Colombia. Vacaciones en el extranjero: “I pro e contro dai gruppi social”

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Abbiamo girato tra i vari gruppi di FB e abbiamo sintetizzato le riflessioni in favore o contro le vacaciones en el extranjero dei post precedenti.

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  • Conoscere i bambini senza impegno: la cosa potrebbe essere fattibile se le coppie venissero preparate all’accoglienza. In questo caso saremmo davanti a degli adulti in grado di decidere mettendo al primo posto il bene del bambino piuttosto che il loro.
  • Le vacaciones sono una bella opportunità per i bambini grandi. Una mamma dice: “Io sono stata adottata da mio figlio, non viceversa, perché lui era grande. E’ lui che ha accettato me”. Si cambia quindi prospettiva. I ragazzi hanno il diritto di conoscere la famiglia che li accoglierà.
  • Le coppie che si avvicinano a questo progetto non sono coppie qualsiasi: è convinzione che se non vuoi adottare un bambino grande o con bisogni speciali non ti addentri in questa procedura. C’è già una selezione iniziale. Ciò non toglie che ci sia la necessità di formare le coppie in maniera più incisiva rispetto all’adozione ordinaria attuale. Aggiungiamo anche la necessità di attivare un supporto post adozione alla coppia. E’ azzardato e ingiusto nei confronti di coppia e bambino dare avvio a questo progetto se non ci sono le strutture per aiutare la coppia nei momenti di crisi.
  • Sradicamento di bambini grandi o bambini con problemi particolari: ci si chiede quali conseguenze ci possano essere per un ragazzino nella pre adolescenza che lascia il suo porto sicuro per addentrarsi in un’altra cultura senza sicurezza di poter mettere radici. I rischi dovrebbero essere caricati sugli adulti, non sui minori.
  • Sarebbe interessante conoscere l’opinione dei ragazzi di Cernobyl che sono stati adottati dopo le vacanze sanitarie qui in Italia. La Bielorussia preferisce questo tipo di soluzione, conoscenza della famiglia ed eventuale adozione per i ragazzi adottabili.
  • Potrebbe questo iter far diminuire le restituzioni di ragazzini adolescenti? Il fenomeno dei fallimenti adottivi non è abbastanza monitorato qui in Italia ma sembrerebbe in aumento. Non tutte le regioni hanno un osservatorio, per cui i dati sono frammentati, parziali e non confrontabili.
  • Non dimentichiamo i bambini italiani ai quali non vengono proposte queste vacanze che avrebbero su di loro uno shock culturale inferiore. Bisognerebbe chiedersi perché si spinge sull’adozione internazionale e non sulla nazionale a parità di età del bambino.
  • Ogni famiglia ha i suoi tempi di maturazione. L’incontro con l’umano ha mille sfaccettature, noi non siamo nessuno per giudicare e nemmeno per parlare della nostra storia come l’unica possibile. La proposta delle vacaciones è solo una delle tante strade per dare una famiglia ad un bambino grande e con dei problemi che altrimenti sarebbe condannato a rimanere per sempre in istituto.
  • Se solo un bambino raggiungesse la felicità con queste vacaciones forse varrebbe la pena di sperimentare l’approccio per poi migliorarlo passo dopo passo con il minor impatto negativo possibile sui ragazzini coinvolti.
  • Il periodo delle vacaciones potrebbe essere un periodo “snaturato”. Impossibile avere la certezza che i bambini che ritornano a casa non sappiano che cosa succede agli altri compagni di viaggio. Rimangono oscuri troppi aspetti del progetto per abbracciarlo con pieno favore.
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