Archivio mensile:agosto 2014

Comunicazione ilpostadozione: “Raccontiamo la nostra storia, denunciamo le irregolarità nel mondo dell’adozione”

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Lo scorsa settimana ho incontrato un’amica. Tra i serio e il faceto, mi ha spiegato che il mondo è diviso in tre categorie di persone: i vincitori, i vinti e i banali. Non mi soffermerò sui “banali” che tutti incontriamo nella vita di tutti i giorni. Gli altri due gruppi li avrei tradotti in “persone che hanno voglia di cambiare le cose” e gli “indifferenti”, quelli che non si scomodano e danno per scontato che il mondo sia così, senza alternative.

Adesso vi racconto in breve che cosa è successo ad una mia conoscente. Non entrerò nei dettagli per una questione di privacy, ma la situazione la potrete capire comunque. Parliamo di adozione.

Elisa e suo marito hanno aspettato per più di quattro anni l’abbinamento con un bambino. L’ente a cui si sono rivolti ha fatto loro cambiare il paese in corso d’opera con aumento delle spese. Partono per il paese predestinato e scoprono che il bambino a cui sono stati abbinati ha seri problemi di salute. Quando dico seri, intendo seri, di quelli che solo una coppia incosciente o votata ad un grande sacrificio può affrontare, se li può affrontare, e comunque non risolvibili. La coppia rinuncia ma rimane molto scossa. Tutti li hanno lasciati soli in questo percorso difficilissimo. Non hanno avuto il supporto di nessuno. Solo attenzione ai soldi, soldi e soldi. Nessun rispetto per l’etica, nessun rispetto per la coppia. Solo mucche da mungere.

Ne racconto un’altra. Una coppia viene abbinata a due bambine. Quando le sentono al telefono parlano solo con la maggiore. Al momento dell’incontro capiscono perché. La piccola è affetta da un leggero autismo che però peggiora con l’arrivo dell’adolescenza. L’ente non si è preoccupato di avvisarli. Nessuno li aiuta nel post adozione. L’ente nel frattempo è stato chiuso per altre irregolarità. Gli stessi servizi sociali sembrano non aver dato un ausilio concreto.

Di fronte a questi due casi come vi ponete? Siete tra quelli che vogliono cambiare le cose o gli indifferenti?

Sono due situazioni diverse: il primo riguarda il pre adozione/abbinamento, il secondo l’abbinamento/post adozione. Sono uguali nella mancanza di trasparenza, nel giro di denaro e nella solitudine in cui è lasciata la coppia.

Eppure rimango convinta che cambiare le cose si può, tutti assieme, denunciando tali soprusi.

Ho scoperto su facebook un nuovo gruppo che raccoglie testimonianze negative sull’adozione. Usiamolo per fare sentire la voce del malcontento e della voglia di cambiare. “Storie di adozioni e di ingiustizie” è il nome della comunità.

Se non siete su facebook contattatemi su questo blog. Vi guiderò a questo gruppo di genitori che si sono fatti parte attiva per difendere i nostri diritti nel mondo dell’adozione.

Grazie a tutti voi che avete voglia di cambiare le cose.

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Solitudine papà. Papà Marco: ”L’uomo ricco e l’uomo normale, confusione del ruolo unico di padre”

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“A me sembra che a furia di dire quello che un uomo “non deve essere”, la società moderna ha dimenticato che cosa un uomo “deve essere”, o non riesce ad elaborare una risposta valida a questo problema. Tradizionalmente l’essere uomo comporta l’inserirsi in una società (gerarchica) utilizzando tutti gli strumenti possibili: amicizia, diplomazia, compromesso, ma anche, dove necessario, conflitto.

Come i maschi di tanti mammiferi l’essere maschio umano richiede confronti di forza, normalmente risolti verbalmente/emotivamente. Nei mammiferi sociali tutto ciò è funzionale ad attrarre una femmina e la famiglia risultante avrà il posizionamento sociale che il maschio è riuscito ad ottenere da tutti quei confronti. Essere padre significa aiutare l’inserimento dei figli nella società. Essere maschi non è quindi facile: basta vedere un qualunque documentario per capirlo.

