Solitudine papà. L’esperto: “Come cambia il ruolo dei padri”

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I papà di oggi sono diversi dai papà di ieri. La solitudine dei padri è nella mancanza di modelli che gli uomini hanno per affrontare la paternità in maniera consapevole. C’è tutto da inventare. In questo senso i papà adottivi sono sullo stesso piano dei papà biologici. Anzi, spesso la traversia della sterilità di coppia li rende da subito più consapevoli del loro compito di sostegno alla compagna e di educazione del bambino che entrerà in famiglia. Lo studio che segue è in alcune parti riportato integralmente, in altre abbiamo preferito fare una sintesi.

di Tamara Marchetti – da Psico-Pratika anno 2012

 

Definizione di padre e paternità

“Il padre è quell’uomo che, insieme a una donna, procrea un figlio oppure quell’uomo che, facendo richiesta insieme alla propria consorte, ottiene dalla legge l’affido e/o l’adozione di un minore.

La paternità invece è un processo inter e intra-soggettivo che si costruisce prima sul rapporto intrapsichico del padre nei confronti del figlio, poi nella relazione interpersonale che egli instaura con la prole. Possiamo pertanto affermare che la paternità inizia con la gestazione della compagna, o comunque con l’attesa del figlio; ad esempio quando non è un figlio naturale la paternità si costruisce a partire dal principio dell’iter burocratico (facendo domanda di affido e adozione).

L’uomo prossimo a diventare padre non “vive” le modificazioni corporee legate alla gravidanza. Tuttavia, dal momento in cui riceve la comunicazione dell’attesa del nascituro, comincia a percepire che il figlio “cresce” dentro di sé. È nel solco di questa attesa che va via via costruendosi la paternità.

Il momento della nascita del figlio (o dell’incontro con lo stesso in caso di affido e adozione) coincide, e determina, la nascita del padre.

In altri casi ancora, il padre è solamente biologico, ovvero colui che contribuisce alla procreazione, senza poi assumersi altre responsabilità sul piano relazionale. Sono questi i casi in cui un padre non vive la propria paternità.

 

Le difficoltà nella paternità (sintesi)

Si parla molto della depressione post partum per la donna. Poco si dice del passaggio dell’uomo da compagno a papà, fase che fa parte del ciclo vitale e di una nuova redifinizione del sé. La maggior partecipazione dell’uomo nella gestione del figlio gli può far vivere un profondo senso di inadeguatezza: “Sono paure del cambiamento, ansie di invischiamento, gelosie nei confronti della compagna o difficoltà legate all’assunzione di un nuovo e complesso ruolo che va lasciando alle spalle la leggerezza della giovane età.” Il problema è che nessuno gli ha mai insegnato a prendere contatto con i propri sentimenti ed emozioni.

 

L’identità paterna e i cambiamenti all’interno della coppia e nella famiglia allargata (sintesi)

Continua la dott.ssa Marchetti: “La paternità oggi non è più esclusivamente definita e costretta all’interno di una rigida separazione dei ruoli.” Da subito il padre si prende cura del cucciolo, biologico o adottivo, assumendo molteplici funzioni, non più solo punitive educative o ludico ricreative come in passato.

L’arrivo di un bambino per quella coppia diventa un momento unico e irripetibili che fa scaturire flussi di emozioni: “Diventare genitori significa affrontare una costellazione di cambiamenti che riguardano se stessi, la coppia e la famiglia di origine.

Nel rapporto con se stessi vanno emergendo nuove responsabilità: d’ora in poi non si crescerà più solo per se stessi ma lo si dovrà fare anche “nel nome del figlio”. Questa nuova e piccola vita dipenderà totalmente da noi.

Il rapporto di coppia cambia pelle, da diadico diviene triadico. Lo spazio relazionale si arricchisce di un “terzo” che determina l’assunzione di un nuovo ruolo da parte dei due partner: quello di padre e quello di madre. Il rapporto tra i due diverrà più articolato e complesso, muovendosi lungo le direttrici dell’essere genitori e dell’essere coppia, nella consapevolezza che l’equilibrio tra i due ruoli non deve mai vacillare (né i confini sfumare).

Infine nel rapporto con la propria famiglia d’origine vanno rimodulati gli assetti relazionali. D’ora in poi non si è più solo figli ma anche genitori a propria volta. Tale passaggio evolutivo richiede nuovi “spazi di manovra” in quanto ad autonomia e maturità.”

Inoltre non esiste più una netta suddivisione dei ruoli e i due genitori sono in molti casi intercambiabili nella cura del bambino: “Il biologico prevede che la maternità sia territorio esclusivamente riservato al femminile. L’asse psicologico invece sposta l’attenzione dall’individuo “madre” alla coppia madre-padre. In questa nuova configurazione familiare il padre diventa coprotagonista, insieme alla madre nello stabilire regole intrafamiliari e nella scelta del tipo di educazione da impartire al figlio.”

 

Cosa s’intende allora per “solitudine dei padri”?

Manca un modello a cui rifarsi. La paternità si costruisce allora per tentativi ed errori. Riportiamo l’intera riflessione della dottssa Marchetti : “Il padre di oggi, emotivamente e fisicamente più presente e partecipe fin dal principio nei confronti dei figli, non trova nel proprio padre e nel rapporto avuto con lui uno stile relazionale imitabile, che funga cioè da modello di riferimento. Diventare padri è frutto di un percorso psicologico che si compie attraverso la costruzione del ruolo genitoriale. Questo si tratteggia sulla base di un processo di apprendimento. In tale contesto apprendere significa acquisire modelli comportamentali e far proprie capacità interattive e di pensiero.

L’apprendimento può avvenire attraverso l’insegnamento, nel rapporto “padre-figlio” o “maestro-allievo”, oppure per prove ed errori, quindi per tentativi.
Mettersi alla prova e imparare dai propri errori per acquisire comportamenti adeguati. Inoltre si può apprendere per imitazione. Prendere spunto da quanto visto fare da qualcun per replicare il “modello osservato”.

Nel corso del tempo la paternità si è principalmente sorretta sul modello imitativo: “Sono con te, quello che è stato con me mio padre”. Oggi questo modello di paternità non è più realizzabile in quanto anacronistico. Certamente la nuova generazione dei padri sta sensibilmente prendendone le distanze.
D’altro canto la mancanza di un modello di riferimento esterno (e interiorizzato) da imitare comporta un importante vissuto di solitudine per il neo padre.”

 

Paternità consapevole (sintesi)

“Diventare padri da un punto di vista biologico ha poco a che fare con la maturità psicologica di un uomo. Assumere invece con consapevolezza il ruolo paterno sancisce il passaggio verso la maturità e l’affermazione della propria condizione adulta.”

Per un eventuale aiuto all’uomo in questa fase di passaggio è utile lavorare sull’intrapsichico, partendo dal suo vissuto da bambino. Si invita la persona a immaginare che cosa pensasse suo padre quando lo stava aspettando. In questo modo l’uomo esplora le aspettative, preoccupazioni e paure nel diventare padre e acquista una nuova consapevolezza. (Segue un caso clinico di una paternità difficile).

Per leggere l’articolo completo:  http://www.humantrainer.com/articoli/nascita-del-padre-biologia-psicologia.html

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