Archivio mensile:marzo 2016

Unicatt: “Seminario sui fallimenti adottivi” – MI – 12 maggio 2016

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Dipartimento  di Psicologia e Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia

I FALLIMENTI NELL’ADOZIONE:

 RISULTATI DI RICERCA E INDICAZIONI PER LA PREVENZIONE

Prof. Jesús Palacios,

Professore di Psicologia dell’educazione e dello sviluppo, Università di Siviglia (Spagna)

Seminario internazionale

Giovedì 12 maggio ore 14.00-17.00 

Università Cattolica, Via Nirone, 15  – Aula NI110 –

L’intervento del prof. Palacios si articolerà in due parti:

 in una prima parte verranno esposti i risultati di una recente ricerca condotta in Spagna e nella seconda saranno offerti e discussi  spunti per la preparazione e l’accompagnamento delle famiglie adottive

E’ prevista una traduzione consecutiva dall’inglese.

Introduce e modera:

Rosa Rosnati, Professore ordinario di Psicologia Sociale,  Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, Facoltà di Scienze Politiche e Sociali,  Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Interventi di:

Mario Zevola, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano

Ondina Greco, psicologa, psicoterapeuta, Servizio di Psicologia clinica per la coppia e la famiglia, Università Cattolica di Milano

Cecilia Ragaini, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, Cooperativa “Il geco”, Milano

Modalità di iscrizione, fino ad esaurimento dei posti: si prega di  confermare la presenza tramite mail al centro.famiglia@unicatt.it

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Per la Pasqua, non dimentichiamo l’altra parte del mondo

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Abbiamo selezionato una parte della lettera che ci ha inviato padre Paolillo, missionario comboniano in Brasile, con i consueti auguri di Pasqua. Ci racconta di uno dei suoi ragazzi di strada e della vita dura quando ci si trova dall’altra parte, dalla parte di chi non ha voce.

LA VITA DI GABRIEL È UN AVVENIMENTO PASQUALE

Gabriel è uno dei nostri ragazzi. Non sappiamo con esattezza la sua età perché non è mai stato registrato all´anagrafe. Non ha il certificato di nascita. Dimostra 12 anni. Abbiamo fatto una richiesta al Tribunale dei Minori perché faccia le dovute pratiche al fine di stabilire l´età e procedere al registro. Ambulava per la strada e sniffava colla di calzolaio. Nei primi mesi del progetto si fermava spesso davanti a uno dei cancelli per osservare gli altri bambini. Lo invitammo varie volte a partecipare. Arrivammo ad iscriverlo, ma vi restava solo per qualche giorno. Finché è avvenuto il miracolo.

Gabriel frequenta regolarmente il Progetto da quasi un anno. Va anche a scuola. È iscritto alla prima elementare. Non sniffa più colla e non perambula per la strada. Vive con una sorella. Ha guadagnato peso. Anche la pelle, fino a qualche tempo fa imbiancata da una micosi, sta riprendendo il colore originale. Il suo volto ha ancora tratti di tristezza. Quando si parla di violenza contro i bambini scoppia in lacrime. È evidente che gli riaffiorano alla memoria tutte le aggressioni subite durante l´infanzia negata. Preferisce non parlarne, i suoi occhi, però, rivelano il suo dolore. Ma poi passa. Ora finalmente sorride. La vita ancora non gli ha dato quello che merita, soprattutto le cure di una famiglia premurosa. Le ferite, cicatrizzate nel corpo, ma ancora aperte nell´anima, lo perturberanno forse per sempre. Ma ha una voglia matta di vivere.

La sua è una storia di superamento. Direi di più: è un avvenimento pasquale. Non potete immaginare lo sforzo necessario per liberarsi dalla dipendenza della colla. Ma lui, da oltre un anno, non la sniffa più. Sta dicendo no alla droga e alla criminalità. Possiamo addebitargli una vittoria parziale sulla morte.

