Archivio mensile:febbraio 2015

Colombia. “Perché sono calate le adozioni in Colombia”

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Su questo blog l’abbiamo più volte ribadito che i bambini hanno il diritto di vivere nella loro terra e si deve fare tutto il possibile perché ciò accada. Poi ci sono i casi estremi della Colombia dove la nuova legge dispone che si debba cercare il parente fino al sesto grado. Non c’è dubbio, che per il bene dei bambini, esistono anche le vie di mezzo.

 

Da una parte, l’evidente crollo della “voglia” di adozione in Italia per i motivi ormai noti: lungaggini burocratiche, esami a raggi X delle coppie, insostenibilità economica dei processi, lentezza degli iter adottivi.

Dall’altra, il tracollo drammatico delle adozioni in Colombia. Nel Paese del Sud America il 2012 è stato l’annus horribilis della storia delle adozioni, sia nazionali che internazionali. Per la prima volta, infatti, nel corso degli ultimi 26 anni (dal 1997 al 2012), il numero dei bambini adottati è sceso sotto la soglia di 1500, fermandosi a 1465. Un calo del 46% rispetto al 2011. E anche i dati del primo semestre del 2013 sono scoraggianti, e in continua decrescita.

Fra i motivi di questo calo ci sono da un lato i criteri imposti dall’ICBF (Istituto colombiano del benessere familiare), dall’altro una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2011, che obbliga l’ICBF, prima di dichiarare adottabile un minore, a cercare eventuali parenti fino al sesto grado per verificare la disponibilità di costoro ad accoglierli.

Il risultato di questa misura è eloquente: prima della sentenza, la dichiarazione di adottabilità poteva durare al massimo sei mesi, ora dura anche anni, poiché l’ICBF è obbligato a indagare sulle lontane origini di ciascun minore. E intanto i minori crescono nelle strutture e, raggiunta una certa età, hanno sempre meno probabilità di essere adottati.

Se gli stessi genitori e familiari più vicini non si fanno carico dei bambini in tutela all’ICBF per motivi di abbandono, abuso o maltrattamento, che speranze abbiamo di trovare lontani parenti che lo facciano?”, si chiede l’avvocatessa Teresita Ojalvo specializzata in adozioni.

Cosa farà a questo proposito il Governo per il futuro dei bambini colombiani in sospeso? La domanda se la pongono tutti i direttori delle strutture di accoglienza dei bambini abbandonati, gli avvocati che lavorano per i diritti dei minori e gli aspiranti genitori adottivi che sono in attesa di dare il proprio amore ai bimbi che non ne ricevono.

In Colombia abbiamo 86mila bambini, bambine e adolescenti sotto la protezione dell’ICBF. In un Paese con alti livelli di vulnerabilità come il nostro, questi bambini rappresentano per noi una priorità oltre che una forte preoccupazione”, ha dichiarato Camilo Domínguez, direttore del Settore Protezione dell’ICBF.

Certo, l’ideale è che ogni bambino cresca nella propria famiglia naturale, ma ci sono molti casi in cui questo non è possibile, perché se i genitori non riescono a garantire al minore il benessere, l’amore e le cure di cui ha bisogno, allora è meglio trovare un’altra famiglia nel più breve tempo possibile o modificare quella assurda sentenza che, nell’intento di garantire ai minori il diritto alla famiglia, in realtà fa l’esatto contrario”, chiosa l’avvocatessa Ojalvo.

(fonte: AiBi – 21/10/2013)

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Seminario SpazioIris: “Coordinatore genitoriale” – MI 07/03/2015

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Associazione Spazio IRIS – Istituto di Ricerca e Intervento per la Salute

 

