Archivio mensile:giugno 2015

Colombia. Col senno di poi…

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“Non è raro che i poveri vengano privati anche della dignità di interrogarci sul perché della loro povertà. Li convinciamo che l’errore non sia nella nostra mancanza di risposte, ma nelle loro domande sbagliate, impertinenti, superbe, peccaminose. L’ideologia della classe dominante persuade le vittime che chiedere ragioni sulla loro miseria e sulla ricchezza degli altri è illecito, immorale, magari irreligioso.

 

Quando i poveri, o chi dà loro voce, smettono di porre a loro stessi, agli altri e a Dio le domande più vere e radicali, che nascono dalla loro condizione oggettiva e concreta, e si tacciono o ne formulano di più gentili ed innocue, la loro schiavitù inizia a diventare irreversibile.

 

Si può sempre pensare di liberare noi stessi o qualcuno da una trappola di povertà materiale, morale, relazionale, spirituale finché continuiamo a chiederci perché.” – Luigino Bruni, esperto di economia sociale.

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Colombia. Cesar, 29 anni: “La ricerca delle origini e l’amore per il mio paese”

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Abbiamo incontrato Cesar che è un ragazzo colombiano, adottato, ritornato a vivere nel suo paese natale. Vi raccontiamo la sua storia tratta dal suo sito personale http://cesarbucci.me/. Cesar ama molto il suo paese ed è a disposizione di chi vuole informazioni sulla Colombia.

La mia vita è influenzata da un evento molto importante: la mia adozione. Sono nato a Villavicencio – Colombia – nel 1986 e sono stato lasciato da mia madre prima del mio secondo anno di età. Sono stato adottato nel 1988 e questo evento è stato per me un trauma: da allora sono vissuto cosciente che l’Italia non era il mio paese, che provenivo da un altro posto. Sono cresciuto con una domanda insistente, desideravo sapere perché mia madre mi aveva lasciato. I miei genitori adottivi mi spiegavano che era stata una necessità. In Colombia la vita era dura, la gente povera e affamata. Inoltre mia madre non aveva i mezzi per avere cura di me e per questo ha fatto questa scelta. Nonostante i loro sforzi c’erano ancora dei dubbi che mi giravano nella testa: perché se la gente moriva di fame nella mia famiglia si sprecava cibo? Che cosa avevo perso e che cosa potevo fare io per il mio paese, considerando, adesso, la mia posizione fortunata? Queste domande e il desiderio di conoscere il mio paese natale mi portarono a saperne di più e ad aiutare la mia gente. Inoltre, intorno ai 13 anni, capii che, era vero, mia madre mi aveva lasciato, ma il suo era stato l’atto di amore più grande del mondo: “Lasciare qualcuno che si ama per il suo bene”.

A 21 anni sono partito per la Colombia, assecondando i miei desideri e necessità, per conoscere il mio paese e cercare mia madre biologica. Desideravo ringraziarla per il suo atto di amore. Nei mesi a seguire ho iniziato ad imparare lo spagnolo e da lì a poco iniziai la ricerca. Non l’ho incontrata, ma ho conosciuto la verità: mia madre era una prostituta che era stata messa in carcere. La signora che si occupava di me, allora, decise di portarmi in istituto (ICBF) e da lì sono stato fatto adottare. Mai mi dimenticherò l’incontro con quella signora che si era presa cura di me al posto di mia madre: ero senza parole e incapace di formulare qualsiasi pensiero al di fuori di un martellante “L’ho incontrata”.

Soddisfatto e con desiderio di conoscere di più il mio paese mi sono stabilito a Bogotà per studiare “Trabajo Social” e poi “Cine y Televisión” all’Universidad Nacional de Colombia. In questi ultimi anni ho potuto conoscere meglio la situazione reale della Colombia. Ho potuto apprendere quanto sia difficile per i LGTBI (lesbiche, gay, transgender e bisessuali) essere accettati e come siano spesso associati solo alla prostituzione; ho potuto vedere come la violenza faccia parte della cultura della maggioranza dei colombiani; ho potuto vedere ragazzini di 16 anni indossare divise militari e, dotati di armi, lavorare come ausiliari militari. Questo è un paese dove questi giovani non hanno altra possibilità legale di vita se non entrare nelle Forze Armate. Lo studio è un privilegio, come il lavoro.

