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AmLatina. Il personaggio: Oscar Romero

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Postiamo la parte finale di una riflessione sulla figura di Mons. Oscar Romero che la Chiesa,  oggi (23 di maggio), proclama Beato. di P. Saverio Paolillo, missionario comboniano in Brasile

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Mons.Romero è stato l’uomo delle Beatitudini perseguitato da persone che si professavano cristiani

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Egli è stato ucciso per volere di cristiani. All´origine del suo omicidio e delle situazioni di morte che hanno fatto soffrire la sua gente c’erano persone che si professavano cattoliche. A differenza di quello che avveniva nei primi secoli della Chiesa quando i cristiani erano sacrificati da chi rifiutava la proposta di Gesù Cristo in nome del culto all´imperatore, il martirio dell’arcivescovo Oscar Romero e di molti altri è avvenuto in un contesto prevalentemente cristiano. Chi ha deciso la sua morte, chi ha sponsorizzato le dittature militari e chi ha sporcato de sue mani con il sangue di innocenti provocando danni irreparabili a migliaia di famiglie che hanno visto i loro familiari esecutati ingiustamente o scomparsi definitivamente, chi ha promosso da sempre progetti politici ed economici che hanno scavato solchi sempre più profondi tra poveri e ricchi, nella maggior parte dei casi, ha avuto formazione cristiana.

E, come se non bastasse, i suoi persecutori, oltre ad agire in maniera totalmente contraria al Vangelo, hanno avuto il coraggio di presentarsi come paladini di Dio e difensori della verità e, attarverso il terrorismo delle chiacchiere, hanno infangato il nome di Mons. Romero e di tutte le altre vittime accusandoli di sovversione e di tradimento della Chiesa. Il martirio dell’arcivescovo Oscar Romero è quindi un atto di odio alla fede vissuta secondo il Vangelo delle Beatitudini. Mons. Romero è stato ucciso perché è stato un autentico discepolo di Gesù. Non è mai andato dietro al prestigio personale e alla carriera, come anche non è mai stato a servizio di interessi politici. Come ha affermato monsignor Paglia, “ha cercato la giustizia, la riconciliazione e la pace sociale. Sentiva l’urgenza di annunciare la buona notizia e proclamare la Parola di Dio ogni giorno. Amava la chiesa povera con i poveri, viveva con loro, soffrì con loro. Ha servito Cristo nelle persone del suo popolo.”

Paradossalmente è stato ucciso per fedeltà al Vangelo. Sua unica colpa è stata quella di aver ridisegnato la sua vita secondo gli insegnamenti di Gesù. La sua maniera radicale di seguire il Maestro smascheró quelli che avevano sempre desiderato destinare al Vangelo un ruolo marginale nella vita delle persone, restringendo la sua azione alla periferia dell´esistenza senza raggiungere i cuori dei credenti, senza muovere le strutture e senza mettere in discussione i comportamenti. Mons. Romero fece scatenare l´ira di chi voleva relegare l’influenza del Vangelo all´ambito del privato, chi desiderava trasformarLo in un addobbo esteriore, chi intendeva utilizzarLo solo per addomesticare le coscienze, benedire i privilegi di pochi e giustificare la miseria delle masse. Mons. Romero ricucí il rapporto tra fede e vita e seminò il Vangelo come fermento di una nuova storia.

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La testimonianza di Mons. Romero è una provocazione a vivere con il profumo del Vangelo

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Nonostante i grandi cambiamenti, l’America Latina è ancora la parte del mondo con la più alta percentuale di cristiani. Ma la vita del continente non esala il profumo del Vangelo. Gli alti tassi di violenza, l’opzione per i progetti economici e politici che approfondiscono sempre di più le disuguaglianze, la devastazione dell´ambiente, la corruzione dilagante, l’affermazione della cultura della morte e la persecuzione sistematica contro coloro che ostinatamente difendeno i diritti umani sono alcuni dei sintomi di uno stile di vita che non prende sul serio i valori del Vangelo.