07/03/2015 – Milano
Descrizione
Il seminario ha l’obiettivo di aggiornare le figure professionali inserite nel campo giuridico e di cura dell’infanzia e della famiglia sulla nuova figura, attualmente di forte interesse istituzionale, del coordinatore genitoriale.
Il coordinamento genitoriale è un processo in cui un professionista qualificato utilizza una miscela di pedagogia, consulenza, terapia e mediazione per intervenire efficacemente sul conflitto che la famiglia sta vivendo.Durante il seminario saranno quindi trattati i seguenti argomenti:
– coordinamento genitoriale ordinato dal tribunale e su richiesta spontanea delle famiglie;
– novità legislative sull’affidamento condiviso;
– pro e contro dell’attuale sistema di tutela dei minori e della gestione dei conflitti familiari.A chi è rivolto: il seminario è riservato a avvocati, magistrati, operatori psicosociali, psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti, mediatori familiari e assistenti sociali.
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Sede del corso: Hotel Bristol, via Domenico Scarlatti 32 – MILANO.
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Docenti:
– Prof. Marino Maglietta Fondatore e presidente dell’Associazione Crescere Insieme. È docente di diritto di famiglia, consulente parlamentare, ideatore dell’affido condiviso dei figli ed estensore dei testi base che hanno condotto alla legge 54/2006, socio onorario dell’associazione italiana mediatori familiari, membro della consulta nazionale per l’infanzia e l’adolescenza
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– Gianni Rodari, membro del comitato scientifico del consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma.
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– Dott. Mauro Mariotti Psicoterapeuta con formazione sistemico e relazionale. Medico, specialista in psichiatria e neuropsichiatria infantile. Direttore ISCRA. La sua formazione avviene con il gruppo originario di Milano, Boscolo, Cecchin, Selvini Palazzoli, Prata. Completa la sua formazione a Palo Alto, MRI, durante la direzione del Prof. Sluzki, che ancora attualmente continua ad essere supervisore di ISCRA Ha diretto il Dipartimento Materno Infantile di Reggio Emilia e il settore di neuropsichiatrioa infantile della Azienda U.S.L. di Modena. Attualmente svolge, insieme all’attività didattica per l’istituto ISCRA e diverse altre scuole di formazione, attività di supervisione a strutture e svolge attività di Consulente Tecnico di Parte e d’Ufficio per i Tribunali di Modena, Ravenna e San Marino. E’ segretario del Forum Europeo di Mediazione. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo i seguenti volumi: La psicoterapia nei servizi pubblici (1984), L’adolescente e i suoi sistemi(1992), Relazioni terapeutiche e adolescenti multiproblematici (2000), Il medico, la famiglia, la comunità (2002) Mediazione sistemica (2000).
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– Prof.ssa Silvia Mazzoni hD, Professore Associato di Psicologia Dinamica, Settore M-PSI 07, Psicoterapeuta. Insegna Psicologia Dinamica c.a. e Tecniche di Valutazione e intervento nella famiglia. È anche docente nella Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica, Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma. Socio Ordinario della Associazione Italiana Psicologi (AIP); Socio Ordinario Didatta della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale (SIPPR) nella quale è membro della Commissione Ricerca; Membro della Associazione Italiana per la Salute Mentale Infantile (AISMI); Socio Fondatore della Società Italiana di Mediazione Familiare (SIMeF). Socio della Association of Family and Counsiliation Courts: An interdisciplinary and international association of professionals dedicated to improving the lives of children and families through the resolution of family conflict. E’ autrice di numerose pubblicazioni di carattere scientifico.
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Modalità d’iscrizione:
Compilare e spedire il modulo d’iscrizione (allegando la ricevuta del bonifico bancario) all’indirizzo e-mail iscrizioni@spazioiris.it, o via fax al numero 02.947.555.96.

Fuori dal coro: “Habtamu, viaggio senza ritorno: fra integrazione nella nuova realtà e forte nostalgia delle origini” 

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Questa è l’elaborato di uno studente del corso di laurea magistrale in “Editoria e giornalismo” dell’Università di Verona sulla vicenda di Habtamu, il ragazzino etiope mancato ormai due anni fa. Ci siamo riproposti di ricordarlo ogni anno per non dimenticare che ognuno dei nostri ragazzi ha una storia, ha delle sofferenze che non sempre si riesce a trasformare in azioni positive. Per fortuna in molto casi la spinta alla vita ha la meglio, solo in pochi  il meccanismo s’inceppa. Rimaniamo impotenti di fronte all’accaduto: poteva essere evitato? Abbiamo tralasciato di ascoltare in maniera empatica?  In che cosa abbiamo sbagliato come famiglia, società, gruppo di sostegno? Questo studente ha cercato di dare la sua interpretazione. Ci teniamo ad aggiungere che si tratta di un giovane uomo straniero che quando parla di “integrazione” la vive tutti i giorni sulla sua pelle.

