Archivio mensile:aprile 2015

Colombia. Profamilia 2011: “Alcune donne pensano di meritare la violenza coniugale”

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Profamilia è un ente privato colombiano che si occupa di assistenza sociale. Dal 2001 e 2011 ha effettuato interventi in alcune aree del paese per arginare la difficile condizione delle donne rifugiate. Nel 2011 sono stati pubblicati i risultati. Si è potuto constatare che, dopo le azioni positive, sono stati registrati miglioramenti in ambito scolastico e lavorativo; molto più difficile è, invece, educare per una minore violenza sulle donne con effetti a lungo termine.

Il dato nazionale dice che il 32% delle donne è stato oggetto di violenza da parte del coniuge o compagno, in calo rispetto al 2001 quando la percentuale si assestava al 47%. Anche la violenza sessuale sembra in diminuzione (9,7% contro il 14%). Quello che fa riflettere è che le donne che non denunciano l’aggressore pensano di essere in grado di risolvere la situazione da sole (30,9%), non credono nella giustizia (4%), considerano la violenza parte della vita normale (6,7%) o pensano di meritare l’abuso (2,4%).

 

http://www.profamilia.org.co/encuestaenzonasmarginadas/2011_prensa.html confrontare i dati ripostati nella sintesi

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Comunicazione VenetoAdozioni: “Serie d’incontri sulla famiglia adottiva” – S.Martino B.A. (VR) mag 2015

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Venetoadozioni

MAMME E PAPÀ… RACCONTIAMOCI !

“Tesoro non perdiamoci di vista”: come cambia la coppia con l’arrivo dei figli

15 maggio 2015 – ore 20.30

sede della Fondazione Nidoli a San Martino B.A. (VR) – Viale del Lavoro, 46

La partecipazione è gratuita.

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E’ richiesta la conferma di partecipazione tramite email o fax della scheda di adesione .

Per informazioni potete contattarci via email o telefonicamente ai seguenti recapiti: verona@fondazionenidoli.org – tel 045 8103297

Colombia. “S. 15 anni: “Io, vittima di violenza sessuale”

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S.potrebbe essere una delle madri dei nostri figli. La sua testimonianza ci aiuta a calare il significato/peso di un figlio in un certo tipo di società.

 

“Quell’uomo abitava accanto a noi. Usavamo lo stesso bagno, era in comune. Quel giorno io ero a casa da sola, era mattina, prima di uscire per andare a scuola. Mi stavo lavando, lui mi ha vista ed è entrato in casa. Mia sorella più piccola aveva rotto la spina del televisore così lui mi ha detto di entrare in casa sua per guardare la TV. Allora ho portato una sedia e appena mi sono seduta lui mi si è avvicinato, ha afferrato le mie braccia e ha cercato di farmi sedere sul letto. Gli ho risposto che non volevo sedermi sul suo letto perché era irrispettoso. Insisteva e alla fine l’ho fatto: mi sono seduta sul suo letto. Mi è saltato addosso e ha cominciato a tenermi ferme le mani, io allora ho detto: “Non farlo!”

Non volevo raccontarlo a nessuno, ma ho cominciato a stare molto male e a vomitare di continuo. Mi dava la nausea l’odore del cibo, persino l’odore dei fiori al matrimonio di mia sorella mi faceva stare male, poi mia sorella maggiore e mia madre hanno deciso di portarmi da un medico. Durante la visita il dottore mi ha fatto un test e mi ha detto che ero incinta. Mia sorella mi ha chiesto di chi fosse il bambino e io continuavo a dire di non saperlo. Poi mi ha chiesto dell’uomo che abitava accanto a casa nostra e io ho vomitato immediatamente. Mia madre è scoppiata a piangere e io con lei. Allora ho raccontato loro cosa era successo, che mi aveva preso con la forza dopo avermi costretto a sdraiarmi sul letto.

Dopo aver saputo che ero incinta ero distrutta: quell’uomo aveva abusato di me e tutto era finito con una gravidanza! Lo odiavo e piangevo tutto il giorno, non volevo tenere quel bambino. L’unica cosa che volevo era continuare i miei studi, avere un figlio a 13 anni avrebbe distrutto tutti i miei sogni; ma non era una decisione facile da prendere.

