Archivio mensile:giugno 2014

Solitudine papà. L’esperto: “La paura dell’infertilità”

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Negli ultimi 17 anni gli spermatozoi maschili sono calati del 32%. Lo dice uno studio francese. Anche gli uomini italiani seguono il trend. Una ricerca del 2011 ha visto nei più giovani una diminuzione del 25% della consistenza. Ci sono poi tesi più ottimistiche che dichiarano che è difficile avere un campione rappresentativo adeguato: il numero degli spermatozoi varia da stagione a stagione e dipendono anche dal numero di giorni di astinenza. Sta di fatto che nelle coppie con difficoltà a procreare il 50% delle responsabilità è attribuibile al maschio.

Secondo il dott.Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di oncologia intervistato dal Corriere (19/08/2013), non si tratta di un fenomeno nuovo. Da circa 40 anni si assiste alla progressiva riduzione degli spermatozoi. E sua opinione, da attento osservatore dell’evoluzione umana, che si starebbe andando verso la parità ormonale di genere. Avendo nel mondo moderno ruoli similari, uomo-donna stanno diventando intercambiabili e quindi anche la morfologia umana si sta adattando. Gli uomini smussano l’istinto del cacciatore e le stesse donne sviluppano un’aggressività utile a farsi strada nel mondo del lavoro, oltre che affrontare la prima gravidanza in età avanzata limitando il periodo di vita fecondo.

Il nuovo trend si adatterebbe alla regolamentazione della sovra popolazione del pianeta. Dice il dott.Veronesi: «Un ritorno al passato è improponibile. L’omologazione dei generi è un fenomeno positivo per l’umanità perché l’entrata in scena della donna con ruoli sempre più strategici non può che portare ad un mondo migliore, più giusto e più pacifico. Sta alla scienza il compito di contribuire alla risoluzione del problema dell’infertilità, come sta avvenendo grazie agli studi sulla fecondazione assistita, oggi sempre più necessità sociale. Ma la scienza non va ostacolata per ragioni ideologiche o di principio».

Per leggere l’intervista: http://27esimaora.corriere.it/articolo/umberto-veronesi-il-futuro-tende-alla-parita-anche-ormonale-dei-generi/

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Solitudine papà. Papà Maurizio: “Sentirsi un uomo a metà per lo sperma indolente”

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Non sappiamo che strada abbia preso quest’uomo con la sua compagna: fecondazione assistita o adozione? A noi è piaciuto il suo mostrarsi. Credo che questa testimonianza possa essere utile a potenziali papà e alle loro mogli/compagne nell’affrontare l’infertilità.

 

 

“Chissà perché, quando una coppia non riesce a concepire un figlio il sospetto che sia “colpa” dell’uomo è un’ipotesi che si considera sempre per ultima. L’unica vera colpa di un uomo diversamente fertile è quella di non pensare subito che il problema possa dipendere da lui. Sono un macho pentito, io. Ve lo scrivo qui, perché mi hanno spiegato che in questa rubrica ci sono tante donne diversamente fertili, e forse sono l’unico uomo a occupare questo spazio con la mia testimonianza.

Ho 43 anni ben portati, modestia a parte. Sono uno sportivo, ed è per questo che non ho ancora la pancetta da ragioniere e le maniglie dell’amore.

La mia compagna è molto più giovane di me. Ci siamo conosciuti quattro anni fa, e considerando che io i miei anni me li porto bene, ma non sono più un giovanotto, di comune accordo abbiamo provato a concepire un figlio non appena ci siamo accorti di essere una coppia consolidata. Se avessimo aspettato di più, come dice una vecchia battuta, sicuramente avrei avuto un figlio, ma poi non sarei stato in grado di tenerlo in braccio.

Sicuramente avrei avuto un figlio anche in tarda età? Nulla è sicuro nella vita, nulla.

Ci abbiamo provato per un anno, ma non succedeva niente. I medici ci hanno detto di non preoccuparci, e abbiamo continuato a cercare un figlio. Poi lei mi ha detto che voleva fare degli accertamenti, perché quasi due anni di rapporti non protetti senza risultati erano un po’ sospetti. Ha fatto di tutto, davvero tutte le analisi possibili e immaginabili, ma risultavano tutte negative. Lei ha fatto tutto, io nel frattempo non ho fatto niente.