Lo stesso avviene nel continente europeo, dove ai fenomeni sopra elencati, si aggiungono l´individualismo, l´indifferenza, la chiusura alla differenza, l´inospitalità e l´egoismo. Viene voglia di cheidersi “dove siamo, come cristiani, che cosa stiamo combinando e dove stiamo andando?”. È scandaloso ammettere che molti di coloro che si professano cristiani non vivono come cristiani. L´arcivescovo Oscar Romero era un esempio di coerenza. Si identificò tanto con il Vangelo che la sua vita divenne una teofania, una manifestazione concreta di Dio in mezzo al popolo il Vangelo. Smise di fare discorsi su Dio per essere un segno concreto del suo amore. Non fu più la bocca a spiegare il misterioso disegno del Padre, ma fu la vita a raccontare le meraviglie che Dio compie, quando abbatte i potenti di troni e innalza gli umili, svuota le mani dei ricchi per sfamare i poveri.

“Con Mons. Romero, Dio è passato per El Salvador” disse pochi giorni dopo la sua morte padre Ellacuría. Il popolo latino-americano, anzi, il mondo ha bisogno di persone come Romero, che, ovunque vadano, proclamino la verità, seminino speranza, construiscano la pace, diffondano la tenereza e distribuiscano con giustizia. La Chiesa stessa ha bisogno di ispirarsi nella sua testimonianza per non perdere la sua identità. Non non c’è cristianesimo senza un cambiamento profondo della realtà in linea con la solidarietà e l´impegno per la vita, che comincia dalla conversione personale e trova il suo culmine nell´assumere la proposta di Gesù come progetto di vita, fino al punto di poter dire con l´apostolo Paolo “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

“Il cristiano – diceva Mons.Romero -, se non vive questo impegno di solidarietà con i poveri, non è degno di essere chiamato cristiano” e continuava: “Per questo i poveri hanno segnato il vero sentiero della Chiesa. Una Chiesa che non si unisce ai poveri per denunciare, a partire da loro, le ingiustizie commesse contro di loro, non è la vera Chiesa di Gesù Cristo” (omelia, 23 settembre 1979). In questo, ha riconosciuto la sua missione come arcivescovo: “credo che fare questa denuncia, nella mia condizione di pastore di gente che soffre ingiustizie, sia mio dovere. È questo ció che mi impone il Vangelo, per cui sono disposto ad affrontare il processo e il carcere” (omelia, 14 maggio 1978). Con molta chiarezza, l´ 8 luglio 1979 omelia disse: “Se zittiscono la radio, se chiudono il giornale, se non ci lasciano parlare, se uccidono tutti i sacerdoti e anche l’arcivescovo, e rimane un popolo senza sacerdoti, ognuno di voi deve diventare il microfono di Dio, ognuno di voi deve essere un messaggero, un profeta”.

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La memoria di Mons. Romero, finalmente, è un’opportunità per superare lo scoraggiamento, la paura e la disperazione

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Mons. Pedro Casaldaliga, vescovo emerito di San Felix di Araguaia in Brasile, durante una celebrazione in memoria dei martiri dei nostri tempi, ha detto: “C’è un sacco di amarezza, molta delusione, stanchezza e paralisia: questi atteggiamenti costituiscono un´eresia, un peccato. Siamo il popolo della speranza, il popolo della Pasqua, l’altro mondo possibile siamo noi, dobbiamo fare di tutto per stimolare, agitare, impegnarci, come se ognuno di noi fosse una cellula madre, diffondendo vita, provocando vita.” Desidero, pertanto, che la memoria del Beato Oscar Romero e di tutti gli altri martiri motivi gli attivisti dei diritti umani perché continuino il loro servizio nella difesa e nella promozione della vita.

Che nessuna cosa al mondo ci faccia perdere l’indignazione per   le violazioni dei diritti umani. La fermezza delle nostre posizioni non si curvi davanti a interessi privati. Il coraggio dei nostri atteggiamenti non si lasci intimorire dalle minacce. La generosità della nostra dedicazione non ceda mai il passo a atteggiamenti freddi e burocratici. La profezia delle nostre parole non si faccia ammutolire dall’offerta di posti di lavoro e di stipendi. La nostra ambizione non ci porti mai a tradire la causa e i fratelli. Gli appelli dei deboli e degli oppressi abbiano sempre la meglio sugli argomenti dei potenti. Le storie delle vittime siano preferite alle versioni ufficiali sofisticatamente truccate dagli operatori di marketing. I rischi di emarginazione e isolamento non ci facciano mai rinunciare ai nostri principi. Le calunnie pronunciate dai torturatori e dai loro sostenitori suonino como complimenti alle nostre orecchie. Le incomprensioni da parte di coloro che sono complici del sistema oppressore ci confermino nel nostro cammino. Che in qualsiasi circostanza e nonostante tutto siamo sempre difensori dei diritti umani.

