Archivio mensile:novembre 2015

Violenza sulle donne, per combatterla un master dell’Univ. di Bergamo a marzo 2016

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bullismo 2016

Marzo-Luglio 2016

Corso – Violenza di genere e bullismo, conoscere per agire, educare per prevenire

CORSO: Violenza di genere e bullismo (Unibg – SDM)

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Scuola di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica dell’infanzia e dell’adolescenza, Bologna 2016

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Iscrizioni aperte fino ad esaurimento posti – Sono in corso i colloqui di ammissione

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Finalità

La Scuola si prefigge, seguendo le indicazioni previste dalla legge vigente, di formare gli psicoterapeuti nella clinica, nella tecnica e nella prassi psicoanalitica, con particolare riguardo alle tecniche e alle peculiarità cliniche e tecnico-pratiche proprie del trattamento del bambino, dell’adolescente e della coppia, nonché del lavoro psicoterapeutico con i genitori e la famiglia.

La Scuola fa riferimento ai principi, alla ricerca e alla prassi psicoanalitica passata e recente, in particolare al contributo di Donald W. Winnicott, ma ha elaborato altresì concetti e pratiche cliniche originali, di cui diversi riferimenti sono stati pubblicati, fornendo gli strumenti professionali propri della psicoterapia psicoanalitica.

L’organizzazione e il training formativo della Scuola sono definiti da un apposito regolamento.

Sede dei corsi

C.i.Ps.Ps.i.a. – Via Savena Antico n. 17 – 40139 Bologna
Per informazioni: tel 051.6240016 – fax 051.6240260

Iscrizioni

La Scuola ammette 20 allievi per ogni anno accademico.

Sessualità/abusi su minori. Manuel: “Non capivo che cosa avesse cercato di farmi quell’uomo…”

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C’è festa in paese, la gente sta ballando, mangiando e bevendo. Molti degli uomini sono ubriachi. Manuel ha cinque anni. Si allontana dal gruppo e lungo il suo cammino incontra un uomo.

(…) Passai sotto un arco che univa due case e non mi accorsi che proprio lì, in un angolo, c’era un uomo. Era ubriaco come gli altri, ma stava appartato. E mi stava aspettando. Lo notati solo all’ultimo: sobbalzai, ma sebbene spaventato, non mi misi a correre. Cercai di guardarlo negli occhi, ma teneva la testa bassa, sembrava stordito, quasi assopito. Feci per incamminarmi di nuovo, quando all’improvviso l’uomo mi prese violentemente per un braccio e mi sollevò.

“Lasciami! Lasciami!” urlai, provando a divincolarmi. Ma lui rideva, sprezzante. Mi avvinghiò con un braccio schiacciando il mio sedere contro la sua pancia. Con l’altra mano abbassò la patta, poi con un movimento repentino ed energico mi abbassò i pantaloni fino alle caviglie. Ero nudo e suo prigioniero.

Mi allargò le gambe.

Sentivo il suo coso indurito mentre tentava di entrare dentro di me. Non capivo che cosa stesse accadendo, ma mi faceva male.

“Nooooo, lasciami!” urlai con tutto il fiato che avevo in gola. Iniziai a scalciare e a tirare pugni che però da quella posizione andavano a vuoto. Il suo coso continuava a premere contro le natiche.

Che cosa stava facendo? Perché mi stava facendo male?

Finalmente riuscii a colpirlo con uno schiaffo e la sua presa divenne meno sicura. Mi dimenai furiosamente ed egli non riuscì più a tenermi fermo. Il suo coso sbatteva contro la mia coscia, sulla mia anca, ma non più lì. Allora mi buttò a terra. Io caddi pesantemente sulla schiena e mi alzai subito i pantaloncini, poi arretrai qualche passo.

Ero riuscito a sventare il mio stupro. (…)

(fonte: estratto del libro “Il bambino invisibile” di Marcello Foa)

Sessualità/abusi su minori: “L’impatto dell’abuso e maltrattamento sulla famiglia adottiva”

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Sintesi dell’articolo “Il bambino vittima di abuso e maltrattamento – di Cristina Roccia, psicologa e psicoterapeuta.

Non esistono molte ricerche che trattano questo tema. Di solito, se esiste alla base un abuso, sembra che la relazione tra bambino e famiglia adottiva sia più difficile rispetto ad altre forme di maltrattamento. In verità, da un’indagine su una cinquantina di coppie, si è potuto osservare che non è il comportamento del bambino in sé ad essere diverso da altri tipi di maltrattamento, ma il grado di frustrazione della famiglia.

Se da un lato, infatti, si può affermare che la presenza di un abuso può essere un fattore predittivo di fallimento adottivo prima dell’adozione, non è invece automatico il comportamento dell’adottato una volta inserito in famiglia.

I fattori predittivi del fallimento adottivo sono:

  • maltrattamenti e abusi subiti
  • trascuratezza
  • genitori con personalità dipendente
  • spostamenti in diverse famiglie affidatarie
  • età tardiva del bambino

Come si comporta il bambino

L’osservazione si basa su due elementi: l’attaccamento interiorizzato dal bambino e i comportamenti sessualizzati

L’attaccamento avviene nei primi due anni di vita. L’attaccamento disorganizzato deriva da esperienze di stress e ansia che il bambino non riesce a gestire perché la figura negativa di riferimento è anche l’unica fonte potenziale di aiuto, come nel caso di abuso. Nello stesso tempo si manifesta un desiderio di prossimità e di lontananza che comporterà l’assenza di una strategia organizzata nell’affrontare lo stress in qualsiasi situazione della vita.

