Solitudine papà. Papà Vito: “La curiosità per il nuovo mi avvicina a mia figlia”

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“La mia famiglia è composta da me e mia moglie, entrambi sessantenni, da una nonna novantenne  e da un’unica figlia adottiva di 26 anni, arrivata in Italia dal Cile quando aveva 6 mesi.

Per me essere un buon padre vuol dire essere sempre disponibile al dialogo con mia figlia, ascoltarla veramente, esserne il confidente ma senza invadenza, condividere con lei tutto ciò che lei desidera condividere, dare spazio ai suoi sogni e progetti, avere fiducia in lei, ma anche cercare di darle una visione realistica delle sue capacità e delle opportunità che la realtà le offre, responsabilizzarla nei confronti dei suoi doveri e del futuro che deve costruirsi, bilanciare l’atteggiamento eccessivamente protettivo di sua madre, favorirne l’autonomia, farle sentire sempre il calore del mio affetto.

Se penso alla figura di mio padre, penso ad un uomo amorevole ed affettuoso, che aveva fiducia in me e ha sempre cercato di far crescere la mia autostima, colto, intelligente e stimolante, ma anche ad una persona con debolezze caratteriali che lo hanno portato a scelte poco responsabili nei confronti della famiglia: in questo sono e voglio essere totalmente diverso da lui.

Quando sento parlare di “crisi dei padri”, non mi sento molto coinvolto dal problema: se, infatti, con questa definizione si intende la difficoltà a tenere il passo con i tempi che cambiano o a far sentire ai figli la propria autorevolezza, io, che sono molto curioso del nuovo in ogni campo e amo tenermi aggiornato, credo di  comprendere, almeno in genere, ciò di cui mia figlia parla e sento che tuttavia, fortunatamente, lei non mi percepisce come un suo pari, ovvero che sente molto la mia autorità paterna.

In una circostanza mi sono sentito in difficoltà nei confronti di mia figlia: quando lei ha fatto una scelta sentimentale che né io né mia moglie condividiamo; la situazione permane attualmente; con mia moglie ci siamo confrontati sull’argomento in svariate occasioni; la nostra scelta è stata quella di non porci in un atteggiamento di totale opposizione nei confronti del ragazzo e della relazione, ma di far riflettere nostra figlia, di volta in volta, su specifici aspetti, per stimolarne la riflessione, restando anche noi, per quanto ci è  possibile, in una posizione di disponibilità a cambiare idea; è un equilibrio difficile da mantenere, ma per il momento siamo riusciti ad evitare frizioni troppo traumatiche.

A mia figlia non vorrei lasciare uno specifico messaggio; vorrei piuttosto che tutta la vita mia e di mia moglie, che siamo persone comuni ma intellettualmente ed affettivamente oneste, fosse per lei un messaggio di correttezza e di amore.”

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