La solitudine dei padri. L’esperto: “I padri che si mettono in gioco trasmettono la speranza nel futuro”

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Conferenza sul tema: “Chi è mio padre? La paternità come fattore educativo nella famiglia e nella società” – Family Happening Verona 2012. Sintesi dell’intervento della Dott.Anna Marazza – psicologa.

 

“Qual è il ruolo del padre in questo momento di emergenza educativa?”

La dott.ssa Marazza ha risposto che nella sua esperienza lavorativa incontra tanti padri di 40/50/60 anni che non riescono a guardare in faccia i loro figli. Forse perché anche gli adulti hanno bisogno di sentirsi contenuti in un rapporto più grande, ma non lo trovano e si sentono smarriti.

Per i padri, in particolare, mancano dei modelli di riferimento. La modernità sembra aver distrutto questa figura. Tutto il progetto educativo è in mano alle madri che sono bravissime, ma vanno oltre il loro ruolo di dare la vita e prendersi cura nei primi anni del bambino. La loro presenza è castrante quando il ragazzo cresce e deve essere accompagnato nel mondo. Questo ruolo è dei papà.

I padri, purtroppo, stanno rinunciando all’impresa perché sono incastrati nella loro piccola personalità, nel loro io. Hanno, insomma, difficoltà a rinunciare a loro stessi e non sono disponibili a “morire”un po’ per loro figlio. L’espressione “ti amo da morire” non è una banalità: significa che pur di andare incontro all’altro sono disponibile a rinunciare ad una parte di me. Ebbene questo i padri non lo fanno. Ed è una perdita duplice: perdita del padre che non crea un rapporto significativo con il figlio, perdita per il giovane che non trova nessuno che gli insegni il senso della vita.

Il compito del padre è, infatti, quello di trasmettere la fiducia nel futuro, che vale la pena vivere e mettersi in gioco, qualsiasi cosa accada. Se gli stessi padri sono sfiduciati, il messaggio che viene assorbito è negativo e crea un grande vuoto. Ciò giustifica il tremendo aumento della depressione infantile e l’immobilismo degli adolescenti.

 

Mi prendo io cura di te, ti do il senso per cui vale la pena di muoversi.

I ragazzi segnati dal disagio molto spesso hanno una carenza di padre. Che cosa dire ai padri? Che cosa dire ai figli?

Sono in forte crescita le coppie senza figli. Sono di solito coppie alla ricerca di un benessere materiale e al soddisfacimento nella carriera. In questo caso un figlio può essere un elemento di disturbo. Aumentano anche i single. Si tratta per lo più di uomini. Il figlio non lo vogliono perché sono concentrati sulla realizzazione di sé stessi. Le donne si salvano grazie al naturale istinto materno che le spinge ad esplorare il terreno della maternità. Ebbene questi uomini non hanno capito che un figlio è una delle occasioni più grandi per uscire dalla solita vita.

I figli non vogliono padri perfetti, ma solo adulti che ci siano e si mettano in gioco. Certo è più facile relazionarsi con un bambino piccolo, quello i tuoi difetti non li vede. I limiti aumentano con la crescita del figlio che ti inchioda di fronte alle tue responsabilità. Non bisogna avere paura dei propri limiti. Il ruolo dei padri è solo un accompagnamento per un certo tratto del percorso fino a che il ragazzo non troverà la sua strada e magari incontrerà altri adulti che lo accompagneranno in quel tratto in cui il padre non è in grado di farlo. In questo senso i padri biologici o adottivi che si mettono in gioco sono padri coraggiosi.

Tutti cercano l’appoggio di un padre e questi padri, ripeto, non devono essere perfetti. Anzi è guardando ai limiti del padre che il figlio cresce, è perdonando i difetti del padre che potrà diventare grande.

Dentro alle mamme si sta benissimo, ma c’è il rischio di morirci.

Il padre invece chiama alla vita: guarda me, ti insegno io come si fa. Senza il padre il figlio non vede l’orizzonte della vita.

Il neonato ci sta bene nella pancia della mamma, ma ad un certo punto cresce e lo spazio non è più sufficiente. Sente che è il momento di uscire. Ha paura dell’ignoto, ma spera che ci sia qualcuno ad attenderlo fuori. Così quando il figlio è adolescente ha bisogno di maggiore spazio oltre all’ambito familiare protettivo della mamma. Nella sua avventura fuori casa si aspetta che qualcuno ci sia ad accompagnarlo. Questo qualcuno è il padre. I padri garantiscono l’orizzonte, la speranza.

 

I figli hanno bisogno di padri che dicano: “Andiamo, vieni con me, ti farò vedere il mondo!”

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