Padre Paolillo

 

Sessualità/abusi su minori: “Uscire dal trauma è possibile” – III parte

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La trasformazione del trauma in opportunità (riportiamo integralmente le considerazioni finali):

“Molte persone, reduci da esperienze orribili o che si sono confrontate con prove estremamente dure della vita, hanno mostrato che il trauma può portare con sé anche un aspetto forte e potente, rappresentando una forza misteriosa di cambiamento positivo e di crescita personale.

Diversi studi si sono concentrati su tale cosiddetta “crescita post-traumatica” o “post traumatic growth”, ossia sulla possibilità di arricchirsi e di trasformare un episodio negativo di vita in una fonte di trasformazione positiva, in uno stimolo al miglioramento, attraverso delle capacità che sembrano svilupparsi in stretta connessione con la riscoperta di una capacità di fronteggiare eventi anche molto critici.

Questo aspetto positivo che si può riscontrare spesso in concomitanza di un traumapsicologico non corrisponde necessariamente ad un percorso di evoluzione positiva della sintomatologia, ma può coesistere con delle problematiche post-traumatiche, così come con una completa guarigione.

Una caratteristica fondamentale che accomuna tutti gli eventi traumatici in grado di far cambiare positivamente chi li affronta è il loro potere di impatto psicologico, cioè la loro particolare gravità, tale da mettere in crisi il sistema di assunzioni di riferimento della persona.

Le aree principalmente coinvolte nella crescita post-traumatica sono tre:

  1. la percezione di sé;
  2. la filosofia di vita;
  3. le relazioni interpersonali.

Riguardo al primo aspetto, spesso si osservano dei cambiamenti post-traumatici positivi nella consapevolezza di sé, delle proprie forze e capacità, delle risorse interiori con lo sviluppo di un atteggiamento più ottimista verso il futuro e di progetti concreti per raggiungere degli obiettivi di vita. Spesso cresce il senso di efficacia e si manifesta una migliore autostima attraverso le attività che caratterizzano il proprio stile di vita.

È frequente anche osservare un cambiamento nella propria filosofia di vita, soprattutto riguardo agli atteggiamenti nei confronti della vita stessa e della scala di priorità dei valori.

Un altro aspetto che spesso appare rinnovato positivamente dopo l’esperienza traumatica è quello che riguarda la ricchezza dei rapporti con le persone care. Il confronto con elementi negativi della vita, infatti, sembra in grado di far apprezzare maggiormente la semplicità e l’importanza dei rapporti più profondi con le persone considerate più care, mentre si ampliano le capacità di manifestare con fiducia le proprie emozioni e di apprezzare l’aiuto e la vicinanza degli altri.

Infine, una particolare capacità emotiva che è spesso amplificata dalle esperienze traumatiche è quella di empatia: sembra infatti che la sofferenza insegni a comprendere meglio le altre persone, sostenendo una capacità emozionale che risulta estremamente utile per coltivare rapporti che possono costituire una risorsa fondamentale per il superamento di stati di disagio.”

 

(fonte: 8ealtro.it)

 

Comunicazione VenetoAdozioni: “Incontri per genitori su ricerca delle origini e adolescenza” – VR – 31 mar e 28 apr 2016

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INCONTRI DIBATTITO

Sala Convegni del Distretto 3, ULSS20

Via del Capitel 22, Verona

Gli incontri sono gratuiti

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Riprende il ciclo di serate organizzate dalle ULSS provinciali di Verona e gli enti che partecipano al Progetto Veneto Adozioni sulla provincia di Verona:

 

Giovedì 31 Marzo 2016 ore 20.15

“IL LAVORO SULLE ORIGINI CON I GENITORI ADOTTIVI”

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Relatori: Dott.ssa Raffaella Stanzial – assistente sociale

Dott.ssa Rosanna De Cao – assistente sociale

Prof. Lorenzo Carpanè – Università di Verona

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Giovedì 28 Aprile 2016 ore 20.15

“GLI ADOLESCENTI, I LORO GENITORI E..LA VALIGIA”

