Sessualità/abusi su minori: “Depressione in età adulta”

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Anche se l’abuso sessuale su minore era ben presente nell’età vittoriana, all’epoca documenti testimoniano la presenza di prostitute bambine, sarà solo negli anni ’80 che diventerà oggetto di studio. Il ritardo è dovuto alla segretezza e alla ritrosia con cui ancora oggi se ne parla. E’ difficile parlare di abusi sui bambini. Certi adulti faticano a concepire che ciò possa accadere. Eppure accade. E diciamolo e scriviamolo a caratteri cubitale, NON PER COLPA DEI BAMBINI. I bambini sono le vittime e le coppie che hanno paura ad avvicinarsi a realtà di questo genere devono capire che così facendo rendono vittime due volte bambini che chiedono l’aiuto di adulti sensibili e consapevoli del loro dolore. Quella che segue è la sintesi  del libro: “Il bambino maltrattato – Le radici della depressione nel trauma e nell’abuso infantile” di Antonia Bifulco e Patricia Moran – Astrolabio 2007. Noi tratteremo la parte che riguarda l’abuso sessuale che comunque, come vedremo, a volte si accompagna ad altri tipi di abuso. L’indagine è stata compiuta su un campione di donne inglesi ed è svincolata dall’adozione.

 

Cos’è l’abuso sessuale.

L’abuso è un contatto fisico con l’adulto. Abuso è anche essere costretto ad assistere ad un atto sessuale, guardare materiale pornografico o essere usato nei circuiti della pornografia. Abuso è “sfruttamento del bambino/della bambina a fini di gratificazione sessuale da parte di qualsiasi adulto e non solo dei genitori”. Ancora: “Chi commette abuso conta sull’inermità del bambino/della bambina, ne viola i diritti umani e tradisce la sua fiducia.”

 

Chi sono i molestatori

Dagli studi condotti da due autori in Inghilterra, si è notato che nell’11% dei casi l’abuso è esercitato da un adulto acquisito (patrigno), nel 9% nella famiglia allargata (anche in caso di affido) e per il 4% in famiglie mononucleari composte da un solo genitore.

Come per altre forme di maltrattamento anche per l’abuso sono state identificati tre gradi di gravità:

  • gravità marcata => adulto appartenente alla famiglia
  • gravità moderata => adulto vicino alla famiglia
  • gravità lieve => adulto estraneo, minimo contatto

 

La vittima

L’abuso sessuale è fortemente collegato alla negligenza. I bambini abusati sono bambini soli. Ci può essere anche un contesto familiare allargato ma poco responsabile quando l’abusante è un estraneo alla famiglia. Quasi tutti gli abusi sono compiuti da uomini. La negligenza, invece, è maschile e femminile a pari merito. L’abusante si affida alla bassa autostima e all’isolamento del bambino/della bambina. Usa metodi di controllo e di dominio subdoli, come la minaccia di far del male ai familiari. Molto spesso, in queste situazioni, l’autore dell’abuso ha il benestare di altri. Molte madri non si rendono conto della gravità o si sentono impotenti. Alcuni bambini rimangono pietrificati, altri scioccati. Spesso si parla di “dissociazione dal corpo”. Dice una bambina: “Sebbene mi facesse tanto male, era bello che qualcuno mi prestasse attenzione”.

I bambini più vulnerabili:

  • hanno problemi familiari
  • sono soli, insicuri, piccoli, fiduciosi
  • nel caso delle bambine, graziose
  • spesso appartengono a famiglie con un solo genitore

 

Prevenzione

  • non giocare in posti isolati
  • non giocare vicino ai bagni pubblici
  • mai allontanarsi di sera
  • non accettare doni
  • dire ai genitori chi ci prova o scherza con loro
  • dirlo sempre anche se è un amico di famiglia
  • attenzione agli uomini troppo affettuosi 

 

Abuso sessuale e depressione

Dall’indagine condotta si è riscontrato che in presenza di abuso sessuale di gravità marcata o moderata c’è una maggiore probabilità a soffrire di depressione in età adulta. Anche l’uso di alcol e droghe è considerato un modo per “escludere i sentimenti traumatici connessi all’abuso”.

