Convegno per professionisti: “Prendiamoci cura di me”- Rimini 13 e 14 mag 2016

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Prendiamoci cura di me

Pratiche e innovazioni in tutela dei minori

 13 e 14 maggio 2016

Rimini – Nuovo Palacongressi di Rimini

 

L’obiettivo del convegno è quello di favorire la riflessione  e lo scambio tra professionisti che operano con bambini e ragazzi in difficoltà nei servizi sociali, nelle scuole, nei servizi sanitari, nel Terzo settore e nel volontariato.

Verranno presentate esperienze positive in Italia e all’estero a cui ispirarsi.

Tra i temi:

– coinvolgimento di bambini e genitori nei progetti di aiuto

– importanza del confronto tra figure professionali diverse

– riconoscimento dei segni dell’abuso

– la figura degli young caregivers – i piccoli si prendono cura dei grandi

– il benessere degli operatori in un contesto così delicato.

Prendiamoci cura di me è un’occasione per tutti coloro che lavorano con minori in difficoltà di confrontarsi con esperti di calibro internazionale su un ambito profondamente connesso alla costruzione di una società più giusta e rispettosa nei confronti dei più piccoli.

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Maggiori informazioni sul sito del Centro Studi Erickson.

 

Sessualità/abusi su minori: “Le conseguenze dell’abuso nei rapporti con l’altro sesso”

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La costruzione di una propria identità delle ragazze adolescenti abusate passa attraverso la possibilità d’integrare le diverse immagine di sé: abusata, impotente, rabbiosa, piena di vergogna ancorandole a quelle più sane e mature. (…) Abbiamo notato che le inibizioni sessuali nelle ragazze sono tanto più forti quanto più forti sono i sentimenti di colpa e di vergogna per essersi sentite responsabili di quanto hanno subito. (…) Le ragazze possono così accettare e richiedere le coccole dei loro fidanzati, ma sono assolutamente chiuse ai rapporti intimi.

Ci sono ragazze che continuano ad essere attratte da persone seduttive che, similmente all’abusante, le ingannano e le fanno sentire importanti solo per soddisfare i propri bisogni narcisistici di conquista.

Numerose ragazze, fragili, accettano di accompagnarsi a qualsiasi ragazzo le corteggi, perché pensano di avere un valore solo se si sentono importanti per qualcuno.

Altre ragazze non riescono a dire di no di fronte alle proposte sessuali dei ragazzi se vengono a trovarsi nella condizione di gravissima solitudine perché la madre non crede alle loro rivelazioni.

Ci sono poi ragazze che cercano attraverso il piacere fisico di vendicarsi di quello che hanno subito e mettere a tacere sentimenti di colpa e di vergogna. Considerano il rapporto sessuale violento ma anche attraente per le sue caratteristiche di forza, confondendo proprio la forza con la violenza.

(tratto da “L’adolescenza ferita” – Franco Angeli 2009)

Sessualità/abusi sui minori. L’esperto: “Come aiutare i bambini”

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Fondamentale è mettere il bambino in condizione di aprirsi tenendo presente che difficilmente i bambini raccontano false storie di abuso sessuale.

I primi passi da fare:

(di Ivana Giannetti, Telefono Azzurro)

  • ascoltare con reale attenzione, autentico interesse per ciò che dice o non dice
  • credere a quel che il bambino raccolta e rassicurarlo
  • tradurre in parole semplici sentimenti complicati come la loro tristezza, rabbia, paura, ansia o depressione
  • meglio non improvvisarsi intervistatori ma farsi aiutare da chi lo sa fare

 

Ricordare inoltre che:

(di Anna Grasso Rossetti, esperta di comunicazione non verbale)

  • Il disagio prima si percepisce , poi si vede, se si sa che cosa guardare
  • Un segnale da focalizzare è il cambiamento di abitudini
  • Quando si coglie il disagio è perché il bambino vuole parlare
  • Mai far capire che si è spaventati
  • Sempre far capire che siamo disponibili all’aiuto, qualsiasi cosa sia accaduto (non giudizio, non punizione: ma aiuto e conforto)

(fonte: Atti del Convegno “Di’ di no! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale? – Commissione Pari Opportunità di Brescia 2002)

Sessualità/abusi su minori: “Il ricordo e l’accompagnamento

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Quello che segue è la sintesi dell’articolo di Luciana Morelli “Teoria e clinica della memoria del trauma psichico infantile”. Lo studio è indirizzato a specialisti per cui viene utilizzato un linguaggio tecnico non sempre facile. Per chi intende approfondire la sua conoscenza, consigliamo di leggere direttamente lo studio. Noi cercheremo di tradurlo in parole semplici per arrivare a ciò che può essere necessario a noi genitori al di là delle teorie. Come abbiamo visto nei post precedenti non esiste un’unica definizione di trauma e, comunque, per trauma non s’intende solo un avvenimento legato alla sfera sessuale. Potrebbe essere un terremoto, un’alluvione, una pestilenza o una situazione di guerra. La dottssa Morelli recupera il concetto di trauma in Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) e Ferenczi (Ungheria 16 luglio 1873 – 22 maggio 1933) e lo rielabora con il pensiero moderno.

 

Definizione di trauma in Freud e Ferenczi

Freud definisce il trauma su base pulsionale-energetica. Secondo la sua interpretazione il trauma sarebbe una sorta di scossa elettrica che non ha trovato valvola di sfogo. Trauma è per Freud “un incremento dell’eccitamento nel sistema nervoso che questo non è riuscito a liquidare a sufficienza mediante reazione motoria“. In parole semplici significa che un trauma fa una breccia nella barriera protettiva del soggetto che non riesce più a respingere gli stimoli dannosi. La sua è una visione che pone l’accento sugli effetti penosi del terrore, dell’angoscia, della vergogna e del dolore psichico come rappresentazione interna di fantasie inconsce che vengono alla superficie dopo il fatto accaduto.

Ferenczi, invece, colloca il trauma all’interno di una relazione, tra il bambino e un adulto significativo. L’adulto, comportandosi male con il bambino, sconvolge e disorganizza la relazione. Ferenczi intuisce che eventi anche non rilevanti e microscopici, ma ripetuti nel tempo, possono allargare il trauma anticipando il concetto di “trauma cumulativo”. Ferenczi, in sintesi, pone l’accento sulla componente ambientale esterna piuttosto che in quella intrapsichica interna.

Entrambe le posizioni, ed è quello che a noi interessa, sono confluite nella crescente attenzione alle interrelazioni tra mondo esterno e mondo interno del trauma per trattarlo in maniera più efficace.

 

Il riconoscimento dell’accaduto e la sua condanna

Al di là delle definizioni, quello che importa è che di fronte ad un abuso o maltrattamento che sia, ciò che rende il trauma “patogeno” è il disconoscimento da parte della madre (o della famiglia o della società) di quanto accaduto.” Questa affermazione è importante perchè sottolinea come la vittima abbia bisogno di essere creduta, appoggiata, sostenuta dalla madre e dalla famiglia per poter elaborare e superare il trauma. Il riconoscimento dell’accaduto e la sua condanna diventa quindi un fattore protettivo.

 

La memoria del bambino

La psicologia moderna ha abbandonato le rigidità passate e oggi considera la memoria come un processo dinamico e flessibile. Il passato non è più qualcosa di concluso, ma può essere riscritto.

Lo stesso Freud intuisce che il ricordo non è registrato una volta per tutte, ma è tradotto in diverse, successive inscrizioni nelle varie epoche di sviluppo mostrando la possibilità della mente di riattualizzare il passato. Ancora, osservava che nei cambiamenti puberali ci può esser la riattivazione dell’episodio originale come se fosse un episodio attuale. Tale concetto implica la successiva rielaborazione di eventi passati che ridà loro un senso e lo rendono patogeno solo se non efficacemente elaborato. Si è osservato, poi, che alcuni traumi, per come sono stati vissuti e incasellati, non hanno una rappresentanza verbale o un ricordo, ma si manifestano attraverso sintomi di malattie.

Da ciò si è dedotto che esiste una distinzione tra memoria esplicita e implicita. La prima si forma verso i tre anni di vita perché il sistema che le permette di conservare i ricordi è a quell’età che acquista una sua forma. La memoria implicita è invece più precoce e tende a lasciare un’impronta indelebile. “I ricordi traumatici inconsci di paura, stabiliti attraverso l’amigdala e le sue connessioni, sembrano impressi a fuoco nel cervello ed è probabile che ci accompagnino per tutta la vita” (LeDoux J., 1996). Sempre Ferenczi sostiene che i bambini di tre-quattro anni “non hanno ricordi coscienti, ma solo sensazioni (…) e conseguenti reazioni corporee. Il ricordo resta conficcato in corpo ed è solo lì che è possibile risvegliarlo.” Aggiunge: “Lo shock inatteso, schiacciante, porta una paralisi motoria e del pensiero durante la quale ogni impressione meccanica e psichica viene assorbita senza difesa (…) di queste impressioni non rimangono tracce per cui le cause del trauma non sono rintracciabili mediante la memoria (Ferenczi S., 1934). Tradotto in parole semplici, alcuni avvenimenti vengono memorizzati a livello inconscio e possono scatenare disturbi comportamentali, incubi o flashback senza una volontà attiva.

