Colombia. Papà Francesco: “10 anni di tappe tra Colombia e Italia”

Standard

Ecco la tenera e sensibile testimonianza di un papà che può accompagnare le coppie nelle diverse tappe dell’adozione.

 

Proprio in questi giorni abbiamo festeggiato i 10 anni che Y è arrivato in Italia dalla Colombia.

Quanti ricordi, immagini, situazioni, sentimenti, persone.

L’ATTESA: un forte senso di inadeguatezza e una consapevolezza di non riuscire a mettere in fila tutte le cose che avremmo dovuto affrontare.

LA PRIMA FOTO: Y l’ho visto la prima volta in fotografia, la sua immagine si è materializzata sul pc da li in avanti ho compreso che stavo partecipando a qualche cosa più grande di me, quell’immagine mi ha riempito di responsabilità di aspettative che probabilmente mi ha fatto lo stesso effetto di quello che prova un padre biologico quando vede la prima ecografia…tanto bisogno di silenzio per ascoltarmi per comprendermi.

LA PARTENZA: io arido di sentimenti ho scoperto il calore degli amici, in quei giorni si sono cementificate delle amicizie che dureranno per sempre. La sera prima Don G. mi ha aperto un mondo e mi ha rasserenato ”…un uomo e una donna, forti del loro amore e del progetto divino su di loro, si affidano e vanno addirittura dall’altra parte del mondo per diventare famiglia”.

L’INCONTRO: quando lo abbiamo conosciuto sembrava un piccolo carcerato che aveva ricevuto la grazia, pelato, jeans, camicia blu e scarpe di cuoio nere durissime, per descriverlo ulteriormente un’unica parola INCONTENIBILE. Al pranzo di rito con gli addetti ai lavori Y fa volare un vassoio di patatine, il ns avvocato lo prende in braccio con autorità per farci vedere come si trattano “questi bambini”…lei lo avvicina alla sua faccia e lo ammonisce in colombiano, lui la guarda diritto negli occhi e la centra in pieno viso con una cinquina…cala il silenzio e sale l’imbarazzo…l’avvocato non ha più espresso pareri educativi.

QUIBDO’ LA SUA CITTA’ sperduta nella foresta pluviale, povera ma dignitosa con donne bellissime molto attente all’estetica e uomini lentissimi che sopravvivono.

BOGOTA’ è dove abbiamo trascorso quasi tutto il soggiorno colombiano. Dieci anni fa una metropoli distante dalla nostra concezione di vita…il benessere di pochi viene custodito e preservato dai militari per le strade, dai fucili a pompa davanti ai negozi e i centri commerciali…la povertà la si vede ovunque la si respira ed è  quella più brutta quella priva di dignità, quella che si prostituisce e vive di espedienti, quella che ti viene sbattuta in faccia violentemente ad ogni angolo delle strade. Due immagini non potrò mai cancellare dalla mia mente, una ragazza gravemente handicappata incinta che chiede l’elemosina e una bimba che seduta sul marciapiede nasconde le monetine raccolte dentro una scarpina, il tutto tra la non curanza della gente. Oggi con amarezza dico che l’aria pesante respirata la si inizia a respirare anche nelle nostre città e  l’indifferenza è una brutta malattia che ha contagiato anche noi.

LA PRIMA NOTTE: nel caldo silenzio equatoriale io e mia moglie guardiamo i nostri cuccioli dormire, due angioletti, uno chiaro e uno scuro. Il primo momento di quiete della giornata passata a “contenere” e solo allora abbiamo notato la differenza cromatica e tutte le paure che ci angosciavano nel merito si sono dissolte.

A COLAZIONE due anni dopo Y ha iniziato a sfarfallare (stereotipia dei bimbi autistici)…un tuffo al cuore…da quel giorno abbiamo dovuto resettare la nostra vita , in particolare i sogni.

LE FAMIGLIE DEL MONDO un’associazione composta da tante persone che insieme ti offrono ristoro, riparo, comprensione e condivisione, le consiglio vivamente a chi abita a Milano e d’intorni sia per il preado che per il postado. Durante un loro incontro a mia moglie hanno chiesto se fosse arrabbiata con la Colombia o con l’associazione che ci ha accompagnato, perché forse qualcuno avrebbe dovuto tutelarci. Lei mi ha spaccato il cuore rispondendo serenamente e con un sorriso: “sono felice di non aver saputo nulla prima, perché forse oggi Y non sarebbe mio figlio “

LA SCUOLA, grandi difficoltà nel far valere i diritti di Y, ma anche grandi insegnanti che lo hanno saputo gestire considerandolo DIFFERENTE e non DIVERSO. La sua serenità di oggi la dobbiamo sicuramente anche grazie a loro.

IL PROVERBIO AFRICANO: per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. Da quando io e mia moglie abbiamo letto queste poche righe le abbiamo fatte nostre e quindi ci spendiamo per gli altri affinché tutto ci ritorni, ci siamo messi in gioco nel sociale, ci siamo resi visibili perché è fondamentale che tutti sappiano di chi sono figli i tuoi figli e soprattutto per testimoniare la nostra normalità di famiglia e per diffondere un motto che ci sta molto a cuore NESSUNO E’ DIVERSO  TUTTO E’ UNICO.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...