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di François Halyday Mbouangui

Habtamu è un ragazzo tredicenne d’origine etiope. È stato adottato insieme al suo fratellino da una famiglia italiana nel milanese. La sua grande nostalgia dell’Africa l’ha spinto due volte a fuggire da casa poiché nell’ultimo biglietto lasciato ai genitori adottivi, scrive: “Non ce la faccio più a vivere in Italia”. Che cosa potrebbe aver causato questo vuoto?

Habtamu, secondo il Corriere della Sera, era ben inserito a scuola e anche in parrocchia, dove era addirittura nel gruppo scout e chierichetto. Il problema era di sapere se, in tutto questo, la sua integrazione era veramente stata eseguita se non solo a parole. Il ragazzino era sicuramente ben inserito e accettato dai suoi compagni di classe o di gruppo, però durante gli intervalli, lontano dalla scuola o durante la partita di calcio, era un solitario. Il TG4 nel servizio inerente ha detto che Habtamu “non riusciva ad adattarsi perché la nostalgia della famiglia d’origine era troppo forte perciò si è tolto la vita”. Nel servizio del TG di “Studio Aperto”, si è parlato che il ragazzino non si sentiva accettato poiché “la nostalgia fortissima minava ogni possibilità d’inserimento.  La sua nuova famiglia, dice il reportage, l’aveva “circondato di tutto il suo amore”, ma questo non sembra aver cambiato nulla. “Non ce la faccio più a vivere in Italia”, secondo il suo papà adottivo, Habtamu lo diceva spesso e questo era legato alla scoperta delle sue radici nella fase preadolescenziale, afferma Marco. Forte era, dunque, la sua speranza che questo malessere gli passasse.

Habtamu è rappresentato come un ragazzino “etiope” e non ragazzino “italiano” d’origine “etiope”.  Infatti, se consideriamo il processo di naturalizzazione di una persona da uno Stato a un altro, l’identità di questa persona sarebbe quella nuova e non la prima. Per esempio il giocatore Balotelli è “italiano”. L’ex-ministro dell’integrazione Kyenge è “italiana” e non congolese, ma si potrà parlare di Balotelli, italiano d’origine ghanese o della Kyenge, italiana d’origine congolese. A tal punto nel 2008, quando Balotelli ha ricevuto la cittadinanza italiana, ha dichiarato: “Sono italiano, mi sento italiano, giocherò sempre con la Nazionale italiana”. Forse non era il caso dell’“italiano” Habtamu d’origine etiope, però il fatto di parlare della “vera famiglia” del ragazzino è un altro problema. La domanda che ci poniamo subito è di sapere, qual è la nostra vera famiglia? Nella vita di famiglia, sappiamo che quando una persona è sposata e ha figli, questi sono la sua famiglia che dovrà mettere al primo posto. In questo senso, diciamo che Habtamu non aveva più i suoi genitori naturali, ma aveva comunque i genitori “adottivi”. Toglierei questa qualifica “adottivi” per fare sentire l’adottato non diverso da altri ragazzi della sua età poiché ogni volta che questo termine sarà usato, il ragazzo si sentirà a tutti gli effetti straniero in questa famiglia. A questo, aggiungiamo che “i fratelli maggiori, gli zii e le zie”, di cui parla il Corriere della Sera, non possono sostituire i genitori del ragazzo che hanno cura di lui.

Notiamo che i genitori naturali di Habtamu erano morti a causa della guerra in Etiopia. Si tratta di una delle tante guerre che fa gli interessi di tante persone e dove le vittime sono quelle che spesso o comunemente non centrano niente. In queste guerre, tanti uomini e donne muoiono e lasciano i loro bambini orfani. Tale è il caso di questo ragazzino rimasto orfano e adottato da Marco e Giulia Scacchi. Questo ragazzino poteva “considerarsi fortunato”, scrive ancora il Corriere della Sera, poiché è stato “scelto tra centinaia, forse migliaia di piccoli, neri, orfani di guerra e portato via a vivere lontano, tra i bianchi, al sicuro dalle battaglie, da quelle battaglie almeno”.  Non c’è stato, però, nulla da fare nel senso che Habtamu non ha colto questa “fortuna”. Forse pensava che il suo posto non era in Italia, ma in Etiopia, ma starci occorrebbe chiedere a chi in modo o l’altro “fabbrica” le guerre, di farne a meno. In questo modo, i bambini non rimarranno orfani e potranno vivere in pace. Sappiamo che quando c’è la pace, c’è la possibilità di lavorare per procurarsi qualcosa da mangiare. Allontanare Habtamu da “quelle battaglie” non risolve del tutto il problema di quello Stato poiché ci saranno altri orfani finché le guerre sono in corso. Penso che il miglior modo di fermare questo male consista nel fermare prima di tutto queste inutili “battaglie” e poi in caso di un’adozione, i nuovi genitori dovranno lottare per una vera integrazione e non accontentarsi delle apparenze.