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La musica del cuore: “La Orquestra Juvenil Simòn Bolìvar e i bambini dei barrios”

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In onore al Maestro Claudio Abbado, deceduto questa settimana, ricordiamo il suo impegno sociale e il suo incontro con El Sistema fondato da Josè Antonio Abreu, anche lui musicista.

Non stiamo parlando del Cile, ma di Venezuela. Qui nasce questo progetto musicale per il recupero dei bambini dei barrios, soli o con famiglie disagiate alle spalle, a rischio di esclusione sociale. Un metodo esportabile in tutto il mondo.

El Sistema nasce una trentina di anni fa da un’intuizione del  Maestro Abreu quando in un garage raccolse undici bambini di strada per insegnare loro a suonare. Oggi El Sistema è un metodo didattico giocoso per avvicinarsi alla musica e fare prevenzione sociale. Gli insegnanti vanno nei barrios e raccolgono bambini di due e tre anni, stabiliscono un accordo con le famiglie e se i bambini rimangono assenti per più di un giorno li vanno a cercare a casa o per le strade. Tutti i bambini partecipano alle attività perché tutti hanno un particolare talento da esprimere nella musica, nel canto o nella mimica. Nessuno è escluso.

Sono passati 33 anni da quel primo giorno ed El Sistema è conosciuto in tutto il mondo. Il maestro Abbado voleva portarlo anche qui in Italia. Il progetto formativo è affidato alla Scuola di Musica di Fiesole. I risultati che El Sistema ha raggiunto in Venezuela e nel resto del mondo sono straordinari: sono 300.000 i bambini che ogni giorno, strumento in spalla, raggiungono i “nuclei” del progetto, le scuole distribuite in tutto il paese, oggi circa 180 solo in Venezuela, decine nel resto del mondo. La missione di El Sistema sono e resteranno i bambini. Molti di loro sono diventati non solo bravi musicisti, ma anche avvocati, insegnanti, medici e funzionari pubblici.

Come dice Abreu: “Qui si insegna la solidarietà, l’armonia, l’ordine, la bellezza, il rispetto. E prima di tutto l’umiltà”.

“El Sistema è un progetto che ha cambiato il Venezuela”, dicono tutti coloro che vi lavorano o vi hanno fatto parte. “La radice del problema sociale sta nell’esclusione. Dobbiamo lottare per poter includere il maggior numero di persone, tutti se possibile, nel nostro bellissimo mondo, che è il mondo dell’orchestra, del canto, della musica, dell’arte!” (Josè Abreu).

Una ragione per cui El Sistema funziona così bene è che coinvolge i ragazzi più grandi ad insegnare ai più piccoli applicando lo stesso metodo, la stessa energia e passione. Nelle esecuzioni c’è il ritmo che esplode in un mix tra musica classica, popolare e mambo. I più bravi entrano a far parte della Orchestra Juvenil Simòn Bolìvar.  Nel video successivo ci sono due eccezionali esecuzioni di questi giovani talenti diretti da Guastavo Dudamel, uno dei direttori d’orchestra che porta avanti questo progetto. Prendetevi 15 minuti, ne vale la pena.

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AmLatina. I Nostri Padri: ”Dio delle Donne fai rinascere il mondo“

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Chiudiamo con una riflessione sulle donne, tutte le donne, anche quelle che non hanno mai partorito, ma portano in grembo sempre e comunque il seme della vita e il futuro del mondo.

Oggi il nostro pensiero va in particolare a quelle donne (e ai loro compagni di sventura) che sono partite per un viaggio. Pensavano di andare incontro al futuro, ad una vita diversa, lontano da guerre e violenza. Invece, purtroppo, non hanno trovato l’accoglienza degli uomini e delle donne, ma del nostro mare.  Partecipiamo con amarezza al lutto nazionale (nelle scuole si è osservato un minuto di silenzio), chiediamo un’Europa più attenta alle esigenze vere degli uomini e delle donne che intendono viverci e meno schiava degli affari di pochi.

 

Siete voi a portare i vostri figli o i vostri figli vi hanno portato? Quando si è incinte di futuro è la speranza che spinge avanti.

