AltroNatale. I nostri Padri: “Maria ed Elisabetta, donne di rottura con il sistema patriarcale”

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Il Natale è stato possibile attraverso una donna, Maria. Nelle Sacre Scritture le donne poche volte svolgono un ruolo di primo piano. Eppure, Maria ed Elisabetta hanno fatto, in qualche modo, “opposizione culturale”. Vediamo come.

 

 

Lc 1, 39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!

A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.

E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

 

di don Marco e don Roberto, sacerdoti ed educatori.

Siamo vicini ormai al Natale e questo brano del Vangelo ci parla di un incontro tra due donne. Donne segnate dalla Grazia, dal “miracolo” di Dio. Da una parte, Elisabetta, sterile, avanti negli anni, che aspetta un bambino. E una adolescente, Maria, vergine, che si trova incinta.

Due donne si incontrano e custodiscono entrambe nel loro segreto, la promessa di Dio. Non solo custodiscono la promessa di Dio, ma si confermano l’una con l’altra del loro cammino. Si riconoscono: una riconosce nell’altra la presenza e la benedizione di Dio.

Hanno ricevuto un alfabeto, quello dell’amore. Sanno leggere oltre le apparenze e le convenzioni, e infatti leggono l’una nell’altra la Scrittura che in loro si è fatta carne.

Portano una Parola che hanno meditato. Sono donne delle Thorà. Accolgono la Parola e la meditano nel loro cuore.  Sono due donne che credono. Credono a se stesse. Sanno decifrare il mistero che le avvolge e le spinge verso l’altro.

Maria accoglie la Parola ( l’annuncio dell’Angelo la rivela a lei) e subito si mette in viaggio.  La Parola di Dio mette in movimento, spinge verso il mondo, fa uscire dai “vicoli ciechi del cervello” ( Alda Merini) e ci porta verso la terra dell’altro.

Un viaggio caratterizzato da una spinta verso l’altro.

Alcuni biblisti (Pagola, A. Maggi) immaginano che Maria attraversa una zona impervia e pericolosa. Si può immaginare che parta di sua iniziativa, senza avvisare il marito o il padre. Come se la parola del Vangelo segna una scelta, una autonomia. Questo è un segno di rottura con un sistema patriarcale che non riconosceva alla donna la possibilità di essere libera ed autonoma. Questa Parola fa di Maria una donna emancipata rispetto al sistema chiuso in cui abita. La Parola la spinge a fare una “opposizione culturale” e a trovare la strada per il suo viaggio, quello che la condurrà ad essere la donna e la madre che sarebbe poi diventata. Entrata nella casa di Elisabetta, non saluta Zaccaria, il sacerdote, il “padrone di casa” ma saluta un’altra donna, Elisabetta.

Anche qui sembra sovvertire una convenzione sociale. La stessa Elisabetta si oppone ad una rigida tradizione, rifiutando che il suo bambino prendesse il nome del padre, ma indicando quello ispirato da Dio, “Giovanni”.

Quanto la Parola crea in noi un modo nuovo, responsabile, libero di vivere?

Quanto la Parola ci emancipa rispetto ad un sistema sociale che chiede obbedienza a convenzioni, luoghi comuni, stereotipi? Persone non dipendenti da un sistema.

Persone capaci di scelte nuove.

Il bambino di Elisabetta sussulta nel grembo.

Queste donne riconoscono l’una nell’altra l’opera di Dio.

Che cosa crea la Parola : la parola è relazione e crea relazioni.

Quando diciamo “Il Signore sia ( è ) con te e si risponde “ e con il tuo spirito”, in fondo noi ci diciamo gli uni agli altri : io riconosco il divino che è in te, che dimora in te.

La Parola ci spinge verso l’altro con un atteggiamento di ascolto e di ospitalità.

Ognuna riconosce che Dio ha piantato nel cuore dell’altro la sua tenda.

La Parola ci fa riconosce nell’altro la presenza di Dio.

Maria come l’antica Arca, custodisce la Parola che ora si è fatta carne.

Elisabetta dirà “ Benedetta colei che ha creduto nell’adempimento della Parola”.
E indirettamente sembra rimproverare il marito, la classe sacerdotale a cui egli appartiene, la religione come sistema. Una religione che come Zaccaria non ha più parole, e diventa muta perché non sa dire l’amore.

La donna a differenza di questo sistema è la migliore ambasciatrice di Dio. E la parente più prossima di Dio, in quanto come Dio, genera, mette alla luce…

Il corpo della donna come spazio del divino.

Non è paradossale quanto la religione e la chiesa abbiamo visto nel corpo della donna il luogo dell’impurità e del peccato? O forse, proprio perché la donna è portatrice del divino, il sistema del sacro la deve emarginare e sopprimere?

Ermanno Olmi dice che la donna è “complice di Dio”.

Nel 1964 quando sono nato, mia mamma dovette fare il rito della purificazione. Cosa poteva sottendere un rito come questo? Se quel bambino era stato generato dall’amore, da cosa bisognava purificarsi? dall’amore?

E per questo fare un gesto sacro?

Mentre la donna crede, perché vive la vita…

Il prete, Zaccaria, dice di credere, ma essendo fuori dalla vita, non riesce ad entrare nel mistero di Dio. Perché tra l’amore e il sistema, sceglie prima il sistema.

Siamo spesso figli di una classe sacerdotale che ci ha preservato… dall’amore.

Mentre Dio – Amore ci spinge verso l’amore.

Alda Merini dice di Gesù che “ era donna nel cuore”.

Dove ci porta la Parola? E’ una parola che ci rende pensanti, liberi. Ci spinge questa Parola verso le relazioni? Ci aiuta a rompere con le convenzioni di un sistema religioso che sembra più incline al potere che all’amore?

Concludiamo con un testo di una preghiera della nostra comunità di san Nicolò:

Dio della donne fa rinascere il mondo..

Voi donne siete il futuro del mondo, madri sempre incinte di Dio

con voi tutta la creazione si fa grembo per partorire un mondo nuovo

attraversate senza timore le montagne perché è l’amore che vi porta in alto,

perché è l’amore che vince la paura.

Nessuno più vi ferisca donne, nessuno più vi tolga la voce

perché senza di voi il mondo si spegne, la terra appassisce e muore.

Siano come voi anche le Chiese, incinte di Dio, gravide d’amore, lontane dai palazzi del potere.

Nel vostro incontro si prepara il tempo nuovo, nel vostro abbraccio si racchiude un nuovo sogno e Dio rinasce dentro il cuore della terra…

 

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