Colombia. Cesar, 29 anni: “La ricerca delle origini e l’amore per il mio paese”

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Abbiamo incontrato Cesar che è un ragazzo colombiano, adottato, ritornato a vivere nel suo paese natale. Vi raccontiamo la sua storia tratta dal suo sito personale http://cesarbucci.me/. Cesar ama molto il suo paese ed è a disposizione di chi vuole informazioni sulla Colombia.

La mia vita è influenzata da un evento molto importante: la mia adozione. Sono nato a Villavicencio – Colombia – nel 1986 e sono stato lasciato da mia madre prima del mio secondo anno di età. Sono stato adottato nel 1988 e questo evento è stato per me un trauma: da allora sono vissuto cosciente che l’Italia non era il mio paese, che provenivo da un altro posto. Sono cresciuto con una domanda insistente, desideravo sapere perché mia madre mi aveva lasciato. I miei genitori adottivi mi spiegavano che era stata una necessità. In Colombia la vita era dura, la gente povera e affamata. Inoltre mia madre non aveva i mezzi per avere cura di me e per questo ha fatto questa scelta. Nonostante i loro sforzi c’erano ancora dei dubbi che mi giravano nella testa: perché se la gente moriva di fame nella mia famiglia si sprecava cibo? Che cosa avevo perso e che cosa potevo fare io per il mio paese, considerando, adesso, la mia posizione fortunata? Queste domande e il desiderio di conoscere il mio paese natale mi portarono a saperne di più e ad aiutare la mia gente. Inoltre, intorno ai 13 anni, capii che, era vero, mia madre mi aveva lasciato, ma il suo era stato l’atto di amore più grande del mondo: “Lasciare qualcuno che si ama per il suo bene”.

A 21 anni sono partito per la Colombia, assecondando i miei desideri e necessità, per conoscere il mio paese e cercare mia madre biologica. Desideravo ringraziarla per il suo atto di amore. Nei mesi a seguire ho iniziato ad imparare lo spagnolo e da lì a poco iniziai la ricerca. Non l’ho incontrata, ma ho conosciuto la verità: mia madre era una prostituta che era stata messa in carcere. La signora che si occupava di me, allora, decise di portarmi in istituto (ICBF) e da lì sono stato fatto adottare. Mai mi dimenticherò l’incontro con quella signora che si era presa cura di me al posto di mia madre: ero senza parole e incapace di formulare qualsiasi pensiero al di fuori di un martellante “L’ho incontrata”.

Soddisfatto e con desiderio di conoscere di più il mio paese mi sono stabilito a Bogotà per studiare “Trabajo Social” e poi “Cine y Televisión” all’Universidad Nacional de Colombia. In questi ultimi anni ho potuto conoscere meglio la situazione reale della Colombia. Ho potuto apprendere quanto sia difficile per i LGTBI (lesbiche, gay, transgender e bisessuali) essere accettati e come siano spesso associati solo alla prostituzione; ho potuto vedere come la violenza faccia parte della cultura della maggioranza dei colombiani; ho potuto vedere ragazzini di 16 anni indossare divise militari e, dotati di armi, lavorare come ausiliari militari. Questo è un paese dove questi giovani non hanno altra possibilità legale di vita se non entrare nelle Forze Armate. Lo studio è un privilegio, come il lavoro.

Quello del servizio militare obbligatorio in Colombia è un argomento che mi sta molto a cuore. Con l’aiuto di alcune organizzazioni statali e non, sto lavorando ad un documentario di denuncia che si vorrebbe divulgare a livello nazionale e internazionale per creare pressione sociale al fine di velocizzare la eliminazione del servizio militare obbligatorio e di portare la pace al più presto nel nostro paese.

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