Solitudine papà. L’esperto: “Il papà ha il diritto di sbagliare”

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Tratto da “Il padre non è perfetto” di Gilberto Gobbi, Vitanuova Editrice 2004

“Gli psicologi parlano, analizzano, ma sono i genitori  a vivere la realtà educativa quotidiana” – Gilberto Gobbi, psicologo-psicoterapeuta-sessuologoclinico.

 

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Di deprivazione del padre non possono parlare solo i nostri figli. Ci sono vari tipi si presenza/assenza.

La presenza ideale è quella dove il padre partecipa ai vari livelli di vita della famiglia ponendosi in giusta relazione con moglie e figli per la creazione di un clima psicoaffettivo dove ognuno trova il suo ruolo e senso di coesione.

Ma ci sono casi in cui il bambino non potrà mai conoscere il suo papà come in caso di morte o altre circostante. Il bambini si porterà comunque un’immagine idealizzata del padre. E‘ molto importante il periodo in cui il bambino perde il papà. Se ciò accade nella prima o seconda infanzia gli effetti si renderanno visibili nelle fasi successive della crescita: il bambino potrebbe avere problemi di autostima e difficoltà di identificazione psicosessuale.

Se la perdita del padre avviene nella pubertà, invece, il danno psicosociale a lungo termine si presenta con minore intensità anche se si possono rilevare stati di sofferenza e una sensazione d’incompletezza.

 

La ricerca delle origini e il perdono.

Nel caso dell’adozione è molto importante conciliarsi con il passato.

“Chi sono io? La persona è il prodotto delle sue radici, della sua origine e perviene alla consapevolezza di se stessa se riesce a percepirsi e a sentirsi parte integrante di una tradizione, di un passato che è prima di lei, ma che continua in lei e si prospetta in futuro. (…) All’origine stanno il padre e la madre, e prima di loro altri padri e altre madri. Sembra esserci una legge inscritta nel profondo della persona, come tendenza, secondo cui nessuno debba sentirsi ingannato sulle proprie origini. Sapere, conoscere, sentire le proprie origini, accettarle come parte di sé, metabolizzarle come essenza di sé. Garantiscono la possibilità di vivere in armonia con se stessi, attraverso le trasformazioni delle situazioni, utilizzandole come dinamismo per vivere bene come unità.”

L’esigenza della ricerca delle origini è molto forte nei ragazzi adottati: “Anche se cercano di capire  e di giustificare, si sentono respinti…” e aumentano le tensioni in famiglia. “Nell’adolescenza ci fu una crescente tensione con esplosioni conflittuali nei confronti dei genitori adottivi ed Angela manifestò una volontà ossessiva di voler ricercare i suoi genitori naturali (…) la sua instabilità riusciva a destabilizzare qualunque ambiente da lei frequentato. In casa vi era l’inferno.”

Dove c’è un bimbo c’è un padre. Le due figure sono interdipendenti. Ogni generazione ha un debito con quella precedente. L’io chiama alla responsabilità adulta di accettare e accettarsi, alla consapevolezza dei propri limiti e alla fantasia del loro superamento. Possiamo quindi dire che il momento di passaggio all’età adulta si ha quando al padre immaginario interno a ciascuno di noi si sovrappone il papà reale con tutti i suoi limiti.

“Il padre va ridimensionato come realtà oggettuale interna, va visto nei suoi aspetti positivi e negativi: spesso sono quelli positivi che vanno scoperti, per accettarlo così com’è, attraverso l’accettazione della propria storia e delle proprie radici. (…) Anche i padri, come per i figli, vanno accettati e amati per come sono.”

 

Il padre nella coppia

“Di norma, una madre che vuole fare anche da padre al figlio, non svolge bene né la funzione di madre né quella di padre.” 

Quando il figlio arriva si inserisce in un rapporto di coppia preesistente dove le dinamiche relazionali sono già strutturate: “Nel processo di maturazione della coppia i due, come dovrebbero confermarsi nel ruolo differenziale di marito e di moglie, così dovrebbero riconfermarsi nel ruolo di padre di madre.”