(…) In breve, la società occidentale non propone all’uomo modelli di comportamento di successo che non siano la scalata alla posizione elitaria di quell’1% che domina il mondo, con ogni mezzo (arrivato, sarà bravo e buono qualunque cosa avrà fatto). In caso contrario lo aspetta solo umiliazione e sconfitta…”

Solitudine papà. Papà Gaetano: “Vedo carenza di comunicazione”

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“Sono sposato da 50 anni e ho una figlia di 48 anni con due nipoti ormai vicini alla ventina. E’ un po’ difficile comparare i padri di tre generazioni. Mio padre ha conosciuto la guerra e una guerra ti segna per sempre. Durante quel periodo storico difficile a volte dovevi scendere a compromessi per sopravvivere e non sempre le scelte che facevi erano coerenti con i tuoi ideali. Inoltre mio padre non era una persona istruita: anche un diploma, come ho raggiunto io, può fare le differenza nella visione e valutazione degli eventi. Comunque sia, papà Carlo mi ha lasciato l’etica e lo spirito critico. Per etica non intendo la religiosità ma la correttezza dei comportamenti, l’esempio e anche la severità con i figli quando se lo meritavano. C’era allora un’alleanza tra famiglia e scuola indiscutibile: i genitori rispettavano il ruolo degli insegnanti e se il figlio combinava qualche marachella a scuola, a casa si rincarava la dose del rimprovero.

Più che una crisi dei padri oggi vedo una grave crisi di comunicazione. In famiglia non si parla, la TV la fa da regina e il tutto si risolve con un “ciao ciao, com’è andata a scuola?”. La cena assieme, per me, è importantissima, crea coesione, è un momento comunitario.

Anch’io mi sono trovato in difficoltà nel crescere mia figlia. Ci siamo trasferiti in un’altra città per lavoro. Subito Chiara era contenta. Aveva allora 14 anni. A distanza di tre mesi, non mangiava più, non dormiva più…credo che non sia stata capace di inserirsi nel nuovo contesto. Il gruppo degli amici a quell’età è molto importante e lei probabilmente aveva perso i suoi punti di riferimento. In quel frangente mi sono rivolto ad uno specialista che era anche un amico che mi ha consigliato di ritornare da dove eravamo venuti.

Se devo essere onesto ho sempre cercato una relazione aperta con altri padri ma non l’ho trovata, Molto spesso mi sono scontrato con una visione troppo di parte, troppo in difesa dei figli. Anche con mia moglie ho avuto dei dissapori nell’educazione di mia figlia, due modi di vedere le cose. Però in casa siamo sempre riusciti a trovare un punto di contatto e non ho mai sofferto di “solitudine” nel senso di abbandono da tutto e da tutti.

Il messaggio che vorrei lasciare a mia figlia, oltre a quello di comportarsi bene nella vita, è quello di non criticare mai senza offrire una soluzione alternativa. Mi danno fastidio i saputelli fanfaroni che pontificano ma non hanno altre vie da proporti per affrontare un problema.”

Solitudine papà. Libro: “Contro i papà. Come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli “

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Antonio Polito

Contro i papà. Come noi italiani

abbiamo rovinato i nostri figli”

Rizzoli 2012

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Introduzione.

“Questo è un libro contro i padri. Non contro i padri che abbiamo avuto, ma contro i papà (e i papi e i papini e i paponi) che siamo stati e siamo. I padri che abbiamo avuto, come il mio, hanno fatto il loro. Non che ci fossero molto, né che noi gli abbiamo permesso di esserci tanto, nelle nostre vite: non disponevano di tutto il tempo libero di cui disponiamo noi, all’epoca loro il pane era nero e la fatica era tanta. Non dico dunque che ci aiutarono con il loro esempio, con i loro consigli, con la loro guida, tranne rari ed encomiabili casi. Ma si prestarono a fare ciò che da mondo è mondo un padre deve fare: opporsi al figlio. Diventarne la controparte. Incarnare uno stile di vita diverso. Impersonare il passato.

Consentire che il figlio gli si rivolti contro, e così facendo conquisti la sua emancipazione. Perché se non hai un padre da cui allontanarti, non c’è modo di avvicinarti all’età adulta e al futuro. Io me ne sono accorto perfino fisicamente quando mio padre se n’è andato: era stato proprio sfidando la sua autorità morale, ribellandomi a quel costante richiamo al senso del dovere ora scomparso insieme con lui, che ho costruito l’individuo che sono. Per questo è così doloroso perdere i padri, per questo dopo ci sentiamo così soli.

Noi papà di oggi invece vogliamo fare i fratelli, non i padri.