 

I bambini hanno danzato nel vostro grembo come in un giardino fiorito.

 

Nella voce di Giovanni, Elisabetta, c’è il tuo coraggio di scrivere parole nuove, di non piegare la schiena al potere del tempio.

 

Nello sguardo di Gesù, Maria, c’è il tuo canto il Magnificat dei poveri rimessi in piedi e dei potenti rovesciati.

 

Voi donne siete il futuro del mondo, madri sempre incinte di Dio, con voi tutta la creazione si fa grembo per partorire un nuovo mondo.

 

Attraversate senza timore le montagne perché è l’amore che vi porta in alto. Perché l’amore vince la paura.

Nessuno più vi ferisca donne, nessuno più vi tolga la voce, perché senza di voi il mondo si spegne, la terra lentamente muore.

 

Siano come voi anche le Chiese, incinte di Dio, gravide d’amore, lontane dai palazzi del potere.

 

Nel vostro incontro si prepara il tempo nuovo. Nel vostro abbraccio si racchiude un nuovo sogno e Dio rinasce dentro il cuore della terra…

(fonte: Comunità cristiana di San Nicolò all’Arena – 2012)

Nonsoloamericalatina: “Il problema della violenza sulle donne e gli effetti devastanti sui minori, purtroppo, accomunano tutti i paesi del mondo

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La violenza sulle donne merita una puntualizzazione. Nessun paese ne è esente, compresa l’Italia di cui conosciamo i tristi fatti di cronaca. Dai tavoli di lavoro seri esce un’immagine del fenomeno diversa da come la presentano media e giornali.

1.   Il fenomeno colpisce tutte le classi sociali

2.   Gli uomini violenti rientrano anche nelle categorie di impiegati e professionisti e raramente sono dipendenti da sostanze o uso di alcool

3.   I media parlano di violenze di immigrati, ma una percentuale ben maggiore si perpetua nelle nostre case

4.   Le persone attorno sanno ma non intervengono perché la violenza sulle donne trova radici nella nostra mentalità e cultura.

L’America Latina è solo un altro continente dove la cultura machista è molto radicata. Le osservazioni delle prossime sezioni non intendono puntare l’indice con arroganza ma vorrebbero invitarci a riflettere anche sul nostro modello di coppia e a chiederci che cosa trasmettiamo ai nostri figli per rompere un circolo di azioni perverso.

 

 

AmLatina. Film: “Il tempo delle farfalle” di Mariano Barroso (USA-Mex 2001)

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Ci pare giusto aggiungere questo film perché la storia delle sorelle Mirabal, assassinate nella Rep.Domenicana su mandato del dittatore Rafael Leònidas Trujillo Molina, è famosa in tutto il mondo da quando il 25 novembre, in loro onore, è stata istituita la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Le tre donne partecipavano al movimento di dissenso contro il dittatore e agivano con il nome di battaglia “Le farfalle”. Nel gennaio del 1960, il movimento venne scoperto dalla polizia segreta e i membri vennero perseguitati e incarcerati, tra cui le sorelle Mirabal e i loro mariti. Molti dei prigionieri vennero inviati al carcere di “La 40” (carcere di tortura e morte).

Le sorelle vennero liberate alcuni mesi dopo, ma i loro coniugi restarono reclusi. Il 25 novembre 1960 le tre sorelle viaggiavano per far visita ai mariti. L’auto viene intercettata e costretta ad entrare in un luogo appartato. Qui, in una piantagione di canne da zucchero, le tre sorelle vengono ammazzate a bastonate. L’assassinio causò grande movimento nella popolazione che culminò con l’uccisione del dittatore Trujilo nel 1961.

Il film è tratto dal libro di Julia Alvarez “Il tempo delle farfalle” dove vengono ricordati questi episodi.

Le sorrelle Mirabal

AmLatina. Sguardo sulla condizione delle popolazioni indigene: “Il rispetto dell’ambiente e la povertà”

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La discriminazione nei confronti delle popolazioni native ha continuato a essere endemica e sistematica in tutta la regione. La retorica non è stata accompagnata da una azione concreta per tutelare i diritti delle popolazioni native. Vi è stata una generale incapacità di prendere in considerazione i loro diritti nelle decisioni riguardanti autorizzazioni per le estrazioni petrolifere, lo sfruttamento di legname e altre concessioni per l’utilizzo delle risorse.