Quello del servizio militare obbligatorio in Colombia è un argomento che mi sta molto a cuore. Con l’aiuto di alcune organizzazioni statali e non, sto lavorando ad un documentario di denuncia che si vorrebbe divulgare a livello nazionale e internazionale per creare pressione sociale al fine di velocizzare la eliminazione del servizio militare obbligatorio e di portare la pace al più presto nel nostro paese.

Colombia. Per le coppie: “Procedure adottive ad oggi”

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ICBF: Risoluzione 4274 del 6 giugno 2013 . A giugno 2013 c’erano più di tremila famiglie in lista d’attesa per bambini nella fascia d’età 0-6 anni. Di fronte ad un periodo di attesa di 7 anni la Colombia ha bloccato per due anni il ricevimento di nuove pratiche per bambini in questa fascia d’età. Detto divieto è partito dal 15 luglio 2013. . Va sottolineato che il divieto non riguarda:

  • i bambini special needs e di conseguenza le adozioni tramite progetto vacaciones en el extranjero (ad oggi non ancora partito ndr)
  • le domande di adozione di famiglie colombiane residenti all’estero
  • le domande di adozione di famiglie che hanno già adottato o hanno espresso la volontà nell’ambito del procedimento di adozione o nella fase post adozione di adottare in ogni momento un fratello/sorella del figlio/della figlia già adottata.

. Inoltre questa decisione non riguarda le domande di famiglie residenti all’estero che alla data del 15 luglio 2013 si trovavano:

  • in lista di attesa
  • di stanza in Colombia o in attesa di avere l’idoneità in Colombia.

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La Colombia sta anche considerando un nuovo programma di adozione con maggiore trasparenza dei costi da parte degli enti, una valutazione della coppia secondo le linee guida dell’ICBF per evitare il doppio costo alle famiglie e lo stop ai progetti di cooperazione internazionale da parte degli organismi accreditati. . Per maggiori dettagli vedi: http://www.coordinamentocare.org/public/index.php/news/190-icbf-risoluzione-4274-del-6-giugno-2013.html http://www.aibi.it/ita/colombia-solarte-icbfoccorre-modificare-la-legge-sulle-adozioni-procedure-troppo-lunghe/

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Nomina del nuovo vicedirettore nel settore adozioni internazionali Il Segretario Generale dell’ICBF ha nominato il nuovo Vicedirettore incaricato del settore Adozioni Internazionali, la dott.ssa Gloria Orozco de Burgos. Avvocato specialista in diritto famigliare, la sua è un’esperienza ventennale nel campo delle adozioni. Il neo vicedirettore subentra alla dott.ssa Cardena Luna. (SOS Bambino 01/2014).

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Lista delle coppie in attesa in Colombia http://www.icbf.gov.co/portal/page/portal/PortalICBF/Bienestar/ProgramaAdopciones 11313115_10204581267267873_7942686237377821371_o Link alla CAI: http://www.commissioneadozioni.it/it/per-una-famiglia-adottiva/paesi/america/colombia.aspx

Colombia: “Il problema dei fallimenti adottivi”

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Sono poche le rìcerche sulle restituzioni adottive. Abbiamo cercato sul web e abbiamo trovato il materiale che vi proponiamo in una breve sintesi, con link al sito che l’ha pubblicato integralmente. Sebbene un po’ datata (la ricerca riguarda un periodo di indagine dal 1998 al 2001) riteniamo che contenga le variabili per far intendere il fenomeno ed arginarlo. E’ stato inserito nella sezione Colombia perchè si parla di bambini grandi e fratrie che non sono casi isolati nelle adozioni in questo paese.