Il nostro rapporto ha iniziato ad incrinarsi, perché è difficile mantenere l’armonia in certe situazioni. E fare sesso a comando, poi. Forse non ci crederete, ma mica è vero che gli uomini hanno voglia di farlo sempre, comunque chi c’è c’è. E no, almeno per me non funziona affatto così.

Tutti quei mesi a controllare i giorni fertili, l’ovulazione e compagnia bella…beh! Fanno calare la libido, e di conseguenza anche qualcos’altro, purtroppo.

Poi finalmente ci è venuto un sospetto. Ci abbiamo messo un po’, o meglio, io ci ho messo un bel po’per capire. Lei, ne sono sicuro, lo aveva capito da tempo ma non affrontava l’argomento per paura di ferirmi.

Finalmente sono andato dall’andrologo, ho fatto uno spermiogramma e ho avuto una “sorpresina” che nessun uomo vorrebbe mai scartare nella vita. Ho gli spermatozoi pigri, io. Ma proprio pigri di brutto, sembrano quasi morti. Fa una certa impressione, pensando che invece io sono un tipo vitale, attivo, sportivo e assolutamente pieno di vita.

Mi sono sentito morire, in quel momento, ma ho anche sentito rinascere finalmente la speranza di poter diventare papà, un giorno. Non l’ho presa bene, credetemi. Nessun essere umano, uomo o donna che sia, potrebbe reagire in modo razionale a una notizia come questa. E ho pianto, non mi vergogno a dirlo. Ho pianto tantissimo, abbracciato a lei, che mi ripeteva che non era colpa mia. E invece sì, perché sono stato un arrogante, non ho l’ho ascoltata fino in fondo, non ho capito – o forse non ho voluto capire- cosa si celasse dietro ai suoi: “Ma se io sono perfettamente sana, allora il problema qual è?”

Le ho chiesto scusa cento, mille volte. E lei mi ha detto che non dovevo scusarmi, e che forse non è così grave. Forse no, lo spero almeno. Sto seguendo da circa tre mesi una cura con un farmaco che ha un nome ridicolo, “Fertipuls”. Sembra uno di quei detersivi che compri al discount, ma a sentire il medico dovrebbe dare una bella svegliata a quelli sfaticati.

Se non fosse, giuro su Dio che li rimetto in riga uno ad uno e li faccio saltare a calci nel sedere, altro che pigrizia! In fondo, sono un allenatore di una squadra giovanile di basket, sono abituato ad avere a che fare con individui indolenti e ciondoloni.

Di soluzioni mediche ce ne sono tante, così mi è stato detto. Ma intanto ho paura e continuo a piangere, stavolta di nascosto da lei, perché ho paura che non ce la farò mai. Mi sento un uomo solo a metà, ma non riesco a dirglielo, sono uno stupido maschio che ha paura delle sue lacrime. Ma prima o poi troverò il coraggio di farmele asciugare dal mio amore, mi farà sicuramente bene. E allora ridiventerò di nuovo un uomo, e troverò la forza di dirle che andrà tutto bene. Tutto bene, sì…

(fonte: lenuovemamme.it)

Comunicazione pro Icyc: “25° anno fondazione dell’Associazione: i ragazzi e le famiglie si raccontano”

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Saremo ospiti del Grand Hotel Michelacci, un albergo prestigioso, storico, situato al centro della cittadina e che si affaccia sull’incantevole golfo panoramico di Gabicce.
Scarica il >>>>  programma.
Scarica la >>>> scheda di prenotazione.

Link dell’hotel>http://www.michelacci.com/grand_hotel_gabicce_mare.html
Per ogni particolare esigenza o richiesta di sistemazione non prevista nella scheda di prenotazione rivolgersi direttamente all’Hotel (tel. 0541/954361, info@michelacci.com).

Comunicazione Veneto Adozioni: “Diventare fratelli con l’adozione” – Verona 20 giu 2014

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Nell’ambito del progetto L’ADOZIONE IN MOVIMENTO continuano gli incontri con mamme e papà.