Le cose si complicano quando assieme all’abuso sessuale si uniscono anche negligenza e maltrattamento. E’ anche vero che ciò si manifesta solo nel 4% dei soggetti della ricerca.

 

Come aiutare la vittima

“Sebbene il rischio di depressione dopo eventi di vita dolorosi sia maggiore, la maggior parte delle persone non diventa depressa” – Rutter, psichiatra e scienziato inglese.

E’ da tenere presente che nel gruppo dei bambini maltrattati e abusati del campione, un terzo ha sofferto di disturbo depressivo più o meno lieve, ma due terzi hanno condotto una vita normale.

Tre bisogni di Marlow per una crescita armoniosa
Bambino equilibrato Bambino deprivato
sicurezza essere protetto dai pericoli dell’ambiente molto spesso i famigliari sono pericolosi
sostegno amore, rispetto, senso di appartenenza nessuno ti dà conforto
autostima valorizzazione da parte degli altri, rafforzata da successo e affermazione in qualche ruolo se non si soddisfano i bisogni fisici e psicologici fondamentali del bambino si arresta la crescita psicologica e dell’autostima che può sfociare in fallimento e deprivazione di opportunità nella vita adulta

 

I fattori protettivi non sono facili da identificare perché troppe sono le variabili nella vita di una persona: è l’accumulo di esperienze negative a portare alla depressione. E’ normale che nella vita di tutti noi ci siano fasi altalenanti che ciascuno affronta con maggiore o minore serenità.

Si è notato che lo scarso sostegno sommato alla bassa autostima diventano causa scatenante della depressione. Ma se uno dei due elementi viene neutralizzato il soggetto conduce una vita normale.

Nel caso specifico di donne si è notato che:

  1. e’ importante ridurre i fattori di rischio psicosociale
  • evitare gravidanze non programmate in adolescenza
  • evitare convivenze violente
  • ridurre l’intensità di crisi esistenziali

 

  1. bisogna preparare i soggetti a fronteggiare la tensione psicosociale quando si presenta
  • migliorare l’autostima
  • migliorare la qualità delle relazioni

 

  1. si deve supportare la donna nel momento di crisi
  • aiutarla a vedere il lato positivo
  • aiutarla a pianificare la vita
  • incentivarla ad usare un sostegno

La depressione clinica, se arriva, si manifesta di solito dopo la fase dell’adolescenza. L’interazione umana è molto importante. La persona si racconta e deve trovare le parole per esprimersi facendo un lavoro interiore.

Può succedere a volte che l’esperienza dell’abuso (in senso lato, non solo sessuale) porti le donne a relazionarsi male con i propri figli, quasi a paralizzare il rapporto con loro. La donna si ritrova incapace di manifestare affetto per paura di essere ancora una volta rifiutata. Lo stesso avviene con il partner. E’ da escludere che il ciclo si manifesti automaticamente, della serie chi è maltrattato, maltratta. Ogni storia è a sé. Ma è importante il sostegno e lavorare sull’autostima. Bambine emotivamente danneggiate possono entrare nella vita adulta senza essere equipaggiate per stabilire relazioni intime, non solo con gli adulti ma anche con i propri figli. Si ritrovano inconsapevolmente a ricreare la situazione svantaggiosa cercandosi partner che non le sostengono o che addirittura creano conflitti coniugali violenti.

 

Conclusioni

Le esperienze di abuso moderate o gravi sono associate alla depressione in età adulta. Il maltrattamento infantile può influenzare tutto l’arco della vita e può estendersi da una generazione ad un’altra se non si pongono dei ripari. Chi subisce più tipi di abuso (negligenza, abuso fisico e sessuale) ha più difficoltà a gestire la vita da persona matura. Sono però molteplici le variabili per cui anche chi ha subìto può condurre una vita tranquilla, nel caso delle donne dipende in larga parte dalla scelta del partner di sostegno.

I possibili interventi:

  • preparare i genitori al loro ruolo genitoriale
  • creazione di una rete di sostegno sociale (il maltrattamento e l’abuso non possono essere scaricati sui genitori, ma devono entrare in gioco altri attori quali la scuola, professionisti, ASL e altri genitori)
  • educare alla felicità le generazioni future
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