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Relatori: Dott.ssa Elisabetta Scelsi – Psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Anna D’Angelo – Psicologa

 

 

Sessualità/abusi su minori: “Uscire dal trauma è possibile” – II parte

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Il trauma da abuso sessuale

In questa parte vengono evidenziati alcuni concetti che abbiamo già visto: molto spesso l’abuso sessuale è associato ad altre forme di abuso e ciò lo rende più grave. Si ricorda, inoltreche è più dannoso l’abuso intrafamiliare che non quello effettuato da uno sconosciuto. Ripetiamo di nuovo perché è importante: la gravità del danno psichico non è in alcun modo correlata alla gravità delle azioni subite.

Il danno psichico sulla vittima dipende da molti fattori:

  • relazione tra aggressore e vittima (più il rapporto è stretto, maggiore sarà il danno)
  • durata dell’abuso
  • risposta della società

L’abuso sessuale, come ogni trauma, distrugge nel bambino quattro elementi fondamentali:

  • la prevedibilità e controllabilità del mondo
  • il senso di invulnerabilità di sé
  • la possibilità di dare un senso positivo alla propria esperienza
  • l’abbassamento dell’autostima

Le conseguenze dell’abuso

Come si diceva non esiste un profilo clinico standard. Nei bambini il disturbo post traumatico da stress si può manifestare attraverso un comportamento disorganizzato o agitato, sogni spiacevoli, allucinazioni, flash back, incapacità di provare sentimenti d’amore, difficoltà a concentrarsi….Vi sono poi disturbi come astenia, cefalee, dolori al torace, disturbi gastrointestinali, cardiovascolari, indebolimento del sistema immunitario, disturbi a carico della memoria autobiografica, comportamenti autolesionistici. E’ stato inoltre rilevata un’alterazione dello sviluppo cognitivo dei bambini vittime di abuso legati ad una globale inibizione delle risposte cognitive alle sollecitazioni ambientali.

Altri disagi possono manifestarsi in età adulta ad esempio dolore sessuale, vaginismo, vulvodinia. In alcuni periodi la vittima può avere amnesie complete o parziali circa l’abuso.

Altro problema è quello di lenire il dolore attraverso l’abuso di sostanze. Si può ipotizzare che esperienze di abuso subite durante l’infanzia possano ottenere l’effetto di sensibilizzare i soggetti che sono state vittime predisponendoli a determinate patologie (ad es.depressione) oppure ci possono essere delle conseguenzepsicologiche e psicosociali.

Quelle di breve periodo:

  • enuresi diurna e notturna
  • disturbi del sonno
  • dell’alimentazione
  • fobie
  • dolori addominali
  • cefalee psicosomatiche

quelle di lungo termine.

  • ansia
  • personalità multipla
  • depressione
  • abuso di alcol e stupefacenti
  • bulimia
  • disturbi borderline
  • somatizzazioni

A lungo termine l’abuso sessuale può causare problemi in diverse aree della vita della persona. Si dice che costituisce un “fattore di rischio non specifico” ovvero c’è la probabilità che una volta adulto il bambino sviluppi dei disagi senza l’evolversi di un disturbo conclamato.

In particolare sentirà di essere stato tradito da chi doveva accudirlo (abuso intrafamiliare): ciò può comportare un profondo senso di sfiducia e diffidenza nei confronti delle persone. Vi è poi un evidente calo di autostima: è come se il soggetto si sentisse marchiato da un’esperienza da cui non riesce a liberarsi. Questo genera profondi sentimenti di frustrazione e impotenza. Quando l’abuso è stato infra-familiare il bambino può sviluppare la convinzione di essere indegno e di essere responsabile dell’accaduto. Un bambino però non è mai responsabile di qualcosa che non è in grado di valutare nel suo reale significato.

Depressione, panico e ansia sono altri disturbi frequenti. Rientra anche la ridotta capacità di controllare la rabbia e difficoltà nei rapporti interpersonali.