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 DIVENTARE FRATELLI CON L’ADOZIONE

20 giugno 2014 – ore 20:45

STUDIO IMPRESA – Via Dominutti, 2 Verona (zona Basso Acquar-Verona).

 

conduce il dott. Fabrizio Varalta

La partecipazione è gratuita

 

 

 

Per la partecipazione e informazioni contattate verona@fondazionenidoli.org – oppure 045 8103297

Solitudine papà: “Maria Agnese e Maria Rosaria a Uno Mattina raccontano la loro storia di figlie adottive”

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A proposito di padri padroni, Maria Rosaria, la seconda signora che parla nel video, ne dà un’immagine ben definita. E’ anche vero che ascoltando la sua esperienza ci siamo sentiti catapultati indietro nel tempo, in un’Italia diversa dall’attuale. Per lo meno ci auguriamo che l’iter adottivo e la preparazione delle coppie abbia fatto passi avanti, anche grazie all’esperienza e agli errori compiuti in passato. Guardate il video. Si tratta di due esperienze diverse. Maria Agnese esprime parole di apprezzamento per la sua famiglia adottiva, Maria Rosaria ne disegna un quadro più complesso dove il padre diventa la figura dominante.

Unomattina- Storie vere – 07/01/2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-61ef25cc-abcf-402f-8746-60d7665001c4.html

Solitudine papà. Film: “Padre padrone”- F.lli Taviani (Italia 1977)

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Ancora un film tratto da una storia vera, quella di Gavino Ledda, un ragazzino sardo di sei anni che il papà obbliga a lasciare la scuola per governare il gregge in montagna. Siamo negli anni ’40. Il ragazzo cresce nel pieno isolamento e lontano da qualsiasi contatto umano se non con altri ragazzini destinati come lui a questa vita grama. Solo con la leva militare riuscirà a staccarsi dal padre e riprendere in mano la sua vita. Dopo la licenza liceale esploderà la ribellione contro il padre  che l’ha tenuto separato dal mondo.

Colpisce la durezza del racconto, un mondo agreste molto poco bucolico e l’arretratezza dei rapporti umani padre-figlio, madre-figlio, marito-moglie.

Il film è stato premiato con la Palma d’oro al 30° Festival di Cannes ed è stato poi selezionato tra i 100 migliori film italiani da salvare.

Per chi non ha idea di com’è la vita di un bambino tra ristrettezze economiche e cultura autoritaria.

Fuori dal coro: “Il pallone al Potere”

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A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali di Calcio 2014, in Brasile si moltiplicano gli scioperi indetti dai sindacati minori che comunque bloccano le principali città. La mobilitazione riguarda i trasporti, gli insegnanti, gli agenti di sicurezza delle banche e altre categorie professionali. Anche se il Governo insiste nell’affermare che l’ammontare investito nel torneo sia irrisorio (eur 8,3 mld contro i 269 mld destinati all’educazione e alla sanità – Gilberto Carvalho, segretario generale della Presidenza della Repubblica) per molti brasiliani i Mondiali sono stati uno spreco di denaro pubblico. A questo riguardo ospitiamo nel blog  Padre Saverio Paolillo che vive da molti anni in Brasile e ne conosce tutte le contraddizioni.

 

 

 

Alcuni giorni fa abbiamo inaugurato il campo di calcio di Aguiarlândia, quartiere della periferia di Santa Rita, comune della regione metropolitana di João Pessoa, capitale della Paraíba. In realtà non ha le dimensioni di un campo regolamentare. È molto più piccolo. Era coperto da un abbondante strato di sabbia nera. Dopo la partita bisognava stare abbastanza tempo sotto la doccia per togliere la sporcizia. I ragazzi, abituati a giocare scalzi, correvano un serio rischio di prendersi qualche micosi. Così abbiamo deciso di piantare l´erba. Aiutata dalle piogge che cadono copiosamente durante questa stagione, l´erba è cresciuta rapidamente. In poco tempo il campetto è diventato un prato verde. Il giorno dell´inaugurazione è avvenuta una grande festa. I ragazzi ansiosi di correre sull´erba, si sono divertiti abbastanza. Si sono sdraiati e hanno fatto capriole su quel tappeto verde.  Sono bastati poco più di tremila reali, pari a mille euro, per realizzare questo sogno, reso possibile grazie alla generosità di amici italiani. Con una piccola manciata di soldi questi ragazzi della periferia hanno conquistato una buona struttura sportiva.

