Archivio mensile:gennaio 2015

Colombia: “Preparazione del bambino all’adozione”

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In Colombia la maggior parte dei bambini che arriva all’adozione ha vissuto l’esperienza dell’allontanamento dal nucleo familiare per maltrattamento o carenze delle cure parentali.

L’ICBF, Istituto Colombiano de Bienestar Familiar, organo preposto alla tutela dell’Infanzia, segue il percorso del minore dalla segnalazione e dalla conseguente presa in carico del servizio all’eventuale adozione. Questo permette una continuità nell’accompagnamento del minore che facilita l’integrazione e le narrazioni. I minori allontanati dalla famiglia di origine vengono collocati appena possibile in case famiglie, strutture in cui è presente la figura di un adulto che si fa carico del benessere dei bambini. Si procede poi a una valutazione della situazione del bambino basata sulla verifica dei presupposti giuridici, sociali e psicologici dell’adottabilità nazionale e/o internazionale. Nelle situazioni in cui il bambino ha subito abusi possono essere proposti percorsi di supporto psicologico.

Per la maggior parte dei bambini viene preparato un album con le foto disponibili e che rappresenta una risorsa importante nella narrabilità del passato e nella costruzione e nella rielaborazione dell’identità del bambino. Ai bambini sopra i 5-6 anni viene chiesto se vogliono essere adottati.

Per quel che riguarda l’incontro con i coniugi adottanti i bambini ricevono un po’ di tempo prima l’album preparato dai futuri genitori e viene spiegato loro dove andranno a vivere. L’abbinamento avviene all’ICBF, luogo non familiare per il bambino e da subito inizia l’affido preadottivo che sarà monitorato giornalmente dal personale del ICBF.

Le criticità riscontrabili nell’iter descritto sono relative al fatto che l’incontro avvenga in un ambiente poco familiare al bambino; ciò avviene per preservare la tranquillità della casa famiglia e l’affido pre-adottivo comporta dal primo giorno che il bambino stia 24 su 24 con due adulti “sconosciuti”.

(fonte: “La qualità dell’attesa nell’adozione internazionale” – Istituto degli Innocenti 2010)

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Colombia. L’esperto: “Un nuovo modo di fare scuola”

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Escuela Nueva è un progetto colombiano, portato avanti da Vicky Colbert,  che crede che la povertà vada combattuta attraverso la scuola. “Crediamo che un’educazione di qualità per tutti sia possibile e che lo scambio tra docenti, comunità e bambini siano i principali ingredienti per un cambio di mentalità e di evoluzione sociale” – vedi  http://www.escuelanueva.org/portal/. Presenta questa realtà un profondo conoscitore del mondo della scuola.

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di Tullio De Mauro

La Colombia, il paese di Gabriel García Márquez, è devastata dalla guerriglia: centinaia di migliaia di civili uccisi o rapiti dall’esercito regolare. Ed è soffocata dalla miseria: trenta milioni di persone su quarantadue sono sotto la soglia di povertà, il 10 per cento dei bambini lavora.

Qui lavora anche Vicky Colbert senza perdere la speranza nella scuola. È una scuola flipped, ribaltata, anche quella che lei ha costruito, propone e propugna dal 1975 attraverso la fondazione e rete di scuole Escuela nueva “Volvamos a la gente”. Fa parte dell’attività didattica corrente coinvolgere nelle letture gli adulti fuori e intorno alla scuola, chiamarli in classe e studiarne vita e testimonianze, mappare l’ambiente, le sue miserie e le potenzialità.

Gli alunni sono chiamati a riconoscere nelle piccole storie quelle grandi e ciò facendo ad apprendere lettura, lingua e lingue, calcolo, rispetto e interesse per le diversità, a costruire la biblioteca e gli strumenti necessari da lasciare poi ad altri, raccontando in un diario di scrittura collettiva le loro esperienze, l’affiorare di problemi, collaborando tra loro, i più bravi maestri dei meno, ciascuno col suo ritmo, accompagnati dagli insegnanti. La cosa funziona.

Alla rete colombiana si vanno aggregando altre scuole nuove latinoamericane e africane e Vicky è chiamata qua e là nel mondo a spiegare il suo lavoro, i suoi risultati. Il 29 ottobre il Wise (World innovation summit for education) le ha assegnato il premio 2013 per l’innovazione didattica.