Ci siamo focalizzati sul ruolo che dovrebbe avere il papà. La cultura di oggi indica un padre affettivo che supera i vecchi canoni dell’autoritarismo per essere un padre autorevole. I contenuti di tale ruolo cambiano a seconda del contesto sociale e culturale. Vi è però un istinto interiore all’uomo che lo porta ad assumere una certa funzione paterna che esula dai modelli esterni. Secondo Gobbi  le due predisposizioni materna e paterna fanno parte dell’essenza stessa di essere donna o uomo: “ La storia dei vissuti personali può determinare una diminuzione dell’intensità, un soffocamento, ma mai un  annullamento di tali predisposizioni.  (,,,) E’ a questa radice che si rivolge il figlio per la conoscenza della sua storia ed è a questa predisposizione che chiede l’attuazione della funzione paterna. Non per nulla quando il padre manca, il bambino si rivolge ad altre figure, che svolgano la funzione paterna sostitutiva o vicaria e che diano le risposte emotive ed affettive di cui ha bisogno.” Si parla quindi della confusione creata nel figlio in un contesto di inversione dei ruoli: “L’inversione dei ruoli dà costantemente un rimando conflittuale al figlio, che non riesce ad identificare le figure parentali e incontra difficoltà nella propria identificazione.

“Alla base della soggettività paterna vi è il rapporto che lega il genitore alla donna, madre del proprio figlio.“ Questo perché, mentre tra madre e bambino non vi è alcuna mediazione, tra papà e bambino il ruolo paterno è mediato dalla moglie. In questo senso i papà devono trovare una loro collocazione affettiva e fisica nel rapporto mamma-bimbo.

 

Crisi dei padri

E’ ferma opinione di Gobbi che i padri debbano riappropriarsi del diritto di sbagliare. 

Esiste un modello di padre legato alla cultura del momento e un modello di padre interiorizzato che si stacca dai modelli circostanti e diventa personalizzato. La crisi dei padri si colloca in questa mancanza d’incontro tra i due modi di essere padre, per cui un padre si può sentire giudicato, diminuito nel suo ruolo e della sua funzione perchè i nuovi orientamenti vanno a complicare la sua relazione col figlio. I padri di oggi si sono trovati impreparati e gestire critiche  e non sono capaci di mettersi in discussione. Per questo in molti casi preferiscono l’assenza  e rinunciano al loro ruolo. Una cosa è certa: anche se il figlio rifiuta il padre, in realtà lo cerca e lo vuole, ha necessità di ricevere attenzioni, indicazioni, orientamenti e ordini.

 

Le esigenze dei bambini dai 6-10 anni.

E’ il periodo della scuola elementare dove si affrontano i primi impegni sociali e personali. Non spetterebbe solo alla madre il ruolo di seguirlo nei compiti, ma ci vorrebbe corresponsabilità.  E’ una continua rielaborazione degli obiettivi educativi e confronto con la moglie. Il bambino critica e confronta i papà dei suoi amici. “Il padre può essere quella figura altra  – ancora onnipotente  in questa età del figlio, che prende per mano, accoglie, contiene, comprende, spiega, facilita l’avvio e il percorso, affinchè il figlio dia un nome alle proprie emozioni, nei loro aspetti positivi e negativi.“

 

Le esigenze degli adolescenti

Siamo nel periodo che oscilla tra il senso di inadeguatezza e adeguatezza e la frequentazione dei vari sistemi di appartenenza: famiglia, pari, adulti. “Lasciare fare tutto, leggere tutto, vedere tutto, gestire i propri orari, permettere di rispondere in malo modo e aver paura degli eventuali comportamenti aggressivi o che se ne vadano di casa sono una chiara abdicazione dei genitori alla loro funzione e al loro ruolo.”

Aggiunge Gobbi: “ Il padre di fronte a comportamenti e atteggiamenti del figlio che ritiene disfunzionali deve essere esplicito nel manifestare il suo pensiero, che può divergere da quello del figlio, avendo presente che comprendere non significa approvare. (…) Il non detto, il tacere, il mugugnare sono la base dei fraintendimenti e invischiano le persone in relazioni confuse che sfociano in malintesi e conflitti. Occorre chiarezza nel positivo e nel negativo.

 

“L’esser padre è un valore e avere un padre è un valore”

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