Sessualità/abusi su minori: “Uscire dal trauma è possibile” – I parte

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Tratto da:Abuso sessuale sui minori: il sostegno alle giovani vittime” di Anna Beccari, Università degli studi di Parma (2007-2008). Riportiamo la dedica:

“Dedico questo lavoro a tutti i bambini di ieri, di oggi e di domani vittime di abuso….perchè uscire dal trauma è possibile”.

Grazie Anna e grazie a tutti quegli adulti che hanno la sensibilità di capire ed aiutare questi bambini.

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Il trauma è un evento improvviso, imprevisto ed imprevedibile che la persona sperimenta come devastante e destabilizzante. Tra questi rientra l’abuso sessuale. A seconda della peculiarità difensiva (resilienza del bambino) possono manifestarsi una serie di eventi biologici o psicologici più o meno acuti o cronici. Ciò è il semplice segnale che il sistema di elaborazione della mente si è inceppato. L’evento traumatico rimane fissato nel suo stato disturbante determinando incubi, flash back, pensieri intrusivi ed altri sintomi tipici di un disturbo d’ansia. I sintomi di disturbo post traumatico possono comparire anche da adulti a seguito di situazioni come lutti, malattie, cioè quando la persona è sotto stress. Ma ognuno di noi, come ogni bambino, ha una diversa capacità di elaborazione. Solo una percentuale ridotta di persone svilupperà, nel lungo termine, un Disturbo Post Traumaticoda stress, ma potrà manifestare altre patologie più leggere. In linea generale si può affermate che tanto più intenso è l’evento traumatico, tanto maggiore è la possibilità di sviluppare disturbi a lungo termine di elevata intensità. Però la capacità di elaborazione del bambino determina l’insorgere o meno di disturbi anche se l’evento è stato sporadico e di leggera gravità; al contrario episodi pesanti possono lasciare tracce gestibili.

La maggiore vulnerabilità è evidenziata quando la vittima ha una bassa autostima, percezione ridotta della controllabilità degli eventi, elevata reattività psicosomatica, strategie di ipercontrollo ed evitamento, disfunzioni relazionali familiari, precedente esposizione a traumi non ancora superati, problemi psichici in famiglia. Vi è inoltre una tendenza ad assumersi le responsabilità personale di fallimenti ed eventi negativi e alla tendenza di affrontare lo stress focalizzando l’attenzione sulle proprie emozioni anziché sui problemi in quanto tali.

Le risorse sociali sono un altro elemento importante: le persone con scadenti abilità interpersonali sembra abbiano una maggiore probabilità di avere effetti negativi duraturi.Da ciò si capisce che il risultato è un insieme molto complesso di numerose variabili.

Reazioni normali e patologie del trauma

Quando un evento traumatico supera le capacità di tolleranza dell’individuo risulta bloccato il naturale processo di elaborazione del ricordo e delle emozioni collegate. La difficoltà può dipendere dall’intensità e dall’imprevedibilità dell’evento, sia dalla capacità di tolleranza del soggetto.

Diventa in questi casi necessario:avere una persona con cui parlare, tornare al più presto alle attività ordinarie, convivere con sensazioni forti perché ciò è normale, darci tempo per riguadagnare le forze. Si può inoltre vivere in un senso di irrealtà quasi come se fosse un film. Ma ci possonoessere anche manifestazioni fisiche come tachicardia, senso di nausea, bisogno di vicinanza con persone fidate perché si ha paura di stare soli. La persona, insomma, percepisce tutta la sua vulnerabilità.

Le risorse dei bambini

E’ importante ricordare che i bambini provano dolore allo stesso modo degli adulti. Si potrebbe pensare che i bambini siano più vulnerabili in quanto più indifesi e soggetti a spaventarsi più degli adulti. Tuttavia secondo alcune ricerche, il livello evolutivo di persè non sarebbe sufficiente a renderli più vulnerabili alla traumatizzazione (Newman, 1976).

Il ruolo degli adulti di fronte ad un caso di abuso

Riveste invece importanza la natura dei rapporti familiari. Quando uno o entrambi i genitori vanno in pezzi di fronte alla dichiarazione di abuso trasmettono al figlio il messaggio di non essere in grado di tollerare e gestire l’esposizione al ricordo traumatico e ciò può influire a rinforzare la reazione post-traumatica del bambino. Il piccolo potrebbe avere la percezione di non essere accudito e protetto abbassando la capacità di elaborazione del trauma e aumentando i disturbi.

“L’ambiente familiare può contribuire allo sviluppo e alla persistenza dei sintomi postraumatici, ma anche alla risoluzione. La valutazione del contesto familiare riveste quindi un’importante determinante”.

Riconoscere il malessere del bambino è il primo passo verso la guarigione: “I bambini sono migliori informatori per quel che riguarda le loro condizioni interne, ma non hanno grande spirito di osservazione circa i propri comportamenti. I genitori d’altra parte sottovalutano spesso la sofferenza interiore dei figli, ma sanno osservare molto meglio il loro comportamento”. (Belter, 1991).

(continua…)

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