Resoconto Convegno ICYC 2014: “Adozione, come la vedono i figli”

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6. E NOI ADOTTATI SAPETE COME CI SIAMO SENTITI DOPO L’ADOZIONE?
P. Mio figlio non ce l’ha fatta a rimanere qui a confrontarsi con gli altri. Mio figlio ha tanto bisogno di parlare con voi ragazzi. Quella che proponete è una domanda fondamentale per le nostre famiglie che dobbiamo imparare a conoscere i nostri figli.
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F. Se ti può consolare io ero sempre arrabbiata, non parlavo con i miei genitori. Non mi facevo avvicinare da loro. Non accettavo di avere una mamma. Non sapevo cosa fosse. Volevo delle risposte. A volte si ha molta paura delle risposte. Vi mettiamo alla prova tanto. E’ il nostro modo di dirvi “Ci sei?”. Ognuno ha i suoi tempi. Piano piano tuo figlio avrà le sue risposte.
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F. Ero triste quando sono arrivato in Italia perché l’istituto era la mia famiglia. Qui, d’altro lato era bello perché avevo una famiglia vera. Un anno fa sono tornato in Cile e ho provato di nuovo una grande tristezza. Sono tornato al mio istituto e tutti i bambini mi venivano addosso per ricevere una carezza o una caramella. Erano bambini soli. Allora ho capito che avere una famiglia è una cosa spettacolare.
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F. Non ho vissuto in istituto. Sono passato dalla solitudine ad una città come Milano. Ho avuto un’infanzia molto difficile. Per questo mi sento di dire che prima del “Perché viviamo?” viene un’altra domanda: “Chi sono io?”.
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F. Padre Pier mi ha chiamata e mi ha detto: “Avrai una mamma e un papà tutti per te”. All’aeroporto, all’arrivo dei miei genitori sono scappata perché avevo paura. Una volta che mi hanno recuperata confrontavo le foto con i loro volti per vedere che cosa combaciava e cosa no. Poi li ho abbracciati. Io sono nata in quell’istante. Una volta in Italia, però, non ero tranquilla. Temevo che la mia mamma cilena venisse a riprendermi. La mia mamma N. mi rassicurava. Sapevo che lei era lì per me. E’ molto importante la presenza della mamma per calmare le paure.
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F. Io invece vivo ancora male qui in Italia. Ora sto meglio ma non del tutto. Per un anno, dal mio arrivo, pensavo di tradire la mia famiglia biologica. A casa mi sentivo sola. Scrivevo lettere in Cile, di nascosto. Poi i miei genitori l’hanno scoperto. E’ stato solo attorno ai 12/13 anni che ho deciso di vivere in Italia. Ma non mi ha ancora abbandonato la sensazione di tradire la mia famiglia di origine. Non riesco a dare delle risposte concrete. La partenza dal Cile rimane per me un avvenimento negativo che mi porto dentro.
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F. Per me l’adozione è stata facile perché avevo una sorella e un punto di riferimento a cui appoggiarmi. Per me è stato un ricongiungimento familiare.
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7. ADOTTARE, ULTIMA SPIAGGIA O BISOGNA CREDERCI?
P. Per me ”ultima spiaggia” significa: passa il tempo e non accade niente. Ma c’è una possibilità che colma una mancanza per recuperare qualcosa che la natura non ci ha dato. C’è la speranza di recuperare su questa assenza di genitorialità. La speranza ti avvicina all’adozione. Per molti è l’ultima spiaggia ma è collegata al bisogno di “crederci”. Per superare il negativo devi crederci.
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Psic. La spiaggia non ha solo una connotazione negativa. Può rappresentare il luogo del naufragio, ma anche il luogo da dove si parte per esplorare altri paesi. Davanti alla spiaggia c’è un mare per arrivare a qualcosa d’altro.
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8. CONFRONTIAMOCI: LUCI ED OMBRE DELL’ADOZIONE
F. Per quanto riguarda l’attesa delle nuove coppie. Sappiate che sono ritornata in Cile e ho vissuto con i bambini e ho dormito con loro. La cosa che mi ha colpita di più è la domenica. Li pettini, li vesti a festa perché è il giorno delle visite dei parenti. A volte arrivano, molte volte no. Allora la domanda ricorrente diventa “Quando avrò una mamma, quando avrò un papà?” Ricordate che loro non hanno nessuno con cui condividere le loro paure, con cui parlare dei loro desideri. Voi avete la coppia, la famiglia, gli amici. Non siete soli.
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Psic. Focalizzando quanto si è detto:
– la sensazione di non sentirsi del tutto legittimati ad essere genitori va di pari passo con il mettere alla prova dei ragazzi.
– in quale momento di crescita pensate di trovarvi? C’è un tempo per rispondere che non è uguale per tutti.
– alla base di questa crescita c’è una domanda a cui si deve necessariamente rispondere: “Chi sono?”
– la solitudine intesa come processo di crescita dell’individuo.
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P. Non sono un genitore adottivo, ma un marito di una figlia adottata. Mi sento di dire che l’inadeguatezza fa parte della vita. Voi genitori non dovete aver paura di sentirvi inadeguati. Anch’io che sono padre biologico mi sento a volte inadeguato. In questi casi dovete usare la stessa determinazione con cui li avete cercati questi figli.
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M. Per me quando parlo di inadeguatezza intendo non sentirsi adeguati di fronte al dolore e alla sofferenza. C’è uno sforzo davvero grande in questo. Sono mamma biologica e adottiva. Anch’io mi sento inadeguata di fronte al figlio naturale. Ma le circostanze e le sensazioni sono diverse.
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Psic. Consideriamo che i genitori adottivi iniziano un percorso in salita con tutto ciò che precede l’adozione. C’è una stanchezza che i genitori biologici non hanno. La determinazione unisce le luci e ombre dell’adozione. Quando uno si sente fragile si sente anche inadeguato. L’impotenza e l’inadeguatezza bisogna trasformarle in potenzialità.
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F. L’ombra mette in moto, non è negativa.
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F. Mi sento impreparato come le coppie in attesa. Ho paura del nuovo, ho tante domande. Ma allo stesso tempo non ho il desiderio di tornare a cercare le mie origini. Non mi frega niente della mia mamma di nascita. Perché sto bene qui, nella mia famiglia. Io una famiglia ce l’ho già. La mia storia passata desidero lasciarmela dietro. E le domande me le faccio ma non aspetto le risposte. Forse perché devo ancora mettere dei punti fermi, sto ancora crescendo.