Vogliamo aderire al progetto di vita dei nostri figli, invece di lasciare che si modelli per opposizione al nostro. Vogliamo aiutarli a realizzarsi senza comprendere che l’unica forma di realizzazione è l’auto-realizzazione. Diventiamo un muro di gomma contro il quale non c’è nessun gusto a sbattere, irritante e indisponente proprio perché non si può abbattere. Contro i mattoni dei solidi muri edificati dai nostri padri ci siamo fatti male, a furia di dare capocciate; ma che soddisfazione quando abbiamo aperto una breccia e abbiamo visto, dall’altra parte, la nostra vita così come ce l’eravamo conquistata.

In un celebre discorso ai laureandi dell’università di Stanford nel 2005, Steve Jobs, un uomo che era stato rifiutato dal padre naturale alla nascita, indicò loro quella che riteneva essere la ricetta per avere successo e per fare il successo della società in cui avrebbero vissuto: «Stay hungry, stay foolish». Che si può tradurre così: «Restate affamati, restate folli».

Necessità e genialità. Bisogno e talento. Gli ingredienti del progresso.

Ecco, noi papà di oggi stiamo lanciando ai nostri figli il messaggio opposto: «Restate sazi, restate conformisti». Affamati non vogliamo che stiano nemmeno un istante. Abbiamo anzi costruito le nostre vite e la nostra società in funzione del loro nutrimento: non solo finché restano nel nido, come fanno i genitori del regno animale, ma tenendoli nel nido il più a lungo possibile, e comprandogliene uno nei pressi di casa per il dopo. Il 90% dei figli tra i 18 e i 24 anni vive in Italia con i genitori, e quasi il 50% ci resta anche tra i 25 e i 34 anni (in Danimarca solo tre ragazzi su cento, in Svezia solo quattro, in Finlandia solo otto, perfino nella mediterranea Spagna i «bamboccioni» sono meno che da noi, il 41%). Tutte le strategie di investimento e consumo delle famiglie italiane sono dunque fatte in funzione della protezione dei figli dal bisogno, con conseguenze sociali rilevanti e non sempre positive, che in questo libro cercheremo di analizzare. Affamati, insomma, mai.

E folli? Intraprendenti, curiosi, sfrontati, disposti a osare, ansiosi di superare lo stato dell’arte, in grado di ribellarsi agli standard fissati dalla generazione precedente? Nemmeno. Siamo così premurosi e accomodanti con i nostri figli da incitarli anche inconsapevolmente al conformismo.

Fate come noi, è il nostro messaggio.

Vedete come siamo buoni e benpensanti, moderni e progressisti? Vedete come vi assecondiamo nei vostri bisogni e stili di vita? Vedete come perfino il sesso, che un tempo era la prima ragione di fuga di un ragazzo dal controllo della famiglia, ora vi è consentito a casa vostra, comodamente, nella stessa stanza che abitavate da ragazzi, con i poster dell’infanzia ancora attaccati alle pareti? E allora, che motivo c’è di essere foolish?

(…) Eppure chi di noi padri, arrivato alla sua età, con la sua esperienza, può negare a se stesso la verità, e cioè che tutto intorno a noi ci dice che è l’educazione (intesa in un senso molto più ampio della semplice istruzione) il fattore cruciale per la riuscita di una comunità e, al suo interno, dei nostri ragazzi?

E allora perché abbiamo completamente abdicato alla nostra funzione educativa per trasformarci in goffi sindacalisti dei nostri figli?”

Comunicazione GsD: “Tre figlie adottive parlano ai genitori adottivi di La Spezia”

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Rievocare, ricordare, ritornare…con gli occhi e le voci dei figli

Sabato 27 settembte 2014 – ore 15.00- 17.30

La Spezia – Centro Genitori Bambini L.Zanicchi – viale Amendola 246

La partecipazione è gratuita.

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L’incontro sarà condotto dalla dott.ssa Greta Bellando, laureanda in Pedagogia.

Le tematiche che verranno affrontate si focalizzeranno sul punto di vista di tre figlie adottive e parleremo assieme:

–          del rapporto genitori/figli

–          dei momenti di transizione nella vita

–          delle ‘discriminazioni’ quotidiane dovute al colore della pelle

–          dei rapporti con i pari e con il partner

–          del ritorno alle origini

–          della genitorialità degli adulti adottati

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È richiesta conferma partecipazione tramite mail entro il 20/09/14 a diventaresp@genitorisidiventa.org