AltroNatale. I Nostri Padri: “L’Avvento è compito di Dio. Il futuro è compito nostro”

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“State attenti…vegliate…vigilate… sperate…non addormentatevi…”

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di don Marco e don Roberto, sacerdoti ed educatori

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“Ecco i verbi che ci accompagneranno per tutto questo periodo di Avvento.

L’Avvento è un piccolo viaggio della speranza.

E’ proprio il profeta Isaia che esprime il lamento di un popolo disperato con un grido a Dio: : “Se tu squarciassi i cieli e scendessi”!

Oggi dietro quella preghiera di tanta gente stanca e sfiduciata ci sono anche le nostre crisi, le nostre paure, le nostre delusioni della vita, della politica, della possibilità di cambiare.

L’Avvento ancora una volta ci ricorda che il cielo si apre e Dio “avviene” verso di noi, si avvicina  per abbracciare la terra e l’umanità.

Il Dio del Vangelo è il Dio che non delude, non abbandona, non disattende le nostre attese.

Quindi l’Avvento non è semplicemente un prepararsi a vivere il Natale, un far finta che Cristo rinasca un’altra volta, ma un imparare a cogliere ogni giorno nella nostra vita i segni della presenza di Dio.

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Anche noi vorremmo conoscere il futuro. Anche noi, nei momenti di crisi, vorremmo un Dio che potesse risolvere i nostri problemi con un tocco magico, con qualche miracolo.

Ma Gesù non ci dice nulla su come sarà la fine del mondo.

Ci offre invece una lettura profetica della storia.

“Quanto a quel giorno o all’ora, nessuno ne sa niente, neppure gli angeli del cielo e neppure il figlio, se non il Padre” (Marco 13,32).

Sposta il problema del “quando” avverrà la fine, al “come” dobbiamo vivere questo temo dell’ attesa. Invece di fantasticare sul futuro, Gesù ci esorta a tenere gli occhi ben aperti sul presente.

Gesù ci esorta soprattutto a prestare attenzione e a vigilare.

Ecco l’originalità dell’Avvento.

Non siamo invitati a cercare Dio, ma ad attenderlo.

Il Vangelo ci dice che dobbiamo metterci nell’atteggiamento di lasciarci cercare da Dio. Dobbiamo imparare ad “aspettarlo”. E’ lui che ci sorprende. E’ lui l’imprevedibile. Noi dobbiamo attendere il “Dio che viene”.

Prima del nostro  “fare”, c’è il nostro “attendere”.

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Ma dove lo possiamo incontrare?

L’Avvento ci regala un messaggio originale: Lascialo entrare …. dentro di te!

Se vuoi incontrare Dio nell’altro, nella natura, nella vita, prima lo devi accogliere dentro di te.

Sant’ Agostino nelle sue Confessioni scrive:

“Eppure Signore, tu eri dentro di me ed io ero fuori”.

Un famoso detto ebraico dice:

“Dio entra soltanto là dove lo si lascia entrare”.

Gesù entra nella storia di ognuno di noi attraverso i piccoli gesti di tenerezza e di umanità che reciprocamente ci regaliamo nelle relazioni con le persone che fanno parte della nostra vita quotidiana.

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In queste ultime settimane, grazie ad un film sulla vita di Leopardi,  si è parlato molto di questo grande poeta. Tutti ricordiamo la sua bellissima poesia  Il sabato del villaggio. Parla proprio delle emozioni della vigilia della festa.

E’ soprattutto la vigilia che ci fa vivere degli stati d’animo straordinari. Tutti siamo stati studenti e ricordiamo  come il sabato sera era il momento più bello della settimana. Era la serata libera. Il tempo in cui si poteva uscire, stare con gli amici, mangiare una pizza, divertirsi. Una serata piena di emozioni, di attese.

Potremmo dire un piccolo Avvento settimanale.

Il mondo non è cambiato.  Ancora oggi la nostra città, il sabato sera  è invasa di giovani che hanno voglia di vivere, che sognano un futuro, che desiderano un mondo migliore.

Purtroppo c’è una società, una politica e una chiesa che per troppo tempo si è addormentata e si è dimenticata di loro. I dati sono sempre più allarmanti. Un giovane su due è senza lavoro e questo, come di papa Francesco, vuol dire senza futuro e senza dignità.

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C’è un altro particolare molto importante della parabola. Ci racconta  che il padrone :

 «è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi».

Quei servi siamo noi. Dio si mette nelle nostre mani.

L’Avvento è compito di Dio. E’ lui che viene.

Il futuro invece è compito nostro.

Siamo noi i responsabili del nostro futuro. Siamo noi che dobbiamo costruirlo giorno per giorno. Il futuro è il frutto delle nostre fatiche, del nostro impegno.

Ecco il compito straordinario che Dio ci affida: siamo chiamati a riempire il mondo   “della speranza che è in noi”. Noi dobbiamo portare avanti il suo sogno. Ognuno con un ruolo unico ed originale e nessuno può essere sostituito. Siamo noi che dobbiamo trasformare l’attesa in festa, l’Avvento in un tempo di speranza.

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Vivere l’Avvento vuol dire imparare a vivere il nostro Natale tutti i giorni.

Vivere con passione e responsabilità la nostra piccola avventura quotidiana

Dio non viene nella mia vita una volta all’anno. Viene tutti i giorni.

Forse anche noi dobbiamo imparare a … lasciarLo entrare e a sentirci sempre, come dice il profeta Isaia (64,7), dei vasi di argilla nelle mani di Dio.

Lasciamo che ogni giorno ci plasmi, ci accarezzi e ci dia forma.”

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