F. Sono felice oggi. Cercare le mie origini per me è stato importante. Ho fatto il viaggio di ritorno in un momento in cui non sapevo più chi ero. La morte di padre Pier mi ha destabilizzata. Lui stesso mi aveva invitata a tornare in Cile per trovare le risposte che non avevo. “Chi sono?” – per me è stato importante tornare. Nella mia infanzia, a scuola, i bambini dicevano: “Io assomiglio alla mamma. E tu, a chi assomigli?”. Non lo sapevo. Ebbene una volta in Cile ho scoperto che mia nonna era la mia copia con i capelli bianchi. La mia famiglia era una tribù, tanti erano i cugini. Ho anche un fratello e una sorella. Non ero interessata al contatto con la famiglia. La mia famiglia ce l’avevo in Italia. Ma lì ho capito che la mia famiglia di origine aveva continuato la sua vita. Ho incontrato una dura verità. Come mai è successo a me questo? Ebbene ho inteso in quel momento che sono stata fortunata, che ho una famiglia, che sono viva. Adesso avevo le risposte. Adesso sapevo cosa dovevo fare. Ho anche capito mia mamma adottiva. Sono quella che sono grazie a lei che mi ha sempre appoggiata e aiutata quando ne avevo bisogno. Lei c’era sempre. Da quel viaggio ho cominciato ad abbracciare mia mamma. Prima non glielo permettevo. Adesso sono contenta. Ho capito cos’è l’amore di una famiglia.
Vi ho raccontato la mia esperienza perché volevo incitarvi ad “esserci” con i vostri figli. Non mollate.

(continua…)

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