Secondo noi merita attenzione la sezione dei problemi sessuali che riportiamo integralmente e che si ricollega con il post precedente: “L’iniziazione prematura alla vita sessuale  può generare l’evitamento della vita sessuale, una vita sessuale caratterizzata da disturbi (difficoltà o impossibilità di raggiungere l’orgasmo, assenza di sensazioni piacevoli, presenza di sensazioni dolorose durante i rapporti, una vita sessuale permeata di sensi di colpa, di sporcizia, di angoscia e paura, ma anche una sessualità promiscua, una difficoltà ad identificarsi con un genere sessuale ben preciso, un comportamento omosessuale di ripiego a causa della paura nei confronti delle persone dello stesso sesso dell’abusante.”

Comportamenti abusivi o violenti verso i propri figli o altri minori rientrano nella filiera dei casi limite che non rappresentano la prassi. Ricordiamoci sempre che la maggiore risorsa per moderare gli effetti è la reazione del genitore non abusante (o, ci permettiamo di dire, di quelli accoglienti, affidatari o adottivi che siano).

Si osservi, infine, che le ricerche più recenti sull’abuso e sul maltrattamento dei bambini dimostrano che il significato di queste esperienze traumatiche varia in funzione del periodo evolutivo in cui esse si sono verificate. Questo aspetto può rendere ragione del fatto che eventi simili possono determinare sequenze di sintomi anche molto diverse.

Tecniche di sostegno al minore

A questo punto vengono analizzate diverse tecniche di sostegno del minore, tra cui l’approccio cognitivo comportamentale: si indagano assieme al bambino i suoi pensieri e le sue credenze, i dubbi e le incertezze sui fatti accaduti. Secondo modalità adeguata all’età si parla della sessualità dei bambini e degli adulti e si insegna al bambino a rimodulare pensieri ed emozioni per ridurre l’ansia e gestire i pensieri automatici.

La narrazione dell’abuso aiuta il bambino a collegare emozioni, pensieri e fatti accaduti al fine di ricostruire una nuova autostima.

L’EMDR (EyeMovementDesensitization and Reprocessing) si presenta come tecnica innovativa la cui efficacia è stata dimostrata anche nella terapia dei bambini traumatizzati. L’impiego di determinati movimenti oculari sembrava consentire un rapido ed efficace effetto decondizionante nei confronti delle memorie traumatiche presentate dai reduci di guerra e dalle vittime di stupro. In seguito al trattamento EMDR la loro capacità di ricordare l’evento non viene alterata; ciò che viene modificata è la carica emotiva collegata all’evento.Va evidenziato tuttavia che con i bambini vittime di abuso, tale tecnica deve essere usata con molta cautela.

(continua…)

8 marzo: “Donne, donne, donne…”

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Un pensiero va alle mamme adottive, che nella fatica quotidiana, dimenticano di essere prima di tutto delle donne. E che donne!!!

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DEDICATO ALLE DONNE

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`è un`altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta

 

 

Sessualità/abusi su minori: “Uscire dal trauma è possibile” – I parte

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Tratto da:Abuso sessuale sui minori: il sostegno alle giovani vittime” di Anna Beccari, Università degli studi di Parma (2007-2008). Riportiamo la dedica:

“Dedico questo lavoro a tutti i bambini di ieri, di oggi e di domani vittime di abuso….perchè uscire dal trauma è possibile”.

Grazie Anna e grazie a tutti quegli adulti che hanno la sensibilità di capire ed aiutare questi bambini.