Nell’intera regione, sono stati segnalati sgomberi di popolazioni native dalle loro terre ancestrali. Minacce, intimidazioni e violenze contro leader nativi e membri delle comunità sono risultati fenomeni comuni.

Le popolazioni native di tutta la regione continuano a promuovere campagne durante l’intero anno per l’affermazione dei loro diritti sociali, civili, economici, culturali e politici. Si sono frequentemente scontrate con intimidazioni, vessazioni, uso eccessivo della forza, accuse pretestuose e detenzioni.

Un capitolo a parte merita l’acqua. L’America Latina è ricca d’acqua ma la distribuzione rimane sbilanciata. Non è ancora radicata una cultura dell’acqua e molto spesso viene sprecata.

Parlare di popolazioni native ci riallaccia con la spesa sociale che si è mantenuta estremamente bassa. Sono mancate politiche a lungo termine per combattere le violazioni dei diritti umani sofferte dalle persone che vivono in condizioni di povertà. I più colpiti hanno continuato a essere coloro che già erano vittime di discriminazioni, come le donne, i bambini e appunto le comunità native.

Partorire in maniera sicura, ad esempio, rimane un privilegio delle donne più benestanti. Le più emarginate sono le afroamericane o le donne native americane dove si registra un tasso più elevato di mortalità a seguito di complicazioni durante la gravidanza o il parto.

(estratto da amnestyinternational.it – Rapporto annuale 2010)

Per approfondire vedi http://www.survival.it/

AmLatina. Sguardo sulla condizione dell’infanzia: “Un bambino è importante sempre”

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La condizione dei bambini dipende da quella delle mamme. Educare le giovani generazioni al rispetto del ruolo maschile e femminile dovrebbe essere uno degli obiettivi primari. Poi c’è il diritto alla scuola che non è uguale tra bambini di città e bambini di campagna. L’elemento discriminante è la pessima distribuzione del reddito e la mancanza di rispetto degli elementari  diritti dei minori, lo vedremo in maniera diversa in ognuno dei quattro paesi che analizzeremo in maggiore profondità.

Abbiamo avuto difficoltà a trovare informazioni generali sulla condizione dell’infanzia perché mancano studi e forse perché le varie realtà sono così variegate che è difficile sintetizzare in un dato statistico. D’altronde la condizione dei bambini non può limitarsi ad una tabella con dati numerici. Una bambino conta per uno. Un bambino è importante sempre.

Vorremmo focalizzare l’attenzione sul dramma del turismo sessuale. L’Ecpat, l’organizzazione che in 70 paesi lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, informa che si tratta di padri di famiglia, tra cui “certi italiani” che sembrano persone a posto…figli, mariti, padri, lavoratori… Eppure quando prendono l’aereo per Santo Domingo, Brasile, Colombia… si trasformano e non si fermano di fronte a bambine tra i 14 e 12 anni. Si tratta di uomini (si possono definire tali?) tra i 20 e i 40 anni, sempre più depravati per scelta e non per malattia. Solo il 5% è, infatti, un caso patologico. Gli altri lo fanno per provate un’emozione nuova, in modo occasionale (60%) oppure abituale (35%). Ma anche qui in Italia non si scherza: ci sono tra i 10-12.000 bambini anche in Italia che si prostituiscono, minori non accompagnati, se solo vogliamo guardare e sapere – (fonte: Il Messaggero 06/06/2013).

Un capitolo a parte meritano le popolazioni indigene e la loro prole. Anche qui le informazioni fornite le abbiamo trovate dai missionari o gruppi umanitari che non trovano spazio sui giornali. Uno dei problemi dei bambini indigeni è la frequenza della scuola. Molto spesso parlano solo l’idioma del gruppo di appartenenza e gli insegnanti non sono preparati per un approccio interculturale. Molto spesso questi bambini vengono discriminati con elevata dispersione scolastica. Nella zona amazzonica sono in atto corsi di formazione di insegnanti indigeni in 52 municipi. L’obiettivo è formare a distanza giovani di differenti etnie che possano insegnare alle comunità indigene le materie scientifiche senza trascurare le conoscenze millenarie e tradizionali dei popoli.

