Fuori dal coro: “Un’Europa attenta al mondo dell’adozione”

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Proponiamo questo articolo del giornale “L’Arena” dove vengono sintetizzate le richieste dell’Europarlamento in difesa dei diritti dei minori adottati e l’attività portata avanti dalle famiglie adottive in sede CAI rappresentate da Francesco Mennillo (Associazione Coordinamento Nazionale Adozioni).

 

 

NELLE ADOZIONI REGOLE A TUTELA DEI BAMBINI – di Maurizio Corte

La Repubblica di Polonia è in testa alla classifica dei Paesi dell’Unione europea per adozioni internazionali da parte di coppie adottive italiane. Dall’anno 2000 a oggi sono stati 2.476 i bambini polacchi adottati da italiani (43 sono stati adottati nel 2014); seguiti dalla Bulgaria con 1.576 bambini. Nel gennaio 2011, con una Risoluzione sull’adozione internazionale nella Unione europea, il Parlamento europeo ha invitato Commissione Ue e Stati membri a «esaminare la possibilità di coordinare, a livello europeo, le strategie relative allo strumento di adozione internazionale, conformemente alle convenzioni internazionali, al fine di migliorare l’assistenza nei servizi di informazione, la preparazione per l’adozione internazionale, il trattamento delle procedure di candidatura all’adozione internazionale e i servizi post-adozione ». Servizi, come sottolinea il blog italiano http://www.ilpostadozione.org, che sono di primaria importanza per chi ha adottato.

TUTELARE I BAMBINI. L’Europarlamento ritiene poi «che occorra dare priorità all’adozione di un minore nel suo Paese di origine o, in alternativa, a soluzioni di custodia in famiglia, quali l’affido o strutture di accoglienza, oppure trovando una famiglia attraverso l’adozione internazionale conformemente alla legislazione nazionale e alle convenzioni internazionali pertinenti; e che la collocazione in un istituto debba essere utilizzata soltanto come soluzione temporanea ». L’Europarlamento chiede anche alle istituzioni dell’Ue «di svolgere un ruolo più attivo in seno alla Conferenza dell’Aia per esercitare pressioni in tale sede al fine di migliorare, semplificare e agevolare le procedure di adozione internazionale; ed eliminare gli inutili intralci burocratici, pur impegnandosi a salvaguardare i diritti dei minori provenienti da paesi terzi». Chiede inoltre «agli Stati membri di riconoscere le implicazioni psicologiche, emozionali, fisiche e socio-educative che possono verificarsi allorché un bambino viene allontanato dal proprio luogo d’origine e a fornire adeguata assistenza ai genitori adottivi e al bambino adottato ». E di partecipare alla lotta contro la tratta dei minori.

FAMIGLIE ADOTTIVE ITALIANE. Su questa linea si muovono peraltro le famiglie adottive italiane, rappresentate a livello nazionale, nella Commissione per le adozioni internazionali (Cai), da Francesco Mennillo (Associazione coordinamento nazionale adozioni), padre adottivo di due figli originari della Bielorussia. «Stiamo raccogliendo le firme fra i cittadini, genitori adottivi e non, affinché la normativa italiana sia migliorata in un’ottica di trasparenza, equità e considerazione dei diritti dei minori e delle famiglie », spiega Mennillo (f.mennillo.cai@gmail.com). «Proprio nell’ottica della pronuncia del Parlamento europeo, fra le richieste che rivolgiamo al governo e al Parlamento italiano, vi sono quelle di semplificare l’iter per ottenere il decreto di idoneità ad adottare; di riorganizzare la Commissione per le adozioni internazionali, in modo da renderla più efficace nelle attività di controllo e di promozione delle adozioni all’estero; di rendere più trasparenti i costi a carico delle famiglie adottanti; di assicurare la gratuità dell’adozione o il rifanziamento dei fondi per il rimborso delle spese adottive; di sviluppare il sistema dei permessi di studio per minori stranieri; di istituire una giornata nazionale sull’adozione. E di costituire una Unità di Crisi e avviare accordi bilaterali per gestire in tempi rapidi situazioni di difficoltà come quelle delle coppie adottive in Congo o in Bielorussia ».

(fonte: L’Arena – 21/05/2014)

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