Solitudine papà. Papà Francesco: “Spendersi per la propria famiglia e per i figli”

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“Sono un papà biologico attempato, mia moglie ed io facciamo parte di quella generazione che ha vissuto la II guerra mondiale da bambini. Adesso viviamo soli, ma c’è stato un tempo in cui avevamo due figli maschi che giravano per casa. Ora hanno le loro famiglie e sono uomini di mezza età. Sì due figli, due esperienze di relazione completamente diversa. Con il maggiore il rapporto è sempre stato conflittuale. Due caratteri diversi il mio e il suo, due modi di vedere le cose agli antipodi. Ci siamo riavvicinati con la maturità ma ancora oggi abbiamo le nostre discussioni e diverbi anche se il rapporto lo considero nel complesso soddisfacente perché parliamo molto, e non è una cosa da poco tra padre e figlio. Il secondo ci ha dato meno problemi anche se ha sempre manifestato un carattere più introverso e difficile da interpretare. Gli riconosco una maggiore concretezza e visione chiara di dove sta andando anche se il nostro dialogo è limitato.

Li guardo mentre gestiscono i loro figli e ho più perplessità per il maggiore che non per il secondo. Essere un buon padre, secondo me, significa vivere la giornata per la famiglia. Invece per il primo essere padre è uno dei tanti momenti della giornata, assieme ai suoi hobby e mille impegni. Secondo me non è così: la famiglia è un valore importante nella vita di un uomo. Ricordo che, quando ancora lavoravo, il mio pensiero per la casa e i vari problemi e incombenze continuavano a girarmi per la testa finchè trovavo le soluzioni. Un uomo, secondo me, trova la sua maturazione nella famiglia.

Mio padre è stato molto importante. Uomo energico e forte ho appreso da lui la manualità e il piacere d’imparare e migliorarmi. Lui era un artigiano e gli piaceva fare. Ho cercato, invece di smussarmi sul piano del carattere. A volte mi sono ritrovato a fare i suoi stessi errori, gli errori che aveva fatto con me da ragazzo, quando il nostro dialogo era pari allo zero perché troppo diversi caratterialmente, un po’ come con mio figlio maggiore. Mio padre era molto poco presente in famiglia e la giustificazione era il lavoro. Sulla mia esperienza posso affermare che, pur avendo un lavoro che mi portava spesso fuori casa, si può cercare di garantire la presenza in famiglia anche quando si è molto stanchi. Ricordo dei bei momenti di fronte alla TV, la sera, con i due figli, uno su un ginocchio, uno sull’altro, con in mezzo un album da disegno per tenerli occupati e interagire con loro.

Quando sento parlare della “crisi dei padri” penso che sia un po’ un alibi. Credo che fuggano per coprire la loro immaturità. Un po’ di responsabilità va a come li abbiamo cresciuti, in un mondo pieno di proposte e svaghi che li porta fuori casa. Manca il momento della riflessione.  Anche una volta c’erano i papà che si assentavano e andavano al bar, ma erano un numero limitato, come erano limitati quelli che tradivano le proprie mogli. Adesso è diventato quasi una cosa di ordinaria amministrazione, fa parte del gioco.

La scuola è sempre stato un punto dolente con mio figlio maggiore, problema che si è accentuato con l’adolescenza. Lui era un tipo autonomo, già indipendente a 12 anni. Non c’è stato verso di inquadrarlo verso un certo tipo di professione. Lo abbiamo iscritto all’istituto tecnico ma sfuggiva da tutte le parti. Lo abbiamo così indirizzato verso un professionale ma anche là sono stati dolori. Alla fine, per fargli prendere il diploma, lo abbiamo supportato in tutti i modi, anche per l’esame finale. Sono contento di averlo aiutato perché il ragazzo era intelligente e molto bravo manualmente. Era, a mio avviso, stupido precludergli la possibilità di intraprendere un certo lavoro, dove per lo più adesso eccelle, per un’eventuale prova d’italiano andata male! In questa fase ho avuto l’appoggio del mio migliore amico. Ho trovato appoggio più sui miei amici e colleghi con figli dai problemi similari, che non con mia moglie. Sì, gli amici sono stati molto importanti, Oggi non vedo questo buon rapporto tra uomini. Risulterò banale, ma non ci sono più valori radicati in noi.

Ho sempre cercato di esserci per la mia famiglia, la famiglia prima di tutto. E’ questo il messaggio che vorrei lasciare ai miei figli: essere il più possibile presenti in casa. Solo spendendosi i genitori possono essere apprezzati e ricordati dai propri figli come buoni genitori.”

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