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In questi giorni è uscito il rapporto ILO – International Labour Organization – che dà un’idea del lavoro minorile nel mondo: Anche se in diminuzione, sono ancora tanti i bambini a cui viene tolta l’infanzia per aiutare le loro famiglie povere.

Vedi il report originale in inglese: http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/—ed_norm/—ipec/documents/publication/wcms_221513.pdf

AmLatina. Sguardo sulla condizione delle donne: “Cosa cambia per le donne”

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di Lamia Oualalou

Da alcuni anni, alla guida di stati latinoamericani vi sono delle donne. L’emergere di queste figure politiche di primo piano suggerisce un progresso – spesso timido – della condizione femminile nella regione. Si può sperare in un’accelerazione? (…)

In realtà, i progressi nell’eguaglianza tra uomini e donne seguono altre strade, in particolare in campo politico. E le latinoamericane non se ne lamentano. Negli ultimi anni, quattro donne sono state elette alla più alta carica nel continente. Quando Cristina Fernández in Kirchner diventa presidente dell’Argentina, nel 2007, molti osservatori la paragonano alla sua concittadina Isabel Martínez in Perón (la prima donna al mondo a diventare presidente, nel 1974). Ma entrambe erano, prima di tutto, «mogli di»: la prima dell’ex presidente Nestor Kirchner, presidente dal 2003 al 2007; la seconda, vedova di Juan Domingo Perón, al potere dal 1946 al 1955, poi dal 1973 al 1974.

(…) L’Argentina non è il solo paese in cui le donne possono ormai fare a meno di mariti illustri. All’inizio del 2006, Michelle Bachelet, un’ex rifugiata politica che ha allevato da sola i suoi tre figli, succede al socialista Ricardo Lagos, in un Cile che ha istituito il divorzio (ndr si ripresenterà alle elezioni nel novembre 2013). Nell’ottobre 2010, in Brasile, è la volta di un’altra divorziata, Dilma Rousseff, nota per la sua partecipazione a organizzazioni guerrigliere di sinistra durante la dittatura degli anni ’60 e ’70. Alcuni mesi prima, anche il Costa Rica aveva scoperto che la sua tradizionale cultura maschilista non aveva impedito l’elezione di Laura Chinchilla (centro-sinistra).

Un’evoluzione della mentalità talvolta accompagnata dall’introduzione di sistemi di discriminazione positiva. L’Argentina ha aperto la strada, nel 1991, con la legge sulle quote, che imponeva ai partiti il 30% almeno di candidature femminili. Con il 38% di donne in Parlamento, figura oggi tra i primi dodici paesi quanto a partecipazione femminile al potere legislativo. Da allora, undici nazioni della regione ne hanno seguito le orme (Bolivia, Brasile, Costa Rica, Ecuador, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay).

Le donne vengono elette perché meno corrotte ma non sempre sono attente a far progredire leggi in favore delle donne.  In America Latina le presidenti rimangono molto spesso conservatrici.

Per leggere  l’articolo integrale: http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Dicembre-2011/pagina.php?cosa=1112lm01.01.html

(fonte: megachip.info – 29/01/2012)

AmLatina. Film: “Bordertown” di Gregory Nana (2006)

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Un film per parlare delle donne di Ciuda Juarez, città di confine (bordertown) tra il Messico e gli USA in cui avviene una serie di omicidi su donne che escono di sera dal lavoro. In questa città sono sorte parecchie fabbriche manifatturiere che impiegano in prevalenza donne, in gran parte giovani, che godono di poche garanzie sul piano lavorativo e di nessuna su quello della dignità della persona. Centinaia di loro sono state infatti rapite, stuprate e uccise senza che le autorità locali andassero oltre le formalità di rito. Colpisce l’atteggiamentio della polizia che invece di aiutare le indagini cerca di ostacolarle. Il film denuncia la mancanza di attenzione ad un fenomeno sociale che si perpetua dal 1993.