In questo tempo di Coppa del Mondo, una domanda si impone: quanti campi come questo avrebbero potuto essere allestiti con tutti quei soldi spesi per il certame calcistico? Secondo dati ufficiali divulgati dallo stesso governo, il Brasile ha già speso oltre 25 miliardi di reali per preparare il Paese alla realizzazione della Coppa. Nel cambio attuale, sono 12,5 miliardi di dollari. Anche se investiti in parte in infrastrutture importanti per lo sviluppo del Pese, sono soldi che avrebbero potuto essere utilizzati per migliorare la salute e l´educazione, politiche pubbliche che ancora presentano gravi lacune. È per questo che la popolazione brasiliana non mostra il tradizionale entusiasmo sempre sfoggiato alla vigilia dei Mondiali. Lo spreco di risorse pubbliche è così grande da provocare un forte clima di malcontento tra i brasiliani. La gente comune rivendica scuole, ospedali e case popolari con lo stesso livello di qualità delle opere costruite per la Coppa del mondo.

In realtà, il Brasile è in mano alla Fifa. Da quando, nel 2007, è stato scelto come sede ufficiale dei Mondiali di Calcio del 2014, il colosso latino-americano sembra aver trasferito la sovranità nazionale alla potente organizzazione calcistica e vive sotto la dittatura del pallone. Il paese è andato letteralmente in palla. A farne le spese sono i più poveri, espulsi prima ancora che le nazionali scendessero in campo. Migliaia di persone sono state rimosse con la forza per fare spazio ai Mondiali. Un vero piano di guerra è stato messo a punto per garantire la pace durante le partite. Truppe della polizia e dell´esercito, fortemente armate, occupano le favelas per imporre la pace armata. Leggi che criminalizzano i movimenti popolari sono state approvate in tempo record dal Parlamento brasiliano per scoraggiare le eventuali contestazioni sullo stile di quanto accaduto durante la Coppa delle Confederazioni. Chi si ostina a contestare rischia di essere arrestato come terrorista. Operazioni di pulizia urbana ripuliscono le strade del centro e le zone frequentate dai tifosi, spazzando via barboni, tossicodipendenti e ragazzi di strada. I turisti non possono correre rischi. Poco importa se il prezzo da pagare è mettere in rischio la vita dei più poveri.

Chi pensava di approfittare dell´opportunità per guadagnare qualche spicciolo ne è rimasto frustrato. La Fifa ha già fatto sapere che, intorno agli stadi, non sarà permessa l´attività dei venditori ambulanti. Commercianti autorizzati potranno vendere soltanto i prodotti dei patrocinatori.  Anche chi ha trovato lavoro nei cantieri non se l´è vista bene.  I salari, in media, sono stati bassi e le dure condizioni di lavoro hanno messo in rischio l´integrità fisica dei lavoratori. Infine, chi pensava di approfittare dei Mondiali in Brasile per andare allo stadio e assistere almeno a una partita dovrà accontentarsi di vedersela in televisione. I prezzi dei biglietti sono molto cari e inaccessibili a una popolazione che sopravvive con uno stipendio di 250 euro al mese.

In realtà a godersela sono soltanto la Fifa, i gruppi patrocinatori, le multinazionali, le imprese edili brasiliane e l´industria del turismo che, prima ancora del fischio iniziale, hanno già fatto la festa con le ingenti somme di denaro che hanno succhiato dalle mammelle dello Stato. Per gonfiare il pallone della FIFA e le tasche degli imprenditori, il Brasile, ufficialmente, ha già investito 25 miliardi di reali, equivalenti a quasi 11 miliardi di dollari.

