Sessualità/abusi su minori: “Il ricordo e l’accompagnamento

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Quello che segue è la sintesi dell’articolo di Luciana Morelli “Teoria e clinica della memoria del trauma psichico infantile”. Lo studio è indirizzato a specialisti per cui viene utilizzato un linguaggio tecnico non sempre facile. Per chi intende approfondire la sua conoscenza, consigliamo di leggere direttamente lo studio. Noi cercheremo di tradurlo in parole semplici per arrivare a ciò che può essere necessario a noi genitori al di là delle teorie. Come abbiamo visto nei post precedenti non esiste un’unica definizione di trauma e, comunque, per trauma non s’intende solo un avvenimento legato alla sfera sessuale. Potrebbe essere un terremoto, un’alluvione, una pestilenza o una situazione di guerra. La dottssa Morelli recupera il concetto di trauma in Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) e Ferenczi (Ungheria 16 luglio 1873 – 22 maggio 1933) e lo rielabora con il pensiero moderno.

 

Definizione di trauma in Freud e Ferenczi

Freud definisce il trauma su base pulsionale-energetica. Secondo la sua interpretazione il trauma sarebbe una sorta di scossa elettrica che non ha trovato valvola di sfogo. Trauma è per Freud “un incremento dell’eccitamento nel sistema nervoso che questo non è riuscito a liquidare a sufficienza mediante reazione motoria“. In parole semplici significa che un trauma fa una breccia nella barriera protettiva del soggetto che non riesce più a respingere gli stimoli dannosi. La sua è una visione che pone l’accento sugli effetti penosi del terrore, dell’angoscia, della vergogna e del dolore psichico come rappresentazione interna di fantasie inconsce che vengono alla superficie dopo il fatto accaduto.

Ferenczi, invece, colloca il trauma all’interno di una relazione, tra il bambino e un adulto significativo. L’adulto, comportandosi male con il bambino, sconvolge e disorganizza la relazione. Ferenczi intuisce che eventi anche non rilevanti e microscopici, ma ripetuti nel tempo, possono allargare il trauma anticipando il concetto di “trauma cumulativo”. Ferenczi, in sintesi, pone l’accento sulla componente ambientale esterna piuttosto che in quella intrapsichica interna.

Entrambe le posizioni, ed è quello che a noi interessa, sono confluite nella crescente attenzione alle interrelazioni tra mondo esterno e mondo interno del trauma per trattarlo in maniera più efficace.

 

Il riconoscimento dell’accaduto e la sua condanna

Al di là delle definizioni, quello che importa è che di fronte ad un abuso o maltrattamento che sia, ciò che rende il trauma “patogeno” è il disconoscimento da parte della madre (o della famiglia o della società) di quanto accaduto.” Questa affermazione è importante perchè sottolinea come la vittima abbia bisogno di essere creduta, appoggiata, sostenuta dalla madre e dalla famiglia per poter elaborare e superare il trauma. Il riconoscimento dell’accaduto e la sua condanna diventa quindi un fattore protettivo.

 

La memoria del bambino

La psicologia moderna ha abbandonato le rigidità passate e oggi considera la memoria come un processo dinamico e flessibile. Il passato non è più qualcosa di concluso, ma può essere riscritto.

Lo stesso Freud intuisce che il ricordo non è registrato una volta per tutte, ma è tradotto in diverse, successive inscrizioni nelle varie epoche di sviluppo mostrando la possibilità della mente di riattualizzare il passato. Ancora, osservava che nei cambiamenti puberali ci può esser la riattivazione dell’episodio originale come se fosse un episodio attuale. Tale concetto implica la successiva rielaborazione di eventi passati che ridà loro un senso e lo rendono patogeno solo se non efficacemente elaborato. Si è osservato, poi, che alcuni traumi, per come sono stati vissuti e incasellati, non hanno una rappresentanza verbale o un ricordo, ma si manifestano attraverso sintomi di malattie.