(fonte: Internazionale – 8/11/2013)

Corsi per operatori: “Diventare un esperto di educazione sessuale” – Milano gen-giu 2015

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CORSO DI ESPERTO IN EDUCAZIONE SESSUALE

50 crediti ECM – Riconosciuto dalla FISS (Federazione Italiana Sessuologia Scientifica)

Milano, gennaio – giugno 2015

Destinatari: Medici, Psicologi, Ostetriche, Infermieri professionali, Assistenti socio-sanitari, Educatori.

Contenuti: il Corso è teorico e pratico-applicativo. Introduce allo studio e all’uso delle conoscenze in tema di educazione sessuale così da poter costruire interventi di educazione sessuale rivolti a ragazzi, adolescenti, adulti.

Iscrizioni: con iscrizione entro il 15 novembre, partecipazione gratuita al Corso di aggiornamento: ‘Sesso, sensi e sentimenti’ <http://www.psicologia-psicoterapia.it/nl_stat/1704>  del 21 novembre 2014.

Per info: Corso di esperto in educazione sessuale <http://www.psicologia-psicoterapia.it/nl_stat/1707>  – PDF <http://www.psicologia-psicoterapia.it/nl_stat/1708>

tel. 333.9014987 – info@aispa.it

Colombia: “Il sistema scolastico”

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Il sistema scolastico colombiano è formato da:

  • educazione iniziale
  • educazione prescolare
  • educazione basica (divisa in primaria di cinque anni e secondaria di quattro)
  • educazione media (due anni e si conclude con il titolo di bachilerrato
  • educazione superiore

(fonte: Ministero dell’istruzione colombiano – 09/06/2010)

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Se la scuola primaria è presente anche nei villaggi rurali, più difficile è incontrare la scuola materna. Per sopperire lo stato ha diffuso il sistema della madre comunitaria, una signora con l’obbligo di frequentare un corso da educatrice che accoglie nella sua casa una quindicina di bambini. Viene retribuita dallo stato e sempre dallo stato viene fornito il materiale didattico.

Per la scuola primaria il calendario scolastico, che varia da zona a zona a seconda dell’area climatica, si divide in due semestri, con 40 ore di attività settimanale. L’educazione di base in Colombia è pubblica, il 40% viene coperto dalle scuole private molto costose e di approccio laico. Le scuole religiose stanno diminuendo di numero. Le strutture scolastiche sono abbastanza attrezzate in città mentre in campagna sono più carenti. Il sistema educativo tradizionale è di tipo autoritario. Questo dipende dal numero elevato di alunni per classe (30-50 bambini). Molte volte in una classe ci sono bambini di differenti età. Il lavoro di gruppo è occasionale. I genitori incontrano periodicamente gli insegnanti.

(fonte: Istituto degli Innocenti 12/2008)

Colombia. Minori: “Le opportunità di riscatto sociale per i bambini colombiani”

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Il rapporto redatto dalla World Bank nel 2010 evidenzia che in Colombia esistono ancora elevate disparità tra i cittadini. Le categorie che risentono maggiormente della carenza dei servizi sono in primis donne, indigeni e poveri.

Durante gli ultimi dieci anni sia i bambini che gli adolescenti hanno avuto maggiori opportunità di migliorare il loro tenore di vita, ma permangono elevate disparità da regione e regione, tra aree urbane e rurali. Le regioni che offrono le migliori opportunità sono Bogotà e Valle, mentre le minori si registrano nella regione di Atlantico e quella di Pacifico. Le regioni orientali (Boyocà, Cundinamarca, Meta e Santanderes) sono quelle che hanno guadagnato più terreno in termini di offerta di servizi alla popolazione. Da ricordare che in alcune regioni manca proprio il registro civile, fatto che rende difficile raggiungere una parte della popolazione che per lo stato non esiste da fonti ufficiali. Un dato significativo riguarda la malnutrizione infantile: nelle regioni di Atlantico e Pacifico il 40% dei bambini hanno problemi di denutrizione; raggiungono il 20% nelle regioni di Antioquia, Valle e la regione Central. Per quanto riguarda il sistema scolastico si è notato un miglioramento nella scuola basica ma il permanere di differenze quando si parla di scuola secondaria e università. Anche l’accesso all’acqua e l’energia ha raggiunto la maggior parte della popolazione, ma sono possibili ancora ampi margini di sviluppo anche per la creazione di centri sanitari, lo sviluppo di internet e la diffusione di maggiore sicurezza.