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Il trauma è un evento improvviso, imprevisto ed imprevedibile che la persona sperimenta come devastante e destabilizzante. Tra questi rientra l’abuso sessuale. A seconda della peculiarità difensiva (resilienza del bambino) possono manifestarsi una serie di eventi biologici o psicologici più o meno acuti o cronici. Ciò è il semplice segnale che il sistema di elaborazione della mente si è inceppato. L’evento traumatico rimane fissato nel suo stato disturbante determinando incubi, flash back, pensieri intrusivi ed altri sintomi tipici di un disturbo d’ansia. I sintomi di disturbo post traumatico possono comparire anche da adulti a seguito di situazioni come lutti, malattie, cioè quando la persona è sotto stress. Ma ognuno di noi, come ogni bambino, ha una diversa capacità di elaborazione. Solo una percentuale ridotta di persone svilupperà, nel lungo termine, un Disturbo Post Traumaticoda stress, ma potrà manifestare altre patologie più leggere. In linea generale si può affermate che tanto più intenso è l’evento traumatico, tanto maggiore è la possibilità di sviluppare disturbi a lungo termine di elevata intensità. Però la capacità di elaborazione del bambino determina l’insorgere o meno di disturbi anche se l’evento è stato sporadico e di leggera gravità; al contrario episodi pesanti possono lasciare tracce gestibili.

La maggiore vulnerabilità è evidenziata quando la vittima ha una bassa autostima, percezione ridotta della controllabilità degli eventi, elevata reattività psicosomatica, strategie di ipercontrollo ed evitamento, disfunzioni relazionali familiari, precedente esposizione a traumi non ancora superati, problemi psichici in famiglia. Vi è inoltre una tendenza ad assumersi le responsabilità personale di fallimenti ed eventi negativi e alla tendenza di affrontare lo stress focalizzando l’attenzione sulle proprie emozioni anziché sui problemi in quanto tali.

Le risorse sociali sono un altro elemento importante: le persone con scadenti abilità interpersonali sembra abbiano una maggiore probabilità di avere effetti negativi duraturi.Da ciò si capisce che il risultato è un insieme molto complesso di numerose variabili.

Reazioni normali e patologie del trauma

Quando un evento traumatico supera le capacità di tolleranza dell’individuo risulta bloccato il naturale processo di elaborazione del ricordo e delle emozioni collegate. La difficoltà può dipendere dall’intensità e dall’imprevedibilità dell’evento, sia dalla capacità di tolleranza del soggetto.

Diventa in questi casi necessario:avere una persona con cui parlare, tornare al più presto alle attività ordinarie, convivere con sensazioni forti perché ciò è normale, darci tempo per riguadagnare le forze. Si può inoltre vivere in un senso di irrealtà quasi come se fosse un film. Ma ci possonoessere anche manifestazioni fisiche come tachicardia, senso di nausea, bisogno di vicinanza con persone fidate perché si ha paura di stare soli. La persona, insomma, percepisce tutta la sua vulnerabilità.

Le risorse dei bambini

E’ importante ricordare che i bambini provano dolore allo stesso modo degli adulti. Si potrebbe pensare che i bambini siano più vulnerabili in quanto più indifesi e soggetti a spaventarsi più degli adulti. Tuttavia secondo alcune ricerche, il livello evolutivo di persè non sarebbe sufficiente a renderli più vulnerabili alla traumatizzazione (Newman, 1976).

Il ruolo degli adulti di fronte ad un caso di abuso

Riveste invece importanza la natura dei rapporti familiari. Quando uno o entrambi i genitori vanno in pezzi di fronte alla dichiarazione di abuso trasmettono al figlio il messaggio di non essere in grado di tollerare e gestire l’esposizione al ricordo traumatico e ciò può influire a rinforzare la reazione post-traumatica del bambino. Il piccolo potrebbe avere la percezione di non essere accudito e protetto abbassando la capacità di elaborazione del trauma e aumentando i disturbi.

“L’ambiente familiare può contribuire allo sviluppo e alla persistenza dei sintomi postraumatici, ma anche alla risoluzione. La valutazione del contesto familiare riveste quindi un’importante determinante”.

Riconoscere il malessere del bambino è il primo passo verso la guarigione: “I bambini sono migliori informatori per quel che riguarda le loro condizioni interne, ma non hanno grande spirito di osservazione circa i propri comportamenti. I genitori d’altra parte sottovalutano spesso la sofferenza interiore dei figli, ma sanno osservare molto meglio il loro comportamento”. (Belter, 1991).

(continua…)