Del ragazzino è detto “di essere un piccolo, solitario uomo nero – dal volto riflessivo, dagli occhi intelligenti – in mezzo a tanti, tantissimi piccoli uomini bianchi”.  Da questo si capisce chiaramente che i problemi c’erano, ma non sono stati circoscritti a fondo per poi affrontarli efficacemente. Sappiamo anche che il caso di Habtamu sembra un caso isolato. Ci sono tanti bambini o ragazzi che sono stati adottati, ma non tutti cercano di tornare nella loro terra. Notiamo però che il problema è più ampio. Nessuna copia prende in adozione un bambino senza una previa preparazione. In Italia e un po’ dappertutto nel mondo, le autorità prevedono che la tutela del bambino o in genere un minore sia garantita preventivamente da una serie di colloqui condotti da esperti, attraverso i quali si può giungere a una valutazione da presentare in seguito al giudice dei minori, che a sua volta potrà, dopo eventuali ulteriori verifiche, certificare o meno l’idoneità della coppia all’adozione. Anche qui, il problema non è del tutto risolto poiché la coppia può essere efficace o ben preparata, ma le difficoltà emergono nella fase adolescenziale.

Ci sono stati dai casi di adozione nazionale, dove l’adottato ha scoperto la sua situazione “fuori di casa” tra amici e, quelli che lui chiama papà e mamma, non sono i suoi “veri” genitori. In tanti casi di questo genere, si è finito davanti al giudice o quando la cosa va un po’ bene, si finisce davanti allo psicologo oppure al consultorio. La vera difficoltà è quando l’adolescente adottato è deriso dai compagni giacché fra i ragazzini il termine “adottato” equivale a “figlio di puttana”. A questo, come nel caso di Habtamu, bisogna aggiungere la differenza della pelle. Non la si può nascondere. I suoi compagni sanno da dov’è originario e dunque le battute, le prese in giro, etc., possono condurre un’anima debole a gesti folli come ha fatto il nostro ragazzino. Il fatto già di fuggire da casa per tentare di tornare in Etiopia, è un atto di disperazione, di grande sofferenza e di disorientamento. Il suo malessere era troppo grande. Aldilà di quello che hanno fatto i suoi genitori Marco e Giulia, forse si poteva fare altro per salvarlo, una vera educazione alla diversità.

Colombia. Anche le Autorità colombiane s’interrogano sul calo delle adozioni: “El mal momento de la adopción”

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Il seguente post viene inserito per informare che in Colombia il dibattito sulle adozioni non si è fermato e che a dicembre 2014 c’è stato questo forum. Si lascia anche il programma per aver i nomi di chi si interessa dell’argomento in loco.

Bogotá, noviembre de 2014.

El panorama de la adopción en Colombia es crítico. En los últimos cuatro años, el número de adopciones cayó 70 por ciento. Mientras que en 2010 se adoptaron 3.058 niños, niñas y adolescentes, entre enero y octubre de este año fueron 924, según cifras del Instituto de Bienestar Familiar (ICBF).

Una de las principales causas tiene que ver con la sentencia de la Corte Constitucional (la T-844 de noviembre de 2011), que señala que para declarar a un niño o niña en adoptabilidad debe ubicarse inicialmente a la familia hasta el sexto grado de consanguinidad. Esto, indudablemente, ha reducido la viabilidad de los procesos de adopción primando en ocasiones el interés de la familia, muchas veces sin vínculo directo, por encima de los derechos de los niños y niñas.

A lo anterior se suma, la desinformación, la mala interpretación del proceso y el cuestionamiento de las capacidades del ICBF. Las alarmas están encendidas, pues hay por lo menos 8.000 menores en lista de espera. El riesgo es que los niños pasen los años más importantes del desarrollo de habilidades sociales y cognitivas en centros y hogares de paso y que se dificulte la consecución de una familia.