Sette miliardi di dollari sono stati destinati al miglioramento  delle strutture come aeroporti, porti, viabilità urbana, telecomunicazioni e turismo e oltre 4 miliardi di dollari sono stati impiegati nella costruzione o riforma dei 12 stadi che ospiteranno le partite. Corruzione, super fatturazione, esenzione fiscale e finanziamenti agevolati hanno sgonfiato le casse dello Stato a beneficio di un ristretto gruppo di privilegiati. L´esempio più evidente dello spreco è stata la costruzione di stadi inutili a prezzi folli. Secondo uno studio fatto dalla società KPMG (Network specializzato nella revisione e organizzazione contabile, nella consulenza manageriale e nei servizi fiscali, legali e amministrativi) il Brasile ha costruito gli stadi più costosi del mondo. Rispetto al preventivo iniziale, c´è stato un aumento delle spese del 263%. Dai 2.2 a miliardi di reali previsti sei anni fa si è passati a circa 10.5 miliardi di reali. Praticamente il Brasile ha sborsato negli stadi più di quello che hanno speso la Germania e il Sudafrica insieme nelle ultime due edizioni dei mondiali, rispettivamente nel 2006 e nel 2010. Ogni posto a sedere negli stadi brasiliani è costato, in media, US$ 5,8 mil (R$ 13,5 mil). Il valore è superiore a quello delle tre ultime Coppe del Mondo. In Sudafrica (2010) la media è stata di US$ 5,2 mil (R$ 12,1 mil). In Germania (2006) e negli Stati Uniti di  US$ 3,4 mil (R$ 7,9 mil). Alcuni di questi stadi saranno “elefanti bianchi”. In Cuiabá, per esempio, non esiste il calcio professionista. In Recife ci sono già tre stadi appartenenti alle tre squadre locali. In Brasilia è stato costruito uno stadio per 70 mila persone per le partite delle due uniche squadre locali e in San Paolo lo stadio del Morumbi era più che sufficiente per ospitare i Mondiali.

La grande vincitrice è la FIFA. Oltre a riuscire a fare cambiare la legge che impediva la vendita di alcoolici negli stadi, ha ottenuto l´esenzione delle tasse sulle proprie attività. Grazie a questi benefici non pagherà oltre 500 milioni di reali di imposte, pari a 250 milioni di dollari. Secondo le ultime informazioni, grazie ai Mondiali si porterà via 7 miliardi di reali (3,5 miliardi di dollari) senza spenderne neppure un terzo.

Non sono contro il calcio né contro la realizzazione dei Mondiali. Pur essendo una schiappa, ho sempre incentivato i ragazzi a praticare attività sportive. Credo nello sport come attività importante per il loro sviluppo integrale. Ma sono deluso di fronte alla crisi che vive il calcio attualmente. Lo sport più popolare del mondo è diventato un big business, un affare colossale il cui obbiettivo è guadagnare sempre più soldi. I propri calciatori, immersi nel denaro, non sempre sono un buon esempio per i nostri ragazzi. Conducono uno stile di vita senza riferimenti etici.

Io preferisco il nostro campetto di Aguiarlandia e il calcio de nostri ragazzi di periferia. Il nostro campo non ha la qualità delle strutture costruite per la FIFA, ma ha il profumo della solidarietà e il gusto del diritto conquistato. Su questo terreno di gioco faremo dello sport uno strumento di costruzione della cittadinanza e di affermazione della cultura della pace. Noi abbiamo dimostrato che non c´è bisogno di molti soldi per garantire ai bambini, adolescenti e giovani di periferia spazi in cui possano esercitare il diritto allo sport e alla ricreazione. Ma ancora una volta i piccoli sono stati messi da parte, anche se la Costituzione Federale del Brasile garantisce loro un trattamento prioritario. Al vedere la differenza abissale tra la qualità delle strutture destinate ai Mondiali e quella delle scuole e degli ospedali pubblici rimane la sensazione che il Brasile abbia tolto il principio costituzionale della “priorità assoluta” dalle mani dei bambini e degli adolescenti per darlo al calcio, alla Fifa e ai suoi sponsor.

 

Comunicazione Italiaadozioni: “Festival delle lettere 2014”

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Il Festival delle Lettere nel 2014 giunge alla decima Edizione e rinnova la collaborazione con ItaliaAdozioni

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Continua la collaborazione tra ItaliaAdozioni

e il Festival delle Lettere giunto alla sua X edizione.