Chiariamo, prima di tutto, che “Il successo dell’esperienza adottiva dipende dai genitori almeno quanto dai bambini.”

In quest’ottica lo studio parla di:

1.diversità culturale tra genitori e figli. “I problemi che insorgono all’interno di una famiglia adottiva dovuti alle diversità culturali esistenti tra genitori e figli, portano spesso i genitori a vedere nel bambino tanto desiderato la causa delle frustrazioni che permeano la famiglia stessa.”

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2.necessità di creare una consapevolezza matura nella coppia prima e dopo l’adozione. “Molti degli insuccessi registrati si sarebbero potuti evitare se la coppia, all’ingresso in Italia e anche prima dell’adozione vera e propria, fosse stata seguita, affiancata, sostenuta, orientata, se insomma avesse avuto un ancoraggio forte e sicuro.”

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3.variabili che possono aumentare il rischi restituzioni

età del figlio …” Certo sappiamo che l’età non è l’unico fattore di rischio, ma certamente possiamo dire che a età più avanzate di inserimento nel nucleo familiare sono correlati maggiori rischi di restituzione.”

– età del genitore…” L’età media dei genitori adottivi intervistati per il fallimento dell’adozione al momento dell’ingresso del minore in Italia è superiore rispetto alla media dei genitori adottivi complessivamente considerati, 45 per i mariti e 42 per le mogli contro 40 per i mariti e 39 per le mogli della media complessiva.”

paese di provenienza del figlio…” Sono i Paesi dell’America latina (51,5% delle restituzioni totali) a far segnare le incidenze più alte di restituzioni, con valori decisamente superiori a quelle dei minori provenienti dall’area dell’Est Europa (39,3% delle restituzioni complessive). (…) nel caso specifico dei minori brasiliani (il Brasile è il paese che registra il maggior numero di restituzioni- ndr) ” si può dunque affermare che la qualità del vissuto, e non solo la durata, risulta un forte fattore di rischio che può incidere profondamente sulla riuscita dell’esperienza adottiva.”

ruolo sociale e aspettative dei genitori…” Tra le coppie adottive che restituiscono i minori vi sono forti elementi di continuità. Queste famiglie presentano tutte un basso numero di figli naturali, un alto tasso di occupazione, soprattutto del padre.”…” Generalmente i fattori di rischio di insuccesso per i genitori sono strettamente connessi alle motivazioni che li hanno spinti verso l’adozione in Colombia e alle aspettative che ripongono nei figli. Un altro elemento spesso segnalato come fattore di rischio è l’esigenza di avere figli biologici nella famiglia adottiva al momento dell’adozione.

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4.motivazioni dell’allontanamento del minore. ” Le frequenze più alte si registrano in merito a motivazioni generiche che non di rado sottendono altro: difficoltà di relazione, conflittualità con la famiglia, inadeguatezza/incapacità della coppia. Frequenze più basse si hanno per motivazioni più specifiche: abuso, aggressività del minore, abbandono e maltrattamenti.

Tra i casi rilevati di minori allontanati dal nucleo familiare adottivo a seguito di aperto conflitto o difficoltà a proseguire la relazione genitori- figli si rilevano un numero elevato di minori adottati insieme ad uno o più fratelli e dalle storie raccolte emerge come raramente l’allontanamento coinvolga tutto il gruppo dei fratelli ma piuttosto riguardi prevalentemente uno solo e nella fattispecie il bambino più grande.”

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5.quando l’adozione ha successo. ” È bene precisare però che l’allontanamento del minore dalla famiglia adottiva non è che una delle manifestazioni in cui si può concretare il mancato successo di un’adozione e qualche volta non è affatto il peggiore dei mali, soprattutto se viene effettuato tempestivamente, con una pronta attivazione dei servizi sociali. (….). Il rimanere a tutti i costi nella famiglia adottiva, magari patologica o maltrattante, può arrecare al minore danni maggiori di un accoglimento in adeguata struttura.

