Fuori dal coro: “Adozione e la scuola che dovrebbe accompagnare i nostri ragazzi”

Standard

 

Prima ragazzi che studenti. Guai se la scuola lo scorda

(da: Giovani e storie, Avvenire del 19 agosto 2015)

Sono una mamma adottiva ormai da dodici anni. Osservo, a volte con tristezza, quanto la scuola italiana sia avara nei confronti dei nostri figli provenienti da culture diverse, che spesso faticano ad adeguarsi ai canoni di un insegnamento standard.
Eppure, sono menti vivaci, portate al “problem solving” perché abituati a districarsi in ambienti in cui te la devi cavare in qualche modo con i mezzi che hai. Ci sono storie dietro i ragazzi che vanno a scuola, non sono solo studenti. Non ci si può limitare a una valutazione puramente numerica.
Non sto scaricando tutta la responsabilità sugli insegnanti, però posso dire che in presenza di una famiglia disposta a collaborare non sempre gli educatori si fermano ad ascoltare, in particolare alle superiori.
La bocciatura fine a se stessa è inutile, se non dannosa, nel caso di un figlio adottato, perché non risolve i problemi di natura affettiva che rallentano l’apprendimento. La bocciatura ha senso se si accompagnano il ragazzo e la famiglia in un percorso diverso, se si danno delle alternative. La famiglia e il ragazzo, però, andrebbero sostenuti per evitare la bocciatura, per attutire il contraccolpo sul ragazzo. Perché i nostri figli valgono, anche se non sono i migliori secondo un sistema scuola che, non dimentichiamo, è costruito su misura della “classe dominante”, come era stato osservato da don Milani. Che fare? La solitudine della famiglia è grande, soprattutto quando hai di fronte un ragazzo con potenzialità che non sai come incanalare in un contesto scolastico poco flessibile. E il rischio abbandono è davvero molto alto.
Roberta Cellore

.

Risponde Luigi Ballerini, psicoanalista e scrittore.

Uno studente è prima un ragazzo che uno studente. Ringrazio di cuore la nostra lettrice per averci ricordato questa verità semplice ed evidente, che come tutte le verità semplici ed evidenti rischia a volte di essere ignorata. Se poi il giovane vive una condizione particolare, come il trovarsi in un tessuto culturale e sociale molto diverso da quello in cui è nato e, magari, cresciuto, l’affermazione è ancora più significativa. L’apprendimento non è mai un processo meccanico, il ragazzo che impara non è assimilabile a una carta assorbente che si imbibisce. È fondamentale per lui sentirsi a proprio agio, compreso e accolto nel contesto in cui ciò accade. L’insegnante pertanto non può essere solo un verificatore, è innanzitutto un compagno di cammino. Sta a lui suscitare la voglia nello studente, innestando la passione che nasce sulla sua propria. Così come sta a lui usare l’affetto e la flessibilità necessari a personalizzare il percorso, riconoscendo e facendo leva su tutte le risorse che si sono già dimostrate attive, seppur in contesti diversi. Nel caso di risultati insoddisfacenti deve poi aiutare il ragazzo in difficoltà non tanto a trovare la sua strada, ma a costruirsela. Anche con creatività. Non esiste infatti una strada predeterminata che andrebbe scovata, la strada viene costruita dagli incontri e dagli accadimenti.
Nella lettera è denunciato un contesto scolastico poco flessibile. Che fare, viene anche chiesto. Innanzitutto, direi, difendere il ragazzo, soprattutto se l’ambiente è davvero sordo alle istanze della persona e non ne riconosce il valore. La difesa è difesa di un pensiero di profitto. Significa lavorare perché il giovane non si scoraggi, non inizi a pensare lui stesso di non valere niente, di non poter costruire nulla. E poi guardarsi intorno: farsi aiutare da altre famiglie, cercare nuovi insegnanti e nuove scuole. L’abbandono scolastico è una sconfitta per tutti. È un atto disperato, perché figlio dell’idea che non possano più darsi frutti. I frutti invece arrivano sempre, con il tempo e il lavoro. Che la nostra certezza al riguardo sostenga i più giovani anche nei momenti più scuri.
.

(fonte: http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Giovani%20storie/Prima%20ragazzi%20che%20studenti.

%20Guai%20se%20la%20scuola%20lo%20scorda_20150819.aspx?rubrica=Giovani%20storie)

Annunci

»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...