Colombia. “Perché sono calate le adozioni in Colombia”

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Su questo blog l’abbiamo più volte ribadito che i bambini hanno il diritto di vivere nella loro terra e si deve fare tutto il possibile perché ciò accada. Poi ci sono i casi estremi della Colombia dove la nuova legge dispone che si debba cercare il parente fino al sesto grado. Non c’è dubbio, che per il bene dei bambini, esistono anche le vie di mezzo.

 

Da una parte, l’evidente crollo della “voglia” di adozione in Italia per i motivi ormai noti: lungaggini burocratiche, esami a raggi X delle coppie, insostenibilità economica dei processi, lentezza degli iter adottivi.

Dall’altra, il tracollo drammatico delle adozioni in Colombia. Nel Paese del Sud America il 2012 è stato l’annus horribilis della storia delle adozioni, sia nazionali che internazionali. Per la prima volta, infatti, nel corso degli ultimi 26 anni (dal 1997 al 2012), il numero dei bambini adottati è sceso sotto la soglia di 1500, fermandosi a 1465. Un calo del 46% rispetto al 2011. E anche i dati del primo semestre del 2013 sono scoraggianti, e in continua decrescita.

Fra i motivi di questo calo ci sono da un lato i criteri imposti dall’ICBF (Istituto colombiano del benessere familiare), dall’altro una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2011, che obbliga l’ICBF, prima di dichiarare adottabile un minore, a cercare eventuali parenti fino al sesto grado per verificare la disponibilità di costoro ad accoglierli.

Il risultato di questa misura è eloquente: prima della sentenza, la dichiarazione di adottabilità poteva durare al massimo sei mesi, ora dura anche anni, poiché l’ICBF è obbligato a indagare sulle lontane origini di ciascun minore. E intanto i minori crescono nelle strutture e, raggiunta una certa età, hanno sempre meno probabilità di essere adottati.

Se gli stessi genitori e familiari più vicini non si fanno carico dei bambini in tutela all’ICBF per motivi di abbandono, abuso o maltrattamento, che speranze abbiamo di trovare lontani parenti che lo facciano?”, si chiede l’avvocatessa Teresita Ojalvo specializzata in adozioni.

Cosa farà a questo proposito il Governo per il futuro dei bambini colombiani in sospeso? La domanda se la pongono tutti i direttori delle strutture di accoglienza dei bambini abbandonati, gli avvocati che lavorano per i diritti dei minori e gli aspiranti genitori adottivi che sono in attesa di dare il proprio amore ai bimbi che non ne ricevono.

In Colombia abbiamo 86mila bambini, bambine e adolescenti sotto la protezione dell’ICBF. In un Paese con alti livelli di vulnerabilità come il nostro, questi bambini rappresentano per noi una priorità oltre che una forte preoccupazione”, ha dichiarato Camilo Domínguez, direttore del Settore Protezione dell’ICBF.

Certo, l’ideale è che ogni bambino cresca nella propria famiglia naturale, ma ci sono molti casi in cui questo non è possibile, perché se i genitori non riescono a garantire al minore il benessere, l’amore e le cure di cui ha bisogno, allora è meglio trovare un’altra famiglia nel più breve tempo possibile o modificare quella assurda sentenza che, nell’intento di garantire ai minori il diritto alla famiglia, in realtà fa l’esatto contrario”, chiosa l’avvocatessa Ojalvo.

(fonte: AiBi – 21/10/2013)

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  1. Anche la legge italiana sull’adozione impone di cercare i parenti entro il quarto grado, ma, a partire dal 2001, al primo comma dell’articolo 11 è stato aggiunto “che abbiano rapporti significativi con il minore”. Non è il sesto grado di parentela della Colombia, tuttavia è un grosso impedimento alla eventuale collocazione adottiva del minore. E’ infatti risaputo che, prima che un minore – ovviamente riconosciuto alla nascita – diventi adottabile, non passano mesi, ma anni… 😦

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