AltroNatale: “Un insolito incontro”

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Padre Saverio Paolillo, Missionario Comboniano in Brasile impegnato in progetti con i bambini di strada, ci ha mandato i suoi auguri. Ha condiviso con noi una storia ambientata nella notte di Natale. Il racconto è stato scritto tempo fa da Frei Betto, uno dei fondatori della Teologia della Liberazione. Lo introduciamo con le parole di Padre Paolillo che vive da anni dalla parte degli ultimi.

“Dio è così. Ci sorprende. Lo dico per esperienza personale. Lo trovi dove meno te lo aspetti. Si nasconde quando abbiamo la pretesa di dargli un volto “a nostra immagine e somiglianza”. Sfugge quando cerchiamo di imprigionarlo nella gabbia delle nostre teorie a suo rispetto.  Si mantiene a distanza quando cerchiamo di manipolarlo per fondamentare  le nostre opinioni, per giustificare le nostre azioni e coprire le nostre omissioni. Si rattrista quando cerchiamo di sedurlo con la sontuosità dei nostri riti. Tace e diventa muto quando lo tempestiamo di domande ripetute all’inverosimile ed esigiamo da Lui una risposta ai nostri problemi. Diventa buio quando vogliamo legarlo a “vecchie verità” assolutizzate, senza dare spazio a dubbi e interrogativi che aprono le porte al dialogo, al pluralismo e al rispetto per l’altro. Non interviene quando abdichiamo dalla nostra libertà, buttando sulle sue spalle  la responsabilità di quello che avviene ed esigendo da Lui la soluzione ai nostri problemi. Si fa bambino povero quando lo vogliamo ricco; fragile quando lo desideriamo forte; servizievole quando lo sogniamo rivestito di potere e compassionevole, quando ci aspettiamo da lui la giustizia vendicativa. Dio è Colui che viene quando sappiamo fare silenzio, lo aspettiamo con ansia e lo accogliamo così come Egli é, aprendoci al Suo dono e facendoci dono uno all’altro.”

Padre Saverio Paolillo

Come faceva tutti gli anni, padre Alfonso celebrò la Messa di Natale a mezzanotte. Per non stancare troppo i fedeli, ansiosi di tornare a casa per il cenone, accorciò la predica e saltò le preghiere dei fedeli. Alla fine fece rapidi auguri e diede la benedizione. Alcuni parrocchiani, subito dopo la Messa, entrarono in sacrestia per fargli gli auguri personalmente. Gli portarono anche dei regali. Ormai era consetudine regalargli camicie, libri e altre cose adequate a un sacerdote.

Dopo aver tolto i paramenti, padre Alfonso si guardò attorno e vide che era rimasto da solo. Terribilmente solo, in piena notte di Natale. Nessuno lo aveva invitato. Non era la prima volta che soffriva di solitudine. Era felice per la sua vocazione. Considerava il celibato come un dono di Dio e lui lo viveva con gioia. Ma, lungo i suoi 25 anni di sacerdozio, spesso sentì la mancanza di una famiglia. Quasi sempre sedeva a tavola da solo e il cibo, pur preparato con amore dalla sua cuoca, gli sembrava insipido proprio perché lo consumava in solitudine. La mensa é, soprattutto comunione, condivisione, esperienza della gioia di stare insieme. Tutto ciò gli mancava. Spesso si sorprendeva a sognare ad occhi aperti una tavolata piena di gente.

Quella notte la solitudine gli apparve ancora più dura da sopportare. Alla fine dei conti era la notte di Natale, un momento da vivere in famiglia. Per distrarsi e superare la maliconìa, Padre Alfonso cominciò ad aprire i regali e trovò ciò che gli bastava: un panettone e una bottiglia di spumante. Gli venne un’idea. Prese la borsa usata per portare la comunione agli ammalati, vi infilò dentro la bottiglia dello spumante e il panettone e si recò in una zona malfamata, conosciuta come punto di prostituzione.

Sul marciapiede, in attesa di clienti c’era Shirley. Quella notte aveva gli occhi gonfi.  Non si sentiva bene. Provava un senso di soffocamento.  Sin dalle prime ore del pomeriggio della vigilia di Natale aveva pianto copiosamente ricordando la festa di Natale a casa sua con i parenti e amici. Si ricordò della famiglia che l´aveva cacciata di casa per una gravidanza precoce, del compagno che l´aveva abbandonata appena aveva saputo della gravidanza, del figlio che provava vergogna del “mestiere” che lei faceva, delle umiliazioni vissute sulla strada, dei clienti che abusavano di lei e che, a volte, la aggredivano con estrema violenza… Sentiva schifo di se stessa. Provava odio per la vita. Spesso si arrabbiava con Dio per tanta sfortuna.

