Sessualità/abusi su minori: “L’impatto dell’abuso e maltrattamento sulla famiglia adottiva”

Standard

Sintesi dell’articolo “Il bambino vittima di abuso e maltrattamento – di Cristina Roccia, psicologa e psicoterapeuta.

Non esistono molte ricerche che trattano questo tema. Di solito, se esiste alla base un abuso, sembra che la relazione tra bambino e famiglia adottiva sia più difficile rispetto ad altre forme di maltrattamento. In verità, da un’indagine su una cinquantina di coppie, si è potuto osservare che non è il comportamento del bambino in sé ad essere diverso da altri tipi di maltrattamento, ma il grado di frustrazione della famiglia.

Se da un lato, infatti, si può affermare che la presenza di un abuso può essere un fattore predittivo di fallimento adottivo prima dell’adozione, non è invece automatico il comportamento dell’adottato una volta inserito in famiglia.

I fattori predittivi del fallimento adottivo sono:

  • maltrattamenti e abusi subiti
  • trascuratezza
  • genitori con personalità dipendente
  • spostamenti in diverse famiglie affidatarie
  • età tardiva del bambino

Come si comporta il bambino

L’osservazione si basa su due elementi: l’attaccamento interiorizzato dal bambino e i comportamenti sessualizzati

L’attaccamento avviene nei primi due anni di vita. L’attaccamento disorganizzato deriva da esperienze di stress e ansia che il bambino non riesce a gestire perché la figura negativa di riferimento è anche l’unica fonte potenziale di aiuto, come nel caso di abuso. Nello stesso tempo si manifesta un desiderio di prossimità e di lontananza che comporterà l’assenza di una strategia organizzata nell’affrontare lo stress in qualsiasi situazione della vita.

Il bambino di fronte a questo modello di adulto interpreta qualsiasi adulto come uno che lo vuole fregare. Nelle sue manifestazioni censura il malessere perché è sicuro di venire snobbato come facevano gli adulti passati. Manca la fiducia nell’adulto e i momenti di affettività diventano per il minore fattore di ansia pur desiderandoli e cercandoli.

“Chiunque abbia subito incesto. a prescindere dal sesso di appartenenza. incontra enormi difficoltà a creare rapporti interpersonali” (…) “Le esperienze di abuso generano in chi le subisce un sentimento di diversità dagli altri e minano profondamente in senso di appartenenza”.

Si spegne anche la curiosità verso la vita e molto spesso si incontrano difficoltà a scuola e in ambito lavorativo.

Un modo per tenere lontane le persone sono anche i comportamenti sessualizzati. Adulti e coetanei provano disgusto e imbarazzo di fronte a certi comportamenti ostentati. Invece sono un modo attraverso il quale il minore rivive, inconsciamente, il trauma.

Come si comporta il genitore

Una coppia adottiva desidera un figlio da amare e da accudire. Di fronte si trova invece un bambino che ha paura di essere amato, che rifiuta qualsiasi forma di avvicinamento e se c’è dell’affetto è mescolato alla rabbia come il modello di riferimento passato che gli è stato proposto. Gli adulti accudenti si sentono così rifiutati. Non è facile interpretare comportamenti aggressivi, provocatori e strafottenti come una ricerca di amore. Bisognerebbe tenere a mente che quella che potrebbe essere interpretata come sicurezza e determinazione in realtà nasconde una profonda fragilità. “L’aggressività potrebbe essere una forma di reazione all’estrema situazione di impotenza sperimentata nel corso dell’abuso”. Aggredire è anche un modo per stare soli, per scomparire, per non creare relazioni.

Il comportamento sessualizzato viene mal tollerato dai genitori adottivi o affidatari. “Scarse capacità di controllo degli impulsi limitano ulteriormente le relazioni sociali e causano problemi a scuola.

Che cosa raccontare alla famiglia che sta per adottare

La dottoressa ritiene che sia giusto informare la famiglia. Gli operatori dovrebbero superare la paura di un rifiuto da parte della coppia. A tutto va anteposto il fatto che la storia di questi bambini è delicata e che la famiglie vanno dotate di strumenti interpretativi e gestionali per affrontare al meglio le situazioni di crisi. Crisi tra l’altro gestibili con l’adeguato supporto di persone preparate che siano in grado di fornire una diversa decodificazione della realtà. Non dire niente significa affidarsi alla fortuna, ma in questo caso diventerebbero vittime sia la famiglia che il bambino.

Una cosa è certa. L’amore non basta. E’ molto difficile usare l’amore per superare il trauma del bambino abusato poiché è proprio questo amore che rifiuta.

Farsi raccontare la storia del bambino significa partecipare al suo dolore, essere contagiati dall’orrore della sua esperienza traumatica. I racconti avvengono nei momenti più impensabili e inopportuni, mettendo a dura prova la coppia. I genitori, però, devono sapere che è stato ampiamente dimostrato che parlare del trauma subìto fa star meglio e che la narrazione delle esperienze traumatiche ha dei benefici sulla salute fisica dell’individuo.

Il compito della coppia è valorizzare le parti positive del bambino.

In definitiva, informare la famiglia adottiva del passato del minore e delle difficoltà alle quali andrà incontro è sì un rischio perché potrebbe determinare un rifiuto, ma è anche l’unico modo per garantirgli un percorso di aiuto, sostegno e cure adeguate. Non servono i dettagli, non è la storia del suo passato che conta, ma come questo passato influenzerà il suo futuro. Con un bambino ammalato di epilessia la famiglia sa che cosa deve fare, così una famiglia che accoglie un bambino abusato deve saper leggere i segnali del disagio e intervenire. Non si può dimenticare il passato, ma questo può essere elaborato in un’ottica diversa. Questo è il compito importante dei genitori adottivi: fornire strumenti al bambino per guardare alla sua storia con occhi diversi.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/2-abusoemaltrattamento-roccia.pdf)

Annunci

Una risposta »

  1. Ciao Roberta, proponi sempre spunti interessanti di discussione, grazie. Secondo me la disponibilità all’ascolto da parte dei genitori è fondamentale.
    Chi ha subito un abuso molte volte si sente “colpevole, sporco “se ne vergogna, tende a minimizzare, a dimenticare.
    Quando la cronaca racconta di abusi sui minori, in famiglia i commenti sono pesantissimi contro “il mostro” che ha perpetrato tale atto, inconcepibile, bestiale, disumano ecc… ecc… , ma il minore come recepisce tali commenti?
    Una violenza cosi’ “disumana” genererà sicuramente distruzione o comunque danni irreparabili, “io che ne sono stato oggetto sarò mai “recuperabile e accettato anche se violentato?“.
    Gli specialisti parlano di “sindrome di Stoccolma” (Con l’espressione Sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.) In questi casi come si sentirà il minore? e come potrà parlarne dopo aver sentito giudizi cosi “forti” in caso di abusi?

    Con questo non voglio dire che non se ne debba parlare in famiglia o non giudicare tali fenomeni come gravi e devastanti, il problema è di come parlarne in presenza del minore.

    Come far capire al minore che questo fatto non “diminuirà” il nostro affetto e la nostra comprensione, che lui non ne ha nessuna colpa, come farlo ????? non saprei, vediamo se chi lavora nel settore ha dei suggerimenti da dare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...