Cile. Intervista ad Ethel – II parte: “Come si forma la nuova famiglia tra aspettative di genitori e figli”

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D. Dopo l’incontro, quali sono le difficoltà, secondo te, che le famiglie incontrano appena costituita la nuova famiglia?

R.Le coppie arrivano con una preparazione teorica, hanno frequentato corsi, ma la realtà ha un altro effetto. Per tutta l’esperienza che possano avere con i loro nipoti, i due coniugi non hanno l’esperienza di “genitori”. I genitori educano e formano, gli zii coccolano. I piccoli  che incontrano non sono come i bambini a cui sono abituati. I due adulti possono aver immaginato comportamenti dettati dalla frustrazione però credo che nessuno abbia spiegato loro in che cosa consistono le scenate, la forza fisica che possiedono questi bambini e la rabbia che in alcune occasioni trasmettono nei loro gesti e parole. Per cui quando lo affrontano per la prima volta è un colpo molto forte. La prima cosa che pensano i due neogenitori è che il minore abbia qualche problema psicologico-psichiatrico. Alcuni cominciano a cercare su internet per avere una spiegazione di queste reazioni. Un’altra cosa che colpisce i due neo genitori è che dopo tali reazioni violente, i bambini diventano molto affettuosi con loro. E’ difficile da capire. Il meccanismo di difesa che usano i piccoli appare in qualsiasi momento, di fronte ad un no, soprattutto nella tappa di provocazione e messa alla prova dei due adulti. Per questo i genitori hanno timore di imporre piccole regole, pensano che insistere possa portare ad un rifiuto da parte del bambino nei loro confronti.

Una delle cose più complicate è contenere un bambino dal comportamento iperattivo poiché non ascolta e sempre fa quello che vuole. Alcuni genitori pensano che sia una problematica ingestibile, ma ho visto dei grandi cambiamenti nei minori soprattutto quando la coppia con pazienza e perseveranza da loro sicurezza e disponibilità incondizionata. Come tutte le nuove relazioni che iniziano ci sono i tempi dell’aggiustamento. Per i genitori è la perdita del loro spazio di coppia dato che nel momento in cui mettono piede in Cile hanno a che fare, per tutto il giorno, con un bambino che tengono sempre al loro fianco. Situazione che da una parte li gratifica, dall’altro li invalida come persone. Per il minore non è da meno: la prima tappa è difficile con due genitori che 24 ore al giorno ti guardano, ti accompagnano e ti insegnano nuove abitudini e comportamenti, per la prima volta nella vita del bambino… Per la prima volta comincia anche a capire che il mondo va al di là delle pareti dell’istituto dove ha trascorso la maggior parte della sua esistenza. E’ un momento di grande scoperta, contrasti, varietà di sensazioni. Capisce che può ottenere molto con un comportamento equilibrato. Imparare a controllare tutta l’ira dell’abbandono trattenuta per anni è difficile, ma non impossibile.

D. Dalla tua esperienza, che cosa si aspetta la coppia? Che cosa si aspetta il bambino?

R. Nei coniugi che arrivano c’è l’idea che il piccolo necessiti di molto amore, abbracci e baci. Talvolta, invece, ci sono bambini che rifiutano tanta dimostrazione di affetto e rispondono con l’aggressività. Senz’altro queste dimostrazioni sono importanti e necessarie, ma devono essere dosate altrimenti si rischia di soffocarli. Tutto si ottiene attraverso il gioco, spazio nel quale si ha l’opportunità di abbracciare, baciare e toccare fisicamente, lasciando spazio, ma emanando senso di sicurezza. Si possono indicare a parole e in teoria le problematiche e reazioni di un bambino che ha sofferto l’abbandono (senza indicare altre vicende di abuso) ma non sarà mai abbastanza per spiegare che nella realtà hanno lasciato una traccia indelebile che rimarrà sempre (attraverso la memoria affettiva). Prima delle risposte verbali o non verbali dei piccoli i genitori adottivi devono scoprire che sentimenti e paure stanno alla radice di tali comportamenti. A volte si aspettano bambini ad immagine dei bambini italiani che conoscono. A volte mi dicono che si aspettavano reazioni forti, ma non con quella intensità e forza che vedono nei loro figli, reazioni che provocano in loro  molto spavento.  Temono che non sia una reazione passeggera, ma un problema psichiatrico permanente.

Si aspettano bambini che dipendano completamente da loro, che chiedano aiuto per vestirsi, per lavarsi e giocare. Invece trovano bambini che insistono ad arrangiarsi, bambini che non accettano consigli per ottenere buoni risultati sebbene abbiano a che fare con giochi o cose che non conoscono. Si aspettano che i bambini siano obbedienti, che capiscano che il buon comportamento verrà ricompensato, ma ci sono bambini che dicono sempre no a quanto proposto dai genitori, per il  solo piacere di opporsi. Questo è un argomento su cui i genitori non vengono preparati.

