Solitudine papà. Papà Michele: “Voi siete i miei figli ed io sarò sempre il vostro papà”

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“La famiglia si è allargata giusto dieci anni fa ed ora i miei tre figli, tutti adottati, hanno rispettivamente 14, 12 e 11 anni. Mia moglie ed io superiamo la quarantina, ma quando abbiamo adottato eravamo una coppia giovane rispetto alla media delle coppie che si avvicinano all’adozione.

Con la mia squadra cerco di esser un buon timoniere. Cosa intendo? Spiegare in maniera chiara che cosa si può fare e che cosa no. In particolare, con il primogenito maschio, ora pre-adolescente, indico la via cercando di fargli capire pro e contro. Nel momento in cui sgarra, intervengo in modo da fermare l’azione che considero dannosa. Adesso posso farlo perché è piccolo e minorenne. Il discorso sarà differente quando raggiungerà la maggiore età. Allora le regole cambieranno: ti dico che cosa ritengo giusto o sbagliato, poi sarai tu a scegliere. Ciò non toglie che se una cosa la riterrò sbagliata continuerò a ripeterlo. Sono sicuro che prima o poi mi ringrazierà perché certi consigli li capisci più tardi, quando sei già un uomo. Al momento posso solo dare delle direttive e degli stop.

La figura di mio padre aveva dei limiti che penso di aver superato. Non scopro niente dicendo che anche i limiti sono una fonte d’insegnamento. Personalmente credo di aver superato quel distacco che mio padre aveva con me, sono molto più vicino ai miei figli. Non voglio dire che sono più amico perché il mio ruolo di padre me lo impedisce, ma mi ritengo più empatico e più vicino ai loro problemi ed esigenze. Per lo meno ci provo.

Nel mio crescere come padre mi sono accorto che certi uomini della mia età, per paura di mostrare la loro vulnerabilità, non prendono posizione con i figli. Prendere posizione significa fare delle scelte e la scelta implica che certe volte puoi sbagliare. Ebbene ho la sensazione che certi papà non vogliano correre il rischio di sbagliare evitando qualsiasi azione. Insomma per non mostrare la loro vulnerabilità non si mettono in gioco. Come fai ad insegnare a vivere a tuo figlio se tu per primo non vivi?

E qui si inserisce la difficoltà di gestire il ragazzino che vuole il cellulare, che fuma di nascosto, vuole provare tutto perché anche i suoi amici fanno così. E dall’altra parte trovi famiglie sempre consenzienti. Puoi spiegarglielo mille volte che il cellulare non gli serve….subito accetta, ma poi cosa fa? Sottrae il cellulare alla mamma per messaggiare con i suoi amici. Subito ti infuri perché non te l’ha chiesto, poi ti incavoli con gli altri genitori che concedono tutto, arrivi al compromesso di fargli usare il tuo, infine arrivi a compragliene uno modello base. Cosa farò quando mi chiederà l’ultimo tipo che costa eur 700?

Il messaggio che cerco di trasmettere è che provare tutto e a tutti i costi è sbagliato. Che se lo fanno tutti non è detto che sia la scelta giusta, che bisogna usare la testa. Di solito agisco d’istinto, parlo, dialogo, mi arrabbio ma i miei figli devono sapere, per lo meno questo è il mio intento, che quando hanno voglia c’è qualcuno, loro padre, disposto ad ascoltarli. Sempre.

Ho un buon rapporto con i miei cognati, più che con i miei fratelli con i quali non riesco ad aprirmi completamente. Con i miei cognati è più facile anche perché hanno parecchi figli, con caratteri diversi. Il confronto con loro mi consente di capire che ci sono punti di contatto tra genitorialità adottiva e biologica, s’incontrano le stesse difficoltà, figli che si lasciano trascinare dalle mode e genitori degli amichetti troppo accondiscendenti che rovinano la piazza a chi vorrebbe mettere un freno.

Il messaggio che vorrei lasciare ai miei figli è il seguente: “Cari amati figli miei, io ci sarò sempre. Qualsiasi scelta voi facciate, anche quelle che non potrò mai condividere, non mi allontanerà da voi. Sappiate comunque che non sarete difesi a tutti i costi. Se sbaglierete pagherete in prima persona. Non godrò certo della vostra sofferenza, ma la considererò un grande insegnamento per voi. Qualsiasi cosa accada vi sarò sempre vicino perché voi siete i miei figli ed io il vostro papà.”

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