Dallo studio emerge che la causa principale che determina ampie disuguaglianze è la mancanza d’istruzione dei genitori. Vi sono, poi, altri elementi che accentuano il gap come la presenza di più fratelli, anziani e disabili in famiglia.

(fonte: “Oportunidades para los ninos colombianos: cuànto avanzamos en esta dècada” – World Bank 11/2010)

Comunicazione CIAI: “Famiglie e scuola” – tre incontri a Roma – gen, feb e mar 2015

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Nel corso delle numerose possibilità di incontro con le famiglie è emersa in maniera sempre più evidente la necessità di un confronto circa l’ambito scolastico, all’interno del quale sembrano sorgere difficoltà di vario genere e verso le quali le famiglie lamentano una certa solitudine.La scuola è sicuramente centrale nella crescita di ogni bambino e assume ancor di più significatività nel caso dei bambini adottati poiché, dopo la famiglia, rappresenta il secondo e importante contesto di inserimento e integrazione sociale. Proprio durante gli anni della scuola dell’obbligo ogni allievo inizia a strutturare personalità, valori ed aspettative. Tale percorso di sviluppo acquisisce ulteriore pregnanza nel caso dei figli adottivi dato il maggiore impegno nell’affrontare l’acquisizione della lingua e delle nuove regole di interazione.L’inserimento scolastico può divenire più difficoltoso, laddove la scuola risulti parzialmente preparata, non riuscendo a volte a fornire gli strumenti per aiutare l’allievo in questo percorso.Si intende, quindi, rispondere alle difficoltà sopra indicate offrendo uno spazio ed un tempo per l’ascolto delle diverse realtà psicologiche e delle difficoltà emergenti. Attraverso il percorso sarà data la possibilità ai genitori di conoscere e confrontarsi sulle caratteristiche e sui bisogni dei loro figli a scuola. La proposta prevede l’articolazione di due incontri tematici, e di un incontro conclusivo di restituzione e confronto, anche alla presenza eventuale degli insegnanti. Nel  corso   dell’intervento si alterneranno contributi teorici forniti dai conduttori del gruppo con esercitazioni, role-playing e discussioni. I incontro L’accoglienza e l’integrazione: problemi e soluzioni II incontro Difficoltà di apprendimento: strategie di intervento III incontro Restituzione e confronto. Scarica il programma Scarica la scheda di adesione  

Colombia. Società: “Situazione dei minori colombiani”

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Scolarizzazione. Non esiste discriminazione tra maschi e femmine tanto che i tassi di ripetizione e abbandono scolastico sono più alti tra i maschi. In Colombia la scolarizzazione è a livelli accettabili, l’istruzione è gratuita e obbligatoria dai cinque ai dieci anni, mentre la scuola secondaria dura dai quattro ai sei anni. Questi indicatori tuttavia peggiorano se ci si sposta nelle aree rurali, e sono ancor più bassi per i bambini appartenenti alle minoranze etniche, come gli indios e gli afrocolombiani, e per i numerosissimi minori sfollati.

Adolescenti. Il numero delle ragazze tra i 15-19 anni rimaste incinte è in aumento. Il 64%deìi queste gravidanze non è pianificato. L’origine della maternità è spesso frutto di violenza ma in Colombia gli adolescenti tendono anche ad avere relazioni sessuali occasionali a un’età sempre più precoce, con il conseguente rischio di contrarre HIV-AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili. Un altro fenomeno correlato è l’alta frequenza con cui le madri adolescenti restano incinte di nuovo dopo il primo figlio. Il 20,5% risulta di nuovo incinta dopo 7-17 mesi dopo il primo parto, mentre un altro 33% tra i 17 e 24 mesi (dati Bienestar Familia 09/14). E’ in aumento anche lo sfruttamento sessuale di minori. Elevato è anche il tasso di ragazzini lavoratori.

