Solitudine papà. I Nostri Padri: “La parabola del buon Samaritano e l’invito di Gesù ad immergerci nel mondo”

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Ci sembra questo il giusto luogo d’inserire la spiegazione della parabola del buon Samaritano per le conclusioni a cui arrivano i nostri due sacerdoti: bisogna educare lo sguardo se vogliamo vedere. E’ l’augurio che facciamo a tutti i genitori che si avvicinano al mondo dell’adozione, educare lo sguardo e il cuore a prendersi cura dell’altro nel modo giusto, senza pietismi, mettendoci in gioco, come ci viene spiegato nel testo che segue.


di don Roberto e don Marco – sacerdoti ed educatori.

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E’ una parabola quella del Buon Sammaritano tra le più belle del Vangelo. Chissà quante volte è risuonata nei nostri orecchi. Al punto tale da abituarci forse alla sua rivoluzionaria novità. (…)
Gesù racconta questa parabola a seguito di una domanda di uno zelante dottore della legge. Tale dottore sembra preoccupato di come si possa “avere la vita eterna”.
La risposta finale di Gesù: “Fa questo e vivrai” sembra inaugurare un’ottica diversa: il passaggio dalla preoccupazione per sé stessi, fosse altro per la “propria vita eterna”, al volto dell’altro per trovare in questo viaggio sulla terra il senso della propria vita.

Nella parabola possiamo notare, nella traiettoria che va dall’inizio alla fine, un passaggio dall’oggetto dell’amore (chi è il mio prossimo) al soggetto dell’amore (chi di questi è stato il prossimo per…).
La parabola è plastica e si svolge come un dramma dentro il quale gli ascoltatori si possono facilmente identificare. Un uomo (l’umanità, nuda e cruda senza titoli e privilegi) passa per la strada. Dei briganti lo assalgono (c’è tutta un’ “accurata” operazione di sottrazione nei confronti del malcapitato). Ed ecco tre figure che passando una dopo l’altra.
-Il sacerdote: l’uomo della religione. Che sta andando al tempio. Non può contaminarsi il sacerdote toccando un cadavere o un candidato a diventarlo… e tira diritto. Sembra, il primo passante, espressione di una religione che anestetizza la vita. Un sistema religioso che fornisce molte giustificazioni rigorosamente religiose per stare lontano dalla vita.
– Il levita: E’ l’uomo che conosce le regole ma non vive la vita, la giustizia (i centinaia di precetti saputi a memoria sono tutti nella “testa” ma scollegati dal cuore). E’ il burocrate che sa trovare mille giustificazioni “legali” per non intervenire dove la sua coscienza dovrebbe rispondere. Come a dire “ dura lex sed lex” ….)
– Il samaritano (non possiamo dimenticare che era considerato un eretico, un irreligioso, uno “di fuori” dal cerchio religioso). E’ quello più fuori ma che sorprendentemente si rivela più dentro al Vangelo.

Anche noi come il dottore della legge possiamo essere sollecitati ad identificarci con uno dei personaggi.
A parte chi colto da permanente pessimismo si ritrova sempre in quello “battuto” dai briganti, tutti possiamo ritrovarci un po’ nei tre passanti…In ciascuno di noi c’è qualcosa di tutti e tre….
Questi tre passanti fanno la stessa strada, tutti e tre vedono… qual è allora la differenza?
Chi di questi tre è stato compagno, prossimo per l’altro? Dirà Gesù capovolgendo la prospettiva dall’io al tu.
Forse la prima differenza è proprio nello sguardo … tutti e tre infatti passano per la strada, tutti e tre vedono ma è diverso lo sguardo, l’orizzonte che le persone hanno davanti.

L’uomo “religioso” meglio l’uomo “clericale”, il prete, non vede; l’uomo della ideologia, della burocrazia, del sistema (il levita) non vede…Il samaritano vede con compassione…La compassione si potrebbe dire è già nello sguardo. La cura prima che “arrivare alla mani” tracima già dagli occhi.
Il termine …. compassione (viscere materne) dice il sentimento più profondo di Dio per l’umanità. Bella coincidenza che il sentimento più profondo di Dio coincida con quello più profondo dell’umanità, in particolare della dimensione femminile dell’umanità.

Ma che rapporto c’è tra le viscere e lo sguardo, tra il cuore e gli occhi? Solo se si educa il cuore si può vedere l’altro…. Solo se si educano gli occhi si può “sentire” l’altro….

“La compassione richiede anzitutto la disponibilità alla conversione della sguardo – ossia quel cambiamento di sguardo al quale le storie bibliche e in particolare le storie di Gesù invitano continuante tutti noi” ( JB Metz)
Questa parabola è un capolavoro di laicità. Dio non è ostaggio delle lobby religiose. Nell’amore gratuito, nella compassione autentica, nell’azione politica di prendersi cura dell’altro c’è il sentire e l’agire di Dio.
Questa parabola non parla solo di un corpo messo di traverso sulla strada, quello del malcapitato… parla anche di un altro corpo, quello del samaritano che si mette di traverso rispetto a noi che leggiamo e ci chiede di dare carne alla Parola, di non trasformare tutto in principi, ideologie, sistemi….(…)

Cosa dice a noi oggi questa parabola? Quale messaggio per il mondo?
Il libro del Deuteronomio da cui abbiamo letto oggi la prima lettura dice che la Parola non è lontana… non nell’alto dei cieli, non al di là del mare… ma sulla nostra bocca, nel nostro cuore, affinché possiamo metterla in pratica.…La parabola del samaritano oggi sottolinea una cosa ancora più rivoluzionaria: la Parola oggi è nell’altro… negli occhi di chi incontri …. Ma anche: questa parabola inizia dagli occhi, dal modo di vedere il mondo…Sembra ricordarci che l’altro è la dimora di Dio, la casa lungo la via, dove egli ci invita a stare …

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