Colombia. Il Libro: “Viaggio di vita”

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Proponiamo questo libro scritto e documentato con splendide foto da un giovane che ha visitato la Colombia accompagnato da un sacerdote compaesano. I fondi raccolti vanno all’attività di Padre Bruno Del Piero che per 50 anni ha aiutato le gente locale con passione e gioia in un ambiente martoriato da guerriglia,assassinii e problemi sociali. Ad un anno dalla sua scomparsa, vogliamo ricordare l’impegno di Padre Bruno, un sodalizio con la popolazione colombiana che prosegue attraverso i collaboratori da lui stesso formati. Per contribuire basta contattare l’autore Alberto Cancian al seguente indirizzo mail: albento.cancian@gmail.com. Il libro è stato proposto dalla rivista Missioni Consolata.

Di seguito Alberto ci sintetizza la formidabile esperienza in questo paese che si sta risvegliando sotto un profilo economico, ma che ancora soffre di gravi disparità sociali

“Io sono stato in Colombia relativamente poco per capirla e comprenderla davvero nel profondo, però ho avuto la fortuna di visitarla con una persona che è lì da 50 anni e quindi tutto è stato più profondo di riflesso.

Sono andato in Colombia nel marzo 2012, avevo 26 anni ed il mio scopo era quello di andare a visitare le terre, dove appunto da 50 anni opera un missionario del mio paese, Roveredo in Piano, in provincia di Pordenone. Ho sentito parlare di padre Bruno Del Piero fin da piccolo, mi ha sempre affascinato, ed in quel mese ho avuto la fortuna di concretizzare le mie immaginazioni ed i miei desideri. Abbiamo visitato la Colombia in lungo ed in largo, nelle zone inaccessibili di foresta amazzonica e nelle megalopoli, non era turismo, ma viaggio.

Padre Bruno avendo aiutato quella terra ed i suoi popoli per decenni è molto amato e questo ha permesso un mio inserimento molto più agevole e sicuro in quei confini, ancora tanto instabili.

Ho potuto sperimentare le condizioni di vita delle popolazioni locali, nelle loro grandi diversità. La maggior ricchezza della Colombia è infatti nelle sue diversità, di habitat, di vegetazioni, di zone climatiche e di etnie, con i loro usi e costumi. Ho potuto toccare con mano e sperimentare la situazione a Nord della Colombia, nella zona lambita dal Mar dei Caraibi, dove la popolazione è in gran parte di discendenza africana poichè lì sono stati fondati i maggiori porti dei colonizzatori nel continente sud-americano con il conseguente commercio degli schiavi. Qui gran parte della popolazione vive in condizioni precarie ma ci sono stato troppo poco per capire a fondo le reali problematiche, se non altro ho intuito la semplicità della gente, il vivere legato al sostentamento e non al guadagno, l’integrazione razziale e sociale ed i lenti ritmi legati principalmente al caldo opprimente ed umido dell’area caraibica.

Ho avuto poi la fortuna di essere accompagnato nel centro della Colombia, nella metropoli che è anche la sua capitale, Bogotà, una città da quasi 9 milioni di abitanti..quelli censiti! Anche qui le condizioni sono spesso precarie, ma la situazione è diversa rispetto al Nord della Colombia. Appunto perchè ci si trova in una metropoli, ed in Sud America questo status porta con se tutte le sue difficoltà, dalla delinquenza alle enormi differenze fra classi sociali. Basta passare in taxi nelle vie degli sterminati sobborghi della città per rendersene conto. Qui è evidente l’opera delle varie istituzioni religiose soprattutto a livello educativo, con le decine di scuole e collegi che accolgono i bambini, li formano e a volte li tolgono da situazioni sociali davvero dure e pericolose. Le difficoltà ovviamente variano all’interno delle classi sociali, ma in ogni caso la maggior parte della popolazione appartiene a quelle più povere. C’è da dire però che il sistema educativo della città è abbastanza completo, anche per quanto riguarda le Università, che sono molte, questo credo sia principalmente dovuto al fatto che si parla della principale città di questo stato.

La terza macroarea colombiana che ho avuto la fortuna di conoscere è anche quella che mi affascinava di più prima della partenza, nella quale sono stato di più durante il viaggio e che mi ha lasciato i più incredibili ricordi una volta rientrato in Italia, ed è la zona a Sud, quella Amazzonica. Parte del territorio colombiano infatti è costituito da zone di foresta, solcate dagli enormi fiumi che confluiscono nel Rio delle Amazzoni, sono principalmente le regioni Caquetà, Putumayo e Amazonas. Come detto anche questa zona è completamente diversa dalle altre, per clima, flora e fauna e popolazione. Infatti qui vivono i discendenti degli indios e degli europei che si sono spinti fin qui, ma lungo i fiumi sono ancora presenti vari villaggi indigeni, più o meno modernizzati, addirittura alcuni ancora inesplorati. Qui ho visitato alcuni centri abitati sorti sul fiume Putumayo, il gigante d’acqua che fa da confine fra Colombia e Perù e sono stato anche accompagnato lungo i fiumi a visitare alcuni villaggi indigeni. In queste zone l’opera dei missionari è stata fondamentale, risulta evidente come siano stati e siano tutt’ora un’ancora di salvezza per la popolazione. Grazie a loro infatti sono stati fondati collegi, scuole, ospedali e strutture sanitarie e la loro opera è testimoniata anche da come siano benvoluti. Nello specifico ricorderò sempre come in ogni fangosa via di queste regioni Padre Bruno venisse salutato, fermato e ringraziato con amore e riconoscenza infiniti.

Come detto in queste aree le istituzioni scolastiche sono state avviate quasi in toto dalle istituzioni religiose e poi coadiuvate dallo stato, soprattutto nei villaggi lungo il fiume, che praticamente isolati dal mondo e raggiungibili quasi solo via fiume, hanno potuto accedere ad una sana modernità solo attraverso i missionari. In ogni caso anche qui le condizioni sono abbastanza precarie, l’aspettativa di vita molto ridotta ed alcune malattie endemiche ancora presenti. La natura però dà tutto, cibo, frutta, materie prime per la costruzione, da questo credo si possa capire ancor meglio come in molti si battano per la protezione della Foresta Amazzonica, quel bene di tutti sempre più devastato senza rimedio.

Nonostante i miei giorni in Colombia non siano stati molti, grazie alla mia “guida” esperta e amata, ho potuto coglierne alcuni degli aspetti più profondi, quelli che ti toccano dentro e ti fanno cambiare e crescere, quelli che ti danno la consapevolezza delle nostre più piccole fortune e ti fanno scoprire il vero valore delle cose. Una delle cose più belle che mi è rimasta del mio viaggio è il sorriso di ogni bambino che vedevo per strada. Fossero essi di origine africana, indigena o spagnola, avessero i piedi nudi o la maglietta bucata, ognuno di loro mi regalava un sorriso spensierato, e allora mi chiedevo, è più fortunato chi di materiale ha poco o niente però di quel poco è contento, o chi di materiale ha tutto, ma in fondo non si accontenta mai?

Alberto Cancian

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