“I vissuti traumatici sono in gran parte rappresentati attraverso la memoria procedurale, piuttosto che attraverso le parole di quella dichiarativa. L’esposizione a immagini, suoni e odori possono richiamare al presente il ricordo traumatico che però non è dichiarabile, in quanto il soggetto non lo ricorda in maniera palese, ma attraverso sensazioni e reazioni corporee di per sé ingiustificabili. “Il corpo ricorda, non la mente. Incapace di essere integrata, la memoria traumatica è destinata ad essere rivissuta…..”

 

Il perpetuarsi di sentimenti cronici di impotenza e malessere

La vittima tende a ripetere e rivivere situazioni passate allo scopo di impadronirsi appieno di un evento molto impressionante. In realtà nelle vittime la ripetizione causa una sofferenza supplementare. Lo stesso passaggio dal ruolo di vittima a quello di aggressore tende a sostituire la paura e l’impotenza con l’onnipotenza, la passività all’attività. La situazione passata può essere semplicemente rivissuta attraverso il sogno. “I sogni si ripetono per mesi, anche anni, perché l’angoscia originata dall’esperienza traumatica è troppo intensa e massiccia per essere placata da un solo sogno o incubo. Il sogno è una sorta di richiesta di soluzione ad una sensazione inspiegabile verbalmente perché non si ricorda. Segnali come paura di dormire da solo, e al buio o le interruzioni di sonno possono essere segnali di un malessere interiore.

La ripetizione traumatica “sarebbe un instancabile tentativo di ricostruzione , da parte del paziente, della propria continuità tra quello che era prima e quello che è diventato (Sironi F. 1999). La ripetizione avrebbe cioè l’obiettivo di superare la rottura e la discontinuità portate dal trauma, ricreando la continuità interrotta.

 

Come intervenire

La dottssa Morelli conclude dicendo che il recupero del ricordo non è più considerato parte importante dell’azione terapeutica. Semmai si recuperano le antiche percezioni e si cerca di riscrivere i ricordi in un nuovo contesto sapendo che nei casi più gravi il ricordo esplicito è troppo doloroso per essere rappresentabile. Fondamentale è l’atteggiamento del terapeuta che deve accompagnare il paziente con empatia e condividere, senza essere distrutto, l’esperienza del minore abusato. Lo scopo è quello di tessere una nuova trama accettabile.

 

Alla fine di questo articolo abbiamo imparato che:

  • tutti i traumi si portano dietro una sofferenza che può essere implicita (se non ricordi l’evento) o esplicita (se lo ricordi)
  • in entrambi i casi i minori o ragazzi opportunatamente accompagnati possono riconoscere il loro dolore e conviverci
  • solo in casi estremi la vittima si trasforma in carnefice
  • il trauma si ripete attraverso sogni, flash back, incubi o stati ansiogeni non spiegabili dalla memoria esplicita
  • la ripetizione dell’evento nella mente è una semplice richiesta di aiuto per superare il trauma
  • l’ascolto empatico e la condanna dell’accaduto è terapeutico.

Per la Pasqua, non dimentichiamo l’altra parte del mondo

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Abbiamo selezionato una parte della lettera che ci ha inviato padre Paolillo, missionario comboniano in Brasile, con i consueti auguri di Pasqua. Ci racconta di uno dei suoi ragazzi di strada e della vita dura quando ci si trova dall’altra parte, dalla parte di chi non ha voce.

LA VITA DI GABRIEL È UN AVVENIMENTO PASQUALE

Gabriel è uno dei nostri ragazzi. Non sappiamo con esattezza la sua età perché non è mai stato registrato all´anagrafe. Non ha il certificato di nascita. Dimostra 12 anni. Abbiamo fatto una richiesta al Tribunale dei Minori perché faccia le dovute pratiche al fine di stabilire l´età e procedere al registro. Ambulava per la strada e sniffava colla di calzolaio. Nei primi mesi del progetto si fermava spesso davanti a uno dei cancelli per osservare gli altri bambini. Lo invitammo varie volte a partecipare. Arrivammo ad iscriverlo, ma vi restava solo per qualche giorno. Finché è avvenuto il miracolo.

Gabriel frequenta regolarmente il Progetto da quasi un anno. Va anche a scuola. È iscritto alla prima elementare. Non sniffa più colla e non perambula per la strada. Vive con una sorella. Ha guadagnato peso. Anche la pelle, fino a qualche tempo fa imbiancata da una micosi, sta riprendendo il colore originale. Il suo volto ha ancora tratti di tristezza. Quando si parla di violenza contro i bambini scoppia in lacrime. È evidente che gli riaffiorano alla memoria tutte le aggressioni subite durante l´infanzia negata. Preferisce non parlarne, i suoi occhi, però, rivelano il suo dolore. Ma poi passa. Ora finalmente sorride. La vita ancora non gli ha dato quello che merita, soprattutto le cure di una famiglia premurosa. Le ferite, cicatrizzate nel corpo, ma ancora aperte nell´anima, lo perturberanno forse per sempre. Ma ha una voglia matta di vivere.

La sua è una storia di superamento. Direi di più: è un avvenimento pasquale. Non potete immaginare lo sforzo necessario per liberarsi dalla dipendenza della colla. Ma lui, da oltre un anno, non la sniffa più. Sta dicendo no alla droga e alla criminalità. Possiamo addebitargli una vittoria parziale sulla morte.

Padre Paolillo

 

Sessualità/abusi su minori: “Depressione in età adulta”

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Anche se l’abuso sessuale su minore era ben presente nell’età vittoriana, all’epoca documenti testimoniano la presenza di prostitute bambine, sarà solo negli anni ’80 che diventerà oggetto di studio. Il ritardo è dovuto alla segretezza e alla ritrosia con cui ancora oggi se ne parla. E’ difficile parlare di abusi sui bambini. Certi adulti faticano a concepire che ciò possa accadere. Eppure accade. E diciamolo e scriviamolo a caratteri cubitale, NON PER COLPA DEI BAMBINI. I bambini sono le vittime e le coppie che hanno paura ad avvicinarsi a realtà di questo genere devono capire che così facendo rendono vittime due volte bambini che chiedono l’aiuto di adulti sensibili e consapevoli del loro dolore. Quella che segue è la sintesi  del libro: “Il bambino maltrattato – Le radici della depressione nel trauma e nell’abuso infantile” di Antonia Bifulco e Patricia Moran – Astrolabio 2007. Noi tratteremo la parte che riguarda l’abuso sessuale che comunque, come vedremo, a volte si accompagna ad altri tipi di abuso. L’indagine è stata compiuta su un campione di donne inglesi ed è svincolata dall’adozione.

 

Cos’è l’abuso sessuale.

L’abuso è un contatto fisico con l’adulto. Abuso è anche essere costretto ad assistere ad un atto sessuale, guardare materiale pornografico o essere usato nei circuiti della pornografia. Abuso è “sfruttamento del bambino/della bambina a fini di gratificazione sessuale da parte di qualsiasi adulto e non solo dei genitori”. Ancora: “Chi commette abuso conta sull’inermità del bambino/della bambina, ne viola i diritti umani e tradisce la sua fiducia.”

 

Chi sono i molestatori

Dagli studi condotti da due autori in Inghilterra, si è notato che nell’11% dei casi l’abuso è esercitato da un adulto acquisito (patrigno), nel 9% nella famiglia allargata (anche in caso di affido) e per il 4% in famiglie mononucleari composte da un solo genitore.

Come per altre forme di maltrattamento anche per l’abuso sono state identificati tre gradi di gravità:

  • gravità marcata => adulto appartenente alla famiglia
  • gravità moderata => adulto vicino alla famiglia
  • gravità lieve => adulto estraneo, minimo contatto

 

La vittima

L’abuso sessuale è fortemente collegato alla negligenza. I bambini abusati sono bambini soli. Ci può essere anche un contesto familiare allargato ma poco responsabile quando l’abusante è un estraneo alla famiglia. Quasi tutti gli abusi sono compiuti da uomini. La negligenza, invece, è maschile e femminile a pari merito. L’abusante si affida alla bassa autostima e all’isolamento del bambino/della bambina. Usa metodi di controllo e di dominio subdoli, come la minaccia di far del male ai familiari. Molto spesso, in queste situazioni, l’autore dell’abuso ha il benestare di altri. Molte madri non si rendono conto della gravità o si sentono impotenti. Alcuni bambini rimangono pietrificati, altri scioccati. Spesso si parla di “dissociazione dal corpo”. Dice una bambina: “Sebbene mi facesse tanto male, era bello che qualcuno mi prestasse attenzione”.

I bambini più vulnerabili:

  • hanno problemi familiari
  • sono soli, insicuri, piccoli, fiduciosi
  • nel caso delle bambine, graziose
  • spesso appartengono a famiglie con un solo genitore

 

Prevenzione

  • non giocare in posti isolati
  • non giocare vicino ai bagni pubblici
  • mai allontanarsi di sera
  • non accettare doni
  • dire ai genitori chi ci prova o scherza con loro
  • dirlo sempre anche se è un amico di famiglia
  • attenzione agli uomini troppo affettuosi 

 

Abuso sessuale e depressione

Dall’indagine condotta si è riscontrato che in presenza di abuso sessuale di gravità marcata o moderata c’è una maggiore probabilità a soffrire di depressione in età adulta. Anche l’uso di alcol e droghe è considerato un modo per “escludere i sentimenti traumatici connessi all’abuso”.

