Solitudine papà. L’esperto: “La rielaborazione dell’infertilità”

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di Elisabetta Baldo e Veronica Rossi – psicologhe

 (…) Quando il bambino non arriva, si apre una ferita molto dolorosa, e una impotenza di fronte alle fonti biologiche della vita. L’adozione si pone quindi come  una possibilità di continuare la specie su un piano mentale e culturale, ad altri livelli. Tutto ciò per un padre è molto difficile: se già a livello biologico egli contribuisce poco nella generatività, con la sterilità, specie se è a suo carico, può apparire meno motivato rispetto alla donna nella scelta adottiva. Ci vorrà per lui un’elaborazione più faticosa delle sue componenti invidiose e narcisistiche, mediante la quale, assieme ad una buona integrazione di coppia, cerchi di superare una visione limitata di sé, che rischia altrimenti di relegarlo a una posizione marginale nell’ambito dell’iter adottivo. (…) Questo eccesso di attività può essere letto come ansia e preoccupazione, non sapendo in altro modo esprimere un sostegno alla partner che condivide il progetto figlio.

(…) Dall’osservazione dei genitori adottivi il padre esercita un’importante funzione come compagno di giochi per il figlio, sicuramente diversa da quella materna. La stimolazione ludica è più fisica, compensando quella prevalentemente verbale della madre. (…) La qualità del rapporti padre figlio influirà sulle interazioni sociali che il piccolo avrà nel mondo dei coetanei a scuola, degli adulti appartenenti o meno al proprio mondo parentale allargato. Via via che i piccoli crescono, guardano sempre più al padre come modello rilevante per la loro abilità  a entrare in rapporto con persone estranee e affrontare situazioni nuove.  (…) Sembra infatti che quelli che hanno avuto l’occasione  di godere maggiormente di frequenti contatti con il padre siano anche quelli che in seguito riescono meglio ad affrontare situazioni nuove.

I bambini adottivi (…) non hanno a volte potuto sviluppare affatto l’attaccamento di sicurezza con i genitori. Proprio per questa loro esperienza pregressa a livello di compensazione, ricercano un più ricco rapporto proprio con quel genitore, il padre, che non hanno magari mai visto e conosciuto e che pertanto può essere fantasticato e vissuto come quello tra i due come il meno pericoloso riguardo al ripetersi dell’esperienza di abbandono subita. Nel ricordo dei più grandicelli ci può essere una figura maschile, solitamente negativa perché violenta o totalmente assente, ed allora è la madre ad essere ricercata…(…) Nell’esperienza di istituzionalizzazione è per giunta raro l’aver incontrato figure maschili…

“Al di là di ogni situazione, è comunque la serenità tra i coniugi nella loro relazione di coppia la determinante per una reazione affettiva positiva.”

 

(fonte:” L’importanza della figura paterna” – in “Storie di padri adottivi”, L’Ancora 2000)

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