Sessualità/abusi su minori: “E’ necessaria una rete di operatori a sostegno delle famiglie”

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Il problema non sono i bambini, ma la mancanza di un supporto concreto alle famiglie. Non esiste una causa-effetto tra bambino abusato e comportamenti deviati. Altre fonti di stress possono avere ricadute simili su un minore. Dipende da bambino e bambino. Questa è la sintesi di uno studio del 2007 – “Linee Guida in tema di abuso sui minori” del Gruppo di Lavoro SINPIA – che individua possibili conseguenze sui minori e auspica interventi da parte di operatori preparati. Non si parla del caso specifico di minori adottati.

Il maltrattamento si concretizza in atti o carenze che turbano gravemente i bambini. Quindi può essere una condotta attiva o passiva da parte dell’adulto. Anche l’abuso verbale può essere destabilizzante, alla pari dell’abuso fisico. Un’esperienza fortemente stressante e/o traumatica, se non rilevata, può sfociare in devianza in età adulta.

Le conseguenze possono avere effetti negativi su:

  • organizzazione del sé
  • regolazione degli affetti
  • sviluppo dell’attaccamento
  • sviluppo autostima
  • relazione con i coetanei
  • adattamento sociale (Cicchetti e Rizley 1981)

Il danno procurato è tanto maggiore quanto più:

  1. il maltrattamento resta sommerso
  2. il maltrattamento è ripetuto nel tempo
  3. la risposta di protezione ritarda
  4. il vissuto traumatico resta inespresso o non elaborato
  5. la dipendenza fisica tra vittima e e soggetto maltrattante resta è forte
  6. il legame tra vittima e soggetto maltrattante e di tipo faliliare
  7. lo stadio di sviluppo e i fattori di rischio nella vittima favorisce un’evoluzione negativa (Barnett, Manly e Cicchetti 1993; Wolfe e McGee, 1994; Mullen e Fergusson 1999)

Ogni bambino è un mondo a sè

Esistono tuttavia dei fattori di rischio o protettivi che sono presenti nell’individuo, che ne fanno un soggetto unico che può rispondere in diversi modi all’evento di stress. Ci sono soggetti che evolvono in modo positivo anche se sono stati sottoposti a elevati livelli di stress. La capacità del soggetto di elaborare tali eventi dipende dalla distanza tra reazioni emotive e operazioni di elaborazione; lo sviluppo di una strategia di problem solving; la formazione di meccanismi di difesa normali o nevrotici.

Bambini diversi possono reagire in modo del tutto differente di fronte allo stesso tipo di fattori di rischio in funzione del grado di vulnerabilità personale allo stress e dell’eventuale presenza di mediatori dei fattori di stress; uno stesso fattore di rischio produce effetti diversi anche al variare della fase di sviluppo considerata.

L’abuso sessuale

Per quanto riguarda l’abuso sessuale in senso stretto ne esistono di tre categorie: intra-familiare, extra-familiare e peri-familiare (che gravita attorno alla famiglia nella veste di amico o parente) a seconda del rapporto tra bambino e abusante.

“Un numero crescente di studi ha riportato un’associazione debole tra indicatori dello status socioeconomico della famiglia e rischi di abuso sessuale nei bambini. Esistono invece significative connessioni tra l’abuso sessuale e indicatori di malfunzionamento coniugale, cambiamenti familiari (presenza di patrigni e matrigne), difficoltà di adattamento dei genitori (alcolismo e criminalità) e indicatori di pattern di attaccamento tra genitori e figli” – Fergusson 1996.

Tra gli esiti clinici negli abusi sessuali si può annoverare anche la pubertà precoce e come esiti psico-comportamentali dai sei anni in su:

  • disturbi del sonno
  • disturbi nelle condotte alimentari
  • dolori fisici (cefalea, dolori addominali)
  • paure immotivate
  • reattività al contatto fisico, anche con medici
  • esplosione emotiva improvvisa (pianto, rabbia, mutismo)
  • aggressività contro adulti e coetanei
  • autolesionismo
  • interessi sessuali inappropriati
  • passività
  • depressione isolamento
  • difficoltà scolastiche
  • fughe
  • regressioni
  • tentativi di suicidio

Nonostante questo quadro, quello che va sottolineato è che non esistono indici comportamentali ed emotivi patognomonici di abuso sessuale; in un’elevata percentuale di casi non si manifestano condotte problematiche. La letteratura segnala che gli effetti a lungo termine dell’abuso sessuale restano ancora indefiniti e non chiariti da sufficienti ricerche longitudinali. Inoltre in letteratura non esistono pareri concordi e studi che dimostrino l’esclusività di una o più condotte come criterio diagnostico. Questi indici possono essere riscontrati anche in minori che hanno subito traumi o stress familiari/ambientali di natura non sessuale.

I comportamenti sessualizzati

Il comportamento erotizzato appreso è accompagnato da una sorta di piacere erotico senza evidenti segni di ansia e senza ricerca di punizione. Il bambino può mostrare una seduttività esagerata verso l’adulto ed un certo grado di piacere e gratificazione per attività sessuali. L’erotizzazione di tipo non traumatico c’è quando il minore manifesta un interesse per la sessualità, ma i contenuti sessuali  nel gioco e nel disegno sono assenti. La masturbazione compulsiva può essere presente nei bambini deprivati  che la possono utilizzare come forma compensatoria, auto consolatoria. La compulsione normalmente può essere intesa come un segno di distensione interna e può segnalare la presenza di una psicopatologia.

Supporto ai genitori

Si tratta di uno studio del 2007 e si parla di una mancanza di rete e coesione tra i diversi attori dell’intervento. Certo è che non si può pensare di lasciare da soli i genitori che dovrebbero invece essere sostenuti attraversi visite domiciliari. Manca un linguaggio comune tra medici, magistrati, psicologi, insegnanti, forze dell’ordine, avvocati, operatori sociali. Spesso le differenti specificità possono produrre fraintendimenti e divergenze sostanziali su aspetti di primaria importanza. In particolare per gli insegnanti, osservatori privilegiati del fenomeno, lo studio invita ad una formazione specifica per trattare i diversi casi con la dovuta sensibilità.

(fonte: http://www.8ealtro.it/files/12-abuso-linee-guida.pdf)

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