Avrebbe voluto tanto fare a meno di “lavorare” quella notte. Ma non aveva alternative. I debiti, le bollette da pagare, un figlio da mantenere la obbligavano a prostituirsi anche la notte di Natale. Ad un certo punto vide un uomo avvicinarsi con una borsa, le scarpe nere e una camicia bianca. Sembrava tornare dal lavoro. Dal suo sguardo si rese conto che era una persona ingenua, di quelle che vanno alla ricerca di sollievo e che sono disposte a pagare qualsiasi prezzo per evitare uno scandalo.

Si scambiarono un’occhiata e lei, facendo un grande sforzo, stampò sulle sue labbra un sorriso seducente. Lui si fermò e la invitò. Lei gli mostrò un piccolo albergo all’angolo. Camminarono lato a lato senza dire niente. Lei cercava di nascondere il suo dolore. Lui si guardava attorno per paura di essere visto da qualche conosciuto. Entrarono nell’albergo furtivamente. Salirono le scale rapidamente e si diressero in una stanza. L’ambiente era orribile. C’era sporcizia da tutte le parti. Gli scarafaggi incrociavano il loro cammino. Luci soffuse cercavano di proteggere l’anonimato dei clienti.

Quando finalmente entrarono in stanza, lei, come faceva solitamente con i clienti, cominciò ad accarezzarlo, ma lui si allontanò. Spiegò che non era lì per un programma, ma in cerca di compagnia. La tranquilizzò. Le disse di non preoccuparsi che le avrebbe pagato ciò che le spettava. Cominciò a raccontare la sua vita sacerdotale, le disse dei momenti di solitudine, ma anche della gioia che provava nel servizio alla sua comunità parrocchiale.  Alla fine della presentazione le chiese se voleva pregare con lui.

Shirley si sedette sul letto, infilò il volto tra le mani e cominciò a piangere dirottamente. Ora era un pianto di sollievo e di gratitudine per una gioa che non sapeva descrivere. Subito si mise a parlare della sua famiglia, della festa di Natale a casa sua quando era bambina, del presepe che montava con i nonni, della Messa solenne e del pranzo che riuniva tutta la famiglia. Parlò del figlio e dell’amore che aveva per lui, come anche del dolore di non essere vicino a lui.

Padre Alfonso, al vedere quelle lacrime che scorrevano lungo il suo volto, si commosse. La sua sensazione di solitudine era niente in relazione al dolore di quella donna. Le propose di pregare. Lei si inginocchiò, ma lui la prese per mano e la invitò a sedersi di nuovo sul letto. Lui occupò l’unica sedia della stanza. Aprì il Vangelo di Luca e lesse piano piano il racconto della nascita di Gesù. In seguito le domandò se voleva ricevere la Comunione. Shirley rimase sorpresa. Come poteva lei, una prostituta, ricevere l’Eucarestia. Padre Alfonso le lesse il testo di Matteo: “Le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio” (Mt 21,28). Dopo le chiese se volesse confessarsi per sentire l´abbraccio misericordioso di Dio. Lei  non ci pensò due volte,

Avrebbe voluto farlo da tanto tempo, ma aveva vergogna. Le poche volte che si era decisa a farlo, difficilmente trovava un sacerdote disponibile. Quasi sempre incontrava le chiese chiuse o sacerdoti senza tempo per ascoltare le confessioni. Così, tra le lacrime, raccontó tutta la sua storia, confessò tutti i suoi peccati e ricevette l’assoluzione. Il gesto più bello fu sentire, attraverso l’abbraccio caloroso di padre Alfonso, l’amore misericordioso di Dio Padre.

Padre Alfonso non riusciva a nascondere la sua emozione. Nel suo cuore c’era una misto di gioia e di dolore. Gli occhi di Shirley brillavano molto di più delle luci artificiali che addobavano gli alberi di Natale. Tutta quella luce gli dava una grande pace nel cuore. Ma provava  anche tristezza per tutto il dolore di quella donna reso ancora più duro dall’indifferenza e ipocrisia della gente. Alla fine dei conti non era solo Shirley che aveva bisogno di confessarsi, ma anche la società cinica, ipocrita e ingiusta che l’aveva abbandonata a una vita così degradante.

Dopo la comunione e la benedizione, padre Alfonso aprì la borsa e tirò fuori il panettone, la bottiglia di spumante e due tazze. Stappò la bottiglia e i due fecero un brindisi all’amore misericordioso di Dio che aveva visitato i due in maniera così insolita. Era l’alba quando i due ancora chiacchieravano, raccontandosi ore le cose belle della vita.

 

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