Cile. Inchiesta CIPER 2013: “La condizione degli istituti per minori”

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Facendo questo resoconto sugli istituti per minori in Cile abbiamo compreso come il tema “minori” sia un argomento tabù un po’ dappertutto. Non è facile avere notizie sugli istituti o sulle case famiglie, neppure qui in Italia. Solo qualche mese fa è stato pubblicato un resoconto sul numero dei bambini istituzionalizzati in Italia (http://www.vita.it/welfare/adozioni-affido/index.html) ma non sappiamo che cosa succede “dentro” e di cosa abbiano bisogno. Perchè anche gli istituti per minori rientrano in quel sociale che, con la scusa della crisi, è stato penalizzato in termini di fondi e non crediamo che se la passi così bene! Le riflessioni e i dubbi sugli istituti cileni possano essere validi anche per altre realtà. Ricordiamoci che i bambini non hanno voce perché non votano, in tutto il mondo.

 

Hogar significa focolare. Dà l’idea di un posto caldo e affettuoso dove ci si può rilassare perché protetti. Purtroppo le intenzioni non vanno di pari passo con la realtà. Gli istituti per i minori cileni sono sotto l’attenzione dei mass media da quando di è cercato di insabbiare alcune tristi verità. Ci si riferisce all’inchiesta del CIPER-Centro de Investigaciòn Periodìstica che ha messo al corrente l’opinione pubblica dell’immobilismo degli organi competenti in fatto di tutela dei minori.

Secondo un’indagine condotta nel 2012 dal Poder Judicial e l’Unicef il 7,8% di minori dai 7-12 anni e il 4,1% degli adolescenti dai 13-18 anni verrebbe molestato all’interno degli istituti. In prevalenza si tratterebbe di molestie da parte di ragazzini anch’essi ospiti e più grandi d’età e solo in pochi casi sarebbero coinvolti adulti. Ciò non giustifica il tentativo di occultare tali informazioni e la passività degli organi interessati. Nessuno, infatti, avrebbe fatto svolgere ulteriori indagini e trovato delle soluzioni, lasciando inalterato lo stato delle cose. Un elemento da segnalare è che le Autorità sarebbero state al corrente di alcune gravi situazioni già nel 2011, attraverso un’indagine condotta dallo stesso SENAME su un campione di istituti più ristretto.

Di fronte a queste imperdonabili inadempienze ci si chiede se sia nell’interesse del minore essere tolto alla sua famiglia perché incapace di vigilare su di lui se poi le stesse strutture pubbliche non garantiscono rimedi migliori del danno. Sembra che metà degli istituti siano a rischio, quattro dei quali sono stati chiusi dal Sename in epoca recente a seguito dell’indagine.Il problema che investe gli istituti cileni non riguarda solo i maltrattamenti e abusi, ma anche la poca professionalità e preparazione degli operatori a contatto con i bambini/ragazzo, gli estenuanti turni di lavoro, il numero elevato di minori da seguire e il basso stipendio.

Allontanare un bambino dalla violenza familiare comporta altre forme di violenza (ad esempio la lontananza dalla madre anche se poco accudente) e ci vogliono anni per ricostruire l’autostima, sempre che si lavori su questo fronte e ci sia la possibilità di reinserire il minore nella famiglia di origine o introdurlo in una nuova famiglia. Troppo spesso la famiglia di origine non è seguita dai servizi sociali e l’iter burocratico per l’adozione è lento tanto che una buona parte dei bambini si ritrovano già adolescenti alla dichiarazione di adottabilità, complicando la ricerca di una famiglia adatta a loro.

Anche l’affidamento sembra poco sviluppato in Cile e andrebbe supportato tramite l’attivazione di una banca dati di famiglie selezionate ad ospitare ragazzi grandi e un incentivo mensile base per la formazione scolastica del ragazzo. Per quanto riguarda poi la tesi che in istituto ci andrebbero i figli di famiglie povere ci sembra purtroppo vicina alla realtà in quanto alla povertà materiale spesso si associa la povertà culturale con inevitabili ricadute sui minori (inhabilidad parental).

Infine, tra le varie considerazioni, ci si chiede se dietro alla non volontà di applicare norme già esistenti (per es.l’obbligo di rimuovere il bambino dalla situazione di rischio entro le 24 ore dalla segnalazione e l’applicazione dei diritti dei minori) non ci siano degli interessi economici che prolunghino la permanenza dei bambini in istituto (ogni anno vengono dati in adozione 600 bambini circa su un totale di 15.000 bambini istituzionalizzati). Inoltre non esiste una mappatura dei bambini con il numero di anni trascorsi in istituto in modo da accelerare le pratiche di chi aspetta da troppo tempo.

Sono domande  che qualsiasi paese civile dovrebbe farsi. In ogni paese il bambino dovrebbe essere al primo posto, venire prima di tutto. Il suo diritto ad una famiglia va interpretato come il diritto di vivere in un posto sicuro dove possa essere dotato degli strumenti per diventare un adulto autonomo.

(sintesi di articoli CIPER dal 31/01/2012 al 19/08/2013)

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Sull’argomento abusi si veda anche un altro articolo pubblicato a suo tempo su questo blog: “Quando l’orco è nel recinto” – riflessioni di  papà Enrico (http://ilpostadozione.org/2013/02/08/adozione-etica-papa-enrico-1-quando-lorco-e-nel-recinto/)

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