Le cose si complicano quando assieme all’abuso sessuale si uniscono anche negligenza e maltrattamento. E’ anche vero che ciò si manifesta solo nel 4% dei soggetti della ricerca.

 

Come aiutare la vittima

“Sebbene il rischio di depressione dopo eventi di vita dolorosi sia maggiore, la maggior parte delle persone non diventa depressa” – Rutter, psichiatra e scienziato inglese.

E’ da tenere presente che nel gruppo dei bambini maltrattati e abusati del campione, un terzo ha sofferto di disturbo depressivo più o meno lieve, ma due terzi hanno condotto una vita normale.

Tre bisogni di Marlow per una crescita armoniosa
Bambino equilibrato Bambino deprivato
sicurezza essere protetto dai pericoli dell’ambiente molto spesso i famigliari sono pericolosi
sostegno amore, rispetto, senso di appartenenza nessuno ti dà conforto
autostima valorizzazione da parte degli altri, rafforzata da successo e affermazione in qualche ruolo se non si soddisfano i bisogni fisici e psicologici fondamentali del bambino si arresta la crescita psicologica e dell’autostima che può sfociare in fallimento e deprivazione di opportunità nella vita adulta

 

I fattori protettivi non sono facili da identificare perché troppe sono le variabili nella vita di una persona: è l’accumulo di esperienze negative a portare alla depressione. E’ normale che nella vita di tutti noi ci siano fasi altalenanti che ciascuno affronta con maggiore o minore serenità.

Si è notato che lo scarso sostegno sommato alla bassa autostima diventano causa scatenante della depressione. Ma se uno dei due elementi viene neutralizzato il soggetto conduce una vita normale.

Nel caso specifico di donne si è notato che:

  1. e’ importante ridurre i fattori di rischio psicosociale
  • evitare gravidanze non programmate in adolescenza
  • evitare convivenze violente
  • ridurre l’intensità di crisi esistenziali

 

  1. bisogna preparare i soggetti a fronteggiare la tensione psicosociale quando si presenta
  • migliorare l’autostima
  • migliorare la qualità delle relazioni

 

  1. si deve supportare la donna nel momento di crisi
  • aiutarla a vedere il lato positivo
  • aiutarla a pianificare la vita
  • incentivarla ad usare un sostegno

La depressione clinica, se arriva, si manifesta di solito dopo la fase dell’adolescenza. L’interazione umana è molto importante. La persona si racconta e deve trovare le parole per esprimersi facendo un lavoro interiore.

Può succedere a volte che l’esperienza dell’abuso (in senso lato, non solo sessuale) porti le donne a relazionarsi male con i propri figli, quasi a paralizzare il rapporto con loro. La donna si ritrova incapace di manifestare affetto per paura di essere ancora una volta rifiutata. Lo stesso avviene con il partner. E’ da escludere che il ciclo si manifesti automaticamente, della serie chi è maltrattato, maltratta. Ogni storia è a sé. Ma è importante il sostegno e lavorare sull’autostima. Bambine emotivamente danneggiate possono entrare nella vita adulta senza essere equipaggiate per stabilire relazioni intime, non solo con gli adulti ma anche con i propri figli. Si ritrovano inconsapevolmente a ricreare la situazione svantaggiosa cercandosi partner che non le sostengono o che addirittura creano conflitti coniugali violenti.

 

Conclusioni

Le esperienze di abuso moderate o gravi sono associate alla depressione in età adulta. Il maltrattamento infantile può influenzare tutto l’arco della vita e può estendersi da una generazione ad un’altra se non si pongono dei ripari. Chi subisce più tipi di abuso (negligenza, abuso fisico e sessuale) ha più difficoltà a gestire la vita da persona matura. Sono però molteplici le variabili per cui anche chi ha subìto può condurre una vita tranquilla, nel caso delle donne dipende in larga parte dalla scelta del partner di sostegno.

I possibili interventi:

  • preparare i genitori al loro ruolo genitoriale
  • creazione di una rete di sostegno sociale (il maltrattamento e l’abuso non possono essere scaricati sui genitori, ma devono entrare in gioco altri attori quali la scuola, professionisti, ASL e altri genitori)
  • educare alla felicità le generazioni future

Sessualità/abusi su minori: “L’ascolto empatico del genitore adottivo o affidatario”

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Proponiamo la riflessione integrale di Alessandro Bruni, genitore bio e affidatario, sull’ascolto empatico dei genitori adottivi o affidatari di un bambino abusato.

LEGGERE I SILENZI, LEGGERE IL CORPO

Il silenzio. Ascoltare richiede attenzione e presuppone una scelta, infatti è il “concentrarsi della mente su un determinato oggetto, distogliendosi momentaneamente da ogni altro pensiero. L ‘ascolto, mette al centro il bambino, che per vari motivi, può non essere in grado di parlare, eppure con la sua sola presenza, con il suo solo esserci, racconta di sé. Leggere i silenzi è dunque ascoltare il corpo.

Il silenzio è un modo di vivere inosservati, così come fanno i cuccioli, gli animali, gli uomini che nel percepire il pericolo si acquattano e si fingono morti, così si puo’ ascoltare questo tipo di silenzio che racconta il terrore, lo sperare di non essere presi in considerazione, ”se taccio non mi vede “, ma vi è anche il silenzio della riflessione o della confusione, della regressione al pre-verbale, del mutismo traumatico o selettivo.

Eppure al bambino abusato noi chiediamo di parlare di raccontare, di rinnovare il dolore per avere una prova inconfutabile: per permetterci di costruire la così detta prova-provata deve parlare in modo giuridicamente accettabile, altrimenti si archivia il caso!

Ecco perché bisogna imparare ad ascoltare il silenzio del dolore e della vergogna di un bambino, frugato e lacerato nell’intimo della carne e spesso nella fiducia dei sentimenti. Silenzio che può comparire all’improvviso, anche durante un fluente racconto di fatti pertinenti, in quel momento bisogna cogliere il significato di quel ritirarsi, forse si è toccato un argomento non ancora maturo, forse un ricordo improvviso è esploso nella memoria, forse bisogna fermarsi ed aspettare, intuire, prevenire, rassicurare, intervenire, stringere una mano o lasciarla andare, questo è saper ascoltare il silenzio.

Il corpo. Cosa racconta la fobia di essere toccato, quale esperienza penosa scatena l’attacco asmatico, il vomito? Perché quell’odore, quel profumo o quella puzza sconvolgono il bambino? Ricordo il terrore di una bambina al mio tentativo di farle una carezza, l’urlo di terrore di un bambino al mio avvicinarmi. Perché?

Dicono che non vogliono il latte e poi si lasciano sfuggire che è ”perché il latte di papà era cattivo“, non vogliono aprire la bocca perché temono di soffocare, spesso non si reggono in piedi, hanno una vera e propria ipotonia, forse così facendo hanno evitato ulteriori violenze.
Non hanno più il controllo degli sfinteri, si sono arresi alle penetrazioni, non sono più in grado di trattenere nulla, contrarre i muscoli comporta ulteriore sofferenza perché a questo sono stati obbligati ed abituati, violando e forzando l’etica psicosomatica del loro corpo. Si lavano le mani e il corpo in modo ossessivo con espressioni di disgusto: in modo inconscio si purificano.

In molti casi vi è una forte riattualizzazione psicosomatica, oppure compare una risposta stereotipata, come in quei bambini che di fronte ad una macchina fotografica o ad una cinepresa si muovono senza imbarazzo ed inibizione, con mosse seduttive, mimando comportamenti erotici, perché utilizzati per riprese pedopornografiche, forse in un istinto di sopravvivenza hanno imparato ad essere docili per evitare attacchi sadici.

Le persone di riferimento, nuovi genitori, psicologi, assistenti sociali, devono essere preparate al cercare del bambino di sessualizzare il rapporto personale: è un’esperienza sconvolgente, ma il bambino utilizza l’unico modo che conosce per entrare in relazione con l’adulto.

Il padre affidatario che deve affrontare una bimba abusata dovrà agire con molta forza d’attenzione in modo che i suoi gesti non siano male interpretati: lei tenterà un approccio fortemente sessualizzato, soprattutto per ottenere piccoli regali o riconoscimenti di preferenza. Correggere è possibile con molta pazienza e fermezza, ma sempre con la giusta affettuosità.

Bisogna ricordare che il minore abusato esprime i suoi sentimenti come fa il mimo nell’arte scenica: sostituendo la parola con il gesto e l’atteggiamento. I genitori accoglienti devono tenere presente la loro funzione di specchio in cui il bambino può riconoscersi, controllando il loro stato emotivo, sapendo che ciò che sta accadendo è l’inizio della riparazione del trauma della giovane vittima.

Concludendo, questo post è doloroso. Le parole dette su silenzio e corporalità fanno comprendere come silenzio e corpo siano fortemente indicativi di drammaticità di abuso e come i genitori accoglienti devono essere preparati a comprendere o a individuare silenzi e atteggiamenti sospetti. Se in campo professionale si ritiene necessaria una preparazione specifica dello psicologo tramite un training psicosomatico, a maggior ragione questa preparazione deve essere fatta sui genitori accoglienti per renderli più capaci di comprendere e di correggere amorevolmente.