Il bambino di fronte a questo modello di adulto interpreta qualsiasi adulto come uno che lo vuole fregare. Nelle sue manifestazioni censura il malessere perché è sicuro di venire snobbato come facevano gli adulti passati. Manca la fiducia nell’adulto e i momenti di affettività diventano per il minore fattore di ansia pur desiderandoli e cercandoli.

“Chiunque abbia subito incesto. a prescindere dal sesso di appartenenza. incontra enormi difficoltà a creare rapporti interpersonali” (…) “Le esperienze di abuso generano in chi le subisce un sentimento di diversità dagli altri e minano profondamente in senso di appartenenza”.

Si spegne anche la curiosità verso la vita e molto spesso si incontrano difficoltà a scuola e in ambito lavorativo.

Un modo per tenere lontane le persone sono anche i comportamenti sessualizzati. Adulti e coetanei provano disgusto e imbarazzo di fronte a certi comportamenti ostentati. Invece sono un modo attraverso il quale il minore rivive, inconsciamente, il trauma.

Come si comporta il genitore

Una coppia adottiva desidera un figlio da amare e da accudire. Di fronte si trova invece un bambino che ha paura di essere amato, che rifiuta qualsiasi forma di avvicinamento e se c’è dell’affetto è mescolato alla rabbia come il modello di riferimento passato che gli è stato proposto. Gli adulti accudenti si sentono così rifiutati. Non è facile interpretare comportamenti aggressivi, provocatori e strafottenti come una ricerca di amore. Bisognerebbe tenere a mente che quella che potrebbe essere interpretata come sicurezza e determinazione in realtà nasconde una profonda fragilità. “L’aggressività potrebbe essere una forma di reazione all’estrema situazione di impotenza sperimentata nel corso dell’abuso”. Aggredire è anche un modo per stare soli, per scomparire, per non creare relazioni.

Il comportamento sessualizzato viene mal tollerato dai genitori adottivi o affidatari. “Scarse capacità di controllo degli impulsi limitano ulteriormente le relazioni sociali e causano problemi a scuola.

Che cosa raccontare alla famiglia che sta per adottare

La dottoressa ritiene che sia giusto informare la famiglia. Gli operatori dovrebbero superare la paura di un rifiuto da parte della coppia. A tutto va anteposto il fatto che la storia di questi bambini è delicata e che la famiglie vanno dotate di strumenti interpretativi e gestionali per affrontare al meglio le situazioni di crisi. Crisi tra l’altro gestibili con l’adeguato supporto di persone preparate che siano in grado di fornire una diversa decodificazione della realtà. Non dire niente significa affidarsi alla fortuna, ma in questo caso diventerebbero vittime sia la famiglia che il bambino.

Una cosa è certa. L’amore non basta. E’ molto difficile usare l’amore per superare il trauma del bambino abusato poiché è proprio questo amore che rifiuta.

Farsi raccontare la storia del bambino significa partecipare al suo dolore, essere contagiati dall’orrore della sua esperienza traumatica. I racconti avvengono nei momenti più impensabili e inopportuni, mettendo a dura prova la coppia. I genitori, però, devono sapere che è stato ampiamente dimostrato che parlare del trauma subìto fa star meglio e che la narrazione delle esperienze traumatiche ha dei benefici sulla salute fisica dell’individuo.

Il compito della coppia è valorizzare le parti positive del bambino.

In definitiva, informare la famiglia adottiva del passato del minore e delle difficoltà alle quali andrà incontro è sì un rischio perché potrebbe determinare un rifiuto, ma è anche l’unico modo per garantirgli un percorso di aiuto, sostegno e cure adeguate. Non servono i dettagli, non è la storia del suo passato che conta, ma come questo passato influenzerà il suo futuro. Con un bambino ammalato di epilessia la famiglia sa che cosa deve fare, così una famiglia che accoglie un bambino abusato deve saper leggere i segnali del disagio e intervenire. Non si può dimenticare il passato, ma questo può essere elaborato in un’ottica diversa. Questo è il compito importante dei genitori adottivi: fornire strumenti al bambino per guardare alla sua storia con occhi diversi.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/2-abusoemaltrattamento-roccia.pdf)

Comunicazione AFAIV: “Tu e i social network” – 6 nov 2015, Varese

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TU E I SOCIAL NETWORK
venerdì, 6 novembre alle 2015 ore 20,30
Malnate (Va) – Sala Consigliare – Via De Mohr

La partecipazione è libera e gratuita.

Tale evento è realizzato all’interno del “Progetto di sensibilizzazione per un uso sicuro di internet” promosso dal Coordinamento CARE, Associazione Ariete e Centro Studi Ksenia con il Patrocinio del Comune di Malnate e organizzato sul territorio dall’Associazione Famiglie Adottive Insieme per la Vita Onlus (AFAIV Onlus).
L’incontro si propone sensibilizzare e informare le famiglie sulle problematiche relative all’utilizzo di Internet e Social Networks, da parte dei ragazzi adottivi e con l’obiettivo di formare gli operatori in materia.
La complessità delle adozioni internazionali in epoca digitale impone agli operatori, alle associazioni e alle famiglie, una profonda e condivisa riflessione su come accompagnare e sostenere gli adolescenti in questo mondo di vasti e incerti, ma non evitabili, cambiamenti.

Alleghiamo il volantino contenente il programma e le modalità di iscrizione: Locandina Roadshow

Per informazioni e chiarimenti contattare.
Antonella Miozzo
presidenza@afaiv.it
340/5845073