Bambini soldato. L’Unicef considera la Colombia uno dei paesi in emergenza umanitaria e gli interventi sono rivolti a ridurre il fenomeno dei bambini soldato. Le attività di reintegrazione sociale dei bambini smobilitati dai gruppi armati avvengono nel quadro del Programma Nazionale per i bambini vittime del conflitto armato, gestito dall’Istituto Colombiano per l’Assistenza alle Famiglie. Il programma si occupa di assicurare al bambino un rientro sicuro in famiglia e nella comunità, oltre a fornire assistenza medica, istruzione e protezione legale.

Bambini di strada (niños en la calle). Sono bambini che pur avendo dei genitori sono lasciati a vivere per strada in assenza di cure e attenzione ai margini delle città tra i più degradati. La loro solitudine li destina ad essere vittime indifese di atti di violenza, abusi sessuali, rapimenti per il traffico d’organi o prostituzione. Nelle zone suburbane sono completamente assenti strutture che possano accogliere bambini dai 0 ai 2 anni e offrire attività di cura e assistenza all’infante e alla madre.

vedi anche:

http://www.icbf.gov.co/portal/page/portal/Descargas1/Prensa1/ColombiaSinMaltatoInfantil_180313.pdf

Colombia. Società: “Madri sole”

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Madri bambine. Secondo alcuni dati statistici registrati da Profamilia, istituzione privata colombiana che ha studiato con attenzione il fenomeno, in Colombia poco meno della metà dei bambini fino ai 2 anni vive in un nucleo familiare completo, la maggior parte solo con la madre, unico punto di riferimento. Il rischio d’abbandono è più alto nel caso di figli di madri adolescenti anche perché, vivendo in contesti di violenza intrafamiliare, sono costrette ad andarsene già in giovane età senza l’aiuto di nessuno. Spesso sono le difficoltà economiche e la necessità di trovare un lavoro lontano da casa che porta la giovane madre a lasciare il suo bambino. A ciò si aggiunga l’allentarsi della rete di solidarietà, attraverso la consuetudine di prendere in casa figli anche non propri, purché infanti.

Mancanza di una rete di solidarietà. La situazione di degrado e di povertà estrema sembra avere almeno in parte intaccato questa forma d’aiuto reciproco, che negli anni aveva caratterizzato la vita dei quartieri periferici attraverso forme di solidarietà che vedevano fra gli attori le madri più anziane e le nonne, che accudivano anche figli non propri.

Mancanza di servizi alle madri ed elevata mortalità materna. Le giovani non sono informate su come gestire una gravidanza e un bambino. Ciò comporta un’elevata percentuale di maternità indesiderate e l’assenza di prevenzione per il cancro del collo uterino, che costituisce la prima causa di morte nelle donne.

Denutrizione e malnutrizione per minori di 2 anni. Secondo alcuni dati statistici registrati da Profamilia, in Colombia il novantacinque per cento dei bambini in età infantile riceve il latte materno ma solo il ventidue arriva al quarto mese. I motivi principali dell’interruzione sono:

  • latte insufficiente, nuova gravidanza
  • malattie della madre
  • problemi di suzione
  • rifiuto da parte del bambino
  • malattie del bambino
  • l’uso d’anticoncezionali

A ciò si aggiunga che l’ignoranza porta ad una scelta degli alimenti sulla base d’informazioni pilotate dai mass media e non su una dieta bilanciata. Spesso nelle famiglie il denaro destinato all’alimentazione è utilizzato per pagare altre spese, come l’affitto dell’abitazione, dato che la maggior parte degli abitanti non possiede una casa di proprietà, e il pagamento dei mezzi di trasporto pubblico. Le pessime condizioni igienico-sanitarie favoriscono la comparsa di malattie infettive che comportano un peggioramento dello stato di nutrizione dei soggetti colpiti.