Da ciò si è dedotto che esiste una distinzione tra memoria esplicita e implicita. La prima si forma verso i tre anni di vita perché il sistema che le permette di conservare i ricordi è a quell’età che acquista una sua forma. La memoria implicita è invece più precoce e tende a lasciare un’impronta indelebile. “I ricordi traumatici inconsci di paura, stabiliti attraverso l’amigdala e le sue connessioni, sembrano impressi a fuoco nel cervello ed è probabile che ci accompagnino per tutta la vita” (LeDoux J., 1996). Sempre Ferenczi sostiene che i bambini di tre-quattro anni “non hanno ricordi coscienti, ma solo sensazioni (…) e conseguenti reazioni corporee. Il ricordo resta conficcato in corpo ed è solo lì che è possibile risvegliarlo.” Aggiunge: “Lo shock inatteso, schiacciante, porta una paralisi motoria e del pensiero durante la quale ogni impressione meccanica e psichica viene assorbita senza difesa (…) di queste impressioni non rimangono tracce per cui le cause del trauma non sono rintracciabili mediante la memoria (Ferenczi S., 1934). Tradotto in parole semplici, alcuni avvenimenti vengono memorizzati a livello inconscio e possono scatenare disturbi comportamentali, incubi o flashback senza una volontà attiva.

“I vissuti traumatici sono in gran parte rappresentati attraverso la memoria procedurale, piuttosto che attraverso le parole di quella dichiarativa. L’esposizione a immagini, suoni e odori possono richiamare al presente il ricordo traumatico che però non è dichiarabile, in quanto il soggetto non lo ricorda in maniera palese, ma attraverso sensazioni e reazioni corporee di per sé ingiustificabili. “Il corpo ricorda, non la mente. Incapace di essere integrata, la memoria traumatica è destinata ad essere rivissuta…..”

 

Il perpetuarsi di sentimenti cronici di impotenza e malessere

La vittima tende a ripetere e rivivere situazioni passate allo scopo di impadronirsi appieno di un evento molto impressionante. In realtà nelle vittime la ripetizione causa una sofferenza supplementare. Lo stesso passaggio dal ruolo di vittima a quello di aggressore tende a sostituire la paura e l’impotenza con l’onnipotenza, la passività all’attività. La situazione passata può essere semplicemente rivissuta attraverso il sogno. “I sogni si ripetono per mesi, anche anni, perché l’angoscia originata dall’esperienza traumatica è troppo intensa e massiccia per essere placata da un solo sogno o incubo. Il sogno è una sorta di richiesta di soluzione ad una sensazione inspiegabile verbalmente perché non si ricorda. Segnali come paura di dormire da solo, e al buio o le interruzioni di sonno possono essere segnali di un malessere interiore.

La ripetizione traumatica “sarebbe un instancabile tentativo di ricostruzione , da parte del paziente, della propria continuità tra quello che era prima e quello che è diventato (Sironi F. 1999). La ripetizione avrebbe cioè l’obiettivo di superare la rottura e la discontinuità portate dal trauma, ricreando la continuità interrotta.

 

Come intervenire

La dottssa Morelli conclude dicendo che il recupero del ricordo non è più considerato parte importante dell’azione terapeutica. Semmai si recuperano le antiche percezioni e si cerca di riscrivere i ricordi in un nuovo contesto sapendo che nei casi più gravi il ricordo esplicito è troppo doloroso per essere rappresentabile. Fondamentale è l’atteggiamento del terapeuta che deve accompagnare il paziente con empatia e condividere, senza essere distrutto, l’esperienza del minore abusato. Lo scopo è quello di tessere una nuova trama accettabile.

 

Alla fine di questo articolo abbiamo imparato che:

  • tutti i traumi si portano dietro una sofferenza che può essere implicita (se non ricordi l’evento) o esplicita (se lo ricordi)
  • in entrambi i casi i minori o ragazzi opportunatamente accompagnati possono riconoscere il loro dolore e conviverci
  • solo in casi estremi la vittima si trasforma in carnefice
  • il trauma si ripete attraverso sogni, flash back, incubi o stati ansiogeni non spiegabili dalla memoria esplicita
  • la ripetizione dell’evento nella mente è una semplice richiesta di aiuto per superare il trauma
  • l’ascolto empatico e la condanna dell’accaduto è terapeutico.

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