I bambini, d’altro lato, si aspettano genitori che facciano tutto quello che desiderano, come se fossero Babbi Natale, che comprino tutto, giochi, dolci etc… Sanno che sono i loro genitori ma dovranno guadagnarsi il loro rispetto. Hanno bisogno di genitori in grado di dimostrare amore, ma anche fermezza. Nel loro intimo sta l’idea che se i loro genitori sono troppo accondiscendenti e loro bambini sono troppo forti, nel senso che ottengono tutto quello che desiderano, questi genitori non potranno proteggerli né difenderli. Per questo i genitori  dal primo momento devono mettere in chiaro le regole per formare il proprio figlio, come fa qualsiasi genitore. Il pensieri più sbagliato che un genitore può fare è il seguente: “Poverino, ha sofferto tanto!”. Alle coppie che seguo insisto nello spiegare che ciò conduce a fare solo danni da ambo le parti.

D. Da quello che vedi, quali sono le motivazioni più comuni per cui un bambino viene dato in adozione?

R. In generale i minori arrivano ad un centro di protezione per negligenza materna e paterna, quando esiste un padre, molto spesso legato all’uso di alcool e droghe da parte di entrambi. La maggior parte dei genitori ha avuto le stesse esperienze da piccoli, è una catena. C’è una buona parte di famiglie di origine dove la nonna tiene i i nipoti come è successo a loro. Oggi giorno ci sono casi più gravi di abuso da parte di conviventi delle madri, zii e degli stessi padri biologici. Una volta che il minore è nel centro di protezione, durante i primi mesi alcuni parenti lo vengono a trovare, ma quando le visite diventano controproducenti il Tribunale impone la sospensione su indicazione degli operatori. Nella maggior parte dei casi sono le istituzioni che sollecitano  l’adottabilità del minore per cui questo significa che si deve dimostrare la negligenza e la mancata cura dei genitori di origine.

D. Quanto è importante la figura della donna nella famiglia cilena? Quanto quella dell’uomo?

R. Una famiglia cilena comune, considerando che siamo un paese a maggioranza cattolica, funziona normalmente e con responsabilità, senza distinzione di fasce sociali. E’ usuale che entrambi i genitori lavorino per sostenere le spese. Quando la mamma rimane a casa  è lei che assume maggiore autorità sopra i figli. Ma c’è un gran numero di madri single. In generale i padri di questi minori non li hanno riconosciuti, sono i nonni materni che aiutano figlia e nipoti.

Nel caso dei bambini istituzionalizzati, nella maggior parte dei casi hanno solo una mamma o una nonna di riferimento. In questo tipo di famiglia di origine, il padre è assente. Alcuni uomini riconoscono i figli, ma poi spariscono. Le madri sono giovani, hanno vissuto a loro volta l’abbandono e la mancanza di un padre. Sono nuclei che mancano di una vera forma di educazione, nella povertà estrema, alcolismo, uso di droghe, in presenza di violenza e abusi. Si tratta di donne che non sanno ciò che significa vivere in maniera stabile, e che passano da un partner ad un altro, in un rapporto di coppia dove l’aggressione è molto comune. Non avendo mai sperimentato l’essere amate, non sanno amare a loro volta. Le loro relazioni sono brevi e instabili. Per questo molto spesso hanno figli con uomini diversi. Sono donne che potrebbero ricevere aiuto dallo stato per una maternità gestita ma che non si presentano ai consultori.

Mettere al mondo un bambino non è un fatto che le preoccupa, al contrario, talvolta è un modo per legare a sé un uomo così le mantiene assieme ai figli anche di altri uomini. Così trascorrono la loro vita trasferendosi da un posto all’altro a seconda dell’uomo del momento lasciando i figli da familiari o amici o nei centri di protezione per minori. I bambini che vivono nei centri per minori vengono raccolti per strada o su segnalazione dei vicini che denunciano lo stato di abbandono in casa o di pericolo per la strada, o per denuncia di abusi etc. Di solito non ci sono casi di intervento diretto da parte della famiglia di origine.

I padri non sono punti di riferimento e se ci sono, sono di solito aggressivi con i figli. Tanti delinquono. Molti bambini assistono a scene di violenza sulla madre da parte del padre o convivente. Vivono in piccoli spazi: in una stanza possono dormire due o tre adulti e i piccoli assistono agli incontri sessuali di questi.

D. Potresti spiegarci il ruolo delle donne nella Teologia della Liberazione?

R. In Cile non si parla di Teologia della Liberazione. Siamo un paese che ha saputo uscire velocemente dalle sue difficoltà politiche e sociali. Potremmo dire che nel cammino verso la democrazia le donne sono tornate ad assumere un ruolo centrale nella famiglia. Prima era l’uomo il punto di riferimento che sosteneva la famiglia sotto il profilo economico e che stabiliva le regole, imponeva l’ordine e il rispetto. Ma arrivò un momento che, a causa della mancanza di lavoro, il capo famiglia cadde in depressione, facendo uso di droghe e alcool. In questa decadenza arrivarono anche gli abusi e la violenza, l’abbandono e il disinteresse. Le donne reagirono cercando un lavoro per mantenere i figli. Si cominciarono a vedere madri che uscivano da casa per guadagnare denaro. Alcune riuscirono a crescere i loro figli con dignità.

Altri nuclei rimasero nella devastazione e ignoranza, senza aiuto sociale, cadendo dell’alcolismo e uso di droghe. Ci fu un aumento della delinquenza, nacque la mancanza di responsabilità verso i figli, il pensiero comune che i figli potevano fare quello che volevano.

In Cile le donne cominciano ad avere figli molto giovani e nella loro vita fertile possono metter al mondo numerosi figli.

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(continua…)

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