Esta problemática será analizada en el foro ‘¿Crisis en la adopción en Colombia? Retos y perspectivas’, que organiza la revista SEMANA y la Alcaldía de Medellín y que se llevará a cabo el martes 2 de diciembre en Plaza Mayor de Medellín. Durante el encuentro se expondrá la situación actual desde el punto de vista legal, científico, económico y vivencial. El objetivo es plantear las posibles soluciones para garantizarles el derecho a la familia a los niños, niñas y adolescentes adoptables.

Esta es la agenda del foro:

FORO ‘¿CRISIS EN LA ADOPCIÓN EN COLOMBIA? RETOS Y PERSPECTIVAS Medellín (Antioquia), 2 diciembre de 2014

Plaza Mayor. Medellín

Agenda académica**

7:30 a.m. a 8:00 a.m. Registro
8:00 a.m. a 8:30 a.m. Video Palabras de bienvenida

Alejandro Santos. Director de la Revista Semana.

Claudia Márquez. Primera Dama de Medellín.

8:30 a.m. a 9:00 a.m. Conferencia central
  Charles “Chuck” Jhonson. Presidente del Consejo Nacional de Adopción.
9:00am. a 9:30 a.m. Refrigerio
9:30 a.m. a 12:00 m. Mesa activa: Retos y perspectivas de la adopción en Colombia
  Conferencista Nacional:Cristina Plazas. Directora del Instituto Colombiano de Bienestar Familiar (ICBF).

Moderador:

Manuel Manrique. Columnista y miembro del Consejo Asesor del diario El Mundo.

Participantes mesa activa

Charles “Chuck” Jhonson. Presidente del Consejo Nacional de Adopción.

Cristina Plazas. Directora del Instituto Colombiano de Bienestar Familiar (ICBF.)

Ilva Myriam Hoyos. Procuradora delegada para la Defensa de los Derechos de la Infancia.

Magistrado Álvaro Fernando García. Sala Civil de la Corte Suprema de Justicia.

Margarita Fernández. Ex Directora ejecutiva del Comité Privado de la Asistencia a la Niñez PAN.

María Clemencia Márquez. Directora Asociación Amigos del Niño “ayudame” Clemencia Gutiérrez Wills.

Lorena Vargas. Subdirectora de Casa de la Madre y el Niño.

Raúl Velez. Abogado especialista en adopciones.

Irene Gaviria. Directora periódico el Mundo.

Familia adoptante: Ricardo Smith y Claudia Rave.

Gloria Montoya. Juez de familia.

Osneider Alexander Guisao Guillermo Gómez

Preguntas al público asistente

12:00 m. a 12:30 p.m. Conclusiones generales y cierre
  Marcela Prieto Botero. Directora de Foros Semana

Colombia: “Nel 2013 annunciata la sospensione del deposito di nuove istanze di adozione relative a bambini fino ai sei anni d’età”

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Questa e’ l’ ultima comunicazione Cai sulla Colombia. Risale al 2013.

“In occasione dell’incontro tenutosi a Medellin nei giorni 29 e 30 maggio u.s., l’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar (ICBF) ha comunicato alle Autorità Centrali dei Paesi d’accoglienza la decisione di sospendere l’accettazione di nuove istanze mirate all’adozione internazionale di bambini fino a sei anni d’età. La decisione è motivata dall’attuale pendenza presso l’ICBF di oltre 3000 domande di famiglie straniere mirate all’adozione di bambini di tale fascia d’età senza problemi di salute, a fronte di un numero molto inferiore di minori colombiani adottabili corrispondenti a tali aspettative. Continueranno invece ad essere accettate e registrate le domande mirate all’adozione di bambini con bisogni speciali, e quindi di:

  1. bambini di età superiore ai sei anni
  2. bambini con specifiche necessità sanitarie (anche di età inferiore ai sei anni)
  3. gruppi di fratelli

Nei prossimi giorni la decisione verrà formalizzata dal direttivo dell’ICBF. Non appena possibile, si provvederà a comunicare i dettagli attuativi del provvedimento.”