LEGGERE IL GIOCO E LE PAROLE

Nulla è più vero ed immediato della rappresentazione psicodrammatica del gioco che il bambino abusato compie. Attraverso il gioco racconta situazioni, fatti, atti compiuti o subiti, identifica persone, luoghi, indica terrori e consolazioni, compie vendette e passaggi all’atto, vive crisi abreattive (termine della psicanalisi per indicare l’improvvisa scarica emotiva per mezzo della quale il paziente si libera di antichi traumi inconsci e repressi), modifica in termini difensivi o enfatizza in termini aggressivi,  punisce se stesso e l’altro da sé (classico lo scaricare davanti allo specchio il vissuto dei traumi o l’imprecazione solitaria e improvvisa ad alta voce al ricondo di un fatto ritenuto spiacevole, ma non raccontabile).

Il bambino lasciato nel silenzio del suo rappresentarsi racconta cose che altrimenti non saprebbe come trasmettere. Come quella bambina che continuamente denudava le Barbie e con il rossetto disegnava i capezzoli e il pube…; come quel bambino che metteva gli elefantini uno dietro l’altro e diceva che era il gioco del pisello che facevano con lui il papà e i suoi amici …; come il gioco del dottore fatto con un signore vecchio che “infilava le supposte nel sederino”…; come la mamma che “giocava a farle male per farla piangere, per poi fare la pace con tanti baci sulla passerotta“…

Le parole servono per indicare le cose ed esprimere le idee in modo chiaro e diretto, se si ha liberta’ intellettuale, e in modo criptico o  simbolico  se vi è soggezione o si è subita violenza con riduzione in schiavitù, come spesso accade ai bambini abusati, resi oggetti pedofili .

E’ nell’ascolto delle parole  del bambino, che il genitore deve essere duttile, empatico, tranquillo,  non suggestivo, non direttivo, non manipolatorio. In sintesi, non deve ingabbiare la comunicazione spontanea del minore e deve trovare identità di linguaggio: solo in questo modo potranno dialogare in termini paritari. E’ una operazione molto difficile per un genitore e senza ogni dubbio è bene che venga svolta da un professionista. La cosa migliore è non far trasparire le proprie emozioni, valutare con delicatezza e razionalmente. Nel sospetto, rivolgersi ad uno psicologo specialista del servizio pubblico.

Quando il bambino parla è perché ha deciso di fidarsi, il genitore o la sua persona di riferimento, è divenuta di sua fiducia. Quell’adulto può ascoltare e sapere la sua storia, basta che stia ai suoi patti, inutile insistere nel voler sapere di più, se in quel momento il bambino dice basta.

Mai fare domande, sempre essere pronti ad accogliere anche la più sconvolgente delle rivelazioni, o la più banale fabulazione. Il piccolo abusato compie sempre una sorta di messa alla prova nei confronti di quell’adulto che vuole sapere i suoi segreti. In lui scatta il meccanismo di chi essendo stato sottoposto a regole altrui, con chi si fida e pensa di poterlo fare, è lui a dettare le regole di quando dire e cosa dire.

Ascoltandolo, il nostro fare tranquillo e sereno, permette, in una dinamica identificatoria, che il bambino non si senta destrutturato, inizia così ad introiettare una capacità riparatoria che già nell’atto dell’essere ascoltato  assume un aspetto  terapeutico, catartico (purificante), cosi facendo l’ascoltatore esplica una funzione psicologica, riportando il minore alla corretta percezione di sé e degli adulti.

Si crea la magia del contenitore concentrico, l’adulto (ad esempio la mamma, ma potrebbe essere l’operatore) contiene le ansie e le paure, le ferite e i ricordi traumatici del bambino. Avviene il trasporto ansiogeno da lui al contenitore più ampio, scaricandolo in parte della tensione, della colpa, della paura.

Si viene così a creare il momento dell’ascolto empatico, ogni minimo errore può pregiudicare  il prosieguo della narrazione, la vittima ora è recettiva ad ogni stimolo ed è in questa fase che il disegno può prendere il posto della verbalizzazione, il disegno può dire, raccontare descrivere ciò che con le parole non si sa dire. Questo significa che il bambino può iniziare un racconto senza concluderlo poiché quando diviene troppo doloroso parlare continua la sua narrazione con un disegno, con un gioco, con un atteggiamento.

Quando  la vittima racconta si può apprezzare direttamente il suo stato di agitazione, la ritrosia a tornare su argomenti evidentemente sollecitanti vergogna, tensione interiore e sofferenza, che si traducono in risposte brevi, in parole sommesse o urlate e in ricorrenti e manifesti tentativi di eludere  i temi ansiogeni, anche con i disegni o i comportamenti gestuali. E’ questo il momento della rivelazione, caratterizzato da processualità, progressività e segmentazione della narrazione. Questo avviene nel momento in cui la vittima percepisce il consolidarsi del rapporto di fiducia instaurato con la persona  cui viene affidato il ricordo.

Concludendo, sono consapevole di aver portato i lettori verso la soglia di un inferno che non vorremmo mai conoscere. Tuttavia, non dobbiamo fermarci al nostro disagio e rivolgere le nostre cure al bambino abusato e accolto. Dobbiamo riflettere sulla paura, l’angoscia, il dolore, la vergogna, la solitudine che quel bambino tradito deve aver provato da parte di chi doveva proteggerlo e amarlo. In questa condizione, il genitore accogliente deve imparare ad aiutare in modo adeguato, con l’aiuto e a supporto di professionisti, con un ascolto sensibile e competente.

Missione impossibile? Non è così, l’esperienza di molte famiglie accoglienti e di bambini abusati dicono che è possibile.

 

(fonte: crescerefiglialtrui – blog)

Sessualità/abusi su minori: “Lavorare con il minore e la famiglia adottiva”

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Lettura dello studio “La famiglia adottiva di fronte all’abuso: l’esperienza degli operatori delle équipes adozioni” di Alessandra Simonetto e Marina Farri – Torino, febbraio 2007

Di fronte ad un abuso sessuale la soluzione estrema è un estremo cambiamento nella vita del bambino: i servizi sociali lo affidano ad una coppia adottiva. E’ quello che succede ad un certo numero dei nostri bambini. Le tabelle del link che invitiamo a visionare riepilogano come si individua un abuso (segnali e sintomi dell’abuso espressi dal bambino) e come si sceglie una famiglia adatta a quel bambino.

Si parla poi dei cambiamenti necessari a livello familiare con la scelta oculata di una coppia adottiva consapevole e preparata all’evento. Si richiede, inoltre, l’accettazione del rischio sanitario da abuso, il che presuppone che la coppia sia stata informata dei fatti. Ma il cambiamento deve investire anche gli operatori e il legislatore che dovrebbero mostrare maggiore sensibilità in tema di abuso e fornire strumenti di supporto alla coppia.

Il supporto si esplica sul minore attraverso la facilitazione nel creare nuovi legami all’interno della neo famiglia e l’elaborazione dell’esperienza traumatica; sulla coppia attraverso strumenti atti alla formazione e sostegno del nuovo nucleo familiare; sul contesto allargato che dovrebbe essere in grado di offrire contenimento e cura al minore alla coppia.

Viene sottolineata l’importanza del rispetto dei tempi del bambino nell’elaborazione della vicenda, senza drammatizzare il passato ma aiutandolo nella ricostruzione della sua storia personale. Si insiste più volte sul sostegno della coppia sia da parte degli operatori sia della famiglia allargata.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/11-simonetto.pdf).

Sessualità/abusi su minori. Manuel: “Non capivo che cosa avesse cercato di farmi quell’uomo…”

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C’è festa in paese, la gente sta ballando, mangiando e bevendo. Molti degli uomini sono ubriachi. Manuel ha cinque anni. Si allontana dal gruppo e lungo il suo cammino incontra un uomo.

(…) Passai sotto un arco che univa due case e non mi accorsi che proprio lì, in un angolo, c’era un uomo. Era ubriaco come gli altri, ma stava appartato. E mi stava aspettando. Lo notati solo all’ultimo: sobbalzai, ma sebbene spaventato, non mi misi a correre. Cercai di guardarlo negli occhi, ma teneva la testa bassa, sembrava stordito, quasi assopito. Feci per incamminarmi di nuovo, quando all’improvviso l’uomo mi prese violentemente per un braccio e mi sollevò.

“Lasciami! Lasciami!” urlai, provando a divincolarmi. Ma lui rideva, sprezzante. Mi avvinghiò con un braccio schiacciando il mio sedere contro la sua pancia. Con l’altra mano abbassò la patta, poi con un movimento repentino ed energico mi abbassò i pantaloni fino alle caviglie. Ero nudo e suo prigioniero.

Mi allargò le gambe.

Sentivo il suo coso indurito mentre tentava di entrare dentro di me. Non capivo che cosa stesse accadendo, ma mi faceva male.

“Nooooo, lasciami!” urlai con tutto il fiato che avevo in gola. Iniziai a scalciare e a tirare pugni che però da quella posizione andavano a vuoto. Il suo coso continuava a premere contro le natiche.

Che cosa stava facendo? Perché mi stava facendo male?

Finalmente riuscii a colpirlo con uno schiaffo e la sua presa divenne meno sicura. Mi dimenai furiosamente ed egli non riuscì più a tenermi fermo. Il suo coso sbatteva contro la mia coscia, sulla mia anca, ma non più lì. Allora mi buttò a terra. Io caddi pesantemente sulla schiena e mi alzai subito i pantaloncini, poi arretrai qualche passo.