Lo scorso anno la nostra categoria fuori concorso

“Lettera di un’adozione” ha ottenuto un incredibile

successo.

Tutti siete invitati a partecipare: genitori,

vicini di casa, compagni di scuola,

ragazzi adottati, insegnanti, parenti…

Raccontateci in una lettera esperienze, speranze o brevi episodi che riguardino il mondo adottivo.

Informazioni più dettagliate alla pagina dedicata al concorso 2014

 

 

Solitudine papà. L’esperto: “Il ruolo complementare di padre e madre”

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di Elisabetta Baldo e Veronica Rossi – psicologhe

 

 

(…) Per molto tempo la psicologia ha ignorato i padri, pensando che la loro influenza fosse inferiore a quella della madre. Soprattutto nei primi anni dell’infanzia, la madre continua ad essere la figura dominante, il primo e più importante oggetto di attaccamento.

E’ un mito, a mio parere, la predisposizione biologica al comportamento genitoriale e così pure la disponibilità. La pura e semplice quantità di ore è assai meno significativa della qualità dell’interazione. E’ il modo in cui il genitore utilizza il tempo con il figlio che incide sul suo sviluppo. Il problema, allora, non è quanto tempo dopo il lavoro il padre dedica al figlio, ma che cosa fa con lui quando se ne occupa.

Sicuramente oggi più di ieri il padre dà maggiore valore al proprio ruolo educativo. (…) Anche il bambino influenza il comportamento paterno attraverso le modalità usate per entrare in relazione con lui. (…) I papà interferiscono sul comportamento materno e viceversa. E’ un fatto accertato che quanto più l’uomo sostiene la sua donna, tanto più quest’ultima è efficiente anche nel ruolo materno e che le coppie in crisi sono quelle più sottoposte ad avere dei rapporti difficili con i figli. E’ altrettanto vero che quanto più un uomo è sostenuto dalla propria donna nella sua funzione paterna, tanto più la eserciterà in modo proficuo per il figlio. (…)

(fonte:” L’importanza della figura paterna” – in “Storie di padri adottivi”, L’Ancora 2000)

Solitudine papà. Papà Alberto: “Le mamme, a volte, invadono il campo dei papà”

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“Quattro figli nati a distanza di tre anni uno dall’altro, la maggiore di diciotto anni e il minore di sei. Essere un buon padre significa per me, seguirli a distanza, senza troppa intromissione. Controllarli sì, un controllo costante, ma non invadente, per lasciarli liberi di sperimentare. L’ho imparato da mio padre che da giovane mi ha lasciato molta libertà e mi ha dato fiducia. Ripropongo questo modello alle mie due figlie maggiori con non poca sofferenza da parte di mia moglie che vorrebbe una mia presenza più incisiva. In questo mio atteggiamento ho cercato di superare gli atteggiamenti di mio padre che imponeva un’autorità vecchio stampo, con poca elasticità nei dialoghi e dove prevaleva “ho ragione io perché sono tuo padre”.

La crisi dei padri la vedo nell’invadenza della presenza femminile. Per carità la scusa del lavoro c’è ed è un gran bel modo di scantonare. Ma le madri sono troppo invadenti. Ci sarebbe bisogno di una maggiore definizione dei ruoli.

I miei figli, finora, non mi hanno dato particolari preoccupazioni, A scuola filano lisci, Semmai i problemi ci sono con gli orari della primogenita che è nella sua fase di esplorazione notturna. Mia moglie non lo accetta e ci vado di mezzo io sebbene sia disposto a fare da taxista da una discoteca all’altra.

Non ho molti amici con cui confrontarmi perché hanno i figli più piccoli dei miei. Le decisioni le ho sempre prese da solo. Anche con i colleghi non intavolo confronti sulla famiglia.

Ai miei figli piacerebbe lasciare una figura di padre attento, ma amorevole per far loro capire che le regole ci sono e vanno rispettate, ma con un po’ di elasticità, soprattutto se hai a che fare con ragazzi che proseguono lineari sulla loro strada.”