Il successo di un’adozione, infatti, non si misura sempre con il mantenimento a ogni costo dell’unità familiare.

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6.che cosa si deve chieder all’ente. ” Il legislatore italiano ha tentato di dare indicazioni sull’attività dell’abbinamento, che si svolge interamente all’estero. Ha previsto, infatti, in primo luogo che il decreto di idoneità contenga anche indicazioni per favorire il miglior incontro tra gli aspiranti all’adozione in Colombia e il minore da adottare e in secondo luogo che l’ente abbia cura che la proposta di incontro sia accompagnata da tutte le informazioni di carattere sanitario riguardanti il minore, dalle notizie riguardanti la sua famiglia di origine e le sue esperienze di vita, che poi trasmetterà agli aspiranti adottivi.

(fonte: http://adozioneincolombia.com/il-fallimento-delladozione-in-colombia.html)

Colombia. Papà Damiano: “Alcune mie perplessità sull’adozione in Colombia”

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“Siamo tornati dalla Colombia nell’ottobre del 2013 con tre fratellini di 3, 5 e 6 anni. Dopo aver accettato l’abbinamento abbiamo mandato ai bimbi un album con le nostre foto e quelle dei parenti. Dopo un paio di mesi ci hanno fissato la data dell’”entrega” (incontro). Siamo partiti dopo due anni e mezzo dall’invio dei documenti e in tempi normali avremmo potuto concludere in sei mesi. I gruppi di fratelli rientrano tra i “special needs” e hanno (o forse è meglio dire avevano) una corsia preferenziale non essendoci liste di attesa.

Ormai però nulla è come prima. La Colombia ha di molto rallentato le adozioni tanto che una ventina di giorni prima di partire l’ente ci aveva proposto di spostarci su un altro paese per le poche speranze di concludere l’adozione con la Colombia. Altre coppie l’hanno fatto. Ufficialmente non accettano più mandati per bambini entro i 6 anni. A noi è andata di fortuna ma non me la sentirei di consigliare la Colombia come paese, neppure per le “vacaciones en el extranjero”. Anche in questo caso si tratta di bambini special needs, superiori ai 10 anni, ma con la lentezza burocratica in atto, non so, non mi fiderei. E’ un’opinione personale. Forse parlo così perché non sono motivato a diventare padre di un bambino grande.

La Colombia è un paese bellissimo. A Bogotà le temperature sono abbastanza basse e quindi conviene organizzarsi con felpe e indumenti che tengano caldo. Gli appartamenti sono senza riscaldamento e la sera questo può dare fastidio. La non conoscenza dello spagnolo non ci ha creato particolari problemi perché la gente è disponibile e cordiale. Lì sul posto siamo stati seguiti dal personale dell’ente.

Il giorno dell’entrega ti affidano da subito i bambini e comincia la convivenza. Dopo una settimana circa c’è l’integrazione ossia la conferma che la nuova famiglia funziona. Quindi si aspetta la sentenza. I tempi variano da giudice a giudice. Noi siamo stati fortunati perché abbiamo aspettato solo cinque giorni, altre coppie hanno dovuto aspettare più di una settimana. Ottenuta la sentenza si torna a Bogotà e si aspettano i passaporti per rientrare. I tempi complessivi vanno dai 30 ai 40-45 giorni e certe volte anche di più.

I bambini spesso non stanno in istituti ma in famiglie sostitute. Così è stato per i nostri che sapevano come funzionava una famiglia e non hanno avuto difficoltà ad interagire con noi perché conoscevano già i meccanismi dello stare insieme. In ogni caso non ci sono contatti con gli istituti perché l’incontro con i bambini avvengono nei locali dell’ICBF, l’ente statale preposto alle adozioni. Non sono in grado di dire di più sui bambini colombiani se non quello che vedo dai miei: sono sereni, solari e sempre sorridenti.”