Ero riuscito a sventare il mio stupro. (…)

(fonte: estratto del libro “Il bambino invisibile” di Marcello Foa)

Sessualità/abusi su minori: “L’impatto dell’abuso e maltrattamento sulla famiglia adottiva”

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Sintesi dell’articolo “Il bambino vittima di abuso e maltrattamento – di Cristina Roccia, psicologa e psicoterapeuta.

Non esistono molte ricerche che trattano questo tema. Di solito, se esiste alla base un abuso, sembra che la relazione tra bambino e famiglia adottiva sia più difficile rispetto ad altre forme di maltrattamento. In verità, da un’indagine su una cinquantina di coppie, si è potuto osservare che non è il comportamento del bambino in sé ad essere diverso da altri tipi di maltrattamento, ma il grado di frustrazione della famiglia.

Se da un lato, infatti, si può affermare che la presenza di un abuso può essere un fattore predittivo di fallimento adottivo prima dell’adozione, non è invece automatico il comportamento dell’adottato una volta inserito in famiglia.

I fattori predittivi del fallimento adottivo sono:

  • maltrattamenti e abusi subiti
  • trascuratezza
  • genitori con personalità dipendente
  • spostamenti in diverse famiglie affidatarie
  • età tardiva del bambino

Come si comporta il bambino

L’osservazione si basa su due elementi: l’attaccamento interiorizzato dal bambino e i comportamenti sessualizzati

L’attaccamento avviene nei primi due anni di vita. L’attaccamento disorganizzato deriva da esperienze di stress e ansia che il bambino non riesce a gestire perché la figura negativa di riferimento è anche l’unica fonte potenziale di aiuto, come nel caso di abuso. Nello stesso tempo si manifesta un desiderio di prossimità e di lontananza che comporterà l’assenza di una strategia organizzata nell’affrontare lo stress in qualsiasi situazione della vita.

Il bambino di fronte a questo modello di adulto interpreta qualsiasi adulto come uno che lo vuole fregare. Nelle sue manifestazioni censura il malessere perché è sicuro di venire snobbato come facevano gli adulti passati. Manca la fiducia nell’adulto e i momenti di affettività diventano per il minore fattore di ansia pur desiderandoli e cercandoli.

“Chiunque abbia subito incesto. a prescindere dal sesso di appartenenza. incontra enormi difficoltà a creare rapporti interpersonali” (…) “Le esperienze di abuso generano in chi le subisce un sentimento di diversità dagli altri e minano profondamente in senso di appartenenza”.

Si spegne anche la curiosità verso la vita e molto spesso si incontrano difficoltà a scuola e in ambito lavorativo.

Un modo per tenere lontane le persone sono anche i comportamenti sessualizzati. Adulti e coetanei provano disgusto e imbarazzo di fronte a certi comportamenti ostentati. Invece sono un modo attraverso il quale il minore rivive, inconsciamente, il trauma.

Come si comporta il genitore

Una coppia adottiva desidera un figlio da amare e da accudire. Di fronte si trova invece un bambino che ha paura di essere amato, che rifiuta qualsiasi forma di avvicinamento e se c’è dell’affetto è mescolato alla rabbia come il modello di riferimento passato che gli è stato proposto. Gli adulti accudenti si sentono così rifiutati. Non è facile interpretare comportamenti aggressivi, provocatori e strafottenti come una ricerca di amore. Bisognerebbe tenere a mente che quella che potrebbe essere interpretata come sicurezza e determinazione in realtà nasconde una profonda fragilità. “L’aggressività potrebbe essere una forma di reazione all’estrema situazione di impotenza sperimentata nel corso dell’abuso”. Aggredire è anche un modo per stare soli, per scomparire, per non creare relazioni.

Il comportamento sessualizzato viene mal tollerato dai genitori adottivi o affidatari. “Scarse capacità di controllo degli impulsi limitano ulteriormente le relazioni sociali e causano problemi a scuola.

Che cosa raccontare alla famiglia che sta per adottare

La dottoressa ritiene che sia giusto informare la famiglia. Gli operatori dovrebbero superare la paura di un rifiuto da parte della coppia. A tutto va anteposto il fatto che la storia di questi bambini è delicata e che la famiglie vanno dotate di strumenti interpretativi e gestionali per affrontare al meglio le situazioni di crisi. Crisi tra l’altro gestibili con l’adeguato supporto di persone preparate che siano in grado di fornire una diversa decodificazione della realtà. Non dire niente significa affidarsi alla fortuna, ma in questo caso diventerebbero vittime sia la famiglia che il bambino.

Una cosa è certa. L’amore non basta. E’ molto difficile usare l’amore per superare il trauma del bambino abusato poiché è proprio questo amore che rifiuta.

Farsi raccontare la storia del bambino significa partecipare al suo dolore, essere contagiati dall’orrore della sua esperienza traumatica. I racconti avvengono nei momenti più impensabili e inopportuni, mettendo a dura prova la coppia. I genitori, però, devono sapere che è stato ampiamente dimostrato che parlare del trauma subìto fa star meglio e che la narrazione delle esperienze traumatiche ha dei benefici sulla salute fisica dell’individuo.

Il compito della coppia è valorizzare le parti positive del bambino.

In definitiva, informare la famiglia adottiva del passato del minore e delle difficoltà alle quali andrà incontro è sì un rischio perché potrebbe determinare un rifiuto, ma è anche l’unico modo per garantirgli un percorso di aiuto, sostegno e cure adeguate. Non servono i dettagli, non è la storia del suo passato che conta, ma come questo passato influenzerà il suo futuro. Con un bambino ammalato di epilessia la famiglia sa che cosa deve fare, così una famiglia che accoglie un bambino abusato deve saper leggere i segnali del disagio e intervenire. Non si può dimenticare il passato, ma questo può essere elaborato in un’ottica diversa. Questo è il compito importante dei genitori adottivi: fornire strumenti al bambino per guardare alla sua storia con occhi diversi.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/2-abusoemaltrattamento-roccia.pdf)

Sessualità/abusi su minori: “E’ necessaria una rete di operatori a sostegno delle famiglie”

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Il problema non sono i bambini, ma la mancanza di un supporto concreto alle famiglie. Non esiste una causa-effetto tra bambino abusato e comportamenti deviati. Altre fonti di stress possono avere ricadute simili su un minore. Dipende da bambino e bambino. Questa è la sintesi di uno studio del 2007 – “Linee Guida in tema di abuso sui minori” del Gruppo di Lavoro SINPIA – che individua possibili conseguenze sui minori e auspica interventi da parte di operatori preparati. Non si parla del caso specifico di minori adottati.

Il maltrattamento si concretizza in atti o carenze che turbano gravemente i bambini. Quindi può essere una condotta attiva o passiva da parte dell’adulto. Anche l’abuso verbale può essere destabilizzante, alla pari dell’abuso fisico. Un’esperienza fortemente stressante e/o traumatica, se non rilevata, può sfociare in devianza in età adulta.

Le conseguenze possono avere effetti negativi su:

  • organizzazione del sé
  • regolazione degli affetti
  • sviluppo dell’attaccamento
  • sviluppo autostima
  • relazione con i coetanei
  • adattamento sociale (Cicchetti e Rizley 1981)

Il danno procurato è tanto maggiore quanto più:

  1. il maltrattamento resta sommerso
  2. il maltrattamento è ripetuto nel tempo
  3. la risposta di protezione ritarda
  4. il vissuto traumatico resta inespresso o non elaborato
  5. la dipendenza fisica tra vittima e e soggetto maltrattante resta è forte
  6. il legame tra vittima e soggetto maltrattante e di tipo faliliare
  7. lo stadio di sviluppo e i fattori di rischio nella vittima favorisce un’evoluzione negativa (Barnett, Manly e Cicchetti 1993; Wolfe e McGee, 1994; Mullen e Fergusson 1999)

Ogni bambino è un mondo a sè

Esistono tuttavia dei fattori di rischio o protettivi che sono presenti nell’individuo, che ne fanno un soggetto unico che può rispondere in diversi modi all’evento di stress. Ci sono soggetti che evolvono in modo positivo anche se sono stati sottoposti a elevati livelli di stress. La capacità del soggetto di elaborare tali eventi dipende dalla distanza tra reazioni emotive e operazioni di elaborazione; lo sviluppo di una strategia di problem solving; la formazione di meccanismi di difesa normali o nevrotici.

Bambini diversi possono reagire in modo del tutto differente di fronte allo stesso tipo di fattori di rischio in funzione del grado di vulnerabilità personale allo stress e dell’eventuale presenza di mediatori dei fattori di stress; uno stesso fattore di rischio produce effetti diversi anche al variare della fase di sviluppo considerata.

L’abuso sessuale

Per quanto riguarda l’abuso sessuale in senso stretto ne esistono di tre categorie: intra-familiare, extra-familiare e peri-familiare (che gravita attorno alla famiglia nella veste di amico o parente) a seconda del rapporto tra bambino e abusante.

“Un numero crescente di studi ha riportato un’associazione debole tra indicatori dello status socioeconomico della famiglia e rischi di abuso sessuale nei bambini. Esistono invece significative connessioni tra l’abuso sessuale e indicatori di malfunzionamento coniugale, cambiamenti familiari (presenza di patrigni e matrigne), difficoltà di adattamento dei genitori (alcolismo e criminalità) e indicatori di pattern di attaccamento tra genitori e figli” – Fergusson 1996.