(fonte: Veneto Adozioni e Profamilia)

AltroNatale. Francesco Mennillo: “Adozioni, numeri e prospettive”

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di Francesco M. Mennillo *
Questo è un giorno particolare per tante famiglie in attesa di adozione.
In questi giorni il tempo dell’attesa di un minore abbandonato si fa sentire di più perchè il Natale si passa in famiglia, nell’accoglienza del focolare domestico. Per le famiglie adottive e per i bambini è un momento carico di aspettative, della mente dei grandi che corre dietro quel bambino ideale che dovrà arrivare e di cui spesso e volentieri ben poco si sa.
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Penso alle famiglie in attesa dei bimbi della Repubblica Democratica del Congo. Ce ne sono circa un centinaio bloccate. Nel settembre 2013 ci fu una sospensione di un anno dei visti di uscita dei bambini del Congo, per vagliare la legalità dei procedimenti adottivi in corso. Il 27 maggio scorso, 31 bambini, figli delle coppie che erano rimaste bloccate in Congo per circa due mesi, vengono portati a Ciampino con un volo di Stato.  A fine settembre 2014 le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno confermato la prosecuzione della sospensione del rilascio dei permessi in uscita  per i bambini adottati. Tutto bloccato di nuovo.
Il blocco delle adozioni per i bambini del Congo è stato causato da gravi irregolarità nelle procedure, causate soprattutto da Americani e Canadesi, che consentono i fenomeni del “rehoming” dei minori adottati. Il piccolo viene cioè dato in adozione ad una famiglia, che poi autonomamente decide di affidarlo ad un’altra. Il Congo consente l’adozione solo da parte di coppie eterosessuali, e nel dubbio ha fermato tutti.
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In media, problematiche specifiche a parte, le coppie in attesa, dalla data di conferimento dell’incarico all’ente per le adozioni internazionali, impiegano 24 mesi per terminare l’iter. E, di solito, avevano già aspettato circa un anno per ricevere dal Tribunale il certificato di idoneità all’adozione portando il tempo medio a 3 anni di attesa per un bambino. Questo è un dato che non varia prendendo in considerazione il periodo 2006 -2013. Analogamente il dato si attesta su 3,3 anni se si considera anche il periodo di tempo che va dalla domanda di adozione. . Purtroppo, ammonta al 16% il numero delle coppie che, nel solo anno 2013, andavano oltre un tempo medio di attesa di 36 mesi. E’ un valore ancora alto, soprattutto se visto nell’ottica del bambino. Interessante anche valutare le cause principali di abbandono dei bambini nel paesi di provenienza: nel 61% dei casi vi è la perdita della potestà genitoriale, nel 30% il bambino viene abbandonato, nel 7,3 vi è una rinuncia da parte dei genitori. Incredibile pensare che solo nel 1,3 dei casi il bambino è orfano. Un bambino che cresce in istituto, ha minori tutele ed attenzioni, addirittura si riducono le sue aspettative di vita, soprattutto nei paesi africani dove gli Stati, a causa di difficoltà economiche, non riescono a garantire politiche sociali per la tutela del minore abbandonato. La situazione non cambia in quei paesi dove vi è maggiore tutela e il compimento del diciottesimo anno è una data spartiacque, dove dal massimo della tutela, ci si trova a perdere tutti i diritti, con un futuro incertissimo, senza prospettive e col serio rischio di entrare nell’area della criminalità. L’Italia è il secondo paese al mondo per adozioni effettuate, e proseguire con successo rappresenta una sfida in soccorso all’infanzia abbandonata. La nuova presidenza CAI – Commissione per le Adozioni Internazionali –  si sta impegnando per  incentivare la collaborazione internazionale in materia di adozioni, partendo dal presupposto che l’adozione internazionale, svolta secondo i principi della convenzione dell’Aja, è una forma di tutela dei diritti umani e in particolare dei diritti dei minori. Stiamo rafforzando i rapporti con il bureau del’Aja, negoziando o rinegoziando accordi in materia di adozioni internazionali sia con i Paesi che non hanno ratificato la convenzione dell’Aja che con quelli che l’hanno ratificata (quest’anno già sono stati sottoscritti gli accordi con il Burundi e la Cambogia). Accompagnando il percorso degli enti autorizzati alle adozioni internazionali nei paesi di origine con rinnovati programmi di sussidiarietà.

Il lavoro è intenso e mi va di augurare un felice Natale di speranza a tutte le famiglie in attesa.

* Presidente del Coordinamento famiglie adottanti in Bielorussia e rappresentante familiare in Commissione Adozioni Internazionali
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(fonte: thechronicle.it 12/2014)