Solitudine papà. Papà Rocco: “Nessuno nasce imparato nel ruolo di padre”

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Rocco è uno degli adulti che supporta la petizione Per il diritto alla conoscenza delle proprie origini” per consentire la ricerca dei genitori naturali da parte di quei bambini non riconosciuti alla nascita. Abbiamo dato ampio spazio a questo tema su questo blog nella sezione “ricerca delle origini”. Lo abbiamo raggiunto e ci ha parlato della sua esperienza di figlio diventato a sua volta padre.

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“Sono stato adottato già piuttosto grandicello, quindi come si può dimenticare il proprio passato pieno di solitudine e fame di affetto!?

Quando sono diventato papà di due figli, maschio e femmina, nati a 20 mesi di distanza, mi sono semplicemente reso conto di quanto ho sicuramente perso in modo irreparabile nel non esser potuto crescere insieme ai miei fratelli e sorelle di sangue. Per fortuna, in quel periodo mi ero già ricongiunto con una sorellina che era stata in collegio con me e che era stata adottata da un’altra famiglia separandoci. E’ stato un ricongiungimento, definiamolo, “tardivo”, dopo ben 16 anni. Infatti, nonostante i genitori di mia sorella fossero informati della mia esistenza sin dall’inizio, ci hanno tenuti volutamente separati con mio grande rammarico. Così quando ci siamo rivisti mia sorella era in piena adolescenza e per me ormai una perfetta sconosciuta, come del resto io per lei!

Quando ti nasce un figlio, quando diventi papà per la prima volta, nessuno nasce imparato ed è a parer mio assolutamente normale sentirsi scombussolati, quasi impauriti da questo nuovo ruolo di grande responsabilità. Chi in un primo momento non prova certe emozioni, ahimè, forse non riuscirà mai ad essere un buon padre.

I miei genitori adottivi, ma anche i miei suoceri, sono stati molto presenti dopo la nascita dei nostri figli. Non potevo pretendere di più. Davano, sia fisicamente sia economicamente, tutto il supporto necessario. Nonni fantastici. In quel periodo ero impegnato sul lavoro per cercare di portare un buono stipendio a casa visto che mia moglie aveva il suo bel da fare con due figli a distanza di venti mesi. La mia consolazione era che i figli, da piccini, hanno molto più bisogno degli accudimenti materni. Comunque al mio rientro a casa non mi risparmiavo mai per i miei bimbi, nei momenti critici anche di notte: la stanchezza svaniva, come per magia, e me li coccolavo ben bene. Molto spesso si addormentavano con me nel letto matrimoniale. Una bellissima esperienza che ti permette di giorno in giorno di crescere insieme ai propri figli!

Mio papà naturale l’ho cercato più tardi, ormai sepolto dal 1990. Mia madre naturale, un fratello e una sorella che vivono ancora con lei, invece, li sento di tanto in tanto per telefono e quando capita l’occasione vado a trovarli.

Non ho la presunzione di dare consigli. Nella vita, lo sappiamo bene, si apprende tutti i giorni. Forse l’unico che posso dare, anche per esperienza di padre naturale con figli ormai adulti, è quello di saper fare sempre autocritica del proprio operato. Un altro elemento importante è la responsabilità e il rispetto verso i figli, cercando soprattutto il dialogo nel quale non deve mai mancare il confronto e il consiglio basato sulla propria esperienza di vita.

Serve anche sapersi imporre quando si tratta di sane regole da rispettare. Ciò non significa escludere l’essere amici con la A maiuscola. Che siano figli adottati o naturali non fa nessuna differenza. E’ sempre compito degli adulti saper ascoltare e saper rispettare opinioni diverse per insegnare lo stesso comportamento a loro.”

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