Non volevo nemmeno andarmene di casa, le persone mi passavano accanto e mi guardavano incuriosite: tutti sapevano che ero stata violentata. Ho anche pensato di suicidarmi. Dopo quello che era successo, alcune di quelle che prima erano le mie amiche hanno iniziato a chiamarmi “la ragazza dell’aborto”. A scuola nessuno voleva sedersi accanto a me e quando dovevamo svolgere attività di gruppo nessuno mi voleva all’interno del proprio gruppo. Anche una delle mie insegnanti mi disprezzava: diceva che era sbagliato interrompere la gravidanza. Tutto questo non mi piaceva, non mi piaceva che le persone mi giudicassero, perciò ho deciso di cambiare scuola. Ero una studentessa molto brava.

Oggi, una parte di me è felice perché ho potuto continuare i miei studi, la cosa più importante per me; ma l’altra parte è triste per tutto quello che è successo. Ho un nipotino piccolo e quando vedo che tutti lo abbracciano e lo accarezzano, ripenso al bambino che non ho avuto.

Il mio vicino di casa è scomparso. Ho avuto l’impressione di averlo visto una volta sull’autobus mentre andavo a scuola, ma non sono sicura che fosse lui. Stava camminando lungo la strada con una donna e un bambino, quindi forse ha un figlio. Quando l’ho visto, il mio cuore ha cominciato a battere freneticamente. Ero nervosa e sentivo tutta quella rabbia riaffiorare.

Sono passati due anni da quel terribile giorno, ma voglio ringraziare Medici Senza Frontiere per il supporto psicologico che mi sta dando e per avermi dato la forza di raccontare questa storia. Ora mi sento forte e voglio che tutti sappiano cosa mi è accaduto.

(fonte: medicisenzafrontiere.it)

Colombia: “La giustizia lenta e la discriminazione delle donne”

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di Lorenzo Cairoli – scrittore, sceneggiatore, blogger globetrotter tratto dall’articolo “Giustizia lenta e a senso unico poca attenzione e spesso totale impunità per i reati di genere”

“In Colombia si sta cercando di riformare una giustizia che fa acqua da tutte le parti, medievale, iniqua, scabrosa. Un esempio. In 350 municipi colombiani non ci sono giudici a cui appellarsi, il che significa che in un municipio su tre non si può avere giustizia diretta. Scordarsi, quindi, lo Stato di Diritto se nel 31% del paese il cittadino non può avere giustizia. E non finisce qui.

Ci lamentiamo con ragione della lentezza sfibrante della giustizia italiana, ma quella colombiana è la sesta più lenta del mondo e la terza nei Caraibi e in America Latina (…) Il 98% dei casi di violenza sessuale restano impuniti. La probabilità che ha un imputato di essere condannato per un crimine è del 20%, per un omicidio solo del 3%.

(fonte: lastampa.it-22/07/2012)

Colombia. Amnesty International: “La condizione delle donne”

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Le autorità colombiane continuano a non affrontare il problema della giustizia delle donne oggetto di violenza.

(…) “In Colombia, le donne e le ragazze sono spesso trattate come trofei di guerra. Vengono stuprate e sono soggette ad altri abusi sessuali da tutte le parti in conflitto, per ridurle al silenzio e punirle” – ha dichiarato Susan Lee, direttrice del programma Americhe di Amnesty International. (…)

La mancanza di statistiche ufficiali affidabili e la paura di denunciare i reati rendono molto difficile valutare la reale dimensione del problema. I dati disponibili non fanno comprendere in modo chiaro quanti casi di violenza sessuale contro le donne e le ragazze possano essere collegati alla guerra.