Convegno sulla “Ricerca delle origini” – Desenzano del Garda (BS), 5 e 6 sett 2015

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La particolarità di questo Convegno è che è organizzato dai nostri figli. Non ci sono intermediari. L’iniziativa è loro, i relatori sono loro, gli intrattenitori sono sempre loro. I nostri “piccoli” sono diventati grandi. Sono ormai uomini e donne che s’interrogano, che vivono le loro esperienze di adulti, ora genitori ora nonni, che hanno cercato delle risposte nelle loro attività a servizio delle famiglie adottive. Questa è un’occasione per ascoltare la loro voce. Per noi genitori è un momento da non perdere. Potremo chiarire i nostri dubbi, confrontarci con altri genitori e portare a casa una speranza o una frase su cui riflettere.

Il tema di quest’anno è la ricerca delle origini come elemento per costruire un’identità sicura. Siamo d’accordo? Non siamo d’accordo? Crediamo che sia importante sentire, da chi lo vive sulla sua pelle, che cosa significa avere nella propria vita un tassello mancante.

E’ un Convegno aperto alle famiglie e agli operatori. Anche quelle famiglie con i bambini piccoli e quegli operatori che accompagnano le coppie nel pre e post adozione. Perchè tutti, ma proprio tutti, ci troveremo ben presto, prima del previsto, a dover rispondere a quella domanda che nostro figlio o il nostro assistito ci getterà in faccia: “Chi sono io?”

Vi invitiamo a leggere il programma sotto la locandina.

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 Prisma Luce, Albatros, Percorsi, FAeGN, Il Nuovo Nido, Il Giardino di Atacama, UAI, KAIO, With Us

“La Ricerca delle Origini nel Cammino Evolutivo dell’Identità”
5-6 settembre 2015 – ore 9.00 

Hotel Oliveto – Desenzano del Garda (Bs)

 

locandina-convegno-2015

per informazioni:

https://prismaluce.wordpress.com/

info.prismaluce@gmail.com

tel. 320.8629866

Colombia. Dai media sembrerebbe che …

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Le prospettive delle vittime nei negoziati di pace in Colombia.

Dopo l’attentato di qualche tempo fa si temeva un’interruzione delle trattative di pace in atto a Cuba ormai dal 2012. Teresita Gravira, senatrice Liberal, rappresenta le vittime di guerra. Nel 1999 ha fondato l’oganizzazione “Madres de la Candelaria”, a seguito della morte del figlio ucciso dal FARC. Secondo la senatrice Gravira il processo deve continuare, nonostante le difficoltà, perchè è l’unico strumento disponibile per fermare la guerriglia e la sofferenza dei civili. Le vittime chiedono lo stop dei reclutamenti e la restituzione dei ragazzi rapiti per essere addestrati nelle linee del FARC.

– fonte: colombia reports.co 04/15

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Il gioverno colombiano e ELN s’incontrano in Equador per un confronto esplorativo sul processo di pace.

L’ELN è un gruppo rivoluzionario, fondato nel 1964, collegato alla Teologia della Liberazione. E’ un’organizzazione minore, molto attiva ad ovest, nella regione di Choco, e a nord est, in quella di Catatumbo. Chiedono che gli USA ammettano le loro responsabilità nell’escalation della guerriglia colombiana.

– fonte: colombia reports.co 05/15

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Amazzonia: assassinato leader indio anti-deforestazione.

Sotto attacco i Ka’apor, che nello scorso settembre avevano catturato e scacciato un gruppo di disboscatori illegali. L’articolo tratta delle minoranze che vivono in Amazzonia, tra cui alcuni gruppi ertnici colombiani, che vengono sacrificati davanti agli affari delle multinazionali. L’articolo è di Paolo Virtuani: http://www.corriere.it/ambiente/15_maggio_05/brasile-amazzonia-deforestazione-indios-kaapor-aacb9a30-f2fe-11e4-a9b9-3b8b5258745e.shtml

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Gruppi neo paramilitari colombiani rapiscono ragazzine per trasformarle in schiave del sesso – di Adriaan Alsema

fonte: colombiareports.co 05/2014

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