AmLatina. Sguardo sulla condizione delle donne: “La violenza sulle donne rimane un’emergenza”

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La violenza contro le donne è una piaga mondiale. Lo sappiamo bene noi che leggiamo tutti i giorni i giornali e seguiamo questo argomento con attenzione. L’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità ha condotto un studio per studiarne i costi economici e sociali (Correre – 21/07/2013). La classifica delle violenze domestiche è guidata da Asia sudorientale, Paesi Arabi del mediterraneo e Africa con percentuali del 37%. In Europa non va meglio: oltre 25 donne su cento sono abusate fisicamente o sessualmente dai partner. In America Latina ritroviamo il noto atteggiamento “machista” degli uomini derivante da una cultura che fatica a cambiare. L’impatto degli abusi sulla salute si tramuta in depressione e alcolismo, che sono due volte più probabili in chi ha subito violenze. Le infezioni trasmissibili sono un’altra piaga (una volta e mezzo più probabili) e l’aborto (due volte maggiore). Anche i bambini che vengono fatti nascere sono meno sani.

Nella nostra ricerca siamo rimasti piacevolmente sorpresi nel verificare che in ciascuno dei paesi dell’America Latina presi in considerazione c’è un organismo statale che si occupa di questo argomento.

Il numero dei casi denunciati di violenza, stupro e abusi sessuali, uccisioni e mutilazioni di corpi di donne dopo lo stupro, è aumentato in Messico, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Haiti. In diversi paesi, in particolare in Nicaragua, Haiti e Repubblica Dominicana, i dati suggeriscono che più della metà di queste vittime erano ragazze.

L’applicazione di leggi finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti della donne e a impedire la violenza è rimasta lenta, specialmente in Argentina, Messico, Giamaica e Venezuela. Alcuni paesi, principalmente nei Caraibi, hanno introdotto riforme ma non hanno rispettato gli standard internazionali sui diritti umani, non criminalizzando lo stupro in tutte le circostanze.

Il problema maggiore non è la legislazione che in molto paesi è stata comunque rafforzata, ma l’applicazione della stessa. La Corte interamericana dei diritti umani, ad esempio, ha condannato il Messico per non aver provveduto a impedire con la diligenza dovuta o a indagare in maniera efficace o a fare giustizia in merito al rapimento e all’omicidio di alcune donne. Conosciamo la triste situazione di Ciudad Juarez.

Inoltre le cure mediche per le sopravvissute sono spesso inadeguate, deficitarie o del tutto assenti.

(fonte: amnestyinternational.it – Rapporto annuale 2010)

Il rapporto di Amnesty International combacia con quello della Chiesa.

(…) La Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina (CEPAL), nel rapporto “Del dicho al hecho” (dalle parole ai fatti), rileva che in 10 anni sono stati compiuti dei progressi nel riconoscimento dei diritti delle donne, ma i funzionari e le autorità, compresi i giudici, non applicano queste norme, così maltrattamenti, abusi e discriminazione continuano. Mons. Sanchez Martinez ha inoltre osservato che il continente americano è ancora la regione più diseguale e pericolosa per le donne, perché sono soggette a maltrattamenti, abusi sessuali in ambito familiare, mortalità materna e aborti. Nel migliore dei casi, una donna latinoamericana su 10 subisce violenze fisiche. Il tasso di fecondità è sceso da 5,9 figli negli anni 50 a 2,4 nei primi cinque anni del nuovo secolo, ma la gravidanza fra le adolescenti è raddoppiata. In estrema sintesi, il Vescovo ha affermato che “la povertà ha un volto femminile”. Le ragioni oggettive di questa situazione sono la persistenza di pregiudizi trasmessi attraverso la famiglia e l’educazione scolastica, la mancanza di parità tra uomini e donne, la mancanza di protezione alla vita familiare e alla maternità, lo sfruttamento attraverso il traffico di persone e la prostituzione. (CE)

(fonte fides.org – 25/07/2012)

AmLatina. Sguardo sulla società: “La crescita della classe media”

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Nell’ultima decade la classe media è cresciuta del 50%, ma un terzo della popolazione rimane ancora povera. Tra i paesi più promettenti c’è il Brasile. Alcune aree del Brasile dieci anni fa erano favela, adesso ci sono negozi e ristoranti anche se rimane il residuo di cumuli di spazzatura. Non ci sono, però, case eleganti e la gente guadagna meno di $600 con famiglie che superano le quattro persone anche se il tasso di natalità sta gradualmente diminuendo.

Ciò che ha permesso la mobilità sociale sono l’educazione scolastica, il lavoro e il trasferimento nelle città. Ma è una vera classe media? Secondo le banche viene considerato a rischio la persona che guadagna tra $4-10. Adottando questo criterio sarebbe confermato il dato che almeno il 30% della popolazione sarebbe ancora in stato di povertà. Tra il 2000-2010 la disuguaglianza è calata in 12 paesi su 15 grazie alla maggiore scolarizzazione, anche se rimane netta la differenza tra scuole per poveri e per ricchi.