Nel 2010 l’Istituto nazionale di medicina legale e scienza forense ha condotto 20.142 esami su casi sospetti di violenza sessuale, rispetto ai 12.732 del 2000. Tuttavia, solo 109 degli oltre 20.000 casi sono stati classificati come riferiti alla guerra, mettendo in evidenza l’invisibilità di tali crimini. Anche quando le donne trovano il coraggio per denunciare un caso di stupro o di violenza sessuale, le indagini vengono raramente condotte in modi efficace. (…)

Tra gli ostacoli alla giustizia, Amnesty International elenca la carenza storica di volontà politica per combattere l’impunità, le insufficienti misure di protezione per testimoni e vittime, la scarsa formazione degli ufficiali giudiziari sulle questioni di genere e l’assenza, nella legislazione nazionale, di una definizione di stupro come crimine di diritto internazionale.

Le donne native vittime di violenza sessuale vanno incontro a ulteriori barriere, tra cui la mancanza di traduttori, la difficoltà di spostarsi dalle zone interne verso luoghi in cui possano ricevere assistenza ufficiale e, infine, la forte presenza di combattenti nelle aree in cui vivono.

Le forze di sicurezza colombiane, i gruppi paramilitari e quelli della guerriglia prendono di mira le donne e le ragazze per sfruttarle come schiave sessuali e per vendicarsi contro gli avversari. (…) Donne e ragazze provenienti da comunità agricole native e di origini africane, quelle allontanate a forza dai combattimenti e quelle che vivono in condizioni di povertà sono facili obiettivi della violenza sessuale. I difensori dei diritti umani delle donne e le loro famiglie sono oggetto di minacce e intimidazioni. (…)

(fonte: amnestyinternational.it)

 

Colombia: “I bambini special needs hanno bisogno di attenzioni speciali”

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Ci teniamo a sottolineare che addentrarsi nell’ambito bambini con bisogni speciali (special needs) non è da tutti. Non si possono infatti sottovalutare le difficoltà che dovrà affrontare la coppia. Non si può vender come facile un tragitto che potrebbe essere molto doloroso per coppia e minore. Siamo, però, convinti che con un’adeguata preparazione molte coppie ce la possano fare. Ma, è necessario sottolinearlo, che la coppia non vada mai lasciata sola né nel pre adozione, tantomeno nel post. Di seguito le riflessioni della dott.ssa Donatella Simonini (psicologa) e del dott.Mauro Zaffaroni (pediatra) di ARAI – Regione Piemonte.

Negli ultimi anni sono aumentate le proposte di abbinamento con bambini special needs. Dall’esperienza e osservazione le coppie e gli operatori che le seguono necessitano di una specifica preparazione. C’è il rischio, infatti, che le coppie siano troppo disponibili a ricevere bambini con problemi particolari senza valutare attentamente le loro personali attitudini a sostenere una situazione di stress. Potrebbero essere allettate dai tempi inferiori dell’adozione o dalla tenera età di un bambino con problemi sanitari. Il compito dell’operatore è quello di accompagnare la coppia nel riconoscere limiti e potenzialità nel loro interno.

Lo scopo ultimo è quello di non banalizzare né demonizzare le schede sanitarie dei ragazzini, bilanciando eccessivo entusiamo o panico. In un unico termine bisogna PONDERARE attentamente ciò che ci viene proposto.

La riflessione aggiunge: “Non tutte le situazioni possono essere ugualmente affrontabili, tra le coppie c’è chi appare più sensibile alle malattie visibili, chi va più in crisi se la parte più fragile del bambino è quella cognitiva, ovvero dell’adeguatezza scolastica, chi più spaventato dalle cure ospedaliere, chi fatica a presentare alla rete parentale la particolare appartenenza etnica del bambino che si è accolto. Ancora, c’è chi non riuscirebbe a garantire nel tempo il mantenimento di rapporti tra fratelli separati e adottati da famiglie diverse.”

Ancora: “Sembra che l’interesse prioritario delle coppie sia maggiormente concentrato sulle questioni sanitarie, meno sulla dimensione delle fratrie, (anche per la specifica realtà del Tribunale per i minorenni di Torino che concede pochissime idoneità per fratelli) e sulle conseguenze del grave pregiudizio, come il maltrattamento grave o l’abuso sessuale, non perché eventi sottovalutabili o trascurabili, ma perchè l’impressione è che ci sia già stato per esse uno spazio ed un luogo di pensiero e di riflessione all’interno del processo valutativo con le equipe di territorio.”

