Solitudine papà. Papà Maurizio: “Adottare quasi a 50 anni”

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Maurizio è un papà adottivo da dieci anni. Nonostante non si possa definire un papà giovane è convinto che nel rapporto con un figlio la maturità abbia molto da insegnare.


“Sono diventato padre di Svetli quando ormai non ero più proprio considerabile giovane. Avevo quarantasette anni ed una voglia incommensurabile di avere un figlio. Le tensioni, il mancato decreto di idoneità poi il successivo ricorso in corte d’appello e tutti gli ostacoli superati nel percorso adottivo, avevano ulteriormente accresciuto le mie motivazioni. Quindi, quando con mia moglie arrivammo a conoscere il nostro Svetlino, che allora aveva solo due anni, mi accorsi di essere diventato padre solo dopo alcuni giorni. Forse per uno strano processo di autodifesa, mi ero abituato a non considerare l’evento della mia paternità così realizzabile. Ricordo il primo giorno d’incontro in Bulgaria con quell’esserino che finalmente sarebbe diventato mio figlio e che pretese fin da subito di essere il naturale possessore di ogni cosa che mi apparteneva: dalla scheda fotografica, alla telecamera, ai vari attrezzi che continuavo ad armeggiare per rendere indimenticabile il momento del nostro incontro.
Solo dopo un po’ di tempo mi resi veramente conto di essere diventato padre, sia dentro di me che agli occhi della famiglia che finalmente stavo costruendo. Devo confessare che il primo sentimento nei confronti di quelli, che padri lo erano già diventati, molto prima di me, magari anche dieci o venti anni prima, fu una certa invidia. Avevo perso un mucchio di tempo a far che? Anche l’ambiente mi era in un certo senso ostile. Ricordo quel tipo al mercato che un sabato disse al mio Svetli: – Bello eh, andare in giro con il nonno a fare la spesa? – Mi fece provare ulteriore rammarico, ma mi fece anche capire quanto poco valga il commento della gente che non conosci (in fondo avevo solo cinquant’anni e nemmeno portati male…).
Ora che mio figlio è molto malato… di papite acuta, vivo il periodo più bello della mia vita di uomo adulto, come papà, attraversando momenti di grande soddisfazione ed anche periodi di difficoltà e magari scoramento, ma sempre con l’impegno, che questo ruolo comporta. Se è vero, come ho letto da qualche parte, che i figli servono agli adulti per poter maturare, credo anche che diventare padre in età matura, possa essere un valore aggiunto per un figlio arrivato magari un po’ in ritardo. Per questo ho sempre fatto in modo di vivere più tempo possibile con mio figlio, anche sacrificandolo alla mia attività lavorativa. Non mi sono perso un minuto dei suoi anni di piccolo esploratore ed abbiamo scoperto ed osservato insieme le tante novità che apparivano nel suo giovane mondo. Sono orgoglioso del fatto che lui le abbia potute maggiormente apprezzare con l’aiuto del suo papà. Ora che lui è ormai adolescente, sono consapevole che i tempi del distacco sono maturi, ma cercherò di continuare ad essere un padre disponibile, cercando, magari con difficoltà, di non essere troppo presente nella sua futura vita di giovane uomo.
Desidero dire a tutti i papà, che l’arrivo di un figlio è un dono fantastico, che va vissuto nel momento in cui ci viene concesso. Alcune volte altre distrazioni della vita allontanano i padri da questa esperienza unica anche per un uomo: per motivi di carriera o per altri motivi che alla fine non si rivelano così importanti. E di questo quando sei troppo giovane, spesso non te ne rendi conto, come non ti rendi nemmeno conto delle tante cose che si possono rimandare più avanti. Un figlio no, un figlio va vissuto ed accompagnato per mano fino al momento in cui, indicata la strada, correrà con le sue gambe incontro alla vita. Ed oggi fortunatamente, sono sempre di più i papà presenti nelle vite dei propri figli e che non vogliono avere alcun rimpianto, per essersi persi una avventura così meravigliosa”.

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(fonte: italiaadozioni.it – 03/2013)

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