Tra gli esiti clinici negli abusi sessuali si può annoverare anche la pubertà precoce e come esiti psico-comportamentali dai sei anni in su:

  • disturbi del sonno
  • disturbi nelle condotte alimentari
  • dolori fisici (cefalea, dolori addominali)
  • paure immotivate
  • reattività al contatto fisico, anche con medici
  • esplosione emotiva improvvisa (pianto, rabbia, mutismo)
  • aggressività contro adulti e coetanei
  • autolesionismo
  • interessi sessuali inappropriati
  • passività
  • depressione isolamento
  • difficoltà scolastiche
  • fughe
  • regressioni
  • tentativi di suicidio

Nonostante questo quadro, quello che va sottolineato è che non esistono indici comportamentali ed emotivi patognomonici di abuso sessuale; in un’elevata percentuale di casi non si manifestano condotte problematiche. La letteratura segnala che gli effetti a lungo termine dell’abuso sessuale restano ancora indefiniti e non chiariti da sufficienti ricerche longitudinali. Inoltre in letteratura non esistono pareri concordi e studi che dimostrino l’esclusività di una o più condotte come criterio diagnostico. Questi indici possono essere riscontrati anche in minori che hanno subito traumi o stress familiari/ambientali di natura non sessuale.

I comportamenti sessualizzati

Il comportamento erotizzato appreso è accompagnato da una sorta di piacere erotico senza evidenti segni di ansia e senza ricerca di punizione. Il bambino può mostrare una seduttività esagerata verso l’adulto ed un certo grado di piacere e gratificazione per attività sessuali. L’erotizzazione di tipo non traumatico c’è quando il minore manifesta un interesse per la sessualità, ma i contenuti sessuali  nel gioco e nel disegno sono assenti. La masturbazione compulsiva può essere presente nei bambini deprivati  che la possono utilizzare come forma compensatoria, auto consolatoria. La compulsione normalmente può essere intesa come un segno di distensione interna e può segnalare la presenza di una psicopatologia.

Supporto ai genitori

Si tratta di uno studio del 2007 e si parla di una mancanza di rete e coesione tra i diversi attori dell’intervento. Certo è che non si può pensare di lasciare da soli i genitori che dovrebbero invece essere sostenuti attraversi visite domiciliari. Manca un linguaggio comune tra medici, magistrati, psicologi, insegnanti, forze dell’ordine, avvocati, operatori sociali. Spesso le differenti specificità possono produrre fraintendimenti e divergenze sostanziali su aspetti di primaria importanza. In particolare per gli insegnanti, osservatori privilegiati del fenomeno, lo studio invita ad una formazione specifica per trattare i diversi casi con la dovuta sensibilità.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/12-abuso-linee-guida.pdf)

Sessualità/abusi su minori: “Il significato dell’incesto”

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di Monica Rizzi, psicoterapeuta

L’incesto ha sicuramente origine dal fallimento di una coppia di genitori e dalla confusione dei ruoli nella famiglia stessa.

Per la psicologia l’incesto costituirebbe un potentissimo regolatore dei conflitti interni alla coppia perché permette alla famiglia di restare “unita” ed alla madre di continuare ad avere un partner accanto a sé.

Questo dovrebbe giustificare, se di giustificazione si può parlare, la tendenza riscontrata frequentemente nelle madri a coprire o a fingere di ignorare le dinamiche incestuose ricorrenti fra il proprio compagno e la propria figlia.

La trasformazione sociale della famiglia e del ruolo della donna sono alcuni fattori indicati come causa dell’incesto. E’ davanti a tutti che la famiglia di oggi è spesso mononucleare o ricomposta, socialmente isolata, ha scarsi riferimenti familiari oltre a risultare delegante rispetto ai suoi compiti supportivi ed educativi. L’altra trasformazione sociale è quella relativa al ruolo della donna che, grazie alle maggiori opportunità di autodeterminazione rispetto al passato, costituisce un nuovo soggetto sociale con cui l’uomo è chiamato a confrontarsi. Non è da sottovalutare la crescente disoccupazione, che può anch’essa essere ritenuta come un fattore di stress che a volte favorisce l’espressione dell’abuso sessuale intra familiare…(…)

Nell’incesto l’abusante tende a stabilire con la figlia un rapporto esclusivo, la elegge a figlia preferita, oppure cerca una particolare vicinanza affettiva mostrandosi incompreso e bisognoso di cure. Solitamente mette in atto delle strategie volte a svalutare la figura materna così da interferire nella relazione madre-figlia.

Per riuscire a dare una misura al danno psicologico del minore abusato è dunque fondamentale comprendere che il fattore psicopatogeno principale nell’incesto è la confusione a lungo termine dei livelli cognitivi, emozionali e sessuali di relazione tra le diverse generazioni. (…) L’adulto lo dovrebbe guidare e proteggere invece allo stesso tempo è la figura da cui deve difendersi.

(…) I bambini abusati imparano ad associare la sessualità alle attenzioni che gli altri possono avere nei loro confronti e spesso tendono ad usare il comportamento sessuale per manipolare gli altri; spesso passano da una posizione passiva ad una attiva in cui cercano di controllare l’ansia e l’angoscia del trauma.

(fonte: Atti del convegno. “Di’ di no! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale?” – Commissione Pari Opportunità di Brescia 2002)

Sessualità/abusi su minori. Film: “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini (Ita 2005)

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Mamma e papà insegnanti. Ceto medio, dunque, chi lo avrebbe mai detto? Perversione del papà, silenzio della mamma per non portare squilibri dentro un menage familiare all’apparenza perfetto. La società non si accorge o si volta dall’altra parte. Qualche segnale sarà stato mandato dai piccoli Daniele e Sabina…difficile credere che abbiano recitato tanto bene una parte. In fondo sono bambini.

“La bestia nel cuore” vuole far crollare il mito della famiglia perfetta, del genitore “buono”, denuncia che gli abusi ci sono anche nelle famiglie risparmiate da povertà e ignoranza. Come si diceva in un post precedente, l’abuso può essere dovunque e si può fermare, basta avere occhi per guardare e orecchie per ascoltare.

Per chi vuole allenare la sua sensibilità a tenere aperte le porte del cuore e della mente.

Sessualità/abusi su minori: “Le mamme e i figli dicono…”

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Mamma Daniela: “Angelica è arrivata in Italia devastata. Non mi va di raccontare la sua storia. Posso solo dire che gli abusi provenivano dai fratelli più grandi. Eppure lei continua a difenderli…”

Mamma Ilaria: “Stavo piegando i panni. Mia figlia di 11 anni mi stava aiutando. Ad un certo punto esclama: “Sai mio nonno mi toccava”.

Papà Vincenzo: “Una volta mia figlia, 14 anni, mi ha accusato di molestarla. Poi ho capito che era un modo per dirmi che aveva subìto attenzioni da bambina…”

Raksha: “In istituto c’era una bambina piccola che si appartava con il giardiniere. Noi più grandi l’abbiamo seguita e abbiamo visto cosa accadeva. Non sapevamo che fare. Cercavamo di proteggerla facendola giocare con noi quando lui arrivava. Alla fine l’abbiamo detto alle suore ma non so come sia finita perché io ho cambiato istituto.”

Mamma Chiara: “Mio figlio quando incontra un ragazzo ben più grande di lui che stava nello stesso istituto e che ha ritrovato qui in Italia fugge e si irrigidisce. Non voglio dire che ci siano stati abusi sessuali, ma certamente atti di bullismo sì. Non so quanto le due cose siano diverse. Entrambe minano l’autostima e ti fanno sentire impotente”.

Sessualità/abusi su minori: “L’importanza della narrazione del bambino e dell’ascolto empatico dell’adulto”

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Troviamo disarmante che tra le vittime di abuso solo una piccola percentuale si confidi con i genitori. E’ ovvio che ogni caso va valutato a sé e dipende da contesto familiare in cui si vive. Spesso il bambino vede la madre come una figura fragile su cui non si può far cadere un peso così importante; altre volte si vergogna e si sente responsabile dell’accaduto. Per noi genitori adottivi responsabili significa che il bambino non trova spazio per il suo racconto, forse perchè gli adulti si assumono sempre meno responsabilità e lui lo capisce.“Va ricordato che la comunicazione di un bambino che vive una condizione di forte disagio inizia non dalla sua bocca ma dall’orecchio di chi ascolta.”- questa è la sintesi importante di un articolo di Claudio Foti, psicoterapeuta, apparso su Minori e Giustizia nel 2007 dal titolo “Il negazionismo dell’abuso sui bambini, l’ascolto non suggestivo e la diagnosi possibile” che vi invitiamo a leggere completo (http://www.8ealtro.it/files/1-Negazionismo.pdf)

 

La violenza esiste ma tende ad essere negata. La stessa comunità scientifica è arrivata con forte ritardo e con forti resistenze a studiare e classificare le sindromi post traumatiche, a riconoscere e a considerare le reazioni traumatiche nei bambini.

La negazione è intrinseca alla violenza: dopo l’azione c’è la negazione. A ciò si aggiunga che la mente umana tende a negare un evento che travalica la possibilità di elaborazione. Questa è la ragione per cui le atrocità della storia umana tendono a non essere credute, ricordate, documentate da parte degli storici. L’ultima ipotesi che un’équipe di operatori prende in considerazione nella diagnosi del malessere di un bambino è quella della violenza ai suoi danni.