Prosegue con: “In presenza di possibili abbinamenti di bambini affetti da patologie importanti si rendono necessari colloqui di approfondimento con le singole coppie al fine di chiarire il quadro clinico e le difficoltà che si dovranno eventualmente affrontare, senza sottovalutare quanto segnalato e spesso con diagnosi parziali e informazioni carenti al momento dell’abbinamento e spesso rivelate in seguito.”

Per l’articolo completo: http://www.glnbi.org/documenti/1709bb151ac4608d1a00810c4f8d1608.pdf

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Per avere una visione più chiara su cosa s’intende per bambini special needs vedi anche http://www.italiaadozioni.it/?p=6655

Comunicazione ItaliaAdozioni: “La lavatrice del cuore” – Roma 18 aprile 2015

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Per chi risiede a Roma.
Famiglie che stanno per adottare, nonni e amici…tutti quelli che hanno vissuto o stanno per vivere l’emozione dell’arrivo di un bimbo…per chi vuole sostenere e capire coppie di amici o i propri figli che stanno per adottare o hanno adottato.
Attesa, dubbi, trepidazioni….rapporti con le assistenti sociali, i vicini, i curiosi…
Uno spettacolo divertente ed emozionante per riempire l’attesa o per ridere di se stessi quando eravamo pieni di paure.
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ATTENZIONE:

1. la prenotazione viene confermata SOLO al ricevimento del bonifico

2. la sera dello spettacolo NON ci sarà la vendita dei biglietti, la prenotazione va fatta quanto prima a redazione@italiaadozioni.it.

Comunicazione UniCatt: “Seminari per professionisti sull’adozione – MI apr-ott-nov 2015

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Università Cattolica di Milano in partnership con l’Istituto degli Innocenti

Tre seminari nell’ambito nel Master di secondo livello su

“Il lavoro clinico e sociale con le famiglie accoglienti: adozione e affido”

Sede dell’Alta Scuola in Psicologia “Agostino Gemelli”

via Nirone 15, Milano –  Aula NI.110

10.00-13.00; 14.00-17.00

Sabato 18 aprile 2015: “L’utilizzo del test della Doppia Luna in contesti clinici, formativi e di ricerca” 

Venerdì 23 ottobre 2015: “La costruzione dell’identità etnica nei legami familiari e sociali”

Venerdì 23 novembre 2015: “Lavorare con i gruppi nei contesti clinici e formativi”

Sono previste agevolazioni per gruppi di operatori provenienti dalla stessa area/èquipe/distretto.

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Due seminari

Sede Istituto degli Innocenti

Piazza SS Annunziata, 12 – Firenze

14.00 – 17.30

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Venerdì 12 giugno 2015: “L’affido a rischio giuridico: criticità, esperienze, modelli d’intervento per la preparazione e il sostegno delle famiglie”

Venerdì 11 dicembre 2015: “Adozione e scuola, come parlarne, come intervenire”


brochure ASAG Formazione Affido e Adozione-2

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Pasqua 2015. Alda Merini: poesia inedita

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Bisogna essere santi  per essere anche poeti:

dal grembo caldo d’ogni nostro gesto,

d’ogni nostra parola che sia sobria,

procederà la lirica perfetta  in modo necessario ed istintivo.

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Noi ci perdiamo, a volte, ed affanniamo  per i vicoli ciechi del cervello,

sbriciolati in miriadi di esseri  senza vita durevole e completa;

noi ci perdiamo, a volte, nel peccato  della disconoscenza di noi stessi.

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Ma con un gesto calmo della mano,

con un guardar “volutamente” buono,

noi ci possiamo sempre ricondurre  sulla strada maestra che lasciammo,

e nulla è più fecondo e più stupendo  di questo tempo di conciliazione.

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Alda Merini

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da Santi e poeti” di Alda Merini (1931-2009): è la prima poesia conosciuta della poetessa milanese.

Questo inedito datato 2 dicembre 1948, prima pubblicazione dell’autrice a 17 anni.

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