(fonte: CAI – 04/06/2013)

Colombia: “Problemi sanitari dei bambini colombiani”

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Ci rifacciamo ad uno studio del 2012 http://www.glnbi.org/documenti/7ebecef90e841cfcbe9cae29537b2d2a.pdf

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In sintesi, non si conoscono problemi sanitari specifici anche perché molte volte i bambini arrivano in Italia sprovvisti di cartelle cliniche e comunque non sono mai precise e dettagliate come vorremmo.

Tra i disturbi riscontrati (ma sono riscontrabili anche per altri bimbi di diversa nazionalità) vengono elencate:

  • anemie carenziali
  • disturbi cognitivi comportamentali
  • deprivazioni nutrizionali
  • deprivazioni emotivo – relazionali
  • infestazione intestinale
  • epatite A

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Per un quadro completo vedi inoltre: http://www.glnbi.org/documenti/8afd24cbcc6fafc266b251c272158f5b.pdf

 

Comunicazione Circolo Kundalini Yoga: “Rilassarsi a Verona” – feb-mag 2015

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CICLO DI RILASSAMENTO E CURA

 ASD Le Stelle dell’Orsa – Verona

vic.Croce Verde 4/b

Il tempo in cui viviamo è spesso frenetico e spossante. Questo breve ciclo di Kundalini Yoga e Sat Nam Rasayan è finalizzato al Rilassamento e alla Cura, al ritrovare il respiro, l’equilibrio, il controllo del flusso dei pensieri e del sé. Con semplici esercizi di Sat Nam Rasayan, yoga e meditazione vengono insegnate tecniche di rilassamento e guarigione che possono essere inserititi facilmente nella pratica quotidiana di ogni giorno a ca

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Gli incontri si terranno nelle seguenti date:

 

venerdì 13 febbraio, ore 18.30-20.30          Rilassati e liberarti dalla stanchezza mentale (Kathrin)

venerdì 6 marzo,       ore 18.30-20.30          (Paolo)

venerdì 13 marzo,     ore 18.30-20.30          (Patwant Kaur)

sabato 11 aprile,       ore 14.30-18.00            Rilassa il Diaframma (Patwant Kaur)

sabato 23 maggio,     ore 14.30-18.00          Il silenzio – il più grande curatore (Kathrin)

 

costi :

20 euro i seminari del venerdì

40 euro i seminari del sabato

 

Informazioni: Patwant Kaur 3485946657, Nirvair Paolo 3495672651, Kathrin 3490614799

 

Comunicazione ISFAR®. Corsi per operatori, Firenze feb-mar 2015: “Orientamento professionale e tecniche d’intervista del minore maltrattato”

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CORSO PER ORIENTAMENTO PROFESSIONALE

Sede: Firenze

Date:  28 febbraio-1 marzo 2015

Il Corso è rivolto a chi vuole operare nel campo dell’orientamento professionale. Vengono trasmesse conoscenze e competenze per meglio rendere le persone consapevoli e indirizzarle nelle loro scelte e orizzonti professionali. I partecipanti, attraverso esercitazioni pratiche, imparano a usare i principali strumenti utili all’indagine di orientamento e, grazie alle simulazioni, sviluppano abilità per gestire casi reali.

Per info: Corso: Orientamento professionalePDF

Tel./fax: 055.6531816info@isfar-firenze.it

 

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ASCOLTO DEL MINORE VITTIMA E/O TESTIMONE DI ABUSO O MALTRATTAMENTO – Tecniche di intervista e strumenti

Sede: Firenze

Date:  21-22 marzo 2015

Spesso nei casi di violenza domestica e maltrattamento fisico e psicologico, il bambino è l’unico testimone e assume quindi un ruolo di fondamentale importanza da un punto di vista prettamente giuridico; al contempo, trattandosi di un soggetto in fase di maturazione psico-emotiva, può incorrere in situazioni particolarmente stressanti che vanno ad alterare il suo sviluppo personologico. Il delicato momento in cui viene raccolta la sua “testimonianza” appare quindi di notevole rilevanza. Il Corso fornisce strumenti pratici e metodologici per affrontare il complesso problema dell’ascolto a fini giudiziari di un bambino o adolescente vittima/testimone di reato. Prevede lezioni frontali, analisi di interviste validate a livello internazionale, strumenti ed esercitazioni.

Per info: Corso: L’ascolto del minorePDF

Tel./fax: 055.6531816info@isfar-firenze.it