Anche nella società c’è una difficile ammissione dell’abuso sessuale. Il soggetto sociale potente cerca di squalificare la vittima. La vittima in quanto donna, in quanto bambino è già soggetto debole e socialmente svalutato, la squalifica e l’isolamento rendono l’esperienza incomunicabile. Se la vittima non trova un ambiente sociale supportivo, soccombe.

“La vittima deve trovare un ambiente sociale supportivo”

Una società basata sulla forza e sul privilegio tende a non valutare il soggetto traumatizzato. Sviluppare, allora, l’attenzione clinica verso questi soggetti significa riprendere valori democratici e solidaristici. Ma prima bisogna riconoscere che l’abuso sessuale sui minori è un fenomeno che ha dimensioni endemiche nella nostra cultura e che nonostante le sue dimensioni massicce, il fenomeno è destinato per molti aspetti a restare sommerso ed impensabile. C’è poi l’immagine della famiglia felice e accudente, difficile mito da sfatare.

Il trauma emerge e riemerge nei momenti meno impensabili se non viene elaborato anche solo attraverso la narrazione. E’ la solitudine in cui si trova il bambino ad rendere più grave il trauma. Difficilmente un bambino racconta ciò che non ha vissuto. Sebbene i ricordi degli eventi originari possano subire delle distorsioni, il fatto che i sopravvissuti ricordino l’essenza della questione è in definitiva quello che conta. Ma ciò che racconta non dà una buona immagine della società in cui viviamo e ciò non è conveniente. La vittima evoca la fragilità e debolezza della condizione umana.

Tutto s’innesta nella cultura dell’esaltazione della carne senza pensare alle conseguenze. L’attivazione prematura della pulsione sessuale nel bambino produce alterazioni neurobiologiche molto gravi, sollecita la vittima al ricorso a forme dissociative per tentare di difendersi dal richiamo confuso e disorganizzante dell’eccitazione precocemente sperimentata. Per questo va combattuta l’idea sempre più largamente accettata che la ricerca del piacere sessuale sia sempre giustificata.

“Una società sessualizzata come la nostra tende ad esaltare il piacere sessuale come valore sempre e comunque positivo

Un caposaldo del negazionismo è la rappresentazione di un bambino compiacente dell’adulto incapace di trasmettere la sua autonomia comunicativa. La dominazione attraverso il sesso ha sempre accompagnato il rapporto tra padrone e schiavo, fra dominatore e dominato, fra vincitore e vinto, fra potente e suddito – Ida Magli. Va invece detto, per sottolineare il significato di adulto che

“La capacità di domare gli impulsi non è un optional, ma un ingrediente insostituibile della maturità umana e spirituale”

Ciò che risulta sempre deleterio è il rapporto relazionale con l’adulto su cui ricade la responsabilità morale e giuridica dell’accaduto. Purtroppo quando ci s’imbatte in casi di abuso si tende a delegare a qualcun altro le responsabilità. Invece dovremmo parlarne sempre e di più perché ciò aiuta gli adulti attenti e sensibili ad aiutare i bambini in difficoltà. Ricordiamo che il silenzio aiuta a perpetuare l’abuso. In molti casi i bambini non vengono messi nella condizione di comunicare all’esterno il loro malessere. Si preferisce “la suggestione negativa” che altro non è che un comportamento degli adulti che scoraggia il bambino ad avvicinarsi alla propria debolezza e sofferenza per elaborarle.

“Come possiamo stare con un bambino che è stato traumatizzato, cosa possiamo fare per lui come adulti?”

Qui entra in campo il rapporto empatico:

“Il bambino cerca un interlocutore che si interessa a lui come persona e che non lo giudicherà dalla sua storia.”

Cerca un adulto che gli possa far riguadagnare la fiducia nel mondo degli adulti che l’ha così profondamente tradito. Non esiste ascolto senza un impegno dell’adulto a manifestare al bambino capacità di accettazione della sua condizione, disponibilità di tempo e mentale a rapportarsi con lui e vicinanza emotiva. L’obiettivo è quello di tranquillizzarlo, di fargli capire che sei un adulto sicuro. E’ necessario che il suo ascoltatore contenga le emozioni del bambino. L’atteggiamento dialogico alterna atteggiamenti di comprensione empatica con atteggiamenti di curiosità, intesa come interessamento rispettoso e non pressante.

Sessualità/abusi su minori: “Gli adulti evitano il discorso”

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Parlare di un argomento che ci mette a disagio può aiutarci, a nostro avviso, a smontarlo e ad affrontarlo meglio. L’idea di questa sezione è nata nel negozio di una parrucchiera che abbassando la voce ci ha detto: “Sto sentendo cose terribili sui bambini adottati. Molti di loro sono stati abusati”. Qualche anno fa c’è stata la vicenda di Maria (nome di fantasia), la bambina bielorussa ospite in Italia in una delle vacanze sanitarie annuali, che “è stata rapita” dalla coppia affidataria per evitarle di tornare nell’istituto dove subiva abusi.

Come stupirsi? Sappiamo bene che gli istituti non sempre sono oasi di felicità. Sappiamo anche che, a seconda del paese di provenienza dei nostri figli, ci possono essere adulti deplorevoli locali o provenienti da altri luoghi. Ci riferiamo, ad esempio, al turismo sessuale in Brasile e Tailandia. Pensiamo forse di “tutelarci” dicendo no, non voglio un bambino abusato? Ci sembra un’affermazione che non tiene conto della realtà dei fatti.

Infatti, non sempre i servizi sociali sono al corrente di ciò che è accaduto al bambino. A volte le famiglie si ritrovano a gestire i racconti dei propri figli senza un’adeguata preparazione. Per questo abbiamo attivato questa sezione, per non entrare nel panico di fronte a racconti imprevisti che potrebbero metterci in difficoltà, ma che, se opportunatamente gestiti, possono rappresentare un passo molto importante nell’avvicinamento tra coppia e bambino.

Tutte le coppie adottive consapevoli hanno al loro interno una loro specialità. C’è chi si fa carico di neonati malnutriti e sottopeso; chi accoglie tre bambini senza fiatare; chi accetta bambini grandicelli domandandosi se sarà all’altezza, ma poi è felice e gratificato dal frutto che quella pianta saprà dare; chi apre il suo cuore a bambini di altra carnagione in un contesto culturale non sempre facilitante; chi ha energie per far fronte ad un handicap con il sorriso sulle labbra. Ci rifiutiamo di credere che non ci siano coppie disposte ad aggiustare la ferita di un bambino abusato solo perché tale marchio è ancora infamante per la nostra società.

Lo scopo di questa sezione è quello di:

  • sdrammatizzare (che non significa sottovalutare) l’eventuale riconoscimento del trauma
  • smontare la credenza che un abuso sia “per sempre” perchè uscire dal trauma si può, se opportunatamente gestito
  • avvisare che adottare un bambino di tre o quattro anni non significa essere “salvi” da tale pericolo, perché i pedofili si stanno interessando a bambini sempre più piccoli
  • ricordare che in alcuni casi le violenze avvengono all’interno dell’istituto
  • informare le coppie perché non si trovino sprovviste di una piccola guida per gestire l’imprevisto

 

Ma soprattutto non dobbiamo mai dimenticare che:

IL BAMBINO E’ LA VITTIMA E NOI ABBIAMO IL DOVERE DI AIUTARLO. 

Comunicazione ISFAR®. Corsi per operatori, Firenze feb-mar 2015: “Orientamento professionale e tecniche d’intervista del minore maltrattato”

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CORSO PER ORIENTAMENTO PROFESSIONALE

Sede: Firenze

Date:  28 febbraio-1 marzo 2015

Il Corso è rivolto a chi vuole operare nel campo dell’orientamento professionale. Vengono trasmesse conoscenze e competenze per meglio rendere le persone consapevoli e indirizzarle nelle loro scelte e orizzonti professionali. I partecipanti, attraverso esercitazioni pratiche, imparano a usare i principali strumenti utili all’indagine di orientamento e, grazie alle simulazioni, sviluppano abilità per gestire casi reali.

Per info: Corso: Orientamento professionalePDF

Tel./fax: 055.6531816info@isfar-firenze.it

 

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ASCOLTO DEL MINORE VITTIMA E/O TESTIMONE DI ABUSO O MALTRATTAMENTO – Tecniche di intervista e strumenti

Sede: Firenze

Date:  21-22 marzo 2015

Spesso nei casi di violenza domestica e maltrattamento fisico e psicologico, il bambino è l’unico testimone e assume quindi un ruolo di fondamentale importanza da un punto di vista prettamente giuridico; al contempo, trattandosi di un soggetto in fase di maturazione psico-emotiva, può incorrere in situazioni particolarmente stressanti che vanno ad alterare il suo sviluppo personologico. Il delicato momento in cui viene raccolta la sua “testimonianza” appare quindi di notevole rilevanza. Il Corso fornisce strumenti pratici e metodologici per affrontare il complesso problema dell’ascolto a fini giudiziari di un bambino o adolescente vittima/testimone di reato. Prevede lezioni frontali, analisi di interviste validate a livello internazionale, strumenti ed esercitazioni.