I sociologi preferiscono dire che in AmLatina è nato un nuovo proletariato: la middle class presume una coscienza di classe che rende stabile la società. E’ un’esperienza troppo recente per l’America Latina per vedere un cambiamento reale (fonte: The Economist 10/11/2012)

I quattro paesi da noi analizzati in pillole:

Brasile – Rallenta l’economia. La sfida del futuro sarà di incentivare l’iniziativa privata e rispondere alla richiesta di servizi di qualità nella scuola e sanità da parte della nuova classe media che da giugno 2013 protesta contro le Autorità.

Cile – Moderata crescita del PIL, ma paese stabile ed in evoluzione che si sta diversificando dalla dipendenza dai metalli (80% dell’export). Rimaniamo in attesa delle presidenziali di novembre 2013.

Colombia – Pressioni sociali e lungo conflitto con guerriglieri e gruppi criminali. Trovato un accordo sulla riforma agraria ora si sta trattando sulla possibile partecipazione politica dei gruppi armati, assai poco graditi alla popolazione. Spazi per la crescita economica e per gli investimenti che potrebbero essere stimolati dalla riduzione delle violenza nel paese.

Perù – Economia stabile e il clima positivo supporta la crescita degli investimenti. Prevista una solida crescita per il 2014. Accentuate frammentazioni etniche e sociali; elevata dollarizzazione dell’economia (45%). Un quarto delle esportazioni riguardano il rame. La diffusa povertà e disparità fanno il paese suscettibile al populismo.

AmLatina. Col senno di poi…

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“Superare la povertà non è una forma di carità, ma un atto di giustizia. Come la schiavitù e l’apartheid, la povertà non è naturale. E’ provocata dagli uomini e può essere combattuta e sradicata dalle azioni degli esseri umani. Qualche volta ciò ricade su una generazione. Ebbene tu/voi puoi/potete essere quella generazione. Lasciate esplodere questa grande fioritura –  Nelson Mandela

“Overcoming poverty is not a task of charity, it is an act of justice. Like slavery and apartheid, poverty is not natural. It is man-made and it can be overcome and eradicated by the actions of human beings. Sometimes it falls on a generation to be great. YOU can be that great generation. Let your greatness blossom.”  Nelson Mandela

AmLatina: “Conoscere la terra dei nostri figli per rispettare le loro origini”

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Da questo anno di attività del blog è emerso un particolare interesse per la sezione “gravidanze precoci”. Uno dei post più cliccati è quello che riguarda la tabella che riassume la condizione della donna nei vari paesi di nostro interesse come osservatori del mondo dell’adozione.

Si è pensato allora di approfondire quest’aspetto per cercare di fornire un’immagine più realistica dei vari paesi.

Partiamo dall’America Latina, in particolare Brasile, Cile, Colombia e Perù da dove arrivano numerosi i nostri figli secondo le tabelle CAI.

Ci siamo avvalsi di dati forniti da organismi internazionali e ONG e ne sono risultati i seguenti focus:

–      condizione dell’infanzia

–      condizione delle donne

–      condizione dei popoli indigeni

Oltre ai dati ufficiali, dove è stato possibile, abbiamo cercato di aggiungere il pensiero di persone che lavorano nei quattro paesi e conoscono da vicino le diverse realtà e popolazioni, consapevoli che una cosa sono i dati statistici e un’altra la vita vera della gente.

Saremmo ben felici di completare il lavoro con il vostro contributo se avete specifiche conoscenze in grado di fornirci una diversa interpretazione da quanto emergerà.

L’intento di questa sezione è quello di mantenere quel filo tra noi, i nostri figli e la loro terra cercando di capirne le diverse sfumature e apprezzandone il sapore più nascosto e profondo.

Appunto quello che non emerge dai dati ufficiali.

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Il 12 e 13 dicembre 2013 Roma ospiterà la sesta Conferenza Italia – America Latina e Caraibi per un confronto tra popoli sotto il profilo culturale e commerciale. A questo  proposito si invita a visionare il portale di LILA – Istituto italo-latino americano. http://www.lila.org