Per info: Corso: L’ascolto del minorePDF

Tel./fax: 055.6531816info@isfar-firenze.it

Cile. Inchiesta CIPER 2013: “La condizione degli istituti per minori”

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Facendo questo resoconto sugli istituti per minori in Cile abbiamo compreso come il tema “minori” sia un argomento tabù un po’ dappertutto. Non è facile avere notizie sugli istituti o sulle case famiglie, neppure qui in Italia. Solo qualche mese fa è stato pubblicato un resoconto sul numero dei bambini istituzionalizzati in Italia (http://www.vita.it/welfare/adozioni-affido/index.html) ma non sappiamo che cosa succede “dentro” e di cosa abbiano bisogno. Perchè anche gli istituti per minori rientrano in quel sociale che, con la scusa della crisi, è stato penalizzato in termini di fondi e non crediamo che se la passi così bene! Le riflessioni e i dubbi sugli istituti cileni possano essere validi anche per altre realtà. Ricordiamoci che i bambini non hanno voce perché non votano, in tutto il mondo.

 

Hogar significa focolare. Dà l’idea di un posto caldo e affettuoso dove ci si può rilassare perché protetti. Purtroppo le intenzioni non vanno di pari passo con la realtà. Gli istituti per i minori cileni sono sotto l’attenzione dei mass media da quando di è cercato di insabbiare alcune tristi verità. Ci si riferisce all’inchiesta del CIPER-Centro de Investigaciòn Periodìstica che ha messo al corrente l’opinione pubblica dell’immobilismo degli organi competenti in fatto di tutela dei minori.

Secondo un’indagine condotta nel 2012 dal Poder Judicial e l’Unicef il 7,8% di minori dai 7-12 anni e il 4,1% degli adolescenti dai 13-18 anni verrebbe molestato all’interno degli istituti. In prevalenza si tratterebbe di molestie da parte di ragazzini anch’essi ospiti e più grandi d’età e solo in pochi casi sarebbero coinvolti adulti. Ciò non giustifica il tentativo di occultare tali informazioni e la passività degli organi interessati. Nessuno, infatti, avrebbe fatto svolgere ulteriori indagini e trovato delle soluzioni, lasciando inalterato lo stato delle cose. Un elemento da segnalare è che le Autorità sarebbero state al corrente di alcune gravi situazioni già nel 2011, attraverso un’indagine condotta dallo stesso SENAME su un campione di istituti più ristretto.

Di fronte a queste imperdonabili inadempienze ci si chiede se sia nell’interesse del minore essere tolto alla sua famiglia perché incapace di vigilare su di lui se poi le stesse strutture pubbliche non garantiscono rimedi migliori del danno. Sembra che metà degli istituti siano a rischio, quattro dei quali sono stati chiusi dal Sename in epoca recente a seguito dell’indagine.Il problema che investe gli istituti cileni non riguarda solo i maltrattamenti e abusi, ma anche la poca professionalità e preparazione degli operatori a contatto con i bambini/ragazzo, gli estenuanti turni di lavoro, il numero elevato di minori da seguire e il basso stipendio.

Allontanare un bambino dalla violenza familiare comporta altre forme di violenza (ad esempio la lontananza dalla madre anche se poco accudente) e ci vogliono anni per ricostruire l’autostima, sempre che si lavori su questo fronte e ci sia la possibilità di reinserire il minore nella famiglia di origine o introdurlo in una nuova famiglia. Troppo spesso la famiglia di origine non è seguita dai servizi sociali e l’iter burocratico per l’adozione è lento tanto che una buona parte dei bambini si ritrovano già adolescenti alla dichiarazione di adottabilità, complicando la ricerca di una famiglia adatta a loro.

Anche l’affidamento sembra poco sviluppato in Cile e andrebbe supportato tramite l’attivazione di una banca dati di famiglie selezionate ad ospitare ragazzi grandi e un incentivo mensile base per la formazione scolastica del ragazzo. Per quanto riguarda poi la tesi che in istituto ci andrebbero i figli di famiglie povere ci sembra purtroppo vicina alla realtà in quanto alla povertà materiale spesso si associa la povertà culturale con inevitabili ricadute sui minori (inhabilidad parental).

Infine, tra le varie considerazioni, ci si chiede se dietro alla non volontà di applicare norme già esistenti (per es.l’obbligo di rimuovere il bambino dalla situazione di rischio entro le 24 ore dalla segnalazione e l’applicazione dei diritti dei minori) non ci siano degli interessi economici che prolunghino la permanenza dei bambini in istituto (ogni anno vengono dati in adozione 600 bambini circa su un totale di 15.000 bambini istituzionalizzati). Inoltre non esiste una mappatura dei bambini con il numero di anni trascorsi in istituto in modo da accelerare le pratiche di chi aspetta da troppo tempo.

Sono domande  che qualsiasi paese civile dovrebbe farsi. In ogni paese il bambino dovrebbe essere al primo posto, venire prima di tutto. Il suo diritto ad una famiglia va interpretato come il diritto di vivere in un posto sicuro dove possa essere dotato degli strumenti per diventare un adulto autonomo.

(sintesi di articoli CIPER dal 31/01/2012 al 19/08/2013)

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Sull’argomento abusi si veda anche un altro articolo pubblicato a suo tempo su questo blog: “Quando l’orco è nel recinto” – riflessioni di  papà Enrico (http://ilpostadozione.org/2013/02/08/adozione-etica-papa-enrico-1-quando-lorco-e-nel-recinto/)

Ira e rabbia. L’esperto: “Il comportamento degli adulti di fronte ad un caso di violenza familiare”

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Gli adulti sono importanti per i bambini, sia che si trovino a fare i genitori, sia che siano figure sostitutive di genitori deficitari. Ci guardano e imparano. L’intervento mira a far comprendere che niente è perduto, una figura di adulto “sano” può aiutare un bambino/ragazzo a decifrare la realtà e a mettere ordine nella sua mente ripartendo a costruire la sua vita da esperienze positive.

Sintesi dell’intervento della dott.ssa Chiara Braioni – Centro il Faro (VR) che si occupa di maltrattamenti e abusi sui minori 

Iniziamo dicendo che la relazione di cura è importante per il bambino. Un normale accudimento nei primi anni di vita gli consente di sviluppare opinioni, di esprimere emozioni e di relazionarsi con il mondo esterno creando una sua autonomia e sicurezza.

Tutte le figure all’interno della famiglia sono importanti: madre, padre e fratelli, ognuno per il suo ruolo, accudente la mamma e protettivo il papà. Le relazioni in famiglia gli consentono di creare quelle che saranno le basi per costruire le sue relazioni del futuro. E’ una sorta di tramando di modelli e stili.

Se però all’interno della famiglia le cose non funzionano e il bambino assiste ad atti di violenza, sviluppa senso d’impotenza e non sa spiegarsi l’accaduto. Impotenza e confusione sono i due effetti traumatici che si riscontrano in questo tipo di bambini che peggioreranno se non saranno opportunatamente accolti da un adulto. I fatti violenti in famiglia si tramuteranno in abitudini, con il convincimento che sia normale che le violenze accadano in qualsiasi nucleo familiare.

I bambini traumatizzati manifestano tre tipi di reazioni: 1) iperattività (sono nervosi, non sanno stare fermi, picchiano i compagni, non riescono a concentrarsi…); 2) depressione (sono chiusi, isolati anche dai compagni, sviluppano problemi cognitivi…); 3) reazione dissociativa (assenza, fuga del pensiero, sbadataggine…).

Se non vengono accolti, con la crescita non avranno altre alternativa che seguire quei modelli che hanno introiettato. Da adulti avranno esplosioni di aggressività, non sapranno gestire le pulsioni e anche la relazione tra i sessi prenderà dei connotati deviati, rimarcando un modello femminile e maschile malato, come avevano visto in famiglia.

Esistono, per fortuna, dei fattori di resilienza che fa ogni bambino unico: 1) carattere del bambino che lo rende capace di elaborare le informazioni distorte e 2) il contesto di vita in cui è inserito, diverso dalla famiglia. Potrebbe essere la scuola, un centro sportivo, insomma la società in genere.

Cosa devono fare gli adulti? Qua rientriamo nell’ambito della prevenzione:

–      Ascoltare il disagio

–      Fare attenzione e avere un occhio di riguardo per i bambini inibiti e isolati

–      Aiutarli a riconoscere le emozioni

–      Offrire loro un appoggio su cui possono contare

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IN QUESTO SENSO OGNUNO DI NOI E’ RESPONSABILE DI OGNI BAMBINO

–      Vedere un posto ordinato aiuta a creare uno spazio ordinato dentro la testa del bambino

–      Se il mondo esterno risponde in maniera sensata il bambino è influenzato positivamente

–      L’attenzione degli adulti è importante per dare senso agli avvenimenti e mettere ordine.

Insomma, la dott.ssa ci dice che per ogni bambino c’è una speranza se accolto, ascoltato e amato.

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Comunicazione AIBI: “Corso per genitori su come gestire abusi e maltrattamenti – Mestre”

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Aibi ripropone il corso per genitori che si stanno avvicinando all’adozione sulla gestione di situazioni in cui emergano dubbi su maltrattamenti e abusi. Ne abbiamo parlato già su questo blog il 1 giugno 2012 (inserire “abuso” in “cerca” qui a lato).

Abusi e maltrattamenti

giovedi 4 aprile 2013

 dalle 17.00 alle 20.00

Mestre (Ve) via Querini 19/A

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Locandina_abuso e maltrattamento. File pdf 175 KB

Per informazioni:

sede veneta di Ai.Bi. Amici dei Bambini

Tel: 041.5055496

Mail: mestre@aibi.it

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Saremmo lieti di conoscere l’opinione di coppie che hanno frequentato questo corso per sapere che cosa ne pensano.